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Full text of "Dizionario dell'eresie, degli errori, e degli scismi: o sia Memorie par servire all'istoria ..."

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DIZIONARIO ^ 
DELL' ERESIE* 

D£GLI JE&RORlTj E DEGLI SCISMI : 

O S l ./i 

MEMORIE 

Prr fervire all'Iftoria degli Svhnjeiiti dello Spiritar^ 
umano ) rapporto alla Religióne Criftiana, 

OperaTradùtta dal Francefey ed dccrefciuta 
di nuotii u4rticoli i 'ì^te, ed II librazioni. 

DA TOM: ANTONIO CXXNTIN C.R. 

P^rinmrio ProféiTore di Diricto Canonico nella 
Regia Univerficà di Parnàa. 

EDIZIOJIE SECa'NDr^ 

Corretta , ed nuroentata di uh Sefto Tomo intorno' 
ik Fr$di degli Enfiti dello fteffo Traduttore • 

t OM O TÉ R 2 G, 







1 n V E N É Z I A y> 
isfL i>c c £ :£ X ti 

fr^^ffo Gian Francesco Garbo. 
Con Licenza de* S^erìeriy, e^ TrivìlepQ^ 




Vi>. k -SUO. 3 



/^¥S\ 



<'Ac T. ^ . 



ALL' ERUDITISSIMO 

. S la NOS, jt B M AT X, 

D. ANTONIO MARIA RlIGGIERr, 




GiANtFrAMCESCQ GrARBO. 



/ • 



rh\fj 




R<^ f^refy c^h^ fontf^ir 
la naturaU nÙ0 inctinif' 

HJone , hirafiL^feiO'ti 
Eruditissimo Signor Abbate 3. 
non eonfaffifffe pubblkamenff le maU§' 
Jme7:X? ^^^'f Vostro bel cmmiomp^f^ 
ti temi ^"im per ffuanto io (et defiderk^ 

altrcf me^ non avrei per efeguirla ,, 

Ai «H 



(bt ìs mìe (lampe ; ni tutte ejfer pò- 
trebberò adatte a tal mio penf amento ^ 
ed al Rehgiofo Stato Vostro. 

jìd m Jaggttto che tutto impiega 
il fuo tempo nel [allievo de bifognofi^ 
e nello Jiudio y che ha y accolto buon 
numero à ottimi Libri ; che ne forma 
le fue delizie , non tutte f Opere ^ né 
di tutti gli autori farebbero corri* 
fpondenti ; Scindi è che avendo 10 
fotto il Torchio il Dizionario dell' 
Erefie , produzione felice d un gran 
t^ttefato Francefe^ e da uri altro non 
men celebre nelP Italiana favella tra* 
dotto ^ É di copio fé illuHtraxjoni ador^ 
natOj rifoluto mi fono di prefentarve* 
ne il Tomo Ter%p^ e così le mie bra- 
me y ed i miei doveri aderire. ./ 

lo forfè vi comparirò troppo ^ ciò 
facendo^ ardito^ ma rijlettenao ài gen* 
tile Animo Vostro , ^lla picciole%^ 
%a delle mie for%e ^ mi lufingo che vi 
degnerete di lietamente accogliere la 
prefente mia^ benché tenue , offerta ^^ e 
riguardare pia P animo grato del do^ 
natore , che // qualità del mio donom 

J>lé altro certamente attender pofrèi 

da 



da chi rÌMendo il /angue da Stirpe 
^tà chiara nella Sicilia ^ benché tra» 
puntata nelle Provincie foggette alla 
Sereni ffima Eftenfe IP amigli a , non può 
non jentire in [e (ie[jQ gP inliinti deU 
la ereditaria gentile%^ ^ ed a fenti'- 
mento di ^e/ii le proprie a%joni di* 
rigete. 

Credo dunque non vana lufinga la 
mia Je mi figuro che Voi y Erudi- 
tissimo SiG. Abbate y vorrete t 
ardimento mio perdonare , . ed accor^ 
darmi il fofpirato contento di poter» 
mi fegnare nel numero de Véliri pia 
divoti ^ ed obbligati Servidori^ 



A. 4 CEN. 



f 



GÈ 



G 



ENTlLE^VALENtlNO. Vedete S(x:iniàai> 



G I 



VJ I ACOBEL . Vedete Wliti • 

GFACOBITI Eutichiani o Monofifici ili Siria ^ 
<osì dacci dal oome di un famofo Eucicl^iajM> de- 
nominaco Gncopo Bjiradèo o Zaozale, il quale re« 
fiifckò» perdir pos) » T Euticliiaoifmo , ch'era^qa*^ 
i! eftiata. per opra, del CpacHia A\ Calcedónja >> del-^ 
le Leggi^egl'I^pfradorir e delle fteflè' divifieni 
era gli' lEaCfx:bi»nF. , 

L*elee.ioae d0i Vefcovi». e redifpùt^'fulla. Re- 
ligione aveano; diviTo gli Eucicbiani iir* una infi* 
nità di. picciole^ Seced'' , che l' una Falera rilàjce- 
rayano • Dell*" altra, parce' erano- fétta». Pàftòvi e 
fenza Vefcpvi;!;e iCapi di quei partito ^rinchiud 
in prigione 9. vedevano/ gii; perdiùto^ rEuticUanif- 
tao , quando non ord^naiTero • un^ Patriarca , il 
quale riuniffe gii Euticbiàni>e fòfféaeflPb il loro 
coraggio tra i mali). che li opprimevano. Severo 
Patriarca.' di Antiochia , ed' i Vefcovi oppofticom' 
eiflo al Concilio di Cakedonia trafceliero a tale 
oggetto Giacopo ^radéo Zaoriile ». T ordinarono 
Vefcovo di EdèfTa ) e gli conferirono la dignità 
di Vefcovo Ecumenico» Giacopo- era un Mònaco 
(emplice ed ignorante r.ma infiammato di zelo ^ il 
quale credette di poter compenOire^ colla Aia at- 
tività e coir aufterità de' fuor- cofiumi quei» che 
gli mancava a titolo di fcienzav . Era cop^erto di 
cenci; e fotto un' efterno tanto umile fcorfe im. 
punemente tutto l'Oriente, riuoì/i tutte le Sette 
degli £u(ichiani , riaccefe il fanatifmo in tutti 
gJi rpiriti; ordinò dei Preti e dei Véfcovi , e fa^ 
il^rifloratore dell' Eutichianifaio per tutto TQrien. 

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|6« e qaeft* è n motiro , per coi fu (fato il nom» 
t\ Giacobìti a tutti gli Èntichiaoi o fia Moaofifitì» 
d'Oriente (i). 

Dopo la morte di Sévero^y Qiacopo ZAnzile or* 
djnò Paolo in Vefcofo di Antiochia , a cui altri 
pofcia- (iiccedettera fino al noftro Secolo • I Vefco- 
vi ordFiiiatr dia Giaeopo non rifedettero pi& io quel» 
la Città) naa io Amida » finché gì' Imperadori Ro« 
mani fiirono padroni delia Siria. Tuttavia il nume^ 
ro degli £ucichiani nel Patriarcato d'Antiochia en^ 
molto maggiore del numero dei Cattolici ;; ed il 
Ritriarcito d* Antiochia fi eftendèva fuHe due Si* 
rie» fulle due Cilicie, le due Fenicie, la Mefopo* 
tamia , 1* Ifauria , {a Pt-oviocia dell' Knfrafe , e t* 
Ofronea ; e ttit(e lè fudette dipendenze fono fe^ 
gnace nella eccellente carta del Patriarcato d'An* 
tiochia del Sign. i>«in^7/r Tom. a. delPOrienreCri- 
ftiano» pag.670; 

La feèt del Concilio di Calcedònia non* fi fofie* 
nevà in tutte codette Provincie , fé non in forzat 
deH' autorità degl* rniperadori e della (èyerità- delle 
Leggi da loro pubblicare contro tutti i refrattari 
al Concìlio di Calcedònia . Affine di fi:bermirfi.4aU 
là feverità di tali Leggi 9 una gran moltitudine di 
Eutichiani paffarono in P&rfiia e nel/' Arabia, dov* 
erano tollerate tutte le Sette proferirle dagl' Im« 
perftdòri Romant, e vivevano in pace tra di loiOj^* 
ma tutte unite contro coJoro>. che le aveva^no prò- 
fcricte {2). 

Tira He perfone 9 che avevano- accettato il Con- 
cìiio= di Calcedònia 9 moire fi mantenevano nella; 
lóro opinione , né fi^ riunivano alia Cbiefa fé non, 
in^apparenaa , e formavano nel feno ideilo dell* 

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(i ) Affiman Bibliotb. Orlenr. Tom. H. Diflert. 
De Monophyf.p. 326. Rtf»*ii4(«/'Hift. Patriarch. Alex. 
Pfcrpetuirè. de l»- Foy 1 om. IV. L. i. e. 8. 
. ( 2 ) Afftman . Ivi Tom. UL pare. ^. I>e ^rii^^llc^ 
fiioriani?) cap,4* 5* 



1^ ^ O I 

fbvte^ infuocato il unciulio dopo il Battefimo. Han- 
no confervace le orazioni per i morti. 

Fu loro attribuito qualcb' errore circa h Trini, 
t^» l'origine delie anime, e i Sacrair^enti ^x). Il 
Signor de la Croze li accufa di credere 1* impana- 
l^ione, e rAffemano non par mo|co alieno daqueft* 
opinione «^ li la Croze fi avvanza anche di più , e 
pretende , che ii I>omma della tranfuAanziazione 
fia nato in Egitto , e che fia una cooibgueoza de- 
dotta diiropiniooe dei Monofifiti; ,, ÒiieQafi niani- 
^y feft6> die' egli 2 (otto (itolo di un^aifuni^ione del 
^) pane e de) vino in untone ippoQatica col Corpo 
^ e col 5Ungue del Moftro Signore, e per forza di 
3^ tale untane non formante > che una foia natura 
»» CQi> lui 9> «. (I La Croze prava quel cbe fofliene 
fpoi> una Q^nelia, nella quale ^ fcrittq , che Gefu* 
crifto fi m)\ perfònatmente col pane e col vinod)^ 
Ma mi pare , che con troppa leggerezza $* attri- 
iMiifca l^impanazione ai Giac€tl»iti y poiché i primi' 
JV1anofi.fi ti I i eguali credevano} che la per fona divi- 
na fi foffe unita perfonalmente alla qat(|ra umana, 
perchè l'avea aflarijMta ^ e che s* erano confiife in 
ijuia (olà foOianza , dovettero naturalmente fuppOr- 
re, che qi^fto medefiino prmclpio d'unione fi tro- 
valfè pure rapporto al pane ed al vino nel}' Euca*» 
rìAiaf e dovevano fpiegare quelle parole dellacoo* 
fecrazionev^ff^y^o ^ il mie Corpo , come fpiegavano 
quelle di S. Giovanni H Verbo ^ fi^^o fasto céi»»$y il 
Worh yì; f^tto uomo. Qrquefto fenfo è n^ltodiverif 
fo dall' impanazione , poiché nell* impanazione fi 
i'uppLQoe ,, che il pane redi dopyqi. la coofecrazion^ 
fai quale era prima • 

i^apdo i Monoiifiti o Qi^ac^obiti hani|a ricooo- 
iijito i cke il) fatcl^ la natura dirina e la natura 
M^mana non eranp punta confuCe , ma cl^* erano 

di- * 



i 



i) io: Cr$x^. CbrìS, d* Etiopie | pag. |4^ ^u. 
I^gpe Sgravante Aoùt xjfi?» 



G I ^ ij 

diftiaté>j[iiaiitunque unite , non hanno già peci fa* 
tO| che il pane foflfe confufo colla perfona di Gè* 
focrifto f ma iianno ^^nfato, che gli era unico per* 
fooalmence» divenendo però Corpo dì Gefucrifto » 
e$m4 Gefucrifto Tavea detto i e che le parole deU 
la Confecraysione offrono quel > che non è contrarici 
al Domma della tranfuftanMiaéione; né vi era cofa 
che obbligafle i Giacobiti si dilurtgarfi dal fenfodei 
Cattòlici» e riccorrere ai Domma dell'imoanai ione » 

Dirò di più 9 che quando i Giacobiti foflero nell* 
opinióne eìrroneà dell* impanazione» nonfi potrebbe 
io confeguensa dire, che foflero i primi autori del 
Dogma della tranfiifianiEiazIone, e che s'abbia fatto 
pafla^ò dal creder V impanazione al credere la 
traniuftana^i^zione. Poiché 1* impanasioue conduce* 
va più naturalmente al fenfo figurato di Calvino § 
ed a negar la prefeniia reale , piuttoftoché a rico- 
nofcere la trabfuftaliziaaione , ch'é una confegueo^ 
za della pirefenza Reale i Dunque non può avef 
prefb r origine dalli Monofifiti il Domma delU \ 
Tranfufiansiazione , come pretende il Signor U 
Cr$z€. . 

I Giacobiti eleggono il loro Patriarca » il quale 
dopo la fua elezione » ottiene dai Sovrani » nel do» 
minio (tei quali vive i un diploma » che lo confer* 
ma neir efercitio della fuà dignità ^ e che cAbligè 
tutti i Giacobiti ad Ubbidirlo ( i ) • Si fufciuno 
tratto tratto degli Scifmi tra i Giatobiti : TpeBo 
per reiezione del Patriai'ca, qualche volta per la 
Liturgia i il .più notabile fu quello che divife ilpa* 
triar€ato.d*Àleflan4ria da quello di Antiochia* Il 
motivo di quello Scifma fi fu, che nella Chiefa d* 
Antiochia fi mefchiava dell'olio e del fàle nel pa« 
ne dell' Eoeariaia^ Si trovano i riti dei Giacobiti 
nelle Liturgie Orientali del Renaudòt , e deirAf* 
feouno • 

Vi 



< I ) JfffgmMn : iBibiiot. Oriéftté ì*oin. U» Ditifeìtt De 
Monophif, artiCft« 



. Vi fotod tra i Gitcobici . molti Mòrisci ; àlcutii 
foop UDÌcì > altri vivono fepiirati in cellette» è nei 
deferti f o piantati fopra colonne, per le quali fo* 
JQO denominati ftiliti, I Superiori di rutti queìMo- 
aafterj fono (oggetti aiVefcovi. I Qovernadori del- 
le Provincie non rilafciano già gratuitafnenteil Di- 
ffloma ai Patriarchi, e la loro avarizia rende nsblto 
irequente ia depo/ìzione dei Patriarchi (i ), 
Hanno i Giacobiti molti digiuni, e quelli tradì 
lóro fono rigorofiflimi; hanno ia Q^uarefima i il di- 
ginno della Vergine, il digiuno degli Appoftdii | 
di Natale ^ dei Niniviti^ ed ognuno ditali digiuni 
dura pia fettimane : di pia digiunano per tutto Ì' 
anno il Mercoledì ed il Venerdì . Ptt tutta la Oua^ 
refima oiun Giacobita può né bere vin^ , né man- 
giar ^tCte > né ufar olio . L* infrazione di ^uefte 
Leggi è punica colla fcomunica. Di più none peN 
iQeflìo mangiar Utte , né ova nei Venerdì , é nei 
Mercoledì é Eflì fanno confiftere quafi tutta fa per- 
fezione del Vangelo in tali digiuni , i quali cfften- 
dono ad ecceffi incredibili « Se ncf fono veduti di 
quelli, che per tutta laQuarefima non viflero, che 
di foglie di' Ulivi (2 ). Gli uomins , thè fi confa- 
erano a Cali aufteriti , eche hanno coftunti c<^canto 
puri» morreobero anzicchè accettare il Condilo di 
Caleedonia; eppure non hanno una fede diverfa da 
quella» cìhe propone qfliel Goocilio. 

i Giacobiti. hanno dato de' grandi uomini » de- 
gli Storici , d«i Filofofi , dei Teologi . I pift illU'« 
minati (bno ftati i più difpoftÉ a riuoirfi colta 
Chie(a Romana • Comunemente fono molto meno 
occupiti ad illuminarfi , che ad inventata praei» 
che divote » ed a trovare in cotali pratiche delle 
ailufioni pie o dei fenfi miftici > conse fi^ può ri- 
levare dai faggi delle lóro Opere 9 ^^be abbiamo 

dall' 



(s) Affeins^f ivi* 

W) l^ CrQM\ ChriSianiioi. d*Eciopif« 



Ci I 1, 

JaU' Affamano (i) é La Setta dei GiacoSiti non è 
tauro eftefa , né tanto florida > quanto quella dei 
Kc/iorìani, Vi fono flati dei Re NeA^riani , eoiuo 
Se Giacobitai e fi crede» che quefta ietta non coa- 
ti oggidì citiquanta Famiglie, (i) / 

Alcuni Autori} comeGracopo de Vitrì» eVvil- 
lebraodo denominano Giacobini Je perfone^ di cui 
abbiamo t^duto la Storia (3) . Oltre gli Autori , 
cKe abbiamo citato intorno i Giacobitt, fi puècon- 
(ultare il èimon , e gli Autori da noi citati nell' 
Articolò COPTI (4). 

* GIANSENISTI. £ tanto flrepitofo il qomedl 
Giahfenìfti da ttn Secolo io qua , che mi credo in 
<{ebito di doverne dare la Storia ^ avendola ommef-* 
ù r Autor di quefto Dirionario, o perchè inPran* 
eia non giudicava opportuno di dar pafcolo a! Fa* 
Daèifmo 9 cfponendolà ; o perchè nel Gianfenifmo 
non abbia (àputo trovare un' Erefia . Come perd 
quefto Dizionario comprende egualmente la Storia 
dell' Erefie $ non meno che delle Opinioni » e del* 
le quefiioni % e che 11 Gianfenifmo in tanti ferirti 
iu efpofto Ciittìt 11 più orrido complotto formato' 
per abbattere ogni Bb^ligione (5) coslgioveri darne 
una pfecif^ idea> cfae probabilm^At^ "i*^ l'ultima, 
«he venga alle ftampe , giacché è difirutto il fanii* 
tirmo9 che avvivava lina tal chimera. 

Neir Articolo BAJANISMO abbiamo rTportator 
ìfi ' cin^w ' PtofoCtzìonì condannate da Innocen* 
to %• 1* aùiio t€sh coti una Bolla }o data dei 

3x« di 



^ìmA» 



(i) ^f^^^* kibliot. Ortent. tonti/. 

(3) Giéieof» Ì9 Vhri . Hift. de JeriifaleA , fllU^ 
^rsmdù. Itinerar. delia Terra Santa. 

(4) La Crojranee & les JMoeur^ de Nationi du$ 
Lftyant par Mmì. 

* (5) Confereooff de BouTg-Fontaiiiet dtU'Av* 



i« G I 

at.dl Maggio, ed una idea precifa del fiftema» CHA 
cui Bajo fpiegava la oeceflijtà e diftribucioae dell** 
Grazia. QiieBo argomento è (lato da iquiodici feco* 
li , e io farà feimre on tenia ineCiuribile di difpu. 
te, poicbè forpaua i liiniti della capacità degli uodif'- 
nì. La fedeatcefta> che, quanto hafcritto S. Paolo* 
intorno tllaGrasia, debba neceflarianoentfeerederfii 
e la Ghiefa in nàoltiflimi Concili , e decifioni Poinu 
ficie Ila dichiarato , che S. Agoftino è qiieiririter- 
prete di S. Paolo, il quale ne ha rilevato il feofo» 
«non è caduto io errore alcuno (i), Orficcomein 
taioUi paffi della Sacra Scrittura li anima l'arbitrio 
e la volontà degli uomini ad operat bene , il qual 
Domma dirigge alla morale ; cos\ nell* Epiftola di 
& Paolo ai Romani fi deferi ve Taflolutò arbitrio e 
volontà di Dio nel falvar gli uomini per mexro 
della Grasia, locchè è Dogma Teologico. Calmare 
pertanto le perfecusioni della Chiefa , cominciò a 
iormarfi in fijlema la Teologia , e perciò a cercarfi 
come l'uomo fia aflbiutamente padrone del fuo ar» 
bitriOf mentre Iddio aflbiutamente produce I ef- 
fetto della fua volontà . Quello mifiero > che dó« 
Vea venerare , fenta difcatece pili in là » fi volle 
rendere foggetto alla ragione umana » e perciò 
alcuni cadoero con Pelagio nell* opinione ^ che 
l'uomo colle forse del propir.io arbitrio pofla ope* 
rare con perfetta giuftisia; ed altri, veggendocon^ 
dannata A empia dottrina da tutta la Chiefa > ne 
deduflfero una odiofa confeguenza , contro 5. Ago» 
Alno 1 ( X )Ich' era il martello de' Pelagiani , qua* 

ficchè 



^ (i) V. Card. Kmrh^ Vindiciae Auguft. 

* (a) V. Cif». Jsmftm. Uh. viit. De 
t^elagian. cap. ult. pag. ai^. e fegg. dell' edisione 
di Roano dov' è da notarfi ^ tra gli altri ^ un paflo 
di Sigeberto pa^ lao. col. i. in tni dice » che 
quelli ^ che non intendono i Libri di & Agóftifio ^ 
credono di trovarvi 1' erefia prede(linaziana% Mst 
émfs 9X ìihii JH^mi mèli iMUiàk Mt'mm 

fmm* 



G I 17 

icéA iofegnafle tutto nafcere per fagliti » 6 che il 
libero arbitrio fofTe unachimera« Vedete gli Arti* 
co/i PELAGIO, e PREDESTINAZIANISMO. 

La fonda cnen cale quefhone della volontà afToluta 
di Dio, e del libero arbitrio dell'uomo fi diramò 
io altre eflenziali queflioni, cerca.idofi in qual ino* 
dofofle l'uomo libero nello ftato d* innocenza , nello 
fiato di colpa, e nella Legge di Grazia, e coid'* la 
volontà di Dio fi effetruatre nelle varie circn(^an« 
ze degl'uomini, e nella loro deQinaz^onc all'eter- 
nità; e tali quellioni iniuflVro nrlle Scuole poi in* 
finite (pecificazioni defigitanti varj gradi delU gra* 
zia, varie ip zie di volontà, varie diftinzioni di 
forza, di coftringimento , di aziona* ec. , le quali 
ferma I i tà defctjtte in gro/Ti volumi, fono fiate la 
&ìenza dei Teologi più profondi. Ma i Wiclefi- 
fti, i L,uterani, e iCalviniftì, che vollero fcuote« 
re le diftinzioni delle fcuole, e tuttavia perfidet- 
tero neir introdotto impegno di accordare la volon* 
tà aflbluta di Dio, col libero arbitrio dell* uomo 9 
trovando il mirtero inefplicabile, e tutta T anti- 
chità Sacra , anzi tutta la Teologia piantata fui fi. 
caroDomma dell' aifoluta volontà di Dio, (i gitta* 
reno in braccio del fàtalifmo , e a nulla ridufTero 
Tarbitrio, eia libertà dell'uomo. DopochelaCÀiie- 
fa ebbe condannati i loro errori, andò più fottil* 
mente efaminando tutti i libri, nei quali Ci ventila* 
vano le queftioni attinenti a tal miftero. Impercioc- 
ché Viùettc teftimonianze della Sacra Scrittura , e 
dei Santi Padri , delle quali avevano abufato gli £te* 
iKiofli per infegnare gli errori , erano pure ufate 
XM9I» i//« B dai 



[uu^fifi dkhuT'j e di ProfperoTifo ch'egualmente 
fcrifle; ftAiifiinMUwum hAftfs ah Augmftinl Ubrìs 
mMh à»till9Bh sutfiffé dieitut inhium, Locchè di- 
moftra quanto facUr fia (lato, che molti Scrittori 
abbiano nei poflejùori tempi t per mancanza di ca- 
pacicà, facto i'ifteffo» 



i8 .Gì 

^ai Teologi Cattolici per iftabìliré le loro cIottri« 
ne, ed ifpìegar Santo Agoftinoi Séhdtlchè i primi 
trovando una verità j fecondo rumano taziocinio^ 
contradicente^ alFalcra^ aveVanò fatto tlrabbòccar 
la bilanda Con diftrugger^ il Domma Cattolico 
della libertà dell^uomo, e x fecondi ^ nel foirmare 
i loro fifiemi^ fuppònevariò h verità dell* uno e 
dell'altro Domtna^ e proteftavàno , come aveafat^a 
to fpefToSi Agoftinoi che iiafceva dall^ofciirità deU 
la queftionei fé le loro dottrine apparivamo di(lrug« 
gitrici di un principio Cattolico 9 non da uri fen* 
timento di volerne negare alcuno (i)é Quandopoi 
s'incontfavanò iti qualche indifrolubìle difficoltà i 
che ogni (ìftema ih si àfti-ufa Màterisi adduce ne-i 
ceflariaménte; ò per isforzo. d'ingegno fi iilfcon- 
devano dietro Certe diftinziòni compi jcàté ed od 
curiffìmei o confefTavanò còme avea loro infégaa^ 
to, dopo S. Paolo, anche. S« >\go(lino^ che a quel 
paflb incontravano ùtì mifìerOj che noti petmette^ 
Ta loro di andata innanzi {i)é 

La cbfefa^ che viveva in fofpettò contro i No- 
vatori i fubito che in tali nlaterie Vedeva alcuno 
dei Cattolici produrre qUalche nuovo fiftemai no- 
tava diligenèemente le Pròpòfizioni , che potevano 
eflere equivoche; ma con dolceisza di Madre lafi 

éiàva 






^ (i) Ifis fUAfttói uh: di urti trio & Dei tìrstid 
Jifptitafury ita $]t diffiàlisi ùr quando defendUàt /;- 
hit uni ariitrium negar i Dei gfatia videa tàr J ^itan^ 
dò auténi àjferitut^ Dei Cfàtid isherum àirhiiriiim pu-i 
tetur su/erti* S4 Agoliina Lib. IV. Contri Julian. 
Cap. J^ /, - 

* (i) C$^ iflum potÌMS^uMnà iHmm liberei infcru^ 
Utilià fant Sùdicia efms èr i^vefiigabiUs vi* eìusi 
iitelÌMs enini '& hié Mudimài é^diciméts i Ù bomo iu 
fltti esi qui réfpotìdeas D^i itisaxi diccre àétdf^A 
mus , qUM^ ne%imui qkod éctkltnm èp ideimi • '£« 
Agoftino. Òe^rédejlipt SstffUtàm ^ap^ ix« 



r 



G i . ^ - i# 

èiàiìlli àdito ai fuoi figliuoli dì fpecificarè , & ìé 
a^ffano dette in fenfo. Cattolico; ed alla loro di- 
clàratiòn^ dé.eaneva facilménte ogni fòfpetto* Noi 
ieot'addtcaire o le calunnie fparfe neiriftoria del 
Bi]zhìCmo del Cefuiti du Chefne (t); o i futer- 
fag) dei BajaniAi (2)1 noteremo ^ come eflTeddo fo^ 
fpette alcune delle PròpoC2iooi di Sajo» la Santa 
Sede G^ contentò di ammonirlo per mezzo delCar* 
dinal Gran velia che non ùfafle pi& dette Pròpo6« 
i^ioni e forme non praticate nelle Scuole (3)1 e 
alle {\x6 dichiarazioni lo anìmife conle Un Dottof 
orfodoflo al Coacilio di Trento; e dòpo qualche 
tei^ipo infiflèndo in {Loiiia gli accufatori di Bajo a 
tbiedètne la Cohdahnai 5; Piò Vi le condannò i lo^ 
dabdò cerile perfone pie e dòtte gii Autori» fetida 
tk)Q^itiarlii e ptotellandò che irioTté pèv altro dèU 
le Proporzioni condannate aveanò un fènfoi che fi 
tiòtea fòHehéré (à)ì fiajò a/la lettura di talJKolla 
fi UhiiliÒ alla decifione della Chiefa i e còsi pure 
ifuoi Difcepoli^ e la Chiefa usò l'indulgenza di 
Htirate 1 LibH fofpjbttii feiiza render pubblica la 
Bollai the Ji condannava i Ma infifteodò il partici 
to AhtibajabO) e Volendo eftendere là fui Vittoria 
Gd airulcinio fangue^ eCgette più fot tofcriz ioni 
t pubbliche Ritrattazioni* Èajò nel 1570, món- 
ti in Cattedra i è diftinguétido le fettantatre Pro* 

B i poli* 



ji^ 




ngno ilioerore afiiciJtlwr <quod plerique fpeaatgj 
a alioqui pi'obitatis & doarinàe iti Vairias fenten-4 
a iiaa otfeti^qpi^ ^ péricijiliplenàa verbo tuoi feri* 
i, piìi pi-oi-iimpant — ^ — ^ quamquam iiòdAuLlai 
a aliqtio p^dù MiAm f^^^eór ^q» n 



10 <3 f 

pofizioni condannate, confefsò ch6 quaranta èrzn^ 
eretiche» e come tali le riprovava, benché non 
tutte fbffero ne'fuoi iibri ; che altre erano equi* 
Tochci e eh* egli le tendeva Colo nel fenfo Catto- 
lico; che akune erano eftracte infedelmente da'fuol 
libri, e perciò non le riconofcirva per fue j e che 
alcune finalmente apparivano odiofe e nuove, per- 
chè erano fpoglie delle frafi e termini fcoJAftici > 
ed invece efpreflTe colle parole dei Santi Padri ( i ). 
Queda dichiarazione s* accorda perfettamente coli» 
Bolla di Pio V. che dava appunto varietà di ecce» 
zioni alle Propofizioni condannate. Tutcavolta non 
appagato ancora il partito nimico inda va e a Ro* 
ma, e in irp4gna, e in Fiandra, preflfo i Vefco**^ 
vi, preflb i Dotti, prefTo i Monarchi, e volle ri- 
durre Bajo, ch'era il pia famofo Teologo di Eu- 
ropa, a una nuova Ritrattazione di tutt^ gli er« 
rori, che aveva infegnato prima della Bolla di Pio 
V./e per fomma umiliazione a darla in mano dì 
un capitale nimico , qual era un Gefuita ( i ) . Que<* 
fio ancora fece 6a}o; e la gloria dei Gl'Aliti giun- 
ta al fommo grado di una vittoria compita li col- 
mò di tanto ardpre, che in tutte le guerre di opi- 
nioni credettero poter trionfare coli* ifteflb meto- 
to. Ma ficcome la guerra degl'ingegni è la più 
feroce ed oRinata di tutte, e genera odj implaca-^ 
bili non folo era i guereggianti , ma tra le gene- 
razioni pofieriorii e ficcome la reazione è egual- 
mente impetuosa che T azione nelle battaglie fcieo» 
tifiche, così egli avvenne, che con egual dofe di 
odi| furono combattuti iGefuiti, con quanta qde-' 
fii avevano combattuto ifiajanifti, onde perdendo^ 
poi, come avviene, di villa i punti principali del- 
le Queftìoniì>ommatiche, né adducendofi, cheper 
un prctellOjt e per un fegnale di partito il titolo 

di 



* (x) Hiftoire dtt Bajaniime, Lib. e. pag» 129* 
t feg. 

* U) Da Cèefm ivi pag« 163. 



tì 1 ^ u 

liftéllgidnéi vèhtìérò pia volte itlàptefe io iftra^ 
hi modi 1 Gefuitj coi ioro aiinici> e fi vicltro fpef« 
fo ridotti ad eftremi paffi gli udì, e gli altri. Si 
jDefchiarono in dìvtfr/j tempi le Autorità Secolare 
ed Ecclefiaftica i fi videro infinite perfone rovina- 
te! calunnie! (Ira tage itimi j iofidie^ tradimenti > fi 
rioovò la mifcbia più fiate con differenti metodi 
e titoli} iJLibri che fi (Camparono furono fensa nu« 
mero e fénza mifura^ finché alla fine toccò aìGe*' 
fuiti di focqombere) come veggiamo di prefente 
liélU ÌQto incaminata ed inoltrata diflrusione. Io 
nelld (cri vere fommariamente quefta fatale iftoria^ 
credo, di fcrlvere una guerra di un puntiglio^ cho 
diRelig^one, poiché apoche cofe .fi riduflfe Ìa(^ue* 
fiionef.Dommitica^ e ad infinite fi edefe la nimiftà 
ed avverfione delle partii alle quali la Religione 
fervi di preteRo per idringerfi fotto una. bandiera i 
Onde tra tante cofe fceglierò folo le piÀ mafiicciei 
. per dare un' idea' dell* origine 5 delprogrelTb, e del 
fine del fanatifmo^ che per piA di un Secolo 6 
mezzo turbò alcuni Regni di Europa folto ti tèlo 
(li guerra contro il Gianfenifmoi 

origine y » ftlmm JEpvcs del Ciànfenlfmo. 

liof detto che Bajo fu coftréttò di giurare là 
tonda n oa deJle fue Propofizioni in mano Ji uno 
de'(uoi maggiori nimici , cioè di un Gefuita é 
(kicAa it)òrti,ficazione non poteva efifere più fen^ 
abile non folamente a Bajo) ma a, tutti i Teolo* 
gi Fiamminghi che ne dipendevano j come oflfer. 
va il Gefuita bu .chèfm (i), della di cui Sto£ 
Ha non punto fofpetta ai Molinifti faccio il magf 
fior «fo. La eagione di quell'odio era nata, dal 

B j pri« 



éntm 



/ 



^ (a) J>H che/ne Lib, Uh pa^ 191. anUo t586r 



privilegi flrat)occ(ì6voIi dèi Oefuiti » che potéviisd 
conferir la laurea Dottorale s Ucchè facendo feni4 
éfigere còs*alcUna, o almen poco dagli fcolàri , fpo« 
polavano tutte le Scuole dell* Univerrirà (i). Uii 
cale Privilegio dei Gefuici avea turbate tutte ie 
UniverCtà di Europa 9 e molte Tavevano impugtia- 
to coli* autorità dei Princit>i, ma rUniverfità di 
Lovanio non aveva potuto ottenere dal Configlio di 
Brabante, che fofle riggettatò; onde vedeanfi pté-. 
giudicati i ProfeiTori e neir interefle , e nel còn- 
corfo degli Scolari dal Collegio de'Gefuiti« Il di^ 
fgufto era divenuto poi odio per l'acerba infiden* 
za, con cui i Gefuiti in Roma fpronavanó la Cor- 
re continuamente ad ufcire dai moderati limiti 
ferbati da Pio V.) e condannare nelle pii!i flrepi. 
tofe forme la Dottrina dei Teologi di Lovanio ^ 
onde fcredjtarla; e feminare fofpetti» e falfe in« 
terpreta^ioni delle loro fentenze, affine di farli 
credere indocili e recidivi. A quefto fi aggiugnevà 
Toppofizione dei Siftemi Teologici, mentre i Gei 
futti abbandonato tótalniente S. Tommafò^ e $« 
Agoftino, anzi apertamente condannatili , fi facé-< 
vano autori di un nuovo metodo per ifpiegare la 
natura della volontà di Dio e della Grafia. Quin* 
di ficcome quelli, che interpretavano S. Agoftino, 
parevano approflìmarfi al Siftema del Fatalifmo , co^ 
$ì quelli, che fé ne allontanavano, doveanodine. 
affitk accoftarfi aiPelagianifmó, Di fatto iQefui-^ 
ti di Lovanio, che battevano una tale (Irada die. 
tro la fcorta di un loro Teologo Spagnuolo detto 
Molina, diedero un bel campo agi' inacerbiti ani. 
mi dei Profeflbri di Lovanio di trafiggerli colle 
Joro armi iftefle, onde trafcelferò 34. Propofizioni 
dal Libro di Molina, e lecenfuraròno come aperta* 
mente eretiche e diftruggitrici della fede; e vieta. 
Tono al Leflfio, che la ftefTa Dottrina infegnava io 
Lovanio di progredire. Quella cenfura inafpetta^ 

» ■ ■ ■ , 

*{i) Dh Qb$fà$. I?i pag, 199, *oo» 



e I ^^ 

pL colpì taotopià iGefuiti, quantocchèin un mo* 
meato fi difFufe per cucca l' Europa > e molti VcC- 
cofi ed Univi^irCtà 1* adottarono, nonoftance che il 
Molina ricoccaflTe ecorreggeflein molte cofe il Tao 
iofai|(lo (^ibro dellaScienasa Media • Anche due Or* 
dioi rifpec^bili della Chiefa i Domenicani e gli Ago* 
Ainiani If actaccaronocon molca forza, pretenden- 
do che fi dilungaflero dalla fede. I Gefuici allora 
fi determinarono ad un partito, che deci fé per fenr. 
pre^deIIa nacura del loro fiftema, efu Tintricoed 
jl raggii^o« Npn potevamo cuoprir la loro Senten- 
za Media diecro Tonibra di qualche Santo Padre, 
col proiettare d\ parlare nel (enfo da quello tenu* 
to> nientre fi erano dichiarati di non farne conto 
(x). Furono perciò coftretti di ticcorrer^ a quei 
futerfug^^ ch-efli aveano denominati tante volte 
artifizi d^gli eretici i cioè a proteftare , che {e Pro. 
pofi^ioni condannate non fi trovavano nei loro Li* 
bri (2); ed a cercare \\ benefizio del tempo, ap- 
pellando dalla condanna delle UT ni ver (it^ al|a Santa 
Sede, ^oma abbraccia tutte le appellazioni, prin« 
cipa'naeqte in materia di Dottrina, poiché n*è la 
maeftra ; ma ficconie la Coree efige MiniAerio > 
il Mipiftero è compoftp di varj membri, e quelli 
poflbno efTere foggetti alle paflioni , cosigli accor*» 
tilfìmiGefuiti Zepperò talmieqte intrecciare gli ufi 
Szj > i riguardi po'itici ed i raggiri , che per dieci 
j^nni fi difputò in Ronaa^ fé fofie eretica o no la 

B 4 loro 



^ (s) la molte Propofizioni , traile quali nella 
93* > condanpaca in Lovanio; ^luoi-fi tinnen cotttrs' 
ria fymt'entis ejftt ^gufimi y non ndmodum ref erteti 
Vedi molto più viye erprelfioni in cai propofito 
preflb il Nwis VindiciaB Augiift, 

* (x) Du Chifni Lini, pag« 199. ,, A force de 
91 fapprélfioos I de radiations, d infertions, & de 
>i mutilations oq fondit le volume en g4. Propofi* 
9} cioas ajuftées aux vues de la Faculc^, qui voi|^ 
SI loie une ceofure a quelque prix que ce fuc « 



14 Gì 

loro Dottrina, fenra concluder rtletiUi Thtto ,ìi 
Mondo Cattolico ftava oeirafpettazìorte di vedere 
a che finiffero le ftrepitofe Congregazioni denomì. 
nate De jiuxiiiis y perchè fi trattava di decidere i 
gradi di ajuto che dà la divina Grazia ai mortali; 
fa Religione dei Domenicani metteva alle (Irette 
ìGéfuiti, ma quefti fvicolando per mille paeti tro» 
varono infine il punto propìzio di ottenere una po^ 
litica decifione> che tutti gli Eraminatori, Giu«« 
dici, Teologi 9 tornafleroacafa, che la Santa 5edft 
avrebbe poi fritto fapere il Aio giudizio. La Storia 
di quefta famofa guerra di opinioni, maneggiata 
con tanti ftratagemmi, e mojtiplicità di acciden- 
ti, fu fcritta dalla famofa penna del P. Seiry fotta 
nome di Agoflino le Blanc, ed è nota a tutti* 

Intanto, che i Gefuiti fi vedevano alle ffirette 
in Roma , fi contentarono di non perdere terre- 
no in Lovanio, e ftarvi fulla di fé fa « Colla per- 
milfìone di poter infegnare la loro Scienza mez- 
zana fi fofienevano Un Partito; e benché i Dot- 
tori Fiamminghi la condannafTero com' eretica > 
ed aveflTero erretta una Cattedra per leggervi e 
fpiegarvi S. Agoftino, affine di maggiormente av* 
vilire la Dottrina dei Gefuiti, pur quedi faceva-» 
no fronte: J\(Ta quando fi videro in ficuro dal pe- 
ricolo di efTer condannati , quando videro baftan- 
temente diSufa la loro Scienza mezza, onde non 
più temere, che potefi^e nuovamente attaccrarfi con)' 
eretica, allora dalla picciola guerra e dalla dife- 
fa pafTarono nuovamente all' afTalto • La guerra 
cupa che fordamente fi fecero qnefi» due. 4)arti&I 
per molto tempo è una vera immagine ed un 
perfetto fimulacro del piano frH Irta re dei pàù acr 
corti guerrieri. Ma finalmente fi venne aHe (lreV« 
te y avendo i Teologi* di Lovanio ridotta quafi lin 
Mttm tuttociò , che aveva fcritto S. Agoflino 
nelle controverfe materie y colla penna di Corne*^ 
Ho Gianfènio , che fu poi, Vefcovo d' Fpri ; e 
ftando dall'altra parte in afpettazione i Gefuiti 
di coa^annark), per condannare in tad modo tut- 
ta il partito nimico. La faaia» che quefto Libr« 



G I %s 

MkieciCivOf e tèciffé un colpo inoriate ti ìrre- 
pararle alia Doctrtna deìGeruiti, teneva in foni« 
m curiofità tutti i Teologi di Europa i Gianfenio 
BOB fioiva mai di ritoccarlo» benché avefle letto 
iitcì volte tu^ le Opere di S. Agoftino, e tren« 
ta quelle c|>e trattavano leQueftioni dellaGrazia, 
e della Predeflinazione ; tantoché fu fopragiunto 
Jalla morte. Veggendofi al pafToeflremo fecequan'* 
te un Teologo ed un Crifliano dovea in facclaair 
eternità. Soggettò i fuoi ferirti al giudizio della 
Cbiela con piena fommiilione) e raccomandò aifuol 
Confidenti la tutela dei fuoi Scritti contro i nimi» 
ci della Giiiefa) quali apprendeva^ che fofTero i 
Gefuiti. Infatti i Gefuiti fecero ogni sforzo affi- 
ae d'impedirne la (lampa « Avevano avuto l'arte d' 
xmpoflTefsarfi ed ingerirli nel fegreto di (lato di va- 
rie Corti, ma principalmente di quella di Roma, 
onde di là fpiccarono ordini al Nunzio diBrufsel- 
hsj che (lopponelfè alTimpreflione» forco preteda 
che (ofCt vietato lo (lampar in tali materie, ben* 
ch'efli avelTero divulgate alcune centinaia di fcrit-> 
ti per la Scienza Mediai e vedendo rAuttorità 
Sovrana impegnata a guarentirne la (lampa, trova- 
tono la via di corrompere gli Stampatori per ave- 
re di mano tornano i fogli che s'imprimevano (i)« 
1 quali mandavano a Roma. Roma voleva, che fi 
cfllerva(re il divieto di non 'pubblicar tali Libri , 
quantunque in Fiandra non fbfTe ricevuto i onde 
pubblicato il Libro del Gìanfenio, Roma dichiarò 
ch'era proibito, perché pubblicato fenza fualicen4 
za, e per cooneftare il fuo divieto, dichiaròpure 
proibite alcune Conclufioni oppode a quello dai 
Gefuiti . 

Non 



* (i) X>i» Che/ne. Hift. du Bayanifme Lib. V. 
pa. 37S. Hiftoire generale du Janfenifme Tom. L 
pag. t. D$ifh Hia. Eccl. du Siede XVIL Parca, 
pag. 12, 



/ 

/ 

/ 






. Noa fi ^rò d|>re ^luoeofiTepftafftceSepiér l''Eìi« , 
ropa queAq fanvsfq Libro di Gunfenio» iiKìcolaca t 
l'Jpfimp. Noi pe abb,i;in|o jnQnici eilrat^ì > t quurfi j 
$aui infedeli, còme natura^metite cloveano prò* , 
4arG dagli fpirlci infiamoiatidAl puntiglio, del pro^ i 
prio partito; e ne darenlmo qui t|n piano» fé non 
foff^ un dilungare di troppo. La dottrina dei Gè- i 
dùti vi era rapprefent^ta coni*eretica.per un perir 
petuo paralello coi Pelagiani, ipj^ principalmente 
nel Primo e nel Terz^ Tomo^ e i'opppftaDottri* 
uà er4 taln^ente ^peru Cotto 1* ombra di S. Ago- 
^ino 9 rbe ogni proppfizipn^ prefentava fubito 1* j 
autorità di quel Santo Dottore, La Corte diBruC* 
ielleSf e (a Corte di Spagna erano impegnate" nelw , 
la querela t e la Corte di Francia più di tutte vi > 
3* internava. I Gefuiti pubblicavano» eh* era Libro 
pieno di Erede, ed (Jrbano VIIL» dopo, tre anni^ 
eoo unsi Bo(U pur confermava, ch'era pieno di 
Xrefie. Il partito oppofto ai Gefuiti produceva » 
ch'elfy nei loro libri infegnavanO} che gii Scritti 
di S. Agoftino erano pur pieni di Erefie, p le In- 
quifizioni di Toledo e di Va^liadolid cctn4<^nnavano 
Cali Propoiizioni perErelìe (i). Sfidavano ìGian- 
fenifti i loro avverfarj a produrre quali foffero T 
^relìe di Gianfenio» « i Mojinifti ufciV'tno ogni 
giorno con nuove cenfure. Intanto il fanatifmo an- 
dava fempre pìi^ avvalorando^ in Francia) e di là 
mand^ un Vefcovo a Roma cinque Propofizioni , 
com'eftratte dal Libro di Gi^nfcnio, perchè vi fof- 
fero cenfurape, \n Roma erano 9Ccor(i \ Capi di 
Partito per interetTar la Congregazione deputata 
airefame. I ConfuUori deftins^ti a d^r il loro pa- 
rere in ifcritco non fapevano come determinarli , 
onde per la maggior parte formarono i loro voti 
condizionati) dilHnguendo varj fenfi in ciafchedu- 
pa Proporzione I e qualificandoni^ alcuni coipeCati^ 

toli- 



* (i) Veii ToJiniStoth del Gianfenifmo. Tom, 
|f pag. 42. e feg. ediz, di Venezia, 



G I 17 

tolid) altri com* Eretici . Il Papa tn dibbattutq 
òli ine partiti; quindi dai Gianfenilli > che vole- 
vano che prendeflfe tali proporzioni nelSen(bCat« 
toiicoy quindi daiQefuici che rapprefentavano in^ 
rereffato il decoro della Santa S^de nel foflenere 
/e dichiarazioni di Urbano > che vi credeva delP 
erètico. Finalmente Innocenzo X* dopo tredici 
inni di contrago fui Libro di Qianfeoio fi $brig2| 
con una Bolla, in cui dichiarò} che i^ cinque Pro* 
pofizÌQoi efpoÓegli, come tratte dal Libro di Gian<» 
ienio , erano eretiche. Quella decifione fu univer« 
faJniente ricevuta; ed eccettuati pochi flTi mi , che 
io afpetto Cattolico nafcondevano un'animo «te* 
rodoifo, tutti gli altri, chb avevano invocata la 
decifìone del Papas dovettero venerarla* Gianfenio 
medèiimo aveva proteftato nel fuo T^flarp^nto di 
rottométterfi alle decifioni del Papa (i), e fé I4 
Quèftione folTe nata per vero zelo di Religione ^ 
urebbe finita» ^aAìlv^ notare nel margine dell* Ope« 
radi Gianfenio quei paflì condannati» affinchè fi 
legge/r<^ro con cautela dai Teologi e nuHapijk. Ma 
r opera di Gianfenio era quella n^acchina 1 dietro 
di cui fi nafcondevano egualmente 1 due Partiti^ 
IGefuiti volevano coli* abbatterla infamare la Dot-i 
trina dei Lovanifti , e gli altri volevano col fofte* 
nerla mantener in credito una perfetta dimoilra* 
eione del Pelagiantfme di Lodovico Molina, eù 
(Mreflo eccellentemente nell* ultimo Liòrp del Jci^m 
IO Tomo 4a Gianfenio ^ 



^. ir. 



«w 



* (i) jj Janfenius -- (bumettoit (inceramene a U 
i> decifion du Pape Se a fon autoricè TAugufti* 
>, nus '» ^ ù le Saint Pere jugcoit qu'il falìut y 
3, taire quelque changemens il y acquiefcoit avec 
n une perfait obeiflance. 9)C^^<'»/^Bibliótbeq.Jai|^ 
fenifte T. Ljpag* io}. $dit, 3ruxelle$ 1740^ 



$. IL 

UUàlfó àfpettù dti GUHfehìJm è fui 
feeonda Efoca. 

Dopo la decifione di Innocenzo X. lo sforzo dei 
fanatifmò fi riconcentrò principalmente in Francia i 
poiché il Governo delle t^iandre^ non avvalorando 
più le queflioni dej fuoi Teologi , refe meno ftreJ 
pitofi i loro paffii'Ma in Francia eflendo più vi^ 
Iradi ed inróflfèrenti gli fpirhi, t cozzandof alcuit 
poco le decifioni Pontifizie colle Madìme di quel 
Regno fui punti di giurifdizione, fi foftenné dap^^ 
prima) che le Propofi2ioni condannate non fi tro-i 
VÈffero nel Libro di Gianfenio» o fé alcuna fé nd 
trovava) fode in fenfd cotalmente diverfo dalcon^ 
dannato • Quella iflefifa dlfefa avevano fatto i Ge« 
fuiti) come abbiamo veduto ) quando fucòndannait 
to il libro del loro Lodovico Molina, onde fi videi 
a quefto paffo) quanto piàfapeflTerO incalzare iGe-^ 
fuiti 5 e quanta forza ufare. Onde ridUr le cofe à 
guerra finita. Se i parziali di Gianfenio non vi 
trovavano le Propofiasioni^ non è^ meraviglia ) poi« 
che lo leggevano con òcchi cattolici > o ifonave^ 
vano capacità di rilevare • Infatti i nimici dichfaa 
fati di quel librò avevano fludiato molti aitni prÌ4 
Ifta di fcuoprirle^ perche come dice ilGefuitaDii 
CÀf/9# ( I ) )) Pare che dappert^ucta fia S4 Agoftr^ 

sj no che parla ^ quando anche nulla dice il 

t) falfo è legato col vero con iiitrecci così impe^*» 
91 cetcibili s che fi pafla dalla v^fità ali* errord 

^ Cena* 



f . /' 



* (*) Il femMe pat totit quéf c'eft S. AiiguRiii 
qui p^rle> lor^ meiiie qu* il né dit mfot — i- Itìf 
fauo f e!t liè au vrai par de^ nuances fi iiìipercd^ 
ptilies qu*on pafse de la verfeè à i*err6(ir fans s' 
cn appercevoir, Du Chéff^e Lib, IV. ^ag, %\, 



Gì *9 

I) fenz* accorgérfi „. Oftioati pertanto gliarverfa* 
x) dei Gefuiti a voler ufare quelle irmimedcCime^ 
che avevano ufato i Molinifii per difendere il Pe» 
Jagianifmo imputato al Molina » efpofero i diverti 
/èofi in cui potevano intenderfi le condannate Pro^ 
pofizioni; e reprovando quelli ch'erano eterodo£l> 
fi 9 proteffarono di tenere il !Sen(b Cattolico, e 
di credere che in quel fenfo medefimo avefle fcrit- 
to Cianfenio, dovunque fi trovaflero ne' Tuoi Li- 
bri J e reprovate Propofizioni • Ma i Gefuitiy ai 
quali era libero il campo di rapprefentaje le loro 
ragioni alla Romana Caria» ed era xiufcico d*in<« 
tereflarvi la Corte di Francia, infiouarono, chetìi 
coftringeflero tutti gli £cclefia/lici a giurare un 
Formolario, in cui ù proteftava di condannare le 
Propofizioni in quel fenfo medefimo, in cui Jeave-» 
va (critte Gianfenio. Si è fempre ofl^èrvato, chet 
le Queftioni Teologiche, nelle quali sMntereffa il 
braccio fecolare , divengono Tempre pia vive ed ir« 
ritate, perchè la parte vittoriofa non fi contiene 
tra i limiti della moderazione. Così avvenne ia 
quello incontro, in cuicofiringendofi e i Vefcovi» 
e le Monache ignare di Teologia, ed ogn'altroal- 
la fottofcrizione del Formolario, ed empiendoti per- 
ciò le prigioni dei ricufanti , fi rivoltò la guerra 
contro il Pontefice medefimo, forco lafcorca di una 
famofa diftinzione, che dicevano Jur/'s éf* f^0fz 
accordando bene, che,rill Pontefice potefife efiTere 
infallibile in una decifione dogmatica, ma non già 
nel decidere fulla verità di un fatto, nel quale 
poteva iogantoarfi come tutti gli altri uomini • Co- 
sì aver penfato l'antichità , e tutti i Teologi, tra 
i quali in termini efprefiì il Bellarmino. Là Cor- 
te di Francia, che credeva poter coli' autorità 
fopprimere la querela ^ e che avea le fue ragio- 
ni per accordare, in quel tempo T infallibilità di 
fatto ai Romani Pontefici , che fece ricufare poi 
da tutto il Clero Gallicano nel 1682. fpalieggiòal 
poffibile le Romane Decifioni . Mai tumulti furono^ 
iènza numero ; poiché alcuni Vefcovi non fi credeva- 
mo indebitodi efegulre letteralmente le commifilioii 

ni 



5» ^ 6 t 

h\ di Roma j é proceflad trovarono altri VefcóvL 
che ndn credevano di potetefTer obbligati ad inqui* 
tke coatto i lóro Confratelli feconda le Pòrmuid 
jR.omaneé Mdlti deJli liiethbri dei Parlamenti tro- 
vavano nei Brevi pxcCctìtìónì tìiàh combinabili cogli 
tfi GallicUhi; altri s* impietòfivano heir oflfei-vare fard 
da'Gefìiiti tiiari bada coti trd ogni claifedipeffòne; 
ino ad efterminatri 1 Mònaflérj di povere fanciulle; 
the vii^endofi nella loro pacifica (}itiete in tiìtt* altro 
dofevanò efleteinteteflate ^ chéinqUeftioaidi Teo-i 
logia; iltle ihfonmia fu determiHatoa voler la pa. 
Cti elapacefu fatta^ coHdanhandòfidai repiiguanti 
Vefcòvi finireratrieiite le Propofi^iòni id qualunque 
fenfò fi fofse; e riferVahdofi i Vefcòvi fulU que-^ 
ftioné di fatto T opinione iiifegnata dai Cardinali 
fiaronioj Bellàfitiinoj Richelieui PallaVitino i ol^ 
ite i Gefuid Sirtitòndoi e Petavio; II Papa difll* 
iHuIÒ; e parvc^ foifocato uii tale Vefpajò ; Noi ab-s 
biamo uria grofifa Iftoria di quella pace ^ che ne de* 
fcrive minutamente tutte le citcòftan^e^ e reftanci 
delle medaglie cuniate in qUeiròccafiòne. 

i i I t 
Mffetti delis pace tri ì due àdrtìtii 

la volontà del Ite ii Francia é là còonivénii 
ael Pontefice Clemente K)»j il quale lìooòflante 
le infiriùaÉioni dei Gefùiti y che aicUnt Vefcòvi 
della l^rancia ntfn fof^ero fiiiceri Ael fotcòfcn^ef^ 
il Formolario i tióa avea crediitd di doi^èf inVefti- 
£are l'intei-no dei cUori férhato fole à t>iò i aVe^ 
Vand pf'odottd la ^ace.' Ma ficcdìnie i p^artiti ifoìe-i 
tano guerra I èàsì fi adattavano mal Voldùtieri al- 
le mire fovrane ; t nìmici dai Molitìifti trldofa* 
Ufìó pef avere colla diftinzìòtic di 4iriM è di f dite 
formato Una trittciera infuperabifè-ai Gefuitiiquan- 
tudque aflTeeotldàtf da Roma^ della cUi gtiindei^;;^ 
ed aufdfiti e^aooi propùgAatòri^ I Mòlirfifti dall' 
tìttÉ, parte frelttevano di aver tfoVatoi tìn* òflao«L 
id| che diteiftebdo la qué^iode dal pUoiòi teologi. 

CO , 



, et. a 

i6 s toglieva loro ogni tiiocld di abbattere la Dof-i 
trini delt*optH)fta Scuola di S. Agoftino y contro 
del/a quale già màrciatano ^bandiere rpiegate* It 
t)aocò della Queftiòde era diveouco qdefto : fé il 
Papa potette o nO itigannarfi in un fatto; e ()ueA9 
t>itiitò interéflaVa VtJmverfiìei perchè eflerido pò* 
Stivo 9 era intefa da^ tutti» Siccóme quelli eh* era-i, 
ix> (lati coftretti si fottofcrìvere il Pormolariò t i 
loro partitanti » quantunque non intendeffero le 
^ueftionì aftrbififlìine della Grazia ^ credevano ^ che 
i Poiateiìci róflerò (lati troppo facili ad affecondaw» 
té le hiiré dei Gefùìti » così mòftravano impegno 
(tàrticolàre di foftenerei che il Papa potefs'errare 
selle Queftioni di fatto » laddove i G'^fuiti aflfet* 
tavatio di òpjporfii fegiieodò a denominare gli av^ 
verfari Crìanfenifti; E tale denominazione adotta-^ 
ìoiio pofcia per ìndìéàré i difapprovatoti delle lom 
Ì6 dottrine 9 non meno che tutti gli altri che rt^ 
prova VatìO rihfallibilità Pohtiiizià nei jTatti ^ Ma 
l'acerbità era ct-efciùta per altri titoli; pòichègli 
avverfarj dei Gefuiti per formare un diVerfivo li 
avevano attaccati fulle lóro Sentenze Morali còU 
le faiDofe lettere Provinciali , le quali eflendo 
fc'rittè coli lepido e pùrgatiffìmo flile i li avevano 
efpofti alle dèrifioni di tutta la t^rancia » anzi 
de/r Europa • Quello dolorofo argomento , beo^ 
che in altri tempi toccato i era paflTato feoza 
grande òftervazioné 4 ma in queir occafióne di 
gderrà viva i in cui gli animi erano rifcaldati $ 
a^eà fatto un' iniptefliohe coisl violenta > che non 
fu più poifibilé ai Gefuiti di fcancellarla ^ e fu 
di prefeàte Una còncaufa della loro abolizióne iti 
l^ì'ancia ; L^applaufo , che aveva riportato il Pa-^ 
fcalé con qtlel famofo libro > era infinitamente 
ra(^erat0 dall* applaufo, che rifcdoteya Antonio 
Arnaldo ì ch*era (tato r invéntote delJa diftinzio^ 
ile éifi diritì9 è iti f^ito j e di altre (Irepitofd 
lip^Giiioni avvenute» fino a (juel tenspo ideila Pa<i 
^ MI Hé^ ì^t^ù avea voluto vedetlo come tto> 
Ibò iberàVigliófo» ed'il Nunéio Appoftolico ai^éi 
voluto wtLòitttt di (itefenia sì gran nimico . In« 

^ fctti 



2% Gì 

facci poteva iirù$ cti*egli fofle il primo ingegni^ 
della Francia, e forfè diE'iropa; e i libri più prò- 
ibndi e più erudici ufcivano dalie fue mani coli' 
UktOa. facilità, con cui altri li avrebbe fcor(i coli* 
occhio. liìfaticabile ne^li ilud), pa.rea , che avefle 
cento mani, mentre nelTiltcrtìo tempo Icriveva in- 
vincibilmente contro gliEterodoffì , iiluilraviaftru- 
fé queftioni delllfìoria Sicra, formava libri dipie-^ 
tà, di erudizione, e di difcipiina, e difendeva il 
Partito. Dal'e fue mani per quello Partito era ufci* 
to il farooio Libro intitolato la CògmitM dtl Già»* 
ftnifmo^ io cui provava, che tal' Ertfia era imma- 
ginaria, e molte altre profonde Scritture che ab- 
biamo iD buona parte raccolte in un volume fotta 
al titolo di Cmufa Arnaldinn ( x ) • lo non decide- 
rò del pefo dì tali Opere riguardanti Gianfenio » 
anzi aggiugnerò, che debbano leggerti confrontate 
colle prelezioni Teologiche, (2) dedicate già al 
Cardinale Fleury, ch*è il Libro il pii^ accurato tra 
gì' immenfi a|tri che gli fi concrapongono/, non pò* 
tendofi ponderar meglio il merito dei Libri, che 
colToppofìzione. Solo rifletterò, che gli fcrittt 
dell* Arnaldo anche inquefto argomento hanno pre- 
gio, s'egli è vero, che il dotto e gran Pontefice 
Benedetto XIV. ne abbia propo(]o unitamente eoa 
tutte le altre Opere di Arnaldo la riftampa. 

Quelìe caufe ed altre ancora mantenevano^ im- 
mortale l'odio tra i due Partiti, onde non avea- 
no fine le corte interpretazioni, i cavalli, e lo 

ac- 



— •• 



"* (x) Caufa Arnaldina, Tea Anionius ArnsUns 
a cenfura 1656. vindicatus • Leodici Eburònum 
1699. 8. ^ 

* ( a ) VràleBhnes ThéohgicA Di Gratta ad it/um 
Stminariorum èt^. Parlfìis 1748. Quello Libro fa 
creduto del Teurnel/^ perchè da lui d^edicato al 
Card, di Fleury, ma n*è Autore il Signor U ìdoiH 
taig^i Rettore del Coileggio di S. Sulpizio» 



Gì 31 

accu(e che formavano gli uni contro gli altri , e 
sbucciavano alla giornata infinite Scritture , Fogli» 
Stampe» Commedie, Romanzi, con xui fi mette- 
vioo fcambievoimente io difcredito e inderifione. 
Mi perchè dopo quella pace nacquero di gravi diL 
^pori .tra il Regno di Francia e la Corte di Ro. 
ma, onde in quel tempo fi teneva per tutta la 
Francia quafi Articolo di Fede la fallibilità dei 
Pontefici n^Ile cofe di fatto, i Gefuici come abili 

! guerrieri fi contennero in quel Regno con leggere 
caramuccie, onde tener vivo il partito, e traf- 
portaroQO alPimpenfata la guerra in Fiandra, do«- 
ve ì Dottori di Lovanio pacificamente fottofcri* 
vendo il Formolario, vivevano in pace. Si andò 
pertanto inveftigando con che intenzione , e con 
qaali difpo/iZioni di animo lo fottofcrivefl'ero > e 
perchè coli dovevano i Dottori condannar ié Pro» 
pofizloni nel /i»/o ovvio y fi trovò che potevano io» 
tendere, che il (ènfo ovvio delle PropoGzioni dan- 
nate, non fofTe il fenfo ovvio dei Libro di Gian* 
fenio. 11 Papa Innocenzo XII, forfè fianco dì tal 
querela, aveva dichiarato, che fé poi i Teologi 
volevano far equìvoci fu quefio fenfo ovvio, fé la 
vedeflero dinanzi a Dio, forchi U ChUfM non giù» 
dicM dello co/o occulto \ ma i Gefuiti aveano impe- 
gno ditraraluce l'occulto. (Quindi guerre diftam;^ 
pey condanna di PropoCztoni, accufe contro Vef- 
covi» Prediche, e Milfiooi fedizioiè turbarono a 
lungo non meno la Fiandra, che le Provincie di 
Olanda in cui vi erano numerofi Cattolici! onde 
ne derivò fcandalo negli EterodoflI, e maggior alie* 
nazione dall* unione Cattolica; o loScifma prodot- 
to per tal cagione dura pur oggidì. 

Ma intanto era entrato Luigi XIV. in determi- 
nata maffìma di volere render uniforme la Gre* 
denza nel iìio Regno j e ficcome gli era fiato 
fatto credere che tutti gli Ugonotti ofoflfero ufci- 
ti dai. Regno, o convertiti ; così gli fu pure rap- 
preifentiito , che i nimìci de* Gefuici fodero Ere. 
tici' Gianfènifti , e che fo(Te pur agevole di fgom- 
Ware il Regno da tale infezione* 1 Gefuiti aye- 
Tomo flì, . C vano 



Vano ufata varj ftratagemmi e diverfc arti minori 
di guerra per tutto il Secolo XV, E tralT altre 
ebbero per aflai fpiritofo il Gatteggiò introdotto da 
Un /oro GeAiita^ (intofì Antonio Artìaldo^ con al- 
cuni Teologi di t)ovai 9 i quali ìafciandofi (edurre 
da lettera in lettera Tempre più ^ fi fj^iegatono iti 
inodo) o^nd^efìer creduti G<anfeniili (i)) é( pofcia 
a.ccufatilal Re còlla teflitnòtìianza delle lóto let^ 
terèj recarono puniti. Della quale ìtnpottìitsL i e 
della torta efpofizione delle fuet>otrriiiei de fece 
PArrtaldo alte querele (2). Rifcaldati pertanto 
nuovamente gli animi » e deteriiiiriata la volohci 
del vecchio Ré ad zbbvàtht la t{uet6la dei Gefùi* 
ti, noli mancarono alcupi punti fiflìi ptt cUi (e* 
gtegare i Partiti , e (iniCi ton Una teflfelra tnilitaré 
codtradiftingtiere ogni perfóta^ 

kottUrd della Tseé i cife form^ U ttfx,n tpotà d$t 
GianleHìfmó in "Bt ancia fmo al M,egn<^ di Luige XK 

'bue intonò i Capi pet 1 ^dali rifof fé là funefti 
divìfione in Frància dopo la pace^ ti pHriio ,^fi fu 
tidCafo di Cofcleii^a pròpòAo ai Dottóri delUSor-i 
bona ii xxìttió ignota^ che 4 credette degli artifi« 
ftiofiCefuiti, benché altri Ìof cfedeflTeró dMualthe 
Ugonotto occultò i ó Gianfeiiifta ancora (3)9 Hi 
cui fi chiedeva I fé uri GónfelTore pùttfft jiflblvercf 

un 

* 

lÉf i l a I r' ii H II ■Jh Un . i i M i i^r n, à I^^ ^ l^^if 

* (i) Vid, Kncrctìens de Monf. l'Abbè * * ^ 
Ali fujee des AfFaires pi'efeiites par tappor t à la 
Religion fiamf aio fénM data di iutigé ijf4cr« Éhcr^ 
ti. ptó «s|. efegg- ; , . ' 

* (1) Pkinte de M, Arnaul a U. V Eqtie ^* 
Arrasf — nui Peres Jefuìtet — a M. l'Evequea 
f^ince de Licge &c. 

* (J) Il S. La Montàiffii ifitìk 'PttUtiQtA c\t^ 

Ca 



r\ 



^ GÌ ^ 35 

nìi Penitente j che cond^nafTe le Propofiziodi in 
ogoi fenfo condannato dalla Cbiefa; ma. circa il 
Farro) fi contenefle in una fómmiflìone di filenzic) 
e di rifpettb. Quaranta Dottori dellaSorboha <fé^ 
tiferò» che dovelTe Un tal penitente àfTolverfi ( x ) » 
e quetta deciCooé niilla aveva di nuovo i poiché 
èra (lata la bafe stélla pace^ che fiera ne* diie Par- 
titi (laBilità; il fecondò fu la cptidàrinà di unta- 
biro di Pafcale .Quefi)èllo intitolato il, kuM TÌ^ 
fameniò con dellt Kijlefpo'ni Uoràli te» Quello Li* 
bro ei-a (lato cotn^fto è t^ubblicàto dail* Autore 
lÌD dalTànnò xiyi: (i)\ e poi di mano in ihand 
iccrefciutoì era fiatò 1* oggetto di tholte difpute; 
ifolci Vefcovi ) 'è Dottori . né àvéi;anb approvate} 
hrie edizioni ; e molti Vefcovi e Dottori aveva^ 
ilo creduto di fcìioprirvi (tegli errori : Le perfe^ 
);uzìoni» cnè àvea fólferto il Quefòellòj per le 
; qdàli èra decantato tfài fuoi partitanti <]uafi lin* 
Utvo Paolo Appòftòlo ; mentr*éra trattato dai fuoi 
Wverlàr] quale olii nato eretico. (3) } rendeyanii 
\ fìÌL fi^pfo il Libro. Dopò lo ftudio pertanto di 
i thòltiflìmi Teologi ) affine di éfaminàrrié tutte le 
. Pfòpofizioni , onde non dàr.prefa.ad alcìina.coti* 
I 3àdna> ufcirono aùtnentate le à^ifleflioni in Parigi 
ih tem{iÒ eh* èra m;lggìoré il. fermentò degli fpiri- 

Ci ti, 

f~» p» -■ .... , . . . ■ -t . • • ■ I , ' . . .^ . 

fc——M>— —«——»■ I ■ ■ I— ^— ■— ^»^A— Mf^W^i^— — — — <1 

.1 

- ^ • . '."■#•% 

ca la Grazi? pag; 226. dice^ che il cafo ufèì dair 
officina deiiSianfeniOi. Dopo tante diligenze pra*' 
iicate io vand/pér ifcopririie r Autore ) >ra nè-S 
céflario» eh* egli prodAceìTé i fondanieriti della fui 
C^rteÈza • . , ^ , 

♦ ii) Anno i702v . 
1^ (i)- fi^fA''^* Apolog. pag. 19. 20; Hiftoir: 
Reflex. Mor. p. r: pag. 5.' 

r, * .( i> Vedi, contro. Qu^fnélfo il Libro intitolato 
CmÙ/m ^SJig/nèiliand i five motivùm jnris fro Profuréif^ 
f«r> Curia ÉclcUfiMfiicÀ Mechlmiehfis ASùn e$ntrà 'j^\ 
tiJTcMfiuà §iuifnèl eh. Briixelle^ r705^-^Vedl ^U^ 
'è iHà Apologie di Qiiefpèb 



N 



.3« H G 1 

ti, cioè raono 1^9^.; ma d'allora iaCotte pii af-» 
pra la guerra | condannandofi d*alcuai , e dalla 
eh iefa Romana^ Tanno 171 x, e da altri difenden* 
doC iì Libro* Per quanto ilQufcfoello fcriveffe al 
Santo t^adre, fuppticandofo di efporgtl le propofi» 
sioni fofpette, affine cfi*egli poteife giuftificarle 
o condannarle , veggéndou tuttavia io RooDa la 
ckcoftanza favorevole, due anni dopo la generica 
condanna del Libro, fi fpeci£careno le xoi. Pro> 

J^ofizìonì , che fi credettero degne di cenfura, neU 
a famofa Bolla di Clemente X( , detta tfnigtnitui 
^e. Quello fu l'apice dei iurori de'due Partiti* 
L'autorità dt\ Re ^i Francia, affecondato da buo« 
na parte dei Vefcovi della Nazione, com'era do« 
vere, volea che pienansente fi accettafTe la Bolla ^ 
ed, i Pontifizj Diritta non ebbero in alcun tempc^ 
più efficaci loftenitoritf tfna unione di circodanzé 
£icea y che un Partito fi credelTe autorizzato act 
accettarla con modificazioni, e craufule* Il Car« 
dina! di NoaiHes Arcivefcovo di Parigi 5 ^d il fa« 
moto Boffuet, avevano diligentemente efaminata T 
Opera; l'Autore ancor vivente prote(la|va di effe* 
re aggravato nella imputazione di alcune traile 
Propofiziont condannate; il Parlamento credeva di 
trovarvi, traile dannate Propofiziòni , alcune che 
non convenifTero colle Leggi del Regno 1 i Dotto** 
ri della Sorbona erano in buona parte reftii ; fuppo«* 
iieodo ài poter fcufare qualche Propofiziotte. Iiì 
tali circodanze,' fulminaiido per una parte la vo-« 
lootà 'd^l Re, refillend^o dall'altra con quajeb^ 
tergiverfazione l'autorità deli' Arcivefcovo di Pa-» 
rigi 9 era empita non foto la Francia, ttia l'Èuro'^ 
pa di Scritti, di Libèlli, e di fortilfiqt Trattati,^ 
i quali, paflato l'atroce furore cfi quel fermèdtòi 
dovevano produrre gli effetti appUiito^ che veggia- 
ino di prefente< I Gefuiti la Chaiffe , e tellief 
floBfeflori fucceifiyi del Re Luigi ^IV, veggeii* 
dofi difpotici deli' Autorità £cclefia(li'ca e Teippo«. 
vale, non ferbarono inifura. Si fcacciarono iDot* 
tori darHa Sorbona , fi empirono le prigioni dei pi& 
li oppoiitori. I ba9di|, e leioiilacce nonbadao* 

doi 



GÌ 37 

^o,G formarono dei raggiri, «no dei quali diret« 
to al Vefcovo di Clermont) eflendofi manifeftaco» 
re/e aflai fofpecta la difefa dei/a Pontificia BoIU 
ifl mano dei "Gefuiti. Finalmente il Re Luigi era 
per coronare in trionfo del partito col portarfi a 
far regìftrare la condaona dell* Arcivefcovo diPa. 
rigi e degli altri del Tuo fentimento» ed il Parla* 
mento non avrebbe in modo alcuno ofato di op« 
porG , quando morì il Re Luigi XIV > e fubentròf 
nel/a minorità del fucceflbre > il Reggente Duca 
d'Orteans al governo, 

Neil* anno qaindicefimo di quello Secolo can- 
giò per tanto afpetto il Fanatifmo. imperciocché 
il Duca. Reggeìtite > lafciando la libertà ai Gian» 
fenifti di rifar/i 4elle moleftie ricevute 9 fi videro 
reftituire con ufura tutte le veiTaziciii) che ave» 
vano ricevuto. Tutti i Gefuiti della Diocefe di 
^ Parigi refiarono igfpefi dair amminiftrazione dei 
; Sacramenti; ed il P>4reHier, ch*era ftato il ti- 
i ranno delle cofcienze della Francia , fu difcac» 
t dato in modoy^be di Diocefe in Diocefe dovette 
i cercarfi un rifugio.\LarBòna7 ch'era (lata il pre- 
* teii^ del zelo del partiC^ Molinifta , fu 1* oggetto 
; dei rifentimenti di tutti quelli, che fi credettero 
oppreflì. In quella circoflanza fi vide, quanto pò* 
! chi s* intereflino nella foftanza delle QueQioni 
Biommatiche, e coirle quelle fiano un pretefto per 
accendere il Fanatifmo e Io fpirito di partito • 
Poiché molti Vefcovi, ed Uriiverfiti fi dichiara» 
?aoo apertamente di non avena accettata, o ac* 
' oettataia per forza, con mentali reftrizioni, e in 
apparenza. QueAa univerfale foUevazione produf* 
ie fubito la Clafle di Fanatici , che vanno agli 
eftremi. Gli Anti-CoAituziooifii tentarono di ab* 
bruCciare i Coileg) del Gefuiti, e fparfero ima 
nuvola di libelli contro il Sommo Pontefice, ed i 
Gefuiti dair altra parte predicavano dai Pulpiti » 
e fpargevano egual* numero di libelli contro il Go- 
verno . 

Il Nunzio Appoftolico Bentivogjio fi querelava 
col ofuca Reggente di tali novità ; ed il Duca 
■ 7. ./ g 3 lit 



flfppadfsva ^ cfc- èrano cffetca 4^11a viojcnf^ f^rai^ 
^9ta negli ultimi a^ni^i^ de( goyè^ao fpira^Q • Ul^n* 
^efice Clemente X[. iqt^ncQ^ ^[ quale fi facevi^ 
credere» ^he (i pote(Iei:Q ancp^a ^(pugnare colia 
forza (e pppQ(i^ÌQni ^ ^he Incontrava U Bolla, e 
^he dair altra ps^rte iiyendq imiprefTqil n^otq a tut* 
(e (e ^olle del fiSem;^ fuo riguardo alla Francia > 
jpbn pqteV^ pront^tn.espte frattenerio continuando 
lieirincaminato pìino^ PQiì voile approvare (Ve-, 
(covi ^ ch'èfano noniiinatì 4a{ Cardinal di ^{oaiI« 
|e< coinè CJapq del Tribi:|na]e ^j ^pfcienza , eret-. 
$p da^ Pqca Reggente^ e fece ardere cpp folen. 
ipita e ftrepitof4 pompa in Roma gU Egitti i Ar. 
:refti? e Scritti dej Vefcovi e po^tori, che fi op^ 
ponevano alla Col'a. QueQo afpro rimedio ad una 
piaga cotanto Ìangqii\pT^ fini di dif^rqggere i ri. 
guardi, che alcuni ferl^ayano per la ^ant:^ Sede ^ 
pnde quattro Vefcovi pii\ d^gli altri arj^nci , coq 
grande pubblicità andarono unicamente a^ Parla- 
rle p to' a no(#re protesa di appellasipne dal Papa 
stlf futuro (xeneralé Concilio, Vn tal efempio fu da 
^nlfinìtiì^ltri, VeTcpvij Connmqnit^], Dottori /Pre^. 
fi,' e Frati feguitp (i), ed era il Regno di Pran- 
^ià fui punto di uno Scifma violento j quando ^om 
^pfìpéndo egualmente ti^te le parti |a oeceflicà di 
teippefa^l^ fi troncarono 4* improvvifo tut^ \^ 
0ueftloni (^he ppfTopo feuipre ripullu^re fotto. di- 
ferfp ^fp^to, e diyeriiire infinite. Il Pontefice A 
fontentèf dell* acccttazione d'ella ÈpìUx fenza più 
^fltdaglìare minutamente il cuore di qi^ei, clie 1* 
accentavano ; il Duca j^eggenté proibì feverameQ. 
fé tuiti i libri, ed altre pubbliche dimo.(lra?iòn| 
IQ(litii|ite per irfi^are gli fpiriti ; ^d il Cardinale 
d\ ^c^iiles fi umiliò, al Pontefice rifppndendo al 
tuo BrevCl,' a cui non aveva yoltito per innanzi 
formar fifppfta. Quella lettera e(pone al Santo Pa^ 
" ' * ' " ' '" dr# ' 



^ (i) KfWiFRecueU de diverfesPleces, touchant 
Confuta Untginltus. 



/ 



( 



Gì Z9 

itt 1 veri motivi I clie attìszavaao il fanatifmo in 
?raBcia9 e che furono da noi premefli nel princi* 
pio dì quello Articolo. „ Cii>j che ci affligge i 
iifcrive il Cardinale, è, che fi trovano tra noi 
Il dei Teologi , i quali pia attenti ai loro interef« 
M fi particolari che a quelli della Santa Sede, e 
,1 moffi pia dal far valere le loro opinioni che dal 
I, foftenere U gloria della Cbiefa, hanno fatto qua« 
I, fi li me^lefimi abufi (che iGianfenìfti) della Co* 
n ftituzione di V. S« Quelli Teologi hanno avuto 
n l'ardire di fpacciare' fotto il nome venerando 
)) della Santa Sede degli ecceifi fui Pomma e fuU 
n la Morale e Difcipliua, contro i quali i Sommi 
s, PoQtefici hanno moUe voice fatto fpiqcare la 
„ loro indigna^joae. 

„ Hanno pubblicato nelle Tefi, negli Scritti, • 
„ ne* Libri) che tuttavia fono nelle mani di tutti 3^ 
u cheV. Sentiti aveva condannato, fopra iella Pre» 
i, deftinazione gratuita e fopra U Grafia efiipace 
,) per fé medefima la Dottrina^ foftenuta sì folen- 
i) nemente di tanti Secoii, delii Difcepolì di S« 
)9 AgoHtino e della dotta Scuola di S. Tommafo, 
i, ed hanno ptefo il preteflio della qenfura di V^ 
,) Santità pet uguagliare e confondere le due aU 
I, leame — hanno avuto l'ardire di foAenere, chp 
Il V.S.avea decif<^9 efFere U foto timore delle pe^ 
„ ne dell'Inferno, (ufficiente a mutar il cuore del 
p peccatore, e ad ottenere la fua giuftificaziooe 
„ ne-1 Sacramento della Penitenza, fenza il meno- 
tt nOLo principio d'amor dj Dio, come forgiate d^ 
^ ogni ^iuftijia, e ch'cfige il Coocilio di Trento 
.,, per la riconcilia9:ione nel Sagramento del But* 
.„ tefimo; Hanna fpar fo <;ij::ca (a fcomui^ica de*priii^ 
.is cipi co^l falfi di lor Qatura» quanto contrajrj.iU 
i> le decifioni di pjui Pi^pì » capaci ad irritare le 
„^ Potenze SecoUri ed a^ turbare la quiete di tutti 
j(,^ gli. Stati* Fio^ittiente non ha ona. cercato, ch^ di 
„ immergere laChiefa, in nuovi difturbi'coiriag.u 
,, tate delle Queftioni di fatto -^ — — Queftioni 
I, ugualmente inutili e peticolofe, e fopra dell^ 
1:1 quali tutti quelli, che amano la pace, defide-. 

C 4 n ra* 



40 Gì 

,, rano ^ircfencemente , che s'imponga un'etèrno 
jy (ilenzio ec. „ ( 1 ) . 

Accordaci pertanto iCapì fi calmò agevolmente 
la pericolofà tempefta, e pofe fuggello alla quiete 
il Re Luigi XV. con Aio Editto dei 7, Ottobre 
17x7, nei quale confermando gli Editti dei Re 
Luigi XIV. relativi alla condanna degli erro'ri t 
imponrvM> fr$vifional menti un filenzh genermU ed af^ 
folut9 i» quefi^ mMteriM , e vietnifii V ufo di quMlun^ 
qué frrfi ingiurìofn ec. 

$. V. 

D#/ Silinzh impefio siPà^ruffi fine àW §ffulfione dei 

Qtfuitì doliti JFrancis, 

Seaveflefò gli fpiriti rifcaldati ubbidito alle pru* 
denti determinazioni del giovanetto Monarca, fa- 
rebbe riforta la tranquillità nella Francia. E que« 
fia parea che tanto più doveffe fuccedere , quanto 
che la novità delle cofe, la proflìma mancanza del 
Santo Pontefice Clemente XI di animo infleffibile, 
e la mira dei SuccefTori Innocenzo XIII ) Benedet- 
to XIII, Clemente XII, e Benedetto XIV, per- 
fettamente uniforme alle mire del Re Luigi cod 
piravaoo ali* ifteflo oggetto. Tutti accettavano fo- 
ftanzialmente la Bolla; ed il Re Litigi avea nel* 
la fua Dichiarazione attedaTo^ che tutti i Prela- 
ti del Regno gli avevano dichiarato concorde- 
mente , c&i fra di lero non vi era diferenx^a di 
(entimeuto in €sh ^ che s* appartiene alla Fede» Ma 
v'erano due 'partiti, e ognuno voleva vedere di- 
flrutto r altro, né per tal pace fi poteva. Co- 
minciarono pertanto ad accufarfi fcamhiévolmen- 
te, e la bafe della queAione era fempre la fatai 
diftin2Ìone di diritto e di fatto, benché fotto di., 
verfi afpetti rapprefentata. I congrarj de*Gefuiti 

e del 



* ( I ) 1717. 



\ 



>l 



G I 41 

t dd loro partito rimproverayano loro di aver cai« 
tato invano di abbatterli ed efterminar li, che non 
ar«faoo potuto ottenere» cbe la BolU diveoilTc 
Legge Fondamentale del Regn9> e cbe non ave» 
raiio potuto erpiignarli nel lororifpettofbfiieozio» 
oel quale fi erano trincierati. (GefuJtirapprefen. 
landò come pernìziofo queflfo Partito» fàcilmente 
ottenevano varie deciConi del Re» deirAfTemble» 
iel Clero, dei Concili Provinciali e dei Pontefici; 
Delle quali fi confermava 1* autorità della Bolla; 
na non concorrendo né l'Autorità Regia» né la 
Pontifizia nelle più minute controverfìe» che ave* 
Tano dato lo fpettacolo di tanto furore in Fran* 
eia , non potevano venire ad una nuova battaglia 
campa/e» come bramavano. In tal. mezzo i fanatu 
ci dei due Partiti fcaramucciavano, e tali (cara- 
muccie avevano alle volte i'afpetto di battaglia • 
Attaccavano i Gefuiti con mille piccioli Scritti a 
portata dei volgo gli Eròi del Gianfenifmo » e ì 
fanatici Gianfenifti li facevano divenir Santi ed 
operar Miracoli • Si vide in cotal picciola guerra 
ancora quel che pocefle fugli animi il fanatifmo, 
poiché ìaiì MagiftratO) che doveva eHere illumina- 
to» raccolfe in un libro i miracoli cbe credeva aver 
veduti nei Convulfionar) » e per prova della Santi- 
tà immaginaria del Paris, lo preientò al Re. Que» 
ile cofe fervivano meravigliofamente ai Gefuiti di 
pretefto per attaccar tutto il Partito contrario» e 
per maggiormente attizzare il fuoco inlìnuavano 
ai Parrochi ed ai Vefcovi di negare ai moribondi 
del partito contrario i Sacramenti » come a pubbli- 
ci peccatori. 

Quefto tentativo in punto così delicato accen- 
deva di già le fiamme di un nuovo tumulto f 
qoa^ndo 1' immortale Pontefice Benedetto XIV » 
colla prudenza e integrità <iel fuo animo pacifi- 
co 9 diede quella famofa dichiarazione » che fu 
Tefiinzione primaria della inveterata difcordia • 
Aveva egli veduto come i Pontefici » che ^ fover- 
chiamente fi abbandonaflero a Teologi fanatici » 
potevano colla precipito(à condanna di qualche 

Li- 



À% Gì 

l^ibro accencterè gnn fuoco » principalmente iniìnit' 
Masione tanto vivace » qual è la Francefe; e fic« 
come egli era uomo affai ciotto ^ qè punto maneg- 
giato dalle arti dei Gefui ti, ^vea ftabili(o, cheo^el- 
h proibizione dei H^ti fidovefreroafcolur gliAuv 
tori> e caritatevqlm^qte interpretarli. Quello Re- 
jgòlamento» che punto non piaceva ai Gerutci^ fi| 
Sèguito d^ uno pi^ forte, ftante ilfuo famofo Bre<*<^ 
▼e> in eui Infe^nava aiVcfcoyi delta Francia, ch^ 
guanto era venerabile e di fonema autogiri nella 
(Chiefa ^ Bolla Xlnìgenitus , altrettanto con Carità^ 
Criftian^' dove^ temperarfi il fofp^tto circs^ i Re« 
frat^rj, cofi^cbè a quelli, che non erano pubblici 
e notorj fiella ^ift^hhidien^a , premevi i falutari av^ 
yifi, fi dove0ero amminiftrare i Sacramenti. 

<>]e(la pichiara^ione quafi \in colpa di fulmine; 
avvilì quel Partito, che fotto, il manto di foftene-k 
rè le Pontifizie Dècifioni volev^t battaglie e guer^ 
|ra« Invano tentarono iCìefuiti di adunar fanatici i| 
dichiarandQjt che il Pontefice Benedetto foflfe ca« 
duto neirerefi^ di Gianfenio;^ poiché quelli, che 
parevavQ più n^e^pici degli Or^i^^pli Pontifici» P«r« 
che combattevano i Geiuiti nafcqfli dietro l'orna 
bra dei Rom^a^ni Pontefici , fi videro di repente caU 
nia^i» deridere i vani sforzi di quella Società ^ 
/Qiialche Vef^ovo affezjanato. ^Ue lora maOTime ^ 
qualche Parroco laro dipendente faceva «ancora trat« 
to tratto delle picqiole pjcov^». n\a le ^ofe $*in.cvi 
minavano di già alla quiete, 

E quello fu il tempo, appunto ,, in cui. il ParU«» 
inento di Parigi, che 4a duecent^nni ti avev^ 
^onAderati per il mantice dèlie difcordie della Fran- 
cia,^ teneva fopr^^ di lojto fenotpre U mii», coU 
(e opportuni'$mo per difcacciarli* Il ìpra' fanatif. 
ino j^ che nel Regno, di Portogallo. U aveva (pinti 
ad e^ceflS, i*\\t per loroi pena furoyDafcopjMrti, ii^. 
iSan^mò contro di loro tutto il Regno ^ì Francia^ 
La difpofizioii^e degU fpiriti refe pii\ agevole al. 
^rlamentO'il fopprimerli in vifta delle (oro. Co* 
^ituzioni repugnaati al bjuon governo del (^egno;^ 
- 1^ loro foppreffione ia Francia ha dopo quel ^\% 



|è%9ÌQ^ 'che iun per qualche tempo i poiché (a ì\ 
(Qir tenapenorp , reftituiica la calma. IFrancefi ri* 
* (TOBofconp generaltpence e venerano la decifìone 
^aatoricà dellaChiefa) non (\ oìqtìq cjuafi più né 
&nati^i che guarifcano dalie malattie per 1* Inter* 
ce(fione de} vecchi GianfepiAi) ni fanatici, che 
aieghino i Sjicpmenti col preteso, di un fijenziQ 
rirpeccofo: ed efleaijo ceflato il puntiglio, la vio* 
lensa, ed il partito , fi conofce eflere il Gianfe» 
|iiimo una chimera , 

Gli autori che ha^nnQ trattato di queflo argo» 
fnento fono fenza qumèro, ed è difficile ^ che fi 
poflT^ trovarne un fqlo degno di piena fede in tut. 
le le cofe. PQfTonp legge^fi le ìftorie fcritte fu V 
epoche principali ; dejle iinqui fropofix^icmy p^lls 
^My J>il c^fo di CpfcUnzn ^ DìÌIm; Bolls eCo così 
pare de; yarj ^oogréfli dei Vefcovi, unitamente 
(;olle Scritture^ che in quelle circoftanj^e furonc^ 

I prodotte prò e contri . * 

I GILBERTO PQRRETANQ nacque nell*undi. 

i ^efimo Secolo iq Poitiers. In quel tempo leScuo- 
]e di Filpfofia e di Teologia s'eri^no moltiplicate 
\n Occidente! e^ erano fiati ' portati in Francia; 
\ Libri 4i fi^^f^oitìej \ Cotpn^enti di Averne fo. 
pra Arif^otele, (e Interpretazioni diPorfiriQ, e le 
(Categorie attribuite a S. Agofiino (i). La Logi* 
fa, a cui riducevafi quafi tutta la Filofofias poi| 
fra altr()) fé non che Tafte à'\ (compartire gli og* 
Inetti in ^erte elafi! , di attribuir loro certi no- 
mi, di(lingqere le diverfe qualità degli oggetti, ^ 
rilevare le loro differenze, o le relazioni. Tutta 
la Filosofia cpnfifteva nel trattare del{a Soflanza ^ 
^ella Qualità, itegli Attributi e confimili a(lrazio- 
{II ^ z ) . Quefto (ne(odp pafsò nelle Scuole di Teo* 



(i) pu Ckifnt'^cxvà. 17. p?^g, 259. ir^S^» An- 
na!. Benedi^. Li b, 71? pag. 83. Hiftoir. lit.^dc 
France Tom. IX. pag, 45- > xtio. 
' \%) Wfi^ fJtf, Tom. yiL pag, 130. 



44 Gì j^ 

logio » 6 fi trattarono diverfi punti geologici 
colle regole della Dialettica. 

I Teologi dei Secoli anteriori non frcrivevano 
filile verità Teologiche , fé non quando obbligava 
a fcrivere il bifogno di difendere la verità; ma do* 
pecche fu introdotta nelle Scuole di Teoloi^ia la 
Dialettica» fi trattarono diverfi argomenti Teolo* 
gici per proprio piacere e per genio; e fi videud 
ciré una gran moltitudine di Trattati Teologici* 
Gilberto Porretano fegul il gufio del fuo Secolo # 
Egli era molto intento allo (ludio della Filofofia» 
ed aveva dipoi fiudiata la Teologia, anzi aveva 
compofie molte Opere Teologiche, ed aveva trat« ^ 
tati i Dommi della Religione fui metodo dei Lo* 
gici. CosU P<^r efempio, parlando della Trinità » 
aveva efaminato la Natura delle Perfone divine, i 
loro Attributi, le loro proprietà; aveva efamina- 
to qual differenza vi (ìa tra Teflenza delle Perfo- 
ne e le loro proprietà , tra la Natura Divina é 
Dio, tra la Natura Divina e gli Attributi di Dio < 
Siccome tutti quefti oggetti avevano delle defini- 
zioni diverfe« così Gilberto Porretano giudicò , 
dhe tutti queftiJoggctti foflero differenti; che V 
cflenza o la Natura di Dio, la fua Divinità, la fua 
Sapienza, la fua Bontà, la fua Grandezza non fof. 
fero Dio, ma la forma per cui è Dio. 

Suefio , p9r quanto mi iembra , è il genuino 
) di Gilberto; e quindi è, eh* egli riguardava 
gli Attributi dj^ Dio e della Divinità, come for« 
me differenti, e Dio , o I* Effe re fommamente 
perfetto, come la collazione delle Forme; ed in 
ciò conGfteva Terrore fuo fondamentale, dal qua. 
le avea conclufo, che le proprietà delle Perfone 
Divine non foffero le Perfone ifteffe, e che IaNa« 
tura Divina non fi foffe incarnata • Egli confer- 
vò tali principi quatdo fu eletto Vefcovo di Poi- 
tiers j e li fpiegò in un Sermone , che fece al fuo 
Clero • ^1 

Arnaldo e Calon <Iue fuoi Arcidiaconi Io accu-^ 
farono al Pontefice Eugenio Terzo , il qual era al. 
lora a Siena fui punto di paffare in Francia i e 

quan- 






\ 



Q I ^ 45 

tfXitììk^ vi gitirife, efaminò 1* accula 9 che gli en 
ftati prefent^ta contro il Vefco?odiPoiciers. Que- 
fio Prelato fu chiamato ad un'Aflemblea, che fi 
tenne in Parigi l'anno iX47> ^ Poi al Concilio di 
Rfaeìms cenutofi l'anno appreflb^ ed in cui fu con- 
dannata l'opinione di Gilberto Porretanp, che ri« 
trattò i Tuoi errori > e fi conciliò finceramente col 
£10 Arcidiacono. Alcuni tra i funi Difcepolì fi 
ollinarono nella k>ro opinione» ma non formarono 
un partito* Pertòcchè ecco un Filofofoi il quale 
coofelTa fincerafnènte di eflerfi ingannato^ né ìFi- 
lofoff fuoi difcepolì formarono una Setta ribelle e 
fa2rofa; e lo Qeflo avvenne di Abaelardo nello fteC* 
lo Secolo, (i) 

L'errore di Gilberto Porretaoo ftruggeva, co- 
me fi itede, In femplicfti di Dio; e da una tale 
cpn(eguen2a prendeva S* Bernardo motivo di con»- 
kattcrne i principi • Pare che quel Véfcovo fup* 
t>one(re, che la foftanza di Dio non avefie per fé- 
ftefla gli Attributi o le proprietà che fanno la Di- 
vinità > ma che la collezione di tali Attributi» che 
formavano la Divinità fofTe una fpezie di forma 
che fi unifiTe alla foAanzt Divina » oppure » che 
non le fb/Ièro eiTenziali. Perlocchèi fecondo Gil- 
berto, l'Ente Supremo, o fia l'Ente da fé non 
era ellenzialmeinte faggio, eterno, buono ec« per- 
cbè òon racchiudeva nella fua idea la collezione 
degli Attributi, che formavano la Divinità. L« 
Softanza dell'Ente necefC^rio non eraDio, fc non 
perdiè la collezione' degli Attributi era unita alfa 
Softanza. 

Noi crediamo dunque , chie non fi debba ' con*^ 
fondere Topioione degli Scotifticoirerrore di Gii* 

bcrto 

wi i> > ■ I tti 11 li fr<ì ii| l t i ii f I »^ ^tÉmmi^mml^'i^iifÈmfjt^Jmftammitm^mmtmm 



i 



(r) Vedete intorno. Gilberto PoìVetaiió il Pit^t^ 
^iù t)ogm. Theòl. Tom. I. Lib^ '2. cip^tiD* Argeftr^ 
ir} Còllea. JaH. Duptn Sieclè Xlì. cap. », Natiti. 
Al^^ Hift^ Ecclef. Saec, XII. Art. 9. 



4< G 1 

COSI H Sh^Iòk ricerca quel/o che coftituifca V^ 
kait è guniti numerica della foftaosa^ e ficco^ 
jne egli )^iftingue due fpesie di fodanze, cosi rk 
conoice me (pesie di ubiti. L'unica negli fplr^ 
ti creati) cioè l' unità numerica , la quale fa che 
uno fpirico fia diftinto da tutti gli altri fpiriti , 
fton è fecondo lui , che la percezione e cognizio^. 
aie che ogni fpirito ha di fefteflo, dei fuoi penfie- 
ti 9 dei fuoi raziocin) ed affezioni ( o la cofcie»» 
M )• Uno fpirico che folo ha cognizione di quello 
che ar tiene dentro di lui fteflb, è al di fuori da 
tutti gli altri fpiritidiftinto;. e gli altri, ch*egual. 
mente foli conofcono i propr) penGeri fono diftiiK 
ti da quello* 

Supponiamo intanto I dice il Sig, Sherloki che 
tre fpiriti creati fiano talmente ungiti, che ogniiK 
no di etìi conofca con egual chiarezza le aftezioni 
degli altri due, con quanta couofce i propri; egli 
è certo, profiegue il Sberlok, che quede Perfone 
ne farebbero numericamente una fola, perchè han- 
no tra di loro lo fteflo principio di unità che fi 
trova in ciafcbeduua prefa feparatamente , e pri. 
tna dell'unione. Cosi, fiegu'egli a dire, fi deve 
fpiegare la Trinità: poiché Iddio (o fia laSpirieo 
iipfinitOy e non già un Corpo infinitamente eftefo) 
nbn ha unità di parti, perchè msm ha parti. Così 
le tre Perfone della Trinità fi conafcono recipro-> 
camente tutte tre^ come ognua^aconofce» e tutte 
tre non fanno che una fola cofa numerica , o fia 
Tunità numerica, nel modo ifteffo, che le facoltà 
della iiofir* anima formano una foftanza numerica^ 
mente una. Per tal mezzo Tunità; che negli fpi« 
riti creati non è che morale, divien eflenziale nel* 
le tre Perfooe che fono tanto erettamente unite 
tra di loro, quanto^Tuomo è unito a fefteflo, e 
non come un* uomo Munito ad un'altr*uomo. — - Lo 
Sherl^ conferma la fua conghiectura colie paro- 
le di Gefncrifto in San Giovanni: io foao nel mi9 
fMdr4 , « mio Bsdryi in me. Poiché, die' egli , 
cònvien prendere>^ parole di Gefucrifto nel loro 
fedfo proprio e naturale , o io Un Ttxìf^ me tafo« 

rico; 



Gì 49 

tko. Noo fi pub io fenfo metaforico >, mentre la 
mecÀra fuppone eflenzialmeote lafimilitudineche 
G trava era cofe naturali realmente efifteoti o po(^ 
ttiiii e non Q può dire, che un'efpreflllonefia nnìi 
loetalbra) quando non vi (ìa, né vi pofla efTereia 
aatara cos* alcuna di Amile a quella 9 di cui Tef* 
predìone dà l'idea» 

Ma ODO vi è cofa io natura, che da io un* altra, 
ili modo che quell'altra fia nella prima. Poiché fé 
aa'Ence fofl'e in un* altro, farebbe contenuto da 

Siefto, e per coofeguenza farebbe più picciolo; e 
rebbe più grande, quando concenelte l'alerò, loc» 
cbè è contradittorio . Dunque convien prenderete 
parole di Gefucrifto in un fenfo proprio. Ma non 
t'è> che una fola fpezie di mutua unione com- 
pren/iva, cioè la cognizicnecheogni Eflere ha deJI* 
litro; fé il Figliuolo, dice lo Sberlok, ha cognim 
alone di tutto quello eh' è nel Padre, della fua 
volontà, del fuo amore ec. come l'ha delta fua 
I propria volontà e del fuo amore, in tal ca(b con- 
j tiene il Padre, ed il Padre è tutto intero in luì, 
: perchè conofce che ha quello ch*è nel Padre. Lo 
(teflTo dir fi debbe di ogni Perfona della Trinità 
riguardo alle altre (i). 

Fu riconofciuta quefta Ippotcfi come un vero Tri- 
tejfmo, e fu attaccata dai Teologi Inglefi. Poiché 
è facile di vedere. 

. 1. Che quefta IppoteC è un vero Triteifmo , e 
che iuppone effettivamente tre foftaiuse oeceftTarie, 
eterne, increate, locché è afTurdo. 

il. £' falfo, che la cognizione perfetta , che 
una ibftanza fpirituale ha dell'altra, non faccia 
di quefte due foftanze che una fola foftanza nu« 
merica : poiché iddio non farebbe allora efferti* 
vamenre diftioto dalle anime umane , locché è af- 
furdo. 

Tomo'm. D ni. Lo 



(i) Juftificatioa de la Dodrina de laTrinitè. 



je GÌ 

in» Lo Sherlok fuppone che dae fòftaoze (pitU ì 
tuaJi poflano avere la ftefla cofcienza. Ma è noà 
formale contraddiìiione il Tupporre U (letla cofcien- 
za numerica in tnolce foftanise; "* e che Te il Pa- 
dre , il Figliuolo è lu Spiricoflanto non hatìbo che 
una cofcieoza numerica , Cano tré perfone in Una 
loia e medefima foftanza » 

IV. L*unicà della foftanza è Cale lielk Divinità» , 
che fi unifce tuttavia colla diftinzione delle Per- \ 
fone. Or nell'ippotefi del Sherlok, kìOn vi farebbe -^ 
realmente alcuna diftinziòne tra le Perfone Diti* , 
ne, e fi caderebbe nel Sabellianifmo, né ammei^ f. 
térebbefi, che unadiftinzionedi nome, poiché qua* jj 
lunque altra diftinzione diftrugge quefla unitami- ^ 
tnerica, ch'é il fuo oggetto. ^^ 

GlOACHIMITI furono detti coloro chefeguird- ' 
no la Dottrina deirA)>bate Gioachimo^ non full* ^ 
Trinità, ma fulla Morale. L* Abbatte Oioach imo 
mirava ad una perfezione ftraórdin|ria> Egli s*era L 
fcatenato contro la Corruzione del Secolo ; era « 
'flraordinatiamente prevenuto per la Vita . eremiti- 
ca ^ e per quel che fi denomina vita interiore e 
ritirata ; né voleva che fi fialTe al limite dei Pre^ . 
certi Evangelici. Alcune perfone da ciò brefero ^ 
motivo di dire> che la Legge del Vangelo folle , 
imperfetta, e dovere efferè féguita da Una Legge 
più perfetta, che quefia Legge efa quella delio fpi« 
rito , il quale dovea eflère eterno . Qufefta Legge 
dello Spirico altro non era, che la collezione deU 
le mafTìme di quella falfa fpiritualità, che profef* 
favano i Gioachimiti , e le rinchiudevano in un lo-^ 
* ro Libro, che denominavano il Vangelo eterno, 

I Gioachimiti fupponevano nella Religione tre 
Epoche é La prima cominciava a tempo dell' antico 
Teftamento, la feconda Del Nuovo; ma perchè non 
giudicavano perfetta la Legge del Nuovo Teftamen* 
Co, quella dovea finire, e dar luogo ad un* altra 
più perfetta, la quale doveva elTcre eterna* Ó.ue* 
fta Legge dicevano efTere la morale dell* Abbate 
Gioachimo, la quale fi riporta nel Vangelo eter- 
no. Or vi s*infegna, che per predicare il Vange- 
lo 



GÌ 51. 

^ lìterno coovien eflere fcalzo; chtf né Gefucru 
D«j né gli Appoftoli fono giunti alla perfezioner 
éelfa Vita contemplativa ^ che dopo Geiucrifto Ca 
iir Abbate Gióachinrto la vita attira era (lata uti* 
je; ma che dopò ch'era comparfofulla Terra quel I* 
Abbate, era divenuta ibUtile la vita attiva, e che 
preftò era per divenire molto più utile la contem* 
^lativ^ , di cui egli ile aveva dato l'efempio. 

Queftl erano ! prlbcip) del Vangelo £terno , il 
ijaale età pieno di Rravaganze, fondate pbr lo più 
ia miftiché inteìrpretationi di qualche paflb della 
Scrittura Santa ( i) ^ . 

11 Vangelo £tetno fu attribuito a Giovanni di 
ÌLoma, SettiUibGekietale dei Frati Minori i altri 1' 
attribuirono adAlmerico^ ò ad alcuno dei Tuoi Dif* 
cepòli. Checchèhefia, egli ècertò, chemoltiRe- 
ligiofi appprovarono quell'Opera^ ed alcuni di lo^ 
io volevano anche insegnare quella Dottrina neli' 
tTniverficà di Parigi l'anno ii$4 (^)« (Quello Van- 
|elo Eterno fu condannato daPapa Aleflandro IV j 
t dal Concilio d'Aries l'anno izòó (3)4 

* ti Concilio d' Arics paif* che condannafle un* 
litta Setta diMiftici> che air incirca convenivano 
togli erróri dei Gioachimiti, e perdo il Concilio 
il dettOItninò Giòachifti* Anche il loro Libro» che 
denòiAinavano |outes era cofifimile airfivaneeJio 
Ècetkid; onde fi dichiara il Concilio > che febbene 
II Vangelo Eterno fia (lato condannato dalla Santa 
fiede> non lafcia però di condannar queft*altro > 
th'è dedotto dal primo. 

^ GIORGIO Davidde, è un'Articolo pforoefitx 
dall' Autore di quefto Dizionario alla voce DAt^ 

D a VIP^ 



"ìM' — un — " " • " • \ ì 11 r • T 1 

(1) Natal AlelTand.Sac.XIl!. cap. 3. Art. IV. 
tfArgtntri. Colltfi. Jud. Tom. t pag, 16 j* 

(t) liji 

(j) Ivi. Vcdip^rc. Hift» tToivetfit* ^af If. Tom 
tilt pag. 302. • 



5i Gì 

VIDDE; e petci6 trovando nei che qa\ manca ne^ 
noftr* Originale, ne ri por cereno qualche eQfa. Nat* 
que coflui in Delfi di Olanda di yiliifima condizio^ 
ne, e dopo edere (lato qualche tempo aeirErefi*! 
degli Anabactifti, veggendola diramata in varie 
Sette, tentò di riunirle fotto Ja Tua Autorità» 1q« 
regnando eh* era 9avidde fecondo Io rpirit0 9 ch'egli 
era il Meflfia , più perfetto di Grido; eh* era leci« 
cita la Poligamia, e che non fi <)ava pe.ccatq , in- 
ferno, dt-monj (i) ec. Quede cofe diffufe Davida . 
de in VVedfatia dopo Tanno 15405 ma poi veg- 
gendofi fcoperto, fug) inBafilea, dove avendo imi- 
tato nome rida molti anni con gran credito di uo^ 
ino dabbene, figli fpediva occultamebte i Tuoi lU 
bri e li fuòi fogni ai fanatici di Olanda, dai quait 
li in cambio ne ritraeva grofle fumme. Morì ti| 
Bafifea Tanno 15529 e fcopertafi poi la fua impo* 
flura« fu fatto didbcterrare tre anni dopo dal Se* 
nato di Bafilea^ ed abbruccisire coi fttol Libri é 
olia fua Immagine 1 . . ^ 

Niccolò Meinardo filesdikiò 5 genero delTìmpa^ 
(lore; e da lui perfettamente ingannato n< fcrifle 
la Storiai che fu poi pubblicata da GUe^fo R§vié 
(z). Di còdui fcridero il Tuano , THeimreichio 
( 3) , ed altri Autori di Storia Ecclefiadica del XVU 
Secolo • Molti fuoi Difcepoli tenendo i Dommi 00 
culti nel cuore redarono poi eoofufi tra la majlta 
degli altri Ànabattidi» 

Gio- 



nat 

tcòìì 



.£?! 



"^ (i) j»han. Hofirhiiik Satm ConfrOv» Lib» VU 
ina. de Vita, Dodrina, ec. Georgi i David. VVi-^ 
CCmbcrg. t559. Schord. Torti. III. 

* (1) Rivio. Hiftoria Vitar, DoÓrinae, at ve- 
fUm gedarum Davidis Georgii Herefiarch^ , cpn- 
fcripta ab ipfius Genero, Nicdlao Biefdicbio. Da^ 
tentriae 1597. 

* (3) r»4»* Hidòr. Ljlbr. XXII. jinpniì Heim^ 
fnUM Hid. JkQ^kU SlcYYiccaf. Lìh. IV. cap. 4% 



gì f} 

eiOVINT/^NO avea pafTati i primi fuoi anni 
neiraùfteriti della vita Monaftica , vivendo a pane 
etf acqua) andando a piedi yudì , veftito di nerot 
e mantenendofi col lavoro delie fue mani. Bgliufcì 
«ili fuo Monafteroi cb*era in Milano, e andò a 
Roma, laflTo del combattimento cbe avea foftenuta 
colle fuo paffioni, e redo fedotto dalle delizie di 
Roma ; onde non tardò ad abbandonarfi ai piace* 
ri. Per giuftificarfi agli ocehi del pubblico, e for- 
fè -per ingannar fefteflb, fofteneva, che i convitti 
e Taftinensa non erano di ior natura oè buoni , 
oè cattivi) e che fi poteva far ufo indifferente* 
mente di tutti i cibi^ Quando fifacefle eoo rendi^ 
nento di grasie. Ma nccome non fi limitava ai 
buoni cibif così pretendeva i che la Virginità non 
foffe uno ftato più perfetto del matrimoifio^ eh* 
età falfb, che la Madre di Noftro Signore fofife re* 
fiata Vergitie dopo il parto , quando non fi voieffe 
tot Manichei dare a Gefucrifto un Corpo fantafti* 
co. Che per altro quelli , ch'erano fiati regenera-* 
ti colBattefimo, non potevano effere pia vinti dal 
Demonio ; che la grazia del Battefimo uguagliava 
tutti gH uomini: e che ficcome non meritavano fé 
non iti forza delta Grazia, così quelli che la con«> 
ferravano avrebbero goduto un'eguale premio in 
(Selo. Sant*Agoftino dice, cbeGiovinìano aggiun* 
a tatti qnefti errori V op>inione degli Stoici filli' 
uguaglianza dei peccati (i). 

Gioviniano ebbe molti feguaci inRomai e fi vi- 
de una moltitudine di perfoae ch'erano vifliitecoii- 
tineoti e nella morti fica^zipne , rinunziare ad' un* 
aufterfrà, che non credevano buona buìT affatto « 

E elider moglie, menar .^ita molle e voluttuofa , 
cchè non iacea perdere fecondo efliì, alcuno dei 
niinggi che la Religione proiqette. 



'■* I •■ I !■ ■ I I II .«^ I y ■ ^ ^ . 1 I III ,■ J "^ 



iì) Jmhof. Epift^ 41. Aìig. in Sih. cap. s. 9f 
Hirref. cap. S%. Hierooym^ (ontn {ovift; 



54 _ Gì 

Giovioiano fu condannato da PapaSiricio, e da 
un'AfTemblea di Vefcovi in Milano (i). $. Giro. 
lamf> fcrifle contro Giovihiano» e foftenne i dirìtr 
ti della* Virginità in modo, che parve ad alcuni, 
che volefle condannar il matrimonio. Ne fu tatto 
di ciò lamento, ed egli fece vedere, che Io inter- 
pretavapo male. E* ingiudo pertanto il Barbeyrac 
nel riproverargli che fi contradice • 

* Fu rilegato Gioviniano nellMfoUBoa in Daf- 
mazia dall' Imperadore Onorio Panno 412, dove 
vifle e morì nel luffb e nei piaceri (2). 1 Protc- 
ftanti nelle loro iRorie Eccleriaftiche fogliono far 
l'Apologia di Gioviniano. (3) 

GIROLAMO DA PRAGA Difcepolo di Gio. 
vanni HUS, Vedi HUS. 

* Egli era nativo di Praga e Dottore nell'Univer- 
fità t e tutti gli Storici ce Io rapprefentano come 
uno dei bei fpiriti della Boemia. La Tua difgrazia 
fece, che attaccafle amicizia con Giovanni Hus, e 
che fi iacefle ieguace degli errori dì lui, ch*era 
nei princip) di VVicleffb, La riputazione di Gi- 
rolamo avvalorò molto il partito degli UfTiti 5 e 
foftenoe principalmente la comunione fotto le due 
fpezie , locchè kce nafcere unoScifma io Boemia: 
Égli fu afloluto nel Concilio diCoAanza, flante la 
fua riera ttaz ione; ma venuto il Concilio in fofpet* 
tO) che fofle apparente, Io coftituì di nuovo j e 
rilevando ch'egli foflfe coftante ne'fuoi pripcip}, 
Io fece abbruciare col fuo Maedro. Noi abbiamo 
jnolti Scrittori , che minutamente defcrifTero la 
foa vita ed azioni, dèlie quali faremopiù diftinta 
^rimembranza nell'Articolo del fuo Maeftro. 

* Gin- 



( I ) Epitt. ^iric. Tom. II. Conc. pag« io24« Am* 

brof. Epift. 51- ^ ^ L . T k • A. 

* (») Bmr$9h ano» %^i. <^(nebrMK in Liberio & 

DamaC ^» * •« 

* ( j) Sihiltù Àntiq. Ecclef. S«c. tv. Ar<^- IX, 

$. n^. m/tk ^kitn. Hill. EccL pag. %^^. 



G I 55 

* GIUDAI2U^ANTI . Sotto quefto nome poflbno 
ncbiamarfi quaC tutte le Sette del Priamo Secolo 
icih Chiefj|> ond*è, che opportunamente S» £pi« 
hoìo per introduzione all'Iftoria d^lPErefie def- 
crifle le varie opinioni > che regnavano tra t Giu- 
dei» poiché da quelle ne derivarono molte chime- 
re e torce opinioni negli Eretici > delle quali non 
bene Te ne comprende» fenza una tal cognizione , 
i fondamenti. Quindi molti Scrittori Erefiologihan? 
ào fatto menzione» come di una Clafle diftinta di 
Eretici (x}> dei Giudei i e noi crediamo di dover 
aggiugnerla ia quello Dizionario» mentre tutti co- 
loro 9 che dopo la fàmofa difputa di S. Paolo coi| 
S. Pietro, e la decifìone del Concilio diGerofoti- 
ina» eflendo battezzaci» perseverarono cutcavia i(i 
alcuna delle opinioni particolare traile Sette Giu- 
daiche furono propriamente Eretici. Per lafciarc 
dunque da parte le varie Claffì d* Idolatri ,. che fi 
trovavano tra i Giudei, delle quali fa menzione 
IfiUftrioy tra 1 Giudei che abbracciarono il Cxu 
flianedmo reftarono in molti alcuni principj im. 
Jbevuti nelle loro Stttt particolari e fi riducono 
alle (èguenti.. 

L. l Sadducei credevano che non vi fòflTe altra 
foftanza fpirituale fé non fé Dio , e gli Angeli , 
! Deoion) , e le anime degli uomini credevano 
materiali • Da quella fupoofizione deducevano al- 
cuni, di loro», che colla morte L'uomo fi ricfuceflfea 
nulla. Di. cofioro fi fa menzione nel Capitolo %^ 
di S. Macreo, e nel 22 degli Atei d^gli Appofto- 
li. Pape che quello Errore (i fia infi^nuato tra aU 
cuni Giudei della filofòfia anttchilTima dei Cai* 
dei e degli Egiziani , che fupponevano il mon- 
do 'come un grande animale avvivato dallo fpt. 

D 4 rito 



* (1) VìnchlnéU Art. Judaifme, pag. 2^z.pr«tf#u 
/• Lib. IX. Hsr, li. StHkmMu art, Judsei pag. 
300* &c. 



5f . G * -V 

rito di Dio. Ci) Qjiefli òggi» fono 1 Karrd di 

Litiianiai come vuol provare io alcunér Tue prolif» 

fé Disertazioni Gottofredo Sthuparti (t) • 

II. Gli Scribi cheGefucrifto denominara i nimi* 
ci della (uà Dottrina» dei quali è &tta menzione 
in San Matteo cap. 13. e nella Prima di S. Paolo 
a Timoteo cap. i» erano i cuftodi dei Libri Santi | 
ed a poco poco fé n- erano fatti i;!' interpreti* OU 
tfè.yar) tratti d'Ipocrifia, ed. affertàzione di vir« 
tà^ erravano nel volere ^ che tè loro tradizioni 1 
o chimeriche interpretazioni prevalefTero alla Scrit* 
tura Sanca. Di eill ohrt Gmfefpe Sheg t tanti al* 
tri abbiamo delle profonde ricerche nell'erudito 
MJi€Mrdo Simon (3), benché il luo fiflema noti fia 
univerfalraente feguito. 

IIL Agli Scribi fi aflomigliavano molto i Fari* 
(ci. colla loro' irapoftnra I ed ippocrifia, e fi tro> 
vado perciò più volte rimproverati neirEvangé* 
lio. Mat. XV. XXIII. ice. Nóooftante le grandi 
mortificazioni ch'efercicavano prima di elTere ag* 
gregati tra i Farifei, erano avidifiimi del dena- 
ro, e della éftimazione dei Popoli • I foro errori 
dommatici però coofiftevano,. i. Nel fupporre un 
fatalifmo in tutte le cofe. t. Nel credere in con* 
feguénka, di rilevare i fegreti del defiino collb 
Audio dell* idrologia giudiziaria. 3. Nell'ammet* 
Cere la. trafmigrazione delie anime, principalmen« 
ce der malvagi. Oltre Giufeppe Ebreo (4) ab* 
biamo molte notizie di coftoro pretTo il Be^e^ 

Ito 



* (i) V. Matteo Poh fynopf. Criticor.Tom. IV» 
CsroL Siion. De Rep.-Hebr. pag. 274* 

^ (a) Seda Karreorum Diflfertationibus aliquot 
Hiftorico-Philologici axjumbrata, Audio M, J$. Cou 
uff, Schuparti, Jenae 170I. 

* ( 3 ) Rie. Sim9n . Hiftoir. Crit. du V. T. 
"^ (4) Anciquit. Libr. XVIII. cap. ^« 



G I 57 

li^ (1)9 principimeuce nel doftiflCmo Jjehìftvt 
U). 

17. S. E[>'fanio foto diftingae da! Sadducei nn" 
drra Secca , che eoa loro in molte coÌè convenir 
ra» e fu detta degli Emerobattifti* Coftoro crede» 
Ttfio, che lavandoti il corpo» e facendo una tacits 
coofetTiGoe a Dio dei loro peccaci » ne reftaflero 
fcancellati. SuflTiftono anche oggidì molti di Cala 
Setqa io Oriente, fecondo yi,rbtUt (3); penfano 
akurii 9 che i' Alcorano che ha tratto molte cofé 
dai Giudei, le abbia principalmente tratte daque- 
ta fpeziile Setta. Ma Tuniverfale codume delle 
abluzioni preflo gli Orientali' può aver influito nel* 
le difpoGsioni prefcritte da Maometto. 

V. I Nazareni ^cevano profeflione di vita (bm* 
inamente illibata e fanta , ma jI loro errore con» 
fiflevai nel riggettare alcune parti della ;SacraScrit- 
tara» e volevano accoppiare la legge Mofaipa col- 
ia legge dj Grillo. Quefta Setta fu ia più faci te ad 
abbracciare ìlCriftianefimo; onde veniva (comuni- 
cata' tre volte al giorno nelle Sinagoghe degli Ebrei j 
come rapporta S.Epifanio. Quali tutti i Nazareni 
paflarono nelPErefia di Ebione (4); e fi trovano 
con divertì nomi difegnati da S.Girolamo e da Fi» 
bftrio, a mifura deivarjPaefi che abitarono • Mol» 
te -particolarità dei Nazareni raccolfe l' accurato 
T%mmmf0 Rtith ( 5 ) ed il Sigonio ( 6 ) . 

VI. Una 



* ( I ) BaheVf. Antiquit. Eccl.Sasc. IV.pag. 1 126- 

* (2) X/V^r/oi^f.HoracHebr.&Talmud.inMatth. 
fi^fim. V'ìó. pag. 231. & feqq, pag. 366. &c. - 

* (3) H/r^f/#f Bibliotheq. Orient. pag. 4*2. alla 
parola JM» , e 2dsn/Ui Jaiì^^ ^ 

* ( 4 > RìecAfd. Simon. Hift. Crit. N. T. cap. 7. 

* (5) ittigh Diflert. De H»refiarcbis Seft. x. 
cap- 7. 

* ( 6 ) sìgonitL De Rfcpnbl. Hebr»or. pagr-27<r 

« feqq. 



5% Q I 

VI. yjpa Setfa coofimile ai Nazareni fu quelU 
degli Euei, ovvero Oflei che vivevano in perfccu 
comunità > ed in una collante pratica di molte vir- 
tù. Efli però accoppiarono a tali virtù naturali T 
opinione eretica t che fofle un' omicidio volontario 
il fagrificar la viu per la Religione» e che perciò 
^fle lecito di negarla. Noi abbiamo di quetti un* 
Articolo efporto alla voce ELCESAITK 

VII* La Setta degli Erojianri > della quale hanno 
fqritto S. Epifanio» Filaftrio, San Girolamo » *noa 
s'appartiene in alcun modo alla noftra Iftoria delle 
Ereue , poiché gli Erodìani fupponevano con tort^ 
ineerpre£a:iEÌaoi della Scrittura di provare j ch'Ero- 
de fofle il Mefljla promeflb ai Giudei » né riconob» 
bfro maiGefucrifto per il verace Meffia « aè alcun 
ci coloro pafsò al Griftianefimo. 

Pagli errori delle altre fei Sette fi può rilevare 
quanto abbiano guado gli Ebrei il Criftianefimp 
neir abbracciarlo; e come quafi tutto l'EreGe fie- 
no derivate d'alcuna di quelle Sette. Intorno ad 
ette hanno fcritto accuratamence varj eruditi % tra 
i quali lo Scaligero « il DruGo» rottiogero» il 
Leufdeniot il Light&ot, il Carpzovio> il Pfeifer 
ro» il Sigonio ec« (i ).> e di quefti e di altri più 
abbiamo fparfamente motte InterefTanti Opere nel. 
h Raccolta delle Antichità Giudaiche di BUnié 



GN9- 



* ( I ) ScMlfgifù In Elench. Triharef. Drufié De 
S^^ÌS Judxor. ^ottMgtr». Tbefaur. Philolog. Ebr. 
Mixt. Ligbtfo9t . Hor» Hebraic. in IV. Evang. 
Csrpx,n/h Iptrodua. inTh./ud.P/#j[jf#r. Dub. Vcx. 
ft MataBol, jnd, Stgcnii de Rep. Hebr» 



G N 

GNCtf IMAGO è una parola compofta di due Gre* 
.che : Cnofis > che fignifica /cienz»M , e Af^j^t la 
(fmle figni^ca dìJhuKÌo»e^ Furono così detti certi 
Eretici dei Settimo Secolo, i quali condannavaoo 
\t fcienee e tutte le cognittooi} anche quelle c^e 
fi tcquiftano nella lettura della Scrittura Sacra; 
perchè per falvarfì è neceflario di viver bene, e 
non di efTer dotto ( i)« 

CNOSTICI. Quefta parola greca fignifica uoma 
dotto e celebre. 1 primi Eretici prefero queflo no- 
ne , perchè fi vantavano di avere delle cognisioni 
t dei lumi Araordinarj. 

E* queftione tra i Dotti, fé iGnoftici foflTeronna 
Setta particolare, o fé un tal nomeveniffe dato a 
tutte le Sette, le quali fi vantavano di dare una 
Dottrina elevata e difficile. Egli è certo, che i 
i Padri e gli Autori Hcclcfiaftici hanno dato tal no« 
: me ai Difcepoli di Simone, ai Bafilidiani ec. Tut- 
tavia S.Epif'tnioj Sant* Agoftino ec. ci parlano dei 
Gnomici, come di una Setta particolare, che avea 
prefo tal nome, perchè credeva di meglio inten- 
dere le cofe divine, che le altre Sette. S, Epifa» 
dìo principalmente parla dei Gnoftici, comedi una 
Setta che gli era nota , e che aveva una Dottrina 
particolare, rilevata da lui nel leggere i libri com« 
poAù delGnoftici: iocchè non fi opporrebbe punto al 
coltume che correva di attribuire il nome di Gnoflici 
a tutti coloiro, che ne avevano adottato qualche 
principio; e dall'altra parte non fi produce contro 
i'alferzione di S. Epifanio alcuna difficoltà reale* 
Checché ne fia di tale quedione, noi fviinppe* 
remo quali fofìero i principi generali dei GnoRl- 

ci. 



(i) DMmdfcin. Dt HaereC Haer. gS. * Y.Ahf^ 
finire Kojpeo De Relig, Mundi , pag, 977. 



6ù G N ^ 

ci, e comt quelli principi aJottattfucceflivamente 
da diverfi Eretici abbiano prefe differenti forme , 
e prodotte differenti Sette (i), 

S» Paolo avvifaTioipteo di evitare le novità prò- 
&nt:j etuttociò» cheproponeuna fcienzafalfamen. 
te denominata gnoffisf della quale alcuni facendo 
profefHone errarono dalla fede: di non punto oc- 
cuparfi io favole e gepealogie fen^a fine, che fer^ 
vono pili a far oafcere delle difputes che a (ìdWu 
Jjre colla fede il verace edifizio di Dio» Da tal 
paflTo di S. Paolo, e da quel che S. Epifanio ne di« 
ce, apparifcej che il carettere principale de Ili 
Cm$ffs era d* immagina rfi una folla di generazioni 
di Boni oGenli ai quali attribuivano la produzio» 
ne dei mondo, e tutti gli avvenimenti; ecco prò- 
babilmente l'origine delle loro opinioni, 

I Gnoftici riconofcevano un*E(Iere Supremo efi- 
flente per sé medeiGmp, il quia le dava refiftenza a 
tutti ^i ÉiTeri, ma credevano di fcuoprire delle 
ìrregolaptà nel ntop/o» dei difordini» edellecoo' 
trad^izioni, donde concludevano che, il Mondo non 
fofle ìffimediatameote (ortito dalle n^ani dell'Ente 
j^uprerao , fommamieote faggio ed infinitamente per- 
fetto. Forz*era,.al dir di eflif che vi fofle Qata 
una caufa m^no perfetta , onde fuppònevano che 
rEflTere SuprenH) avefle prodotto un Ente meno 
perfetto di lui» 

Ouefta prima produzione non baftava per crea- 
re il mondo ; poiché vi fi vecjevaoo dei movi- 
menti contrari, i quali non fi potevano attrìbui- 
xe ad una fola e medefima cauu; onde immagi.. 
piarono, che quella prima produuiione avefl'e da. 
Ca r.efiftenza ad altri Enti. Fatto quedo primo 
paflo, s'immaginarono diverfe Potenze nel mon- 
do » « mifura che fi credea di averne bifogno pejr 

iipie- 



(x) Prima ad Tim.VL xo. HsmondDìfktt. De 
^re Epifcop. applica ai Gnoftici un gran numero 
di paffii di San Pàolo* 



6 N 6i 

irptegire i fenomeni che vi fi notavano ; e di ca. 
li Potenze fi forgiarono delle idee analoghe agli 
eiJPerri » che loro fi atcribaivano • Da ciò ne deri. 
varorio tutte le generazióni degli Soni , dei Gè, 
Olii o Angeli > come farebbe il N## 6 fia Incelli* 
ceoza , ii Logos j o fu il Verbo , la Fré^ifi o fi" 
Prudenza j la SìJÌs , e ì>inmmts'y o fia Sapienza * 
potenza ec. « 

(^uafi nel mòdo ifteflb Sfiodo fpiegava lo fvi- 
loppa mento del Caos e la fbrmazione del Mondo 
per mezzo dell' Ancore ec/e così pure» alTincir'^ 
U| i P'erlpàtetici immagina vanti delle virtùoqoa* 
lira occulte per ifpìegar tutti i iPenomehi* 

L'oggetto principale dei Cìnoftici don era |però 
|i (piegare i fenòn^eni della Natura } itia di rea* 
Bere ragione di quello che la Stòria riferiva del 
J^opplo Ebreo, e di quello che i Criftiani narra» 
vano di òerucrifto, 

SilDpofero dunque molti Mondi prodotti dagli 
Angeli , e che uno di còtaH Angeli govei^nafle il 
pofiro Mondo 9 e s'immaginarono ora maggiore 
I ed or minore numerò di tali Angeli e Mondi; ed 
I agii Angeli attribuirono qualità diverfe s a mifura 
del bifogno. Quindi fi fu, che inditi riconobbero 
Iflue Principi, uno buono, e l'altro malvagio «A Uri 
iiicevano eflervi dieci Cieli , che denominavano a 
capriccio, ed il Principe del Settimo Cielo » afcen» 
dendo alPinsù, era SiihHoth fecóndo alcuni di lore» 
e dicevano ch'egli aveva fatto il Cielo e la Terra, 
è ebe i lei Cieli inferiori con molti Angeli diaen* 
devano da lui. Pacevanoquefto^iii^if0ri& Autore della 
Legge de'Ciudei; dicevano, eh' egli aveva la fórma 
<fi un' Afino o di un Majale; locchè probabilmente 
diede argomentò ai Pagani di rimproverare aipri** 
initivi Criltiani i che adoravano un^ Afino. Non fi 
può rilevare ^ perchè abbiano fatto delP Angelo 
del fettimo Cielo un' Afino ^ o un Majale , fé 
non fia per ventura ciò un'Emblemma • Neil' ot* 
hvo Cielo collocavano Barbellò , il quale deno» 
menavano ora Padre ed ora Madre dell* Univer« 
ìTo > Si ha per cofa cefta » che quelli i quali pre^. 

fero 



fero il nóme dli^Gno&icidiftibrero ì) Cr6itore Jéir 
Univerfo dal Dio fatcofi cóàofcere agli uomini pef 
meSzo di^fuò Figliuòlo^ the tìtofktfct^tìO per il 
Crifto(t).. 

$é Ireneo^ afferittà ^ the iTeblbeAe àvelTeìró delJe 
opinioni moko varie iotornò a Gefucril^o ^■> put6 
fi aeèofdaVino iiel negare quel^he diee &GÌoVan- 
ni; the il Veìrbò $*è fatto tarne; vdlendó cucci) 
che il Verbo cii Dio ) e Grido ^ che riponevano 
traile prime produzioni d^Ila Diviliìcà foKlè cotì^ 
parfo io certa ^ fenza inèàrnaffi ^ efenza nafcere^ 
rè dalla Vergine^ né in (^ualfifia altra itianiera % 
£ fictoiDe Gefucriftò non efa Vernilo ie non pet 
la faìtice degli uomini; cioè ^ fecondò i Cìnoflici ^ 
per rifchiararli ed Inftruitli ^ cosi non gii face& 
Vaho operare ) fé non te Quello > th*era ptecifa* 
mdntè corrifpondente a tale oggetto > e le appaa 
r^nze dell* unìanicà bacavano ; fecond^ efli per adem^ 
piere un cale oggecco» Per iàivare gli uòmini nod 
ci voleva i fecondò i Gnbdid ^ altro ^ che illumib. 
óàrli t ia loro corruzione ed il lóro atcaccò alU 
terra era eiFetco della loro ignoranza circa la gran^ 
idezza e dignic^ dcJl'Uòmò > t il loro decido ori* 
ginale* 

Dacché le anime uinAne érahò inòacenate negli 
organi corporei > véniirano rifchiarate per iiiezz^ 
dei fenfi^ e Gefutrifto aVev^ avuto bifognodiprenf 
dere le apparente di un torpo i afline di potere 
converfar con lorò^ ed inAruirli; nìanofifi era già 
Unito a tale Corpo fan tatti co , com'è Unitala noftr* 
aninìa al corpo uinano i poiché Cotale unione aVreb^ 
be degradato il Salvatore « e non erànecelTariapet 
indruire gli uomini, berlocche T Opera della Rje« 
denzione npn era per parce di Gefucriftoi fé non 
fy un minifterò d'inAruzione* 



^•it^ 



( z ) 4gofltné • Hacré cap. 6* Epift. 264 cap. lo« 
j)um. ir. Mfif/tmù Haeref. 26; TtrtuL Apolog. cap« 
\€, irtnto ec. 



e N <) 

\j, Dottrina di Gffucrifto poterà etfere infe« 
gnau a cucci gli uomini y perchè cucci avevano 
ili organi proprj per afcolcare ed udire nn^ uonu> 
che parla ; ma cucci non erano fufcetcibiii delle 
ioftruzionlj eh* era venuto Gefucrifto a recare fui* 
la Tetra • 

In fequela dei principi di Pictagoricit e Plato. 
Bici diftinguevano i GnòlHci in Nacura tre parti: 
La natura mareriale > o fia tìyUqus ; la Natura Pij^ 
thicm o fia animale; e la I^atura Tneumuticm^ ofià 
rpirìtuale. Tra gli uomini pute ammettevano all' 
inèil-ca le medeGme differente ; e diftinguevano 
tutta la Mafia deli* umanità in uomini materiali o 
fa HyUqui ; animali o fia Pfyehitì ; rDifituali o fia 
Pneumatici. ì primi erano automi » cae non obbe* 
divano (t non al moto del/a materia, ed erano in* 
tapàci di ricevete alcuna idea , dicei^ere filato od 
ragiona thento > o d'inftruirfi, Tutt'oin loro dipen* 
deva dalla materia ^ ed erano foggetti a cucce le 
I variatiòni cb'efla provava, né la loro era diftinta 
da quella della maceria medeCma. Gli uomini ani» 
nuli , o fia TfychUi non erano così intrattabili % 
cotùt gii Uòmini maceriali , né incapaci di ragio- 
nare j ma non potevano elevarfi olcre le cofe len- 
fibili» e fino agli oggetti puramente intellettuali ^ 
Non potevano percancofaivarfi, fé non pervìadeU 
Je loro azioni^ con che probabi Imeneo incendevano 
dire , che non pocelTero faivarfio perderfi , fé non 
in quanto aveflero acquiflaCo colie loro anioni de* 
gli abiti, che li (laccafTero dalia terra, o velìac- 
ticcalTero. Gli fpilfituali ali* incontro fi elevavano 
fopra i fenfi^ ed alla contemplazione degli oggec- 
ti puramente fpirituali ; ne perdevano mai di vi- 
fta la loro origine ed il loro deRinò , ne v' era 
colà, che attaccar fi potenTe alla terra, ma trion* 
favanb di tutte le paflloni, che tiranneggiano gli 
uomini & 

I Gnofiict dunque pretendevano di occuparfi 
nel cercare dentro la Scrittura dei fenfi occulti > 
delle verità fublimi , e per via di tali fcoperce 
renderfi inacefììbili alle palfioni • Lo fpirito urna* 

no 



Ì4 G H 

no poò ben elevarli fino s tili rpecolasiooi » e 
forte oon è Impoflìbile che vi fi cracteoga per 
qualche ifiance , ma una tale fublimità oon può 
torinare il fuo fiato Culla terra • Ogni uonAo rìu* 
nifce le tre fpesie umane nelle quali i Gnofticì 
dividevano il genere umano ; ed il Gnofiico il 
più perfuafo di quella loro perfezione era eSeccì* 
vamente materiale 7 animale > fpirituale ; il pefo 
del Tuo corpo lo éiceva ben predo ricadere là 
terrai la fenfibilicà animale ripigliava i Tuoi di- 
ritti! e le paiHoni rinafcevano e s* infiamnuvanos 

Tutti i Gnofiici pertanto dichiaravano la guer- 
ra alle paffioni ; ed ognuno di eflì » per vincer* 
le 9 ufava armi differenti: Altri per trionfare del* 
le paflioni fi allontanavano dagli oggetti che le 
fanno nafcere , e rinunziavano a tutte le co(e 
che le fortificano; altri le difarmavano > efauren- 
do 9 per dir così» le forgenti^alle quali fi proda- 
cono • Quefti per combatterle con pii\ vantaggio 
volevano ben conofcerle > e per tal motivo fi ab- 
bandonavano a tutti i movimenti , e meditavano 
le medefiml ; quelli le rinuardavano come diftra* 
sioni importune, che turbano l'uomo nella con« 
templasione delle cofe celefti , e dalle quali con» 
venia fbarassarfi , foddisfacendole , o prevenendo 
tutti i defiderj: la colpa e T avvilimento dell' uo- 
mo non confiftevano, fecondo quelli Gnoftici, nel 
foddisfare alle paffioni , ma net riguardarle come 
la forgcnte della felicità degli uomini e come il 
loro fine. 

Egli è facile di comprendere » cometai princi- 
pj guidino a tutti i dilordini polfibili » e come i 
Gnoftici dipa,rtendofi dal progetto della più fu* 
blime perfezione cadeffero nella più vergognofii 
diffolutezzA. Con quelli princip) pretendevano elfi 
di riunire le verità e la morale del Criflianefi* 
ino; o per dir meglio, riguardavano tali princip) 
come la perfezione di Gelucrifto • Ecco come un. 
Vefcovo Gooftico giuAificaffe la fua Setta . „ Io 
,, imito, diceva egli , quei difertori , che fuggono 
il al campo nimico , col Pretedo di far a quello 

1} fcr* 



G N 6% 

i, fervigio, m& realmente per tradirlo • Uo Grò*" 
i, fticò> un dotto > dee coopfcere tu(to . Poiché 
^/qtfai merito v*ha neU'aftenerfi da una co fa che 
ii'no'n fi coooFce? II merito non confìBt .nell' a* 
jj Sehcffi dai piaceri > ma nell* Kfarne da padro« 
u^de ». nel tendV la ro.Iuttà fotto il proprio im* 
u pero 9 quando effa ne tiene ndle fue braccia « 
{t Per me ufo tal metodo « né 1' abbraccit fé ooa 
Il per foffbcarla ( i ) . j3 

'.Finalmente vi furono dei Gnoftici > che nel 
cercare di conofcere il giuoco e T impero delle 
piiftoni > per trionfarne e per vivere da puri fpi» 
riti, caddero infenfibilmente in un'opinione con- 
trària > Q credettero s che gli uomini non fgflTerp 
Ilarmente che animali; che la Spirituali t^, da cui 
iTeano prefb argomento di tant' orgoglio » fbde 
QSia chimera ; e che qoti foflero diSfcreoti dai qua- 
drupedi > dai rettili , dai volatili , fé non per la 
ccinngurazione e per gli organi . Tale R fu quel 
ramo di Gnoftici, che fu detto dei Borèùrhii 

I Gi^oftici 5 come fi rileva da quanto abbiatxio 
JettO) fi di vifero in var> fami» i quali preferodi* 
"*■ verfi nomi , formati alle volte dal carattere di* 

* fiibtivo delle loro opinioni , e talvolta dal Capo 
^ deHa loro Setta, Di quello numero furono i Bmt^ 

* ieloaitJ f i ^torienl i i PiheemiU j i Z^che^ni^ i Bor^ 
\ hriti, ì Coddieni^ ìjievitiy gli Eutmhiti ^ gli Stra» 

X,Mtiy gli Ofriti y i Sechiem. 

? Qualche clafTedi Gnoftici ammetteva il Vecchia 
e'I Nuovo Teftamento, ed attribuiva allo fpirico 
dt verità quello che pareva che favorifle le fue 
opinioni, ed allo fpirito di menzogna, quelloche 
le ftruggeva: poiché volevano, che nelle Profezie 
^yeflero avuta mano varie Diviniti. 

Avevano un Libro ^ che dicevano efTere (lata 
cqmpofto da I^oria moglie ài Noè i|Un Poema 
T^mo III. ^ in* 



e 



( I ) prejfo cUmint^ Alfjfsndripo • Stroni» Libw II. 
pag« 41 II 



«5 G N 

iocicobto 9 il VMHgth dells TerfetUnt il V0ngéi 
io di Evs y i tihri di SitU , le RìviUtioni di A- 
diurno i le Quefthm di MsriM ed il fue Tatto y là 
rrefex.iét di BahubM j il Vangile di Filippo ( i ) . 

Il Siftema morale dei Gnoftìci avea per bafe 
foadameiitale il Siftema metafiGco delP emana* 
zioni 9 cioè quel Siftema , che iuppòneVa uti* Ef. 
fere infinitamente perfetto > da cui fortivapò tur* 
ti gli Enti particolari, come la luce dal Sole. Si 
può vedere 1* efpofisione di tale Siftema agli Ar- 
ticoli CABALA s BASILILiDEi VALENTINO» 
MARCO» 

I Gnofiici fi fono p6i^petuaéi fino il quarto Se- 
colo» conie fi pu6 vedere in Sane* Epifanio Erefia 
V6ntileefima. 

« S. IreneaCx), S. Epifanio e Tertiilliario vol- 
lero che il primo fondatore dei Gnoftici fofieCar- 
pocrate, S.Girolamo tiefece Autore Valentino (3). 
Filaftrio e S* Agoftino credettero il primo Gno. 
fticò efiere fiato Niccolò Diacono ( 4 ) ; benché 
S. Agofiino riferifca tale origine come un detto 
di altri, evarj nella Tua opinione. Clemente Alef» 
fandrino ne giudicò Prodico, e da Teofilatò (5) , 
tie fu detto Niccolò . Infomma fi trova una gran» 
de oppolizione di parerli quantunque, fé il Sifié- 
ma dei Gnoftici fu quale fi è in queft* Articolo 
riferito , à forza » che da iin folo ne fia fiatd 

fof- 



( X ) Zfìfhsn. Hsref. »6, Augufi». IrènAUs , loc. 

CÌt4 

^ (a) S. Irénàns adv. Hacreft Lib. i. cap. ^4. 
Lib. 3. cap, 4., Epifh. Haer. 27. Tertulisn. Lib. de 

Anima i V. Scorpiacum . Vedi EuMie Hi fi. Ec* 
cleC Libro 4. cap. 7. 

* (3) m^onym. DeViris Illuftr.Vide de Script. 
Eccl. cap. 21. 

* (4) flfiUft. Haeref. 33. Aug. Hacr. 6. 

* ( 5 ) Clement. Alefi. St^om, Lib, III. te»fiUm 

in !• Timotb, cap, ^t 



formato il piano. Lsmhrto Dsnt$ fa un' OfTerva. 
2Ìoae cnrioik , che nel fuo Secolo » cioè nel paf* 
fato, il famofo Appòftaca Guglielmo PodeJIo cea^ 
tò di fufcìure il Gnoilicìfmo (x) • Incomo que- 
lla faidofa Erefia , o per dir meglio , madre di 
taecè r Erefìe del Primo é del Secondo Secolo , 
abbiamo degli erudiciflimi Trattati • Poffono leg. 
gerfi oltre tutti gli Autori d'Iftoria EccleCadfcas 
Toiiiniafò Ittigiò » Ei-rigò Hammond » Gonfalvo 
Ponce de Leoni Gafpare Sagittario (x) ec. 

Tcrtiilliano offervb , che il fondamentale fiftema 
dei Cnoflici fu tratto dalla Filofofia di j^latòne 
(3); Ed Un'erddito Tedefcoi che lè calunie dei 
Pagani cóntro i ptimitivi Criftiani nacquero per 
le diiTòIùtezze dei Gnòftici ( 4) • Giovanni Cr^U 
(viluppo il Siflema Teologico dei Gnoftici (sh é 
Giona Corrado Schrammio fcrifTe una curiofaDif- 
fertazione infwné i frpfeti Qnùfihi impugnati dà Sé 
tréiàié(é) 



ik z G0« 

fcliJfi I imi— ^— - I III ■ Il ■■! iiiiw ■■■ 

"^ (x) Dsndùs in S. Aug. ìixréC. cap.é. Not.z. 
Pag. 6)t. ed. Helmed^di 2673. ^ 

* (2) JUigiè. De haerefiarchis ìEyì Apoftolici 
ZtA. II. cap. 9. Hsmmond. DifTert» Proem. De )u- 
rilNis Epifcopatus • Pmcr di Ufk » Epift. ad ila- 
tinufh tstifium inter £p. Latjnii tona, h P. 2* 
pag. 344. SdgiéUrìé tntrod. in Hill. £ccl. p. ^5<* 

^ fegg- 

* (i) TertulUkm de anima cap. 18. 

* (4) Chriftìanus t.$rtkolt . De GalUnìniis Pa- 
ganorum in Veteres Ghriftianos • Vedine il ca. 
?o tt. 

^ ( 5 ) cn'ìus in Specim. Gonjedur» ed loca O:* 
rtgenis ré^ji. 

* ( è) Helmftadt, 17^3, in 4. 



M G O 

G O 

GOMAR ( Francefco ) Teologo Proteftante e 
ProfefTore dì Leydfi è poco per le fuefamo- 
fu difpute con Calvino. 

Calvino aveva infegaato , che Iddio predeQina^ 
va egualmente gli eletti alla gloria x ^ i reprobi 
alla dannazione ecerna ; che produceva negli uo- 
mini la colpa e la virtù) perchè eflendo V uomèi 
fenza libertà veniva neceflariamCnce determinato 
in tucce le (ixc azioni • Quefta Dotcrina infegni* 
ta da Lucerò era (tata impugnata dai Tuoi proprj 
Pifcepoli) e tra i Protefianci, s*era Tempre /pic- 
cato Qualche Teologo a combatterla «Tra di quelli 
vi fu Arminio , Teologo di Leyda , e Collega dì 
Czomar. Cornar prefe la difefa di Calvino , e io* 
ftenne » che i fencimenti di Arminio tendevajio a 
Tendere gli uomini orgogliofi ed arroganti » e che 
toglieva a Dio la gloria di efler V Autore delle 
buone difpofizioni dello fpirito e del. cuor dell* 
uomo. Con tali declamazioni Gomar incerefsòper 
lui i Miniftri, i Predicatori , e1 Popolo : e noi ab- 
biamo efpofto nelKArticolo oUnda , come il Prin- 
cipe Maurizio abbia prefe le parti dei Goiparifti]^ 
^ tratto profitto da cale difpuca , per fare perire 
j1 Barnevelt. I Gomuifti occenero , chefi adunaf- 
fe un Sinodo , nel quale fi difcuflero le opinioni 
di Arminio e. la Doctrina di Calvino. Qlì Acci di 
^uel Sinodo fono btn pofti in chiaro , ma la Dot- 
trina di Calvino vi è fommamente cangiata ; poi- 
ché ù abbandona, il Decreto afloluto » per cui quel 
]p.iformatore pretende , che Iddio abbia deflin^o 
da tutta r eternità la maggior parte degli uomini 
alle fiamme ecerne > e per confeguenza pofta una 
cacena di caufe> che li guidano al delicco ed ali* 
impenitenza finale. 

In quel Sinodo fi fu(^pone ) che il Decreto di 
condannare fia nato^ per la caduta deli' uomo ,. e 

per il peccato otiginal^ ; q queilo Sinodo ftabili- 

(cc, 



Co. 69 

fcfc, cb' offendo re! tutti gli uomini del pecca co 
originale » e nafcendo igliuoli d* ira , nafcano in 
confegueoza tutti degni dell' inferno ; ehe iddio 
per fua mifericordia abbia rifolto di trarne alca- 
ni dalla mafia di perdii^ìon», e farli morire nelli 
giuftizia') mentre aboandona gli altri. 

Circa la liberti > il Sinodo non la nega aperta- 
mente» come Lutero ^ e Calvino .* fi riconofeonoi 
neir uomo delle forze tiacùrali per conofcere ed 
operare il bene , ma fi foftiene; che le fue azio- 
hi fono fempre viÉiofe , perchè fempre fi produ^ 
cono da un cuor corrotto . Si confefTa i che U 
grazia non aglfce nell* uomo 1 come in un tron- 
co , o come ih un' automa; Che conferva alla 
Volontà le fìie proprietà» e che non la sforma fu6 
malgrado, cioè non la fa volere fenza yolere(i); 
Che Arana Teologia , dice il fioìTuet ! Non è 
qaefto forfè un voler imbrogliare tuttp , znticthi 
un difpiegaire , così fiaccamente j libero arbi* 
trio?(i). 

Non fi rimprovereranno già fimiglianti varia*: 
Jsioni alla Chiefa tjattolica} poich' efla ha fe'mpre 
uniformemente condannato i F^elagiani che nega* 
tanò la neceflìtà della Órazia ì i ^emipelagiatit 
che negavano la fiia gratuita e la P r ed e(Ì inazio- 
ne, ed 1 Predefiinaziani che negavano la libertà i 
e che pretendevano che Iddio afef^e creato ìin 
eetto numero di uomini per dannarli , che 1 Re- 
probi non abbiano Un certo numero di grazie per 
falfarfi, e che Iddio don ne abbia icc^ordate cbé 
agli Eletti i 

Éccro la Dottrina della Chièfa Cattòlica , DòN 
trina intorno la quale noti ha ì^tlì cangiato , pet. 
quinta libertà abbia accordato ai Tet^ogi di fpie; 
gare quelli Dofrtìmi : E non ha mai perméffo di 

£ i proi 



Ci) Corpus & Syn ta^ma .^lonfelTionum -Fidei i 
in 4. Brandt. Hift, .de la Reforhi. des Pays-Bai,; 
Tomi 2. 

{t)'SoffHet, Hiftoire des varia tion«, L.XIV0 



7P G O 

proporre a iì difendere quefte fpSegazioni > fé noti 

inquanto ì Teologi riconobbero > che non combat^ 

tevano in niun modo la Dottrina della Cfaiefa , 

tenuta contro i Pelagiani, i Semipelagi^ni ) ed i 

Predeftina^iani . Che fi giudichi dopo ^i ciò , fé il 

Bafnagio, ed il Jurieu aflerilc^o con food^mea* 

to> che I^ Chieia Cattolica abbia varialo intorno 

la Predeftiha^ione e la Grazia. 

GONS ALVO (Martino ) nativo di Cuenca in 
Ifpagna , pretefe di efTere V Angelo §, Michele , 
cui Iddio aveva rifervato ii poftd di Lucifero , e 
c&e un giorno doveva combattere 1* Anticriflo ^ 
L* Inquifitore per confutare la vifione di Martin 
Confai vo lo fece perire traile fiamme • Foi:s* era 
nìigliot partit,p il cpn^narlo H n<^ir pfpitale de* 
pazzi, 

^ Egli e|>b$ un D^fcepolo nproinata Ni<?coIò, il 
Cala(ra, il qujale volle farlo pàl&re dopo ia (ìia 
inprte jKr il Figliuolo di Pio;^e predicò» che io. 
^piritonanto doveva un giorno incarnarfi ; e che 
Gonfalvo liberarebbe al giorno del giudizio tutti 
ì'dl4nnati colle fue orazioni,. 

J^iccolit Calabrefe predicò quindi errori in Bar-r. 
cellona, e vi fu condannato dall* Inquifìtore» on* 
de morì traile fiamme • Gonfalvo fi yid^ pel $e-^ 
colo XIV, (i). 

CORTÈO Difcepplo di Simpn U^g^ > non fé. 
ce nella Dottrina del fuo MaeQro, che delle mu^ 
talloni leggere > come vogliono alcuni Avutoti . 
^a d* altri è poQp nel numero de* fette primi 
^retici , ì quali dopo TAfcenfione di Gefu^rifto. 
cprrupero la Dottrina della Chiefa nafcente > e 
d|^' quali fon npti più i nomi ch^ gli errori. No^ 
fappiaino folamente, che combatterono il culto , 
ch^ gli Appofipli ed i Cf<'ifti»ni ttkKQ » Gefucri-^ 
' fto. 



(O Dufin 14. Siecle. mtMl AUÌ0n4^ M. Sie.. 
eie. 2>* Argintfi Colica. Judic, forni !• P. 57^t 



G O 71 

ilo t é che negarono la refurrezione dei mor. 
ci(i). 

GOTESGALCO, ovvero GODESCALCO. Ve- 
dete r Articolo PREDESTINAZIANI. 



G R 



GRECI» Scirma dei Greci > è la feparazione del- 
la Ghiefa di Coftancinopoli dalla Ghiefa Ro- 
mana. 

Per meglio giudicare del valore de* lamenti dei 
Greci contro la Ghiefa Romana, abbiamo giudica- 
to opportuno di defcrivere in breve T.origine del- 
la grande2^za del Patriarca di Goftantinppoli. Pri- 
ma della traslazione della Sede dell* Impero Roma*, 
no a Goftantinopoli, v* erano nella Ghiefa tre Pa^ 
triarchi. Il Patriarca di Roma, il Patriarca diAn* 
tiochia , ed il Patriarca » di Aleflandria* Oltre quei» 
Ri ere Patriarcati ^ v'erano tre Oiocefi, ognuna 
delle quali era foggetta ad un Primate, e che non 
dipendeva d* alcun Patri^^rca, Queft' erano, la Dio- 
cefe d'Afìa, eh' ersL foggetta al Primate di Efefo; 
ia Diocefe di Tracia, ch*era foggetta al Patriar- 
ca di Eraclea, e la Diocefe del Ponto, foggetta al 
Primate di Gefarea ( 2 ) • 

La Ghiefa di Golìantinopoll non aveva ancora 
Vefcovo, o quello Vefcoyo non era di confiderà-? 
zione, ed era foggetto al Metropolitano di Ika* 
c|ea (3)* Ma dopo la traslazione, dell'Impero Rò^ 
mano a Goilantinopoli , i Vefoovi di quefta Gittà 

E 4 di^ 



■«— ^ ^«— »—— » «^tfa* 



(i) TBodoreto. HiSret. Fabul. Lib. I. cap. i. Gonfi, 
Apoftol, Lib. VI. cap. 6. Kictforp Hift. Ecclef. Lib. 
IV". cap. 7. migh de Hseref. Sefl. i. cap. 3. §. 5. 

(2) Pagi ad an. 37* Oriens GhrHlianuf. Tom. I* 
Patri^rch. (ponfl. cap. |. 

{3} Panoplia advafn^ Scblfma Grarcprum» 



9t G R 

divennero eonfiderabili , ed ottennero fiaalihenteil 
rango e la gjurifdizione fulla Tracia, fuirAfia^e 
fui Ponto (i)« Infenribilmente fi elevarono fopraj 
ì Patriarchi d' Aieflandria e di Antiochia , e pre« 
fero finalmente il titolo di Patriarca Ecumenico ^ 
6 da Ùniverfale. 

I Papi s'erano oppofti cofiantementeairintrapre. 
fé dei Patriarchi diCoftantinopoIi, ed avevano còn-> 
fervato tutc'i foro diritti > ed uh gran credito per 
tutto l'Oriente. iPo^io, che vedeva^ che i Papi 
farebbero un'infaperabile odacelo alle pretefe dei 
Patriarchi diCoftantihopoli , intraprefe di feparar- 
fi dalla Chiefa Latina 9 pretendendo che folTeimpe- 
gnata in errori perniziofi (l). ti progetto diFo- 
2Ìo non ebbe Tefito che fperava, e fu difcacciato 
dalla fua Sede; onde dopo uno Scifma affai breve, 
fi riunirono le Chiefe Gre(;a e Latina 4 Ma refta. 
vano tuttavia delle caufe fegrete di rottura ; poi- 
che i Patriarchi non fi ritraevano punto dalle loro 
pretefe fui titolo di Patriarca tJniverfaìe i ed i Pa- 
pi vi fi opponevano coftancemente . Perlocchè fé 
caufe della divifione progettato da Fozio doi^evand 
far ripullulare io ìScifMa , ogni volta che fi trovaf- 
fe fulla Sede di Codantinopoli un Patriarca alcun 
poco aiiibiziofo) amato dal Popolo > e pofiente pref*» 
fo rimperadore. Quello Patriarca fu Michel Ce- 
rulario; il quale ben vide > che la Cbiefa di ìto.- 
tn;i farebbe un* cAacoIo informontabile ajdifegniam^ 
bi^iòfi dy Patriarchi I e che per regnare afibluta* 
mente fulTOriente conveniva feparare la Chiefa 
Greca dalla Latina. Fozio avea appianata quefla 
ilrada alt* ambizione dei Patriarchi. 

Michele Cerulario interefsò nel fuo impegno il 
Vefcovo di Acrida, Metropolitano della Bulga. 
ria^ e tutti due fcriffero Una Lettera a Giovanni 

Ve. 







< » > /«/. 

(1) Vedete l'Articolo FOZIO. SMttHit ,DMÌff , 
fCériJl, 



G R 75 

teXcoitò di trtùi In Puglia, afliflè che la cothànH 

cafle al Papa ed ai Velcò/i d'Occidente. QutAé 

Lettera conteneva quattro richiami contro la Ghie'* 

fa Latina* i. Che fi ferve di parieazzimo nellace^ 

lebra^ione dei Santi Mifterj . 1. Che i Latini man» 

giano formaggio) animali^ ecarni foiTocace. 3. Chtf 

fi digiuna il Sabbaco nella Chiefa Latina • 4. Che 

i Latini non cantano AlUlu]n in Quarefìma (1^4 

Con tali frivoli pretefti Michel Gerulario fece chiu- 

k dere le Chiefe di Coftantinopoli, e tolfe a tutti 

j gii Abati, e Religiofi, che non vollero rinunzia* 

' re alle Cerimonie della Chiefa Romana, i Mona-i» 

ilerj, che avevano in Conftantinopoli* 

Leone \lt. rifpofe alla Lettera 1 innalzò molfd 
la dignità della Chiefa Romana , rimproverò al Pa* 
triarca la fua ingratitudine verfo i Papi, e giuftl- 
fico la Chiefa Latina fulle còftumaoze rimprovc* 
datele da Michele. O fia che il Cetulario bramai^ 
fé realmente la pace, o fia cheCoftancino, il qua* 
le aveva bifogno del Papa e dell' Imperadore d'Oc- 
cidente contro i Normanni, che (lavano in procin- 
to di occupare tutto quello, ch'egli aveva in Ita- 
lia, obbligafTe quel Patriarca a diflTimuIare pef 
ttalche tempo , fcriffe al Papa per fupplicarlo di 
ar la pace alla Chitfa; e Tlmpetadore gli fcrifl 
fé pure atteftandogli di voler procurare la riunio« 
ne delle due Chiefe* Il Papa fpedì Legati in Co« 
ftaotitiopoli, i quali furono accolti con fommacòr« 
teCa dall' Imperadore, ma il Patriarca ricusò d'en« 
trar in conferenza con loro, anzi di vederli, t 
Legati non potendo vincere I^ orinazione di Mi-« 
chele Cerulario lo fcomunicarooo pubblicamente aK 
la -prefeniia deirtmperadore e dei Gfandi* 

irritato il Patriarca per tal fcomunica, e per 
una fpezie di approvazione, che vi aveva data V 
imperadore, fufcitb una fedizione, coficchè l'Int- 

pera« 



3 



«MM 



il)lVt, 



74 G R 

ftt^ÌQtt non osb più diopporfi ali* Atto dello Sci£« 
ina cfae Cemlario meditava. Quefto Patriarca fco- 
inunlcb ì Legati) e mife tutto in opera per reo-» 
(aere odiofo ii Papa e dilatare lo Scifma. PerJoc- 
cbè cerc^ nuovi pretefil di rottura tra la Cbiefa 
di CoAantinopoli e la Chiefa Romana i e le pia 
leggere differenze nella Liturgia o nella pifcipli-'. 
na divennero delitti enormi. 

Dopo la morte di CoftantinO) T Impero pa fsò a 
Teodora 9 ed indi a Michele s ^ Io Scifma conti» 
jiuava, ma l'imperadore nonio fpalleggiava punto* 
Michele VLper renderfi grato al Senaco ed al Po» 
polo 9 fcelfe tra di loro i Governatori e gli altri 
Miniftri principali dell'Impero » onde gli U0ìziaJi 
cleir Armata fdegnati per tale preferenza, eleffcT 
ITO per Imperadpre Ifacco Comneno. Il Patriarca 
il quale non aveva molta mano con Michele , voU 
le pure avere unlmperadore cbedipendefìTe da lui; 
onde fece foUevare U Popolo , e finfe poi di caU 
marlo;, e moftrando di cedere alla forza ed al de-i 
fiderio di preferyare Tlmpero dalla fua incera tom 
Tina, fece aprire le Porte ad {facco Comneno, e 
nello (leflo tempo fpedì quattro Metropolitani a, 
Michele VI fopronomato Stratonicoy i quali gli di- 
chiararono, eh* era forza aflb luta chepei^ benedell* 
Impero rinunziafle, Ma, rifpofe Michele ai Me* 
tropolitani, che cofa ipi prometta dunque il Pa« 
triarca invece deirimpero? II Regno celeOe, rif. 
poterò i Metropolitani, £ fu quefta rifpofta Mi. 
chele Iafcii> la Porpora, e fi ritira n^lla fviaCaf^s 
o in un Monaftero. 

. Ifacco pieno di gratitudine pofe ii^tgrand'eRima» 
ZiOnt il Patriarca (i): Ma Cerulario ne abusò ben 
predo, poiché volle arrogarfi un* Autorità Sovrana^ 
è minacciò Tlmperadore, quando, non feguilTe ì 
fuoi configli ^ di fargli p,erdere la Corona che gli 

avea 



(i) Zonata. Lib. X^\\\,Cedren$ p,8^i. Dufsum 
«f, Glofl'ai:. 



G R 75 

gvéa podi in capo'* L* Imperadorft ) che C6mft?a II 
potere del Patriarca fullo fpirito del Popolo» lo 
fece arredare regretamence , e lo fpedì in efiliò» 
dov*egIi morì; e pofe falla Sede Patriarcale Co. 
ftantino Lichnude» il quale mantenne lo Scifma» 
Ma i Papi tuttavia trattenevano de* vincoli cogl* 
Imperadorl ( i ) . 

Molte pofTenti ragioni formavano quefta corri- 
fpondensa tra gl'Imperadori di Collanti nopoli e i 
Papi, Erafi allora nel furore delle Cruciate, delle 
quali ì Papi regolavano la marcia, e le potevano 
far agire in favor dell'Impero d'Oriente; e dall* 
altra parte i contrari de* Papi cogl' Imperadorl d* 
Occidente aveano fatto nafcere negl' Imperadori 
Orientali U fperanza di ricuperare il Dominio d* 
Italia. I Papi ^'approfittarono di quedalufìnga per 
mantenere corrifpondenza cogl* Imperadori Orien- 
tali, e per fgombrare a poco a poco l'odio ed i 
pregiudizi che alienavano i Greci dalla ChiefaRo* 
mana. Ma quell'intelligenza tra gì' Imperadori e 
} Papi fu iatcrrorta dalla drage dei Latini ch'era* 
no in Codantinopoli fotto l'Impero di Andronico » 
^ da}la prefa di Qoftaqtinopoli j che fecero ; La« 

tinit 

L'Impero (i trovav*aIlora divifo tra i Latini, e 
%xz Teodoro Lafcaris, il quale fi era ritirato aNU 
cea, ed i Nipoti di Andronico, i quali avevano 
pianato l'Impero di Trabifonda, I Latini avevano 
140 Patriarca inCodantjnopoli, e Germano Patriar- 
ca Greco s'era ritirato in Nicea. Cinque Frati 
Minori, ch'erano Mifiìonarj in Oriente 1 propofis 
ro a quedo Patriarca' di procurare la riunione delt 
le Cbiefe Greca e Latina, ed il Patriarca Germa- 
no riferì il progetto air Imperadore Varacelo, il 
quale lo approvò, onde Germano fcrìflc alPapaed 
ai Cardinali. 

In queda Lettera il Patriarca di Codantinopo- 
li ^ che afpirava ad un' Impero aflfoluto fopra tut* 

ta 



(x) CuTùfMUt. Tfillns^ ZtnéfA. 



j$ G R 

U U CJikrij ed era pieno de'fentimenti del fud 
Atìtccetì'orc CeruUrio; il quale pretendeva di aU 
care a fuo grado gl'Imperadori fui Trono, e far- 
li difrcndcrc, quefto Patriarca, diflì, nella fuaLet- 
trra rjrnprovcrava al Papa il Tuo Impero tiranni; 
co, le Tue efecuzioni violanti, e li Tributi ch*efi« 
gf*va da quelli , che lo riconofcevano .* dà! catito 
(ùo il Pjpi rimproverava ai Patriarca ringiuftizia 
dell» (ne pretefe, 1* ingratitudine de* Patriarchi 
verl'o la Sede Romana , e paragonava lo Scifma 
dei Greci allo Scifma di Samaria, dichiarando che 
le due chiavi appartenevano folamente a lui. Que; 
fle due lettere fanno conofcere che v'era poco fìn- 
gerà difpofizione alla pace tra il Papa ed il Pa- 
triarca. Tuttavìa il Papa fpedìde^Reiigiofi» iqua* 
li tennero de!!e ccrferenze coi Grecia ed in tali 
ronferenre i\ r.tcaldarono da aoa parte e dall^al- 
tia« e !i.^a'v.rr;e C riiuiTe U controverfia a due 
|^;i:»::. la ?:cci5:rri^ z^Ao Spiritofsanto; e Tufo 
^c 'jvir^ iM;ro. 5,"pra «;aetlì due punti fi dìfpu- 
r> T>«vr ^v^,''^ t ù icpararoao fenza eflerfi accor* 



<j: r co^ alccrja. 



'>i>d«*^n^ Lafcarii, il quale fuccedette aJ Vatac* 

i-r. ."vn fi trto&tò gran fatto vog/iofo della riuoic 

«^r tra i Greci e i Latini; ma Michele Palèologo^ 

^-ht cupo di luì s'impoflcfsò dell'Impero, avendo 

fMjft;^;iaU ai Latini la Città diCoftaotinopo'Ji j pre* 

>c>i&r> che il Papa non avrebbe mancato di armare 

j^MAY^ di lui l'Impero di Occidente i 6 prefe ru 

tif^ìmcns di riunire Ja Chiefa Greca colla Latina, 

.^j^ dì guarentire da quelle terribili Cruciate, 

ht lattali facevano tremare gl'Imperadori inCoftani 

|ii«Qipolì, i Sultani in Babilonia e nel Cairo, ed i 

T^ftari fteffì nella Perfia. Michele pertanto fpedì 

i^ll Ambafciadori al Papa, cui diede i titoli i più 

Ittiinghieri, e gli dimoftrò uri fommo defidcrio di 

vedere riunite le due Cbiefe. 

Orbano V , il quale federa fulla Cattedra di 
San Pietro, moftrò grande gio)a delle difpoCzio- 
nidi Michele Paleologo, e della brama, che fa- 
cera conefcere della riunione. „ In tal cafo, gli 

w ri- 



G R 77 

Il rì{\pofBi noi vi faremo vedere t quanto fia utile 
i, la potenza della Santa Sede ai PripSpi della 
„ fna communione » ogni volta che nafce loro 
», qualche guerra o diviHone. L^ Chiefa Roma* 
,, na, come buona madre, leva loro l'armi dima^ 
SI no, e colla fua autorità li obbliga a far la pa« 
„ ce. Se voi rientrerete nelfuo feno, ella vifor« 
,} tificher^ non folamente coli* aiuto dei GenoveQ 
„ e degli altri Latini, ma, quando faccia d* uo« 
„ pò, colle armi de* Re e de* Principi Cattolici del 
„ mondo intero • Ma , fincb^ voi farete feparatq 
„ dall'ubbidienza della Santa Sede, noi non potr^ 
„ mo fofferire io cofcienza, che iGenovefi oqua* 
„ iunque altro de* Latini vi dia foccorfo „ (%). 

La riunione bielle Ghiefe Greca e Latina diven* 
ne dunque un'oggetto politico, e 1* Imperadore fé? 
ce ogni sforzo poAìbile per maturarla . Dopo in<« 
numerabili difficoltà, i- Imperadore fpedì degli Am« 
bafciadori al Concilio di Lione, i quali prefenta* 
reno una Profefllone di Fede tal quale il Papa V 
avea voluta , ed una Lettera di ventifei Metropo- 
litani delI*Àfia, i quali dichiaravano di accettare 
gli Articoli, che fin a quel punto avevano tenute 
divife io due Chiefe (2). L*Imperadore credeva 
neceflfaria la riunione al bene delP Impero, ma il 
Clero ed il Popolo la conGderavano come un ro. 
vefciamento della Religione, ecootavano per nuL 
la la confervazione^ un* Impero^ nel quale il Po. 
polo da tanto tempo non provava che difgrazie « 
le qaali erano folamente refe tollerabili dalla £^e* 
liglone , per la futura beatitudine che prometta 
ai Fedeli. 

Tutti pertanto fi foll^varono contro il proget- 
to di riunione , e le turbolenze $* accrebbero per 
gl'atti di autorità , che usò 1* Imperadore affine 
di ridurre il Clero, iVefcovi, e i Monaci allafu^ 
difpofizione • Il Defpota d* Epiro , ed il Duca, di 

Pa- 



ci) Wleury Libr. 85. num. i8« 
(z) B^ynuld. ad an, i274,aiua)«€o. 



»8 6 R 

l>acraflb4 dichiararono di riguardare com* eretici i 
il Papa; l'I mperadore e tutti coloro che s'erano 
fèttomeflì al Papa. 

L'imperadore adunò contro di loro delle Armate, 
ma non potè trovare Generali, che volefTerocom* 
battere gliScifmatici; e il Duca di PatraflTo adunò 
circa cento Monaci, molti Abati ed òtto VcCaoi, 
-vi, i quali tennero un Concilio i da cui il Papa j 
rimperadere j e tatti quelli che volevano l'unio- 
ne, furono fcomunicati. Michele però non perde. , 
va di Vida il penfiero della riunione, ed incrude- 
liva contro quelli che Vi fi oìt>ponevano ; ma li km 
-verità non faceva che accendere il Fadatifmo ; 
Cofta4)iinopoIi era piena di libelli contro l'Irape« i 
xadore, il quale fece pubblicare pena di niiortecoa* 
tro loro, che avendo trovato un libello infamatof-^ 
rio^ ìntece di bruciarlo Io teggeflero o lolafciaf^ 
fero leggere . Quefta Legge però nod pofe freno 
né alfa licenza y né alla curiofità , ma infinuò inf 
tutti i cuori un'odio implacabile contro l'Impera^ 
dorè, e fece nafcere iit tutti gli fpiritl un gran 
difpreszo per la Maeftà Imperlale. 

In mtzzo a Cali turbolenze appunto àrrivafond 
in Oriente i Nunzj ,- che il Papa vi arvea fpedito^ 
dopo il Concilio di Lione, affinchè deflero ('ulti* 
ma mano alla riunione y e chiedefleto ai Gireci i 
the riformaflero il Simbolo e vi aggiugneffèro b 
parola FiUoque . L'Imperadore reflò' tanto^ pìùfor-: 
prefo di tale nuova richieda , quanto the , allora 
quando 9' era maneggiata fa riu'nione delle due 
Cfaiefe fotco l'Imperadoi^e Vatacció, il Pontefice 
Innocenzo IV. aveva accordato, che i Greci con-^' 
tìDuaflero z cantare il Simbolo fecondo l'ufo an- 
tico/ e comprefe, che fé voleva foddisfare alPaV 
pay fi metteva z rifchio d* una follevazioite gene* 
rale; perlocchè ricusò di voler fare nel Simbolo'' 
fa mutazione che i Nunzj efìgevai^o ;* ond' eil? 
fi ritirarono > ed il Papa fcomunicò 1' Imperado^ 
re (a). 

Lz 



^ I • 



( i) L'anno i2Si,^ 



..>i. 



Lm {comunica ' ttx concepita in quéfti terminu 
}i Noi denunziamo per ifcomunicaco Michele Pa-> 
j> leologo, ehevien nominato Imperadore deiGre- 
ii ci) come fautore dell* antico Scifma e della lo- 
9, T9 Srefia; e Noi proibiamo a tutti i Re^ Prin* 
)i cipi e Signori ed altri di quaiuo^ue condizione 
h fi fieno, ed a tutte le d'età e Comunità, difai^ 
j, €00 lui, per tutto il tempo chereflerà fcomunì* 
„ catò, alcunaSocietà o Confederazione, ò didar- 
51 gli ajuto o cohfjglio negli affari , per i quali è 
»y (comunicato ^*. 

MartinoIV ti novo quella fcomuoica ptr tre voi. 
te, e fuififtevà ancora nell'anno xàSa, quando Mi- 
chele morì opp re (To dai difpiaceri e dalla nòja. An- 
dronico fuo figliuolo annullò tutto quello ch'era 
fiato fatto per 1* unione^ e fece adunare liii Con- 
cilio io CoUantihopòli , nel quale fu condannato il 
progetto di riunione, e quefto Concilio fu focto- 
fcrittó da quarantadue Vefcovi* Clemente V. fco- 
muoicò Aìidromico, e continuò loScifma* Miche- 
le, avendo per^juto fuo figliuolo, fece dicbiarelm- 
peradore Andronico, il Giovane, fuo Nipote, il 
<9aale fi ribellò, e lo cofirinfe ad abbandonar Tlm- 
pero Tanno i^xS, cioè quattro aoili prima della 
Itta morte. 

Andronico, ilGiovahe,lafciòdiìe figliuoli. Già* 
tatini e Manuele, il primo dei quali fu dichiarato» 
Imperadore alla morte di fuo Padre; maficcomenon 
aveva allora che nov'anni, cosi GiovanniCaotacu- 
ietìo gli fu eletto in Tutore, e fatto Pirltéttore^ 
dell'Impero per tutta la minorità. IlCantacuzeno^ 
foddisfece piedamente alle obbligazioni di Tutore 
del Principe, e di Protettore dell' Irìjpero: ma il 
Patriarca Glufeppe, il quale pretendeva, che la 
carica di Tutore del Prìncipe fé gli appartenefife ^ 
refe il Cantacuzeno fofpetto all'lmperadricrey la 
4uàle fece imprigionare i pai'énti del Protettore, 
e gli fece dire , che rinunziare la carica. Il Can. 
tacuzeno era alla teda d'un' Armata, che condu- 
<t^A contro i Servìani, onde ricusò d'ubbidire, e 
gli uffiziali r impegnarono a prendere la Porpora, 

e fu 



U 4t R 

e la proclamato Imperad^re i ed ol^bligò Giovanni 
Pa{.eologo'a dividere l'Impero con li|i» 

I due Imp^radori non poterono regnare pacifica* 
mente infienie> e fi accefe la guerra tra di loro i 
onde chiamarono in ajuto i Serviani > ì Bulgari» i 
Turchi ect .Nel tempo, che più eifano vìve talj 
turbolenze, i Turchi pafTarono TEile^onto e ifi 
fiabiliróno in I^uropa verfo la metà dej quatordi- 
cefimo Secolo. Amurat prefe poi di ver fé Piazze 
forti nella Tracia , e s^impofsefsò d' Andrianopp* 
li, dove piantò la Sede del fuo Impero. Gl'Impe? 
radori Greci s'accorfero allora quanto bifognoaveft. 
fero del foccorfo dei Latini, e non ceflaronodi 
jmaneggiare la riunione della Chiefa Greca e della 
Chiffa Latina, nt^a trovarono nei loro fudditx un^ 
ollinazione informontabile. 

Giovanni PaJeologo (Iretto dai Turchi fi fogget- 
tò a tutto quello che Urbano V. efigette da lui, 
ma non otteqn^ che foccorfi da poco; fjo figlino- 
lo Emmanuelle venne inOccidente per cercare de* 
foccorfi contro di Bajazeeto, che aveva pofto Vs^(: 
fedio a Coftantinopoli , ma fcorfe inutilmente- l'Ita- 
lia , la Francia, la Germania, l'It^ghilterra, pè 
ottenne che un picciolo foccorfo dal Re di Fran<« 
eia, di modo che divenne nimico dei Latini, e 
fcrifse contro di loro circa la proceflìone dello 
$piritofsanto (i)« Trattanto T Impero Greco era 
agli eftremi ; onde Giovanni Paieologo fu coftretta 
di ricominciare i maneggi coi Latini. Perlocchèfpe- 
dì degli Ambafciadori all' IiDperadore Sigifmondot 
td al Papa, e fi portò anche al Concilio » che te- 
nere fi doveva ih Ferrara, e fu poi trasiferito a Fi« 
renze, ed era accompagnato dal Patriarca Giufep-* 
pe e da un gran numero di Prelati e di perfone 
didinte. Dopo molte conferenze, e difficoltà, fen* 
za fine, fu finalmente conclufa l'unione. 

per ^effetto di tale unione il Papa aveva pro« 

mef» 



{\) Dufìn Secolo XI^ pag« l%i. 



\ 



G R II 

meffo air Imperatore • i. Di mantenére ogni aiu 
no trecento foldati e due Galere per guardia di 
Coftantinopoli . 2. Che le Galere , le quali dove« 
vano portare i Pellegrini a Gerufalemme » fareb- 
bero dirette a Coitantinopoli. 3. Che cjuando Tlm- 
peradore avelie bifogno di venti Galere per fei 
mefij^o di dieci per un'anno, il Papa gliele fom* 
ipiniftrerebbe^ 4* Che fé Tlmperadore avelie bi- 
fogno di Truppe da Terra » il Papa follecitarcbbe 
ì Principi Criftiani d* Occidente , ;iflìnchè gliele 
fomminiftrafl'ero . 

Il Discreto d'unione non conteneva alcun errore, 
oè mutava punto la difciplina dei Greci, né can« 
giava la forale. Vi fi riconofceva la Primazia del 
Papa, che niuna Chiefa aveva nrii poda in dubbio; 
e l'unione procurava dall'altra parte un foccorfo. 
della maggior importanza per l'Impero Greco ; tut- 
tavia il Clero non volle accettare il Decreto, né 
ammettere alle funzioni Eccledadiche quelli chel* 
^rvev^nofottofcritto. Inillanti.fi vide contrai parti- 
giani deir unione una cofpirazione generale del 
efóro e del Popolo, e principalmente dei Monaci, 
che governano quali foli le cofcienze, e che folle- 
varomT tutti i Cittadini e fino il piiì vii popolac- 
cio. Quella foUevazione generale obbligò la mag- 
gior parte di quelli, ch'erano (lati a Fiorenza, a 
ritrattarfi: fu attaccato il ConciKodi Fiorenza, e 
lutto l'Oriente condannò l'unione, che iì era fat- 
ta. L'Impciddore vollefortenere la (uà Opera, on- 
de fu minacciato della fcoraunica , quando contì- 
nuaffe a volere l'unione , e comunicare coi Lati* 
jii. Quell'era la fituazione d'un Succeffore di Co- 
fiantino il Grande. 

Mentre i Greci in tal modo fi laceravano , 
Amurat , e Maometto li. s' impadronivano delle 
Piazze dell' Impero , e preparavano la conquida 
di Coftantinopoli. Ma lo Scifma ed il F^natifma 
contano per nulla la rovina degl' Imperj ; ed i 
Greci riguardavano come il colmo dell' empietà 
l'cfiftar pure tra la perdita dell'Impero e lo Sci- 
fma. L'indifferenza dei Latini per l'Impero Gre- 
Toma III» F co 



tz G R 

co noi) fi pub meglio comprendere dì quel chiS 
fiz il Fanatifmo dei Greci ^ Maometto IL ne Tep- 
pe trar profitto 5 aflediò Colla ntinopoli e Id pite* 
(e il). 

i U 

t)tUo flirto dells Chitf* Greca dopo tà 
freftt di Coftantlnofolt » 

Oopochè Maometto prefe dortantinopoli , il Pa^r 
triarca Giorgio fi rifugiò in Italia ; ed i Criftiani 
cbe recarono in Coftantinópoii interruppero 11 
pubblico efefrcizio della Religione . Maometto ne' 
fu informato, ed òfdinòr loro di eleggerfi u^ Pa-r 
triarca, e infatti fi elefl^ero Genhadio. Il Sultano 
Io fece andare a Palaz2fo , gli diede il Pafiforale 
ed un Cavallo bianco i* fui quale il nuovo Patriar- 
ca fi portò alla Chiefa degli Appoftoli > guidato 
da* Vefcovi e da* principali ttiinifiri del Sultano •* 
Giunto il Patriarca al/a Chiefa^ fu infial/ato nel- 
la Sede l^atriafcale dal Patriarca c^i Eraclea , if 
quale gli pofe le mani fulla tefia , e gli prefentò 
il Pafiorale ( 1) # Nelfa ffeffa marniera fi elegge 
pure oggidì i\ Patriarca di Coftantinopoli ; ma 1*^ 
elezióne non ha forza fenza il confenfo del Gran 
Signore, al quale il nuovo Patriarca va a diman- 
dare la conferma. 

Le differente dègti Écclefiaftici tìreci e le di-- 
fpure, che inforgono fpeflb tra ài loro per il Pa- 
triarcato ,• hanno fatto^ nafcere molti difordini 
Della loro Chiefa ; poiché per ottenere quella di:* 
genita eminente , non ci vuole che denaro ; ed ì 
Minifiri della Porta depong^ono e cacciano via i 
Patriarchi ,> per ogni poco di denaro che fi offra' 
loro a^ne che n' elevino un' altro . Pe^locchè i 
Fatriarcbi non' fi fi>(lengana nella loro' Sede fenonp 

per 



i*b*«<M;i^^^^««fc^t^fc^*— *^ I ifiii»*»»» i i'\ ■'■ i' ■irf' 



( i) I>HCAs. Cap. 37. 

(2) Oriens Chrtfiiaaus, Tòm« x« p« iti. 



G R ^3 

§èi vU di Aimmft Immenfe che daano ai Vifin » 
e àuefli hanno cura dì fufcìrare tratto tracco dei 
coRipetitori , affine di far nafcere de' pretefti per 
cbtcder denari al Patriarca. Affine di poter fare 
tali esborfi , i Patriarchi ledano delle grofle rade 
fui Vefcovi, e quefti per poter pagarle , le leva- 
fio fui Fedeli , e fé né ritengono porzione; di mo- 
do che i Vefcovi deffi avrebbero difpiacere che 
óaancafle lorp uh tale pretefto , eche il Patriarca 
rel^afle pacifico nella fua Chiefa (i). 

i Patriarchi di Antiochia edi.Gerufalemme fono' 
éosì pòveri , che appena hanno di che mantenerfi , e 
fond't>bco confiderati: LaGhiefa Greca non fi con- 
tiene fola mente in queflfi tre Patriarcati, ma ha il 
Patriarcato di Aieflahdrià ; ed i Mofcoviti fono 
àDcbe ògfl;idì(«étaccati agli errori, edalloScifmadei 
fcreci . Vedete V Articolo MOSCOVlTf ; 

t Vefcovi j conile pure i Patriarchi hori pofTono 
entrare nel loro Àliniftérd fenza una commi ffione 
ó fia Bafatz del Gran Signore; ed in virtà di ta* 
le Commiffione i Conventi fono protetti e fuffifto* 
fio: ed eécò cónie éali cómmiffiòni (land concepì-; 
ie é ii L* Ordinanza , il Decreto della Nobile e 
ii Reale fegnatura del grande Statò, e della Sede 
,V Sublime del bel Segno Imperiale, che codringe 
a tutto' r tJniverfòj e che per V ajuto di Dio e 
,V la protezione del Sovrano benefattore è' ricevuto' 
ii di tutée le parti , ed a cui tutto ubbìdifce , co« 
,, me fegue . , 

„ Il Prete nominato Andrei Suffiano, il quale, 
,', ha in l\ii diano quefto fortUhato comando dell* 
U fmperadore , è , in virtù di quefté Patenti del 
,V grande Stato, creato Vefcovò di que'dèir IfoU 
ii éì Schio , i quali fanno profeffione di feguiré if 
iy Kico Latino •' 

Fi ,, Aven* 

) 



■JLii 



(t) Hiftoìre de Tetat prefent de TEglifeGrec- 
qu'e par Kicaut , cap. 3. pag, 91. Orieus' Ghriftù-:* 
nuif, locV eie. 



«4 G R. 

„ Avendo portato il Prete il fuo vecchio Ba^ 
„ ratz per farlo rinovare , ed avendo pagato al 
5*, noftro Teforo Reale ilyDirltto ordinario di fei* 
5, cento 5 gli accordò il prefente Barata , comò 
3, una perfezione di felicità. 
. ,, Per cai motivo gli comandò di andare a far il 
j, Vefcovo nell' Ifola dì Schio, fecondo il loroao* 
j, tico coHume e le loro vane ed inutili cerijnonie; 
,, volendo ed ordinando ) che tutti i Criftiani di 
3j queirifola, tanto grandi che piccioli , Preti, Re« 
„ ligiofi ed altri , che fanno profèflione del Rico 
3, Latino jiiconofcano il fudetto Andrea Suffiano 
„ in loro Vefcovo; che in tutti gli affari che di. 
„ pendono da lui , ed appartengono alla fua cari- 
9) ca, ognuno, s* indirizzi a lui, fenza traviare dal. 
,, le fentenze legittime , ch*egli avrà pronunziato^ 
3, che neiTuna perfona abbia ad ingerire) fefecon. 
„ do le loro vane ed inutili cerimonie egli (labi- 
,, lira o deporrà dei Preci o delle periòne Relit* 
3x giofe, com'egli giudicherà che l'abbiano merita- 
,, to. Che ueiTun Prete o Monaco non prefuma di 
3, accoppiare in matrimonio chicchefìa , fenza la 
j, permiflfione di quefìo Vefcovo ; ed ogni Tefta- 
3, mento , che farà fatto. In favore delle povere 
3, Chiefe da qualche Prete moribondo > da valido 
3, e buono : Che fé fuccede 3 che qualche femiiM 
3, Cridiana della giurifdizione di quefìo Vefcovo. 
33 abbandoni fuo marito, o il marito abbandoni U 
33 moglie) nii^no pofTa né accordargli il divorzio % 
3, né ingerii:(ì in tal fatto • Finalmente pofieder^ 
„ le vigne , praterie, giardini ec. » ( i ). 

I Preti Secolari traggono la Loro principale fuC* 
fiQenza dalia carità del Popolo ; ma frccome que* 
fta virtà é fommameiite raffreddata , cosi il Cle- 
ro per fufliftere è quafi coftretto di vendere i 
mifteri divini de' quali è depofitario . Perciocché 
non fi può n^ ricevere un' a0blu?ione 3 né eflere. 

am* 



Il p— <— .» I Il " wm. 



(i) RfCMut ivi, 



Q R 2s 

ÌThttìtfrt alla Confeffìone, né far battezzar^ i fanrw 
dalli; né contrarre macrimonj} né feparard dalls 
inoglie , né ottenere fcomunica contro d'un' altro» 
o la comunione per gli ammalati , fé non Ci abbia 
accordato il prezzo ; ed i Preti tengono in ripu. 
taziode i loro contratti pili che pof^no (i). 

§' i I., 

i>ei ptgtum d^ Greci • 

■ . . . • 

i Greci hanno quattro gran Digiuni o Q^iarefi.; 
faie« il primo comincia ai 15. di Navembre » ofìa 
Quaranta, giorni prima di Natale i il fecondo é la; 
iioftra Quarefima; il terzo é il digiuno che dico* 
flo dei Sititi Appoftoli, che ofìfervano fui fuppofto 
che gli Appoftoli fi apparecchiaflero colle orazio- 
ni e col digiuno ad annunziare il Vangelo , il quale 
comincia nella fettimana dopo le F^entecofte. » e 
àura. fino a San Pietro; il quarto comincia al pri- 
mo di Agodo e dura per quindici gioròi. 

yi fono, oltre quefte quarefime, degli altri di- 
giuni > e gli oflervano tutti con molta eùttezz^ 
e (iimano, che quelli, che violano fenza neceffltà 
le leggi deiraftinenza, fiano così rei, come queU 
li, che commettono un furto, o un'adulterio* L* 
educazione e Tufo danno ad elfi un* idea cosi -alca 
del dfgiuno, che non credono i che il CriAianefi- 
iqo polTa fuciliere fenza ofTervarlo ; e penfano p 
the fia meglio lafciar morir un'uomo, che dargli 
no pezzo di carne bollita. Dopo quarefinnì fi ab- 
bandonano intieramente al piacere ed al diverti-» 
tteato , 

Fi 1 Uh 



(i) Ivi. 



\ 



H % 

I 

$, III. 

pelU Dottrina delia, Chhfa Greca , 

La Chiefa Greca profefla tutti i Dommi ié[\^ 
(Chiefa Latina , e fé ne ppffbno troyare Je provp ' 
in diyerfi autori (i)' Il Ricatit , e lo Smith rico- 
nofcono una tal uniformità di cfcdenza tra i Grer 
ci e i Latini \ e Io Smith efpotie come abbiano \ 
Creci fette Sacratpenti , ma pretende, che fidanq 
dilungati dall* antica Dottrina della (Ihiefa Grecai 
ed abbiano in t^l prppofìto prefe le iprp idee dai 
Latini . Egli afferma tutto c\b fenz' alcuna prova 
p coltro la verità . i. Perchè le Liturgie Greche 
ftipppngono , che i fette Sacramenti cpnferifcanp 
la grazia. 2. Perchè i Pacjri Gr^ci > che hanno pre- 
ceduto lo Scifma , parlano dei fette Sacrarnenti 
nello (leflb modo, che ne parla la Chiefa Latina • 
3. Perchè Fozio, Cerulario pon hapno mai irim-. 
proverato ai Latini diverfità alcuna , in materifi 
de' Sacrarnenti , dalU Chiefa Greca , tocche noi| 
avrebbero mancato di fare , fé ne àv^flTero avutp 
qualcheduna. Potrebt^e i^ai fupporn, che peirfone | 
|e quali, fi fepararpno dalla iChiefa jLatipa cplpre* 
feflo, che digiunava il Sabba'tp, e che non canta? 
ya V jilleiHJs i n Qua refi irja, fi potrebbe, difli , cri> 
jjere , che cotali Scifmaticl avrebbero mancato d| 
rimproverare ^lla $::l)iefa Latina )a fua Dottrina 
fui Sacramenti, quando non foffe (lata uniforme a 
Qiiella della Chiefa Greca ? Non fi avrebbe do? 

yuto vedere qualche difputa tra i Greci e i La^ 

• ' • " ' -^* * 

tini 



(i^ ^et.4rfud, Concor. JccleH Orient. & Oc^ 
fcid, AlUt. de Ecclef. Qrlpnt. & Occidcnt. perpet, 
confen. penfura Orient. Eccfpf. cfe praccjp, noft, 
face. Haeret, JJfogmàt . Tirpetuiti de h Foy Tom. 
3*Lib. 9. Klp§Htf I0C9 cit. Smith de ScaC. hodieff 
pcclef. Gr»c. ' 



G R »7 

tini in tal argomento? 4- Finalmente i Greci mo. 
derni, ì quali amniettonp fecce Sacranienci cornei 
bacini , fono (utcavia reflaci neHo Scifma e vi fi 
mantengono^ dunque i Greci non ammettono i fecce 
Sacr^tQenti per compiacenza verfo i Latini , come 
l'ha precefo il Signor $mich • Il punto d'uniforrai- 
cà tr;i la Chiefa Greca e la Romana , che ha prodot- 
to maggiori difficolti, èia credenza deIJa prefenza 
rea^e , e della "^Tranfunanziazione. L' AuCore della 
Perpecuicà della Fede aveva detto, che atempodi 
Berengario e dopo» tutte le Chiefe Criftiane era- 
no unite neir Articolo della Prefenza reale . U 
Claude negò un tal fatto e fodenne , chela Tran- 
fuftanziazione fofle ignota dappercMtto , fuorché 
fiella Chiara Roipana, e che nei Greci , né giiAr« 
meni, né i Giacobiti, ni gli Etiopi , né general, 
mente altri Criftiani, fuord^' quelli che riconofce* 
vano il Papa, pon cr^d^vano né la Prcfen;ca reale 

né Ia Tf^i)fu^^n^i^?ion^ (i)* L'Autore della Per# 
petuità della Fede rifpofe al Claude, il quale di* 
fefe quel che aveva fcritto circa la credenza de'Gre- 
ci, e rAqtore della Perpetuità della Fede confuta 
la rifpofta del Claude (2), Finalmente! dotti Aa- 
tori della PerpeCtiicà della Fede riduifero fio alla 
dimodrazione la conformità della credenza delU 
Chiefa Greca colla Chiefa Latina circa la Pre» 
fenza |reale , prqducendo una folla di atteftati dei 
Vefcovi , Arcivefcoyi , Abati , e Monaci Gre- 
ci , o (ia prefì in particolare , o fia adunati in 
^inodi dal Patriarca, II P» Paris Canonico Rego* 

F 4 la. 

l ■ ■ 



(i) Refutation de la Re'fponfe d' un Minìftre 
à la iuit(^ eie ce qu* on appelle comipunemenc U 
petite perpetuiti de la Foy , pag. 464. cap. 6. ec. 

(a) Perpetuitè de la Foy Tom. I. Uh. ^. 3.4« L». 
creance de 1* Eglife Grecque defendue par le P, 
de Paris z. voi. in 12. Hiftoirt Criciq« de la crean^ 
(C de Nations du Levaott 



«S . G R 

lare di Santa Geneviefa provò molto bene httctft 
cofa dopo il Simon • fi Claude non redo ancora 
convinto da t^nti attesati, e fcrifle al CappeiianOf 
dell' Ambafciadore d' Inghilterra per aificurarfi dei- 
la verità di tali attesati . U Signor Conel Cappel* 
lano delTAmbafciadore gliril^pofe^ che iGrecicre- 
devano la Prefenza reale; ma li confolò di tale con* 
feflìone forzata col rimproverai-e ai Greci una gran- 
de ignoranza (i). Il Signor Smith , Cappellano 
del Cavalier Harvey a Coflatitinopoli nel 1668^ 
confefTa T OefTa cofa yepretenae^ che una tale uni« 
formiti della credenza attuale dei Greci non fiz 
un trionfo per i Cattolici , poiché la credenza 
della Prefenza reale è un Domma , die* egli » cb6 
i Greci hanno prefb dalle fcuole de* Latini ( x ) • 
Ma come lo Smith fi perfuaderi, che la credenza 
della Prefenza teale» che tengono ì Greci» fia ef* 
fetto del feducimento de' Latini» mentr* egli ci fs 
pàpere nello fteffb Libro, che i Greci fonò tanto 
attaccati alla Dottrina ed ai coftumi dei loro an- 
tichi) che riguardano» come delitto » ogni piùleg* 
' gera mutazione in quello che ha rapporto all'Eu* 
caridia» e che per effetto d'^un tal* attacco hanno 
Conferva to l'ufo del pane fermentato neU--Euca« 
ridia? Potrà crede r fi ^ che i Latini abbiano potu» 
to far paflTare i Greci dalla credenza dell* abfen« 
za reale alia credenza della Prefenza reale , fen- 
za che una tale mutaz-ione abbia futo nafcere al- 
cun contrago tra i Greci y i quali non avevano 
avuto alcuna corrifpondeAZa coi Latini ? Perchè ^ 
quando il Patriarcha Cirillo, fedotto e guadagna- 
to dai Proteftanti , propofe ai Greci la credenza? 
di Calvino, perchè, difs'io , tutti i Greci fi fol- 
ievarono contro di Ivtìì 

Ma, 



(.1) Mennoìr. Liter. De la Gran Bretagne; 
Tom. S. pag* 131. Creance de V Egiife Orieat»! 
par Simona, 

{%) Smith y loc* cir. pagt ió9« 



/ 



i 

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G R «9 

Ma) dicft lo Smith, quèfia crftdetUia è tanto moìi 
derna tra i Greci» che h ^^roh Met9ufi$fis , la qua« 
le fignifica TrMìf/uftanziazténé non fi trova fé noli 
apprefTo i Greci moderni, ed era incògnita anche 
a tempo dì Gennadioj che fu Patriarca dopo la 
pretefa di Codantinopoii. Si concede, che la pa* 
lola Mttoufiofit non fi ti'ovi né nei Padri, né nel-» 
le Liturgie, né nei Simboli^ ma la cofa fignifica^ 
ta vi fi trova. Lo (ledo è di quefta parola, che (i 
fu già della parola Omi)i»/?0», impiegata dalla Ghie* 
fa per fignificare più chiaramente la Divinità del 
Verbo, e per efprimere meglio, eh' efifte nella 
ileffa foQanza, nella qual* eiìde il Padre. Riguar-^ 
.do a Gennadio , egli fi è fervito della parola Me*k 
imfiofis ^ benché fofle uno de' itiaggior[ nimici de* 
Latini. Quefti due punti fono (lati provati dal Sì*» 
tiion , e daJU* Abate Rehaudot, i quali hanno mol* 
to bene rilevato gli abbagli dello Smith, e prìncit* 
palmento rifpettó a Cirillo Lucar, del quale iCaU 
yinifti hanno tanto vantato la Confeffione^ o fia 
Profefllone di Fede (i ). 

. Cirillo Lucar era nativo 'di Candia, ed aveva 
delle corrifpondenze affai flrette coi Calvinifti^ 
£gli avev* adottato le loro opinioni a forza d* in^- 
trichi ( per non dir di peggio ), Si fec' eleggere 
Patriarca di Coftantinopoli , ed allora fece una 
Profefllone di fede tutta Calvinifta (i). L*Ot« 
tingerò fece (lampare quefta Profefllone di Fede» 
e trionfò ; ma i Luterani , e tra i Calvinifli ^ 
Grozio ^ ed Albertino non la riguardarono già 
come la Confeflloné di Fede della Chiefa Greca , 
Jna come quella del folo Cirillo; ed è certo, che 
quel Patriarca non la comunicò al fuo .Clero; e 
ìche fu rifiutata dai Qreci» e rigettata come con* 

-^ te- 



-i I •• -i" " • fi • i 



( X ) Perpet. de ^la Poi i Tom. IV. , Lib. 5 , e. i , 
t>ag» 345. Simon Creance de V Eglife Orien. 
(a) Perpet* de la Foi, Tom. li Lib. 4é cap, 6, 



\ 



99 . G R 

tenente aiia Dottrina contraria allacitcfenzt itU 
h ChieOi Greca. Cirillo Réffo era coiì poco peu 
iùafo 4i ciarla come coofeiliooe della Chiefa Ori en^ 
tale» chene}lorpedirla., dichiara di deteflare glier^ 
rori de' Latini, e lefuperftizipni de'Greci » e pre* 
ga il Sig. Leger di acteftare, eh* egli muore nella 
Fede di Calvino ( j ). Parlerebbe forfè così un Pa^ 
triarca diCoftantinopoli, fé avefTe propofta alla (uà 
Chicfa la ProfelTione di Fede, chefp^divaf Dichia- 
rerebbe forfè di deceftare gli errori dei Greci» 
qu^pdo fofie vero, che quefta Profefllìone fpffe (la- 
ta approvata d^lla Chiefa Greca f Poflbno forfè i 
Calyi|)iQi trar vantaggio alcuno di quefta Confef- 
fione» fuor che provare» che Cirillo era Calvlni* 
Ita» ed aveva una pottrina oppofta a quella della 
fua Chiefa? ^ 

Cirillo di ^erpa , il qua{e Succedette a Cirillo 
lineari per riparare Tonore della Chiefa Greca 
macehiatq in qualche modo dalPApoft$(Ia del fuo 
AnteceflTore, e per la Confeffione di Fede, che 
aveva falfamente pubblicato fot^onome d^lla Chie- 
fa Greca, aduna ^n Concilio, nel quale Ci trovai 
tono i Patriarchi di Gerufalemnie e di /VleflTandrii 
con 23. de' pia celebri Vefcovi dell'Oriente » etuti- 
ti i Miniflri della Chiefa diCoOantinopoli. Si efa« 
tninò in quel Sinodo la Confeffione di Fede d} Ci- 
rillo Lucar, e d pronunzi^ Anatema alla f^a per^ 
fona , ed a qutCì (utci i punti della fua ConfcfilÌQ* 
ne, e principalmente ^ quello» in cui aveva info- 
gnato, che il pane ed il vino non fono mutati nel 
Corpo e nel Sangue di Gesù Crifto in forza della 
benedizione del Prete ^ e della venuta ideilo Spiri? 
f ofTanto ( 1 ) . 

Cirillo di Berea fu cacciato poco dopo da Par- 
tenio, il quale fi fece riconofcere in Patriarca di 
poftantinopoli; nà mai uonio ebbe minor impe* 

goo 



(1) fi0tti»gér Anaclefl. pag. 303, 

( 2 ) Perpetuiti de la Foy Tom, I, Lib, iv^ cap. 7» 



G R ^1 

gnp di Parremo di foRenere i Decreti di Cirillo d{i 
9erea: anzi aveva un grand'impegno di farlo paflar 
per Eretico a 6ne di giudificare il dircacciamentp 
^i lui ; eppure Partenìp, /ubico che fu (labilito nel- 
la Sede Patriarcale) adunò uq Concilio di 25. Ve- 
fcovi, tra 1 quali il Primate di ^lofcovia, ed in 
/quello» dopo e^erfi efamipati dì nuovo gli Artico- 
li di Cirillo L'UCar) furono condannati di unanimo 
confenfo, come lo ^ranopure (lati in quello di Ci- 
rillo di Berea. Che fi giudichi dopo di ciò, fé Ci- 
rillo Lucar fia (tato riguardato dai Greci per iia 
pia r ti re , come foftengono il (Claude) lo Smith, l* 
Aymond ec, (x). Finalmente pofiteo Patriarca di 
(Gerufaiemme, e molti Metropolitani,* Vefcovi, ed 
altri EccleGaftici de)la Comunipne Greca, trovan- 
dofi adunati in Beceleinme per occafìone di dedica- 
re una nuova Chiefa, furono pregati dalSig.Noin- 
tei, Aoibafciadore di ^rancia a Coftantinopoli| di 
efamioare la verità delle prove , che i Signori di 
Porto Reale avevano jefpoile nel libro della ^irfs* 
tutta élflU Fedèi fopra )*uniformic|i della credenza 
de*Greci e de* Latini rapporto ajla Jra n fu (t^ns ia- 
sione. |1 Patriarca fli Gerufaiemme ^ e gli altri 
Prelati riconobbero, che la Confezione di Fede di 
Cirillo Lucar non conteneva la Dottrina della Chie<> 
fa Orientale , e condannarono la Dottrina de*CaL 
irinifti (i). I più abili Protestanti , quali furono lo 
Smith, TAllix, riconobbero I- Autenticità di quéf 
^inodo, e confeflano che non fi pUò riguardareco^ 



( I ) V. La ?er4et. delU fedi Tom, I. Lib. LTom» 
}V. Lib. p, 

(a) Si tro vano gli Eflratti di qiieftp Concilio nel- 
la >ef;fj»/>i del fs Fedi Tom. IH.Lìb. 8.c. x6. L'O- 
riginale fu fpedìto a U^'igì XIV. e pofto .nella Bii* 
blioteca del Re* donde fu rubbato dall'Aymon . V. 
Ls difeff dells Terpetuhà 4clU Fede contro le ca. 
Juonie d^un Libro ìntìto\^to Me»ut»enti mutentici ji| 
S, Quett* Opera è dell' Abate Renaudot • 



9» G R 

tne uà* Afiemblea di (^reci Latinizzati j giacÒDé 
DoGceo era uno de'maggiorinimicì dei Latini (i), 

L' efame del Concilio diGerufalemme forma una 
gran parte del grofl'o Tomo in 4j che i*Aymon ha 
fatto col titolo ingannatore di Monumenti autentici 
della. Religione de' Cresi. Queft* Opera non fa che ri- 
petere quel che avevano detto il Claude, e loSmi- 
th ec. e che il Simon, ìlRenaudot^ ed iÌReligio- 
fo di SantaGenóvieffa avevano di già confutato (i); 

Per quanto poco pericolofa fia 1* Òpera dell' Ày^* 
iBon , pure è Aata confutata con un Opera fcrittà 
efpreflamente dall* Abate Renaudot j che noi abbia» 
mo indicata é 

J)oir Autorità del Clero fnl fùfoÌ$ . 

I Greci hanno un rffpetto ftraordiuario péjr il 
Clero y G foggettano ai loro Ecclefiaftici , o fianefi 
le cofe fprrituaH, o fia anche nelle temporali: il 
Metropolitano decide tutt'i contraili , fecondo qutl , 
che dice £• Paolo: y, Quando qualcbeduno di noi 
,> ha difparere con un altro ofa egli di andare in 
iy giudizio dinanzi agi* iniqui , e non piìk toftò di-^ 
5,* nanzt ai Santi ? ^^ H timore della fcomunica è 
il più forte motivò per farti ubbidire, poiché fa 
■un* impreflione così grande nel loro fpirito , che i 
laccatori più odinati e indurati tremano quando 
intendono Una fentenza, che li divide dall'unità 
della Chiefa, che rende la lofoconverfazione fcan- 
dalofa , che obbliga i Fedeli a negar loro (In que* 
foccorfi di carità, che il Criftianefimo e Tumani- 
fa comandanìo di dare generalmente a tutti gli uo- 
mini. EflTi credono tra l'altre cofe, che il corpo 
d*ufio fcomuroicato non pofla giammai toraare ne* 

fuoi 



». ^ •• ^ . . . -- , . . • ■ . 

' I. «^—i—^iM I M<M 



( I ) Smith IVKfcelIinea . AUiic VIot. fopra Neùrio . 
(2) Q.ueft' Opera fil da noi gii indicata « . 



G R 93 

fuoi primi princip)> fioche non fia levata la Sen^ 
tenz» di fcoraunica . Credono, che un Demonio ent 
tri nel corpo delle perfone» che fono morte fco. 
manicate ,' e che le prefervi dalla corruzione, ani- 
mandolo, e facendolo agirei all'incirca, come V 
Anima avviva, e fa agire il corpo. Penfano, che 
quefti morti fconiupicati mangino in tempo di not?* 
tCi pafleggino, digerifcano, e fi nudrifcano: ed in 
tal propofito hanno tutte i' Iflorie che fi narrano 
dai Vampìrj. 

I Greci fanno tanto fpeiTo ufo della fcomunica, 
che pare ,^ che avrebbe dovuto perdere la fua for- 
za, e renderla fpregievole, tuttavia il timor del- 
ia fcomunica non ù è punto rallentato; e la vene- 
razione de' Greci per le decifioni delia loro Chie- 
fa non è mai fiata sì grande. Sono mantenuti in 
tale foggeziooe dal terrore, che ifpirano i termi- 
ni , co* quali è concepita la fentenza di fcomuni- 
ca , e dalla natura degli effetti, che fuppongono 
eflTere prodotti; effetti, di cui i Preti Greci ra^ 
gionano loro incelfantemente, e che niun Greco 
mette in dubbio (i), In forza d'un tal terrore 
il Clero tiene irrevocabilmente legato il Popolo 
nello Scifma, ed efige le contribuzioni, ch*è' co- 
llretto di pagare ai Vifiri . Perlocchè quefto Cle- 
ro Scifmatico ha molto interefTe di mantenere il 
popolo in una profonda ignoranza , e nel terror 
c!e*Demonj; e queft'è il fondaniento della fua ^^^ 
peiTiya autorità ^ 



§. V- 



\ 



*»* 



T— " 



(x) Riesuì. Etat prcfent de TEglife Grecque. 



jH.- -!!► 



§4 G R 

i V. 

jbi MÌcuné Of intoni i e Supifflizìùni partlcoUrt 

dti Greci. 

Òuanao i Greci piangano i fondamenti di uni 
fabbrica il Prete benedifce TOpera; e gii Operaj* 
Uopo eh* è partito ammazzano trn gallò' y o' unmon- 
toney e repielllfcond il faiigùe focto la prima pie«^ 
tta , coli che credoàó di attirare fortuna aC quella^ 

Cafa.' • . ■ j > 

Quando fono fdegnafi cotitroqualcnedund, prèn- 
dono la mìfura delia lunghezza e delia larghezza^ 
dei lord còrpo con un filo 9 o Con unSaftoney e Io 
^rtadd ad unr n^uratòi^ey o ad un falegname» il 
quale &i ^dr piantare 1 fdndaitìentì di una Cafa, 
t gli dannot deldenard, peifchè rincbiudaquéirami- 
fura dentro la muraglia»' d ne^la tedìtursr de* tra- 
vi» e non dubitano punto» che, non fia per mori* 
tt il lord nimico»* fubitdche il filo oif baftonefa- 
fahòmarciti. Credono cdif graiii' (icureiza^» che ai 
ii. di Agoftd» giorno deirAflunzione della Vér- 
' gine» tutti' i Fiunài del Mondo vadiano in Egitto»' 
, t la ragiòd^ iì quefl^à opinióne e»- perché' ò(Ierva« 
tìQii che in quet tempo' tutti ì Fiumi fono bàfli^ a 
fiferva iti Nilo» il quale in ()uef tempo innonda 
r Egitto»' e crédono» che fa d i fa fv eazione delFaC* 
q^ue del Nilo (ia una^ continua benedizióne def Cie- 
lo^ full* Egitto inr riconijpenfa (fella' protezione» che 
il Salvatore' Jel Móndo » e fuà Madre vi trovaro- 
to nei fuggire la perfecuziòne di Erode. , , 

t Cifecì^ come pure tutti gli altri Popoli di Le-' 
i^ànter credono ai Tàlifmani. Le caValfótte fanno' 
una gra'nd'd ftragge in A léppo , ma vi fono" degli 
uccelli » noniiinati dagli Arabi Smitmor »> i quali man- 
, l^iario» e diftru'ggório molto le cavallette. I (rifeci 
Sanino una^ fpezTie ài l'ali fma rio per attiranti quégli 
ùtcélli»- mandano a prend'ei' dell'acqua del |E.ago di 
Sam'arcabda ; e credono , che quéiracqua abbia viV. 
tilf iì attirarvi lo Smirmòr;' ecco come il ^icaot 

rac« 



[ 



héeònU qneftà cerimonia. La Proceflion6 comiii* 
da alla porta di Damafco 3 ch*è al mezzo giorao t< 
ed ogni Religione, ed ogni Setta vi afllfte eòi fé- 
goi d*una divozione (Iraordinaria fecondo i Tuoi 
próprj ufii e facendo portare alla teda Tinfegna 
della ftia Coitiùnìonei onde fi vede comparire fuc« 
tefllvamènte la Legger il Vangelo , e 1* Alcorano. 
Ognuno canta degl'Inni al/a fua maniera» ed iMao« 
metCani vi fanno anchepiiil figura degH altri , poi* 
thè poetano cento, bandiere in circa del loro Pro- 
feta tenute dagli Scin^iihii i quali a forza dt ùr-r 
fare gittano la fchiuma dalla bocca , e diventano 
furiofi^ In una di qiiefte proceiTioni inforfe difpu* 
ta di precedenza tra i Criftianr ed i Giudei ^ pre-is 
tèndendola i Giudei t titolo di Anzianità ^ ma i 
Màotilettàni giudicarono in favore de*Crifiiani 9 per^ 
che fono più dabbene de' Giudei y épetchè paìgano* 
pilli di quelli t>er 1* efercizio della lóro Religione •• 
L'àc(jua non può pafiTare fottò' alcun' arcói ónde 
quand'è giufìta in Aleppo vien tirata fòpra le^u- 
ta del Caftelloi e di, là fi ponef divotamente nella 

Mofchea (i)* 

^ Hanno aióltiiìinie altre Superftii^ióni ^ e Fat- 
tuctiierie , alcune delle quali fono iiit gran credito' 
prefiTo il volgo i perchè mefcendovifi dai più fcal« 
tri dei veleni j prodùcono de'funeftiefetti; ctedou 
no in alcuni luoghi di fcacc|aré ogfii cattiva in-- 
faenza nei fanciulli i fputandoloro in fàccia; bai* 
Jano in alcuni luoghi dentro la Cbiefa CòA alcUUÌ 
%\tì riiifteriofi tCi 



i Vi. 






( 1) RUaut ivi» 



f« ,^ G R . * 

$. Vf. 

jyit punti di Dottrmsy e di BìfcipUnt^y 

che fervono di preteflo silo Scifmtk 

dii Onci. 

Tre punti principali dividono oggidì i Greci dai 
l,acini* I* Condannano raggiunta, che h Chiefa 
Latina ha fatto al Simbolo di Coflantinopoli , per 
erprimere, che Io Spiritoflfanto procede dal Padre» 
«• Non vogliono riconofcere il Primato del Papa. 
3» Pretendono, che non fi pofla confecrare col pa- 
ne azzimo. Noi abbiamo confutato il primo Capa 
seir Articolo MACEDONIO 9 e faremo qualche rk 
flc0b fugli a Uri due. 

§. VII. 

2}el Primato dtl Tspìi. 

La Chiefa è una focietà, ed ha delle Leggi, im 
Culto, una Difciplina; de'miniftri per iaregnarle, 
un miniftero per farle offervare, un tribunale per 
giudicare le controverfie , che inforgono intorno la 
Fede, la Morale, la Difciplina: quella è la Chie- 
fa , che ha iftituito Gesù Crifto, Vi vuole in una 
focietà , qual è la Chiefa, un Capo; e Gesù Cri- 
Ho fondando la fua Chiefa le diede per Capo S. Pie- 
tro, ed i fuoiSucceffori. I Padri ed i Cònciljhan* 
no in ogni tempo riconofciuto quella ve^ricà , e fé 
Qe trova la prova in tutti i Teologi. 

Non è meno certo, che il Vefcovo dì Roma 
iia il Succeflbre di S. Pietro, e che a quefto Suc- 
ceflbre fia (lato trafmeffo il Primato della Chie- 
fa. Tutti i Padri loconfeflTano , ed in tutti i tem- 
pi fi è fatto rìcorfo al Vefcovo di Roma , come 
a C^po della Chiefa. Egli n'ha efercitate le fun- 
zioni, o in perfona , o per mezzo de'fuoi Lega- 
ti in tutti i Secoli, e fé ne trova la prova in 
tutti i Concili Generali, e nella condanna dì tutte 

TEre- 



OR 97 

rErèCé, I Gttci médefimi non bangio mai melFoin 
^ difputa il Primato prima del loro Scifma , e i'Iflo- 
i ria Ecclefiaftica fomaiiniftra mille efempli deirefer- 
cizio del Primato del Papa fopra la Sede di Co- 
(lantinopoli. S. Gregorio dice efpreflramente; ,, chi 
jy dubita, che la Chiefa di Codantinopoli non fia 
„ foggetta alla Sede Appoftolica , fé Tlmperadore 
„ ed il Vefcovo di quella Città Io aiinunziano in« 
,, ceflTantemente (i)? I Papi hanno anch* efercita- 
,, co quefto Primato fopra Fozio , come Ci può ve- 
j, dere ai fuo Articolo . 

II Primato del Papa era egualmente riconofc lu- 
to nei Patriarcati di Antiochia , di Aleflandria e 
di CÌerufalemme . Timoteo ^^civefcovo d' Aleffanii 
dria fu ripreio dal Papa Simplicio » perchè aveva 
recitato il nome di Diof^oco nei Dittici > e Timo- 
teo ne chiefe perdono al Papa (x). 

Quando Cerulario fi feparò dalla Chiefa d' Oc« 
cidente fece tutti gli sforzi affine d'impegnare nel 
fuo Scifma Pietro d* iflntiochia , ma Pietro foften- 
ne il Primato del Papa contro il Cerulario (3). 

Tutta la Chiefa Africana riconofceva pure ilPri- 
inato del Papa; e ciò fi rileva dairifioria dei Do- 
catidi , e da quella dei Pelagiani. S. Gregorio fom* 
minidra niille efempli di Atti'^el Primato eferci^ 
tato fopra 1* Africa. (4) 

I Primi Riformatori fui principio delle lo?o 
difpute riconofcevano il Primato del Papa . Gio- 
vanni Hus condannato dalT Arcivefcovo di Pra- 
ga , appellò alla Stde Appoftolica >- Girolamo da 
piaga approvò il giudizio del Concilio di Co- 
Temo, m. G ftan. 



» ! ■«'■ »» 



(l ) Greger. Epift. 941, 

(2) Conci!. Tom. IV. pag. 103 1. 

(3) Bencry Pandeft, Tom. I. p. 154. 

(4) Ivi Tom. II. pag. 561. 61 r. 694. 916. ^74. 
Tom. 17. pag. 141. 1186. 1198. Traitè de V auta- 
Xìik dC8 Papes Tom, I, Lib, i, cap. 3, e 4. 



^t G R 

ilir.n {ng}ì Articoli di VVicIefo e di Giovanni 

Lutero fui principio 'del fuo Scifma trattav% 
<U calunniatori quei che volevano fcredittrlo pref* 
fo Leone X. «, Io mi metto a* voftri piedi , difs* 
i> ^glÌ3 dìfpofto.ad afcoltare Gefucrifto , che par- 
,, la in voi (1)9» Egli Io prega di afcoltarlo 
come una pecorella còmmefTa alla Tua cura , e 
protefta di riconofcere il fupremó potere della 
Chiefa Romana , e confefTa che in tutti i tempi 
i Papi hanno avuto il primo luogo nella Chie- 
fa (3). . . 

Zuinglio confefTa efler neceflario che vi fia un 
Capo nella Chiefa (4), 

Melantone acconfentì , che fi lafciaffe al Papa 
la fua autorità» e confefsò > che poteva effer uti- 
le (5). . . 

Errìgo Vrir. Re d'Inghilterra difefe alla prima 

contro Lutero il Primato del Papa e della Chiefa 
Romana: e Leone X gli aveva dato il titolò di Di- 
fenfore della fede (€). 

Grozio pretende» che II Vefcovò di Roma deb. 
ba prefedere fopra tutta la Chiefa » avendo » com* 
egli dice» confermato 1' efperienza » che uiì Capo 
è neceifariò nella Chiefa per mantenere 1* unità » 
ed attefta i che Melantone e Giacopo Primo Re 
della óràn Bretagna hanno riconofciuta quefta ve- 
rità . Égli fi fa un' obbiezione e dice . Ma il Pa- 
pa noti può abufaré del fuo potere ? Allora , rif- 
pond* egli i n<>" '' ^ '" debito di ubbidirgli , 
quando i fuo» comandi fono contrarj ai Canoni , 
ma non conviene perciò negar la fua autoritl, né 

ricu- 



ci) Conc, Tom* XH. p. 164. 
(2) Luter. Operum Tom. I. p. xoi. 
(}) Ivi, pag.28^Tom.H.p. 1. 

(4) Zutngl. Oper. Toni. i.p. 17. 

(5) Ivi. Tom, lV.p.8i5. 

(^) 2l47»4/^« adan. i5^i«n,74« 




ficirfafe di ubbidirgli, quando i Tuo! comandi fono 
giudi. Se fi rifletteflc a tutto quello che ho detto ,^ 
proilegu'egli , noi avremmo una Chiefa Riformau 

^d, unita ( i). .. 

il Clero di Francia e tutte leUniverdrà del Re- 
gno riconoscono ]a (tefTa verità, fensa tuttavia cre- 
dere che il Papa di infallibile > o che abbia aleuti 
potere fui temporale dei Re, Il Primaéo del Papà 
nella Chiefa è Un Primato di onore e di giurifdi» 
z'ìotìti Tocca a lui a Far olTervarei Canoni della Chie- 
fa a tutto il Mondo, di convocare i Concilj, e di 
fcòmunicare quelli che ricufano di andarvi. 

Quantunque le decifioni dei Papi nòli fiàno infaU* 
libili, devono tuttavia avere molto pefo , e meri- 
tano molto rifpetto; Il Papa può fare delle nuove 
Leggi univerfali é proporle alla Chiefa; maqueOe 
non hanno forza di Legge, che quando fonoàccet- 
iate ; Il Clero di Francia ricohofce che qiiefti di- 
ritti fono pertinenze del Primato i e che il Papi 
ha quedò Primato di diritto divino; Io non fo co«^ 
me fi pofla aver ricohófciutó quefto Primato , ed 
avergli contrattato quefl* ultimo puntò (2). 

Il Clero di Francia riconofce iticon ì che il Pi- 
pa è Metropolitano e Patriarci nella fua Diocefe^ 
che ha delle prerogative particolari ^ ed una Pode- 
Aà Temporale fopri quello chefi dice Lo Statò Ec* 
clefiadico: ma Hricònofce, ch'egli ha fatto acquiftb 
di tati cofe, e non le ha per Diritto Divino ^ ch*è 
inferiore al Concilio Generale ^ il quale può depor- 
lo; ch'egli non può deporre iVefcovi, nèaflolvere 
i fudditi dal giuramento di fedeltà verfo il Sovra- 
no. (?)• . . 

I Teologi Italiani hanno bene altre idee circi 

li Primato del Papa • Sono (late raccolte tutte le 

G i loro 



(x) Gròzio Tom. V. p. 617. , 641., 648. 

(2) Vedi Bellarmino De fum. Pont. Melchior Cd-i 
nò hi Theol. Lib. VI. Dupin Di (Ter t. De Antiqui 
Ecclcfi Difciplinai Defenfio Cleri GUlicani. 

(3) tJefenC Cleri Gallicani • 



too Q R 

loro Opere fatte per difenclere le pretcfe della 
Corte di Roma , e quefta Collezione forma XXI. 
Tomo in Foglio (i). Tali pretefe fono fiate affai 
combattute dai Teologi Francefi j e batta leggere 1«| 
difefa del Clero di Francia. La ignoranza dei Gre- 
ci no^ lafcia didinguere loro in quedo punto la 
facilità di poter accordarfi colla Chiefa Latina» di 
cui i principali Teologi non diffentono dai Padri 
Greci ; e la loro divifione è 1* effetto di una que- 
fiione di nome, 

$. VIIL 

Dell* h/o del P^ne Azx,ìmo nell* Eucfirìftia. 

9 

I Padri hanno fempre detto, che Gefujcrifio fi fer- 
vi di pane azzimo nelPultiiiuCenn , quando \k\^w 
tuì rÈucariftia. Noi non cerchiamo qui, fcGefu^ 
crifio realmente abbia celebrata V ultinvi cena coi 
Giudei X o fé abbia prevenuto ii tempo degli azzi- 
mi i ma concludiamo folo col confenfo univerfaledei 
Padri > che hanno creduto poterfi confacrare rÈu- 
cariftia col pane azzimo. Tuttavia Tefempio di Ge- 
fucrifio non è fiato da(o per forza di legge, Iaqua« 
le abbia obbligato neceflariamente la Chiefa a fer*. 
virfi del pane azzimo nella confecrazione delTEu- 
cariftia* Poiché non effendofenc Gefucrifto fervito , 
fé non per accidente , poiché non era. lecito ai 
Giudei far ufo di altro pane nel tempo diPafqua» 
è molto probabile > che gli ÀppofioH abbiano fatto 
ufo indifferentemente di pane fermentato e di pa- 
ne azzimo , 

Pare , che i Santi Pa^ri > che hanno la prima 
volta fisbilita la difcipUna nella Chiefa , effendo 
perfuafi , che Gefucrifio nelT ifiituire V Éucarifiia 
abbia ufate il pane azzimo, per mantenere 1* uni- 
formità , abbiano pure ordinato che di tal pane fi 
facefle ufo nella Melfa ; e che i Greci ali* incon- 
tro 



(i } Bibliotheca Pontificia "^ raccolta dal Kmshrtf. 



ci É. lof 

ito crftJcn4o di non eflere obbligati ad una cofa, 
the derivava da una pratica della Legge Giudaica, 
abbiano àntepofto rufo del pane fermentato. 

Non è facile il decidere 5 fé ogni Chiefa abbia 
fempre mantenuto Tufo, che con ferva anche oggidì; 
ma egli è certo, che Tufo del pane azzimoèmolco 
antico nella Chiefa Latina i ch'era univerfalmente 
fiabilito prima dello Scifma di Fozio, e che fu di 
ciò nonera mai (lata biafimata la Chiefa Latina ( i). 

Non fi trova cos* alcuna nella Scrittura, né nel- 
la Tradizione 9 né nei Padri , né nelle Liturgie > 
che condanni Tufo del pane azzimo. E'certodall* 
altra parte, che quello può eflere la materia dell* 
Eucariftia, ugualmente che il pane fermentato ; e 
finalmente la Chiefa Latina nel confervare 1' ufo 
del pane azzimo, non condanna punto i Greci, che 
ufano il pane fermentato. Quindi non poteva tale 
differenzas eflere un giudo motivo ai Greci per fc^ 
pararfi dalla comunione dei Latini (i). 

I Greci moderni hanno fcritto per giuftificareit 
loro Scifma . Sciropolo Crocifero della Chiefa di 
Coflantinopoli ha fatto un' Idoria del Concilio di 
Fiorenza , nella quale fi fcatena contro la Chiefa 
Romana • Il Creygthon Cappellano del Re d' In. 
ghilterra 1* ha tradotta in latino con apporvi le 
Annotazioni , ed una lunga Prj^azione ; ed il Tra« 
duttore ha fuperato ilfuo Autore nelT inveire con- 
tro la Chiefa Romana . Egli è (lato confutato dal!" 
Allazio Bibliotecario Vaticano • 

G 3 L'AI. 



'^-**' 



(1) MahilUn' loc.cìt, Cismptni Conje£lura de per- ^ 
petuo Azimorum ufu. Romae in 4. 

(2) AllMtius in Robert. Crcygthonif Apparatum • 
Sìrmoni . Difquifit. de Azimo. B(?»4 Lib. I. cap. 2j. 
Liturgicarum . Mnhillon Prsef. in SaErc. Ord. Bene* 
dia. Lupus Tom. II!. Schol. in Dee r. Concil. de 
Adis Leon is Papae 9. c^p. 7* N^f^L JÌ^x, la Sas« 
cui. XL&XIL 



|02 G R 

L' Alllx Fia tradotto dal CSreca h fonfuttaJEione 
phc Ncttafip ha fatta dcH* autorità del Papa coi| 
quefto titolo : Beat/Jftm: é* Sapitntijpmt m^gnA ^ 
San&A Xrrbis Jetufétlem PatrUrehi, Domini Neff^rtl 
tiefutéttw Thftum de FapA Imperio , quas nd ipfum 
situlerunt Bratres qui HieffolymA Agunt , in 8, 
Ì762. 

Il P. Le Ouien fotte nome di Stefano de AltU 
mura ha confutato Nettario con un Libro intito- 
|tt(y.^ Panopliét adverfus Schìfmt^ GrMrum . Parigi 
in 4. 



H U 



H 



US ( Giovanni di ) o fia GIOVANNI di U5- 
SINETE, comunemente GIOVANNI HUSfq 
pure denominato fecondo il cotlume di que* cem^ 
pi) dal nome di una yilla o Città) di cuiera^ri- 
ginarip • Egli fece 1 fuoi (lud) pelT Uniyerfità di 
Praga , e vi prefeil grado dipottore; divenne Der 
Canò della Facoltà di Teologia e fu fatto Rettore 
ieiy Univerfità fui principio del quindicefimo Se« 
colo ( 1 ). 

Il Secolo XIV. aveva prodotto una folla di Set- 
te ) le quali s* erano fcatenate contro la Corte d| 
Roma e contra il Clero, s' erano fol levate contra 
i* autorità dei Papi 5 ed avevano attaccala quella 
della Chiefa . I nimici del^Iero Roniapo e della 
Chiefa non erano i foli fanatici ed entufiafli , ma 
Y* erano an^phe dei Reìigiofi , dei Teologi , e degl* 
uomini dotti, quali furonopiovanni d*Qliva,Mar- 
filip da Padova, VViclcfo, e tutti quei Francefca- 
|si, i qqali fcrilfero per provare, che i Francefca- 
(, Ili nulla poftedonp di proprio y e che non hanno 

proprietà fulla loro mineflra, é perciò attaccavano 
fi Papa che li ayeya condannati • Le loro Opere 

s*era* 



(1) Nciranno 1409^ 



H U i©3 

^y* èrano fparfe dappertutto , 6 principalmente 
quelle di VVicIefo, le quali erano (late portate ìq 
Boemia . 

La fitua^ione del Clero , eh* era eguale quafi in 
tutti i Paefi, dava più pefq a quegli ferirci fedizio* 
fi j poiehè fi vedeva il Clero eolmo di ricchezze 
ed immerfo nell'ignoranza non faper opporre a ta- 
li nimiei 9 che la forza dell* autorità è del fuocre* 

. dico preflTo i Principi. Si vedevano degli Antipapi 
difputarfi la Sede di S. Pietro , (comunicarfi fcain- 
bievoimente , e far predicare le Cruciate contiQ i 
Principi che riconofcevano i loro competitori , 

SUìefìo fpettacolo e la lettura de* Libri dei nimict 
ella Chiefa fecero nafeere in molti fpiriti il de* 
fiderio di una riforma nelia disciplina , e nel Cle:^ 
ro. Giovanni Has la riguardò come l'unico rime, 
dio ai mali della Chiefa, ed osò pure predicarla ed 
elevarti contro V ignoranza , contro i cofturtfi , e 
contro le ricchezze del Clero ^ le quali egli confi* 
derava come la primaria cagione di tutti ivizji dei 
quali veniva rimproverato • Egli raccomandaya la 
tstturà de%ibri dei Settarj , i quali giudicava a(l 
fai opportuni per far conofeere la neceflTità delU 
Riforma , dante l'arditezza con cui dipingevano i 
difordini del Clero; e fi doveva» dicea egli, per- 
inetteire la lettura de' Libri degli Eretici , perchè 
vi fi trovano alcune verità meglio fpecificate j q 
efpreffe con più forza da loro : che quefla permif-* 
(Ione non era pericolofa } quandoficonfutafsero va- 
lidamente gli errori , ch^ fi contenevano in quei 
I^ibri • 

Mentre V Hus cosi declamava , non aveva an** 
Cora adottato alcuno degli errori di W^clefo • Il 
fuo ardire 9 1* incontro delle fue Prediche 9 1^ let- 
tura dei Lihri di VViclefo irritairono infinite per* 
fone contro il Clero 9 il quale entrò in gran* 
de apprenfione per 1* avyaazamento che face- 
va una tale dottrina • Fu citato a Roma e fui 
difcacciato da Praga y e poi furono condannati t 

Ubrì di VViclefo e puniti quelli , che li ritene* 

Q 4 vanoj 



104 H U 

vano ; t rèftarono abbruciati più di 200. Volu- 
mi ( i ). 

Giovanni Hus Imprcfe a difendere VVicIefo, né 
gìuftificava già gli errori di lui y ma li condanna- 
va . Pretendeva però di provare Coli* autorità dei 
Padri) dei Papi, dei Canoni , e colla ragione, che 
non fi dovefl'ero abbruciare i Libri degli Eretici , 
e particola rk) ente quelli di Wiclefo , di cui alla 
virtù ed al/ merito 1* UniverCtà di Oxford aveva 
tefo autentiche tcftimonianze. 

„ L* éflTenza delT creda , dicev' egli , confifte 
3, nelVoftinazione a refillere alla verità. Chi sa fé 
3, VViclcfb non (la pentito? Io non pretendo già , 
„ che non fia Rato eretico 9 ma non mi credo in 
3, diritto di poter aflicurare che Io fiatato. "Egli 
era, fecondo lui, unpenfar troppo vantaggiofamen- 
te dei (offifmi degli eretici , e darne ai fedeli un* 
idea troppo alta, il proibire le loro opere , come 
quelle che feducano infallibilmente ognuno che ofi 
leggerle. „ Inftruite, proseguiva , i Popoli , met- 
teteli al fatto di rilevare i falfi principi degli 
Eretici , inftruiteli a fufficìenza , onde po/Tano 
metter al confronto la loro dottrina con quella 
Il della Scrittura, e con tal niezzò diftingueranno 
„ /agevolmente nei Libri degli'Eretici, quelloch'è 
3, conforme alla Scrittura da quello che le è con- 
3, erario: e quello è il mezzo più ficuro dimetter 
3, argine all'errore. 

Giovanni Hus cominciava dunque a ftabilire la 
Scrittura come la fola regola di fede , ed i fcm- 
plici fedeli come Giudici compatenti delle con- 
troverfie di fede , ma non adottava gli errori di 
VVìclefo fulla Tranfuftanzione, full' Autorità deU 
la Chiefa, fui Papa ce. Pretendeva folo com^eflTo, 
che i Re aveffero il potere di togliere alla Chie- 

^ fa 



9> 
9> 



( 1 ) Ltnfunt^ Hiftoir. du <]onc. de Pife • Ji.ntn% 
Sjlvins^ Le Storie della Boemia» 



H U Iti 

Fa i beni temporali, e che i Popoli Hcufa^ poteCi 
fero di pagar la decima (i). 

Dopo la morte dell' Arcivefcovo Sbiofco , Gio- 
vanni Hus. tornò a Praga , e fu in quel tempo » 
che Giovanni XXIII. pubblicò la Bolla per predi- 
care una Cruciata contro Ladislao Re di Napoli « 
In quella Bolla „ il Papa pregava per i* ^fperfionci 
g, del fangue di Gefucrifto tutti gì' Infjpcradori C 
„ Principi del Criftiinefiìnò y tutti i Prelati delle 
„ Chiefe, tutti i Monafterj , tutte le Univerfità f 
j, e tutti i Particolari dell uno e delTaftro feffoj 
n Ecclefiaftici e Secolari , di qualunque condiiéio* 
n ne y grado , dignità fi foflTero di ftar pronti per 
jy edermi na ré Ladislao ed i fuoì complici , in di- 
yy fefa delio Stato e dell'onore della Chiefa, e del 
5, fuo proprio a. Il Papa accordava a quelli ^ che 
prendeflfero la Croce l'indulgenza medefimaj che 
avevano avuto i Crocefegnati di Terra Sahta; pro- 
metteva le medéfime grazie a quelli che non còW-r 
battendo in perfónaj fpedìffero a loro fpefe, à mi- 
fura delle proprie facoltà e condizione ^ perfone 
opportune per combattere: metteva gli' uni e gli 
altri colle loro Famiglie fotto la protezione di S, 
Pietro, e fua, comandando ai Diocefani dì proce- 
dere colle CenfureEccIefiafticbe, anche invocando 
il braccio Secolare contro quelli che voleffero dar 
moleftia ai Crociati, nei loro Beni, famiglie, e 
ciò inapellaWlmente, La Bolla promette piena re- 
mifllone dei peccati ai Predicatori ed aiQueliuan- 
ti per laCruciata, e fofpcnde o annulla l'altre in- 
dulgenze accordate fin allora dalla Santa Sede ^ e 
tratta Gregorio XII concorrente di Giovanni XXf II 
da Eretico, da Scifmatico, e da figliuolo di male* 
dizione (i)* 

Gio. 



( 1 ) Vedete Johannìs Hhs liiflor, é" M9numtntM . 

(2) Quefte Bolle fono nella Collezione delle .Ope- 
re di Giovanni Hus Tom, I, pag, 171, Edizione di 
Norimberga. 



io6 H U 

Ciovanni Hus attaccò quella Bolla è le InJulgeo* 
ze che prometteva, e protetto idi eflTer pronto a ri- 
trattare, quando gli fofse fa,tto vedere, che fi foC 
fé ingannato ì che non pretendeva nà difendere La- 
dislao, né foftenere Gregorio XII, nèat^ccare T 
autorità ^ che Iddio aveva data al Papa , ma fola- 
mente opporO alPabufodi qqeU' autorità. Dopp una 
tale protetta Giovanni Hus fod^ene , che la Gru- 
ci^ta intimata da Giovanni XXHl è contraria alia 
Carità Evangelica, perchè la guerra trafcina un*in- 
fiaità di difordini , e di fciagure, perchè ^ ordina- 
ta a Cri(\iani contro Criftiani , perchè né gli £c- 
clefiaftici , nèii Vefcovi, né i Papipofsono far guer- 
ra, principalmente per incereffi temporali); perchè 
il Regno di Napoli era un Regno Cri(liano e fa- 
ceva parte della Chiefa , onde la Bolla che mette 
quel Regao all' Interdetto, ed ordina di faccheg?, 
giarlo non protegge una parte^ delia Chiefa fé non 
colia diftruzione di un'altra parte: Che fé il Papa 
aveva 1* autorità di ordinar la guerra *. tra Cri- 
(liani , ^ conveniva , che fofse più illuminato di 
Gefucrifto , o che la vita di Gefucrifto fofse me* 
no prezipfà della dignità e prerogative del Papa » 
^poiché ^efucrido non aveva permefso a S. Pietrq 
di armarfi affir^e di falvargli la vita. 

Giovanni Hus non attacca né il potere , che i 
Preti hanno di aflolvere , né la neceflìtà della pe- 
nitenza, né il Domma ftefso delle Indulgenze con- 
iiderato nella fua natura, ma ne condannò T abufo, 
e diceva di credere , che yenifse male (piegato ai 
fedeli , e ^h* e|fì troppo contavano falle Indulgen- 
te, onde credeva , per efempio, che non fi potef- 
fero accordare Indulgenze per una contribuzione 
alle Cruciate. 

Egli pretendeva , che non fofse yninore 1' abufo 
di poter punire, che quello di poter perdonare, e 
che il Papa fcomunicava per mopvi troppo legge- 
ri , e per i fuoi interefli perfonali . Per efempio , 
Giovanni Hus pretende , che una tale fcomunìca 
non fepari in niun modo i fedeli dal corpo della 
0iefa i e che fé il Papa può abufitrfi del fuo pote« 

re, 



H U l»f 

ire 9 quando infligge dei g^nigbi > toccfai ai Fedelf 
vedere e giudicare fé la fcotnunica fia giuda p ia« 
giuda, é che fé veggono j che (ìaingiufta,' non deb* 
bono punto f enierla ( i ) • Egli rivolle tute* i Tuoi 
sforzi verfo un tate òbbiettp > e per ^ivvalorare le 
cofcienze contro il tioiore della fcooiunica, intra* 
pirefe di moftrare , che la (comunica jngiuda noi| 
fepara effettivamente alcuno dalla Chiefa; e quello 
it quello , che fi propone di (labilire nel fuo Trac* 
tato della Chiefa (2). 

La bafe di quefto Trattato è che la Chiefa è ui| 
Corpo Miftjco, del quale GefucriHo è Capo, e di 
cui i giudi ed i predeflinati fono i membri: efic^ 
coonè niuno dei predeflinati può perire, così niu* 
pò dei niembri della Chiefa pè può éfsere fepara* 
to da alcuna pofsanza, né per confeguenza la;fcQ^ 
muoica può efcludere dalla vita eterna . I Repro* 
vati non s' appar^epg^ono punto a queda C^hiefa^ e 
non ne fono veri membri • Sono nel Corpo dell^ 
Chiefa, perchè partecipano dei fuo Culto e deTuoi 
Sacramenti ; ma non perciò fono del ^orpo della , 
Chiefa f come gli umori yiziofi fono nel Corpo urna» 
no , e non fanno parte del Corpo uipano. 

Il Papa e i Cardinali formano dunque il Cor* 
pò della Chiefa, ed il Papa non n*è che il Capo ^ 
Tuttavia il Papa e i Vefcovi , (:he fono i fucceflo- 
fì degli Apposoli nel minidero, hanpo ilpoteredi 
legare e fciogliere, ma un tal potere, in* fenfp di 
Giovanni Hus > pon è che Minidefiale , il quale 
di fua patura non jega • Poiché il potere di lega* 
re non è maggiore del potere -di fciogliere • Or è 
certo che quedo potere di fciogliere non è nei 
yefcovi e nei Preci, cheui^ potere Mi^ideriale « 

e che 



(i) Dif§iuratÌQ Jobannis ^\ls adverfus fndul^ 
gentias Papales. toc. cit. pag.' 275. 

* ( 2 ) Tr404tus de EccUpé^ • Óperum Tonu I. 
P^B* 243* Dal capo 1%. fin al fine. 




io« k tt 

t che GefucrKlo è quello che dlfcioglie òHettivaÀ 
niente, mentre per giuftificare un peccatore vuolfi 
tin potere infinito, che non appartiene fé non se a 
Dio. £ da ciò conclude Giovanni Hu$> che la con- 
trizione bafti per Jarcmirtiohe de' peccati j e che T 
afToluzione non rimetta 1 nòftri peccati , ma li di* 
chiari perdonati « 

Il Papa e i Vefcovi. abufano , fecondo Giovanni 
Hus di queftò potere puramente minifteriale, e h 
Chiefa non fufliitercbbe meno, qùàlor non vi fofTe 
uè Papa, n^ Cardinali. ICriftiani hanno nella Scrit- 
tura una guida ficura per dirigerfi; però non deefi 
già credere che i Vefcovi non abbiano alèun dirit- 
to di efìggere l'ubbidienza dai Fedeli, mentre è 
certo che i Fedeli debbono ubbidire, ma tale ub- 
bidienza non debbefi éftenderè fido agli ordini ma<< 
nifeftamente ingiufti , e contrar) alla Scrittura , 
mentre l'ubbidienza che i Fedeli debl^ono è ragio- 
nevole. 

. * II mifto, che "reca qùeft' EfpoCzJoné del Sifte^ 
me Teologico di Giovanni Hus di alcune Propòfì- 
zioni che pofTonfo foftenerfi dai Cattolici, con al- 
cune che fono Eretiche , cfige^ che brevemente noi 
le fepariamo. Si difende anche dai Cattolici che 
fìon abbiano le fcomunrche alcun vigore quando fo- 
no ingiufte, che non (ìano da profonderfi l'Indul- 
genze in ufi micidiali e profani, che le ricchezze 
foverchie negli Ecclefìaftici fìa no caufà di vizj. Ma 
è eretica la nozione chedà 1* Hus fui la natura dell a 
Chiefa, equeftaErefra T abbiamo confutala nel!' A r- 
ticote DONATISTI; ^ Errore Dommatica, che la 
Scrittura (ìa la fola Regola di fede; equefto è con. 
futato negli Artìcoli , LUTERO, VVICLEFO ec. 
nel qual Articoli pure farà confutato quello che s* 
appartiene al Sacramento della Penitenza impugnato 
da Lutero e da Calvino coi pr incipjdi Giovanni Hus ; 
circa laPredellinazione abbiamo difefo il Cattolico 
Domma ncirArticoloCALVIMOi fuireftoallir////. 

Tutti gli argomenti riferiti, che fi trovano nei 
Libri di Giovanni Hus vi fono fcritti con ordine 

e me- 



H V 10^ 

t metodo ) ma v'ha un mefcugllo d* invettive grof. 
folane fui gufto di quel Secolo; e quei libri fer^ 
vifono di repertorio ai Riformatori , chei vennero 
dappoi • Su cali principi egli fondava la refidenza 
che faceva agli ordini dei Papi 9 ed il Piano di Ri* 
forma, che voleva (labilire nella Chiefa, re(lrin<v 
gendone il poterei ed accordando ai femplici Fé. 
deli una libertà 9 che diftruggeva pienamente ogni 
autorità della Chiefa (i). Quedi principi erano 
foftenuti con declamazioni violenti e patetiche con«> 
t^o le riccheZ2;e , i coftumi > e T ignoranza del Gle«- 
i:Q) e principalmente contro T autorità ch'eferci* 
taya fopra i fedeli, e con pitture affai vive delle 
fciagure del Criftianefimo; ed erano accreditati 
dalla regolata vita cb'eglì menava, 'Divenne per- 
tanto questo Teologo T Oracolo di una parte dei 
Popolo: e i fuoi difcepoli attaccarono le Indulgen* 
ze , e fi fcatenarono contro il Clero , in tempo cb^ 
i Predicatori delle Indulgenze fi sforzavano di fcre*> 
ditare Giovanni Hus e i fuoi fei^uaci , i quali in* 
fultarono i Predicatori delle Indulgenze , e pub/- 
blicarono, che il Papa era i' Anticriflo. Il Magl- 
ftrato ne fece imprigionare alcuni , e fece tagliare 
ioro la tefla, né qued'atto di rigore cagionò alcu- 
na fallevazione , ma i difcepoli di Giovanni Huj 
portarono yia quei Corpi, e li onorarono come di 
Martiri. 

i rattanSo il numero de' Difcepoli di lui fi moU 
tlplicava; ed il Re di Boemia pubblicò un'Edit- 
to , col quale toglieva agli Ecclefiaftici di cattivo, 
coftume le decime, e le rendite. Gli UiTiti auto« 
rizzati da tal Editto ne denunziavano ogni gior- 
no qualcheduno di tal carattere, ed il Clero di- 
venne foggetto ad una ipezie d* Inquifizione • Mol- 
ti Ecclefiaftici per non edere fpogliati dei loro 
benefizi fi fecero del partito degli UiTiti, e co» 
minciò ad indebolirfi il zelo de*Cat(olici contro 

di * 



T-r 



^i)j0h. Hus. De Ecclefia militaqte. 



110 tt U 

«li loro (i). Corrado ArcivefcoVo di Praga per 
riaccènderlo fulininò un Iiicerderto contro la Città 
di Praga i e cotitro tutti i luoghi ne' quali fi tro* 
vava Giovanni Husi e proibì che ilei tempo in cui 
egli vi dimoraVre, e pei: qualche gidrno dòpo i non 
fi dovefle predicarvi I né celebrare Ì' ufiìsio divi- 
jào (2); Giovatini Hus iifcì perciò da Praga , ma 
fi continuò a leggervi le fue Òpere j ed égli com- 
fK>fe degli fcricti violenti ed ingiuriofi Cotìtto la 
Chiefà di Roma; tali fono V Anatomia dei thenthri 
deir Anticriflù : /' Ah omin azióne dei Preti è dei Mo^ 
naei Carnali : tìeir Akolizione delle Sefie $ SocietÀ 
'Biiligiofe^ é delle Condizioni Umane, Quelli Scritti, 
come cdnfefTa ilLenfaiìt^ fono oppòfli tanto al gu- 
fto del noftrò Secolo > quanto al carattere Evar» 
geÌico(3); Tutte quefl^Opef-e ii Giovatìni Hus 
erano accolte avidamente dal Popolo , é fi . formò 
lina Sètta formidabile j la ^(iale teneva in divifione 
la Boemia, e ^efifteva ai Magidrati^ ed al Clero* 

Quando il Concilio di Coflanza fu adunato*, un 
PfoFeffbref di Teologia ed un Curato di Praga vi 
denunziarono Giovanni Hus. Il Re di Boemia voi* 
1& ch'egli andafle al Concilio i e fi diniandò un Sai- 
yócondotto ali* Imperadore Sigifmòndo. Giuntovi 
Gìiòvanni Hus i ebbe alcune conferenze con dei 
CardinàK i e protetto che non credeva d'infegna- 
iCi tìè erefié, né errori J e che fé foffe convinto 
d'infegnarli era pronto a ritrattarli; ma tuttavia 
coatinuava ad ìnfegrìare le fuè opinioni con gran- 
de oflfinaziòne ed ardore^ Onde non prometteva di 
ubbidire al Concìlio, né di foggettarfi alfa fua de- 
cifione,' né di ubbidire fé non allora che folle con- 
vinto • É quello egli medefimo lo aflerifce in una 
lettera»' iiCflla qual^ dice di non aver niiai promef- 



(2) Coc&l. Hi(Ì. Hufllti L. r. p. 62. 

(2) Ivii Lenfant Conci). Pif. T^ IL p. 237. 

(3) Nella Raccolta delle Opere dì Giovanni Hus» 



k ti UE 

h% fenoDCondlsionatamente, diCogg^tUrCi alCoiu* 
cilio, quando gli fi faceffe vedere di avere fcrittOf 
ìnfegnatO) rifpofto qualche cofa contraria alla ve* 
riti (i)» Era molto probabile, che Giovanni HuSf 
il quale era molto oftiriato ne' fuoi fentimenti , e 
molto vano di edere alla tefla di un partito al qua* 
le »veva fatto credere di èfl'ere infpirato j nonfof* 
fé per ubbidire al Concilio , e che ad onta del Tuo 
giudizio fofle per continuare a fpargere una dottrU 
na contraria allaChiefa ed alIaSociecà civile; per« 
locchà fi crédette di dover metterlo in prigione. 

Il Cohfolc di Praga, il quale l'aveva accom- 
^agnato, reclamò fubito il Salvocondotto àccor^^ 
datò dair tmperidore Sigifmondo; ma heirimpru 
giooare Giovanni Hus , non fi credette di vio- 
larlo > e realmente non fi Violava (2); Furono 

afTe* 



( i) Giovanni Hus Lettera 15, Lenfdnt Hifti da 
Concil. de Conftance L. 1. p. 307. 

(2) Ecco il Salvocondotto tal quale Io rifctifTe 

ii Ltnfant . M Sigifmohdo per graiia di Dio te. A 

)i tutti Salute ec. Noi raccomandiamo con piena 

9, affezione T onorabile uomo Mafiro Giovanni rius, 

» Baccelliere in Teologia e Maftfo helT Arti, lato- 

ji re delle prefenti ) che parte dalla Boemia per il 

éi Concilio diCoftanza» il quale abbiamo prefo fot- 

yy to la nóftra Protezione, e Salvaguardia j e fotto 

yy quella deirinlipero) bratiìando, che quando arri* 

,, vera prefTo di voi, loaccogliate bene, e lo tfat- 

„ tiate favorevolmente > dandogli tutto qufelló che 

yy gii farà di meftieri per accelerare ed afllcurare 

„ il fuo viaggio così per terra ^ come per acqua, 

yi fenza prendere né da lui, né da fuoi cos*alcu- 

„ Ila all'entrare o airufcire per qualsivoglia rito. 

„ lo di dazio, e lafciarlo liberaitìente e ficuramen- 

„ te paflare^ dimorare, fermarti e tornare, prov- 

„ vedendolo anehe di buoni pafTaporti per l'onore 

e rifpetto della Maedà Imperiale. Dato inSpU 

raagli iS, Ottobre 1414. Ecco* 



3> 



%i% ^ H ir 

aflegnaci Commiflari a Giovanni Hus, 6 Ci pro« 
duflero nel Cpncilio tr^nc' Articoli eftratci dai li- 

^ bri 



Ecco il fondamento, fui quale fi pretende, che 
il Concilio di CoHanza abbia mancato di fede a 
Giovanni Hus; ed io fulle aqcufe farò qualche ri- 
fleffionc* 

I. Giovanni Hus''non aveva facoltà di difpenfarfi 
da] l'ubbidire alia citazione del ConciliO| di Codan- 
;jsa)^ poiché il Re di Boemia e l' Imperatore gliel* 
ordinarono d'accordo col Concilio. li Lenfant lo 
ConfcAìi. Hift. dn Conc. de Confi. T. I. pi 37, 

Se Giovanni Hus era obbligato idi ubbidire aiU 
cita|:iooé> era dunque foggetto al giudizio del Con- 
cilio; ora è afTurdo di citare un uomo ad im Tri-, 
bunale a cui è naturalmente foggetco, e di pro- 
mettergli, che non farà obbligato d*ubbire al giù. 
dizio di quel Tribunale. Dunque non è probabile, 
che l'intenzione dell* Imperadore Sigifmondo fi^ 
(tata di tenerlo fot^o la fua protezione , cafo che 
fofTe /lato condannato dal Concilio* 

%. II S^lvocondotto non dice, che non fi pofTa 
arredare Giovanni Hus, ancorché il Concilio avef-. 
fé pronunziato qualche fentenza fulla di lui per- 
fona o dottrina. Qu,efto Salvocondptto ^ dato per 
il viaggio da Praga a Coftans^a , il quale fi rende- 
va malagevole, principalmente a Giovanni Hus , 
che aveva un gran numero di nimiciper laQ^rma* 
nia, principalmente dopo, che aveva fatto levare 
aiTedefcbi il Privilegio, che goide vano n^U'Univer- 
fità di Praga, dalla quale tutti fi erano ritirati. 

3. Giovanni Hus medefimo non credeva , che 
il Salvocondotto , che aveva chiedo ed ottenuto 
gli afiìcuralTe T impunità della fua refiftenz^ al 
Concilio, qualunque ne fofle il giudizio. Ciò fi 
rileva dalle lettere ch'egli fcrific prima di parti- 
re per Praga; poiché in quelle dice, che fi afpet- 
^ di tr^Qv^re nel Concilio pii^ nimici > che noi^ 

ne 



^ , H U 113 

6ri meJefim! Ji Giovanni Hus s che contenevano 
tutta la Tua dottrina» cai quale l'abbiamo efpo. 

dà. 



ne trovò Gefucrifto in Geruf* lemure. Nella ft^ffa 
lettera prega i Tuoi amici, che facciano orazione 
per lui, affine che fé viene condannato, glorifichi 
Dio con un fine Criftiano , e vi parla del fuo tu 
torno, come di una cofa incerta. 

E'quefto lo (liied'un uomo che creda di avere un 
Salvocondotto, che lo metta al coperto delle con* 
fegiienze del giudizio che poteva pronunziare il 
Conci! io f Vedete Xe»/W»f. Wftoire duConc, de Gonfia 
r. /. P. 39- 40, 

4. li Lenfanc pretende che Giovanni Hus non a^ 
bia chiedo Salvacondotto fé non perCoflanza, e non 
per il viaggio da Praga aCoftanza, M^ io chieggo, 
perchè i( Salvocondotto non parla della dimora di 
Giovanni Hus aColUnza, scegli lo avefTe chiedo a 
taJe oggetto? ConfeflTa il Lenfant medefimo, che T 
Hms aveva infiniti nimici tra vi^» e perchè non ave«i 
va a temere di efler da loro infultato mentre (i 
poetava a Coftanza? Per difpenfarfi dall' ubbidire 
alla* citazione di Giovanni XXIIl. prima del Con^ 
cilio di Coftanza, non s* era fondato fé non nella 
difficoltà del viaggio, e fulla poca ficurezza- della 
Ilrada : perchè quefta medefìma difficoltà non dove, 
va eflere pure i| motivo di chiedere un Salvocon- 
dotto? In una parola, fé Giovanni Hus non ha chie. 
fio Salvocondotto, fé non per la ficurezza di ritor. 
nare da Coftanza a Praga , o per dimorare in Go- 
ftartza, perchè di ci^ non n^è fatta menzione nel 
Salvocondotto? £ perchè quefto non parla, fé non 
del viaggio da Praga a Coftanza? Qiiindi niuna co- 
fa prova, che il Salyocondotto fofle una ficurtà o 
una promefla, che non farebbe arredato a Coftan- 
za, fuppofto che U Hia dottrina veniflTe condanna- 
ta dal Concilio; o che quefto Salvocondotto lo di*, 
eh iaraflfe immune dall' efter giudicato a norma deU 
le Leggi > qualoj; nega0e di ubbidire al Concilio « 
Tmo III. H 5. r 



114 tì U 

fta. Dopo che furono rifcontrate fui Libri méJefi- 
mi di Giovanni Hus le Propofizionieftratte , ilCoB- 
cilio dichiarò che molte di quelle Proppfizioni era- 
no erronee y altre fcandalofe > altre ofFefìfive delle 
pie orecchie, un gran numero temerarie e fedizio- 
fci t qualcheduna eretica) e condannata dai Pa* 
dri > e dai Cohcilj, ^ 

Dopo la degt-adazione di Giovanni HuSy T Im- - 
peradore fé ne importefsòj come Avvocato e Di- 

fen- 



5. I Boemi nelle loro lettere al Concilio^ dopo 
la prigionia di Giovanni Hus, non (ì lagnarono per- 
chè fofle' ^ato afreftato, ma perchè fu arredato fen* 
za udirlo, locchè era contro il SalvocotidottOj men- 
tre dice ) che il Re di Boemia aVeva chiedo un 
Salvocondotto, in (orza di cui Giovanni Hus 'do* 
veva edere afcoltato pubblicamente ^ ehoh era fog- 
getto al Concilio, fé non dopo edere dato con- 
j vinto d'infegnare una dottrina contraria alla Scrit- 
tura. Poiché i Boemi riconofceyano 9 che in tal 
càfo il Re aveva fogge tra to T Hus al giudìzio e 
deci/ione del Concilio. Vedete il Rainaldi all'an- 
no 1415. 

. 6. Giovanni HuS aveva ottenuto ìt Salvocondot- 
to per andare a rendei* ragione al Concilio della 
fua dottrina. Le lettere dei Boemi lo dicono ef- 
predamentCé Tuttavia egli invece di dare ia tai 
limiti continuava a dolila ti 2f za re e fpargere i fuoi 
errori i nh il Salvocòndotto autorizzava certamen- 
te queda libertà. Onde il Concilio nel farlo arre- 
dare, anche prima di averlo convinto di errore , 
non violava la (edt d^l Salvocondotto« 

7. Giovanni Hus aveva tentato di fuggire da Co- 
flanza , Ora il Salvocondotto non gli accordava la 
libertà di fuggire, e Vvenceslao non l'aveva chie- 
da. Vedete il Raìnaldi an. 141 5. n, 31. _ 

* Veramente queflo non fi può dire, fé il fur- 
riferito Salvocondotto efprimeva diJafcìdrlo IJòer^» 
tn$nt€ pajf^rey dimorare ^ f ir mar fi ^ § tornare . 



/ 



H Vi iif 

feiffore della Chiéfa, e io pofe in mano del Magi* 
(Irato di Coftanza. Non fi iaiciò tentativo per cb- 
biigarlo a confeflare i fuoi errori, ma fu infleffi* 
bile, 6 andò alla morte fen2a rimorfì e fenza ti- 
more (i). 

lì fappliÈio di Giovanni Hus follevò tutti i fuoi 
difcepoli, i quali prefero Farmi, e defolarono la 
Boemia. Vedete ie confeguenze del fupplizio di 
Giovanni Hus nelT Articolo USSITI. 

* 1 Luterani hanno fcrittc varie Apologie di Gio- 
vanni Hus; e la Storia della di lui vita fi trova 
alla tefta delle Opere di lui (lampare in Norimber. 
ga 1715. ed ha il titèlo: Hlfioria 3anSÌìJfimi Murty^ 
ìris Jokannii Hhì j dt^na qu£ a pìis hominibus cognof^ 
ttitufé Sono da leggeri! ie calunnie dei Luterani con- 
futate neiridoria Eedefiadica del Rainaldi e in 
tatti gli Scritttori Erefiologi • Ma non v*ha dimo4 
Arazione pi& efatta del carattere perfido di quelT 
Érefiai^caj che T E fa me delle Opere di lui^ nelle* 
quali fi vede accopiati a fcritti metodici e ragio- 
nati ^ altri totalmente fedizjofi e firava^nti , quali 
fono que'chcfi contengono nel fine del Primo Td- 
iDO| e nei quali chiaramehte apparifce l'oggetto 
di lui d* ingerire nei Popoli pia rozzi il difpre^zd 
di tutte le tofe Tagre^ ed il fanatifmo; fono* vitKà 
ienti 1 penfieri ^ e popolari legroflolane invettive* 
Quefid carattere fi rifcontra pure nelle Opere di 
Lutero è di altri Srefiarchi^ ed è Una vera dimo- 
ftrazione del loro oggetto di mettere a turtiulto i 
Popoli e perturbare la Chiefa, In difefa di cotaU 
uomii^i tidn fapr^bbero certamente che cofa pròduN 
re i pia crafportati Apologifti del tolleranti fmo 4 

HasSITI, Vedi USSITI* 






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ti) linfàht loc. dt.lstnta/. Ahx. iti S^c. XV. 
jyuph inSxc*XVIILn«F^ynald< ad anOit i4i5t d.3x. 



iti I C 

calzare il popolo, le Immagini furono diArutté^ ti 
il Patriarca Gerniano depofto» 

Leone fpedì il fiio Editto sr Roma per farlo efe- 
' guire, Gregorio II. gli fcrifle con molta fermezza 

nO»V e gli attertò, che i PopoliTrendevano alle Immagi- 

pi culto idolatra; egli l'ammonì, che spettava ai 
V(2^Tcovi, e non agPlmperadori giudicare i Dommi 
Écclefiaftici , e che ficcome i vefcovi non fi mef. 
(ihiavano negli affari fecoiari , cosi conveniva, che 
grimperàdori fi afteneflTero dagli affari Ecclefiarti^. 
ci (i). Leone irritato dalla refiftenza di Gregorio 
fpedì degli afTafiìni a Roma per ammazi^arlo, mail 
popolo fcoprì gli ftflaffini, e li fece morire; tutta 
r Italia fi follevò allora contro Leone, di cui il 
Governo dqro, e tirannico aveva difpofto ruttigli 
fpiriti alla ribellione. Quefte turbolente, nate per 
un Rito, cbe ^ lui non appa^t^t^eva di condanna* 
re, quando ^nche foflfe (lato iriprenfibile , non di- 
ilolfero in niuno modo Tlmperadore dal progetto 
di abolire le Immagini; egli fu (utto il refto del- 
la fua vita neir impegno di far ^feguire il fuoEdi^* 
to, e non puote riufcire In Italia. 

CoAancino Copronimo figliuolo di Leone fegu) il 
progetto di fuo Padre, e per meglio (tabi lire la di* 
fciplina che voleva introdiirre , fece adunare un 
Concilio inCofiantjnopoli , in cai fi f:royarono più 
di 300I y.efcoyi (2). Quefti Vefcovi riconobbero 
i fei primi Goncil) , e pretefero, che coloro ^ che 
autorizzavano il culto delle Irajpagini, rovefciaire- 
;o r autorità di quei Concili ; e che le Imniagini 
non foflerp tra le Tradizioni venute da QesiìiCri» 
fio, dagli Appoftoii, o amnieife dai Greci i| <:lie non 
v'erano preci ne]Ia Chiefa per fantificare |e Im- 
magini, e che quelli, che le onoravano, ricadefiTe* 
ITO nelPaganefimo, D^lle ragioni pafilaròno ^lle au- 

tori- 



••T- 



( I ) Gregorio 11. ^p(^[I. I^ Concil T, VII. Baron^ 
^à, An, 726. n. %%. 

(2) Concil, T* VIJ, Goft, 1, aa* «• 



I e it9 

toricài td allegarono i tracci della Scrittura, nei 
quali è detto, che Dio è uno fpirito,,e che queU 
li che lo adorano» debbono adorarlo in ifpirico ed 
in verità; che Iddio non è ^ato mai veduto da al- 
cuno, e che ha pro^ito al Tuo popolo di farfi de- 
gi* Idoli di rilievo. Finalmente fi appog^iarono in 
quel Conciaio fuJIe teftimonianze dei Padri ; ma 
quelle che furono citate nuli' affitto concludono 
contro Tufo delle Lnmagini nel modo, che fi am- 
mettono dai Cattolici, poiché o fono faliìficate o 
mutilate* Popò quelle ragioni ed autorità, ilCon"^ 
cilio di Cofiantinopoii vietò a tutti adorare o met- 
tere nelle Chiefe e delle cafe particolari alcuna 
Itnniagine) fotto pena di depofizioiie , fi foCit un 
prete o un Diacono, e di fcomunica , fé folfe un 
monaco o un Jaico. Il Concilio volle, che foffero 
trattati con tutto il rigore delle Leggi Imperiali, 
come contrari alla Legge di Dio, e uimici dei 
ponimi dei loro Maggiori* 

Quefto Concilio di Codantinopoli fu rigettato 
dai Romani; ma l'autorità delTlmperadore io fece 
ricevere i ed efeguire nella magi^ior parte delle 
Chiefe d'Oriente: fi bandì, fi efiliò, fi condannò a 
jnorte tutti coloro, che fi oppofero al Concilio ed 
all'Editto dell' Imperadoré contro leimmigini. Sic* 
come i Monaci erano i più ardenti difenditori del* 
le Immagini, così fece un'Editto, che vietava a 
chiunque fi fofie di abbracciare la vita Monadica: 
la maggior parte delle Cafe Religiofe furono con- 
(ìfcate nella Capitale , ed i Monaci furono coflret- 
ci ad anomogliarfi , ed anche di condurre pubblica- 
mente per le ftrade le loro fpofe (i). Coftantìno 
morì nell'anno 775, e Leone IV. fuo figliuolo gli 
fuccedette» Egli alla prima fu occupato dalla guer- 
ra de^ Saraceni, e da alcune ribellioni; ma, poi- 
ché fi trovò in iftato pacifico, rinovò tutti gì' £dir- 

H 4 ti 



*•*• 



(i) Teofane f Qedrem ad at), Condaat, 19. q %h 



ttò I e 

ti di fuo Padre, U di fuo Avolo contro le Imma- 
gini , e fece punire con ecceilìva feverità quelli 
che vi fi opponevano. Era un. furore quell'odio , 
the moftrava i* Imperadore contro quelli^ che ve* 
aeravano le Imuiagini ; kìon volle avere più com« 
mercio coll'Impewrice, perchè aveva trovato nel 
fuo Gabinetto deile Immagini; volle fapere da chi 
le aveva avute, e li fece perire nei tormenti (i). 
Leone morì poco dopò, e Coftantino Porfiroge- 
nito gli fuccedette i ma, ficcome non aveva che 
dieci anni , così Irene fua Madre prefe in mano 
Je redini dclPlmpero, Effa , che aveva conferva- 
ta la divozione per le Immagini, volle rimetter- 
ne il culto I fcrifle pertanto a Papa Adriano per 
adunare un Concilio in Nicea , e quello Conci» 
iio i'aprì l'anno 787, ed era compofto di più di 
150 Vefcovi o Arcivefcovi . Vi fi letìfero fubito 
le Lettere delTImperadore e deli'Imperadrice , le 
quali dichiaravamo eflerfi adunato il Concilio coi 
confenfo dei P^itriarchi , e lafcìavano un' intera 
libertà ai Vefcovi di dire il loro parere. Molti 
Vefcov di quelli , che avevano condannato il 
culto delle Immagini, confedarona il loro fallo , 
e furono ammefli nel Concilio • Si fece vedere in 
quefto Concilio, che 1* ufo delle Immagini non 
era contrario alla Religione , come aveva pretefo 
il Concilio di Codantinopoli, e che poteva efler 
utile. Q^H' fto fi provò coireferap:o dei Cherubini 
dell'Arca, con dèi paffi di S. Gregorio, di S. Ba- 
Clio, di S. Cirillo, che fuppongono, che l'Imma, 
gini fo (fero in ufo nella Chiefa ai tempi loro, e 
che per confeguenza i Pi*dri del Concilio Cofian* 
tinopolitano avevano mal ragionato fopra i paffì 
de'I^ Scrittura, che vietano fare degl'Idoli, quan- 
do avevano conclnfo, che fofTe un delitto il far- 
:iie. li Concilio non aveva bifogno di provare al- 
tro, e le rifleffìoi\i del Dupin, e del Bafnage non 

fono 



(l) Tiofam ad an. 4. L^or., Cedron 0, 



1 <Ì tti 

fono giulte (i). it Concìlio, dopo aver provaco i 
che Tufo delle Inìtnagtni non è reo, prova, che 
la Tradizione lo autorizza da tempo immemora**' 
bile, e che i Criftiani non adoravano (e In?magi« 
ni , come adoravano Dio, ma che le abbracciano^ 
le falutatio, e rendono loro un culto per actefiare 
la venerazione, che hanno per i Santi che rappre* 
Tentano. In appreflb i Padri del Concilio fanno ve- 
dere, che i paflj, dei quali 1* autorità aveva prò* 
dotto il Concilio di Coftantinopoli, non attaccane^ 
fé non fé il culto Idolatra, e non già il culto » 
che le Chiefe Criftiane predano alle Immagini ^ « 
fanno artche vedere, che i Vefcovi di CoftanCino* 
^11 avevailo ipeflb falfificato i palli dei Padri da 
loro prodotti. 

Il Concilio dichiarò adunque, che fi potevano fi- 
tnare delle Croci e delie Immagini nella Chiefe t 
nelle Cafe, ed anche per le (Irade, cioè rimma«« 
gin! di Gesà Crifto e della Vergine, degli Angeli 
e dei Santi , che fervono a rinovare la lóro memo- 
ria, ed a far nàfcere la brama d'imitarli; che h 
pu6 bacciarle e rifpettarle, ma non adorarle con 
vera adorazione , la qual è dovuta folandente z 
Dio; che fi può abbellirle, perchè T onore che fi 
rende lóro pafTa all'oggetto , onde quelli, che le 
rifpettano, rifpettatio quel chene'vieiie rapprefen-* 
tato (2)4 

II Concilio di Nieea non fu egUalttiente ben 
ricevuto dappertutto; noi efamineremo a parte , 
come fia (tato ricevuto in Occidente • Cofianti-- 
no , che non fapeva perdonare a fua Madre il 
matrimonio , che gli aveva fatto fare con una 
fanciulla di baflTa condizióne , la fpogliò della fuz 
autorità , e vietò che fi obbedifce al Concilio di 
Nicea* Nicefòro, che fuccedecce a Coftantino e 

ad 



i^^""«. 



(x) 2)»^/i»Controverfes duHuitieme Siede, i^if^ 
nage Hill. Ecclef. 
(2) Condì, T. VII. 



tf^ I G 

fi IrtoHi èra impegnato negli errori delManictieif. 
mo, e d'altronde era occupato a difenderli dei ni# 
raici> che attaccavano T Impero, e crafcurò la di* 
iputa delie Immagini. L'Impcradore Leone V. che 
montò (ul Trono dopo Niceforo, e Michele > non 
jG CoQo finì la guerra, che aveva coi Bulgari e coi 
Saraceni , che ù applicò ad abolire le Immagini , 
e pubblicò un'ljEditto per farle togliere dalle Chie- 
ie, e per proibire, che fofle refo loro alcun cul- 
]Co. Michele il Balbo, che gli fuccedette , era na- 
tivo d'Armorio Città della- Fx'igia , abitata prin* 
cipalmente da Giudei e da Cridiani cacciati a ti- 
tolo d'ErePa, Egli s'era imbevuto adii delle lo- 
ro <^inioni ; oflVrvava il Sabbato dei Qiudei , ne- 
gava la Refurrezione dei morti , ed ammetteva 
molti altri errori condannati dalla Chiefa; onde 
tollc far efaminare di nuovo la queftione delie Im- 
magini , ma le turbolenze, che inforfero nelT Im- 
pero} gr impedirono di metter in efecuzione il Tuo 
dlfegno (i). 

Teofilo fuo figliuolo perfeguitò i difenfori del 
culto delle Immagini; ma Tlmperadrice Teodora, 
che governò l'Impero dopo la Tua morte, rfchiamò 
tutti difenditori del culto delle Immagini, e ban- 
dì gì' Iconoclafli; ^cacciò dalla Tua Sede Giovanni 
Patriarca di Gòftantinopoli , e vi ,foflituì Meto- 
dio , Monaco zelantiffìmo del culto delle Imma, 
gini; ed allora il feconda Concilio di Nicea , che 
ne aveva approvato il culto, ebbe forza di Leg- 
gè per tutta Tedenlione defl' Impero. Il partito 
degl* Iconoclafti redo interamente diftrutto fotto 
J'Imperadrice X^o^oi'^» i^ì^^ «^ver durato no. an- 
ni ( » )>. 

L'Imperadrice , dopo aver diftrutto quel partito , 
attaccò i Manichei che fi er^no fommamente moL 
tiplicati. Si trovet anno neir Articolo MANICHEI 

i mez« 



(i) Cedrino In Michaelem 
( 2 ) Cedrano j Zonata , Ci Un , 



1 e 125 

i mèztì, che impiegò Teodora teatro di loro) • 
gli effetti da cali mew prodocti, 

$.11. 

Pi quely thi fi t^nféiffe tn Oeeìdinig int$rn$ il tult$ 
delle Immagini i men^r er4 fn que fi" Articolo turké^ 
,f l* Oriente ^ 

L'ufo delle Immagini ^era flabilito inOcciden* 
te in egualmodo, che nell* Oriente , ma non fi ren- 
deva loro alcun culto. Il P. MabiJIon conghiettvi* 
ra, che la difierenza degli Orientali, e dei Fraa« 
ceu in que(to punto (ia nata dalle diyer fé maniere» 
con cui fi onoravano gl'Imperadori, ed i Sovrani 
in Oriente, ed in Occideote (i)« In Oriente, e 
per tutto i'Inapero Romano fi celebravano delle ft- 
ile in onore de^rimperadori , che le avevano rae-^ 
ritate dal Popolo, La menioria delle yirtu , e del«^ 
]e beneficenze degPlmperadori animarono i Popò- 
Ji, ia riconofcenza ornò le Statue, indrizzò loro 
ringraziaiT^eiiti, ed elogi) I^ circondò d'illumina- 
«lonii e quefti onori furono refi alla Statua di Co* 
(tantino il Grande, che Giuliano pofcia rimprove- 
rò ai Criftiani, come un'Idolatria (2), 

Quando dunque Tufo delle Immagini fu flabilito 
nella Chiefa Orientale, era naturale, che i Fedeli 
pafiafifero dalia contemplazione delle Immagini a 
fentimenti di rifpetto verfo gli oggetti ch'effe rap* 
prefentavano, e ad eflrinfeche dimoflrazioni dita* 
li fentimenti. 

Nell'Occidente, dove le Arti erano ancorabam* 
bine, ed i Principi erano Conquiftatori barbari e 
quafi fimili ai loro foldati, nòh fi facevano gli ftef!^ 

fi 



>■■•• 



(1) Mahillen. Pr^ef. In IV, Saec. Benedi<3. 

(2) Theedmu Pift. Lib.U. e, ZA^HlhJfj^i. Ub, 
ih e. 1$. 



tu . f d 

fi onori ai Capi dei Popoii> oè ai Pfincipii o Co» 
mandanti fi ergevano Scacue i come ai Sovrani d' 
Oriente • Tali omaggi erano aflfolutamente ignoti 
nelle Gaule^ le Immagini ù ufarono folo per infe- 
gnare ai Popoli i punti principali della Religione ^ 
isà fi lendeva culto fé non alla Cro^e (i). 

iVefcovi dunque delle G^ule trovarono afTai (Ira- 
HO) che i Padri del Concilio diNicea auCorizzafle- 
xo un tale culto delle Immagini. Recarono prin-* 
cipalmente offefi dalla parola Adorazione ufata dai 
Padri Nideni per difegnareil culto da> pre(tar/ì alle 
Immagini, poichè-quefta parola ufata in Oriente per 
iìgnificare un atteftato di fommiffione e di rirpet- 
€0, non era in ufo nelle Caule., che per efprimere 
r omaggio refo al Sovrano. Non fi credette per- 
tanto^ che h par oh Adorazione foffe Tufcettitile di 
hùotì fenfo, quando fi trattava d'Immagini; ed il 
Concilio dlFrancfort non condannò il Concilio Ni-^ 
ceno, fé non perchè credeva, air ufo Occidentale, 
che i Padri del Concilio Niceno s* intendeflero 
per adorar le Immagini, render loro quel culto 
che fi rendeva a Dio/ come fi rileva dal 'fecondo 
Can^one di quel Concilio, ch*è concepito in tafi 
termini: ^ Si è propofta k Queftiooe del nuovo 

„ Con-^ 



(x) Così quando Papa Adriano fpedl il Deere- 
to del Secondo Concilio Niceno in Frandia, i Ve- 
fcovi refiaroD'o feandale^zati degfi onori che fi ren- 
devano in Oriente alle Statue degl'Imperadorii e 
-difappro^arono che Coftantinò ed Ircene nelle loro 
Lettere di convocazione aveflero prefi titoli tanto 
fafiofi , quali fi attribuivano : onde riprefero queft* 
efprefiione della Lettera di Cofiaptino e d'Irene, 
per quello che regna con noi. Giudicarono che fof- 
fe un'infbpportabile temerità in Principi , il met* 
tere al pari il loro Hegno con quello di Dio. £/- 
iri Carolini Prafcfat, Dnpin^ Kblioth. Tom, VII. 
pag. 47*» 



I e iij 

)> Coacilio dei Greci , tenutofi a Coftaotinopoli « 
,, per r adorazione delle Immagini , nel quale fa 
,> fcricco 3 che chiunque non volefle predare alltt 
,} Immagini dei Santi fervicù e adorazione > urne 
,, alls Divina Triniti > fia giudicato fcomunicaco .» 
3> I noftri Santiffimi. Padri del Concilio , non vo« 
,> tendo in niuoa maniera adorazione o fervicii » 
,, di comun coofenfo hanno condannato quel Con» 
„ cilio (i). 

Non fi trova però negli Atti del Concilio di Ni* 
cea ) che vi ila ordinato di adorare le Immagini 
dei Santi come la Triniti; e pare che quede paro- 
le vi fieno date aggiunte > in forma di fpiegazio- 
ne I dal Concilio di Francfort » per far vedere » 
che non condannava il culto delle Immagini ap- 
provato dal Concilio Niceno > fé non inquantoche 
ì- Padri del Concilio intendevano per /a paroU 
^doTAZlone un culto di Latria , quale fi rende a 
pio. Non riguardò pertanto il Concilio di Frane* 
fort come Idolatria , che fi rendefTe un culto alla 
Immagini diverfo dal culto di Latria, né fi vede^ 
qht ì Vefcovi delle Caule abbiano riguardato co^ 
me Idolatri quei Vefcovi d* Italia e di Oriente 9 
che onoravano le Immagini • Infatti quando tale 
Quedione fu portata nelle Gaule , fi divifero ; 
pretendendo alcuni, che non fi dovefle predare alle 
Immagini alcun culto, ed altri , che qualche cuU 
to fi predafle (%) • 

I Padri di Francfort avevano oltre di ciò delle 
ragioni particolari per opporfi al culto delle Im^ 
rnagini che loro pareva nuovo • Poiché gli Ale«i 
manni , dei quali i Vefcovi fi trovarono in gran 
nuine'ro a quel Concilio , erano nuovamente coa«» 
yertiti alla Fede per opera di S. Bonifacio Arcif« 
vefiqovo fli Magon^Ea , fotto Pipino > Padre dui 
Carolo M?gapi oade iieipevano » che i Neofiti noa 

*" jrica* - 



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(j^) slrmon4^ Cixncìl. Gà\lìx . Tom, IL , . _ . 
Liìì^^il^» ^rèf» ia ly. SsBCuIum Benedid, 



:tt€ te 

ticadeiTero nell* idolatria a vìfia delle immagini^ 
alle quali fi rendefie culto ^ e perciò fi contencaro. 
JDO di efortarli a noti profanare le Immagini j fen* 
sa molto eiortarli a venerarle. Egli è dunque cer- 
to, che la condotta dei PP. di F^ancfort non fu 
conttaria aiNiceni, e che ndncòndatsdarono come 
Idolatria il cultO) che la Chiefa rènde alle Imma- 
gini. Quei Concilio fu tenuto l'anno 7^4. 

Nel principio del nono Secolo, nel $24 fu te^ 
nuta in Francia un*A(Iemblea di Vefcovi in Pari-> 
gì, e quefli erano i pia capaci dell Regno ^ i quali 
decifero, che non convenia vietare l'ufo delle Im«B 
magini, ma neppure onorarle. (Quella dee ifione del 
Conciliò di Parigi non è una condanna afToluta def 
culto delle Immagini , com'è facile di rilevare da-; 
gli Atei del Concilio. I Padri però combattono i( 
giudizio del Concilio diNicea^ che ordina il ciil.^ 
to delle Immagini , e non definifce in alcun luo« 
goy che quel culto fia un'Idolatria^ come fi puòf 
vedere dalte Lettere date ai Deputati, afiinchè le 
portaflero al Papa* Il Concilio di Parigi non era 
dunque favorevole agl'iconocladi^ zotì li cóndàn^ 
Ito 5 e non ricusò^ di ammettere il culto delle Im- 
magini^ fé non con quel titolo con cui fi rigetta 
un punto di difciplirfa, poiché non fi fe(:airarono in 
niud modo dsiDe Chiefe, che fendevano Utl eulta 
alle Immagini. 

I Vefcovi di Francia e d*Allemagiia reffaronor 
ancora per qualche tempo in tale ufo} nia final- 
mente il culto delle Immagini eflfendo ben diiFufa 
dappertutto , né efiendo più da temerli V Idola- 
txia f fi (labili generalmente , ed in pochifiimo 
tempo; poiché veggiamo^ che nel principio del 
nono Secolo^ Claudio Vefcovo di Torino fu con. 
dannato dai Vefcovi per atvefe fpetzatf le Im- 
magini e fcrittone contro il culto ^ il' quale fi 
fiaM) poi generalmente nelle Caule prima del de- 
cimo Secolo* Vedete l'Articolo CLAUDIO di TO^ 
RINO. 

I Valdefi che vollero rifojtmatre la Chiefa (ul 
principio del ioiiaeGrùo Seeófax gtf. A11>igefie 



» ■;. 



i e tir 

Quella Folta di fìntticì > che inondò la Francia i 
rinovarono gii errori degl'lconoclàfti^ e dbpoefljf 
VViclefo, Calvino , e gli altri Riformati attacca- 
rono li culto delie Immagini > ed accitlarono la 
Cbiefà Romana d'Idolatria. Tutti gli (critci pole* 
mici fono pieni di tali rimproveri , e gli uomini 
più diftinti della Religione precefa Riformata fi 
fono sfor2sati di avvalorare tale accula, (i) 

Per mettere il Lettore al fatto , fé queffa Hi 
fondata , non ci vuol altro j che mettere al coti« 
fronto quello che abbiamo detto dell' origine e 
della natura dell* Idolatria , colla natura ed ori^ 
gine dei culto , che la Chiefa Romana rende alle 
Immagini . Per quel che diremo full' origine dell" 
idolatria nell* ultimo Volume , tutto era fulla 
Terra oggetto di adorazione , eccettuato il vero 
Dio • Gli uomini (le/Ti a pie degl* Ido'i » non af- 
fettavano la loro fortuna , fé non dalle poten« 
2e chimeriche $ che vi credevano connefle g e cher 

rif. 



( x) Z^mIUus l; 4* De Immaginibus i Spknhelm « 
Exercitationes Hilloricae de Origine & progreflu 
Controv. ìehonomachias Sascul. Vili i opposta Ma« 
imburgo & Nat. Al^xandro 1685. in 4^ IP^rtefiièt 
Inft. T, II. L. 7. Bt^fnMgt Hift- ÉccJ/ef. Tw I. Li 
li, 23. Prefervatif contre la reunion de V Eglifc 
Romaine par tenfant T, IL p. j. Lettre De 1* I- 
dolatrie de V Eglife Romaine in il. Rhe^t Dif^ 
fertw riiftoriq. Dilfert. 4. 

Quello punto , eh' è flato per i ProteAanti urt 
motivo di Scifma^ pretendeva il Beaufobre, che (1 
doveflfe trattare fcheritandò s efiendo ^ com* egli 
dice ^ il ridicolo pia opportuno per decidere tato 
queftione ) che il ferio • Di tale principio fono 
derivati quei lunghi e nojofi fuoi fcherzi iiilto 
falfe Immagini di Cìefucrifto « fulla Vergine 8*^ 
gina di Polonia . La no;a che/reeano a cUtiitqtlè 
lì mette ali* imprefa di leggetìi difpenfa dal cotti 
futarli. Vedete la Biblioteca GfroUnicàT, XVIII. 






111 I e 

riigiurdavano come le vere caufe iti bènt t del 
male • L' EiTere Supremo > la forgence di tacci i 
beni non fi offeriva al lorofpirico. 

Ecco la colpa dell* Idolacria • Efla annullava la 
Provvidenza) ed impediva gli uomìoi di follevarfi 

( a Dio ; e gli uomini infecti d' Idolatria non'rife« 
rivano a Dio , come alla fua vera caufa ^ i beni 
che ricevevano ; e le fciagure , deftinace a richia-* 
mare gli uomini a Dio, li conducevano a pie de- 
gl'Idoli; né riguardavano Pio, come 1* ultimo ^. 
ne, ma quefto fituavano nel piacere dei fenfi . L' 
Idolatria toglieva dunque agli uomini di rendere 1 
Dio il culto che gli dovevano, e eh* egli efige , e 
dall'altra parte corrompeva la morale , perchè at^ 
Uibuiva tutti i vizj e tutti 1 delitti a quegli En- 
ti Sopranaturali, che proponeva all'omaggipe rif. 

' petto degli uomini • 

Veggiamo ora I* origine e la natura del culto 
delle Immagini nella vera Chiefa Cattolica • 

§. III. 

Diir Origini e delU naturs del cultèy cb^ i^ 
Chiefa R$msné$ rende etile Immagini» 

Nel mezzo della corruzione, che regnava fopra 
la Terra, Iddio fi fcielfe un Popolo , cne gli refe 
un culto legittimo. In ten^po ji che le Nazioni e- 
rano feppellite nelle tenebre deiridolatria , iGiu- 
dei conofcevano % che 1' univerfo aveva per caufa 
una Potenza Onnipoflentee fommamente faggia, e 
non adoravano fé non queft* Intelligenza , onde il cul- 
to degridoliera tradì loro il maggiore dei delitti. 

La Religione. Criftiana innalzò molto più Iq 
fpìrito umano , poiché infegnò una morale fubli- 
me ; mutò tutte le idee , e le vitte^ degl' uomi- 
ni ; manifeftò loro con chiarezza infinitamente 
maggiore e pii eftefa ^ che un' Intelligenza fom. 
qaaiiQente Saggia e Qanìpofleote aveva creato i( 
lAoo4<^) e 4e(linava r uomo ad una felicità eter- 
m.% infegnò , che tutto Succedeva per volontà di 

quella 



I e 129 

quefta Intelligenza ; che un capello non cadeva di 
capo fenza Tuo ordine , e che aveva directo a un 
fine cucci gli avvenimenti; ditnoftrò T inutilità , la 
(Iravagahza , e 1* empietà dell* Idolatria; infegnò a 
tutta la Terra, che fi doveva adorjre Dio in ifpi- 
rìco ed in verità) e perciò r Pagani trattavano i 
primi Crilliani, conae uomini fenza Religione e co- 
me Atei. Frattanto egli è certo, che dai tempi 
degli Apposoli i Criftiani avevano un Culto vifi- 
bile, i luoghi , in cui fi radunavano per orare ^ e 
per offerire rfiucariftia ( i). I Padri dei tre pri- 
mi Secoli ci parlano dei luoghi, nei quali i Cri- 
(liani fi radunavano, dei loro Vefcovi, dei loro 
Diaconi, delle loroChiefe (2). Perlocchù quando 
Origene, Lattanzio, Minuzio , Felice, Arnobio 
hanno detto, che i Criftiani non avevano Altari , 
s* hanno intefo di dire, che non avevano Altari or« 
nati d'Idoli come quelli de' Pagani , né Altari, fui 
quali ofFrifTero fagrifizj fanguinolenti, comeiGen. 
tili e Tulio mi de' Giudei. 

L* antica Chiefa non aveva né Immagini , nh 
Reliquie fugli Altari nel principio del Crifiiane- 
fimo, o almeno noi non ne abbiamo pruove au* 
tentiche; ed il filenzio dei Pagani e dei Giudei , 
qtiando 1 Criftiani rimproveravano loro V afi'urdi- 
cà degl* Idoli I ci dà giuda ragione di credere, che 
realmente i primi Criftiani non avefilero Imma- 
gini. Di fatto non fono efTenziali alla Religione, 
ed in un tempo, in cui tuct*era pieno d* Idoli, 
Tomo IIU { i prU 



(i) A&. Gap. II, 24. e a6. XX. ver. 7. 

(a) Ji»4f. Ep. ad Magnef, ad Philadelph. Chm. 
AlexM9dK Terttd. De Idol. e. 7. adverf. Valen. r, 
2. De Coron.Mil. e. ^.Cyfriétn. DeOp. & Eleem. 
p. 203. Ep. 54. ad Cottici. Arnob, L. IV. pag. 152; 
Vedete le prove di tutto quello nel Blnimm. Ac- 
tiquit. Ecclef. L Vili. Tillemont Hiftoire des Ero- 
pejreurs Tom, III. art, 6. 



/ 

ijo ! e 

i primi Partorì non volevano metter a repentàglio 
la Fede dei nuovamente convertici , mettendo lo* 
ro fono gli occhi Immagini, e predando ad efl'e 
un Culto. Temevano forfè ancora y che i difenfori 
del Paganefimo non pubblicaflero , che il Criftianc-. 
fimo foflè un'Idolatria di natura diverfa , e noA 
io perfuadeffero al Popolo ignorante, il qual èra 
facile ad eHere ingannato^ principalmente io un 
tempo , in cui la Religione Criftiana non era an-^ 
Cora abbaftan2a conofciuta, onde vàlidamente ftrug. 
gere le calunnie dei Pagani, le quali calunnie a- 
vrebbero avuto più forisa, quando nei luoghi, nei 
quali Ci adunavano i Criftiani per far orazione , e 
per offerir rEuearifliaj Vi foffero ftàte delle Im- 
magini. Era dunque una dlresione molto faggia il 
non ammetterle dentro i Templi de'Criftiani nei 
tre primi Secoli é 

La Religion Criftiana fece de' gran progredì, t 
fuoi Dottimi furono annuosiati e cono(ciuti; i Pa- 
dri ed i Paftori infegnarono ai Criftianied a tut- 
,tà la Terra, effere tutto foggetto ai Decreti dell'- 
Ente Supremo; che gli uomini liulla fono di loro 
mtixtti che niente hanno j che non abbiano rice- 
vuto, e di cui perciò poflano andar faftòG« Non fi 
temeva allora più j che i^ Criftiani eadefTero nell* 
Idolatria, d che poteflero credefre^ che iGenj go« 
vernaifero il mondo i o the cotali Genj. foflero at- 
taccati alle tclei fopra delle quali erano dipinti^ 
Aììotà furono ammefle nelle Chiefe le Immagini , 
deftinate a rapptefentare i combattimenti dei Mar- 
tiri , e le Iftorie Sagre i onde inftruirne 1 fempli« 
ci . Quefte Immagini erano come i Libri nei quali 
i Cridiani legger potevano la Stòria del Criftiane- 
fimo, né ad altro ufo, che a quefto, fefvirono da 
principio nella Chiefa, I fedeli commein dagli og- 
getti, die rapprefentavano le Immagini ^ comiiicla- 
irono ad atteftare con eftrinfecbe dimólQfraaioni la 
filma che facevano di Quelli i che ne veniano rap« 
prefenuti . ^ 

Quelle efterne dinao(lrazioni non furono gene* 
ralm)ente approvate ; poichà vi furono dei Ve- 

fcovi> 



(bòvi I che riguardavano le Immagini come fé* 
Inenci di fuperftisione ; altri però le flimarotid 
ttcili per r inftruzione dei fedeli , ed altri anche 
riguardavano gli omaggi predati ai/e Immagini 
Còme effetti di lodevole pietà , purché fi ripor- 
Éaflero agli originali ed ai Santi; * (i). L'ufo 
delle Immagidi non fu dùnque (labilitto in tutte 
Je Chiefe cori uniformità^ e fu quando vietato e 
^uaiidò accordato^ a mifura y che i Vefcovi per 
ragióni particolari Io credettero utile o dannai 
fò relativamente 4 quegli i che ufavanò di tale 

(CultOi 

Si rileva ^ai nono Inno di F^rudehzio^ dai Ser« 
hioni di S. Gregorio Nifleno^ di S. Bafilio ec. e 
da tutti i Padri ()rodotti nel fecondo Conciliò 
t4icenoi che le Immagini erano in iifò nell'Orien. 
te nel quarto Secolo (a). Dunque è certo, che 
<}ueft'ufo era generale , né punto tenuto per Ido^ 
latria, e che (Juelli che Io vietava«Oj non condan- 
navano ili diiid Riodo quegli altri che Io approva- 
vano. 

Que((ò culto dall'altra parte non era contra* 
jfio alla Lògge che vieta 1' adorare qualunque aU 
tra creatura oltre di Dio, poiché non è puntò 
contrariò alla ragione o alla pietà , onorare quei 
che rapprefeata un* uomo virtuofo e rifpettabile i 
àè plinto tenieafi i che 1 Criftiani i ài quali fi 

t t per* 

I 

I ' ■■ • - • • . * . m 

^ ( t ) Vedere quello j chò abbiamo accennato ali 
Artìeolo ANGELICI, principalmente nella nota; 
i. p. il 8, Se la Chiefa ha aviìto le fué ragionila 
còme in que'fto Articolo egregiamente éfpone 1* 
Autore, iiel variar iit molti punti la fua Difcipli^ 
ntfi è dùrtqué una fciocchezza il negar, o il eoe* 
tomperé gli antichi Canoni , per confutar i fofitfml 
degli Eterodofll, 

(a) Bmi^smi Antlq, Ècclef. L, VIH cap. t.l 



I3t I C 

permetteva di onorare le Immagini, rendeflTero lo« 
ro culto idolatra , mentre s' infegnava loro che 
quei Santi nulla eraiio per loro medefimi ,. ch'era^ 
no (lati virtuolì in forza della gra:iia di Dio> e cba 
in Dio terminavafi Tenore che ad eflì rendevafi. 
La Chiefa neppur infegnava > che Taniraa deìBean 
ti fofle attaccata alle loro Immagini, come i Pa-. 
gani credevano rapporto ai Geni , ma faceva [ora 
ben comprendere, che i Santi rapprefentati nelle. 
Immagini, avevano da Dio ricevuto le loro vir-, 
tà ed i loro merita, e che Iddio era la caufa ect 
il principio delle virtù , che noi onoriamo nel 
Santi. 

Il Culto , che i Fedeli inftriitti readevanjo alle- 
Immagini, non era dunque idolatra; e le Chicle, 
che vietavamo tale cultOj non rimproverarono mai 
a quelle che lo permettevado, che fodero cadute 
in Idolatria . Tale permiflìone di culto dipende* 
va dal grado di cognizione, che iPaftori. rileva- 
vano nei fedeli a loro conimeffi, e. dalla notizia 
delle loro particolari difpofizioni • Quindi è, che 
Sereno Vefcovo di Marfiglia fpezzò le Immagini 
deHa fua Chiefa, perchè avea notato, che. il fua 
Popolo h adorava , e S. Gregorio Papa lodò il fuo. 
zelo, ma biafimò T azione, perchè avea fcandalez-» 
zato il fuo Popolo , ed avea tolto ai feraplici un 
mezzo d'inftruzione utiliflimo edancichi^imo» Cot 
sì fcriveva S. Gregorio alla fine del fedo Secolo^ 
Quando dunque i Popoli reilarono bene inftrutt^ 
4ella natura del culto, che la Chiefa autorizzava 
rapporto alle Immagini, quefto culto fi diffufe e fi 
(labili quafi per tutta la Chiefa dopo il fecondo Con- 
cilio Ntceno. Dunque non è idolatra il culto, eh* 
e(ra prèda alle Immagini, e ciò è provato evideni» 
temente dalla decisone del Concilio dì Trento » 
e dal penfier che (i prcfc di correggere gli abu- 
fi cbe avrebbero potuto in .tale culto introdurli ; 
e^cr reftarne coavinto, bada di dare un* occhia* 
l# fulPiftoria del Concilio di Trento di Fra Pao^ 



ló, é fullè note ftcfle, che vi appofe il Courra- 
yer (i). 

Piantato una volta cotale culto» ella è una gran- 
de temerità di una particatar perfona, ed anche 
di una Chiefa particolare) che non voglia feguirlo , 
e di condannar coloro» che venerano le Immagini. 
Quindi è, che i preteO Riformati non erano pun- 
to giuftificaci a feparàrfi 'dalla Chiefa Romana dal 
preteftò, ch'eflfa approvava il culto delle Immagi * 
ni , poiché non approvava in niun modo un culto 
idoktra; E per quefto i Teologi di 5aumur non 
rigettano il culto delle Immagini ammeflb dai Cat- 
tolici) fé non perchè» vietando Iddio nel!* antico 
Teftamento di far alcuna Immagine di rilievo , pre. 
tendono^ che per tale precetto fiano egualmente te- 
nuti i Cridiaùi) che fi foflero i Giudei^ 

Ma egl'è ben evidente, che quei Teologi danno 
troppa edenfìone al divieto, che Iddio fece ai Giu- 
dei ) mentre qùedo non proibifce che il culto ido- 
latra, e non indifTerentemente qualunque culto d' 
Immagini, poiché i Cherubini fituati fopra dell' 
Arca, ed il Serpente di bronzo provano, che per 
cotal Legge non era qualunque ufo d'Immagini 
interdetto . Per incolpare la Chiefa Cattolica del 
culto, che prefta aite Immagini , convien dimoftra* 
re, che fia contrariò alia Religione, alla Pietà, o 
alla Fede; e quefto appunto è quello che non /ì può 
provare; e quefto è il motivo, per cui la Chiefa 
Anglicana, i Luterani, ed i Calviniftì più dotti 
non condannalo l^ufo delle Immagini ed il culto 9 
fé non come pericolofo ai femplici (2). 

Ma dice il Rivai, quando una cofa no» ^ ne- 

I 3 ceffa^ 



(ty Edizione di Londra. Tom. II. pag. 6J3( , 
646, 647. Nota 2. 

(1) Hiftoir. du Vieux Sc du Nouv. Tftftam. djcl 
Ba/nage /^mfterd. in fol. Pietr» Rivale DiOert, Hi- 
floriq. Dif. IV, pag, 277, 



^pfìiri^i né di necftlfìt^ di precetto divino^ né di 
{leceflTità di natura, e che d'altronde pub ihtrof 
^lirre abufì perniziofì , quaT è appunto iì culto 
delle Immagini, il buon fenfo vuole che fi foppri^ 

IP? ( 1 ). 

Rifpondo L Che non tocca ad un particolare 
il far tale foppreffione, quand'anche foflTe ragiofi 
nevQle, ma alla Ch'iefà, poiché altrimenti doyrebr 
be abolirli nella Chiefa ogni pozione di Gerar- 
chia e di fubordinazioQe; e per confeguenza iVaU 
defi , ed iCalvinilli fono inefcufabili di elTer fi dal- 
la Chiefa diflTeparati a titolo del culto delle Im« 
inagini, 

Rifpondo II. Che T abufo del culto delle Imma, 
gini può facilmente prevenir/! , poiché non è diffi- 
cile di far capire ai più femplici Crifiiani quale 
(ia la vera natura del Culto, ^he la Chiefa auto** 
rizza, rapporto alle Impagini. 

Rifpondo ni. Che la loppreflione del culto delld 
Immagini non ricondurrebbe perciò i Proteftanti 
alla Chiefa, come Tinfinua il Rivale poiché i MU 
niftri Proteftanti fin no -molto bene, che gli abufi 
liei quali fi * può cadere rapporto ali* Immagini 
ppfiono facilmente pr^venirfi , né fono i motivi ^^ 
che ìmp^difcono 1* unione. 

Infatti i Protefianti fono cos\ bene ifirutti fugii 
abufi che poflono infini^arfi nel culto delle Immagi^ 
ni , che non è affatto da temerfi che vi cadano; e 
dalTaltra parte ìa Chiefa condanna, egualmente 
^*cfli, gli ahufi; onde il culto delle Immagini non 
^ev*eÌT'ere d*oftacolo per la loro riunione alla Chie- 
fa Romana. 

Si poflTono vedere fui culto delle ImìnaginìP^r^- 
fius de Tradttìentèus pari, 3. Llndanus PanopL Lib. 
JII, cMpn zi^ AUndus'Copus centra Magdeburgenfes ^ 
pisi. 4. & %^ Beliarmitt. Natal.Aiex. in SacuI. Vili. 
pi/^ 6. Hiftoire des Cene. Ceneraux» 

/v • ^ '^Quc- 



■w 




(0 «iV^/» «vi, pag, »37. 



I e 135 

^ Queftai materia è pienamente confummata nel 
vaQo Trattato in molti volumi , che pubblicò noa 
faa guari in Bologna il P. Trombelli Canonico La« 
teranenfe. Tra i Proteftanti è famofo il Trattato 
di Giovanni Dallto De Immaginibus Lihri IV, più vol<» 
te riftampatOi e la Raccolta di Melchior Coldafto 
col titolo: Imperi aU A Deeret» de cuitu Immaginum 
in utro^uè Imperio tsm Orientis , quam Occidentis frù* 
muigats se Notis ii/ujirats . Francofurti 1608. La 
moltitudine degli Autori Eterodolfì che fcriflero 
nel Secolo paflato è annoverata da Cafpare SagittSm 
rio (i) e da Federigo Sfanhemio (2). 



I D 

IPROPARASTI, nome dato agli Encratiti , i 
quali non offerivano che acqua neUEucariftia* 

I M 

IMPECCABILI, ramo di Anabatifti, Vedete V 
Articolo ANABATISTI , dove fi tratta, dcllp 
varie Sette in ciìi fi fuddiv,irero. 



I N 



INDIFFERENTI , ramo, pure di Anabattifti 4» 
noi rimembrato nel!' Articolo ifteflTo . * Quefta 
Setta ha, pia di tutte forfè ^ oggidì prefo piede » 

I 4 e fi 






i I ) Sagtttsrio^ Introd. in Hift*. l^cclef. p« 1015» 
ic feqq. 

(2) ^^4»^^i»/VHi(loria Immaginum. reflituta pre- 
cipua: adverfus Gallias Scriptores nuperoa Ludpvi* 
cum Mainburg & Natalem AUxandrt Las<l* 9a^ 



156 IN 

e fi dirama in dna errori. L*uno è di quelli^ che 
profefl'ando propriamente il CriftianeCmo alterato 
da qualch* errore ) credono lecito il 6nger di mu- 
tare ad ogni lieve occafiohe gli articoli delia loro 
credenza; e tale opinione fu propriamente dì a), 
cune Sette di Anabattifti, benché (ìa eiedicaria d* 
alcuni pii\ antichi eretici. L'altro è di quelli che 
nati in grembo della Religione Cattolica, credono 
che fiano egualmente tutte le altre opportune per 
falvarfij e coftoro fono propriamente Deifti. Noi ab* 
biamo contro coftoro tra molti eccellenti Libri una 
beila Dilfertazione di Valentino Velthenio ; De Jn» 
Mtferentifmo Rei/gionum projfilgato (i), ed una folla 
di recenti Autori che difefero in quelli tempi /a 
verità e la necefficà delia Religione Criftianaj dei 
quali ne fu enunziata conManifefto una Raccolta, 
o fia Teforo dalia Stamperia Pezzanai e che fi af- 
petta con impazienza dalle perfone dotte e pie 9 
col tìtolo: SeieBa Ofer^ in propugntttionem Keligionis 
cum Nsturalif y tum RevelatA» 

* INDIPENDENTI lo fteflbcheINDIEFEREN. 
TI, che pretendono doverfilafciarc a tutti la libertà 
di cultOi come più Io giudican* opportuno. Si vuo- 
le, che con tale principiò j che naturalnente fepa- 
ra nel culto un'uomo dall'altro, purefifia (labiii- 
ta una Setta ìq Inghilterra la quale viva con certe 
maffìme determinate. Quelle fi rimembrano da ^40- 
loSteekman (z ) à^Jèfua Arndio (3) e da altri, e fi 
riducono più a cole negative, chepofitive. Si vuo- 
le, che Giovanni Robinfon, che (lampo la fua Apo- 
logia Tanno 1619, abbia gittatoi fondamenti di tal 
Setta, la quale aflbrbì molte altre, e pafsò in 
Olanda per opera delPetro^ del Bridges, delsim^ 

fon , 



* (i) Jenae 1696. in 4. 
(z) St$chm»n Elucidar, pag. 7.Z7. 
( 3 ) ArndiQ Lcxic, Aatiq. EcclcH pag, 502. 
& fcqq. 






& A 1)7 

fhhy è del VVard* Si confonde; facilmente costi 
i!\nabactì()i, e cogl* IndilFerenti. 
INGHILTJBRRA. Vedi ANGLIA. 

K A 

KABBALÀ. Vedi GABBALA. 
KOVAKRI. Vedi QUAKERI. 

L A 

LAGRIMAMTI. Sette di Anabattifti, Vedete 
queir Articolo. 

LE 

LEONE rsAÙRICO. Vedete ICONOCLASTI* 

LIBERTINI, ramodi Anabattifll. * Si trota faN 
ta menzione dei Libertini, che difputarono contro 
Santo Stefano negli Atti degli Appofloli VL 9. Ma 
^uedi che formarono etefin. ^ e furono una ciafTe di 
Anabattiftii emerfero nell'anno 1525. per opera di 
Coppino Infulano Quintino j onde furono detti an- 
che QUINTINISTi, del Bertrando y del Ptfcijuià , t 
di altri. Ad efli fi attribuifce la libertà che pre- 
tendono avere lo fpirito, fenza coartamento di Leg- 
ge, e di Scritture; il negare Virtù , peccati, Eter-, 
nità, rapporto alle pene; ilfupporre T anima umana 
ò materiale, o una particella dello fpirito dì Dio; 
il giudicare impoftura la Refurrezione di Grido e la;" 
fua Redenzione ec. Di coftoro hanno trattato oltre 
gli Scrittori del XVI. Secolo e gì* impugnatori dell' 
Anabattifmo^ V Hoornieck , il R^ffeoy Io Stochman ec* 
( z ) • Quefta Setta vagò per la Francia ^ e per le 

Pro- 



(1 ) H$ornhech Summa Controv. pag. 399. 6 fegg« 
^tfffeo DeRelig. mund* pag. 297. e {e^^Stofkmnnn^ 
Elucidar, Arcic. Lihrtinli pag, 325, a 



i?t L I 

Provincie Uni té 9 t ficonfufe agévolmente cof^V in^ 
dfffenntif e co%V Indipendenti , dei quali abbiamo 
fatto menzione. £ generalmente abbraccia nel fuo 
feno tutti coloro , che oggidì denominiamo Spiriti 
Forti j il fiftema dei quali è di formarli un'interna 
Religione 9 levan<|o ad uno ad uno dal loro cuore 
gli Articoli della Religione Criftiana» eh* edema-, 
mente profeflano. Poflono comodamente qompren- 
derfi fotto il nome generale di DEISTI « 



L O 



LOLLARDIji ramo di FrafelUtti^ o Trerotii , eh* 
6rano Beguardi^ così detti da Gualtiero Lollardo^ 
Non oftante le Cruciate, che avevano fterminato 
tanti Eretici ) gl'InquiCtori > che ne avevano fatto 
abbrucciare infiniti , e i fuochi accefi per tutta 
Europa contro i Settar) , fi vedevano ogni giorno 
emergere nuove Sette, le quali predo fi fuddivi- 
devano, e rinovellavano gli errori dei Manichei » 
dei Catari) degli Albigefi e.c« 

Di tale mafla Gualtieri LoUardo formò la Tua 
Setta. Egrinfegnò, che Lucifero e i Demonj era- 
no flati ingiudamente difcacciati dal Cielo , e che 
un dì vi farebbero rimedi i che S. Michele e gli 
altri Angeli rei di cotale ingiudizia farebbero 
dannati eternamente con tutti gli uomini , che 
così non crededero} fprè2zava le cerimonie della 
Chiefa, non riconofceva Tintercedìone dei Santi, 
e. giudicava inutili i Sacramenti. Se il Battefimo 
è .un Sacramento , dice il LoUardo, ogni Bagno 
n*è pur uno, ed ogni cudode de' Bagni è un Dio. 
Pretendeva, che TOdia confecrata fode un Dio 
immaginario, fi burlava deija Med*a, dei ^reti, 
dei Vefcovi , de*quali aderiva eder nulle le Ordi- 
nazioni ,' ed il Matrimonio, al dir di lui, nonera, 
che una prodituzione giurata. Egli fi fece un gran 
numero di difcepoli per la Boemia, per T Audria 
ec. Stabilì dodici uomini fcelti tra i difcepoli 
foci > e li denominava gli Appodoli» i quali fcor«i 

few 



L O Tj^ 

fero per tutti Lamagna , onde raffermare coloro cb9 
averane creduto alle faiitafie del loro Maeftro; e 
fra quefti Appoftoli v'erano due vecchi, che fi n0« 
minavano i Miniflri della Secca ^ Goftoro fingevano 
di pòrcarfi ogni anno in Paradifo, dove fi tratte» 
nevano con Enoc ed Elia, dai quali ricevevano J$ 
facolrà di rimettere tutti i peccaci a quelli della 
loro Setta , e cotntipjcavano un tal potere t moUt 
altri in ogni Città o Terra* 

Crinquifitori fecero imprigionare ilLollardo,^ 
non potendo vincere la Tua orinazione lo condati» 
narono. Egli andò al fuoco fen^a paura e fenza peti* 
tirfi. Sì fcuoprirono in gran numero i Tuoi difcc-* 
-poli 5 de"quali fu facto , fecondo Tricemio, un grand* 
incendio. Il fuoco però, che ridufle in cenere il 
]_,ollardo, non diflrufTe la Tua Secca, poiché i Lol« 
l^rdi fi perpetuarono in Germania^ e pafiarono ntU 
le Fiandre, e in Inghilcerra. 

I contralti, che avea quei Regno colla Corte ^i 
Roma, refero accecci i LoUardi a molt'Ingléfi, e 
la loroSetta vi fi diffufe; ma il Clero fece ftabilE- 
re contro di loro dei Severi Editti, ed il credifso 
dei Comuni non puofe impedire , che non ne ve- 
nilTero abbruciaci: Tuttavia non furono diftrntti » 
e fi unirono ai VViclefidi ed apparecchiarono la 
rovina del Clero d'Inghilterra, e Io Scifma d'Er- 
rigo Vili.; in ten^po che altri Lol lardi difpone» 
vano in Boemia gli fpiriti agli errori di Giovanni 
Hus, ed. alla guerra degli UlTiti (i)w 

LUCIPERlANlScifmacici, che fifepararonodal. 
la Chiefa Cactolica , perchè il Concilio d'AlefTaii* 
dria at^eva ricevuco a penicenza i Vefcovi delCon* 
cilio di Rimini. Ecco Toccafione dello Scifma. 

Dopo la morte di Coftanzo , Giuliano rimifis 
in libertà tatti gii eGliati, ed i Vefcovi Cattolici 

ci (i 



MMpiMWMM. ^tmmm^^tammtm^m^mlm 



(i) iHtpif^ XIV. Siicte» pagi 43S» n'Attinnt 
GotleQ. }\xi, Tom. U 



' U6 LO 

dfi afFaticatono per riftabiliré k pace della Chtfif- 
far. S. Atanafioj e S. Etifebio-Vefcovo di Vercelli 
adonarotia un Concilio in Aleflandrìa Tanno iGt. 
* (362. -che fu il IX. Aleffandrìnò) in cui fi fece 
un generale Decreto » pei* ricevere alla comunione 
4ella Chiefa tutti i Vefcovi, eh* erano ftati impe- 
gnati nell' Arrianifmo ; e ficcome la'Chiefa d'An- 
tiochia era divifa , così fu fpcdito Kufebio éoild 
opportune inftrusioni per pacificarla. Lucifero in- 
vece di andar iti Aleflandria con Eufebio, er'an- 
dato direttamente in Antiochia! e vi aveva òrdi* 
nato Vefcovo Paolino; ma quefta elezione non fé-' 
ce che irumentare le turbolenze j ed erano al fom. 
jfio , quando vi capitò Eufebio^ Egli redo fómma- 
Silente addolorato , leggendo , che Lucifero co! 
fuo precipitofo impeto avea refo il male quafi ir- 
remedì;)bile ; tuttavia non biafimb apertamente Lu- 
cifero. Ma quefto reftò ofFefo, Veggendo ch*Eufe- 
bió non approvava quello eh* egli aveva fatto, on- 
de fi feparò dalla fua comunione e da quella di 
tutti ì Vefcovi che avevano ammeffi alla penìten- 
an i Vefcovi, ch'erano caduti nell' Arrianifmo . 
. <>ucfto Lucifero s'era refo illuftre nella Ghiefa cof 
fuo difprezzo del mondo , col fuo amore per le 
facre lettere^ colla purità della fua vita $ colla co- 
flanza della fua ftde; Ma fece un* imprudenza, e 
perchè non gli venne applaudita, prende* ad odiar 
tutti i cerca un pretefio per diflepararfi da tutti i 
Vefcovi (i)> e crede di trovare una giuda ragio- 
ne, onde fepararfi, nella Legge che avevamo fatta 
per ricevere a penitenza quelli y che foflTero cadu- 
ti neir Arrianifmo^ Ecco in qual modo il cara8c<^- 
re alle volte determini un* uomo alioScifma, o all' 
Erefia. 
Lucifera ebbe dei feguaci, ma in poco nume- 
ro, 



(x) Sulpìzh Severo Lib. IL Amhrof. Orat. in ob. 
Sityr. Augufln Epil(. 50. Bìnoi^ym. ^DiaJ. adv. Lu- 
ciferian. 



LO J4I- 

ro , i quali èrano* fparfì per la Sardegna e per U 
Spagna. Quefli prefencarono una Supplica agi* fin* 
pcradori ) Teodofio, Vrlentiniano , ed Arcadio, in 
cui profeflavano non folo di non comunicare coi| 
quelli eh' avevano acconfencito all*^£refii| ma nepu. 
pure con quelli che comunicavano colle perfone car- 
date neirÉrefia. Equedo è il motivo^ dicado^(fL. 
fi, per cui ioqo^n poco numero, e sfuggono quafi 
tutti gli Uomini. Procedano che Papa Damaibf S» 
Ilario, S. Acanafio e gli altri Confederi ricevendo 
gli Arriani a penitenza , aveano tradita la Fede • 
Lucifero morì nel fuo Scifma. * 

* S. Agoftino riferifce (i), che alcuni attribuir 
vano ai Luciferiani roplnionc y che V anima fofse 
carnale, la qual cofa non crede, ficcome non deci- 
de fulTopinione j ma fcrifse pofcia contro i LuciV 
feriani, come pure S. Girolamo; ond 'è probabile jr- 
che i difcepoli di Lucifero abbiano adottato dcgil^ 
errori d'altri Eretici» Furono anche i Luciferianr 
denominati Omonimiani come ofserva Lmmberu i>4^' 
nep ( 2 ) . Pretendono che il cadavere di Lucifera 
fi fja fcoperto Tanno 1617. in una fepoltura di 
Marmo, fpirante gratiflìmo odore, nella Xlhiefa (U- 
Cagliari dov' era Vefcovo j e che a tale • fcopcrCs' 
abbiano fuonato fenz' opera umana le campane 'v 
Quefle 6d altre cofe riferifce il Bshlio ( 3); edèa 
meraviglia , che i Proteftanti , i quali hanno im- 
pugnato con innumerabili fcritture i miracoli pi^ 
evidenti avvenuti nella Chiefa Romana, accreditiy 
no poi un. fuppofto miracolo in un perfonaggto mor.^ 
to nello Scifma > ed avvenuto in luogQ rimoto d^ 
accurati e critici teftimonj , 



Ih. 



LU. 



* 

•k 



(t) Augufttnus Hasref. 81. 
(2) In Auguft, Hier. Su iwim. i. par. '347. 
* ( 3 ) Beh/. Antiq, EcdeC StCt, IV. Art, XI. 
f. 184» e feguenti,. 



14« t tf 



L U 



LUTER.O Autore (telU pretefa Rifortna i nòta 
fócto il nome di Religione Luterana • Noi efami* 
neremo V origine ed i prògreffi di cale R ìforma ^ 
indi il Sifiema Teologico di Lutero j e finalmisnid 
lo confuteremo i 

§. I. 

Òrsglin dei Luteranìfmòé 

Luterò Giacque in isleb i Cittadella Saffonià^ v^r^ 
io la fine del quindicefimo Secolo (14S3) ». Ì)opo» 
t.ii(tt finiti i Tuoi ftud) di Qramm'atica in Madde- 
bui'gò ed in Fiferiac/ fece il còrfo di Ftlofofia in 
Xrford^ e fu ricevuto Maéftfo nelle ArtiiìeliaU- 
jii(rdrficà di (Jiiefta Città j e fi Voltò poi alio fiudio 
delle Leggi i difegnando di calcare la via del Po- 
td« ifii fulmine, che gli uccife accanto Un'^aniiico^ 
mutò lì fud cuore ^ e io fece detei'm^inare ad en^ 
tfar néiroi'dine degli Agoftiniani é £gii ftudiò la 
l'eoiogla a Vvirteiiibenia i ed ottenne il grado di 
Doltore^ fd facto ProfeflorOy e divenne celebre fui 
principio del fedicefimo Secolo^ 

L' £urópa era trancluiiù i e tutti i Crilìiani vi- 
ir0vano nella comunione e (otto l'ubbidienza della 
Gbiefk Romana ^ e Leone occupava \i Cattedra di 
S/ Pietro / QUefto Poncéfice aveva recate fui Ttona 
delie gran qualità ;• poiché ei'a' iftructo nelle belle 
Lettere § ed amava e favoriva il merito i aveva 
molta ununità e bontà , fommsfmence liberale, ed 
affabile p(*r fai modo^ che parea ne* Tuoi modi pm 
tht umajo} ma la Tua iiberalicà, e la fua facilità 
a donare efaàrì in poco tempo i Tefori di Giulio 
llj^ cui era fucceduto^ e tutte le fue rendite (i). 

Ad 



i.'-- 1 ■' I 



(i5 GtthcUrdlmi Ub, II, 14. 



Ad onta ^1 ciò egli fìkò la rifoluzìone di uìtU 
idare la magnifica Chiefa di S. Pietro 9 ed accorda 
dettì^-fumilgenze a quelli » che contribuiirero alle 
i^efe della fabbrica; la Bolla né fu rpedita» e Leon 
X. credette una parte dei prodotti di tale Indul- 
genza adiverfe perfone» aflegnaodo loro quellocdtf 
fodero per rendere alcune Provincie « In tal<;divi<« 
fione donò tuttociò> che fofle per provenire dall». 
SafTonia e da Una parte della Germania) a fnàSof» 
relJa j là quale incaricò Arcimbaldo di una talq 
rifcoflione * Quefto ne fece uri appalcd , ed i Col* 
lettori fia Appaltatori Confidarono la predicazio* 
ne delle Indulgenze ai Domenicani é 
< Quelli Predicatori o Collettori attribuivano allò 
indulgente un' effica<icià (Iraordiriaria % e nel pre* 
dicar le Indulgente menavano vita fcandalofa^ co« 
licchè molti di tali Negozianti fpirituali » |$iun(e« 
Ko CitìOi come attella il Guicciardini (i )s afubloih 
care a vii prezzo j ed a giuocarfi nelle taverne là 
facoltà di liberare le anime dal Purgatorio^ 

Lutero fi follevè contro gli eccéiTi dei Colletto* 
ri e dei Predicatori delle Indulgenze 9 e contro i 
difordini di quelli ^ che le predicavano ^ queClo èT 
argomento di una delle fue Lettere alTArcivefco* 
vo di Magonzaì egli lludiò la materia delle InduU 
genze i e pubblicò alcune Tefi , nelle quali cenfu^ 
rava amaramente gli abuQ delie Indulgenze > e rÌ4 
duceva quafi a nulla i loro effetti « 

Il Tetzelio Domenicano j il quale efa aila (e(ta 
dei Predicatori delle Indulgenze fece pubblicare^ 
fadenere delle Conclufioiii contrarie, della Città 
di Francfort in Brandeburgo • Quelle Tefi furo^ 
no come una ..dichiarazione di guerra ; inulti 
Teologi s' unirono al Tetzel i e ptefeto la piyn^ 
per difendere le Indulgenze ^ e la difputa fi fcaU 

dÒ4 



i > » I - 1 I • ., .1 i^fc | - I M II é ^»« 



( i) GuiecUrdino L« KVIlL d. i4* KaynM. txié 
tyoZ i n. 99* Maimhurg* Hift^ du Lutheràn* Lt U 
Sef. 6, Se^kendorf Tubi Maimb» 



144 L U 

^6 • Lutero 9 cV 6ra d' un caratjtéré violento , fi 
rifcaldò e pafsò i limiti della moderazione » deìh 
carità , e della fubordinazione ^ oode fu citato a 
Roma e Leone pubblicò una 3olIa in cui dicbia« 
rò valide V Indulgenze , definì in qualità di Suc« 
ìeefsore di S* Pietro 9 e di Vicario di Gefucrifto % 
cbe aveva diritto d* accordarle » che queft' era la 
dottrina della Chiefa Romana , maeftra di tutte 1' 
altre y eh* era forza ricevere quefta dottrina per 
vivere nella Tua comunione ; pubblicò poi un' al- 
tra Bolla 9 nella quale condannava Lutero 9 ordina* 
wxy che fi abbruciafsero i fuoi libri y e dichiarava 
lui ftefso Eretico 9 quando non fi ritrattafse nel 
tempo che gli limitava . Lutero appellò da quel/a 
Bolla al Concilio , e ficcome le fue opinioni era* 
no (late gufiate dali* Elettor di Safsonia , così egli 
ebbe afsai credito per far abbruciare in VVirtcm- 
berg U Bolla di Leone X. Queft' audacia , cbe in 
Lutero era effetto del fuo carattere > divenne per 
Tefito un colpo di Politica • Il popolo , che vide 
da Lutero la Bolla d* un Papa così vilipel^ j per- 
dette macchinalmente quel religioforpavento, che 
Ifpiravano i Decreti del Sommo Pontefice , ed il 
credito cbe aveva per l'Indulgenze i e ben prefio 
Lutero attaccò nelle fue Prediche l' abufo delle In- 
dulgenze , r autorità del Papa , e gli ecceifi dei Pre- 
dicatori, delle Indulgenze, con cbe gli refe odiofi» 
e fi fece un gran numero di partitanti • 

Quelle Prediche di Lutero cominciavano a far 
molto ftrepito ; e quando fi' tenne una Dieta a 
VVorms ( nel is%i. ) Lutero vi fu citato 9 e fi 
fece un Decreto contro di lui • In quello Decre- 
to Carlo V« , dopo di aver efpofto , come Lutero 
procurasse di fpargere i fuoi erróri per TAllema- 
^na ^ dichiara , che volendo feguire le tracci^ 
degT Imperadori Romani fuoi Predecefsori , per 
foddisfare a quel , che debbe ali* odor di Dio, al 
rifpetto y cbe pcofefsa al Papa , ed< ai riguardi 
convenienti alla Dignità Imperiale^ , di cui era 
vefiito , col configlio e cònfenfo degli Elettori ^ 
Principi , e ^cati dell' Impero , ed in efecuzioi^ 

ne 



L U 145 

nd della fentenzi del Piipa^ dichiara, che cien^ 
Martin Lutero per notoriamente £recico , ed ordi<> 
«a che fia riguardato per tale da tutto il Mondo > 
vietando a tutti di riceverlo , o proteggerlo in qual 
fi Cu maniera, comandando a tutti i Principi > e 
Stati dell'Impero, fotto le pene (labilite , di pren- 
derlo, e tenerlo prigione,* dopo il termine di gior- 
ni 21 fpirati , e di proceitare i Tuoi complici, ade- 
renti, e fautori , Tpogiiarli dei loro beni mobili ed 
immobili ec. Dopo cbe pafsò qued* Editto oella 
Dieta, e Federico diSaflfonia fece partire fegreta- 
mente Lutero, e condurlo in luogo di (ìcurezza» 
ma non fi eTeguì nullameno il Decreto della Die« 
ta contro i feguaci di lui. Così la Chiefa Roma- 
na, a cui tutto era foggetto, che aveva armata V 
£uropa intera , fatto tremare i Soldani , depoftt i 
Re, donati i Regni, Roma, cui tutto obbediva» 
vide naufragare la Tua poffansa, e quella delTlm* 
pero contro Lutero, e contro i fuoi difcepoli, 

Quefta fpecie di Fenomeno era preparata da molto 
tempo, poiché le guerre che avevano eftinte l'ar*. 
ti, e le fcieoze nell' Occidente, avevano 'fatto na* 
fcere del grandi abufi nel Clero ; s'erano furcitati 
in quei fecoli barbari dei Settarj, che avevano at- 
taccato gli abufi, ed il preteso di riformarli aveva 
conciliati de# feguaci agli Erriciani , ai Petrobrufia- 
>i, agliAlbigefi, e Valdefi ed fulmini della Chiefa» 
Tarmi dei Cruciati, i fuochi deirinquiGz ione aveva* 
w didrutto tutte quelle Sette, e nell'Occidente tutto 
era foggetto al Papa , ed unito colla Chieda Romana • 

I Papi, ed il Clero avvezzi dalTundicefimo Se- 
colo a Soggiogare tutto colia fcomunica , e colle 
Indulgenze, non conofcevano quafi altro mezzo , 
che la forza per combattere TErefia; impiegava- 
no i fulmini delia Ghiefa contro tutto ciò, che fi 
opponeva ài loro difegni , o ai loro intereffi j 
che confondevano fpeflo con quei della Chiefa j 
e della Religione. Quindi, dopo le guerre delW 
Cruciate, s'erano veduti i Papi deporre i Sovra- 
ni y che non li ubbidivano; degli Antipapi fco* 



Ì4é L U 

tiiunicare i Rè, clie riconofcevano in Pontefici l 
loro competitori i profciogliere dal giuramento 4i 
fedeltà i fudditi dì que' Sovrani; accordare IndiiU 
genze a coloro, che li combattefi'ero; donare i lo* 
ro Regni a quei, che li conquidafiero; s'erano ve- 
duti i popoli abbandonare i loro Sovrani , e facri* 
ficare i loro beni per ubbidire aj Decreti dei Pa* 
pi, e per acquiftare delle indulgenze. 

Là profonda ignoranza può fare durar a lungo 
un potere di tal natura, e potrebbe farlo durar 
per femore tra popoli, che non a ve Aero razioci- 
nio: ma molto fi voleva, che i popoli di Lama» 
gna foflero in tale (lato d'immobilità, e d'ina* 
zionei poicliè tutte le Sette Riformatrici, che s* 
erano fufcitate dopo gli Érriciani, gli Albigefi , 
ed i Valdefi, s'erano rifugiate in Allemagna ; vi 
avevano de' partigiani occulti, i qtiali attendevano 
a fare dei profelici , e i^argevarfO dei principi con- 
trari alla Fede, ed all' autovità della Chiefa; i.lim 
bri di VViclefFo, e di Giovanni Hus vi fi erano 
moltiplicati, e vi fi leggevano. I Settari occulti < 
e r Opere del VViclefFo, e di Giovanni Hus at- 
taccavano gli eccedi, ed un'autorità, di cui l'abu« 
fo incottiodava quafi tutto ilMondo: òndela Ghie- 
fa Romana 5 ed il Glero avevano molti nimici fe« 
creti. . . f 

Quefti nimici non erano già fanatici, ignoranti^ 
tidicoli, o diflfoluti, ma erano uomini, che ragio* 
Davano, e che pretendevano di non attaccare in 
modo la Chiefa, ma gli abufi i che recavano fcan- 
dalo ai Fedeli, e diftruggevano la difciplina . S' 
erano veduti nei Goncilj di Goftanza , e di Bafilea 
uomini , celebri per le lofo cognizioni e virtiì , 
chiedere, ma inutilmente, la riforma degli abufi: 
fi vedeva di non poter fpérarla ed ottenerla , fé 
non riformando gli abufi ad onta del Glero e della 
Gorte Romana; ma la fua autorità fempre formio 
dabile teneva in freno tutto il Mondo, ed erano 
infiniti fpiriti in una fpezie d'equilibrio tra il de- 
fiderio della riforma, ed il timore dell* autorità del 

Clero 



clero (i). Lutero attaccando T autorità Jel Papa,» 
Je Indulgenze, ed il Clero fconcercò queir equili- 
brio, che produceva la calma pericoloia, e che vieii 
prefa talvolta per tranquillità; comunicò ad infi- 
nite perfoné lo fpiritò di rivolta contro laChiefa, 
fi trovò tutto a un tratto alla teda d*un partito 
così confiderabilei che i Pritìcipi d'AlIemagna ere- 
dettero di nod poter dare efecuzione al Decreto 
della Dieta contro Lutero^ fenza eccittare una fe-^ 
dizione. Dall'altra parte molti di que* Principi non 
avevano aderito a quel Decreto j che con ripugoan- 
É2Li poiché non vedevano i che con gran difpiace- 
re, ufcire dai loro Stati le fomme immenfci che i 
direttoti delle Indulgenze levavano j e non erano 
punto difgudati, che fi attaccafi^e e rifiringenfe la 
potenza del Clero i il quale temevano, e brama* 
vano vedere abballato: finalmente Tarmi del Tur- 
Co, che minacciavano Tlmpero, fecero temere, 
che non foffe pericolofa cofa accendere in Germa- 
nia una guerra di Religione; fimìle a quella, che 
aveva defoìata la Boemia un Secolo prima* Per tal 
modo il tempo, ch*è quell'innovatore tanto tei*- 
tibile, aveva infenfibilmeAte apparecchiato tuttoper 
fare che patiile naufragio contro un Rei igiofo A gò^? 
fliniano l'Autorità della Chiefa , e la potenza di 
Carlo Vi ed una gran parte dei Ptincipi della Ger<i 
mania • 



k 2 §. ir. 



(i) Vedete intorno tutti quelli Fatti gli Autori 
Ecclefiaftici, e le Iftorie di quel tempo. \\ Conciliò 
d\ Coftanza , il Continuatore ieì Fieurjf y il B»ffuef, 
HiO. de Fr. & des Var. il Guicciardini, 1' Hiiloi- 
re de TEgf. Gal. 



i4( L V 

§. II. 

frogr^JP di Lutero dùfo il fuo, ritorno. « VVitUrnhirg^^ 
fino slU Dièta di Norimberga. 

Lutero tornò in VU^emherga, e rUniverGtàadoN 
tò le fue opinioni; fi abiolì la Mefla , fi attaccò L* 
autorità deiVefcovi, e T ordine fteffb dell' Eprfcoy 
patOt Lutero preie il titolo di £cclefiaftc> o fia 
Predicatore di VitteniJ)erga9 a$ne, difs'e^i ferir 
vendo ai Veicovi» ch'eilì non adducano fcufa d* 
91 ignoranza, che quefto è il vero titolo cb^egli 
,, dava a fé (leflTo coii un miignifico diCprezeo di 
9, loro, e di Satanno, cb'egU potrebbe con e^ual 
„ ragione denomitiarfi £vange|i(ia , per gra2;ia di 
,> Dio, e che certifUma mente Gesù Grido la oor 
„ minava cosi e lo teneva per Ecclefiafte (i). „ 
In virtà di queila celefte miflìone Lutero faceva 
tutto nella Ghiefa: egli predicava, egli vifitava, 
egli correggeva , egli aboliva cerimQpie , egli ne 
(labiliva dell'alare, egl'iftituiva, e dedituiva, egli 
(labili anche un Vefcovo in Norimberga, ^a fua 
immaginazione veemente rifcaldò gli fpiriti ; ^gli 
comunicò il Tuo eiitufufmo, div^ni^e TAppofiolo e 
l'oracolo della SafToAia, e d'unjn gran, parte d^IIa 
Germania , onde forprefo delia rapidità de'fvioi 
progredì fi credette realmente un'uomo (Iraordìna* 
ìrio. „ Io non ho ancor pofto mano, diceva egli ^ 
1) alla più minuta pietra per rovefciarla i non ho 
,5 fatto mettere fuoco aniunoMonanero^ ma qua«i 
j) fi tutti i monafterj fono rovinati dalla misi pen« 
j; na, e dalla mia bocca, e vien detto pubblica- 
9, ipeote , che fenza violenza io folo ho fiotto pii^ 

ma. 



( I ) lEpift. ad falf. nomìnat. Or din. Zpifcpp. St^ 
uifelle ppere di Lutero Tom, II, f, lo^iltitfioìre de« 
Ys^riat. Tom, I, pag, 30» 



^\ male al Papa) che nonpoceflc mai fargli qtialun* 
5) queRe con tutte le forze del fuo Regno (i ). „ 

Loteto pretefe» che^ la felicità delle fue intra- 
prefe fofTe prodotta da una forza iMranaturalè, che 
Bio ingeriva ne*fuòi feritela e nelle fue prediche; 
pubblicava tali cofe, ed il popolo le credeva: ed 
attento al progreflb della fila autorità fugli fpiri. 
ti i prefe il tuono dei Profeti conttò co/oro i che 
fi opponevano alla fua dottrina. Dopo averli efor. 
tati ad abbracciarla, li minacciava di alzat le vo-> 
ci cóntro ii lóro quando ricufaflTero di foggettar- 
vili; ,i Le mie prediche» die' egli a un Principe 
^i della Gafa di Saflbnia, non faranno già un fui. 
,> mine diSaltiioneò$ né un vano rumore nell'aria^ 
9) non fi arreda già così U voce di Lutero; ed io 
,9 bramò, che voftra Altezza non lo provi con fuo 
9, danne: la mia preghiera è un riparo invincibile 
9) più potente del Demònio medefimo; fenz^efla è 
9, un gran pezzo», che non fi parlerebbe più di 
i» Luterò, e non fi reftarà fiupiti d*un miracolo 
9, così grande (z)! », 

Quando minacciava qualche giudizio di Dio a- 
vrelle dettò, ch'egli leggefle nei Decreti eterni .* 
fulla fua parola fi teneva per cofa certi/fi ma da 
quei del fuo partito , che vi foifero due Anticrifti 
enunciati chiaramente nella Scrittura, cioè il Pa« 
pa ed il Turco , del quale Lutero predicava prof» 
fima la diftruzione. Ma non era folo il Popolo , che 
credefle eflerè Lutero un Profeta ^ anche i dotti ^ 
ì Teologi i gli uomini letterati del fuo partito lo 
riguardavano, e lo dav^^nio per tale, tanto T im- 
pero dell* immagiriéaione i e dell* entufiafmo era 
difFufo (j). 

K 3 LEc-: 



mtfm •mmm^immm 



(O Tom. V». fol. ^07. 609. Hift. des Variata 
Tom. I. p. jo, 
(t) Epid. ad Geor. Duc« Sax. T. IL .fol» 49i<' 
( 3 ) Slei(i47]( Lib» III* Mflanfl$n Lib. f IL Ep« ^y. 



I5C» tu 

L'Ecclefiafté diVittembergi pongocleva (utt^;v(i;i 
(ranquillamentò del fuo trionfo, poiclaè la Jka ru 
t>elJione coatro laChiefa fece nafcere una folla di 
5ette fanatiche p fediziofe , le quali fconvolferq 
una parte della Germania. Carloiladìo yoile pian- 
tare una Setta novella in Vittetpberga. Lutero RtC^ 
fo fu attaccato con infiniti ferirti ; rifpofe a tut* 
ti 9 attaccò il Clero, predicò contro la corruzione 
dei coftumi, e tradiille la Bibia in lingua volgare j 
tutti le/Tero la fua yerfìone; e tutti quelli, che 
potevano leggere , vollero mefchiarfi nelle difpute 
della Religione. La Scrittura fola era, fecopdp 
Lutero, la regola di Fede, ed ognuno aveva dirit» 
to d'intejrpretarla. Quefto principio fedufTe un fiu- 
mero infinito di per(one in Germania , in Boemia ^ 
^d in Ungheria; ma principalmente nella Saflbnia , 
e nella bafTa Ailemagna, ed i feguaci di Lutero s* 
leranp moltiplicati, ed animati d'un zelo ardente ^ 
p capace di tutto intraprendere • 

$• in, 

^l Luteranifmo dullei DI et a di Nortmiurgs finp 
fili a DietM di Augsbpurg. 

TaTera la eflenfione del Luteranifrao , quandq 
gli Stati di Lamagna s* adunarono a Nuremberg » 
Leone X. era morto, e gli era fucceduto Adria» 
no VI. Queflp nuovo Pontefice fpedì un Nunzio 
alla Dieta per lagnarfi della libertà, che veniva 
accordata! a Lutero e deli- indolenza nelTefecu* 
zlonedtir Editto di VVorm. Gli Stati rifpofero, 
che i feguaci di Listerò erano così numerofi, che 
Tcfecuzione dell'Edipo di VVorms accenderebbe 
una guerra civile, I Principi fecolarì ftefero una 
lunga niemoria dei motivi, che avevano di lagnarr 
fi 3 e delle loro pretefe contro la Corte di Roma , 
e contro gli Ecclefiaftici : riduflero quella memo, 
ria a tento capi, ai quali diedero il tìtolo AiCen» 
fum Gravsmina , e la fpeditono al Papa , con prò» 
(efta» che non volevano, né potevano tollerar t^^ 

Ji 



L U 151 

li aggrav), e ch'erano rifolti d'impiagare i mez. 
^i i più propr) per reprimerli. I Principi fi lagna* 
vano delle tafife, che fi pagavano per le difpenfe 
e peiT le afloliizioni , del denaro » che fi cavava 
dalle Indulgenze, deli*avvocazione dei ProcefTì a 
Roma) deli'eftenCone degli Ecclenaflici nelle cali- 
fé crinainali ec. Tutti quefti aggravj Ci riducevano 
a tre capi, cioè, che gli Ecclefiafiici riducevano 
i popoli nella fchiavitù, che li Tpogliavano dei 
loro beni y e che fi appropriavano la giurifdizione 
flei Magiftrati Laici (i). La Dieta fece pure una 
regolazione per calmare gli fpiriti, e per vieta- 
re , che non fi ftampafle > o s* infegnafife alcuna 
nuova dottrina. I Luterani, ed i Cattolici inter- 
pretarono quello Decreto, ognuno a proprio van- 
taggio; e pretefero di non infegnare che la dot* 
crina dei Padri, e della Chiefa, perlocchè quel 
iX)ecreto non fece che accendere il fuoco della di- 
icordia (2). Adriano VI, riconobbe la neceflltà di 
riformare molti abuG, e fi dimodrò determinato 
ad intraprendere una tale riforma, ma morì prima 
di averla potuta cominciare. Giulio dei Medici gli 
fuccedette fotto il nome di Clemente VÌI) e fpe- 
dì alla Dieta di Norimberga un Nunzio il quale 
prefentò un piano di riforma per laGermania;, ma 
(i trovò, che lafeiava {uifidere gli abufi più perni- 
ciofi, e che non foddisfaceva alle brame della Die» 
ta antecedente (3). Tuttavia il Legato impegnò 
Ferdinando fratello dell' Imperadore e molti altri 
Principi, ad approvare il Aio Decreto di rifor- 
ma. La pubblicazione di quello piano ofFefe tutti 
i Principi e tutti i Vefcovi , che non avevano vo- 
luto acconfentire nella Dieta, ed il difgufto s'ac- 
crebbe per le lettere imperiofe che Carlo V. fcriCr 

K 4 fé 



(i) Fafciculus rerum expeólendarum Tom, !• 
pag. 351. 
(2) Ivi • Shidano Lib, I» pag, 50r 
iìi An, 1524. 



15» L tJ 

fé alla Dieta. Gli Scaci delTImperò eflenJofi adu« 
nati aspira verio )a fine delmefe di Loglio 2525) 
fi deliberò per ordine dell* Impl^radore (opra le iec* 
tere di quel Principe nelle quali dicbiaraya, che 
era per paflare in Italia a fine di farfi coroniirei 
e prendere col Papa le opportune mifure per Is 
convocazione d* un Concilio: tra tanto voleva, che 
fi oflTervafiTe l'Editto di VVorms, e proibiva ^ che 
fi trittaflero ulteriormente materie di Religione 
nella Pietà. La maggior parte delle Città riTpo- 
fero, che fé per 1* innanzi non fi aveva potato of« 
ferrare il Decreto di Worms> era molto pia pe« 
ricolofo il tentarlo allora, mentre le conttoverfie 
erano più incalorite che mai; onde formò un De» 
cretOj che fi riduceva in foftanza a dire, che fic- 
come era neceflTario , per riordinare gì* affari di 
Religione e per mantenere la libertà, tenere un 
Concìlio legittimo in Allemagna, o proccurarde 
uno Generale ^leótro lo fpazio d*un anno, fi do* 
veliero fpedire degli Ambafciatori all' Imperado- 
re 1 per pregarlo di riguardare con compaflione lo 
(lato tumultuofo, e miferabile dell'Impero, e ri« 
tornare quanto prima io Germania per far adu- 
nate un Concilio^ e che per TafpettaiiSione dell' 
uno o Taltro dei Goncilj, i Principi, e gli Stati 
delle loro refpettive Provincie dovefTero regolard 
nei loro Governi in fatto di Religione di modo , 
che poteflfero renderne conto a Dioi ed alPlmpe* 
radore* 

L* Imperadore ed il Papa dopo eflferfi più volte 
difguftati e rappacificati, riftabilirono finalmente 
la pace, eh* era fiata da temporali intereill difciol- 
ta. Uno degli Articoli del Trattato fatto tra di 
loro fi fu y che quando i Luterani perGftefTero nel- 
la loro rivolta, il Papa impiegherebbe per fogge- 
tarli l'armi fpirituali, e Carlo V. e Ferdinando 
Tarmi temporali» e che di più ^ il F^apa impegne- 
rebbe i Prit/cipi Crlftianl ad unirfi alTImperado- 
re. Carlo V. intanto adun6 gli Stati di Lamagna 
a Spira Tanno 1529; e dopo molti contralti fi fe- 
ce unDccreto-> che ftabiliva, che quelli che avef- 

fero 



fero ofTervito I* Editto di VVormS) còritiniuflèro 
a farlo» ed avederò la facoltà di colhiogttt i lor6 
Popoli fin alla chiamata di un Concilio; e che ri& 
guardo a quelli, che avevano cangiata dottrina i é 
non potevano mutarla fenza pericolo di qualche fe^ 
dizione, fi teneflero a quello ch'era fatto, fensé 
rinovar cos* alcuna di pia , fino allo fteffb tèmpo { 
che la Meda non farebbe abolita; e che nei mede» 
fimi luoghij nei quali la Riforma s'era piantata « 
non s'impedirebbe, che venire celebrato; che i 
Predicatori fi afterebberò dal proporre nuovi Doni- 
mi, oppure Dommij che non fodero fondati fulla 
Scrittura ^ liia che predicarebbero il Vangelo feòen« 
do il confueto iflile tenuto daihCbiefa, fenza toc* 
car le cofe , ch'erano pofte in difputa, fino alla 
decifióne di un Concilio. 

L'£lettor di Saflbnia^ quello di Brandentburg i 
i Duchi di Liineburg; il Langravio di Aflia , 21 
Principe di Anhalt con quattordici delle prtncipa* 
li Città d'Allemagna dichiararono, che non.fi pò* 
tcva derogare al Decreto della Dieta precedente « 
Ja quale aveva accordato a ciafcheduno libertà di 
Religione 5 fino alla celebrazione di un Concilio § 
e pretefero , eh* edendo fatto quel Decreto col 
confenfo di tutti , non potede eifer mutato fé 
no(t coi generale confenfo; onde protestarono con. 
tro il Decreto di queft* ultima Dieta ; e refero pub. 
blica la loro proteda, é 1* appellazióne al futuro 
Concilio Generale, o ad un Concilio Nazionale ; 
e da ciò nacque il nome di Proteftanu dato a tut- 
ri coloro , che profeflTavano la Religione Lute« 
rana. ^ 

Fra tali avvenimenti , Lutero non era fenza 
moledie. Carloftadio cacciato da lui dall' Allema« 
gna, s'era ritirato tra gli Svizzeri, dove Zuin- 
glio ed Ecolampadio avevano prefa la fua difefa • 
La loro dottrina s*era (labilità tragli Svizzeri ed 
era padata in Germania, dove faceva adai rapi-, 
di progredì • Quefta era totalmente contraria ai 
Dommi di Lutero, ond'egli la impugnò con traf- 
porto, e vide i partigiani della Riforma dividerfi 

tra 



154 L IT . 

fra lui ti i Sacfamentarj . Si proccurà) irla ina« 
filntente di riconciliare quei Riformatori, poiché 
non vi fa inai unione tra di loro, fé non di pò* 
litica; e i Luterani coi Sacramentar j fi iaceravaooi 
onde cotefti Riformatori , che ii fpacciavano per 
Giudici aflbiuti nelle Controverfie trovavano poi 
jiella Scrittura dei Donimi diametralmente oppo* 
ili: ed ecco che cofa Ciz queiV Opera di luce, cp« 
me la denomina ii Bafnagh. 

§. IV. 

J)il Lutiram/tno 4élU Dieta di Augsbùurg , fint 

^lls morte di Lutero ^ 

L'Imperadore , dopo eflerfì fatto coronare io Bo« 
logna (nei 1530). pafsò in Germania > ed intimò 
una Dieta inAugsbourg. L^Eiettor di éaflonia pre- 
fentò alla Pietà la promiiHone di fède dei Prote^ 
flauti » la quale confifteva in due parti, L'una con- 
teneva il Domma , ed era per la maggior parte 
uniforme alla Fede Cattolica, fennochè negava la 
necelTità della Confeflìone, ftabiliva , che laChiefa 
non fofle compofta fé non di eletti, attribuiva alla 
fola dif^ofjzione dei fedeli gli effetti dei Sacramene* 
ti , e negava la neceflità delle buone opere per U 
falute. 

La fecondaparte era molto più contraria alla dot- 
trina della Chiefa; poiché fi efigeva T abolizione 
delle MefTe e dei Voti Monaflici , io riflabilimento 
della Comunione fotto le due fpezie; dichiarava 
che la Tradizione non foffe regola diFedei e che 
la podanza Eccle^iaflica non confifleffe in altro» che 
nel predicare e nelTammìniflrare i Sacramenti. 

1 Teologi Cattolici ed i Teologi Proteftaoti non 
poterono aceérdarjB fopra tali Articoli, efidifciolfe 
la Dieta. Dopo fa partenza, dei Proteflanti, Tlm- 
peradore fece un* Editto , in cui vietava di mutar 
cos* alcuna nella Meflà, e neiramminiftrazione dei 
Sacramenti, o didiftruggere ielmmagiiii. S'accor- 
fi^ro i Proteflanti^ che IMmperadore era venuto iq 

rifo« 



39 

9) 



fìMuzìone il voler foggettairli colle armi) oiicFqi 
prefero le loro miCureper fargli. refiftcnza, Ilt-an- 
gravio d* Aflìa convocò i Procedanti a 3tp&lcada 9 
dove fottofcriifero una Lega contro l'imperadore} 
e fcrifTero poi a tutti i Principi Criftianì, per ma« 
nifeflar loro i motivi > che fi avevano mofTì ad ab* 
bracciare laP.iforma, finché un Conci/io defini^Q 
le materie di Religipne, ^he ^urbaVfino )' Alle- 
magna. 

Lucifero I che fin allora a^eva creduto, chelaRi^ 
forma non dovefle ftabilirfi, fé non per via di per^ 
fuafione, e che non doveflTe difenderfi, che colla 
pazienza, approvò la Leg^ di Smalcadà (i)^ Egli 
paragona il Papa ad un lupo arrabbiato, contro 
del quale tutto il mondo s*arma al primo de- 
gnale, fen;s'afpetrare 1* ordine d^l Magiftrato, e 
9, che fé venga liberalo dal Magiftrato , mentr'er^i 
,, chiufo in un ferraglio (i può continuare ad infe- 
„ guire quella beftia feroce, ed attaccare impune* 
,, mente anche coloro, cheavedero impedito, che 
„ fi Aerminad^; e che quando fi redi morto in ta* 
„ le attacco, prima di aver dato^allaBeftia ilcol- 
9, pò mortale, non fi ha che un folo titolo onde 
3, pentirti , ed è di non avergli prima jmmerfa la 
„ fpada nel feno. Ecco come s*ba da grattare il 
,, Papa; e tutti quelli che lo difendono devono 
„ egualmente e(Icre trattati come foldati di un 
„ capo di afTaiTini 9 ancorché foflfere Re, o Ce fa ri 
39 (%) n* * Quedo faggio della brutale eloquenza 
dì Lutero , é tanto pieno del più atroce fanatifmo, 
che non ha bifbgno di confutazione, e fi riporta 
foltanto, affine che fi vegga conquai grofifolani co*» 
lori avvivafle Lutero la fantafia dei fanatici. 

I Pro- 






{1) Maimbourg. L- HL Seekendorf . L.HI.Sef. »» 
§. 3. Hiftoirc àes Variatìons, Lib. IV. 

(2) Luther. Op. Tom. I, SUtdìin Uh. XVL RU 
(loir. des Variar. Lib. %• 



V 



V * 



ij« L U 

I Proceftaìiti dliltiqùe craccaròiio cdn iKptettò il 
Decretò dell' Imperadore , e quefio fi vide alla yU 
gilia di Una guerra i egualmeniCe Funeftaai dite pzu 
tiri) e perniziofa alIaQerniania; Minaccìaco anco- 
ra di udaprofli ma guerra coi Turchi, fece'UnTrac* 
tato coi Principi Proteftantif il quale efprimev^ ^ 
cfaé vi fofle una pace generale tra 1* Imperadore è 
tutti gli Stati dèi l'Impero, tanto Ecclftfia Alci ^ che 
Laici, fino alla convocazione di un Concilio Gene* 
ralé, libero e Griftiano; che niuno a titolo dilte. 
ligione potefife far guerra a tin* altro, e che trt 
tutti vi fofle un*2micizià fincera ed Una concordile 
GHftiaiia; che fé tra un'anno Aoh fi convocafle il 
Concilio, / gli Stati di Lamagna fi àduuarebbero ^ 
affine di regolare gli affari delta Religione,' e che 
r ImperadcTre fefpenderebbe tutti i Procefli eòmin-^ 
ciati a tale titolo dal fuo Fifcale o da altri con- 
tro l'Elettore di Safifoniai ed i fuòi Alleati , fin- 
ché fi tenefle il Concìlio, o TAflemblea degli Sta-? 
ti • Quando dunque Carlo V. ebbe difcacciati i 
Turchi da:!!' Auftria, pafsaf in Italia per chièdere 
un Concilio al Papa , onde fi mettefle rimedio ar. 
mali dell* Allemagna • Il Papa acconfent) d'inti- 
marfoy ma volle, che i Proteftanti pronìettefleroK 
di foggettarvifi , e che i Principi Cattolici s' im-> 
pegnaflero di prendere la difefa della Cbiefa, cònw 
tro quelli cihe ricufaflero di fottoporvifi. I Prin« 
cjpi Protedaiifti non accettarono tali condizioni y^ 
Intanto morì desiente VII., e Paulo IlL che gli 
fuccedette fi determinòr di convocare un Concilia 
in Mantova, ma i Proteftanti dichiararono, che 
non ft aggetterebbero mai ad un Concilio, che fi 
tenefle in Italia,^ e vplevano di più, ch« i loro 
Dottori a veffero voce; decifiva nel Concilio. Per- 
locchè quefto, che s-^era confiderato come l'unico 
mezzo, onde riunire i Proteftanti, fu riconofciuta 
per impraticabile. 

II Langratrio' d*Aflia non lafciò cos' alcuna ^n. 
tentata per riconciliare i Luterani coi Zuinglia^ 
ni , 1 quali ad oìiu della nece/Trtà in cui erano 
di ftare uniti per difenderfi oprarmi dei Princi^ 

pi 



L U ?57 

pi Cattolici I non cefTavaoodi ^ttaccarfi, Quello fu 
ì) feippo9 in cui approiictandofi egli del credito 
che aveva nel Partito Proteftante ottenne la per-, 
iniffipne di fpofarC due hmmnej ed un tale atto 
4i con^iifcendea^a dei Teologi Proteftan^i , lo^ttacv 
co ipdiflbiubilmepre ^l loro partito, e lo refe ni*-^ 
mico irreconciliabile della Cbiefa Cattolica, la qua- 
le non avrebbe mai autprizzata la fua poligamia. 

Per quanto importanti fi foflero gli affari della 
Religione, pW npn pcf:upavana e (Ti foli i( Papa ed 
i Principi Cattolici. Poiché T (mperadore ed il 
Re di Francia avevano dei difegni full* Italia , ed 
il Papa, ed i Proteftanti non erano inutili in (al 
progetto. Francefco I. fpedì Atpbafciatori airAf- 
femble^ eli Sn^alcada, affine d' imipegnare i Prote- 
Óanci ;|cl agire di concerto qon lui, relativamente 
al luogo in cui tener fi dovefle il Concilio. Ma dall' 
altra parte Tlniperadore Ca^lp V., che vedeva, 
che il Papa non voleva impegnarlo nella guerra 
contro iProteftapti, fé non per inopedirgli la cpn- 
quiAa di filano , diceva, che per giuftificar quel- 
la guerra doveaQ adunare un Concilio , affine di 
far vedere , che nop fi avevano prefe le ^rmi , fé 
non dopo aver tentato (utte Talti;^ (Irade. Il Pa- 
pa dunqqe convoca un Concilio in Mantova; ma 
il Dqca di Mantova ricusò di predarvi la fua Cit- 
tà^ onde il Concilio finalmente fu intim<^tQ a Tren- 
to coli* approvazione deirimperadore e del Re; di 
Francia. 

L*tmperp era n^inaccjato jd* una guerra vicina- 
dai Turchi, ^ T Imperatore chiedeva foccorfo. ai 
Principi Protellanti, i quali ricufavano coftante? 
mente di darglielp, quando non ayefs'egli prima 
data ij^curezza di mantenere la pace di Religio-^ 
ne, e di non obbligarli ad ubbidire, al Concilio 
di Trento, ni vi fu modo, che miitaflero rifolu- 
zipne; onde 1* In^peradore rinov^ tutti i Trattati 
fatti coi Protei^anti fin alTuIp'ma Dieta, cb^ in» 
timo a Ratisbona per il mefe del Gennaro fe- 

fuente 1546. Sinché fi raccoglieva il Concìlio , 
Elettor Palatino introdulfe ne* fuoi Stati V ufct 



45l t^ . , 

iti Calice i le pubbliche preci iri Iiilgùi volgare § 

il natrimonio dei Preci i e gli altri punti di Ri* 

forma* 

lo queft'annd medefimd mori Luterò nella Girti 
d'Jslebi nella quale era andato per ultimar ìediffe. 
ren2e $ che vertevano ttA i Conti di Man^feld 4 

ad Luterdm/mo i dslls morte di Luterai 
fina alU T»ee Religio/a. 

V Imperatóre afeva convocato un Colloquia 
in BLatisbonal i per proccurar di dar fine per via 
di Conferenze alle difptrte di Religióne, che tur- 
bavano la Germania • Quando giunfe a Ratisbo- 
na I il Colloquio era già interrotto y onde fé he 
Jagnò amaramente , e volle che ognuno propone^, 
fé quello che gli pareva pii!^ opportuno per paci* 
ficare TAilemagna. I Próteftanti chiefero un Con- 
cilio Maiiònale » ma gli Ambafciadort di Treviri 
e di Magenta approvarono il Ccrncilio di Tren- 
to i e pregarono 1* Impefadore che lo proteggef- 
fé • L' Imperadore éolfe quefta opportuna occa/ìc 
ne j e perpiaroffì a far la guerra ai Proéeftanti ^ 
onde fi collegò col Papà , il quale gli foitimini. 
(Irò del denaro , e gli permife di levare la nietà 
delle rendite Ecclefìaftich^ nei Regni delle Spa- 
gne . Cairlo V. faceva tuttavia pubblicare , che 
non intraprendeva la guerra a motivo di Reli- 
gione 9 ma r Elettor di Saflonia ed il Langravio 
d' Aflja pubblicarono un rtfjanifefto i per far vedc- 
r(t i che quefta era guerra di Religione ; e che 
r Imperadore non aveva motivo , né di lamen- 
tare di loro , né alcuna giuda pretefa contro di 
loro < 1 Proteflanti (i apparecchiarono con ogni 
prontezza alla guerra , e mifero in piedi un\Ar« 
mata , la qu&le non potè impedire a Carlo V. 
d* impadronirfi dell' alt' Allemagna. Nell'anno fef. 
guente i Proteftanti furono disfatti , e 1* Elettor 
di SaflTonia rimafe prigione • Il Langravio d' AfTia 

pen- 



^ensb allora di far la pace $ e andò a prefentarli 
all' Imperadore > da cui fu, fatto arredare contro 
la parola efprefsa , che T Imperadore gli aveadata# 
Allora rimperadore levò delle grofse fomme fopra 
tutta la Germania , per rimborfarfi , dicev* ^li % 
delle fpefe della guerra j che aveva intraprefa per 
bene dell' Allemagna* 

Pareva j che il partito Proteftante fofse abbattu^ 
to > ma tuttavia v' erano delle grofse Città , le 
quali facevano refiftenza all' Imperadore » ed i Po-' 
poli cònfeirvavano tutto 1* attacco alla Riforma « 
Carlo Ve itiedefimo aveva accordato ad alcune 
Città la libertà di confervare ia Religione Lute* 
rana i e Maurizio Duca di Safsonia aveva tì'atta*' 
to con bontà Melantone e i Teologi di VVittem^ 
berga i é li aveva anche efortati a continuare nel* 
le loro fatiche.. 

L* Imperadore dimo(trava uii gtan defiderio di 
terminate le differenze di Religione che turbava- 
no TAlIemagna, onde tenne una Dieta nel 1547^ 
in cui efigette, che tutti fi foggettafsero al Con- 
cilio di Trento : ma il] Papa aveva trasferito il 
Concilio a Bologna ^ e queda traslazione nOn era 
puntò (lata di genio dei Padri > onde aveano loCpefi 
tutti gli Atti Conciliar}. L' Imperadore pertanto 
richiefe, che fi fadeffe dal Papa continuare ilCon^ 
cilio in Trento; ma veggendo eflere cofa difficile 
di ottenerlo, cercò altri mezzi, ondepacificare la 
Germania, Fu rimeffa ali* Imperadore la fceltadeU 
le perfone, che fi giudicaff^iyo più opportune per 
comporre unFormolario, che riufcifle grato a tut- 
te le parti; e i Teologi trafcelti compofero un 
Formolario di Religione, che fu poi efamidato, e 
corretto fucceflìvamente dai Cattolici ^ ai quali Fer- 
dinando lo comunicava , per avere la loro appro- 
vazione. Quefto Formolario conteneva gli oggetti 5 
che fi dovevano credere * finché il Concilio Gene* 
rale aveffe pienamente decifoj e quefto Formolario 
fu denominato V interim é 

Ma quefto Interim (pÌKcqu^ egualmente ai Pro- 
tefhnti ed ai Cattolici; e gli Stati Proteftanti x\* 

cu« 



cnfarMo qa»6 tutti di accettarlo, o Io accetearo* 
no con reftrlzioni cali , che Io annientavano • L* 
Imperadore incontrò maggiori difficoltà nella Bafla. 
Ailemagna , poiché la maggior parte delle Gitti 
della Saflbnia ricufarono di riceverlo , e la Città 
di Maddeburgo Io rigettò con modo così fprezsaii^ 
te> che fu mefsa al bando dell'Impero, e fofteon«r 
ben lunga guerra , la quale mantenne nella Bafsa^ 
Ailemagna un fuoco ; clie confumò i trofei di Gar^ 
lo V. Ad onta del pericolo, che s'incontrava nel- 
lo fcrivere contro Vlnterimj fi vide pubblicarficon* 
ero quello Formolario una folla di fcritti, e dalla 
parte dei Gattolici , e dalla parte dei Proteftanti • 
Tuttavia Carlo V. non abbandonava >1 progetto di 
far accettare il fuo inurimy o^éi riufcirvi impie- 
gò le minacele e le C2ix&t:tt i coArinfe colla forza 
molte Città e Stati a riceverlo , ma d rivoltò eoo-» 
tro tutti gli animi. 

II Concilio intanto s' era riftabilito in Trento , 
e Carlo V. pensò , che fi potrebbe ricondurre k 
calma , onde fece ogni sforzo , affinchè i Prote- 
flanti poteifero efsere afcoltati nel Concilio ; ma 
i Proteftanti ed i Vefcovi Cattolici non poterono 
mai accordare circa il modo con cui urebberq 
ammefìfì nell' Afsemblea , ed il carattere che vi 
avrebbero dovuto foftenere • Mentre però la po- 
litica di Cariò V. credeva di far fervire alterna- 
mente il Papa ed i Proteftanti alle Tue mire ed 
a' fuoi intereflì , tutti gli fpirici fi follevarono 
contro di lui. Errigo il. s' approfittò di tali dil- 
pofiaioni , e fece un Trattato con Maurizio di 
Saflbnia e coi Proteftanti ; entrò nella Lorena , 
prefe Tocel , Metz e Verdun , nel tempo iftefso , 
che Maurizio di Safsonia alla teda dei Protellan- 
ti rendeva la libertà air Ailemagna • Carlo fi ac- 
corfe di non poter reCftere a tanti nimici , onde 
fece pace coi Proteftanti , e rimife in libertà il 
Duca di Safsonia ed il Langravio d* Alfia • Con 
tale Trattato di pace conclufo a Pafavv reftò ac* 
ordato , che n^ V imperadore , né altro Princi- 
j^e potrebbe mai far forza o alla volontà o allo 

per-. 



L U x«i 

pdrfoné in fatto éi Religione > in quafrffi>flfe ma* 
niera . Allora fi videro tutte le Città Proteftanti 
richiamare i Dottori della ConfeiTione inAusbourg» 
rendere loro le Chiefe, che avevano già avute, le 
Scuole 9 il libero efercizio delia loro Religione 9 
finché nella proHì ma Dieta fi trovafle il modo di 
eftinguere per lempre la forgente delle Divitìoni. 
Finalmente tre anni dopo fi fece in Ausbourg la 
pace , che fi appellò la P/tce Religh/a , e ne furo- 
no podi gli Articoli tra le Leggi perpetue dell' 
Impero. 

I principali Articoli fono: Che i Protedanti go* 
deranno della libertà dicofcienza, e che né Tuno» 
oà r altro Partito potrà ufar violenza col pretefto 
di Religipne. Che i BeniEcclefiaftici, dei quali s* 
erano impadroniti i Proteftanti, refterannoad eflì » 
fenza che fi poflfa perciò intentar loro ProceflTo nel- 
ia Camera di Spira. Che i' Vefcovi non avranno 
alcuna giurifdizione fopra quei delia Religione Pro» 
te/Unte, ma quefta fi governerà da feftefla , come 
giudicherà più opportuno j. che niun Principe potrà 
attirare alla fua Religione i Sudditi di un'altro» 
ma che farà permeflTo ai Sudditi di un Principe, il 
quale non folle della loro Religione di rendere ì 
loro Beni, e di ufcir dalle Terre del fuo Dominio; 
^ che quefti Articoli fuffifteranno , fin a tanto» che 
non fi accordino tutti, in fatto di Religione, con 
mezzi legittimi • 

§. VI. 

Z)*/ Luterdni/mo dafo^la Pace keiigiefa ^ fino 
alla pace di VVefifalia . 

• 

V ultima Lega dei Proteftanti era (lata Io fcOi. 
glia della potenza di C'irlo Quinto , ed il Re di 
Francia , che s' era unito coi Proteftanti aveva 
prefo L tre Vefcovadi» Avendo pertanto l'Impera- 
dorè fatta la pace coi Proteftanti , mtfe in piedi 
una numerofa Armau, ed afìl'ediò Metz; ma que-^ 
ita imprefa fu la meta di ogni fua profperiti , poii^ 
Tom9 UU L ch^ 



^6z L U 

che fu corretto di levar J'aflfetJio i onde prefe rw 
fbluzione di finir i Tuoi giorni nel riciro • . RafTe. 
gnò pertanto V Impero a Ferdinando futi Fratel- 
lo j e pofe Filippo Tuo Figliuolo fui Trono di 
Spagna • Il duro governo di quello Principe ^ h 
fierezza ed imprudenza de* Tuoi Miniftri , i taciti 
progrefll delia Religione Proceda n te > e io ftabiili* 
mento dell' Inquifizione fecero di molte parti dd 
fuo Regno il Teatro di una guerra lunga e cru» 
dele > la quale ftaccò per Tempre i* Olanda; dalla 
Monarchia Spagnuola > e vi (labili il Calviniftiio^ 

La Pace Reltgìof/t non foifocò in niun inoao le 
diflfenfioni deli* Allemagna ; poiché non gtiari ao^ 
dò dopo la fua conclu/ìone > che fi udirono dall* 
una e dall* altra parte lamenti ^ che il partito opi 
pofto ne avefTe infranti molti pùnti ; né vi era 
giudice, che pctefle decidere» mentre \& due par^i 
ti fi ricufavano fcambievolmente • I ProteSanti 
però non erano meglio uniti tra: di loro i giacché 
s'erano divifi tra Zuinglio , e Lutero. La pr/hciii 
pale loro differenza fi fu alla prima fulla Prefen^ 
za Reale » che Lutero riconoiceva > e Zuingiid 
negava ; il Langravio d* Affia aveva fatto inuiriU 
mente tutti gli sforzi che gli era flato poflibile i 
onde accordare tali differenze : molti tra i Lute» 
rani aggiunfero alla ConfefTione di Ansbourg uno 
fcritto, detto F^rm^Urso di Concordia j in cui coik 
dannavano la Dottrina de' Zuingiiani > e foflene^ 
vano ancora , che quelli non aveffero alcun dirit- 
to» onde pretendere U libertà di cofcienza accorw 
data a quelli della Confeffione di Ausbourg , per« 
chà avevano abbandonata tale Confelfione. ì Prin^ 
cipi Luterani peif dir il vero» trattavano con p]& 
moderazione» ma non ricevevano i Principi Zutù'^ 
glian^ nelle loro AflTemblee» fé non quafi per gra* 
zia » volendo bene , che godefTero de* privilegi ^ 
ma che conofcefTero » che » a propriameote parla-» 
re^ non erano loro punto dovuti» e finalmente fi 
venne al punto di fcacciare da una parte e dall* 
altra i Teologi > che non erano deli* opinione de"" 
Principi. 

Ad 



É=:. 



. L U 163 

Ad onta eli tali divifioni , /a Religione Prote.- 
fiante faceva de' progrelTi in Aliemagna ; i Vefco- 
vi di Alberftadc e di Maddeburgo l'avean'ò abbrac« 
datai ed ecanfì mantenuti in polTelI'o de' loro Vef- 
covadi^ ma TEiettor di Colonia j che aveva vo- 
luto fare lo (ledo, aveva perduto il Tuo t e la di* 
gnità di Elettore» che V Imperadore gli avea toK 
ta di fua privata autorità > fenza confuitare gliaL 
iti Elettori; Si fece allora un'unione tra i Prin- 
cipi tìalvinifti ed alcuni Luterani» affine di oppor- 
Q. ai Cattolici, che volevano fopraffarliy ma quc(l* 
unione non produfìfe alcun effetto » poiché I* Elet- 
toré di Saflbiiia malcontènto della loro condotta ,' 
ed irritato per opera de' fuoi Teologi non meno 
che de* Cattolici 9 fi perfuafe> che i Calvinidi non 
òercatTero, fé non di opprimere egualmente i Lu« 
terani, ed i Cattolici. Qjefti dal canto loro fece* 
fò una lega in Vvirczbourgy che denominarono U 
LigA Cattolica i per opporla a quella de' Proteflan^^ 
ti, che lì diceva la Lega Evangelica ^ t MaOimilia- 
ho di Baviera, antico nimico deli' Elettore Pala- 
tino, ne fu il Capo; 

Gl'Imperadori Ferdinando Primo, MaflTimilianoSe* 
condo, e Rodolfo Secondo avevano tollerati i P rote- 
Santi in forza del molto denaro, che ne avevano 
tratto; anzi avevano accordati IcTro de' privilegi ,' 
cbe Mattia fi sforzò in vano di rivocare; edopo a- 
verli neceffitati a ribellarfii ed eflere (lato vinto,' 
erafi veduto cofiretto di confermar nuovamente i 
privilegi, che Ridolfo Secondò aveva accordato ai 
Boemi; e di lafciar loro l'Accademiadi Praga, uà' 
Tribunale di giudicatura in quella Citta , e la li* 
berta di fabbricarfi de'Templi , con dei Giudici de- 
legati per indennità de' loro privilegi. 

Il numero de* ProteAanti fempre ^ìà s' aumen- 
tava ; onde la Cafa d' Auftria e i. fuoi Alleati 
prefero rifoluzione di opporfi ad un' ulteriore ac« 
crefciméntd ; e per riufcirvi ; fecero eleggere in 
Ré di Boemia Ferdinando II. Quefto Principe 
avea iisolto zelo per la Religione Cattolica , tut- 
tavia' promife fol amante , che non violarébbe in 

L z hìun 



t: 



I<4 h V 

niun modo i privilègi accordati dai Tuoi PredéeéC 
fori ai Boemi, né fi mefchierebbe nell'amminidrav 
zione del Regno, finché viveffe Mattia. Poco do« 
pò iProtefianci vollero fabbricar deJIeChiefe fullo 
Terre de'Cattolici , e quefti fi oppofero, I Protem 
flanti prefero rarmi, eccitarono una fedizione « 
gittarono dalle iineftre tre Magiftrati di Praga , e 
fui fatto tutta la Boemia fu in armi, e cbiefe foc<- 
corfo ai fuoi confratelli. EfTendo morto Mattia , 
FerdÌ4ìando inutilmente volle prendere il pofTeflo 
della Boemia , poiché i Boemi ricufarono di rico^ 
nofcerlo per Re, e lo dichiararono fcaduto da cuc^ 
ti i diritti che poteflTe allegare, poiché vi aveva 
(pedito delle Truppe, vivente ancora Mattia. Fu 
eletto in fuo luogo 1* Elettor Palatino, il quale ac^ 
cettò la Corona, ma l'abbandonò bentofio, né po- 
tè confervare i fuoi Stati patrimoniali* Le Trup- 
pe di Ferdinando non riufcirono con minor fortu^ 
na contro il Duca di Brunfvvick, il quale era al* 
la teda del Partito. 

Tutto piegò fotto r autorità Imperiale; e 1* Irn* 
perador Ferdinando pubblicò un' Editto 1' anno> 
1629., che decretava , che tutti i Beni Ecclefia- 
flici , de* quali s'erano impofTefiTaCi i Proteftanti 
dopo il Trattato di Pafifavv > veniflfero reftituiti ai 
Cattolici. Colla felicità di tali avvenimenti , 1* Im« 
peradore credette di poter impoHefi^arfi del mar 
Baltico, Il VValftein fuo Generale entrò in Po* 
merania, intimò la guCrra ai Duca, col pretefto» 
che avefle bevuto alla falute dell' Imperadore coli» 
birra • 

Guftavo Adolfo Re di Svezia , s'avvide effere aA 
folutamente necefifario di opporfi al progetto deli* 
Imperadore , e dopo qualche maneggio inutilmente 
trattato, e rigettato dall' Imperadore con difprez* 
zo, gli dichiarò la guerra , ed entrò in Pomera* 
nia. La Francia, le Provincie unite, l'Inghilter* 
ra, la Spagna, in una parola, tutta l'Europa pre^ 
fe.4)artito in quella guerra, che durò trent'anni^ 
e finì con una pace generale , in cui i Principi e 
pli Stati, tanto Luterani, cbeZuingliani o Calvi. 



t', • nifti 



f 



L Ù ics 

hnli ottennero il libero eferciziò della loro Reli- 
gione, col confenfo unanime deJI*lmperadore> de- 
gli Elettori» Principi e Stati delle due Religioni; 
e di pili fu (labi li to » che nelle AfìTemblee ordina- 
rie , e nella Camera Imperiale; il numero de* Capi 
dell'una e dell'altra Religione fofle eguale. Tut- 
ta l'Europa garantì 1* efecuzione di quel Trattato 
tra i Principi Proteftanti e i Principi Cattolici di 
Germania. II Nunzio Fabiano Chi^i (ì oppofe coq 
ogni sforzo 5 ed il Papa Innocenzo X. con una Boi. 
h dichiarò qua' Trattati nulli, vani, riprovati ^ 
frivoli j invalidi j iniqui., ingiufti, condannati, fen^* 
za forza, e che niuno era obbligato a mantenere , 
ancorché avefle giurato di farlo. Non Ci badò pUQ« 
co alla Bolla d'Innocenzo, come non II avea fatto 
cafo della protefta del Nunzio. Vedete la Storia 
di Svezia del Fuffendorfiay e Tldoria del Trattata 
di VVeftfalia del P. Bongeant . 

§. VII. 

// LAtersnifmù In SvitU • 

L» Svezia era Cattolica, quando Lutero còni'S 
parve ; due Svezzefi che avevano (ludiato fotta; 
di, lui a VVittemberga, portarono la fua dottrin* 
nella Svezia^ Era in quel tempo il maggiore sfor. 
zo di quella rivoluzione, la quale tolfe la Svezia! 
dalla dipendenza del Re di Danimarca , e pofe 
fui Trono Gudavo Vafi; né fi badò ai progrefll 
dei Luteranifmo. Poiché Guftavo fi vide fui Tro- 
no,' dal quale aveva difcacciato il Cognato dell' 
Isnperadore, eonobbs di dover temere T autorit» 
del Papa, dipendente da Carlo V. , ed il credito 
del Clero fempre inclinato a Criftierno, ad onta 
della fua tirannia. Oall'alcra parte Gudavo muN 
car voleva il governo della Svezia, e regnar da; 
Monarca afToIuto iti un Paefd , nel quale il Cle- 
ro avea potuto mantenerfi nella fus autorità in 
m^zzo della tirannia t e di poC fmo di Criftierno ^ 
4^ iprmava, per dir c-o«ìh^ un monumento' fé mpre 
i ; . . La vi- - 



j66 L U 

yivo della libertà dei Popoli y e dei limici prefinji 
air autorità Reale, Rifolyette egli pertanto di «n» 
nullare in Ifvezia la potenza dei Papa e T autori* 
tà del Clero . Lutero aveva fatto nafcere queftp 
dpppio effetto, in una parte della Germania, col- 
ie Tue declamazioni contro il Clero ; Guftavo far 
vorl il Lureranifmo, e diede ordine fegretoalCt. 
valiere Anderfon di proteggere il Petri egli altri 
Luterani > e di trarne degli altri dalle Univerfità 
di Allemagna. Quefl'è la vera caufa della mutazio* 
ne di Religione in Ifvezia ; ed è un mancar di e« 
quità o di dìfcernimento di voler attribuirlo alle 
Indulgenze pubblicate in Ifvezia dai Miniftri di 
Leone X, come lo dice V Autore di un Gompen« 
dio d'Idoria Ecclefiadica (i). 

Oiao e gli altri Luterani, refi Ccuri della prote. 
zione del Cancelliere, ardentemente fi adoperarono 
per iflabilire il Luteraaifmp, ed ogni giorno le ef^ 
pofero con tutto il fervore e trafporto proprio a 
Sollevare i Popoli contro la (Chiefa. La maggior par^ 
^e dei nuovi Dottori aveva fopra il Clero il yantag* 
gio della Scienza e dell'Eloquenza, ed anche cert* 
aria di compoflezza , che proviene dai primi fervo» 
ri di una nuova Religione; erano afcoltati eoa pia- 
(Cere dal Popolo, fempre avido di novità, e chele 
adotta fenz*efaminarle, principalmente quando non 
efigono che facrifichi cos* alcuna, e tendono ad ab* 
|)aflàre i fuoi Superiori . Un'apparenza di favore > 
jche Impercettibilmente eOendevan fui Predicatori 
Luterani, attirava loro Tattenzione della Corte e 
della Nobiltà , la quale non vedeva che dei Prela^ 
ti cenfurati • Mentre i Predicatori Luterani pub* 
|>|icamente predicavano il Luteranifmo , Guflavo 
jdal canto fup cercava con affettazione diverti pre- 
fetti , per rovinare la potenza temporale de* Ve- 
fcovi , e del Clero . Egli attaccò alla prima gli 
■'''■■*' Ec- " 



(i) Abregé de V Hiftoire EccIeCaft. avec. des 
^eflexions. Tredeci volumi. Tom. IX, pfi33, ii^f^ 



L U 167 

Jcclefi artici del fecond' Ordine , ft dopo di loro i 
Velcovi. Egli pubblicò fucceflìvaroente molte Di» 
<;hiarazioni contro i Curati e contro i Vefcovi in 
favor dei Popolo , e per oggetti meramente tem« 
poraliy quale farebbe ia Dichiarazione , che proi. 
bifce ai Veicovi di appropriarfì iBeni e la Sue» 
ceilìone degli EccIeCaftici della loro Diocefi ; e 
quefto Principe faceva fcaltramente fuccedere Je 
Tue Dichiarazioni una all' altra > né comparivano , 
ie non a mifura de*progrefli , che faceva il Lute- 
xanifmo. 

Il Clero previde Io fcopo di GudavO) fenzapo- 
terlo interrompere ; poiché l'accortezza di quel Prió- 
i:ipe prevedeva tutt'i paflfl di quello, e ne rendeva 
inutili gli sforzi. Il Re pertanto fpogliò fuccelH* 
vamen^e i Vefcovi del loro potere e de'loro Beni, 
^proceflava Tempre d* effere attaccatiflìmo allaRe« 
ligione Cattolica: Ma quando vide , che la maggior 
parte degli Svezzefi aveva mutata Religione, fidi* 
chiaro egli (lefTo Luterano, e nominò all' Arcive- 
fcovado di Upfal Lorenzo Petri, a Cixì fece fpofa- 
re una fanciulla fua parente. Si fece egli poi cq. 
ronare da quel Prelato, e ben predo la Svèzia di- 
venne ^uafi tutta LuPterana; poiché il Re, i Sena- 
tori, i Vefcovi, e tutta la Nobiltà fecero pubblica 
profeflìone di quella Dottrina. Ma (ìccome lamag* 
gior parte degli Eccleriadicidel fecond'Ordine, ed 
i'Curati di Campagna non avevano prefo partito, 
fé non per forza , oper debolezza, così vedeafi in 
molte Chiefe del Regno un bizzaro mefcuglio di 
Cerimonie Cattoliche e di Preci Luterane ; dei Pre- 
ti e deilCurati ammogliati, dicevano Mefla ancora 
in molti luoghi dèi Regno , fecondo il Rituale e 
la Liturgia Romana; Ci amminiftrava il Sacramento 
del Battefiroo colle preci ed eforcifmi , come nella 
Chiefa Cattolica ; fi feppelUvano i morti colle me» 
definje Orazioni , che fi ufano per chiedere a Dio 
il foUievo delle anime dei pad'ati , nonodante che 
. la Dottrina del Purgatorio fode condannata dai 
Luterani. 
II Re volle ilabiiire un Culto uniforme nel fuo 



Ì65 L U 

Regno I onJe convocò un'Aflemblea Generale di 
tutco il Clero di Svezia^ in forma di ConcilioA II 
Cancelliere prefedette alTAflcmblea a nome del 
Re) ed iVefcovii i Dottori» e i Pallori delle pria* 
cipali Cbiefe compofero quiel Concilio Luterano. 
Prefero la Confeilione di Augsbourg per regola di 
Fede; rinunziarono folennementc all' ubbidienza» 
che dovevano al Capo della Chiefa; ordinarono che 
fi aboliffe totalmente il culto della Chiefa Roma- 
nas proibirono le orazioni per i morti; prefero 
dalle Chìefe Luterane di Germania il metodo d' 
amminiflrare il Battefimo e la Cena; dichiararono 
legittimo il matrimonio dei Preti > sbandirono il 
celibato ed iVoti; approvarono nuovamente iIRe« 
golameNto Regio > che li aveva fpogliati de* loro 
privilegi 9 e della maggior parte de' loro Beni; e 
gli Ecclefiaftici} che formarono tali regolamenti , 
erano quafì tutti que' mededmi , che un' anno prinoa 
avevano oftentato tanto zelo in diffefa della Reli» 
gione. Durarono tuttavia molta fatica nell' abolire 
la pratica e la difciplina della Chief;! Romana nell* 
amminidrazione de^' Sacramenti i poiché fi udivano 
di ciò univerfali i lamenti per tutto il Regno^ di 
modo cheGuftavo, temendo gualche £niftro effetto 
dal difguftodei Popoli» ordinò aiPaftori» e Mini» 
Ari Luterani 9 che ufafTero condifcendenza per quel» 
li, che chiedevano oSinatamente le antiche ceri* 
monie, e che non iftabiliflero le nuove, fé non a 
mifura che trovaflfero nei Popoli le difpofizioni fa* 
vorevoli ( x). 



§. Vili. 



( PHfftndorf. Hift. Succ. Baztus . Hift. Ecclef. 

Su€cef. Vertct Revolution de Svede* Tom. I,^ 



L U i6f 

§. Vili. 

Del LuterMnìfmo in, DinnmMrcÀ . 

iDaneG dopo avere difcacciatoCriftierno Ilo elef- 
fero inRCj Federigo Duca diHoIftein. TornòCrU 
Aierno in Danimarca > ma vi fu facto prigione da 
Federigo^ e rinchiufo in Callenburg. Succedette 
a Federigo fuo figliuoloCridierno III, il quale in* 
contro fui principio dei fuo Regno delle grandi 
opposizioni t poiché Cri Aoforo Conte diOidenbourga 
e Ja Città di Lubecca volevano rimettere nel Re. 
gno Criftierno II: ma quantunque molte Proi^incie 
aveflero adottato Io fteflb impegno» pur egli fupe» 
rò tutti gli oftacoli col foccorfo di Guftavo Re di 
Svezia , e fi refe padrone di Copenhague oel i53^« 
E poiché i Vefcovi gli erano flati nlolto contrari, 
■ furono efclufi dall* accomodamento generale, e de- 
pofli dalle loro cariche. Il Re fi fece coronare da 
un Miniftro Proteflante,' che gli avea fpedito Lu* 
tero. Queflo nuovo Appoflolo volle fare il Papa iit 
DfUUlmarca. Invece di fette Vefcovi i ordinò fette 
Intèndenti y che doveflero in avvenire fupplire alle 
'funzioni del Vefcovi, e far efeguire i regolamene 
ti fpettanti all'ordine Ecclefiaftico; e la flefla co- 
fa fu fatta nel Regno di Norvegia. Tale fu lo fta- 
bilimento del Luteranifmo in Danimarca (i)* 



f IX. 



. r ' — • • __• • ___ 



( I ) Fuffendorf Introd» ali* Iftoria Uaiverfale • 
Libr, Hit cap, i| 



§. IX. 

pel LuteraHÌ/m0 in Polonia, In Ungheria y fd in. 

Tranfilvania • 

. DalTi^ano 1510, un Luterano era pacato aDant. 
fBÌck ad oggetto di Ihkbilirvi il Luterà nifmo; ed alla 
prima non avea prodotto il Ì4io Appoflolato che con 
molta cautela, ed infegnando foJameote nelle cafe 
particolari. L* anno ìeguente , un Religiofo deir 
Prdioe di San Franceico predicò inolto più aperta- 
inente contro la Chiefà Rontana, e perfuafe mo\m 
tiffimi. Quedi nuovi profeliti difcacciarono i Catto- 
liei dalle cariche e podi che occupavano , ed em- 
piroQO la Città di (urtplenze. I Cattolici fpogliati 
«le* loro impieghi 5 ricorfero a Sigifmondo I , il qua. 
le fi portò a Dantzick) fcacciò ìMagiftrati iotru. 
lì) punì feveramente i fediziofi » ed interdiflfe agli 
Evangelici o Luterani la facoltà di adunarfi • Tut- 
tavia {Luterani fpargevano fegretamente la loro 
Dottrina per la Polonia , vi facevano d^' Pro(è« 
liti, né alpettavano , che il tempo opportuno ^per 
dar fuori. Quello tempo giunfe fotto SigifnHÌBKio 
AuguftO) figliuolo diSigifmondo Primo^. Imperetoc* 
che quefto Principe con qualità brillanti, fiveauni» 
to pure una gran debolezza , voluttà , e mancanza 
di maffima. S'innamorò egli follemente di una Rad- 
zevil 9 e voleva Tpofarla e farla Regina , maeraduo« 
pò del confenfo dei Palatini ,. e del Senato, ondeusp 
tutti i riguardie la condifcendenza per la Nobiltà. 
Tra i Signori ed i Palatini, molti avevano adot. 
tate le opinioni di Lutero; onde fecero pubblica prò. 
feflTione della Riforma , che fi (labili in Dantzick, 
nella Livonia, ed in molti Palatinati. In un mo- 
mento la Polonia divenne l'afilo di tutti coloro* 
che profeflTavano le opinioni de'pretefi Riformato* 
ri: Biandrato,^ LelioSocino, Okino, Gentili e mol« 
ti altri, che avevano rinnovellato I' Arrianifmo fi 
rifugiarono in Polonia • Quefii nuovi of piti fi attraf. 
fero fubito T attenzione, e formarono un partito, 
cheallarmòegiaalmen^ei Qattolici, ed iProtelUnti. 

. La 



L V 171 

La Polonia tri piena delle Sètte tutte, che lacft? 
jravano il Criftianefimo , e quefte fi facevano un* 
guerra crudele tra di loro, ma fi univano poi tut- 
te infieme contro i Cattolici, e formavano un par- 
tito così p€>t€nte , onde coftringerei Cattolici ad ac- 
cordar loro la libertà dì cofcienza; e fotto mólti 
Re, in virtù dei PsBa conventtty era permeilo ai 
Polacchi di cflTere Ufliìti, Luterani, Sacran:jcntarj , 
Calvinidi, Anabattifti , Arriani, Pinczoniani, Uni* 
tar). Antitrinitari, Triteifti, e Sociniani, Qu/sfto 
fu r effetto che produfle la Riforma in Polonia, I 
Sociniani vi fono (lati banditi, e gli altri Settar) 
godono della Tolleranza (i). / 

Il Luteranifmo s* introdufle pure in Ungheria coli" 
occafione delie guerre di Ferdinando, e di Giovan- 
ni deSepus, i quali fi difpi^tavano la corona; e fi 
Orbili principalmente, quando Lazzaro Simenda ^ 
ctfcndovi andato colle fuc Truppe , prefe molte Git? 
eà , nelle quali pofe de' Miniftri Luterani, fcaccian« 
do i Cattolici. Eflì fi unirono qualche volta coi 
Turchi, i quali li foftennero contro gl'Imperado- 
ri, ed hanno finalmente ottenuto il libero efercir 
zio della Confcfllìone di Augsbourg. 

Nella Tranfilvania , la Religione Cattolica e4 
il Luteranifmo furono alternativamente ìt Relii- 
gioni dominanti • La prima fa quafi abolita fottq 

Ga* 



( I ) Hifiètre du Socinìant/me . Prima Parte . * I di^ 
battimenti di Religione in Polonia fono oggidì equi« 
librati neir ultima Dieta, che fotto la prote^ion^ 
ideir Imperadrice di Mofcovia, fi Aa concludendo 
wientre io ferivo, cioè fui principiodelPanno 1768, 
e tendono ad una libertà generale di pubblico cùU 
to per leReligioni, cheivi fono tollerate* Le cru- 
deli carnificine che fono fuccedute dappoi per fo- 
ftenere la Religione Dominante mi fanno a Tocca- 
fione di quefla riftampa 177 1. riflettere, quanto fia 
contraria agli oggetti prefiifì da GefuCrifto iaMif- 
fione armata, nel Cridianefimo» 



17* L lì 

Gabriel! Bactori» né cominciò a ridabilirfi /fé nOn 
dopo» che rimperadore Leopoldo ne acquiftò il 
Dominio • 

Il Luteranifmo s* ^ pure (labilico in Curlandia « 
dove s'è confervato, e forma la Religione Nazio* 
naie» 

Dei LuterMmfm» in Francia , e negli aiffi 

Faefi Cat felici . 

La Facoltà di Teologia di Parigi condannò gli 
errori di Lucerò > quafi fubico nati. Quefta ceniu- 
ra folida» giuda e dotta non frenò tuttavia la cu* 
riòfità; ma fi vollero conofcere i fentimenti di un' 
uomo , che aveva divifo in due partiti la Germa- 
nia , e che lottava contro i Papi , e contro la p«« 
tenza imperiale. Furono lette le Tue Opere > e tro- 
varono degli approvatorij poiché è impoflrbile, che 
un'uomo il quale attacca degli abufì) non trovi ap^^ 
provatori. 

Alcuni Eccléfiaftici dipendenti dai Vefcovo di 
Meaux avevano adottate alcune opinioni di Lute- 
ro, e le comunicarono a certe perfbne femplici ed 
ignoranti, ma pur capaci di prender fuoco, e di 
comunicare il lof-o entufiafmo. Una di quefte fu 
Giovanni le Oerc, lavorante di lana in Meaux, il 
quale fu ftabilico in Miniftro della picciola Con- 
venticola, che aveva adottate le opinioni di Lute« 
ro» Queflo di carattere violento, predicò ben pre- 
fio pubblicamente, e foflenney che il Papa era l* 
Anticrifto. Egli fu imprigionato^ bollato; e fcac« 
ciato dal Regno, onde fi ritirò a Metz , ed ivi 
divenuto furiofo, entrò nelle Chiefe , fpezzò le 
immagini^ perlocché gli fu fatto ilProcelTa» e fu 
abbruciato come facriìego* I Teologi, che lo ave<k 
vano ammaeftrato, ufcirono da Meaux, ed alcuoi 
divennero Miniftri tra i Riformati. 

Vii Gentiluomo d* Artoisy prefe una via pii2^ 
ficura per difendere ^i errori di Lutero* Egli 

tra» 



L U t73 

tradufle le fuc Opere . Per tal motivo gli errorifi 
difFufero principalmente tra le Perfooe che leggeva- 
no, e i Luterani alla prima furono trattati conmoU 
co riguardo > fotto Francefco I. Egli era amico del- 
le lettere , e Protettore de^ Letterati ) onde usò 
moka indulgenza verfo di quelli , che s'erano im- 
bevuti degli errori Luterani; ma finalmente il Cle- 
ro fpaventato dei progreifì> che facevano in Fri^n* 
eia > ottenne dal Refeveriffimi Editti contro quel- 
li, che foflero convioti di Luter&Jiifmo; e inteóa- 
pò che Francefco I. difendeva i Luterani in Germani;^ 
contro Carlo V ^ faceva abbruciare in Francia i 
feguaci di Lutero. Il rigor però de'gaflighi nonar- 
reftò i progreifi dell'errore i e i difcepoli di Lu-f 
tero ) e di Zuìnglio fi fparfero per la Francia • 
Calvino addotto iloro principj, e formò una Setta 
nuova > che fofFocò il Luteranifmo in Francia. Vcm 
dete l'Articolo CALVINISMO. 

Il Luteranifmo fece progredì molto pia rapidi , 
e molto più eftefi nei Paefi Baffi > ne' quali ?' era 
.un* Inquifizione , più abuH , e minori cognizioni 
che in Francia. Vi Ci fece morire un gran nume-> 
ro di Luterani; e tali rigori, e rinquifiziooe fe- 
cero nafcere la rivoluzione , che tolie le Provia» 
eie unite alla Spagna* I feguaci di Zuingtio» e cfi 
divino penetrarono nei Paefi Baffi, cornei Lutera- 
ni, e vi divennero la Setta Domini^nte. Vedete 1' 
Articolo OLANDA . 

In Inghiltera Enrico VIIL fcriffe contro Lute- 
ro, e trattò rigorofamente coloro , che adottaro- 
no gli errori di quel Riformatore , e quelli dei 
Sacramenjarj,«Egli argomentava contro di loro , 
e quando non fi convertivano cogl* argomenti >.li 
faceva abbruciare. Eduardo VI» li tollerò, ed an- 
che li favori ; la Regina Maria , che fucced^tte 
ad Eduardo, li fece bruciare; Elifabetta , chefuc- 
cedette a Maria perfeguitò i Cattolici , e (labili 
nel fuo Regno la Religione Proteftante , la quale 
aveva guadagnato tutta la Scozia. Vedete l'Arti*» 
colo ANGLICANI. 

L' Italia, la Spagna, ed i^ Portogallo non furo*, 

no 



/ 



Ì74. L U 

Ho a2 coperto dagli errori di Lutero j ma i Lu- 
cerani non vi formarono mai ùm partito còofide»' 
tabi le 

§. XL 

S/Jlem^ Teologico di Luterò. 

ton quedo titolo (i prefenta la collezione degli 
errori di Lutero. Quefto Teologo attaccò alla pri- 
ma r abufo delle Indulgenze, e poi le Indulgenze 
iftefle; Per combatterle efaminò la natura ed il po«, 
tcre> che ha LtChiefa rapporto alla remifìiione de' 
peccati; preteiei che il potere di fcìogliere ootf 
lofle diverfo da quello di legare» fondato fopra le 
parole » Oefìe di Gefucrifto , §^il che voi fciegUifé'^ 
te fmrk fcioho\ potere, che non può > fecondo' Lu- 
tero « eflenderti che ad imporre ai Fedeli deMega- 
mì fecondo i Canoni, ad alfoive^li dalle pene, che 
hanno incorfo violandoli; o nel difpenfarli : ma 
non già aflblverli da tutti i peccati, che hanno' 
commeflfi poiché quando Tuomo pecca non è gir 
laChiefa, che lo leghi, o che io renda colpevole,* 
ma è U Gluilizia Divina. Da ciò Lutero conclu- 
de, che Dio folo rimette i peccati, e che i Mi- 
niftri de' Sacramenti non fanno altro fé non dichia. 
rarei, che fono rirneHlt , Da ciò hon trae già la con. 
feguenza, che l'AAToIuzione, e la Confeilìone Ha- 
no inutili, poiché volle confervars laConfeilìone,' 
com'è un mezzo proprio ad eccitare in noi le dif- 
pofjzioni, alle quali èannefla leremiifidne dei pec- 
cati (i). 

Sé r Afloluzione Sacramentale non giuOifica , 
quarè. dunque il principio della noflra giudifica. 
zionef Egli trova nella' Scrittura ,' che per Gefu* 
crifto' tutti gii uòmini fono (lati ricomperati, « 

di 



(x) Operum Luther! Tom» I. Concluf. de In- 
dulg. fol. 30-3r. 



di più i che per la Fede in GeAicrifto fiamo (feitt 
faJvaci; onde conclude da ciò 9 cb' è la Fedeji.per 
cui i meriti di Gefucrìdo ci fono (lati «ppticati .: 
Ma qual'è quefla Fede, per cui i meriti di Gefu- 
crifto ci fono (lati applicati ì Non è foiamence la 
perfuafìooe) o la credenza dei meriti della Reli- 
gione » oppure , come die* egli ((efl'o ^ la Fede in» 
fufa, perchè quefta può ruffiftere col peccato mor- 
tale. La Fede che ci giafliiica è un Àtto^ pevcui 
fioi crediamo > che GerUcrifto fia morto per noi ^ 
Lutero concepiva dunque la foddisfazione ed ime« 
riti della morte di Gefucrino; come un ceForoim* 
itiefifo di grazie > ^ di giudisia > apparecchiato a 
tutti gli uoibinì in generale 9 e del quale i Fedeli 
determinano i* applicazione > formando un Atto di 
Fede , con cui ogni Fedele dice > io crt/i$ ^ thè G#« 
fuerift» fiét morto por me • Ecco il principio foaààm 
mentala) o piuttodo tutta la Coetrina di Luterà' 
circa la giaftificaziòne. 

Siccome la foddisfazione fola di Gefucrilìo è LI 
principio giu(li6cante , e che ci è applicato cell'At-* 
to di Fede » in cui dice il Fedele , 20 erode thè 
Gefucrifto fiÀ morto por moy così egli è chiaro y che 
le azioni o le opere di Carità i di Peniceazai ec« 
fono inutili per giùAificazione di Criftiani ; Lute*. 
ro credeva tuttavia» che quando il Fedele contai* 
Atto di Fede s* aprica realmente i meriti di Ge*i 
fucrifto s faccia le buone Opere : ma non è meno 
evidente; che nel fuo Sifiema quede buone Opere 
fono afTolutamente inutili per renderci grati a 
D>o 9 e per meritare dinanzi gli occhi fuoii quan* 
tunque effe fiano fatte colla gra;;ia. Io dicoy che 
quello è il vero Siitemai di Lutero tal quarégli Io 
infegna in termini efpreffi (i). 

Di ciò Lutero concludeva , che ogni Fedele 

dON 



I I'"-— i<i 



( I ) Luther i Oper, Tom. L Difput. de Fide, de 
JufTif, de Oper, 



176 . L 

dorveffe credere fermamente $ che ùrthbt faJrato > 
e €he Tuomo non poteva fare azioni reei quando 
fofle ftato giuftificato colla Fede. Tali «oófeguenf 
ze ftrafcinarono Lutero in mille aflurdità » ed io 
mille contraddizioni ^ le quali fono ftate feliciill* 
inamente rilevate da MonC BofTuet ( i ) • Ecco U 
Vero Siftem») e la vera Dottrina di Lutero: nelle 
fue difpute e ne* fuoi Commentar) egli raddolcì i 
fuoi principi fopra V inutilità delle buone opere « 
Quefto egli ^ un contraddirti» e tutto quello, che 
fcrifTe il ftafnagio in tal propofito non prova nien* 
te di più ( 2 ) • 

Da tali princip) Lutero conclude , che i Sacra* 
menti non producano né la grazia » né la giuftifi. 
cazione, e che non fiano fé non fegni deftinajti ad 
eccitare la noftra Fede , ed a farci produrre queil^ 
^tto, con cui dice il Fedele ^ U, cr^da^ eke Ocfum 
€rifiù fis mcrtoper mt. Lutero anche » per confeguen- 
za di tali principi > troncò dal numero de' Sacra- 
menti tutti quelli , che non giudicò opportuni ad 
eccitare la Fede > onde non confermò k non il 
Sattefimo» e rEucariftia. Quefti principi di Lute^ 
ro fopra la giuftificazione non ec^no punto contra* 
t) all^opinione di lui intorno le forze morali dell* 
uomo } eh* egli credeva necellltato in tutte le fue 
azioni . Fondava queft' impotenza dell* uomo fulk 
corruzione della fua natura, e fìjla certezza della 
prefcienza divina , che farebbe annullata , quando 
l'uomo foffe libero. Da queflt' impotenza dell* uo« 
mo Lutero concludeva > che Dio faceva tutto nell* 
uomo ; che il peccato era fua Opera > non meno 
che la virtù ; che i precetti di Dio erano impoflU 
bili ai giudi Iquando non li oflervavano , e che j, 
foli predeftinati avevano la grazia. 

Lutero aUaccò di più tutto quello, che gli fu 
poffìbile nei Dommi , e nella Difciplina della 

Ghie» 



( I ) Hidoire des Variat, Lib. \. 

{%) Hiftoir. des EgUfcs Reforméci. 



ehtéfa Ctttoiica ; conibattè il Domma della Trao^ 
fuftanziaziQae , l*lnfailibiiità della Chiefa, TAuco^ 
rità dei Papa, rinovò gli errori dìVVicleffo, e di 
Giovanni Hus incornò alla natura della Chiefa> i 
voci, e ie orazioni per i morti. Tutti qtiefti eifro* 
ri Tono efpofti nella ^olla di Leone X», e negli 
Articoli condannati dalla Sorbona. 

M9Ì abI:(ianio confutati gU errori di Lutero in« 
torno la Gerarchi^, nelT Articolo di A£R(0; fu 
i Voti e fui Celibatp, nell'Articolo VIGILAN- 
ZlOi i ifuoi errori fuUaChiefa , nelT Articolo DQ. 
NÀXliìTIi i fuoi errori fui la Tranfuihnziazione » 
ncH* Articolo BERENGARIO; l'ufo della Go^: 
man ione fotto le du^ fpezie, nell'Articolo USSN 
Ti ; il fuo errore intorno il Papa » ntìV Articola 
GRECI. Ci reda dunque a parlare del fuo fenti^ 
pieoto. intorno. la Giu(ì ideazione , intorao le In* 
dulgènze} e intorno i Sacraiiientl , 

Non v' è forfè niat^ri a Teologica» in cui s*abbU 
più fcritco 'dopo Lutero» che queftà. Noi abbiamo 
^fpoilo come Lutero fu gratto al fuo fentimcntQ 
intorno la Giudificaapione ; e noi ci contenteremo 
dì riferire qui quello, che Monfignor Bofluet, né 
ha detto nella fua Efppiizione della dottrina delU 
Chiefa Caitolica. 

„ Noi crediamo prlmierament;!?, che i noftripec» 
,» caci ci fiano rimeifì gratuitamente dalia Miferi». 
,, cordia Divina; quefte fono le proprie parole del 
yi Concilio di Trento > il quale aggiygne , che noi 
,1 ci diamo gracuitainétice giuftificati t perchè niu- 
»; na di quelle co{j^y le quali precedono la Giufti* 
,» ficazione, o fia la Fede, fiano le Opere, non 
„ poflfono meriure quella grazia ( Con$H. Tridint. 
S^Jf. VI. e, 9. », 2. ) 

,, Siccome la Scrictura ci fpiega la remiflion^ 
)) de' peccaci, ora dicendo j che D(ìq li copre, ed 
Tmp III. M >i ora 



99 ora dictnioy che Dìo li toglie^ t che lì tctn»» 
1) cella colla grazia dello Spìricoflàoeo9 che ci ù 
»y nuove creature, così noi crediamo, chec^nven* 
91 ga unir infieme tali efpreflìoni per formare Tidet 
99 perfetta della Giuflificasioìie del peccacoi^e; é 
t> P^f quefto nói crediamo , che i nofiri peccati 
3f non lolamente fiano coperti , ma che fono ìote* 
91 rameate fcancellati dal Sangue di Gefucrifto , t 
9» dalla grazia che ci regenera , locchè non ofcu* 
„ ra» o fminuifce Tidea, che fi deve avere di què- 
9, Ao Sangue, ma anzi Taccrefce, e la rileva. 

„ Così la gittftizia di Gefucriflo è non fekMileto^ 
91 te imputata, ma attualmente comunicata a Tuoi 
„ Fedeli per opera delioSpiritonantodimodb» clie 
9, non folamente fono riputati^ ma fatti giiiftidel* 
91 Ja fua grazia, 

„ Se la giuftizia , eh* è in noi, foffe fòìatoente 
9, giuflizia agli occhi degli uomini, non fareUieop^*» 
9, ra dello SpiritofTanto: dùnque è giuftizia anche 
9, dinanzi a Dio, poiché è Dio, che la fa in noi, 
9, diffondendo la carità nei noftri cUori^ 

„ Tutta volta non è, che troppo ceirtó , ihe la 
9, carne fi rivoglie contro lo fpirito, e lo fpirito 
9, contro la carne , e che noi pecchiamo tutti in 
9, molte cofe; quindi egli è, che quantunque la no- • 
9, (Ira giuftizia fia vera per rinfufrone della Cari« 
99 tà, tuttavolta non è perfetta a motivo de'cont-i 
9, battimenti della concupìfcensa, quantunque i ge- 
9, miti continui d' un'anima pentita delle Aie colpe 
9, formino il dovete pia neceftario della giuftizia 
9, Criftiana, locchè ci obbliga a confeflare umiU 
99 mente conS* Agoftino, che la noQra giuftizia in 
9, quefta vita conlifte piuttofto nella remiflìone de' 
9, peccati, che nella perfezione delle virtà. 

„ Circa t meriti delle Opere, ta Chiefa Catto- 
^ lica infegna, che la vita eterna debb' eflfere pro« 
9, pofta ai figliuoli di Dio,' e come una grazia 9 cher 
99 loro è mifericordiofamente promefta per mezi^ 
„ del noftro Signor Gefucrifto, e come una ricon»- 
99 penfa» eh' è fedelmente data alle loro buone Dpe« 
91 rC| •d ai loro meriti in virtù di quefta promef* 

n fa. 



h ft. C^ucrte fono le proprie parole del CoadÌi8 
u dì Trento {Si/. Vi. Csp. 6.) 

yj Ma per timore, che l'orgoglio Umtlio non dà 
ii lufingaco dall'opinione d*un meritò prefuntùd* 
»> fb) quefto medefimo Concilio infegna, che cutcd 
i» il pregio t valore delle Opere Cridrtne provie* 
9) ne dalla Grazia Santificante che ci è data gra* 
„ taitamente in nome di Gefucrifto, ch*è l*effet* 
h to dell'influenza continua di quel bivio Capd 
j» fopra i Tuoi membri. 

9i Veramente 1 precetti j le promelTe» te mioac- 
)> eie» ed i rimproveri del Vangelo fanno molto 
Si ben vedere , che ci conviene operare la nòftrà 
), fa la te col movimeh to delle noflre volonti^ ajU^ 
a tanteci là grazia di Dio; ma è un primo prin-» 
ii cipio, che il libero arbitrio nulla può fare, che 
,i conduca alla felicità eterna ^ fé non fé in ^uan« 
a to è nioflb, ed elevato dallo SpiritóffantÒ. 

3i Cosi laChiéfa faperìdo , eh' è qùefto Spirito Di« 
3Ì vino, il quale fa in nv^i, còlla fuagra:^ia j tutto 
,j il bene, che noi ficciamo; debk'ella credere^ 
if che le buone opere dei PsdeJi fieno gratìAìme à 
if Dio, e di mólto péfo dinanzi ^ loi^ond'è, che 
a giuftamente fi ferve della paròla m^béy ufata di 
ii tutta Tantichità Criftiàna ^ principalmente fef 
^, figaificare il valore» il pregio i è la dignità deU 
jj le epere, che noi fa<;ciama pèrvia della graziai 
,i Ma fifrcomè tutta la loro fantiti vienee da Dìo^ 
a che l'opera ih noi, così. la ftefiTa Chiefa ha ri- 
,, cevuto nel Concilio ài Trento,* coinè dottrini 
^i della Fede Cattolica , le paròle di S. Agoftino i 
9) che Dio corona i fuoi doni nel coronare il me* 
iy Hto de' fuoi Servi. . ^ 

99 (4oi preghiiimo quei, che amano la verità di 
a vofer leggere èflefamente le paròle del Còhcilioi 
is affine che fi difingannino una volta delle cattive 
9, impreffioni) che vengono toro date cH'ea la ht^ 
,', ftra dottrina. „ Aneérét ih9 nii viggUmài éiconó' 
i Padri del Concilio, cJ^ /# Scritture S4nfé ftimìné 
tdnttf li bmne èftrf , r^ Gi/nHfiù kiitfiàé iti ffé^ 

M t métte é 



i8o L U . I 

metti 9 che UHM tMZXM d* acqua data ad un pùtJter^, j 
non refi tra priva della fua rtccmpen/a , e che /* Apw 
foftolo attefta > che un momento dì pena leggera Jojjerm 
ia in quefio mondo , produrrà un pefo eterno di giurìa^ 
t ut t avelia a Dio non piaccia , che il Crifliano fi cù^* 
fidi , e fi glorifichi in lui ftefifo , e non nel noftro Sai» 
va tori y di cui la bontà è così grande ver/o tutti gli 
uomini , che vuole , (?he i doni che fa loro , fiano Im 
meriti propr'j. (Se/fione VI. Capo i6. Sefllone XVl. 
Cap. 8. ) 

$• XIII. 

Sfftema della Chìefa Cattolica intorno le Indulgenti^ 

Egli è certo, I. Che vi fono delle pene.» che \ 
giu(Ìi fof&ono dopo di quella vita* 

II. Che i Fedeli fanno orazione, perchè quelle 
pene fiano rimelTe , e che (ddioafcolta ie Iqio o;;a- 
sioni i che relemofine, eie mortifica^iopi dei vir, 
yì fono utili a follievo dell* anime , ch^ fpiip tfel 
Purgatorio. 

HI. Egli è certo • che i giudi di tutti i SecoU 
formano colla Ghiela vifìhile una /focietà unita coi 
legami d' una tr^r ita perfetta , e di cui Gefucrillo. 
è ilCa^o: che v'è in quefta focietà un Teforo io- 
finito di meriti capaci di foddisfare alla Giuftixis^ 
Divina. 

IV. ^uefti meriti poflono ottenere per quelli l'ai 
quali fono applicati , Ì*allievamento delle pene 9 ch^ 
fono obbligati di fcnnrare alTa/tra vita. Queft* ^ 
un punto, che non è poflìbile di negare, poiché^ 
fé ne rifcontra la prova nella pen^ ^ che S. Paolo 
condonò air inceftuofo di Corinto; nell'ufo dell' 
antica Chiefa , in cui fi pregavano i Fedeli di ac* 
(Cordare ai Criftìani delle IndulgeQa;e> che .gotetTe* 
XQ ^lutarli prefTo di Dio-. 

V. Tutta la Queftione delle Indulgeqze fi ridii-i 
ce a fapere, (e la Chiefa abbia il potere d' applicai- 
fC quelli meriti pef ciimere i fedeli dalle pène ^ 

che 



¥ 



L U i»i 

the liatino meritate, e che farebbero coflrettidi fu. 
biré nel Purgatorio • 

VL La Chiefa ha il potere di aflolverè izi pec- 
cati: Tutto quello che difciolgi in TirrM^ ì pur d'tf" 
fhtto inCiiio'y dunqu'efTa ha il potere d'impiegare 
tutto quello, che può difciogliere dalle pene dell* 
altra vita, e ficcome Tapplicazione dei meriti di 
Gefucrifto e dei giufti è un mezzo y onde rimette- 
re le pene del Purgatorio, così è chiaro, che la 
Ghiefa ha il potere di accordare le Indulgenze . 

Si può vedere in dittigli Autori, che hanno trat* 
tato delle Indulgenze^ che la Ghieià ha accordato 
ìà tutti i tempi le Indulgenze; Il Concilio di Tren* 
tó non propone altra cofa a credere circa lelnduU 
genze, fé non che la facoltà di darle è Aata data 
alla Chiefa da Gefucrifto, e che Tufo n^è faluta. 
re; a cui Io ftelTo Concilio aggiugne, che debbepe* 
rò effer ufato con moderatezza per timore , che 
laDifciplina Ecclefiaftica non refti fnervata da un* 
eccedi va felicità; ( Ctncil TfU$nt. contine Sijf. XXTi 
t)t Indùlg. ) 

$. XIV; 

isfiimd dtlU Chie/a Cmttolica intorno i 

SMcramenù ; 

Gli errori di Lutero fui Sacramenti hanno geaaf- 
ralmeiite tre oggetti j la natufa dei Sacramenti, il 
loro oumero, ed i loro midiftri. 

Della nsttftà dei Sser amentì. 

SalU i^atura dei Sacramenti Lutero « é tutti 
quelli , che fegurrono la Coafefilone di Ausbourg g 



e cD^e non diano la grazia a quelli che non vi 
niettonù offacofo . Queft* ctr^é ^i Lutero è una 
confegueoza de* fuoi principj fuila Giuftiftcazio^ 



M ì «e; 



IM L ti 

^é\ poiché fé l'uòmo non ègiuftificatofeoon per* 
fhè crede» che i meriti di Gefucrifiogli fìano a^ 
plicatij i Saerameoti non fono che fegnì» deAitta* 
ri ad cc^i^^fc h noflraFedC) e non producono pei! 
loro natura né la Grazia, né la Giudi ficasiónd* 

EP'endo un dono delio Spiritoflanto quello, che 
giuftifica l'uomP:! forfè non è pofTibile, che Iddio 
abbia fatta una^ Legge di non accordare qoefta gra« 
2ia y e quello dqno d^Uo SpiritofTanto ^ Ce Qon a 
quelli fMi quali fi praticheranno i fegni , che iS dU 
f:ono Sacramenti , purché quelli ai quali S*appliche* 
ranno tali fegni , non fìano in difpofi^ioni cootra- 
irie al dono d^ilo Spirito(Tan(o2 Quefta fuppofizio; 
se nuir ha , che deroghi alla Potenza , o «Ila Sa« 
pienza di Dio. 

In tale fuppoCsione egli \ certo, che la Qrazi| 
fantificante ftarebbe annefla all' applicazione del fé- 
gno, e^per confeguenza quefto fegnc produrrebbe 
da fé tteffo la grazia fantificante. Lafciamo alle 
fcuole refame, fé fi produca qued^ Grazia BCttf» 
inente ^ o moralmente; foto è cerco, che nella fqp^ 
porzione che abbiaipo fatta, la grazia data oga^ 
volta che fia applicato il fegno, e per confeguen- 
asa la grazia fantificante, èanneflaa tale fegno, co? 
me l'e&tto ad una caufa per Ip meno pccafionale. 

Né perciò convipn già credere, chelaChiefa U« 
fegni edere inutili le difpofizioni per ricevere iSa-i 
gramenti j ma pretende. foto, che le difpofi^oriifia- 
|io condizioni necefifarie per ricever la grazia , e 
che queQa grafia non fia attaccata a tali cooifizio* 
ni , ma al Sacramento i in quella guifa , che per 
vedere , ^ neeeiTaria condizione 4' ^V^^c gU oc«( 
^hi^ ma quantunqii^e fi abbia^gli occhi, non perciò 
fi vede nelle tenèbre, e ci vVole là luce, eh.' è la 
vera eaufa, che ci fa vedere ./^ que(lo fi vuol in« 
tendere, quando fi dice, .che i Sagramenti produr 
^ono la grazia €X (f^re 9fiZ4tQ^ e npn già ex cperti. 

Quella dottrina è quella di tutta raptichit^Ori- 
(liana, la quale hi feoipr^ attribi^ito ai Sagrameq* 
fi ^n4 vera efficacia % ed una v,ìtcÙ prqducicrice 

4?U% * 



ie\\à {intìScitìond y e per metterlo in dubbio coik 
verrebbe non aver mai kcce i* Opere dei Padri. 

I Cartolici credono, che due Sacramenti produ- 
cano, nell'anima un fegno indelebile, che fi deno- 
niìfia carattere E forfè tmpoflìbile, che Iddio ab- 
bi% (labilità una Legge > per cui eflendo conferita 
un tal Sagtamento ad un'uomo, produca nelt-'ani* 
ma di lui certa difpofizione fiffa e permanente? Or 
^uefto appunto tutta I* antichità fuppone che prò* 
ducaiio il Bactefimo > e T Ordine. Le difpute de* 
Teologi fulla natura di tal carattere , non ne ren* 
dono perciò^^ l'efiftenza meno ficura, come un* ^I* 
ilorico proccura d'infinuare. Io amerei egualmen- 
te, che Ct mettefle t>n dubbio refideoza di qualche 
fenomeno cognito a tutto il Mondo, perchè i Fi*» 
fici noD^^ fi accordano fui modo di fpiegarlo. Que- 
Ao metodo >. per dirla di pafiaggìo, fu da * quello 
tenuto.^ non perchè non ne conofca la debolezza e. 
Tingiuftizia^, ma perchè fapeva. di recar piacere a 
liuti i legittori faperfiziali • 

JQ#/ numers dà SMcrsmenti^ 

LaConfeffione diAusbourg non riconosce cbetrft^ 
Sacramenti ;^ il Battefimo , la C^na, e la Peniten- 
za. La Chiefa Cattolica ne ricooofceva fette, quan* 
do comparve Lutero; tutte Le ChiefeScifmatiche, 
feparate dalla Ghiefa Romana , dagli Arriani fino 
al^ noftro tempo,, ne hanno confervato lo (leflTo nu^ 
mero. Noi lo abbiamo dimoftrato negli Articoli » 
EUUCHE, NESTORIANI, GRECf, ARME- 
NI, GIACOBITI , COPTI , ABISSINI. Dunque 
la Dottrina dei Sacramenti non è (lata introdotta 
dai Papi» conae b preteadooai nimici della Cbiefa. 



M 4 D#/ 



lU L tr 

Dei Mtnfflré dèi Sacraìnùiìii 

Lutero, t tutti ì Riformati hanno px^lcSo^ che 
tutti i fedeli fiano Miniftri cTei Sacramenti ; Nói 
non entreremo nelTefamedi tutt'i fofHfmi che han« 
no prodotto per provare tale afTersione, ma chie* 
deremo folamente j fé fia impoflìbile , che Iddio 
abbia annefTa la grazia ai fegni , che formano Ja 
parte vifibile dei Sacramenti , foto quando quefti 
fegni fiano applicati da una certa claflè d'Uomini» 
e ili certe circodanze^ Se quefto non è impoffibi- 
le , non è per confeguenza un'aHurdità nella dot- 
trina della Ci iefa Cattolica, che tutti iFedieli non 
fiano i Minidri dei Sacramenti , poiché la Chiefa 
Cattolica appoggia il fuo fen ti mento , rapportò ai 
Miniftri dei Sacramenti , a tutta l'Antichità Ec- 
clafiaftica. Lutero ha pretefo non folo, che tUtt'i 
Fedeli fiano Minidri legittimi dei Sacramenti tut- 
ti , ma che i Sacramenti. ancors^ amminiftrati per 
derifione e da beffe, fièno veri Sacramenti , come 
quelli che eoo tutta ferietà fi amminiftrano nei Tem- 
pli ; e queft' ancora è una confeguenza che fiegue 
dal principio di Lutero fulla Giu(lificazione> e eh* 
è un'afl'urdo. 

Del Sacfifitio della Mejfai 

L* abolizione della MefTa fa uno dei primi oggetti 
di Lutero; e noi qui non parleremo delle murario* 
ni che vi fece, né dell* abolizione delle MeflTe pri- 
vate , ch'egli condannò , fulla fuppofizione che i 
Cattolici attribuifcano ad efl'e la ;Virtù di rimettere 
i peccati, feoza che fia neceifariodi recarvi né la 
ftÒQ -i né alcuna buona difpqfizione . Noi non ere* 
diamo di poter meglio confutar quell'errore, che 
efponendo la fede della Chiefa Cattolica in quello 
propoli to,*Wando le parole di Monfignor BoflTuet. 

,,xE(rendo convinti , che le parole onnipotenti 
„ del Figliuolo di Dio operano tutto quello che 
3, enunziano^ crediamo con ragione , che abbiano 

„ avu- 



L 17 i«5 

j, àviito il loro efTecco nella Cena» ali* iftante che 
3, furono pronunziate ; e per una necèlTaria con* 
9, feguenza, riconofciamo iaprefenza roaledelCor- 
99 pò prima delia manducaziohe. Suppofte talicofe»' 
3> il Sacrifizio, che riconofciamo nell* Eucàrifiia » 
3, non kà più alcuna partitolar difficoltà. 

ìy Abbianlo «(reìrvato due anioni inqueftonlifteròi 
33 le quali fono diftinte, rlònoftanté che una abbia 
3, rapporto ali* altra. La prima è laconfacrazione» 
9> p6r cui il pane etl il vino fono mutati nel Cor-^ 
3> pò e nel Sangue; e la Seconda è la manducazio»' 
3, ne 3 per cui fé ne partecipa. 

33 Nella confacrai^iOne 3 il Corpo ed il Sangue fo^ 
3, no miflicatiìente feparati , perchè Gefucrifto ha 
33 detto Teparatamenté: §lftefto è il inh Corpo \ qUe-^ 
3, fto è iì ihh Sangue i locchè racchiude una vìva 
3, ed efficace rapprefentazione delia mòrte iridén- 
3, ta ch'egli ha foiFerta. 

3) In quefto modo il figliuolo di Dio è poSd 
3) fulla facra irienfa in forza di quefte parole 3 ve- 
3, flito dei fegrìi ; che rapprefentanò la fui morteè 
3, Que(}o opera la confacrazione s e queft* azione 
3, teligiofa porta fecò la ricònofcenlfea della So. 
3; vranità di Dio^ in tanto, che Gefucriflo prefen- 
35 te vi rinnovella è perpetua in qualche modo la 
39 niemoria della fua obbedienza fino alla ^ortedi 
3, Cróce ; coficché nulla Vi manchi 3 onde fia un 
3, verace facrifizio* 

3, Non può dubitarfi 3 che quell'azione , còme di* 
3, dittiti dalla manducazione 3 non Ha di fua na- 
„ tura grata a Dio , e non T obblighi a riguar-^ 
3, darci con occhio propizio i perchè, gli prefeHta 
3, iuo Figlinolo medefimo fotto i fegni di quel« 
3, la morte , per la quale è fiato placato . Tutt' i 
3, Criftiani confefleranno , che ia fola prefenza 
33 di Gefucriftò è una materia d' intereflare pò* 
3> tentiffima dinanzi a Dio , per tutto il genere 
,, umano , <fome dice V Appòftolò i ché Gefucri- 
„ fio fi prefenta e còmparifce per noi dinanai la 
9> faccia di Dio . Quindi noi crediamo , che Ce- 
9> fucrifto predente fulla fiicra Meafa in figura di 

3> mor« 



9» 
9> 
9> 



)) morto» idtéffcècljk per noi > è préfeiiti contittua- 
5) m^nte a fuo Padre la morce, che ka fo£ferCQper 
), la fua Chiefa. 

5, In quefto feofo noi diciamo , cbe Gefujsrifio 
51 fi offre a Dio per-noi nell* Eucariftia , e to-que- 
^y (la maniera noi penfiamo i che ulè obblazìone 
5) faccia t che Iddio ci divenga più propizio t e 
5, quindi noi 1* appelliamo propiziatorio • 

), Quando confideriamo ciò^ che opera Gefucri- 
^> fio in quefto mifiero » e che lo veggiamo per via 
9, della Fede » attualmente prefente fulla /aera 
9, Menfa con quei fegni di morte > che uniamo a 
9, lui in tale fiato ) noi lo prefeociamo a Dio co* 
,, me noftra unica vittima e noftro unico propizia* 
,j tore col fuo Sangue f proteftando » che nulla noi 
9) abbiamo da offerire a Dio, oltre Gefucrifto». ed 

il merito infinito della fua morte # Noi confa* 

criamo tutte le; noftre preci eoa quefta divina 

oSicrta ; e preOantando Gefucrifto a Dio j impa* 
9, riamo nello fteilb tempo ad offerir noi medefimi 
,, alla Maefti Dnvina in lui e per lui j comeOftie 
9, viventi . 

,, Tal' è il facrifizio dei Criftiani, infinitamente 
9, diverfo da quello» che fi praticava nella Le^ge; 
„ facrijSzio fpiricuale» edegno della nuov'all^nza; 
„ in cjui la Vittima prefente non è conofciuta » 
„ che in forza della fedei in cui la fpada è la pa* 
9, rola^cìie divide mifticamente il Corpo ed il San- 
3, gue; io cui per confeguenza, quefto Sangue non 
,, ^ fparib che in miftero, né la morte interviene 
3, ^he per rapprefentazione : facrifizio tuttavia ve» 
,, iriflimo ; fendochè Gefucrifto è veramente conte» 
3, nuto e^ prefentato a Dio fotto quefta figura di 
„ morte ; ma facrifizio di commemorazione i il 
3, quale 3 ben lungi di fiaccarci , come ne viene 
3, obbiettato 3 dal facrifizio della Croce 3 ci attacca 
33 in fom di tutte le fue circofianze ; poiché non 
33 folo VI fi riferifce tutto incero 3 ma perchè in- 
3, fatti non è 3 né fufiìfie che per tale rapporto 3 
,1 da cui ne tragge la fua virtù. 

91 Queft' è la Dottrina efpreflfa della Chiefa 

9> Cat* 



L tf itf 

9, Cattolica Dèi Concilio di Trento ) il quale infogna t 
9, chequefto Sacrifizio non è inftituito, fé non affi» 
„ ne di rapprefen tare quello, ch'# Jfsto una vòlt» 
„ perfezionato fulla Croce , di farne durar la memo- 
9 9 r/« fino alla Une del Secoli y e di afflicarci la vir^ 
„ irà /aiutare per la rematone de' f ecciti , che com» 
j, mettiamo tuttegiorho , Così lungi di credere, che 
„ manchi qualche cofa al facrlfi^io cfel-a Croce ^ Is 
„ Chiefa ansi lo crede si perf(.{ia:i:cnte e piena* 
,, mente fufliciente , che tutto quTÌlo , che fi fa 
„ ìnappreflTo non è pia (Ubilito , fé non p^r cele* 
,, brame la memoria, ed applicarne la virtà, 

„ Da cidi la medefima ChitTa cor;cIud?, chetut- 
9, to il ipcrito delia Redenzione del genere uma<<i 
9, no è anneflo alla morate del Figliuolo di Dio; Q 
j, fi dee ayer comprefo da tutte le coie , che fo^ 
3, no (late efpofle, che (Quando diciamo a Dip neU 
3, la celebrazione dei diuini MiOer) , vi frefen^ìom 
3, mo quefl^ Oflia Santa ^ non pretendianio conqaeft^ 
3, obbfazione fare o presentare a Dio un iiuovq 
3, pagamento del prezzò della noRra falute > ma 
3, impiegare predo di lui i meuti di GefacriQo 
3, prefente 3 ed il prezzo infinito 3 che ha pag;|^to 
3^, una volta per noi in Croce* 

3, [ Signori della Religione pretefa Riformata» 
33 non credono di offendere in niun modo. Gefu* 
3, crido 3 offerendolo a Dio 3 come prefente alla 
33 loro fede; e fé credono 3 eh/; fla prefente inré- 
3, alta 3 qua! ripugnanza debbano avere ad oiFerir«» 
33 \o 3 come fia elFettivamenUj; ? Quindi ^ 3 che tut- 
3(3 ta la difputa dovrebbe cq^K\ buona fede efTere ri^^ 
,, dotta alla fola prefenza.^ ,3 So/fue^, exfofition, da 
la DoSfr. CdtkoL Art. 14^ 

QiieO^ prefenza reale è ricohofciuta dai Lùte* 
rani '^ e noi 1* abbiamo provato contro i Sacra- 
mentar) neU' Articolo BERENGARiQ • Lttterp 
nèli' abolir le MefTe private 3 con(èrvò. la Meda ^ 
e o'on vi fece, che poche mutazioni. L' aholizio- 
oe cttella Mefla fu il frutto d* una conferenza ii 
Lutj^ro col Demonio , il quale lo convinfe del- 
la necedìtà di abolirla # Quella conferenza fi 



ìS8 L U 

trova neir Opeira di Làcero ShIU tufik ?^U 

5. XV. 

dà Lnter9. 

Nel tempo > che Lutero attaccò le Indulgenze , 
sVèrano introdotci de* grandi abufi nella Chiefa « 
ed era neceiTario di riformarli •. Quefta verità è 
CQflfèflaCa dà tutt* i Caccolici più zelapti • Ma la 
Chiefa Cattolica non infognava già gli errori , e 
la.fua morale era pura • Furono sfidati mille yolte 
ì Prpteffanti a produrre uti Oomma o un Punta 
di Difciplina contrario alle verità infegnate nei 
prinii Secoli , o oppofto alla purità della Morale 
Evangelica . 

Si potevano dunque togliere gli abiifi ,6 diftin^ 
guer la Morale dei Vangelo dalla corruisione del 
Seco/dj la quale 3 convieni confefTarlo* avea (trana- 
mente infettati tutti gì* Ordini della Chiefa , lai 
quale non pertanto ebbe ancora fempre dei lumi- 
nofi efempli di virtù e di fantità. Una gran molti- 
tudine di perfoné più dotte di Lutero., e di. una pietà 
eminente bramavano la riforma degli abufi > e lai 
chiedevano } ma quèfte conofcevano ^ che toccava 
alia Chiefa medefima prqccurare cotale Riforma i 
e che la corruzione ifteffa della maggior parte dei 
membri della Chiefa iion autorizzava alcun parti* 
colare a farla. 

Non V* era dunque slcuna ragione da fepararit 
dalla Chiefa, quando fi feparò Lutero. La riforma 
eh* egli (labili ; conflfteva nel diilruggere tutta la 
Gerarchia Ecclefiadica , nell' aprire i Chioftri, li- 
cenziare i Regolari: Égrinfegnòdei Dommi y che, 
per confezione de*faoi feguaci medeGmi , diOrug. 
gevjiiio i principi della Morale, e rovinavano tutt* 
* a &iidamenti della Religione naturale e rivelata : 
- tali fono le fue opinioni fulia libertà dell' uomo ^ 
Ve fulla f^redeflinazione. 

^^ li -diritto che accordava ad ogni Criftiano d*ia. 

ter- 



L U 189 

tèrpretarft la Scrittura e di giudicar la Chiefa fu^ 
rono, fé non la caufa^ almeno roccafìone di quel* 
la folla di Sette fanatiche ed infenfate che defo* 
larono TAliemagna , e che rinnovarono i princi.pjdi 
Vvicleffo , così contrari alla Religione e tranquil* 
Jità degli Staci. Vedete ANABATTISTI. Lutero 
intraprefe quefta Rliforma ; fen?' autorità 3 fens^ 
Miflfjone ^ o Ga ordinaria o da (traordioaria; ne a* 
veva egli oiiglipr diritto degli Anabatci/li che coor 
fatava ^^ chiedendo loro , donde aveflero ricevuta U 
loro Miffione : Egli non avea ufato nella fiu Ru 
forma né carità, né dolcezza ; né pure quella fia* 
hilità, che caratterizzano un'uomo inviato da Dio 
a riformare la Chiefa ; il fuo trafporto, la fua du- 
rezza, la fua prefunzione (lomacarono tutt' i fuol* 
Pifc^polii egli aveva violati 1 fuoi v^oti , e s* era 
«immogliato Icandalofa mente ; aveva autorizzata l^ 
poligamia nel Langravio d' Affla ;^.i fuoi fcrittinon 
hanno nà dignità, né decenza, né reipirano laqu 
rità, pél r amor deiia virtù ; ed egli fi abbandona 
con diletto agli fcherni i pia indecenti . Noi qui. 
Qon la faccianio già da Peclamatori , e quelli che 
hanno lètto le Qpere di Lutero, e IMUoria delJi 
fua Riforma, anche fcritta dai Proteftanti, non ci 
fmenpiranno , e chiarn» la teftimonianza de* Prote« 
ftantìpià moderati, lefiie Lettere medefime, ifuoi 
Sermoni, le (uè Opere, N^elantone, Erafmo. 

{nforfero tra i Luterani molte difpuce, e a rem* 
pò di Lutero, e dopo )a fua morte; ed i Teologi 
Luterani flefero molte Formole , onde tentar di 
riunirri: ina inutilmente. Prefcindendo d& tali di- 
vifioni, fi elevarono de'Capi di Sette, che aggiun« 
fero o fcemarono ai principi di Lutero , o li me 
difìcarono. Tali furono i Criptocalvinidi, i Siner* 
gidi , i Falvianifti, gli Qfiandrifti, grindiSìsrenti, 
gli Scancarifti , i Maggiorici, gli Antkiomiani , i 
Sincrecilli, i Millenari, gli Órigeniftì, i Fanatici 
è Pietifti. Noi di tutte quelle Sette daremo qua U 
i:l^e nozione» 



$. X7I, 



§. xvi. 

Dille isette fafiiUteJt ita i ìkterMtii . 

ì; il Griptocalvinifmoi oGa Galvinifmo occultò^ 
èhbt la priiria origine da MeUncone; tròppo accol- 
to, timido» e d'altronde più filofofo del bìfogiKf ^ 
tome dice un*Àutor Luterano , e troppo eAliriatOk 
re delle fciense umane • La còrrifpdndènza che 
idantenne con Bucero e Bullingero lo difpofetrop. 
pò a lor favore; ed i fuoi Diicepoii > che. n' ebbe 
alTaii adottarono i Tuoi fentinienti , e la Città di 
Vf ircemberg fu piena di gente , che fensa ìroki 
prendere il nome di Calvinifti profefsò ed ipfegn^ 
apertamente la dottrina di Calvino; Lo fteflb ac« 
cadde ift Leipfick, e in tutto l'Elettorato di Saf. 
fonia i mentre gli 5cati foggetti ai ramo Erneflino 
primogenito) conferivano la dottrina di Lute» 
ro. Finalmente AugtjiQo Elettor di Saflbnia , per- 
fuafo da molti difcepoli di Melantone» chefcorge- 
▼ano 9 che i loro compagni andavano troppo avan* 
tìi usò de' rheztì fortinfimi per difiruggere il Gaf- 
-Vinifmo • Quefti mezzi furono d'imprigionare e de« 
porre quelli che l'infegnavanoe Io favorivano. Aù 
cuni furono tenuti lungamente in prigione , 6d altri 
Vi morirono; mail maggior numero irfcl dalla priJi 
gione e dal Paefe. DalVvalchio medefimo.» Dottor 
Luterano^ noi rileviamo, conie i primi Rifprnaa- 
tort abbiano trattato colorò y che non penfavand 
com'eflTi (0 ; Non fi tenne ftile diverfo in Francisi 
al primo mamfeflarfi de* Luterani, quantunque at* 
taccanero la Bleligione Cattolica con furore. 

IL i Sinergifli dicevano , che 1' uomo poteVat 
Contribuite io qualche còfa alla fua converfiòne ; 
e Melantone pu4 in gualche modo paflàre per 

zuto«» 



(i) Biblioth. Germanica Tom. XXVL Art. 6; 



t tf ìft 

tutore il ^uefta dottrina toAtraru ai priocipj H 
Lutero (i)* 

III. Il Flavianifmo , erróre trt cui Mattia Fla. 
Vio, deaeminato 1* IllìHco > cadile allt prima pef 
precipitazione, e non per cattivo difegnb , ed iti 
^ai fi matìtenne poi per odioazfone , portava, che 
il peccato originale fofle ia foflanta ifteffà dell'uo^ 
mo. Quefta dottrina, per quanto (la infòfteoibiìe § 
pvre trovò feguaci, e fu difcfa dal Conte di Mans- 
feld(2); 

IV. Gli Ofiandrifti , Tonò i difcepoli di Andret 
Ofiaodro. Quefto fi fegnalò tra i Luterani con Una 
opinióne nuova (uHa Giuftificaiiòne ; poiché noti 
voleva gii i come gli altri Proreftanti , che fi fa« 
cefTe per 1* imputazione delia giuftizia di Gefacri* 
do, nia per l'intima unioiie della giufii^ia fbftad- 
Éiale di Dio colle noftre anime • Egli fi fondav* 
fulle paréle fpeflfo ripetute in Geremia, ed ìntù^ 
ia 2 // signori è là vofir» giu/tizis ; 

Second'Ofiandro, ficcòme nói viriamo òolla vit4 
foftanziale di Dio, ed amiamo per V amòre etTeà- 
Ziale eh* egli ha per Tefièfib, così fiamo giudi, per 
ia giudizia eflTenzialeì che ci è comunicata, a ctft 
conveniva che aggiugnelTe , per la Fede » per ìi 
paròla j e per il Sacramento; 

A tempo che fi fiefe la Confefllorìe di Ausbo* 
urg > ^g'i aveva fatto gli edremi sforzi per farcf 
abbracciare queda dottrina da tutto il i^artito ^ t 
la fodenne con edr^ma audacia in faccia a Lute^ 
ro • Neil* Affeniblea di Smalcada recò forprefa Iz 
fua temerità i ma ficcome fi temeva di far prò* 
romper nuove divifioni nel partito , net qual' egli 
era molto didinto per ia fua fcienza , co«) fif 
tollerato • Egli aveva un talento particolare pei' 
divertir Lutero; faceva il buffone a tavola, e di- 
ceva dei concerti fpiritofi , e fpeflfo aflaì vili ed 
iniqui • Calvino narra y che ogni volta che trova«« 

va 



( i) Ivi« liófman, Lexic, HsercCum. 



19% L V 

va il viflo, Iwon© , faceva J' elogio del vino , applU 
cando quetU paro/e , che Iddio difTe di femedefi. 
IBO : /# /#»* c$i /9M9 , Ego fym qui fum , oppure 



vìncia tutta ( i). 

y. GiMadifferentì erano i Luterani > che vole* 
vano coolèrirare le cerimonie della Chiefa Romana « 
La difpiua intorno cali pratiche fu molto avanza. 
taj e Melantone fodenuco dalle Accadèmie di Lip« 
fia e di Vjrteraberga non volle , che fi toglieffero^ 
le cerimonie della Chiefa Romana 3 né credeva > 
cbe per ia Cotta, per qualche Feda, per 1* ordine 
delle Lezioni conveniflTe fepararfi dalla Tua Comu* 
nione» Gli fu fatto un delitto di tale difpofizionq 
alla pace, e fi decife nel Partito Luterano, che le 
tì)fe aflblutamente indifferenti doycflfero eflete af- 
fplutamente tolte via, perchè 1' ufo che fé ne fa- 
ceva era contrario alla libertà della Chiefa, econ* 
teneva , dicevano , una fpezie di profeifìone del 
Papifmo (2). 

VL Gli Stancarifti furono difcepoli di Francefco 
Stancari , nato a Mantova e ProfeflTore Luteranp 
nell'Accademia Reale di Pruflfla, Tanno 1551. O- 
fiandro avea fodenuto , che l'uomo era glufiifìcatQ 
dalla giuQizia eflenziale di Dio; e lo Stancari nel 
combattere T Ofiandro foftenne all' incontro ,. che 
G^fucriflo non era mediatore , fé non quanto Uo« 
mo ( 3 ) . 

Vn. I Maggiorifti , difcepoli di Giorgio Mag. 
Siore, Prof^flbre nell'Accademia di Vvittembcrga 
r anno X55$. Melantone aveva abbandonato { 

prin- 



( I ) Hift.des Variar. L. VIH. art. 14. Seckendorf ^ 
tlift.du Lutteran. ^/0ilrm4;» , Bibil. German. loc* cit» 
(2) Hiftoir, des variatiopst /v/. 
(ì) ivi. 



L IT ifì 

principi dr Lutero fui Libero Arbitri09 td aveva ac« 
cordato qualche forza alla natura umana , infegnan* 
do > che concorreva nelt* opera deiJa converfione » 
anche in un* Infedele» Madore aveva «ftefo qu*» 
ito principio più in là diMelantone» ed avea fpie» 
gaCOj come l'uomo infedele concorra all' opera del- 
la fua converfione* Conviene» affinchè un'infedele 
fi converta ) ;che porga T orecchio alla parola di Dio» 
conviene cl^ U comprenda e riceva » e fino a que» 
Ao punto tutto è opera della volontà. Ma dopo 
che Tuomo ha riconofciuto la verità della Reli- 
gione) chiede de* lumi dallo SpiritofTantOj e li ot. 
tiene. Maggiore rinovò in parte gli errori deiSe* 
mipelagiani s e pretefe , che le opere feflero necef* 
farie per efler falvi ^ tocchi è contrario alla dot« 
trina di Lutero ; il quale accorda , che le opere fia- 
no neceflarie come prove, o piuttoAo com* effetti 
della converfione ) ma non come mezzi ( i)« 

8. GliAncimoniani erano gli oppofti alla Legge. 
Vedete l'Articolo AGRICOLA. 

9« ISincretifti, fignificano i Pacificatori, de'qu^li 
ecco l'origine. S'erano fufcitate infinite Sette tra 
ì nuovi Riformatori; e per uomini che pretende^ 
vana d'efTere modi da lumi (Iraordinar) queft*era 
un grande imbarazzo , ed una difficoltà (cnz^ te^ 
plica, che i Cattolici opponevano loro. Si cerc^ 
pertanto come riunire tutti quefti rami di Rifor« 
ma, ma inutilmente i poiché ogni Setta confideròi Pa^ 
cificatori come uomini che tradivano la verità» o 
vilmente U làgrificavano all'amor del fa* tranquilli^ 
cà< Tutte (e Sette Riformate fi odiavano e fi con* 
dannavano fcanxbievolroente , come odiavano e con% 
dannavano i Cattolici • Giorgio Callifto fu uno de* 
pia zelanti promotori delSincretifmo^ e fu attac^ 
caco dai fuoi nimici con eftremo trafporto ( 2 ) • 
Tomo HI. N lo.L'U- 



(x) Stockmdn Ice. cìt* 

(i) Bibl» Stockmfin lec, cit« 



IO. L'Ubérriaaifmo o fia ia (dottrina dell*tìut)et 
tbbe que(lo princìpio. Haber era originario di Ber- 
na e Profeflbre di Teologia a VVittemberg verfo 
l'anno 1592* Lutero avevainfegnaroj cfie Iddio de- 
rerminaTa gli uomini così al oiale come al bene ; 
perlocchè Iddio fola j^redeftinava Tuomo alla falu- 
te o alla dannazione , onde iiìentire produceva ìa 
giuAi&ia io un picciolo numero di fedeli, determi* 
nava gli' altri alia colpa ed alla impenitenza ; L* 
lluber fion potè adattarfi a fifiatti princip) , ^e li 
trov^ contrar) all'idea della giuftiziaj della bontà ^ 
e della mifericordia di Dio • Egli trovava nella 
Scrittura , che Iddio vuole la falute di tutti gli 
uomini 9 e che ficcome tutti fono morti ihAdamo^ 
così tutti fono flati ravvivati in Gcfucrido. L*Ra- 
ber prefe quefto paflb nella maggior eftenfione di 
cui fofle capace ; ed infegnò non folamente , che 
Iddio voleva la falute di tutti gli Uomini $ ma ch^ 
effettivamente li aveva tutti ricomperati » e. che 
jiiuno v*era > per cui Gefucrifto non avede fpddif* 
fatto realmente , ed effettivamente ; di mòdo che 
gli uomini non erano dannati , fé non perchè ca* 
devano da tale ftato di giuftizia nel peccato 9 per 
loro i^ropria v( lohtà » ed abufandofi della loro li. 
berta. L'Huber fi^ difcacciato dall' Ùniverfità per 
avere infegnata qufefta dtttrina. (1) 

li. Gli Origeni(Ìi apparvero nel fine del paflTatò 
Secolo • Il Pertefien e fua moglie pubblicarono , 
che Iddio aveva loro rivelato , che ì dannati e i 
demoni fteffi faranno un giorno ridotti , dalla lun-^ 
£a durata dalle loro pene, edalla gravezza , a pen- 
tirfi finceramente ^ a chiedere ed ottenere ìa gra^! 
zìi di Dio; e tuttociò in virtù della morte e iod« 
disfazione di Gefucri(lo; locché diftinguè l' opinion 
ne degli Ongenifti Luterani da quella dei Socinia* 
si in quell'oggetto (i), 

t2. I 



(i) Ivi . 

(i) Bibl. Germanica. T. XXXV. Art. r. 



il. I Millenar; rinovardno T errore degli anci* 
chi di quefto nome » Vedete V Arcicòlò MILLER 
NARJ. . 

i3. t Piefcifti era jlaa Setu di dinoti Luterani i 
! quali Qrecendevano j che il Luceranifmo avefle 
bìfogno duna nuòva Riforma; fi credevano illumi- 
naci , e irinovarpno i* errore dei Millenari e di 
molti altri ; Lo Spener , Paftore a Francfort fu 1* 
Autore di quefta-Se(ca * In tempo che dimorava t 
Prancfercful Meno nel 1670. Aabilì in fua Ca& 
un ritiro di pietà , é lo trafportò poi nella Ghie, 
fa • Ógni clafle di perfoqe » uomini e donne er^ 
arameOa In qùéft* Àflembleai lo Speiier faceva de* 
Iragionamenti dlyoti fòpra qualche pafib della Scrit« 
tuìrai dopo di che permetteva agli uomini , che fi 
trovavano prefenti ». di dire la loro opinione lui- 
la materia che vi s' era trattata . Quaich* ^nnó 
dopo» cioè nei 1675., lo Spener fece ftamparo una 
JE^refazione alia teda dei Sermoni di Giovanni Àr-> 
noldof ed in quéfta Predizione fi. eftefe molto fui- 
la decadenza della pietà nella Chiefa Luterana k 
pretendendo anche non poter ninno efsere buoil 
Teologo , quando non fólle immune dal peccato • 
Lo Spcner pa&ònel x6S6. a Leipfick» ed allora fi 
foritiò {il Collegio degli aMoàtori della libila > i 
«quali fi fiflfardno delle particolari Aflembleet detti- 
nato a. fpiegare certi Libri della Scrittura Sacra ^ 
nel modo pia opportuno ad inlpirare là pietà agli 
uditori i La Facoltà di Teologia approvò alla pri- 
ma corali AiTemblee j ma ben prello fi fpàrfe una 
yocé 9 ch<^ quelli che parlavano nelle Aflfembleé 
ufaflero efprefiioni fofpette i e furono difegnati i 
non menò che i loro partigiani col nome di Pietl* 
jii ; fé ne pàrlè nelle Cattedre i è U Facoltà di 
Teologia j attendo difapprovate quelle Afsembiee i 
ceflaroho di adunarfi. 

Il Signof Ghajus, Profeflbre di Teologia aGief. 
fen formò delle Alfemblee > full* efempio dello 
Spetìér • Nel 1690. il Mayer 1 Uomo vivo è pieqò 
di zelo propofe un Formolario d' Unione cònti-d 
gli Antifcrictuarj i i falfi Filofofi , i Teologi ri^ 

ti % la- 



fafcUci te. V HorBio , e molti altri rlcufarono eli 
ibctofcriverlo , e principaimefite perchè fipropone* 
va feDza Tapprovazìoiiie del Migìllrato^ In quefto 
mézzo, raccomandò il Libro ilei Poirer full'eda- 
cazione dei fanciulli , intitolato: Lm frtidenxm M 
iSiuftiy Libro, io coi fi pretendeva f ciie tì fbflero 
de^ principi affai peri coIoC ! fiTollevò il Popolo con^ 
tro THorbio e contro iPietifti; • l*Horbio fuco» 
flretto di ufcire d*Annburgo« Intanto ri Pietifnio 
fi fpargeva per l'Allemagna, ed t mifura c&e fi 
diffondeva, fi moltiplicavano i punti del ceotrafto; 
ma pare, che non bene s* intendefllero ia tutta hi 
contdroverfia • 

Pai e certamente, che ilfanatiibie fi fia introdot-^ 
to nelle Aflemblee dei Piecifti, che furono com» 
polle d'uomini, di donne, e di tutte le condizio-t 
ili ed età, tra i quali v* erano dei temperameott 
lilofi e melanconici y che produflero dei vifionarj « 
dei fanatici. 

I PietiRi generalmente tolleravano' nelle Ictr^Af- 
femblee tutte le Sette Luterane, porche aveflero ca^ 
vita e foflTero benefiche; fiimavanompltopiù i frut^ 
ti della Fede ( prefa nella dottrina di Lutero ) 
quali fono' la giuftizia , la temperanza , la benefit 
cenza, che la Fede medeCma, I Punti principali 
del Pietifmo erano i. Che la parola di Dio tv\ 
potrebbe bene intendere , lènza P illuminazione deU 
io Spiritofianto; e conciofiachè io Spiritoflkntonoft 
abiti oell* anima di un nulvagio , ce fi^egua , che- 
ninn malvagio o empio non fia capace di appren* 
dere.la luce divina, quand'anche poiTedefle tatto 
le Lingue e le Scienze. %. Che non fi poflTano tU 
guardare come indifièrenti certe colè , che il mon^ 
do confiderà come tali ; della qual Clafie è la daii4 
^a , i giuochi di carte, le converfiiziooi piacevoli 
ec. Fu molto fcritto in Germania ih difefa e com 
ero quefta Setta. Vedete la Bìhlio^gcm Girmtmifp^ 
Tom. XXVI. Art. 6. e lo sutkmM» , Itx. HfétrefiMm 
alla parola PUtlft^.. 

14* Gli Ubiquifti o Ubiquitari Luterani, credei 
Y4B0» cbe per effì^tto dell' Uniofieippoftatica dell^ 



WmzììUì colla Divinità t il Corpo di Gefucrifto fi 
trovi dovunque fi crofva la Divinità • 

I Sacriiiteacar]i.6 i Luteiraui iìoii potevano ac^ 
tordarfi fulla pre/enza di Gefucriflio oell'Eucari^ 
ftia 9 poiché i Sacramentarj liegavano la prefens^ 
irealei perchè dicevano impoflìbilO) che uno ftefla 
corpo fi» ili pia luoghi nei tempo (kcttó • Gbjrtre» 
ed alcuni altri Luterani rirpofero i che l'umanità 
di GeAicrido era unita coi Verbo , e che il ùim 
Corpo eira dappertutto colla Divioitiki Melatftoaè 
apponeva agli Ubiquifti due difficoltà indiflblubili ) 
Tud^, che quefta dottrina coofondev^i le due Na<i^ 
ture di Gefucriftdj facendolo immerifo, boa fola* 
mente rapporto alla Divinità » ma all' umanità .an« 
Cora ; i' altrui , che (liftruggeva il miflero dell' ÈuW 
Cariftia» cui toglierafi ciò che aveva di particola^ 
te 9 quando Gefucrìflfo, coinè .Uomo > noa vi foffé 
prefente che nella ^laniera ifteflà» cdn cui è n^ 
legni I e nelle pietre; 

Noi ri6n facciamo pitoU di «Itiie Sette pia ofcu- 
te .Si può vedere ini un'Opera del VValchio iair 
Storia pia difteik di tali differenti Sette tbrmàtefi 
nel feoo del Lutéràdifoofo ^ e tutte prodotte da quak 
cbéduno de' principi di quel Riformatore. Mi con^ 
tieii ommettete > che iàdipendentemente da CQtall 
picciole Sette, la kiforma di Lutero produfle 1 
ikrrianifmo e l'Anabattifmo^ come fi può iìhìÉié 
ìa quelli Articoli^ 

A i 

MACEDONriÒ fu Vefcovò ài OOiaotinopoU i 
e negò li Divinità dello SpiritpAaiito • Do^ 
pò h morte d' Alelfandro «^ Vefcpvo di CottaotÌ« 
nopoii, i difenfori della conruffaaziàlitl del Vetm 
hq eteflfetò per Succeflpre Paolo , e gti Arrtant 
Macedonio, Coffanzo cacciò quatti c(ue competi*» 
tó^iy e vi feftital Eufeblp di Nicomedia. Ma, e£. 
hadh ìàfntQ £ufebia, Paolo, à Macedonio fiiro- 




f9l MA 

HO richiamati » ognuno dai fuo! partigiani % è bfts 
pre(lo fi videro in Coftantinopoli grand* intrichi i 
turbolense, e (edizioni, Coftanzo fpedì Ermog^ne 
a Collanti nopoli per difcacciare Paolo : il popolo 
vi fi Qppofe, prete Tarmi, mife fuoco ai PalazzO) 
(Irafcinò Ermogene nelle (Irade ) e i* uccife . L^ 
Imperadore pafsòi a Coftantieopoli , difcacciò Pao- 
1q j e privò la Città delia metà del grano f che fi 
^iftrihuiva agli abitanti; né fece morir alcuno s per- 
^iii il popolo fé gli prefentò dinanzi piangendo , 
t domandando perdono • L* Imperatore , i) quale 
f ttribuiira una parte dei dìfordini occorfi a Mace* 
donio, non volle confermare la fua elezione; egli 
permife folamente di tenere le fue adunanze neU 
|a ft^a propria Chiefa • Le altre Cbiefe reftarooo 
apparentemente fotto il governo dei Preti del par- 
fito di Paolo 3 il quale tornò a Coftantinopoli docq 
fempo dopo la partenza di CoSanzo^ che fpedior* 
dine al Prefetto del Pretorio di fcacciarlo, e,met« 
aere in fuo luògo Macedonio* Per la qual cofa Fi- 
lippo Prefetto del Pretorio kcè menar via Paolo i 
e fi fece vedere in pubblico nel fuo Carro» avente 
al fianco Macedonio, che conduce alla fuaChieia. 
Quefto fteflb popolo , che aveva chiedo perdono 
a Coi^anzo , corfe alla Chiefa per impadronir^ee 
^ forza ; gli Arriani j^ ed i Cattolici tentarono ii 
fcacciarfi reciprocamente i la turbolenza e U fedi- 
licione andò all'eccelTo; ed i foldati credendo, che 
il popolo fi follevaffe, l'incalzarono; fi batterono ^ 
^ più di tre mille perfone reftarono uccife a colpi 
di fpada, o foffbcate, (x ) Dopo queft' orribile car- 
liificina, Macedonio montò fui Trono Vefcovile, s* 
impoflefsò in poco tempo di tutte le Cbiefe, eper- 
fegUitò crudelmente i Novaziaoi , ed i Cattolici • 
Xa perfecuzione unì talQ^ente i Cattolici coi Ko^ 

vazii^ 



.« /» 



(i) 8<^zMnt^9 Lib. IV. cap. at. Socrate Lib, 1%^ 
cap. %%. Socrate dice di aver faputo quefiQ £lCCo.dj| 

Ha (Uefa^o I che vi fi trovò piefente ^ 



variati!) cb'eraqo difpoai a morire gli uni ^r gti 
altri», poiché Ìa perferuzione non ha mai allineata 
Al riunire i partiti più niinici coatro il partito 
perfecutore, 

1 Novaziani furono principalmente l'oggetto del 
zelo di Macedonio. Udì» ch'erano in gran nume- 
ra nella Piiflagonia, onde ottenne dall' Imperadore 
.quattro Reggimenti » che fpedì per obbligarli axl 
abJiracciare V Arrianifmo . 1 Novaziajii informati 
del progetto di Macedonio» prefero Tarmi , anda- 
rono incontro air quattro Reggimenti » fì batteronc^ 
alla difperata» li disfeceio, ed ucci fero quafi tutti 
i fold^ti.. Poco dopo queft* avvenimento Macedonio 
volle trafportare li corpo di Coftantipo fuori della 
Cbiefa degli Appoftoli , perchè cadeva in rovina : 
una parte del popolo acconfeotiva a. quella trasla* 
zione t e 1* altra s^ opponeva (oftenendo , che folTe 
uà* empietà % ed un oltraggio fatto a Coftantino • 
I Cattolici s'unirono a queAo partito » che divea* 
■e conGderabile • Macedonio non ignorava tali op« 
ponzionj» ma non credeva, che unVefcovo dovelTe 
farne cafo ; onde fece trafportare il corpo di Co* 
flantino nella Chiefa di S. Acacio .* tutto il popo- 
lo fubito v*accorfe ; ed il concorfo dei due partiti 
produlfe tra gli. fpiriti tina fpezie d* urto , onde & 
jrifcaldarono » e vennero alle mani » e fui fatto la 
nave della Chiefa » e tagalleria furono piene; di 
fangue^ e di morti, Colianzo, eh' era allora inOc« 
Cide^ce conobbe quanto un uomo del carattere di 
Macedonio folle perico^o£b nella Sede di Colanti- 
nopoti, onde lo fece deporre, quantunque Macedo- 
nio perfeguitaffe i Cattolici , i quali da^Coftanm 
fi volevano di&rutti, / 

Macedonio dtpofto da Coftanzo concepì un* odio, 
violento contro gli Arriani , ch'erano da CoAaji* 
zo protetti, e contro iCattolici, che avevano pre- 
fo partito contro di lui; e per vendicarli, riconob^ 
be la Divinità del verbo che gli Arriani negavano , 
e negò la Divinità dello SpiritoflTanto ,/^e i Cat- 
tolici .riconofc<^vano egualmente che la Divinità 
.del Verbo . Così Macedonio , benché di coftumi 

N 4 ir* 



I 

4^© MA 

irreprenfibiti 6fa unambisiofb» ed no tiràonói tné 
voleva foggiogare cotto;' tin'orgogliofo, che pei^ 
fofienere un primo paiTo , anche nelle più inÌDUtt 
cofe) avrebbe fagri6caco 1* Impera; un barbaro ^ che 
perfeguitava a fangue freddo tutti quelli, che non 
penfavatio come lui , o che ofavano di refifterglì } 
nnaimente un prefuntuofe > che per foddisfare la 
fua vendetta , e la Tua palììone per là rioomaiuBa ^ 
formò un'Erefia e negò la Divinità dello Spirito- 
fanto. 

Ecco i fondamenti della fua opinione: Iprineif^ 
degli Arriani combattono egualmente la Divioidk 
del Verbo ) e la Divinità dello SpiritoiFanto; mt 
non fi vede; che abbiano formalmente combattuta 
b Divinità dello Spiri tolTanto. Macedonio all'in^ 
contro trovò i princip) degli Arriani fenza foria 
contra la Divinità diGefucrifto, e fé ile fertì per 
provare^ ehe loSpiritoflaiito non era che uba trea« 
tura 4 La Ghiefa aveva condannato formalmente gii 
Eretici , i quali avevano attaccata la Divinità di 
Gefucrifto. Infatti la Scrittura gli dà così tbiara- 
mente i titoli, e gli attributi di teroDìo i che le 
difficoltà, che gli A/riani ammaffavano per prova- 
Te, che Gefucrifto «roiiè una creatura « erahò fedi* 
bmte a Macedonio fenza forza ^ onde ièbbeiie rU 
fettò il termine eonfufimntsMh ^ pur riconobbe ièftf* 
pre k Divinità di Geiucriftoi Ma non credette di 
▼edere efpreffa con egual chiarezza la Di viakà del* 
lo SpiritoITanto , ed anzi pento di Tarvifarvi ì.ca« 
ratteriy che coftimifcono la creatzra^ LoSpiritoC 
fanto I diceva Macedonio, in niun Inofo è deaon^iu 
atro Dio .* la Scrittura non obbliga né di credere 
io' luì; né d'invocarlo; il Padre^ té il Figliuoldr 
fono foli r oggetto de) nofiro culto , e della noAra 
fperanza: quando Gefucrifto infegnà agli uomini inr 
che confida la vira eterna,, e quali iiano ì mezzi 
fer giugnervi, iice folo nel riconofcere fuo Pa* 
ere, e Gefttcrifio fuo Figliuolo. Quando la Scrittura 
parla dello Spiri tonfante, ce lo rapprefenta còme 
Subordinato al Padre ed al-Figliuclo, pereffi efiflfe, 

per tifi i iftruito> e per loro «titorità > ed ifpirazio» 

ne 



M A , Idi 

Ili éÈ;li piTU (!)• Egt'è il cdorolacore deiérSftia' 
iii^ egli prega per efìi (2), e queft* impiegbt pof- 
ibno ferfe convenire ailaDiViilitàf Finaìniente noil 
fi fa a cBe hioricerebbe quefta terza Perfooa oelU 
foftanS:a Divina , poicfrè (o SpiritòflTarito farebbe 
generato, o non lo farebbe 1 fé non è generato , ili 
che diffcrifce dal Padre? i'è generato , in che è 
diverfò dal Figlio? Si dirà forfè > eh* è generator 
folamente dal Figlio, allora fi ammétte un Dio avo« 
lo, ed un Dio nipote ^ 

Que(l*è la Dottrina di Macedonio fulld Spiritòf. 
fanto: non la pubblicò fé non dopo che fu depofto^ 
e poco prima di morire <• Egli ebbe dei feguacl, chd 
{i denominarono Maeedoiliani , o Jhi^umatothMcki i 
eh' è quanto a dire niiAici dello SpiritoflaAto ! Si 
deooióinavanò ancora Maraìpnidni ^ a caiifa di Ma^ 
ratone Vefcóvò di Nicomédia , fenia del qiiale d 
Irnole , che quella Setta fi fai'ebae predo foppre(fìl 
In Coftaiitinopoli • Maratone la foltetfoe éòllé fué 
cure, col fuo denaro, coi fuài diftorfi patetici i é 
affai puliti., e corn dn efierior coinpofto^ e proprio^ 
ad attirare It ftima del popolo (3). QzleQe due 
ultinie qualità fi trovavano! pure iti niolti dei prria:^ 
Pipali di quefta Setta, quali furono £lufoi Eufta^ 
ziài ec. I 1(^-0 coftuori erano regolati g la loro p^e-^ 
fenza grave , la lórv vita aaftera , 1 loro efe^ci^ 
affai finiili a quelli dei Monaci; e fi not6,^ che il 
partito dei Macedoniani era feguito da una parte 
affai ei^nCderabile del popolo . di Coftaotinopoli , e 
dei lucrghi vicini, e da diverfiMonafterj, edaper* 
fone di coflomi i pia irreprenlfibili : AVevaào dei par- 
tigiani in mot te Città, e formarono molti Mooafit- 
t'jf pieni d'uonEiiai, e di fanciulle (4)« IMacedo^ 

Qia* 



•-"-•• • 11' ' • Il • 'ri i' • r in>ii, il lìlfirt 

(i) Jean. i6. Paul, ad Corinth. I. cap» ^ 

<a) Ad Rom. 8. 

(3) Sct$m»no Lib. ÌV* cap. 17. 

(4) Gffgór. HatUnx,, Oraz. M% StP(,Hiifn$\Jb.iy% 



%ù% ^ M A 

Ulani èrano principalmente TparG per la Tracia» per 
rElIefponco, e per la Bitinia (i). Dopo la mor. 
te di Giuliano , Gioviano , che gli fuccedecte > e cke 
profèflTava la Fede Niceoa, volle riftabilirla , onde 
richiamò gli efiliacii ma ficcome voleva operare pia 
colla dolcezza» che coli' autorità» così lafciava a 
tutti una gran libertà in punto di Religione i tat« 
ti i Capi delle Sette perciò s'immaginarono di ti- 
rarlo al loro partito. I Macedoniani furono i pri- 
mi, che formarono quefto progetto, e prefentaro- 
no una Supplica per ottenere, che tutte le Chiefe 
fodero date a loro, ma fu rigettata. In feguito i 
Macedoniani s'unirono coi Cnttolici, perchè era« 
no perfeguitati dagli Arriani 9 e fottofcriflero il 
Simbolo Niceno ; ma fi fepararono poi ^ e furono 
condannati dal Concilio di Coftantinopoli • Teodo« 
fio aveva chiamato a quefio Concilio i VefcoviMa- 
cedoniani colla fperanza di riunirli allaChiefa; ma 
e(fì s* opinarono nel loro errore, per quanto ^ &• 
ceflfe a fine di difingannarli • L* Imperadore impie* 
gò , ma inutilmenne tutti i mezzi proprj > onde 
impegnarli a riunirfi coi Cattolici, 6 li difcacciò 
daCoftantinopoli; proibì loro d'adunarfi, e confit. 
co le cafe, nelle quali fi raccoglievano. Gli errori 
dei Macedoniani contro lo Spiritoflfanto fono Qaii 
rinovati dai Sociniani, e adottati dal C'arke, dal 
VVhifthon ec. Noi proviamo contro di loro iaDi> 
finità dello Spiritoffanto, 

DiiU Divinità delU Spirito(fMnt$ sùntf $ Mace^ 

donimnit i Secini^i^ il Cisrh , UWbifthon^ 

€ gii AntitfiniUri . 

Noi fupponiàmo qui quello, eh' è confeflfato dai 
Macedoniani, daiSociniani» dalClarke, dal VVhi« 
fion, dagli Antitrinitarj , cioè , che la Scrittura 
Sacra ci dica» che v*^ un Padre » un Figliuolo, un 



( I ) S%ctétt$ Lib« n. cap. 45* I Lib, IT. cap. %. 



M A 103 

SpiritoffaOtO) «ode da ciò fiamo a provare » che lo 
^piritoflànto è una perfona Divina. S. "Paolo dice» 
che lo Spiritoflanco gli ha comunicata la cogaizio« 
ne dei Mifter); aggiugne, che quello Spirito li cò« 
nofce, perchè penetra in tutte le cofe anche nel- 
^e profonditi di Dio, cioè che coeiofce le cofe le 
pia occulte, che fono in DiOf Per provare, che 
lo ^piritofTanto ha quefte cognizioni, S. Paolo fa 
ufo di tale ragionamento; foicèè chiì trt^ gli uemi^ 
VI, ch9 féifpU le f*A deirnom» A »«» hfpirho del? 
0om9y eh f in Ini} Slmilmente ntuno eonof (e le cofe di 
Pio, fé non h Spirito diDto (i). (^uefto vuol dire: 
ficcome non v'è che lofpirieo dell'uomo, chèpof» 
fa conofcere i fuoi penfieri , co$) non v*è che Io 
Spirito di Dio, o Dio medefimo, che poflfa cono- 
fcere i fegreti di Dio. Quello ragionaménto di S« 
Paolo prova, che lo Spìrito di Dio è Dio medefi- 
mo, ficcome lo fpirito d* nomo è queir uomo mede* 
fimo; ed in confeguenza, giacché la parola di Dio 
figniéca qu) i'Eflfere Supreme, così lo Spirito di 
Dio è pure TEflere Supremo. 

Si obbietta, che S, Paolo dice, che lo Spirito pe« 
netra, che cerca le cofe profonde di Dio, e che 
quella maniera di coQofcere non può convenire fé 
non ad unEfTere, il quale conofce i fegreti di Dio 
fdlamente , perchè gli fono comunicati, locchè noa 
può convenire fé non ad una creatura « 

Per rispondere a quefia difficoltà , bada oflTcr. 
vare !., che lo (leflb Appoftolo $*è fervito della 
medeGma paróla jfcr dinotare la cognizione im- 
mediata, che Dio ha,, dei penfieri degli uomini » 
e che S. Paolo ivi indica uni cognizione perfet- 
ta (a). IL, S. Paolo prova ^ che lo Spiritoffanto 
penetra le cofe profonde di Dio, perchè le cono* 
Ice 9 come un nonio conpfce i fuoi propi^j peu- 

fie. 



(i) I. ad Corinth. Gap. 2. verC io* lU 

(«A4Romi Vaitvcrf. i«t 



i 



iói Ni A 

fieri , cioè immèdiaumeiice > n da lui òiedéfiaiti }, 
i modo che fé fi può dire $ che lo Spirilo di I>i0f 
_.a un Èflere diftintodaOioi perchè pe^ecu ieoo« 
fé profonde 4l 0ió , fi potrebbe pv^jr /dire .egùak- 
ìiiente i che Io fpirico dell' uomo fia «09 eflere di- 
ftioto dall* liomo AcH^j perchè conòide .i.fjioipro^t 
pr} penfieri . Finalm^eote la Conceatiooe del ^Iva-f 
core iteK fé no della Vergine è una prov» incontra* 
(iabile della Divinità. dello Spiritofiàneo . L'Aofo« 
io dice alla Santifit^ Vergine,* che fuo FigliuoJo (a^ 
rebbe -deoominaco Figliuolo dell* Àltìtnoko s e Fim 
giuojp di Dio , cioè Figliuolo dell' EOere ch*efifltf 
per fé medelinio} e 1' Angelo ne. adduce quefU ra* 
giohe ,1 Lo Spiricofianto fopratverri^ in Voi i e U 
31 jÉ^océnia de)r Alciifino vi coprirà colla fua oni- 
,4 bra'y t <|iiefla è la ragione , per cui :il ^aneo-Fan-f^ 
,, citi Ilo i che nafcerà da Voi farà denominato it 
if Figlinolo di Dio h ( > ) • Si v^e 9Uf((le paròle ^ 
cbe Gesà e Figliuolo di Dioj perchè è (lato geffe«r 
iato, per opera, dello Spiri toflaoco.. 

Ma fé Io Spiri cofiàntp noiy. è il Dio Suprèmo,' fé 
è un Eflere dìftlnto dall'£ffere; Supremo,^ .dee fé* 
gttire» che Gefucn((or non fia FìrUuoIq di D^io, le 
non come gli altri uomini ,' poiché Iddio mfdefimo' 
non l'avrelAe generato, immediatami^fl te; ed il Fl- 

S^iiublo d* un Ange^> del primo ordine , fé ve ne 
offe uno j ^pn Urebbe maggiórmente Figliuolo dr 
Dio, che il figlinolo d' uo artigiano y d^ un no» 
mo ftupido. 

iddio è Padre di Gefuicrrfto di una maniera tue*» 
ta particolare , e queft' è il motivo ,per cui Ge-^ 
fucrilto à dtna Figlinolo unico di Dio • Iddio è 
Ilio Padre , perchè {o ha. geoefato immediatan^eo;» 
te da lut medefimo, feoif intervento di alcun' Ef- 
fere fuori di lui i nianlGefu(;ri^o. è Figliuolo di 
tììó , perchè è generato dallo Spiritofllanco , don^ 
de ao fiegue , che lo' SpiritoflTanto non fia iln* Ef« 

fere 



•mimHlm 



( i) Lue. I. cap, 3^, 






MA 105 

fftré diftiflto ià Dto » ma mi fia Iddio antdefimo 9 
o fia r Eote da fé cfiftcnte. 

La S^riccqra in ceoco aieri luoghi ci parla dello . 
Spiricoflaiico come di un vero Dio . Troviana jitr 
Iiàias eh* è Dio, che infpira i Proferi » • S.PMt 
lo dicei eh* è io Spiricoflaneo ^ che infpira i Pro« 
fèti (i) • Quando Anania inganna gii Appoiloti j 
S. Pietro gii rimproverat^) che menrifce allo Sphk 
toflanto 9 e per fargli conofcere la graveiza dal 
iito peccato 9 gli dice» che non ha gii menticoarsli 
Bomini ) ma a Dio ( % ) ; Se San Paolo parla dei 
doni dello Spiritoflanto^ dice che vi fono differett<«- 
f i graaie dello fpiriro ^ ma eh* è il roedefimo td^ 
dlio, che opera in noi,- e le difliribuifce (a). Diifu 
que a torto il Glarke affermai che nella Scrittura 
non fia data allo Spiritoflanto la denomioaBione di 
Dio* 

Ma quando foflel^vero , che la Scrittura non de« 
jiominaflTe lo Spiri teifanto Dio» un Teologo ^-jusl* 
è il Clarke potrebbe mai fare di tale ommiflioat* 
un' argomento per dubitare della Divinità dello 
spiritoflanto , mentre egl' è elidente 9 e -terricoli: 
nofce egli medefimo , che la 4èrittura attribuifce 
allo Spiritoflanto le operaeion'P the noli a* appara 
tengono fé non a Diof '-/''- 

Ma , dice il Glarke , ìò Spiritoflanto è rappre* 
fencato nella Scrittura , come un fubordinato al 
Padre ed al Figliuolo , 6 coméloro Inviato. 

Rifpondo, che i pafli , nei ^uali io Spiritoflanto 
è rapprefentaeo come Inviato 'del Padre e del Fi- 
gliuolo , non provano che fia Ibferiore al Padre ed 
al Figliuolo, poiché fono paiR deftinati a farci co» 
nofcere le operazioni dellé*Spiritoflaoto * > ficcome 
ì pafli ne' quali ò ma nd a té '^l' Verbo daireterno Pa^ 
dte non provano che fia inferiore il Verbo al Pa« 
drct* ' <^ 

■'''. Così , 



( 1) Ifar. Vr. Aù. uhììfì. verf. 25, 
(z) Ad. V. ver/, i. 
(3)1, Cor. XXn. 4. 



166 . • U. A ... 

Così» per fifempio, voUado liiio illuminare glt; 
Appoftoli ) rpargeodo fopra di loro nel dì delle 
PcAtccofte i doni dello Spirìcoflaoco i U ScrUcurà 
rapprerenca queftó Spirico iti un modo allegorico i: 
forco i* idea d' Un MeflTo ì che Iddio fpedifce per 
ioflruz ione degli uomìm; e ficcome 1* eflTufione det 
doni dello Spiritoflancp don dovea farfi che dopol* 
Afc'eonòiie di Gefucrifto^ così la Scriccura ci dice 
che Gefucriilo dovea monca re ti Cielo i per if^. 
dire quello Meflb , TrtccòciÒ è Una fempiice ipeca-. 
fora familiare agli Oriencali , per dire > che Iddio 
fpargeva accualmence fopra gli uomini i doni e le. 
grazie che procedono dallo Spiricoffanco > o ch'egli 
Comunica col Tuo Sanco Spirito. 

Si crovl dalla Scriccura quancicà di figure f che 
non fono men forci di (}uella ; Dice , per efesn- 
pio i che r Enee Supremo difcefe i affin di Ytdéié 
quello eh* era acciduco ;. che difcefe fui Moiicé 
Sinai i che difcefe per liberare il fuo Popolo (4 y^ 
Da ciò fi rileva , che quando lo SpiritoflanCo è paii^' 
ragonatò ad un Mefl'o che iddio o Cefucriftò ìtU 
Via 9 ciò fignifica fempliceiiiente y che Iddio' i i 
Gefucrifto fpargono il dono del SanCo Spirico ; 
"Quando la Scrittura parla della difcéfa dello SpU 
'^itonanto fulla perfona di Gefucnfio in forma cor<^ 
porea , quefto vuol dire j che quando fi vide ca/é 
apparizione > i doni le grazie dello SpiricoflTanCo 
furano actualniienté comunicate a Gefucrido. Quan- 
do lo SpiricofTanto difcefle fugli Apposoli in figura 
di lingue; di fuoco , ciò tuoi tfire t che riceverte«r 
ro i doni dello Spiritoflfifnto à mifura 1 che quefl^ 
lingue fi pofarònò fullé loro tede ; e per tal modior 
cotaU metafore divengono chiare, he ve n*è 9tcu«7 
uà) la quale provi > che lo SpiritoflTanCo fia infej^io-' 
re a. Dio. Ma quando fi verificale ancora » che ve 
ne fofferó di malagevoli ad ifpiegare > pocreb^rof 

forfer 



( i) Genef, XVIII. 21. Exod. XVIII- 19. cc^ 



MA. li» 

forfè alcuni fkffi ofcurì formare in uno fpirito ra- 
gionevole una difficoltà grande coVitro gli akripaf* 
li chiariflimi} i quali dannò allo Spii ri coffa ntò i no^ 
mi e gli accribucl del vero Dio ? Come (iuò darfi i 
che uomini' i quali fi piccano di non ubbidire che 
alla ragióne, fi determinino feiiipre per le difHcoU 
tà, che nafcòno dalla noftrà ignoranza fu ila manie- 
ra tome una. co(a è , come fé fofle una prova e^i« 
dente che la ftabiiifle ? Che non ci prendano gii 
a rimproverare , che diamo un feofo arbitrario ai 
paffì dellaE Scntcui-a , che abbiamo citati , il Clar- 
ke non ha potuto combattere quelle interpreta* 
ziorti , e i Padri prima o dopò Maci&dònio 9 ave« 
vano dato a quéi palli la fpiegazione i che noi ti 
diamo. 

La Scrittura liotl Ifpiega là maniera i come là 
Spii-itòfTanto procedi dal Padre e dal Figliuolo l 
ma nói Tappiamo} che noti procede dal Padre dell* 
iileffo modoi con cui il Figlio é generato dal Pa« 
^re . Nitinp è autorizzato a dire 9 che la genera* 
zione del Piglio fia l'unica maniera con cui iIPa« 
dre e il Figlio poffano produrre; e per conféguen- 
za , r ignoranza lìetla quale fiamo circa là differen^ 
za che v*ha tra la generazione del^Figliuolo, eia 
proc)?(Iione déÌ7e SpiritoflTanto , lion è uria difficoU 
tà> che ci poifa venire obbiètata. 

Non è polTibile difcendere in tutti i foffifmi « 
che i Sociniani hanno inventato fu i pafli y^ che 
abbiamo prodotti ; e le fondate prove che vi ab* 
bianio unite badano per confutar quegli Eretici • 
Quelli che bramaffero di entrare ili tali pàtticO'^ 
larità I te troveranno ih tiitti i Teologi così Cat« 
tolici j come Protéfiànti • Noi diremo folamente ^ 
che 11 le Clerc confefTa , che quefti pafli non fi 
poffono fpiegare che con fomma difficoltà nell* 
Ipotefi Sociniana , e eh* egli ned vi trovava rif- 
polla i poiché non ne oppone alcuna alle confe- 

f;uenze che ne deducono i Cattolici 3 iocchè non 
afcia mai di fare > quando fi tratta di difendere i 
Sociniani • Non pretendo con tale rifleflìone di 
tendere odiofo il le Clerc : ma vorrei folamentc 



tot MA 

iofpirtre a quelli che attaccano i miàtt) aa tM»c0 
pi& di modeftia e di riferva , metceodo loro lotto 
gli occhi un ledere imbarazxato e incapace ditn» 
vare rifpofta fu quelle materie j nelle quali lafpac^ 
ciano da Maeftri, 

Non efamineremmo qui le difficoltà colle quali 
coftoro preeeodoQo provare , che repugni j che ri 
£a in Dio una Perfona diftinta dai Padre » Ce ooA 
r aveffimo efaminato neir Articolo ANTlTRINt 
TAR/ • * Le difpute nate per effetto dell* Erefia 
di Macedonio, fornoano un gran peazo deU*Iftoiìa 
Seclefiaflifa dei Greci ( i ) • 

MANETE fi desomioava originalmente Cuhri. 
co ( a ) > e nacque in Perita 1' anno 240 i una 
femmina di Cteiifrate io comperò mentre era di 
fette anni , ed eflendo molto ricca , Io fece in- 
firuire 9 e Io lafciò fuo erede univerfale alla mor- 
te. Veggeodofi al poflello di tanti beni , andò ad 
abitare preflb il Palazzo , e prefe il nome di Ma- 
nete « NeHe mobilia della fua eredità trovò i II* 
bri di un certo Sciziano ( 3 ) » li lefle i e vi tro» 

vò 



^ I mmmmammmmmmmmmmmmmm-mmimam 



* ( I ) Vedete il Witajft de Trinitate Part. IL 

pag, 98». , , 

* ( z ) Teodfito Io denomina Sciziano di primo 
flome Hasr« Fab. L* L cap, %6 , cui fi fottolcrive 
SvtdjB nel Leflìco, eCedremo nella Storia; ma equi- 
vocano quefti Autori col Sciziano , dalle cui Ope- 
re trafTe Manete la fua dottrina* 

"" ( 2 ) Quello Sciziano da Archelao fi dice ora 
Scita ed or Egizio» delta qual cofa il BesufshtT. 
!• pag. 19. mena gran romore , benché il T»//*» 
«19»/ Tom. IV. Not. a* Stir hs Mdukìins v* abbia 
ravvifato un* errore del Traduttore . Fu profflma 
coftui al tempo Appoftolico » e come narra Socrate 
L. I. e. 2a. inferì il fiftema Pittagorico nella R.6» 
ligione Criftiana. Il TMh Itinerar. Ital. pag. ii5, 
ed il Zuccagni , non vogliono che Manete abbia 
trovato realmente libri di coftui , ma a ciò fi op» 
pongono tutti gli Antichi ^ 



M A 9q<K 

lift deferittb Id fpectacolo dei beni e dei mali , de* 
quali è quefta l-erra il tearrp , d^i quali Sciziano^ 
avca d.édotto una AippoGzione » che i| mondo folFe 
qpera di due oppqfti Principijf l'uno deTxjinihfoC 
fé efTenzialnDente buono , e l'alerò eflenzìa Imenei 
m'àltàgìo j e tutti ó^c etèrni e indipendenti. Ma-« 
9ece adort{> un tale Sci fn^ , tradufse il Libro d\, 
Scia^iano , vi fece qualche mutazione , e lo efpofe 
come cofa fua. Quarto noi difammeremo nell'Arti- 
colo feguente MANICHEISMO i e foio diremo , 
che il buono ed il cattivo tVincipio fono la luce» 
eie tenebre. Nfanete ebl>c fuVto d^i difcepoii , 
■ ■ Tre* di quefti diCcepoli nominaci lmTìmafo> Bud* 
da, (x) ed Erma andarono a predicare la Tua doc« 
trina per le Città e Terre della Provincia , nell^ 
quale s'era ritirato Manece dopo aver abbandona* 
taTla Capitale^ nna poi fprnoando più valli difergni» . 
ìiiaadp- 'gommaio e Budda jp Egitto e nelle Indie ^ 
e ritenne preO'p di fé Erm^ . Ip tempo di millìoji 
oc , it. figiiuojo di Sapore Re di p^rfìa caJde pe^ 
jricolofa niente an^malaco s. e Manete , ficcome dot* 
tp in medicina, vi fu chiamalo, o and j!> egli fteflo 
a^d. offeiirfi per curare il Principe , che gii.venn^ 
«iodato ^ ma riufcendo inutili i fqoi rimed), il 6^ 
gliuolo del R.e morì , e Manete fu podo prigi»» 

ne C»)' 

.;X«w i/7, O^ Egli. 

* ( ZxX Sant'Epifanio Io denoniina Adds. Vedete 
^1 P, Travafa, Vita 4i Manqte. 

(2) Noi abbianio originariamente 1* Iftoria di 
Manicheo , o fia Manete in un'Opera antica in* 
litolata: ./f5?ii Di/puistimum Arch^Ui Epifc^pi Mtfom 
fptf^mU , éf^ Mametit HArefiareh* • Con quello ci* 
aolo, fu pubblicata dal Zaccagni Bibliotecario, dei^t 
Vaticana • Ved. Monumentm Eeciefiét GrdC4t é^^Ls^ 
tiȣ Rofns 1698. Il Valefio ha inferiti^ quafi tMtCji^ 
quftfta. Ji^pfita nelle ftiei^noce a Socrate 9 e' fi. trÀ-^ 
ya Q^l.^Jerzo. Tomo del Cellin fqgli Autori Sé- 
clefiaftici 9 e nelTomo il. del FsbrixJo • Su qu^ 

' fla 



Ilo MA 

Egli era ancora ia prigione » qoao Jo i Tuoi ^u^ 
difcepoli Tommafo e Budda tornarono a render* 
gli conto della Tua miifìone. Spaventati dallo Da- 
to , in cui trovarono il loro Maeftro^ !• fcon^ 
giurarono di penfare al pericolo in cui fi trova- 
va. Manete li afcoitò fens^ac^tazione , calmò le 
loro inquietudini 1 rapprefencd ad eflii che la loro 

te- 



»*"^l II ■ » I — ÉH^— — — "^W 



— I ft. 



(la conferenza di Archelao S. Epifaniof hat lavori^ 
to nei 371} Socrate nel 430 y Eracleano alla fin^ 
del fedo Secolo, ed è citato in un'antica catena 
greca fopra S. Giovanni ( Vedete il Zaccagni PneC 
pag. II. ) Fabrizio i ivi, 
^ fi Beaufobre confeflfa^ che quelfi Atti fono ari« 
fichi, ma crede, che tale antichità non perciò lì 
provi autentici, né dircìolga le difiicoltity eh* egli 
propone contro queft* Opera • Dopo averle^ lette 
con tutta Tattenziòne^ non ne fono reftato per- 
fuafo , ed ho feguito gli Atti della difputa dfì €a« 
fcar, e darò in una nota alcune prove, delle fiac-^ 
cheaza dalle ragioni , in forza cfel Te quali il fi%<ulo6re 
rigetta come (uppofta I* Iftoria della difputa di Cafcar, 
* Noi noteremo quV, che nelT anno nHedèfimo 
in cui fi próduceva in Francia quefio Dizionariot' 
ufc\ pure a luce in Venezia la Storia critica del^ 
le vite degli Erefiafchi del ertirdito P". D. Gaetano 
Travafa, il quale- fórma una ben lunga Dlffei^ta* 
2 ione di pagine 36. intorni é^lC Jiéwitk degli- ^ Jtù 
ti di Archelao^ premettendola alla Storia di' Ma* 
nete, e confutando pure^ d'in^ntementi^ Vi Beaó- 
fobre. f puntr di controverita (friticf») eoiiVengò» 
no alP incita colfa nota leguente, fenoncnè T Ita- 
liano^ Scrittore rileva pia minatamente akttlii 
tratti maligni ed irragionevoli del^ Beaufo&ref 'ìf 

2uare cenfurando Godofredor Arnoldo còMe trop- 
procFive agli Érefiarchi , ( Hifivriré défimpigJMg. 
Tom. r. pag. 240) eade continuamejite nellt c^otoi^ 
naedefiraar 



tèma Èn iljià debolezza , «ravvivi il loro corag4 
gio 9 rìfcaldò la loro immaginazione » fi alzò , fi 
pefe in orazione; ed infpirò loro una cieca, di- 
pendenza dai fuoi ordini , ed un coraggio a fron^ 
te di qualùnque. pc±iKlio. Tommafd e BùddA nel 
render conto a Maiiece della loroMiffìdne) glidif- 
feròi che non ave^anQ ]ncontra,to nimis,! pi^ for- 
midaibili dei CriAi^ni; Manecis conobbe li neeeiOìti 
di fatfeli amici) e form^ il pi-ogetto dileg^rìofie-i 
me i Tuoi princip} col .CriSlaneficn.o; onde /pedi i 
fuoì difceppli à comperare i It^ri dei iCriftiani» è 
in tempo della (ix^l prjgionijl, aggiunfe ai Libri Sa- 
cri^ o tplfe yia tutc/!>ciò eh* erjt favorevole i ocoa- 
trario ai fuoi princip} (x)é . 

Ò 1 Ma- 



(i ) Quefio Articolo è uao dei graniti àrgomeotj 
jdej fieaafobre per provare la falGtà degli Atti delibi 
diJTputa dìCafcar; ondcefamineremolefuera^oni. 

I. Il Beau (obreS^ ice > che $• Epifanio aUefta, ch^ 
Manéte aveva avuto i Li^ri dei .Criftiaói prima 
,dj jéfiTer poAo in prigione; » loccJiè. prova ja talfità 
^#iriAorie della conferenza di Cafcar • M» egli 
^*i|igaana; poiché I. Epifanio non Vpunto contrario 
agli Atti della! dlfputa di Oifcar. <^jefto Padre at« 
xeiSa p^fixivarzieiue) che ì difcepoli di Manete aoi* 
llaxojDp a comperare i libri deiCriSiani /e chef poi 
tornarono al loro Maeftro, che trovarono in pri« 
gion'e; che gli riroifeto i Libri deiCriftìani» e cht 
nella prigione quelTEtefiarca accomodò i libridea 
C^riAiani al fuo Sìttemt* Il Beaufobre eira dunque 
j5, Epifanio ^ almeno con negligenza., pójcfaè £li j^ 
jdire paròla per p?rola ru^to il contrario di quel 
dhe dice. Vedete la pagina óii» num^ 5. di J«Epi«- 
fanÌQy dell' ^dizione del Petavio. 

IL 11 Beaufobre a;tftacca T autenticità Àè^i Atti 
della difputa dr <;arcar ^ colla teftimoaiaoza dji 
S. Epifanio. Aveva dunqu* egli obbiiatò , che ri« 
guardava S. Epifanio Còme un Autor credulo « fe#-r* 
^^ criticai e fenza difceroimeoto j e con tali air.* 

49^ 



ttt MA 

Monete lefle ntì LibH Sacri 9 cfié un buon ar« 

tore ooh può rendere cattive frutta, né vtn àr> 



■^ . 



torìtà fi attacca l'autenticità di uno Scritto? Oper 
èhegltò'dire, la fteflTa perfona puòefTere Autor gri^ 
H^Ce teftimonio di tutoHtà, fecondo eh' è" favore:; 
Vòle,.p contrario alle opinioni del Beaufobrè? 
* ^III. -Il Beaufobré prova , che iiifatti Maaetd 
tveva Ietti i libri dei Criniaqì prima detta fuà 
prigionia , p€tch^ quefla fu di j^óca durata, onde 
poter inftruirfi nei libri dei Criftianì co$V fondai 
tame'ifite ; feri vere le lettere che ha fcritto, e di- 
fendtrfi così dòttamente come- jja- fattoi anch^ 
jiciella difputa di Cafcar. Ma primieramente il Bc^ 
àufòbré non* può determinare' il tempo della- du« 
irata della prigionia di Manete; it^ fecondo -tdo^o^, 
t progrelTi, che 'Manete'f^ce nelti cognizione der 
Libri ^anti, dipendevano dai ^adi di pen6trasiene 
e della' fa gac ita del/o fpirito di Ma ne te* e del' ino 
ardofe per' inftruirfr;' Or il B^aufobre cpnfefla,' 
che Manete aveva ^ molte cognizióni acqaifiate , 
molto fpirito naturale > lina grande abituarmtb' di 
faziocinareV trotto talentò > ed lino fmifuratoiar^ 
4ore drrenderrr celebre ? onde con' tali dìCpo&iiiu 
ài è'j forfè i mpòfTì bile ^ cbo Manete abbia acqaiflhtie 
(e cognizioni, che aveva a CafCar» é che la abbia 
acquiilate nello fpazip^ di f^t mefi alhieoov eh* egli 
dimorò in prigione-, come pénfa il Beaufobrev 'Fi- 
nalmente fé nella difputa di Cafcar Manete cpm'^ 
parve troppo inftrutto per non avere fludiato cti^ifei 
inefi i Libri dei Criftianiy come pretende in un*al- 
^ro'luogo il Beaufobce, che gli Atti delta conferenza 
di Cafcar (iano fallì > perchè Manete vi' è rapprefen4 
tato Ironie fopraffatto dalle ragioni di Ardielao > 
fcnza fapcr rifponderglj, quantunque avelTe delle 
forti rifpolle da poter fare» e che fia ìmpo(fìbiie )^ 
cpm*egli dice, che-un ueimodella qualità di Manete 
ìii. reftaco fenza rifpoftaj-zcome lo prefentaoo gi4 



b€^rQ cattivp I>uarfe frutta ., e xr^dette H potere 
io forza di quedo paflb p^bilire U neceflità di 

O 3 ri. 



Atti? QueMi che vorranno aflicurarH da loro ftefli 
deiia verità di quel che Mferifco > non ba.nnp, ch^ 
a confrontare il Capo fettimo del- primo Libra» 
t>ag. 76. coi capo nòno '.defila fteflo Libro pag. 103» 
Tom. L'deir IQoria del Maàicbeifmo 3 dt>ve fi trova- 
no cotali -contraddizioni y paròla per parola. 

IV. Il fieaufobr^ per provare» cbeManete aveva 
cognizione de* Libri de* Criftiani prima della foa 
prigionia ,.cita T Heròelot ^ che >, dice che. Manete 
era Pr6te tra*i Criftiani della ^Provincia di:Abuaz.. 
La critica* dei BeanfobVe mi pare anche difettofa 
in qufeila parte , poiché fi può forfè anteporre Tau- 
torità degli Scrittori Orientali , colla quale V Htr» 
helot autorizza quefto fatto , ad un monumento Can» 
to antico» qual è la difputa di Cafcar ? 
h L*£rbel^t ; una pagina prima ii quella-, oye fa 
Manete Prete Cfiflianó ^ aveva detto , cha queft* 
impoftore avendo udito drrfi i che Qefucri(h> avea 
promeflo di fpedire dopo di lui \\ fuo Paracleto > 
volle perfuadere-al Popolo ignorante di PeriM , ef* 
fer egli ill^aracleto; locchè non poteva certamen- 
te diri! diJVfanetei, qualora ^ueft* impo^ore,- prima, 
ài pubblicare la fua £re(ia iotle flato Prete tra i 
Criftiani. Egli è du^ique ^vidente>^ cbe T Erbe/ot 
in queA' Articolo non ha fatto <5he faunare eutta 
Quello , che diverfi éutorj Orientali aveailo detto' 
di ManetCf tanto pili che T Erbelof / medefimo nelf. 
Articolo hi4ntt0 fuppoae , the queflo non Ga (lato 
Prete prin^ di pubblicar h fua Erefia v 
• Noi. noDieften diamo di. pia Je noftre iifleflioni 
ip^^uefi' oggetto ^ flia crediaflio dover avvertire '^ 
^he Ja Storia Manicheo de) fieaufobre , la qufla 
wa i)uà riguardarfi , che come Opera di un uo^. 
ifl<>. di molto fpirito e doctH^ia , e che pu^ effer* 
Htik p^r imiti tfcoli » cpntiene dglla oitance noi;" 

t9 



^«4 MA 

^ióonofòerft i^t Mtfhdo due Principi j uAo buono 
ed uno malvagio > per produrre i beni , e i ma- 
)i (i). Trovò nel}a Scrìccura, che Saranno è il 
Principe delle tenebre ed il nimico di Dio, e 
credette di poter formare di Saranno il Tuo Pria* 
cipip malefico. Finalmente vide neii* Evangelio, 
che Gefifcrifto prometteva agli Aif^poftoli di fpe. 
dir loro il fuo Pdfseiffo ^ amache infegnafle «d 
etCì tutte le verità , e vedeva > che quedo aoit era 
ancor giunto si tèmpo di S. Paolo ^ poiché l'Ap* 
ìpoftolo rtìtd^Citùo iicct doi non conofciamo che 
imperfetta niente, i^a qqando yei^rà la perfeiione, 
allora far^ abolito tuttociò , th' it imperfetto . 
I^anete credette > che ì Criftiani afpettaflero an- 
cora il Paracielo, né dubitò» che prefentandofi 
Cotiit tale, non poteAe (ir accettare la fua dou 
trina . <^uefto fu airingrofTo il progetto che for* 
mò Maoete per fondare la fua $etca (g^). Meatre 

pe- 



te fcorrezinni nelle citazioni, mancante di Criti- 
ca e di Logica; in efia i Padri yi fono cenfurati 
con alterigia, e quafifempre IngluftamenteConvia- 
ne, ^(le il Be^ufobre non fi fia accprtodi ciò, che 
dee, corpMo penfo, conofcere ogni giuflcf Leggero* 
re, eh* efami na il fuo Libro; cioè, che I* Autore 
era ftrafcinato dell'amore deiparadoflb, edai defi- 
derio di renderfi celebre, due nimici irreconcilia- 
bili della equità, e della Logica. 

(x) Match. VII. i8. Epift. ftlanet, ad Marceli. 

(x ) Il j^eaufobre ha pretefo di proyare lafalGtà 
degli Atti di Cafcar, perchè giudica impoiTibile, 
che l^anete abbia prefo il titolo di Paraclitoi e 
prova que(Va iaipoifibiiit^, perchè Manete non ba 
potucd d«(noniinar(i nel tempo ifteflb Paraclito ed 
Appoftoio ( Wfoir. de Msnick, L. L cs^p. 9* fsg. 
IO). ) Ma I., è certo, clie i Manichei credevano» 
che Manete foife il Paraclito; ed il Bs/nage fi fer* 
ve di quefto fatto per provare contro Monlignor di 
Meaux, che il Manidieri fono differenti dagli Albi- 



M A'^ 115 

perb difponeva così il Tuo piano > fepp6 che Sapore 
a vea decermi nato di farlo morire, onde guadagnò 
le fue guardie, e fuggì; ricoveraadofi fulle terre 
(leir Impero {tornano, (x) 

Manece fi enHnziò come un nuovo Appoftolo fpe« 
dito per riformare la Religione , e purgare la ter- 
ra dagli errori tutti , (n tal carattere fcrifle a . 
Marcello, uomo diftiqto per la Tua pietà, e confi- 
derabile pei Aio credito e per la fua fortuna. 
Marcello comunicò la Lettera di Manete ad Ar- 
chelao Vefcovo di Cafcar, e di concerto coneflb, 
pregò Manete di porCarfi a Cafcar per ifpiegar- 
vl i fuoi featimenci. Giunto Manece in Cafcar , 
fu da Marcello inviato a tenere una conferenza eoo 
Archelao 1! Si prefero in Giudici gli uomini più il- 
luminati ed i men fufcetcibiU di parzialità nel lo- 
ro giudizio, e quelli furono Manippe dotco^ram- 
matico e faconda Oracore > Egiaieo abililfìmo Me- 
dico, e Claudio e Cieobolo fracclli e cucci due 
Rettorici di abilità, LaCafa di Marcello fu aperca 
a cucci quelli, che aveflero vpluco afHftervi, eMa- 
.oicheo couiinciò la difpuca^ 

Io fono, diflj egUf difcepx)lo di Gefucrifto , Ap- 
pollolos di Gesù , il Paracleco promefìb da lui • 
Gli Apposoli non hanno conofciuco che imper- 
feccamence la verità, e S^ Paolo acceda, che quan- 
do verrà la perfezione, cucco quello eh' era im- 
perfetto farà abolito. Da ciò Manete eonclufe , 
^he i Crilliani ^fpettavano ancora un Profeta , 

9 A PA^^ 



gefi. (Ba/nMgt UiflcJre des Egiifes Ref$rmtts) II. Sic- 
come Gefucrifto doveva inviare il Paraclito, non 
fi vede, che il titolo di iVpPpftolo fia incompat ibi- 
le con quello di Paradiso , Ppichà Manicheo non 
fi conildera qui, fé non rapporto alla fuaMiffione. 
* {i) Il Besu/ohe pensò che Sapore volefle far 
morir Manete, perchè s* era fatto CtiAiano» nel- 
la qual cofa viene confutato dal Tmvafn^ Vita di 
Manete , 



\ii MA , 

ónde perfezionare la loro Religione > e preteadèfi 
"ài eflVrc egli il Profeta. ' ; •• 

r Giudei , continuava , infegnano , che il iciie 
ed il male procedono dairiftefla càufa , né ani- 
inetrono che un folo Principio di tutte le cofe;- non 
pongono alcuna differenza tra la luce cletèoebrc?i 
confondono il Dio fo^nr^anDente buono ^ol Princi- 
pio malva^gio/ né v'ha errore o più i^rai;ionevole} 
o più ingiurìofo à Dio di quefto ; Gefucrifto b% 
fatto conofcere àgli uomini , che il Dio fupremb 
e benefico non regna fo-lo nel mondo; che il Prin- 
cipe delle tenèbre vi èfercfta un' impero tirannico 
fopra degli uomini , che li ftrafcina incert'antemeif. 
te incontro al male; che accendetfadi loiro mille 
paflìoni perrriciofej che fugJ^frifce lortf tutti i delit- 
ti . Gelucrifloha rivelato agli uomini la ricompenlà 
deftinara a quelli , che vivono fot(o l'impero del 
Dio Supremo e benefico , ed i fupplicf rifervati 
;igli iniqui , i quali vivono fott'o 1* imperò del Di» 
ìnonio ; finnlmente ha fatto loro conóftìere tutu 
Feftenfione della bontà deli* Ente fuprtmtìr.. Tutta- 
via i Cridiani fono ancora avvolti in errori peroi- 
iìofi circa la bontà dell' Elfere lupremo r poiché 
credono , che fia il principio di- tutto , che abbia 
creato Satahhò , e che poffa fare del male agli 
uomini . Queftè falfe idee (ulla bontà dell'Eflere 
fupremo l'offend'ono ^ fov vertono la morale ^ ed. 
impedifcono agli' uorifjinf di feguire i precètti e4 
i cpnfb'Ji Evangelici. • . - 

Per ifgcmbrar quelli errori , conviene illumina- 
re ^li uomini full'origine del mondo , e falla na- 
fura dei due Principj , che fono concorfi nel foi^ 
marlo; convien, che imparino , che il b.*ne ed il 
ihale non potendo avere una cauft'comune , èfoi'- 
2a neceflariaitiente di fuppor're netMondoun Prin. 
^ipio buonb ^ ed uno malvagio. 

Né folàmente adc!uceva Maiieté argomenti di 
ragione per provare i fuoi due Principi, ma alle- 
gava l'autorità, pretendendo trovarne le prove in 
San Giovaniiii che dice, parlando óeì Demonio* i 
#i&# jiffomi Is vcntÀ nw e in lui j tutte le volte 



t%i mimi/ce % pMtU fteomd'c il /«# pifàprìp gsTAtfere^ 
fendo egli mintitort eguMÌmeut$ 5 <^« fitQ Psdrg j(l)i« 
Chi è il Padrjevdtl Diavolo^? xlice<^ Manete,, Non 
è cercamece .Iddio^ cke non può eflere menticore'( 
chi è egli dunque ? Non v! ha che due mezzi yist 
edere Padre di qualcheduno » la via .della ^eoer^ 
zioue , o della creazione • Se Iddio è Padre del 
Diavolo pe>r igeneiaaione ;- il Diavolo farà confu- 
fianziale a Dio r^ ed. una Cale conffegueniia, e fona- 
mameote. empia* Se Iddio è Padre dei Dia^volofier 
creazioue 1 dunque. Iddio è. mentitore ) locchègè 
una. hellemia : Conviene dùnque > che il Diavolo 
fia figliuolo o creatura di <}ualche fiflere iniquo. 9 
che non iìa Dio ;^ dunque vi è un Princij^io crea" 
core ) che non è Dio.« . 

Ai.cbelaot impugnò la qualità di Apposolo diG6^ 
fucrifto',, che fi attribuiva Manete » e gli chiefe fu 
quali prove fondafl'e la fui MifTione i quali rniri* 
coli o prodig) aveffe fatta -i e Manete non^. poteva 
allegarne alcuno. Coit tal mezzo Archelao fpogliar 
va Manete della fua autorità » e riduce va la Aia 
dottrina al Sidema ordinario, diilruggendogU i 
fondainenti « Provò poi contro Manete , eflerft 
imponìbile di fiipporré -due JEoti eterni e necfiC» 
far) , j* uno dei quali fia buono , e 1* altro mal« 
vagio : poiché due Enti eh' efifteflero per neceflì- 
là della' . loro natura non potrebbero avere, attri» 
bufi differenti, né formare , due .Enti diverfi^ o ft 
follerò, due Enti dive|:fi , fareibbero limitati ^.«nè 
potrebbero efiftere di lor natura , né più farebbe- 
ro eterni e 'indipendenti r Se gli oggetti » che d 
riguardano come malvagi TofFero opera di un Prin- . 
cipio efFenzialmente malefico ,' perchè non fi tro- 
verebbe .iji natura un male puro , fenza mefchiaii« 
Za di bene. 2 Scegliete dun<|Ue tra gli oggejtti, cW 
ci hanno fatto immaginare, un Principio lùalefi^^;' 
e coèterna al Dio Supremo , voi non ne crovere* 

•te . 



r 



;' * "J ^ ' .t ' ." — ^ — -*' '■ ' . ■ ■■■■ y .i i.^—..^ » !■>».<■ I III ■ * .i . i»i < 

t . ... 



(1) fobìa, VUI. 44i / 



; 



te M folo f che tttìn kìbu q^aléhe qualità bencl* 
pL^ e qiulchQ proprietà ti^tiie. 
. il Demodiè ì e|ìe fi vorrebbe far f isuardare to- 
me na Princìpio coecerno nIl'Ente Supremo > & 
ifella fn oi^igirie dna creatura innocente 9 che 
s*è deprava u , pel mal ufo che fece della^ tm Us 
*értà/ 

Quefti fi>no in generale i principi» che Ai'ebe» 
lao «ppofe a Manece • Tutti comprefero ia fors4 
di uliraèioaiy ni vi fu alcuno » che reflaiTe abhu 
gliatoo colpito dai foffifmidel fuoavverfario. Arche^ 
Uù pofe in (Scuro il Popolo dal pericolo di eflere fedot* 
fo» coli' illuminarlo. Quale Arage non avrebl)ie fateci 
nella DiQcefi di Cafear un uomo del carattere di Ma* 
nete» quando Archelao non foRe dato che o un buon uo- 
|Do iensa (talento , o uiigran Signore fenza dottrina f 
• Difperando pertanto Manete di poter farfi dei 
difcepoli nella Diocefi di Cafcar , ripafsò in Pcr« 
lia I dove i Soldati di ^apore lo arreda ronp y e lo 
fecero morire verfo la fii^e del terso Secolo (i)y 
Tale fu la (ine di Ms^nete nel luogo , dove tre 
Secoli dopo.) Maometto fanatico , ignorante 9 fen* 
ara lumi q cognizioni fi fece rifpettare come Pro* 
feu 9 e fece ricevere alla metà deir Afia come 
una d$>etrina tnfpirata^ unipifcugUoafl'urdodiQiu* 
dai(kìo e Criftiapefimo, 

Manete legando infieme la dottrina dei Magi 
col Criftianefimo » difpiacque egualmente ai Per- 
fiàni 9 ai Cridiani , ed ai Romani 9 onde tutte le 

So. 

( I ) Morì Manete fcorticato vivo 9 come ripor- 
tano i Santi Epifanio « Archelao ec. Verfo Tan- 
no %77» come ha al J'iihmonf . Memoires T^m. /„ 
ÌJHs 4. f4^; é9j. ^iz. V^»tt, lì beMu/ohn per al. 
trò mette-in queilione anche la morte , credendo 
di trovai contraddizione tra la relazione diS. £pi- 
fanio 9 e quella di Archelao. ^4Qo fi può negare , 
che non olienti un prurito di (Irabocdievole cri* 
cica. Ved. Cent. Maddeb. Gen. 3, 



Società Religiofe dalle quali era circondato fi foU 
levarono contro di Jui , e ne reftò oppreflb. Ma 
quando Maometto Jegò il Criftianefitno colGiudaiCf 
mOi l'Arabia e le' Provincie di Oriente erano pici, 
ne di Giudei , di N^ftoriani , di Eutichiani , di 
Monoteiiti e di altri Eretici efiliati o banditi, i 
quali vivevano pa<Mficame6te iotto la protezione de* 
gli Arabi » ma conlerva?ano contro gì' Imperadofi 
Rpmaiii e contro i Cattolici un'odio implacabile ; 
e per yendicarfi fparlleggiarono il fanatifmo dlMao* 
metto , iflecondaronò ì (uoi $forti , e gli Aiggeri-. 
rono fotf'fe ancora il progetto di eflere Profeta e 
Conquiftatote , giudicando qualunque fovranità più 
tolleral^ile , che quella > che tenevano allora i Cat* 
colici • Daiir altra parte Manete : era un filofofo » 
che voleva ftabilire i fiioi dommi per via di difpiK 
ta e di p^rfuafioney laddove Maometto efa un fa« 
natico ignorante j^ ed il fanatico (enza cognizioni 
corre o al Tuppli^io o all^ armi, 

I difcepoli di Nfan^te fecero tuttavia qualche 
profelitp . Furono cercati e trattaci con cucco il 
rigore ; nonoftance fi molciplicarono } e fei Secoli 
dopo Monete j in cempi di tenebre e d* igqerao» 
2a , veggiai^o i Manichei eflerfi p^otentoiamence 
moltiplicati , e aver fondato uno Stato , chè^féce 
cremare l'Impero diCoftantinopoli* Egli è digran- 
d'interefl'e il conofcere le diverie forme, chejpre* 
fé quefta Sejtta , i Tuoi progrelTi ed i fuoi effetti 
nell'Oriente 4 e nell'Occidente* 

MANICHEI . Pifcepoli di Manete, e feguaci 
della fua dottrina. 1 principali difcepoli di Mané^ 
ce furono £rma , Budda , e Tommafo 9 che andarot*. 
no nell'Egitto.» in Siria, in Oriente e all'India a 
fpargere la dottrina del loro Maeftro* Incontraro» 
no alla prima molte difayventure , e fi fecero po^ 
chi profeliti . Qui efporremo i loro principj , e le 
prirpe difpofizioni di tale fiftema , ed in appreflq 
«le racconceremo i progrefli • 



$. I. 



., . . ' "Si 

Delii prime difpofiz'oni dii M0nhMy dei lor^ . 
frincif) , $ dillé^ loro Morsh » 

:,...-. . ■ . • .. I • 't 

i I primi feguaci di Magete compoCèro diverii 
Lìbrr per difeodere le iore opinioni | eGccomeMit 
jiete aveva prefo il ticdo d*Appo(loio di GtA 
Criflo , fi riunirono, per quanto fu podjbile.i hpcifli^ 
cip) filofofici di Manete coi Dommi del Criftiaoe^ 
iGmo* Si raddolcì pertanto Ji Silema dìMabete» e 
fi fece in diverfi capi fparire àkneno in appiarenzi 
Toppofizione del Maiiicbeifnioy e del Crjfti^nefimOi. 
Altri difcepoli di Maoete» tra i. quelli A ri^pcriftoi 
t>retefero , che nei fondo tutte le Relii$ioni^ ^isr 
gana, Giudea ,r Cr illiana ec. cpnveniflerQ nei prii^ 
cipio , e nei Dommi; e i>ort follerò ^differenti cJ>0 
in alcune cerimonie. Per ^uttò) diceva n'o^^fi tiene 
fin Dio Supremo >. e dei Dei fiibalterni; qui fotte 
iiome di Dei^ la fotto nome d'Angeli; dappertut<- 
io Templj, Sacrifizi, Orazioni |. Offerte f Rremj,e 
gaftighi nell* altra vita ; dappertutto; Demopj , ed, 
oa Capo di Demoa) principale autoiie dellecoipe» 
tà incaricato di punirle» (i)» 
. Il SifteiÀa filofofico: di Manete y a la Tua optf> 
^ione fuiTorigine dell'Anima , aveva .ida/ l'altra 
^arte molta; relazione collia Filofofia'dr Pittagora ^ 
e di Platone 9 ed anche cor principj .dagli Stoici^ 
éorchè credevano' » che il buon Prijici^io npo fof" 
le che la luce > ed il malvagio Principio le rene» 
hx4f ; e quefta luce fparfa nella materia tenebrofa 
^oi^^vz rut^ quello , che viveva.. • Si vede &cit^ 
menit j elle ì principe aeì Mafiicbeifmo Tuli» oa^. 
ifnra , e full' Origine deirAmolii y' poteva«b» co4i» 

dar» 

. - » - .. • .•••«••( 

■ ' • 

( I ) WtrmnU ruepiismt hi^m^soram sfudCóHolé» 
^ éitim m fMtribuo jìfofi$lki$^ 



iurtt a tnaffimd auftere, e ad una putiti di coduim 
h)i , che potea riguardare come la perfezione dei& 
Morale Criftiana, o menare ad un QuieriPiiO) che 
lafciafl'e agire tutte le paffroni in libercà* Così gii 
Spiriti femplici, o fiipeffizialiS i quali lion fi sittaCi^ 
eano che alle p^rèle, tiè giudicano che fu princip) 
apparenti j i Crifliani inteflaci dalla Filofofia Ritca^ 
^orica» Placohica, è Stoica, gli uommr di un ca« 
j-attere duro,* a uftero, rigido, e faOidiofo ,0 d*uil 
-temperaménto volutcìrofo trovavano nel Manichei^* 
tno dei principi di* loro foddisf?zione. 
' 1 primi difcepofi di Mànete non tardarono dunque 
molto a fare dei profetiti v e verfo h fine del terzo 
Secolo erano in Africa molto numerofi • Siccome 
grimperàdori Rotmni odiavano molto i Perfiani, e 
riguardavano il Manicheifmo come una Religione 
^venuta dalla Perfia, così perfèguitarbno per òdio 
nazionale i Manichei , prima che il CrilHanefimd 
fofl'e la Religione degl'Imperadori, e per zèlo dì 
Religione: così i Manichei furono perfegui tati quaìi 
fempre; e non potevano perciò /ormare per tutto 
quel tempo fé non una Setta in qualche modo fé» 
grera, la' quale dov)^ te: cadere nel fanacifmo» e dai 
principf generali del Manicbeifmo trar mille Donu 
mi particolari, alfurdi, ed una folla d'ufi» e di (a* 
vole infenfate.' • 

Dacché i Manichei divennero una Setta perlè- 
guitata j prefero molte precauzioni' per non am« 
mettere tra di lóro fé non perfone ficure i onde 
avevano un tempo di prova, e v'erano tra da 
loro dei Cattecumeni, degli Auditori» e degli E* 
letti • Gli Auditori vivevano all' incirca come 
gli altri uomini; in quanto àgli Eletti avevano uà 
genere di vita tutto diverfo, ed una Morale fio^ 
golare, formata fui principi fondamentali del Ma^i^ 
nicheifmo . QiiinHi , ficcome in quello Silletna il 
Mondo era r effetto deiU irruzione , che il czir- 
tivo Principio aveva fatto nell'impero della luce » 
così credevano, che il Principio benefico non foù 
fé altro, che la luce celeile. Dicevano, che U 
parte di Dio abbandonata alle tf neb|[e « era fpaxip^ 

*■ U 



99* M^ a: ' 

' • ■ - "■ "> • 

Dèi pygftfi y 9 dell' kfiinziéne dei' 

'•' M^nhiei^ 

. ■ / 

Da Dioclesiano fino ad Anaftafio > gì' Iinper>(i(»|> 
Jt. Romani fecero tutti gU sfofzi per diftruggere i 
Manichei :. fufpno banditi , efiliati > Spogliati dei 
Joro befirì'ì condannati a perire con divertì fuppli*. 
^) r fi rinnovò fpefTo quefta Le^e » e fi efegu) a 
tutto rigore pe{^ quaH dueiSecoli (dai iZ.s. fino-ai 
49**)* 5* iebbe pi4t indulgen^ica per e.ffi fotcp A^oa- 
ftafio, di cui la MatUie^era Manichea, ed ipfegna. 
xono la loro dottrina con più libertà i ma ne fu- 
rono privati fotto Giuftino, e Torto i fìipi Succef- 
fori. Sotto ìL Regno di Coftante » nipot.e di Era- 
elio» utia femmina nontinata Cailinica, e Manichea 
celante aveva diie figliuoli , chef, allevò nelle Aie 
opinioni. Quefij fanc^julli fi denpnr^inavano Pac^o, e 
Giovanni , e fubito , che furono in ida^.o di. pi^.edi- 
.carè iLManicheifmo li fpedi. in, A^menja dave.fi 
fecero dei Dìfcepoli » che riguardarono Paolp ^o« 
me ì Àppoftolp > iJ quale aveva n^anifedato lo(o U 
verità; 9i\de prefero il nome di quelj* Appoftolo » 
e fturono detti PaoIicianiXverfo, la metà del. fetti* 
mo Secolo) • Pao^ ebb^ in ^cceUpr^ Coftantioo j 
che fi nomina Silvano. 

(^uefto Silvano impref<( di riformare i! Mani? 
cheifmo e. di accommod^re il Siftema dei /lue 
Principi alla Scrlctura Sacra , di modo che la .faa 
dottrina pareva tutta cavata dalla/Scrittura , taji 

}|uale r amipettooo i Cattolici;, né voleva rico^jO^ 
cere altra regola di Fed.e olcre di quella » A^^^ 
t;^ya di fervirfi di termini fcricturali , parlava co« 
me gfi Ortodoffi , quando parlava del Corpo « e del 
-^angue di Gefucrifio , della Tua morte , del fitfi 
battefìmo , della Tua Tepoltura , della refurrezione 
^ei morti • Supponevano i fuoi difcepoli > cqme 
^i pVtodpflij un Dio S(,iprenio,.(pa dicevano, che 
non aveva in quefto Mondo alcuq Impero , poi- 

che 



\ 



M A ^itj. 

^hè tutto eJ andava male: e ne attribuivano il go- 
verno ad un altro principio > dì cui Pimpero non 
(i cftendeva di là di quello Mondo, e doveva ^ni- 
re col Mondo. 

Avevano avverdone particola^ ^er le ìm.nr^figini » 
if per là Croce, e queft^era una confegqenza del 
loro errore full' Incarnazione, fulla morte» e fulla 
refurrezione diGerucriQo, che non credevano pun- 
to reale. Rimproveravanp ai Cattolici, chi? oadef- 
fero negli errori del Paganefimo, ed onoraflero i 
Santi, conae Òìyinità^ loc<;hè era contrario alla 
Scrittura, ft pretenjjevano , che 1 Preti vietafTero 
la lettura delia Scrittura Sacra per nafcondere ai 
Laici qgéfta contraddizione era ìi culto^delU.Chi^- 
fa Cattolica, e la Scrittura. Con tali talunnje. i 
Mariithei, fedscevano molte per fone , e )a loroSer* 
ta non H prefentava agli (piriti femplici , che in 
figura d*una S^ocietà diCriftiaoi, che facevano prò* 
feflfione d'una perfezione elìr^àordinarlp^ 

Silvano. Ingegnò la Tua dottrina quafi p^r v^iui- 
fette anni , e fi fece molti feguaci. ' L*Imperadore 
Codantino, Succeflbre di CoQante,^ informato dei 
progreiTi di Silvano, òrairiò j^d un UfSziale nonu- 
nato isimoqe, che anda/Te a prenderi; Si Iva no, e fo 
faceffe morirtp. Ma tré anni dopo la morte di Sil- 
vano, Simone, che Pareva fitto lapidare, abban- 
dóno Cegretamente Coftàntinopoli , andò a trova$;e 
iDifceppli di Silvano, li adunò^ e fi fece loroCa- 
pò, prendendo il nome dt Tito, e pervertì molta 
gente verfó )a fine del fettiino Secolo . Simone, ed 
i}h altro nominato Qiu({o èfal>ero.un^ difputa intor- 
no np paflo della Scrittura , onde Giulio .qé.dima^i- 
dò parere al Vefcovqdi^ Colonia: nria Qiuftiniano 
U* SucceAbre di CoRantinó', informato dal Vefco- 
vo di Colònia, che v'erano dèi. Manichei, mandò 
ordine di far morire tutti quelli, che non volèfle* 
to con,v.crtirli. 

* tJii Arjneno nominato Paolo fcappb ^ q. menò 
fisco dufs figliuoli^ , li indrul, e ne pofe upo alla 
teda dei Manichei , dandogli il nome di. Timo. 
(CO . Dòpo, la, xnorte di 1 iiiioteó , 2Uccaria , e 
temo ///, Pi Qiun 



iì6 MA 

(^iufeppe fi difputaròno il titolo di Capo dei Ma* 
nichel j ^ formarono (Tmc. partiti > efibattqrotp; ma 
i Saraceni avendo fac^a un'irruzione in qjaj^lPàek 
trucidarono qùafi tutto il partito di Zaccaria* Giu- 
feppe più fcaltro trovò il modo di dar nel genio 
ai Saraceni) e di ritirarfi adEpifpdris^ dovè il Tuo 
arrivo diede gran piac€;re a tutto il partiCQ* Ma 
un Majgiftrato zelante per. la Religione lo difcac- 
ciò dalla Città, 0nd*egli fi ritirò in Antiochia } e 
vi fece moltj pròfeliti. Dopo la morte di Giufep- 
p^ iPaoliciani fi diviférò ancora in due partici, l' 
uno aveva per Capo Sergio^ uomo fcalt^O) e na(o 
con tutti i talenti propri ^ fedurre. L^ altro par- 
tito era attaccato aBàanei è dopo molte difpute.i 
due partiti vennero alle niani i e fi farebbero di- 
(Iruttii fé Teodora noti li avefle ricònpJiatj,, rap- 
prefehtaiido lpro> ch'erano fratèlli^ <^; facendp lo- 
ro comprendere ) che farebbero perduti tutci. per 
le loro divi^phi. L*Irtiperadric^ Teqdori. avendo 
prefb le l'edfni del Governo nellà'mijKiritil di Mi- 
chele nel Ì4i« riftabilì il culto delle Immagini , e 
credette dovei" impiegare^ tutta là fua autorità per 
diflruggere i Manichei. Spedì pert^intp in tutto 1* 
Imperò un ordine di fcoprirli, e di farniprjrejrut* 
ti quelli 5 che noli vòleflerò conyertirfi^ e ^.fj ili di 
cento mille uomini perirono coni diverfi generi, di 
morte. Uno nominato Cerbea attaccato a <|u^Ìla 
Setta, avendo faputò^ ebe fuo Padre era mòrt^^p- 
cififib, per non aver voluto rinunziare alla fqaoiy'- 
nione, fi falvò con quattro mille uomini tra i.Sa* 
racenì, e s'unì con lord , e fàccheggjò.le Terre 
rieir Impero, t Paoliciani fi fabbricarono poi moJj;e 
Piazze forti, dove tutti i Manicnei» che Aavaap 
nafcofli per timore dei. fupcriiz) fi rifugiarono ^.^e 
formarono una potenza formidabile per il uumerò> 
e per ròdio implacabile contro gì' Imperadori > e 
contro i Cattolici^ fi Videro molte volte unici coi 
Saraceni I o foli faccbeggiare le Terre dell* Impero y 
e tagliare a pezzi le armate Roncane. Una bacca- 
glia finiftra ^ nella quale fu ammazzatp Crifbchir 
toro Capo> annientò quefta nuova potenza > che i 

fup-* 



MA , Z17 

fuppljsj avevano creala» e cb6 aveva fatto trema* 
re l'impero di Coftantlnòpoli (i). 
. Che; mi fia perm/effo^ di (ifTare un momento TaN 
ten^iòn^ del mio leggitore fugli avve^iimentii che 
,bo ^erpofti*. Manet^ infegnt liberamente la fua dot- 
trina a Cafcài;} ed aDiodoride, Archelao lo com* 
j>at;te. coir armi d^II^jragione , e dèlia. Religione , 
fi diflipa i fuòi. foArmi: f^ vedere la verità del Cri* 
(lianefimo^ ini tutta la fi^.a chiarezza } e Manete è 
tiguardat0 ii) tutta la .Provincia come \xa importo- 
tti né V*è tlcuqOf che jr.efti colpito dalle fue ra- 
gioni > infikttima^tòdairuofahàtifmo. Difpefato egli 
paiT^ in PàtCìHi Ì$aporC( Ip fa morire» ed i Tuoi dif- 
.cepoli. fanno, fubica dei^ profeliti^ Diocleziano è 
infoJr^toV.cbe vi fonò. dei. Manichei. nell'Impero 
yttòmaqoi; còodànnà al fuoco i Capi ^eila Setta, ed 
jt Maiiii:hei fi nàoltìpticano < Per più di feicent'an- 
hì gli. èfii)').! banditi i fupplizjlono impiegati inu- 
jbilmente cóntro di quella Setta: fotto là. minorità 
di Michele i Manichei fono fparfi per tutto l'Im* 
^ero: la pietà di Teodora Vuol diìlruggere quefla 
Setta ; eflV la di (Tipa dai fondamenti') il fuò zelo 
jmjT2ola più di centomila Manichei oQinatir e dal 
fangue di quefti fcìauraci Vede» fortìre una potenza 
nimica della Religione V e délT impero i che fu Iun« 
ganiencè funeda c^ all'une; e all'altra ^ e che acce-»^ 
jjer^ lei^iconquiftéoel Saraceni y ringrandlniento del 
Maome'tiOiilo i e Ja rovina dell* imperò* , 
. Se .Mjtrcelloi in cala, del qùalei fi tenne la con-* 
J(eren^à tra MaAeèé^ ed Archelao, avelie detto a 
Piocjeziano: .contrapponete ai Manichei degli uo« 
gl'oli coque Archelao^ ed efli aìrrefleranno i prò. 
^relQ 4el Mai^icfieifmó i. ibomé qiiel, Vefcovo ha 
l^qcatò .nella fua P^oviticià quefta Setta nafcen^ 
ì^ A jl /^qcó della pe^fecuzione ì che Voi iccen« 

P ^ . detc 



'M^MMaMiaa^wMiai** aBMvaMMViiaa 




Umm pag. i-v*> fefrsf^ SU/éJj4$ de Manjch, 



t^ 



t9Ì MI 

^ete contro eli qui^ffa &rii TorlifÀ ézUt cinèu de' 
Settari una potenisa formidabile al voft'ri ^uiccéA 
fori, Diocleziano avrebbe riguardato Marcèìfo co- 
inè un infenfato , e i fiioi cortigiani avrebbero 
foftenuto , ch'egli voleva avvilire T Autorità 1«^ 
vrana. Se quanda Teodora dava ordine di "faf mo- 
rire tutti i 'Manichei, un Saggio prevedendo ràv- 
venire t' a vede detto airiniperàdrice: Principeflai 
è lodevole il prtiìcipio del ielò ',' che v* anima , 
ina i mezzi , che voi impiegate , faranno fuoefti 
alla Chie(a , e àirim'peto; quefto Raggiò farebbe^ 
ftato riguardato come uh cattivo fuddito, e come 
ùil nimico 'della Religione > e dopo la ribellione di 
ICabrea , non e cérco , che'fìrebbe Aiata imputàtaa 
itii i e farebbe ftato condannato còme un Mariiclieo j e 
punito còme r autore dei mali ^che aflSiffero 1 "IiiìBero? 
• Dopo la disfatta dell* Arniata di Crifochir » 'gÌFi 
avanzi della Setta dei Mabicbei fi difperfe'Qer 
r Oriente , e fecero qualche ftìbilimento in BiiT* 
garia ; e verfo il'decimò fecpio fi fparfero peìr If 
Italia ) ed ebbero dei confidetabili (tabilinienti in 
Lombardia , donde fpedirono dei predicatóri» che 
pervertirono molte pei'fone* I nuovi Manichciravér 
vano fatte delle mutazioni toella 'loro dottrina ^ ed 
il Si(lema dei due Prinbipj nqn v*era fòmprebenft 
fviluppa'toi'nia He avevano cbnfeirvatè tutte le oob^ 
feguenze intorno rEùcariftia , V lnekì;B^tiokie'f''h 
Santa Vergine ; i Sacramenti • Molti 'di quelli i 
che abbracciarono ^corali' érróc'i > firaiìo Entufiafti « 
ièdotti'dalla prefefa fublimità della Morale Mani:: 
chea,' e 'tali Girono alcuni Canonici d'Orleans^ c&* 
erano in gran riputazione di pietà. EflTeridpne iot» 
formato il Re Roberto fece adunare unGòncilio'f 
in cui s*efaminarenp gli erróri de' nuovi Mani^ 
cbei , e i Vefcovi fecero ]nuti|a)<^ìi^e ógni sforno 
per difingannarll : ',, "Predicate, rìfpoférb 'eflì ai 
if Vefcovi I predicate la voterà dottrina agli noi* 
^1 mini groifolani e carnali, che in quanto a noi» 
fi non albandonerenào niài i fentin^enti , chetò' 
5» St;>irito(ranto medefimo ha impreflfo ne' noSri 
9i cngri; c'è grave, c|ie voi differiate ^ cpaodar* 
'*■'•■' 'ne'*'. 



\ 



„ ne al Tupprizio^ >VeggiaittQ nei Cieli Gefucriftè( 
yi che ci Agende le braccia per condurti, in : crioa* 
si fp alla Coree Cèlefte,,. Il Re Roberto li con» 
dannò' ai fuoco, ed efli fi precipitarono confommà 
alfegrezza nelle fiamme» aijno 1022. 

l Manichei fecero niaggiori progreifi nella Lin* 
guadocca. e likèlla Prò^eni^ ;' fi radunaro^ molti 
Conci Ij contro di loro » e ne furono molti abJ 
bruciati, ma non perciò ne fu eftinta la Setta, 
Pcóetraronó aocbe in Allemagna , e paflarono- ia 
Inghilterra,. e^ dappertutto vi fecera.dei profeliti.,' 
itia dappertutto pure furono combattuti e confu* 

. Il Maniebeifoic) perpetuato id òi^a di tutti gU 
oftacoli ,' degep(^rò infenfibilmbnte. e produfle nel 
dodicjefimo^ nel tredicefinoò Secolo quella molti- 
tedine di Setter che profeflavano, di voler rifor- 
mare la Religione e la Chiefa; tatli furono gli Al- 
l^igefi , i Petrobrtifini , gli Enriciani , 1 difcepoU 
di Tonchelino, i Popeticanii' i Catari (i)*. 

MANICHEISMO fu il Siftema di Manéte, che 
<onfifteva fifil f:pnciliare coi dommi .del : Criftiane» 
fimo r opinione ,; chdT.fuppone il mondo » e i fé-, 
j^omeni della natura avejre<<ltte. Principj eterni e 
^eceflCai;) / .1* ano efleiksiaJmente buono > L' altro 
eOensialmente malvagio* Noi fvilupperemo ì prinf» 

3ipi di cotal fiftema , e ne faremo vedere Taflur» 
itìi.e (ìccome il Bayle cofl'occafione del fiAem», 
di Manet^ ha propofto.una folla di obbiextoni con** 
tro Ik Pr^^f^vidému e lAmtfro ià bontà. di Dio, co. 

P 4' %i 



V. 



,(i) vedete circa , li. Manicheifmo d'Italia e 
d^lle Gau/e Affjt. Contilii Anr^lUninps . Spicileg. 
Tom/ li, XMè Coo^ij, Tom. IX, Virgmir Biblipth, 
J^ifli. », Part^ an, io»i. ^g. 672. RMfer contra 
Vafjitenfej cap. 6. Tom. IV. BibMh.PP'.P.II.pag. 
75|r« Conc. Turon* g. cap, 3. ^óocil. Tolof. an/ 
iiiir- Càtìi 3. ^e^#/ Hittoir^dés Variat, U Xfe* 



s\ noi esporremo Ift fue diflBcoltà in favore del Ma- 
nicbeifmo» e proveremo » che difficoltà ripetute eoa 
canto sforzo 9 fono poi meri foffifmi • 

f. I. 

Dfi principi del Msnschit/m§ prims di 

Monete* 

Per ifcoprire le prime direzioni dello fpirito uma- 
no verfo il Manicheifmof convien fituarfi in qaei 
Secoli barbari, neVquali le guerre» le paffiooi e IV 
ignoranza avevano sfigurato l'idea dell* Effe re 5n« 
premo» fparfe fui Domm^ della Provvidenza delle 
deofe cene(>rej e ridotti in 'Nazioni fdvagge la 
maggior parte del genere umano. Gli uomini im* 
merli nella dimenticanza delia loro origine e de) 
loro deflino, non vivevano pii!l 9 cbe come Enti fen- 
fibiìi ,'i quali fucceffivameiite efperimentavano di. 
verfi bifogni»' quali fono la fame la fete ec. ed era- 
no titillati da fenfazioni diverfe ó piacevoli o Ino- 
lede» come dal freddo » dal caldo, ec. Guidtti dal 
folo inftinto cercarono I^ frutta ì leguim oppor- 
tuni al loro, nodrimento» impararono a coIritràHii 
allevarono delle Mandre,' fi "cuopr irono delle lóro 
pelli» e fornaarono dei Popoli di Paftori, e di Agri- 
coltori. La fertilità della Terra non è coftaiite', 
poiché le tempeQe»'la'|'igidezza delle Aagioolt 1* 
intemperie del r aria fecero W perire le. frut* 

fa» i legumi, le mèffi; pafcoli naalfàini o venti mi- 
cidiali infeflarpno le Mandre, e malattie defoiarp* 
no la unione delle Famiglie. 

In tale fituazione, gli uomini fi videro circonda- 
fi da beni e da mali; è gli uomini (leflTi avevano 
fucceffiyamente fatto del bene e del male; poiché 
talvolta facevano parte dei loro iratti , e beftiiqii 
z\ loro alleati, e tJjtlyolta davano il Tacco ai bèni 
dei loro nimici , e rubbavano ed ammazzavano li 
loro befliami per cuoprirfi delle pelli; onde 'Cre- 
dettero, che degli Enti invifibili e fimili agli uo- 
mini rendeflero i loro campi Aerili > diftruggefierò^ 

i Io- ' 



{ loro, ricolti e faceflTero perire h Manctré. % fic- 
come gli uomini non facevano tali danni, che ad 
oggetto di nodrirfi» così fuppofero » che gli Enti 
inviiìbi(i , o gli fpiriti non nuocefl'ero ai coltivati , 
uè facefTero perire gli aninriali, fé non per pafcer- 
fi; e perciò giudicarono d* inspedire, che recaflero 
tal danno col dar loro da mangiare ed offerir loro 
una parte, di legumi e della carne degli animali 
che ammmazzavano. (^uefto fcompartimento deJIi 
proprj cibi 3 che faqevabo^ gli uomini cogli £ntiin- 
TÌfibili > ai quali attribuivano la fterilità dei loro. 
campi o la morte delle loro Mandre, fa tra le Na- 
zioni, barbare il primo fagr..ifizÌQ. 

Si attribuirono poi agli (leffì fpiriti tutti i guflL 
e le paflfioni umane, e fi refe loro. ogni fpezie di 
culto 9 che poteffc/Iufingare tali pacioni e gufti • 
Tale è l'origine di quei culti religiofi così infeq- 
faci bizzarri ed ofceni> dei quali l' Iftoria ci ha con- 
fervati molti. efempli) e che at.tualmeote. ancora fi 
trovano dei Popoli, del nuovo Moo.do, a pi'opor- 
j^ione dei gradi/di cognizione cui è giunca quainn-* 
que Nai^ione «Poiché fi. videro tafi mezzi inutil- 
meute tentati per arreftarc il^ corfo dei mali, fi, 
giudicò, che vi foflerodeiGenjinfenfibniagliomag- 
gi degli uomini , e che aveflero. una infleflihile de- 
terminazione al male, nè.cercaflero che diyertirfi 
col i^r male agli uomini. PerFochè l'impero della 
natura, fu (compartito tra due fpezie di Potenze 
contrarie, tra. i Genj buoni., ed i malv&g) ; e da 
ciò nacque quella Religione barbara»; che per pla- 
care iGen) malefici offeriva vittime u^ailei e con- . 
facrava alla morte i. Popoli debellati .. 

Facepdofi riflefllone fui Genj, che ifi conGd[;er^va- 
no. conte i padroni della Natura, fi rilevò negli ef- 
fetti , èhe fi attribuivano loro azioni, molto dfffe-. 
renti, onde fi fuppofe difuguaglianza di forze e di' 
potere in eifì, e fi (labili una fpezie di gradazione 
p Gerarchia nelle Potenze che governavano la na- 
tura; e ficcome l'immaginazione non può foQene-. 
re il progrefTp alTinfinito, fi arredò finalmente a. 
4uc Geni P>^ pofTenti di tutti gli altri, chef fi di» 

P 4 vide** 



*3* MA 

vìgevano 1* impero del Mondo % t i!iQriba!yaad[ 
i Ibeni e i mali per mezzo dì un ionDitò numerò 
di Genii fubalterni^ Fifl'atofi pertanto lofpiri^ott. 
maiio full* idea di due Geoii padroni. aOìsIuci. della, 
Natura j pofe tutta la Tua curiofità fui nfeditarele 
particolarità e fui cercare i merzi opporcuoi ài 
intereflarii . Il buon Principio fu tenuto per qiicllbi 
che pròducefl'e tutto il bene , ed il cattivo per r 
lucore d*ogni 'flìale ; e ficcome farebbe flato il 
^ojido immune dal male) aprivo del bene qualora 

Jueftidue ÌPrir^cipjnon foflero fiati indipendenti tr^ 
i loro ) così furono creduti eèetni.» necéflTarjié 
infiniti. 

La bruttura d* immaginazioni congegnate dallo fpi- 
fito umano fino adelevarfialfiftemadeiduet^rincipj 
fparvè, dopoché tale ipoteri cominciòa far/) generale t 
é dimoftriirfi (jffemattca • Vi è del benee deiinaie nel 
Mondo ; e quefti due effetti fuppongono oeceAarìa- 
ì^ente due caufe > T una buona , l' altra malvagia ; <;|ue* 
fté due caufeofiaprincipjeterni» necefiTarj» infiniti 
producono tutto il benee tutto il male di cui fono ca* 
paci* Siccome queliì che avevano immagi nato i dite 
Princip) non avevano notato nel la Natura cEeifend» 
ineni relativi al ibene degli uomini, co^ìtrWaróao 
Deiripotefi dei due Frincipìunfiftemacompretódel* 
la natura • L* immaginazione fi rappréfeotb queft} 
due Principi come due Monarchi > i ^uali fi di» 
fputavano 1* impero della natura » pier £irvireg|ia* 
re la felicità e i piaceri j o per farvi un fog» 
giorno di turbolenza e di orrore y s* immaginar o^^ 
QO delie Armate di Geni incefTantennente io guer^ 
ra ) e fi credette di aver trovata Li caufii di tutti 
i fenomeni • Qaefta era la filófbfia di .una parte 
d(eir Oriente e di Perfida , donde fi fparfe poi tnr 
drveri! l^opoli j e prefè nbille diverfe forme ( i )'• 

la 



JL, 



( I ) yVùlf. Manicheifm. ante Manricht Afftmmik 
ÉiÙiothv Orieir» Tom. I» pa&* x»^ 



là mòljté Ka^onis lo fpiirito oca ^ i^ai^zò di 
ipiUi ma in molte altre la ciiriofita |riù attiva cec* 
èò di formarfi u^iMiHe;^. pià;4|fiìiita td ananoivE^oc 
più precifa di co Ali due Priopip) dai quali fupi» 
ponevano derivarfi ..origimiri%hieiìtè. tutti i beni è 
tutti i malie La luce « il,.prii|cipale del henij 
poiché abbellifce la natura» fa cf efedre le meffi| 
matura i frutti» efenzadieìlaj T uoipq oon potreb» 
be> né djftin^uere le frutta, che Ip npdrifcono n£ 
sfuggire i .precipizi dei quali é fen^in^a U terra # 
Uon li fape va allora, che i faggi dell^ lucie che 
feconda le campagne. attraggopo.nell's^tnoifera dfi* 
fall e dei io In, e producono i -venti jchè formaotf' 
le t^mpefte e ^i ^turbini, onde fi^ giudicò, cbefailu^ 
ce fofle un principio beneacpè la forgent^ di tur» 
1 1 i beni. Al cpntfariq gi|i4icavano epe letenebre 
atpportaflero turbini tempere, e deiolaJBÌon,e, e cb# 
dagli abfflj profondi ed ^ofcuri della» terra (or tiiÌTen» 
i va|K>n mortali,^ i torrenti di folfo edi/uoco^he 
Rovinavano le campagne: che.Ml ceQtrp della ter- 
ra rifedeuero quelle Potenze formidabilii ^nefcuo* 
federo i andamenti i né pia. fi dubitai che. Te te- 

Jiebre o fia la. materia tenìebrofa f4 oicura nonfoP 
ero i principi malefici eia forgeptedi tutti! mali ^ 
Non fi concepiva aljqra l'a^iajia , che come if 
principio del moto ael cor^ò umano» e Io fpirir^ 
tal come una.fojrza, motrice ; e .ficcome. la luce 
era eflenzialmente attiva,, così fu confiderata J;^' 
luce come fpirìto: e ficcome la materia tenebro* 
fa è pu^re in moto, posi fu fuppoQo ch!efla foiTe 
fepfibile ed intelligente, e che iDempnj tj^nebrofi^ 
foifero fpiriti materiali • Sicqpme il Ciql9 è, la fpr.* 
gente della luce^ così fu ideata il Principio be- 
nefico come Jkna luce et.^rn^ y pura , fpiritual^ . e 
^lice , la qual^ per. ipomupicar U .Jua figlici ti^ 
;4iveva prodotto delle altre Intelligenze, e s*avea 
formato nei Cieli una Corte di Enti felici e be- 
nefici com*eflb» In quanto poi a! Principio maleft^ 
co, egli abitava nel centro della notte, e non' 
era che uno fpirico teqebrofo e mj^teriale • Asi^^- 
to i'ntéffantemeniC) ed irregolarmente, avei^ prpv 

<toc^ 




1J4 M' A. i 

^ottr i^Vì i^irici. tenebrofi cotti* eflb , ih(}uiéti ^^ l 
turbolenti , flif^^ali regnava . Ma perchè quelli 
fpiriti erano ìrt giierra thi di loro? Perchè aveva* 
no feinpris qMérek ruho cóntro l'altro? Sé la lo- 
ro natflirà éri'éfrébzialménce diverfa , non dovevi- 
no réOa'r forfè ec^rnàmèntie difT^patati ? Una tale 
qtieftiòne doveva hecenariamente produrli daironba^ 
na curiofitiy^d ecco come la rifòlvevano. 

I due Prrtfcip) buono q malvagio effendo indipen- 
denti r uno dall'altro occupayaAp Timnienfità del-. 
fò fpa^io ftnza conofcerfi, e per confeguenza fen- 
za fare ^^forti Tuno contro 4^11* altro: crafcheduno 
èri nello fpa^sio che occupava, còme fé folo avef* 
fé etiftitò ìa natura , e facendo quello a cui la fua 
eflenzA lo determinava , né bramando di pia . Il 
fòggìorAo del Principio tenebrofo era pieno^ di fpì- 
riti 9 i quali fi muovevano* eflenzialmente 9 perchè 
non v*'hà chéja felicità che fia tranquillai e cota- 
11 movimenti degli fpiriti tenebrofi , fimili all' a- 
gitazione degli uomini sfortunati non avevano ni 
difegno, né direzione; la confufione, il turbamen- 
to» il difordine è la difcordia regnavano in quell* 
Impero • Perlochè quei tenebrofi Tpiriti furono in 
guerra , fi diedero delle battaglie » i vinti fuggiro- 
no dai vincitori ; e ficcome 1' Impero della luce 
confinava con quello delle tenebre , così ì vinti 
trapaflando i limiti dell* Impero delle tenebre , fi 
gTttarono ndiò fpazio lumtnofo, in cui, regnava il. 
buon Princìpio (i). 

La produzione del Mohdo era un efiìtto di ta- 
le irruzione del Principio tenebrofo del foggiorno 
della luce ; è per ìfpiegar come tale irruzione 
avefle prodotti i diverfi efleri che nel Mondo fi 
contengono > 1'- iitimagi nazione formò ipotèfi e fi» 
fiemi . Furono numerate più di fetcanta Ciaflì o, 



( 1 ) Thiùdùfit • Hseret. Fabul. Lib. I* cap. %6^ 
Fragm. B^fidd, apud GtMke , Spicil. PP. SsecuK II. 
uni S9« 






li* A ijf 

Sette di Manicliei ) le quali utitt nel tóhi^mtiiiu 
le errore dei due Principj, Tuno btforioV t Tafti^d 
malvagio, fi dividevano e contraddicevano poi fdWi 
natura di tali £nti , e circa il modo con cut foflfe 
vfcito il Mondo dal conflitto dei due Printipj(i). 
Aicuiii dicevano, che il buon Principio non àVeii* 
do« né fulmini per afreftarè il cattivo Princìpio 9 
né acque con cui inonndarlo, né fuoco per fabbri- 
care armi , avefle lanciato qualche raggio di lucd 
contro i Genìi tenebrofi, i quali s* era no affaticati 
per raccorlo e fiflfarlo, e per tal modo non aveva* 
no potuto penetrare piì!i avanti nel ftio Impero (i). 
Altri penfavano, che il {Principio benefico, dopo I* 
irruzione del Principio materiale, giudicò di poter 
mettere in ordine la malteria , e che aveffe tratti 
perciò tutti i corpi organizzati da quel principio 
materiale. Quello fu il fiflema di Pittagora, che 1* 
aveva trovato nell* Oriente, donde pure lo traile 
Manate. • • 

^. Che che ne Da delle coofeguenze, che traflerò 
le varie Sette deTilofofi Orientali, e de*Manichei 
dallo (labili to Siftema dei due Principj, pare, che 
TAutòre nel défcriverei gradi, per i quali i Popò* 
Ji rozzi pervennero a BATarlo , doni affai illa fua 
immaginazione , ed ai libri che riferifcòno le opi* 
nioni Orientali. L*Iftoria di quelle noti fi può ^vè* 
re, che ììnpetfetta , e per la mafllma paìrte, dp^ 
TEpoca delCriftianefimò, laddove ilfifteoia deiduè 
Principj forpafla forfè il tempo , che dal B«t/irr4- 
^/# (3) con Varronefi dice idillico o favolofo. Per- 
che non potreflìmo fiffare da certi dati cheabbiamo 
ficuri nella Sacra Scrittura, cKe la tradizione del 
combattinaento degli Angeli , degenerando nellafuc- 
ceiTione dei Popoli rozzi dopo Adamo e Noè ; fia 

(lata 



«^1 



( X ) Theodnet, ibi . 

(t)/t;/. 

* ( 3 ) A Cataclyfma priore ad Olympiadem pri- 
mam, quod quia io eo multa fabulofa ref^rùntur 
ixvhiiii nominatur &:c« n$vér0igi$ loftit» Chrònol* 
Cap« li» n. 4« 




%ì6 M A 

Atta alt^r^tC con Immtgìai ti trtQti {H>poIstri ? 
^01 !la veggiamo .defcritca nelle ,£pifìoie degli 
Appoftoli'; e probaÌ)tImence nel primo Secolo del- 
ta Chiefa correvano libri che commeqcaVano piA 
diftincamenté cotal tradizione. Negali Apocrin.che 
ci rimmàngonò ra'cco|ri dal Fm^ìm pp/Tono veder* 
fene delle (rìccie • Ma avrò forfè a diffbndernii in 
^uefto punto oelle note che apporrò il quinto To- 
nio di queìlò Diaionatio. 

$. li. 

Dtifunifne thè f$€€ Mmimu del Sifiems 
di* dué Prmcipj toi CriftUnefimo» 

Manete , 
èiftema dei 

aveafattò 

fendere la fua dottrina gli recaropo avvifodiay.e.r 
trovato i più forti nemici ne* Crifliani; ond* egli ere» 
dette di do verfeli guadagnarci econciliare il fif^emà 
dei Cri(|iaìni con quello deidu^ Principi) e pV^tcfc 
anche, di aver trovato n^Ila Sprictara medefima i 
due Principi ; a|Ia cognìzioòe de'qùeli .> com*egIÌ 
diceva , la ragione avea fatto pervenire i filqfon.» 
La Scrittura j diceva egli , ci parla della crea* 
sione deir uomo , e nòi^ mai di quella dei Demo- 
nj • dubitò ciìf V uomo fu pollo nel Paradilo » 
Satan viene (lilla tceoa a tentar Tuoipr^ e Jo (e* 
duce • Quello fpirito malèfico fa incélTa^tenrieAte 
la guerra a Dio fupremo ; la Scrittura dà ;a^ De» 
inon) il titolo di Potenza, di Principati, d*Iqi'pe^ 
r^idofi del Mondp; perlochè ella tupppne un Prin- 
cipio malefico, ipcelTan cernente oppilo al Pd ne ii 
pjo benefico j e che fi^a nel tnàle> queitó che Iddio, 
é nel bene. 

. Eflendo il Diavolo di fua natura mal vacalo > non 
è poflibile , dicea Manete, che .Iddio l'abbia crea» 
to« In vano fi rifponde , che il Demonio era (Uro 
ore'trp. innocente e^ buono, ed era divenuto fcelet* 
i/io cell'abUfare della (uà libertà • V Dcmbnio ». 
replicava egli ^ è deXcritto nella Scrittura' come 

uno 



ttnofc^Ierato incorreggibile ed eflTentitlmeote nm- 
Jefico • Pretendeva } che fé Iddio TaveATe creato 
buono e libero» non avrebbe perduto la fua libertà 
col fuo pecèa'tò ,'*e la naturale fua inclinasione T 
avrebbe ricondoc^ò al benerqtialora di liìa' natura 
fofle dato buono brpinàlmehte > e pretendeva j c^ 
rit>ugfia0e alla perfezione diDio'ilcreareuiiofpirii» 
to, c[)e'dovefle eiTere caufa di tutti i mali dell* 
Ùniveffo» aveflfe' a perdeVi? Tumano genere» éi^ 
ìm^àdrònirfi dell* impéro del Mondò, Né fuppone- 
va già* che quello tpalvagio Principio fofle eguale» 
ì>ip benefico, nìa anzi che Iddio avendo veduto 1* 
irruzione delnoalfagio Principio nel fììo Impero» 
àvefle fpedìto lo Spirito Vivente, che aveva dqmato 
i Dèmoni, è li aveva incatenati nélTaria, o rile« 
gati nella Terra» dove non lafciava Moro potere* 9 
autorità, fé non in quanto lo giudicava a pròpoli t» 
pei Iqoi difegni. 

Néll^ererciziò di cotale pot;eni;a /{ Demoo) for* 
niarono 1* Domo e la .Donna : Noi non entreremo 
nelle particolarità delia fp legazione che iMinichet 
facevano dèi Fenomeni e della Storia dei Giudei é 
di quella dei 'Criftiani» l^oi<;h<b tali' fpiegazioni food 
totalmente arbitrarie, e quat! fèmore afllirde e ri- 
dicole* Tutti convennéfp i Mabicnèi , che 1* anima 
di A'danió e di tutti gli a|^tiri uomini ^oflTe pdrilo, 
ne della Hice céleA'e^ la quale unendòfi ai còrpi 
òbbliava la Tua origine, ed errava di corpo in có|rl 
pò. Per liberare le ànime, la Divina Provvidenza 
6 fervi alla prima del miniftero degli Aliceli buonf; 
<}uali infegna'ronó'ai Patriarcbi io verità 'fai u tari; 
quefti le infegnaronó ai loro aifcendenci 1 ed àlfiiW 
che una tale cògnii^ione interamente 000 fi perdei 
fé. Iddio non làfciò mai di fufci tare in tutti i reni* 
pi e in tjutté le Nazioni de' Saggi e dei Proferi, 
fin a <;hè fpedì il proprio Figliuoro. 

Gefubriftò fece conofcere agli uòmini la loro 
vera origine, le caufe della cattività dell'anima 
é i mezzi di renderla nella fua primiera dignità;* 
Dopò aver opera^ infiniti miracoli per còn£ef« 
mare là i^ia dottrina 9 moftrò loro oella fiia ità^ 

r flica ^ 



•» • •- 



,.13^ , M A 

jQica crpci.fi ffiotsiS ) come de(;>!)anQ iiiceffjio té tifante 

/QQrcificac jia carne e le paflìoni , C^&ce loro par 

CQooprcniete colla miflica Refurre^zione e poli* \^. 

ficèjiiioQe , cbe la morte, nuli* aiFatco diftrùgge Tuo- 

jnoy ma foItantQ la Tua prigione '; che rjende la li- 

bjprt^ ^le ànime purificate ^..on^e tornino alla loro 

PatrtA celefle. Ed ecco la vera ragione di tutte le 

^ufterltà che praticavano i Manichei» ed i. principi 

della loro morale. Come perà non ^.poflibites che 

tutte le anime acquidino una perfetta purità niel 

/COlib 4i quelU. vita mortale , così iManichiei am* 

jnecx^yano la trafmigraitiooe delle anime ;. ma iì^ 

jceyMlo ) icbe quelle che non fono purificate con un 

.4ete.rininato numero di rivoluzioni » fono fafciate 

J9 jaJbibaAdono ai Demonj dell* aria per efTere tor« 

fi^fkU'^ !P domate j e che dopò quefta dura peniten* 

jpa ipò^ ritpandate adalcri corpi s còme ii) ùna.niio* 

Va Sequoia 1 finché avendo acqufTtaci. i gr.adi. 6ai(lad« 

$i di p4.iri£ca;sione/ trapalano la Regionfi delJama* 

li^ria > ic v^oxio nella Luna : e .quando quicfta n' è 

,fi^mfit9L y ^oms fuccede , allor quando tutt^ 14 iu^ 

jtfp(^jr£Ìbie è illusoidatai allora le fcaricà ne.Uebrac- 

^JU M Sole } il quale pure le (wìcsl in quel luo* 

§Q P ch& i Manichei d.enòini.naiìo /a iCoroaa ^1 glo« 

fhp.L» Spiritoffa^nco; ch'^ ^eìrjiriai aAìÀe ^onti- 

iMOflS^inc^ is Mj^e, e fpar;$e fovra di loro, le fue 

]^^ì^;\q1^ l«ftkeiQ:9fei il j$ol^ , cjb* è còn;>poflé di un 

Ì^IQ€^ f^P> ^ 'è pùf$^t^t4i facilità la IqtQ afcefa al 

CUÌ9 ^ ^ «MS fiacca le parti óiatérja.i.i ,<che lé jren-' 

4m9 ftf^t^ù . Qi^a^dp rutte le ^n}vie , ^ tutte h, 

f^nì 44^h feS^a.u^a cekfl;^ ^arapoo A»^é /e parate 

éiHì^ /m^ti^fh i *lÌora ayv^jTJi. la ^9ipfufria;ziooe 

ilhi Sè^^ìÒ i U f^Ptpo 0)ale;fico ,u(jc|ri .^jle .cavèr^^ 

ì» ^«i h fea iAfJ^Ì9 il Creditore : l* angelo x:Ti 

j&fiìM^ h Jit^n »HlA £iia ppfi^ipa^ ed ^q^ì|il>.rio 

Uitìé^h ^ ^.9dà inelle ifiaQii.Qi.e , ,<e &Sf^Ì .pofcjji 

^M»i m^ MHÌk j&ior 4eì ^o.p&qì 4^1 H9^d^ , 

i» ^mi 6ifi p idfee 1^ $exixmà d^Piorpipi .^leuebre 

^sff'j^fi.^ S^V» jWf i Aemppj .Caira^iK) xi^m P«r * 

M*W»& «S^i^ ^ ]te^(9 |>^.ri£i^ziòpe ;^ ^(Pk^c|\^ 



MA --^39 

avverrà GfFatu cataftrofe, avranno in g^ftigo delle 
loro negligenza il pefo di tener guar^i/i ^ille pri- 
gioni dei Djemonj, affine che nulU ratino contro 
il Regno di Dio. 

I Manichei rijgettav^no V Antico Teft^mfhto ì 
perchè infegiìa, che l4dio.-rupreino prpduca i beni 
e i mali che fi veggono nel Mondo ( i), 

§. III. 

Si dmofimno affurdi i frha^ dti fAi^ 

nìchei(mQ • 

. 1 Manichei > e dopo di loro il B^yle «, pr.^tfii-' 
dono , che ragionando .fui fé nome i)i % ctiét,ci..pre« 
(enea la natura > il raziocinio giunga a. du^jP^in. 
cip) eterni, e ixecellarj > dei quali V uno (iarefljsp-. 
zìalnoence buono i )e malvagip eflenzialniiepte l' al» 
rro ; t?er giudicare fé la loro opinione fia un* ìjk>- 
cefi filofofica « fupponiamo.per up i^onnento :> (cbe 
noi fiamo airofcijirp .d^lla noftra origine 4e di quel- 
Ja del Mp,ndoi n^ aÀimeètiamo di cerpo c^ .I.ano- 
(Ira efiflenza .; t Tu t^fó C^iiomepo il piii iii^pntra« 
ftabile tra tut(i quelli. c;hp fono tr^.^i ooif^t^ffia» 
ino ad elevarci . finp alia cavfa p]cimiti«(a , c;he cijha 
dato r elTerie /fer; Rjy^ c?j^ m^e, 

mi accoriìp di^pon aVerKpijpata in oiud giodo.i* ^« 
fiftenz^ > e che* 1* h^ ric<v|]|a i Qoàìfi p 4un(mp U 
caufa» cui.Ia debbp.^ j/ih^^fla ricevuta da^ femede* 
fima 3 di noodo che non vi lìa io nat^ura > che upa 
lunga catena di caufe e di eletti , oè vi fia qp^^ 
alcuna che non fia fiata pil'odotta f Quefia fuppptt- 
zione h itnpofiìbile; poicoè io talcafo dovrebbe xi- 
conpfcerfi > che la <ollezione delle caùfe fi^ ufcita 
dal nientp^ Ipchè ^ aflurdo* La mia ffifìpaitk dga^ 



. (i) Augtifiìnus Conrra Manich^eos - Th^UwiU 
H^re^ Fab, L» I. Conferenze di Archelao, 



\ 



%4Q . MA " ^ 

Ijiiè; come pare quella di cuui gli altri eflièri che ?» I 
giO)^ fuppongoAO beceflfariamehte'ao Ente ecerno , io* 
jèreaco, ch'efifte oeecfikTkmeiice e da fé medèCmp. 

Io rifle€to-fbpra quefto ^0ere , che ho ri lecito 
cflfer la'forgenté di tacci giraltri Efferi, che mi- 
fé » e trovo , eh' è eterno , iofinitamente incefli- 
gente ; •nnipotence » ed in una paròla , che fi» 

Er natura cutce le (^rfezioni • Giacché dunque 
cucte le perfexioni'per nacura, concludo, che 
un Eflfere neceflario ed eflensiali^ence malvagio, 
è un àflurdo) ipbrchè è impofllbilé, che due Entìi^ 
che hanno la medefima ragione di efiftere » fieno 
nel cempo ifteflo di nacura diyerfa, poiché. corale 
idiifereoza ndìi avrebbe ragione fuificience • Duo- 
«que non v-ha che lin* Ente eterno i neceflariQ , 
indipendente» eh* è la caufa 'primitiva di cucci 
l^i Enei diftinci da lui. Scorro I Cieli, e veggio') 
che fono ftaci formaci con intelligenza e dilegno 
dalla Potenza medefima che 'li fa efiftere i cro¥« 
che la Potenza infinita la quale ha daco loroTelf- 
ftéiiza , eflh fola ha pocuco formarli e re^lacpe i 
inoviméncis e fare fuffifter^ queir equilibrio; fenz^ 
Idi cui la nacura incera non' farebbe che uoq fpa- 
yentevòle Gfàos , onde concludo , che! i( Mondo è 
opera di un' incelligènta creacricC) e che irebbe 
3 còlpiò deli* afiirrdicà il fnpporre , che queftb fia 
éflfecco del- conflitto di due 'Potenze oimlche , fé 
quali abbiano!, una forza egiYaj[p, e delle quali una 
Voglia r ordine , Talprall difofdine. Se dilcendo 
in t'érira j trovo , che dairinfécto fin ali* uomo Cac- 
io è ftaCO' formaco avvercicamec^te/ dalla Potènza 
crèacrice > che cucci i feoomenti xi fono Iqeati » 
onde non poflo far a menq.di riguardare la terra 
come Òpera del Creatore deirUoiverfo, e giudi- 
care un^ yera aflurdicà'il Manicheifmo ^He ne 
aferivé la produzione à d,ue Principi oimici. In 
quefta Terra dove fcuopro tanto evidentemente 
il difegno e la mano dell' Inceli! genza creacrice y 
mito degli Enti fenfibili , che cutci cendono alla 
felicid^>e la nacura ha ficuace cucce quelle, c^ea- 
ènre nel mézzo di cuccociò . eh* è oecèGario' affi« 



M A 141 

nt di renderle felici: q^efte creature fenCbili dati* 
que fooo, egualmente ci^e U Terra, opera di uo 
Edere benefico, e non di due Principi oppoQi, di 
cui Tuno fia buono, IIìalva^io l'altro* 

Gli animali che la natura moftra di desinare al- 
la felicità provano tutcaviaqualche male ; ionecer- 
Co la caufa e fcuopro , che i mali fono eff^-tti ne* 
cefìarj delle Leggi ftabjlite nella natura per ii be- 
li^ generale. Perciò appunto il fulmine, il quale 
Colpifce un'animale, è effetto del vento cheaduna 
\ «elfi fparfi per rat-morfera , e fenz* iquali l'aria 
farebbe mortifera per luttociò che refpìra. Non è 
egli evidente , che un Ente malefico non avrebbe 
fìabilico in natura delle Leggi che tendendo al bene 
generale,, tirano folo de' piccioli inconvenienti { i )? 
Tra gì' Enti che aJ>itano la terra , l'uomo li 
conofce edere l'oggetto principale delle compia- 
cente dell'Autor delia Natura > poiché niuna crea- 
tura fulia terra ha più modi di lui per edfer kìi'^ 
ce» prova, tuttavia dei guai , ma procedono quafi 
tutti dall' abufo, che fa delle facoltà, che ha ri* 
cevuto dalla natura, e ch'erano desinati a ren- 
derlo felice. Una difpofizione naturale porta tut- 
ti gii uomini ad amarfi , a foccorrerfi.; né l'uomo 
forma le dif^razie d'un altro uomo, fé non col 
fofFocare coxale germe di bene >to lenza. Quindi il 
Bayle non ha fatto che un mcfchino (offifma y 
quando ha pretefo, che il Manicheifmo fpiegafle 
pia felicemente i fenomeni della natura, che il 
Deifmo; poiché cotali feiwìmenl u fono dimoftra- 
ti impoffibili nella fuppofizione dei due Principi 
de* Manichei . Il JVfanicheifofio non può dunque 
cder riguardato conae un'Ipote/ì, ed i mali , ch& 
Tomjn. nu Q fi veg- 



(i) Vedete xìDerham Teologia ViCic^^ mieventit. 
Demondr. De Dieu par ies mervcilles^ de la Na- 
turaci. Examsn du FiitalifmeT» IH. art. 3, dove ta- 
li difficoltà fono difcuil'e. con molta mi nut^a,. 



44» MA. 

fi veggono nel Mondo , non poflbno giuftSficar tal* 
errore. Le difficoltà di Manete contro l'Antico 
Tedamento erano ftate propofte da Cerdone , da 
Marcione, da Saturnino ) e vi abbiamo formato la 
rifpofla in quegli Articoli . II filenzio della Scrit* 
tura fulla creazione del Demonio noh può autoriz- 
zare a riguardarlo come increato : non era necef- 
farlo, che la Scrittura ci dicefTe » che uno Spirito 
ìmpofTente e malvagio» rilegato da Dia nell'Infer- 
no fia una creatura. Il redo della dottrina di Ma- 
nete è (lato confutato nell' Articolo MATERIA- 
LISTI, dove fi prova Ja fpiritualità dell'Anima, 
Vedete in ciò V tfsme del Fstsli/mo Tomo II , do- 
ve fi prova, che l'Anima è immateriale, eh' è una 
foftanza e non già una porzione dell'Anima ingene- 
rale. * Il noOro Autóre colla fu ppofìz ione che tutto' 
fia bene , non difcio^lie compitamente le obbie- 
zioni dei moderni giriti forti. Chi pretende di 
fpiegare euttt gli effetti della Previdenza colle ra- 
gioni naturali s'imbarazza agevolmente. Perciò nel 
§ feguente giuflifìca inmigiior forma la (liidottriittk. 

§. IV. ^ 

Btfficoltkdel Bayle in dife/ét del Man}chelfn»y § 
contro In Bontk di Z>i0* 

Non v*è cofa così faftidiofa ed inutile, conte 
€)uella di copiare cotali difficoltà, le quali fi tU 
ducono a* princip) femplici , e <]ua(ì tutti conte- 
nuti nella nota D, dell' Articolo MAKlCHEf. 

Difficoltà del Bayle tratte dntln fermifione 

del mnlè ^ 
L*idee le più ficure e le più chiare deir ordini 
c'infegnano, che un eflfere, cb' efide da I.uimedefi- 
mo, eh* è neceflario, ed eterno debba effere unico t 
infinito, onnipotente, e dotato di tutte le perfe- 
zioni: quindi è, ch'efaminando tali idee, non fi 
trova cofa alcuna più aflurda che l'Ipotefi de*du6 
Principi eterni, nacefiarj, ed indfj^endenti 1' uno 
dall'altro. Quefie fi dicono ragioni n fri§ri, e fi 
conduc/ono necelTa riamen te a rigettare cotale tpotefit 
ed a non a^mmettere che un Principio unico di tu&« 

te 



MA / U% 

tt le cofe • Se non vi fofle che qi^ftò ^tx formare 
la bontà d*un. Sidemai la ^ueftione farebbe finiU 
a confusone di Zoroaftro e «lì tùcd i fuoi fegUaci^ v 
Ma non v'è fi/lema j il quale per efler buono non 
abbia bifogno di due cofe: I* una che 1' idee vi (ia* 
no di(}ince> Talctai che pofla render ragione dell 
efperienze. Dunque conviene vedere fé i fenomeni 
della Natura (1 poffano fpiegare còli* Ipocefi d'un 
folo Principio, Se noi girciamo gli occhi fulfa ter* ^ 
ra, troviamo I che aofi puif ufcife dalle mani d* un 
Efl'ere buono ed inteiligente » poiché le montagne i 
e ie rupi la sfigurano > il mare» ed i laghi ne cuo. 
prono la maggior parte ; non è abitabile nella Zo-^ 
na Torrida, e nelle Zone Glaciali; i fulmini, Itf 
tempefte, ed i Vulcani la fovvertono bene fpelTo. ^ 
Gli Animali fonò fovente in guerra , e fi diftrug« 
goho; la loro vita non è, che una lunga concate- 
nazione di mali, e di dolori, i quali non finifcona 
che colla morte. L* uomo è cattivo edinfelice, ed 
ognuno lo conofce da ciò i che fente in fé roedefi* 
ino, e dai commercio, eh' è obbligato d'avere co- 
gli altri ; baQa vivere cinque o fei anni per elTer 
convinto di quedi due punti; quelli, che vivono 
molto, cónofcono ciò, anche più chiaramente; i . 
Viaggi fono lezioni perpetue in tal materia, edap. 
pertutto fanno vedere i monumentidelladifgrazia ^ 
e della fceileratezza dell' uomo ; dappertutto pri- 
gioni , ed ofpitalii dappertutto forche, e mendici^ 
Qui voi vedetele rovine d' una Ciaià florida; là non 
ne potete trovar neppur le rovine; l'Iftorianonè^ 
a dir propriamente, che una raccolta di rovine, e 
di difgrazie dei genere umano* Ma notiamo, che 
quefli due mali, 1* uno morale,^ l'altro fifico, non 
occupano già tutta Tlftoria, n^ tutta l'efperienza 
;f e* particolari; fi trova dappertuttuto e del bene 
morale, e del bene fifico; alcuni efempli di virtù ^ 
ileuni efempli di felicità, e quello appunto forma 
la difficoltà dei Manichei, i quali foli pofi^ono re»- 
jer ragione dei beni, e dei malie Se T nomo è ope- 
ra d* un Principio fommamente buono, fommamentd 
po&'.^nte, può eflTef.'egli efpofio alle malattie, ai 



*44 . M A 

freddo, al caldo, alla fame, alla fetet al Jolore, 
il difpiacere: può avere tante cattive inclinazioni,' 
buò commettere tanti delitti ? La fomma Santità' 
può produrre una Creatura rea? La Somma Bonti 
può produrre una creatura infelice? LaSomma Bon- 
tà unita ad uiia potenza infinita non dovrebbe for- 
fè colmare la fua opera di tutti i beni , e dilunga- 
le dà lei tutto ciò, che potefl'e offenderla, o mp. 
ieftarla? in vanno fi rifpondérà, chéiedifj^razie deir.^ 
Voomo fono confeguehze df^lPabufo, ch'eglifa de/l• 
^ fua libertà, poiché la Scienza infinita di Diodo- 
vétte prevedere tale abufo, e la fua Bontà doveva 
toglierlo; e quando Iddio nori aveffe prevedutoco^ 
tale abuio, che fa P uomo della fua libertà , avreb- 
be dovuto almeno giudicare, ch'erapoflìbile ; poi- 
ché dunque in cafo, che tali abufi ayveniflero, fi 
credeva obbligato di rinunziare alla fua paterna 3on* 
tà per rendere tutti i Tuoi figliuoli nfiiférabilìirirai, 
avrebbe dovuto determinare 1' uomo al bène niora..^ 
le, corhe l'ha determinato al bene fificò, cnonla-/ 
fciare nell'Anima dell'uòmo alcuna forza, onde Ci ,^ 
dilungafle dalle Leggi, alle qualj la felicità è an- 
nefl'a. Se uhaNbontà , così limitata come qt(èlla dei ^ 
Padri , èfige oe^eflàriaménte, che prevengano, per 
quanto poflono , ilmal ufo, che i loro figliuoli po- 
trebbero fare de' beni 5 che lafciano lóro, con pili 
forte ragione una Bontà infinita , ed onnipotente 
preverrà i cattivi effetti de' fuoi doni, ed in vece 
di dare ir libero arbitrio , veglici à fempre efficace^ 

inente affine d* impedire, che non ne aiiufino, 

•»■ •• ■ •» • • - - . 

lÀ difficolti del Bayle /«)!• foffifmi . ^ 

\ 

Le diiScoItà del Biyle contro la bontà di Hyò y 
contengono quattro fpecie dì mali incompatibili,' 
^(^c<mdo quel criticò, con )a^ bontà, colla làpiieQ*' 
j^a, còlla fantità , e colla potenza infinita di Dfo. 
Òuefti Tnali fonò i pretefi dìfordini , che fi Veg- 
gono nei Fenòmeni della Natura,, nello ftaco do- 
gali Animali, nei mali fifici , à cui l'uomo è fog- 
jgetto, quali fono la fame, U 6^9 > e finalmen^^ 

1 dc- 



u>.*> 



MA 14!> , 

i delitti degli uptnini. ii Bayle, pretende! > che con^ 
venga y che il Montiòì non fia opera(.d*uti Principid 
bepeiico ,_,pèrchè ù trovano fulla Terra dei Laghi , 
4elle Montagne , e perchè fi formano nell'Àtmos» 
fera defle tempefte ,, . , u ' , • ,, ... 

lo non, veggo ìtt q.uefta difficoltà fé non «n Sof- 
hfma indegno de}, più mefchipo Fjfofofo» , ., ,, 

I> Il moto, e b difpofìi^ionè delja materia noo è 
di fua natura ne buono, ne cattivo . N^ vi farebbe 
difordijve npllaproduzipne delle montagne .y delie 
temperie > dei fulmini ec, fé non In quanto cotali 
fenomeni fofiero contrari. al nne ,' che Diade prò- 
>oftorxel|a Greazi.qne del Mondo. fifico.jGónofpe for- 
e il Bayle; un cotal fine? Ha egli fcqrlo l'ioirneo- 
iltà della Natura , difamfnate tut|e le Xue^parti ,' 
rilevate le lofo relazioni,, e legami, ai^cuflo il ri- 
iujtato delle Leggi, che fi tirano dietro .tali.difbr- 
dini , i. quali egli rigala raa come .concrarj alla bon^ 
rà di Dio f Non conlìderandó ij Mondo fé non dal- 
ia parte del fifico, poiché tutjto,è legato ,. nella Fi- 
^ca, convienf conlìderarlo come una^macchin^a ; ,orak^ 
h perfezione d* una macchina confida in ,que/lo > 
che fi può derivare, da utif ragion generale ,, cióà 



f. 




perchè tali parti iiano (l^te dillribuite > e [ega^te 
precifamente piuttofto ih una maVieia ^ che innUa' 
a^^l t ra .' ^gli è certo che la macchina f^rà perfetttli 
quandt) t,utce te fue parti » fenza eccezion^ ^ ed it 
loro ordine , o diÀribuzione ijano precifamente 
i;alx , quali dovevano efìere i affinchè la macchinar 
fia perfettamente y ed efattfimente conforme a^lU 
mira .che fi ebbe nel tabbrìcada . fi Baj^Fe norf 
conofce già il fine , che Iddio fi è propofto nella, 
Creazione del Mondtx ^ ed i^ora. it .deilino di 
queria gran Maccliina : e trovando delle Leggl^. 
generagli ,: che tendono ad bene , éc} .a|l*, ardine. « e' 
^he lo producono , ^ome ha potuto combattere l;a; 
bontà , e la f<ipienza di Dio per a)cuQÌ difordipi', 
parti'colari ^ che formanb ordine nel tutto > e chap' 



U6 MA l 

non piaccione , perchè non fi vede tutta intera 
|a Natura . Il Leibnitzio applicava fui propofito, 
dì cui trattiamo , 1* AlTioma legale » ineiviit ifi , 
pifi tets Ligi in/peffét , judifMre : diceva » che noi 
idovreifìmo giudicare dell* opere di Dio , così fag- 
giamente» come Socrate giudicava di quelle di E- 
raclitOi dicendo i ciò, che ho intefoi mi piace > e 
credo 9 che il redo mi piacerebbe ancora > s* io 1' 
intendeflì . 

II. Bifogna ben dire, che non S/abbia mai rivol« 
co un occhio filofofico fulla Natirra , per confide-* 
rare i laghi, i Vulcani ec^ come difordini contra- 
ri alla bontà di Dio; poiché è molto bene proyatp 
da tutti i Fifici , che quefti pretefi difordini prò- 
ducono gran vantaggj, agli animali, che abitanola 
terra, e non producono che pochi mali • Le tem- 
pefte } i tuoni, per efempio, rendono 1* aria Talu* 
tiferà a tutti quelli, che refpirano; fenzail moto, 
\ che cotaii tempefte producono nell* Atmosfera), 1* 

aria, che refpirano gli Animali farebbe mortifera 
per Paefi interi , e lo fconcerto dell'aria noiì fa 
perire che pochifTìmi animali, ^i). 

La difficoltà, che il Bayle forraFìIallo ftato de* 
[li Animali è pi& fpeciofa , che folida » Lo ftato 
iegli Animali eie troppo ignoto per farne un prin- 
cipio contrario ad una verità di moftrata> qual èV 
lenità, e la bontà di Dio; dall* altra parte fi efag- 
gerano i niali e quando poi fi difamina la loro na- 
tura , fi trova , òhe fono più beni , che mali • In 
efll il bene dipende unicamente da* fentimenti , 
che provano, e fono felici, fé hanno maggior nu- 
mero di fenfazioni piacevoli, che di fenfazioni do- 
lorofe) e fi vede , che taP è la loro condizio^ , 

come 



s 



(r) Noi non pofliamo entrare in tutte le patti* 
colaritk , le quali dimoftrano una tal verità i fi 
può vedere in ciò il NUwenth , il Dgrhétm ^ 1* 

efame del Fatalifmo Tom. Ili, e molte altre o« 
pere. 



MA 147 

come pub rilevarfi dagli Autori tutti » che hanno 
fcritto riftoria degli Animali. 

Il mal fifico , che 1' uoma prova , riscalda però 
molto diverfamente il Bayle ; ,k V uomo , die* e- 
gli > è op&l-a d* un Principio fommamente buono 
ed onnipotente » come può efìfere efpodo alle ma* 
lattie > ai dolori » al freddo ^ al caldo, alla fame» 
^lla fete , al difpiacere ? è poi dunque ? perchè 
r uomo ha freddo > perchè ha troppo caldo , per« 
che ha fete fi crederà d* effere autorizziti a ne- 
gare la bontà dell* EfTere Supremo , non fi vorrà 
riconofcere la fua fapien^a , fi attaccherà la fua 
eCQenza , nonoftante che fia dimoftraca con una 
verità fondata fui principi i pia chiari e i più 
incontraftabili della ragione ? è poi vero d'altron* 
de , che lo (lato delP uomo Ha cosV afflittivo, co- 
me lo vogliono ? ir bifogno di mangiare è il pia 
Jiredante dei bifogni de)!* , uomo , ma è facile di 
bddisfàrio . Tutto ciò , che può digerirfi nudrifce 
Tuomo, ed il bifogno, che condifce il più frugale 
pranfo , lo rende ancora tanto deliziofo , quanto 
farebbero i cibi più dilicati . L' uomo può faciU 
mente difenderfi dal rigore delle (lagioni •- Quan* 
do è fensa dolore ha bifogno , per edere felice > 
di variare le fue percezioni ; e Io fpettacolo del* 
la natura offre alla fua curiofità un foudo ine» 
faufto di trattenimenti , e di piaceri • Dunque v* 
è in Natura un fpndo di felicità badante a tutti 
gli uomini , aperto a tutti , facile a tutti , pur* 
che fi voglia contenerfi nei limiti della Natura • 
F/ vero , che ad onta di tali precauzioni , gli uo- 
mini farebbero (oggetti alle malattie ed ^gli acci* 
denti della vecchiezza i ma cotal* infermità non 
fono intollerabili , e non tolgono , che la vita 
non fia uno (lato felice anche per il vecchio in* 
fermo » mentre non 1* abbandona che con difpia* 
cere • In tutto ciò > che abbiamo detto per giu- 
(lificare la bontà di Dio , non abbiamo con(ìde« 
rato r uomo fé non come un Eflère capace di 
ièn(àzioni piacevoli ^ o dolorofe , e fufcettibile 
della fiu felicità o infelicità in forza degli ogget. 

Q 4 ti» 



i4« MA 

ci) che agifcono ne* Tuoi organi} mi vi fono bene 
degli altri titoli per efl'ere felici . La Natura noti 
fa crefcere l uomo fulla cerra come i funghi , o 
gli alberi, ma wnifcc i Padri , ed i Figliuoli col 
vincoli d* una mutua tenerezza , e 1* attenzione i 
che u fa iLpadre nelTeducare il fT!;;liuoto, procciiu 
tV un piacere aflaipiù grato, chele fenfazioni ; U 
tenerezza , e ^a gratitudine rendono i padri grati 
al loro figliuoli, * ed i figliuoli grati ai padri • * 
Sono docili i figliuoli alla paterna volontà , li 
confolano ne' loro mali , li loftentano nella loro 
vecchiezza, offrono ai padri un dolce fpettacolo $ 
e rendono loro più tollerabili i mali della vecchia^ 
ja . Una inclinazione narurale< p'^rta tutti gli uo^- 
mini ad amarfi, ed a foccorretn s fé fi dà ajuto ad 
un infelice, quefto reca un deliziofo piacere, e la 
follecitudine, che fi ufa per «furare un infdicefa^ 
eh* egli provi un fenfo di gratitudine , ed nn'inclt«« 
nazione verfo il benefattore, che fparge nella fu» 
Anima un piacere alleviatore dei fuoi mali • FU 
flalmente Tuomo fi amt , e T amore > che ha per 
fé rtefTo noti ù limita a proccurarfi fenfazioni vi* 
ve, e grate, poiché fa di mefticri ancora , eh' e* 
gli fia contento di fé , eh* egli , per efièr felice > 
pofiTa approva rfi ; nà mai 1' uomo fente con più 
vivezza il piacer , che nafce dall' approvar feme- 
defima , che allora quando merita ì* approvazio. 
ne deglr altri uomini ; quando ha proccurato lar 
felicità altrui ; quando ha foddi^fatto a' fuoi do« 
veri , e quando non ha fatto -ì* infelicità di chic-* 
ehefia • Ecco quanti follievi abbia pofto la Natu^ 
ra neir uomo contro le difgrazie annefile alla fu» 
condizione; quefli fono^el cuore di tutti gli uo« 
mini, né fono ignorati te non dai barbari , 1 qua* 
li abbiano foffocrata la^oce della Natura . Che fl' 
giudichi adeflb , fé 1* uomo fia lavoro d' un EfiTe* 
ffe malefico , e fé non abbia avuto ragióne un An<^ 
cico di dire , che a torto T uomo fi lagna dell»' 
fila forte. 

Palliamo al male morale , che forma la granF 
difficoltà del Bayle a (^ipè ai viz| i e delitti deglh 

ttO- 



MA 

* k tùitiim • Pur troppo è vero > che gli uomini iond* 
Ki malvagi; né fi può ufar colorì abbaftao:i^a forti peif 
b efprìm^re i loro peccati 9 ed i loro difordini) per«f 
^i: che il male non è mai, o quafi mai neceflario alls 
«1 loroi felicità : ma guardiamoci d* imputare dotaU 
^ difordìni all' Éflere Supremo , o di penfare , che 
i, indi fi pofTa retidere àtJ^hìoU la fua bontà . Quelli 
SI delitti , quefti difordini fono effetto dell' abufo ,* 
r ,/ che I*uomo fa della fua libertà, e iron è contrario 
» alla bontà dell* Effere Supremo, che fia creato utf 
b uomo libero , e che poda operare il bene per fua 
h eiezione, reftandò tuttavia in libertà di operateli 
li male. Il fentimento della nodra libertà > che noia 
I può efiftere fé non negli Enti liberi ci fa efperi«* 
I mentare un gran piacere neUa pratica della virtàv 
e produce i rimorfi , che ci richiamano al noftro 
dovere: dunque la libertà non è un dono fatto all' 
nomo da un Efiere malefico, giacché tende a ren^ 
derci migliori , e più felici . Pef altro non con*< 
Vien riguardare Fa terra con)e il foggiorno dei. de- 
litti, e fenca virtù: noi faremo vedere pia abbaf* 
foy come il Bayle fra troppo avanzato in cotal punw 
co ; e molti Autori hanno provato , che il bene 
tanto fifico, qfianto morale è maggiore nel Mondò 
del male; ed il Leggitore può efaminare in queft* 
argomentò il Sherlok nel Trattato della Provviden^ 
za Capo fettimo> ed il LùbnitXéi^ S^^io della Teo^ 
dicea ec. 

Noi abbiamo efpoffa la natttr«t , e T origine dc|* 
mali, che ci offie lo Spettacolo della Natura; ed' 
abbiamo veduto , che niurià delle caufe , che prò» 
ducono que* mali, può effere opera d'un Ptiricipiò 
ecerno , e malefico ; che nella primitiva iftituzio* 
ne, e neirintenzione delTAutor della Natura tut* 
fo rende al bene, e per cónfegùenza il Siftemadéi 
dut Principi non ifpieìga in niun modo i Fenome^ 
ni della Natura , e perciò tutto quello , che dice 
il Bayle intorno ai mali che ci affliggono, è piuc'- 
tofto declamazione d* un Soffifta , che diibbj d"' ute' 



Filofofo 



ifé^' 



t5* M A 

IBìfikmt t uns Refi ics del Ssyli . 

Il Bayle pretende > che una Poceriza Sovrani 
uniu ad una bontà infinita debba colirtar di beni U 
fua fattura 9 e tener da efsa lontano t^itto ciò > che 
potrebbe offenderla 9 o affliggerla : che la fomnu , 
bontà dovrebbe togliere all'uonu) il poter di aha- 
fare delle fue facoltà, e che Iddio, lafciando all* 
uomo un tal potere , non ama le fue creature in 
miglior modo , che fi farebbe un Padre , il quale 
lafciafse in mano del figliuolo la fpada , con cui 
fapefse , ch'egli fofse per offenderli. Lo ftato de* 
S^nti , che fono irrevocabilmente atcaccati alla 
i^irtà, non è forfè uno ftato degno della Sapienza, 
e della bontà di Dio? Dall'altra parte egli è cer? 
i^o 9 che Iddio poteva , fenza offendere la libertà 
dall'uomo, far sì , che durafse nell* innocenza, e 
nella virtà : niuna cofa 'toglierebbe dunque che 
Iddio non perveniflfe l'abufb, che l'uomo fa delle 
fue facoltà, e che non faceffe regnare iiì tutta la 
natura l'ordine e la fcielta; tuttavia vi fono dei 
difordini e dei mali , degli fcellerati e de' pecca* 
tori: dunque convien dire, che una cau(à differen- 
te dall' Effere Supremo abbia avuto parte nella for- 
inazione del Mondo, e che queftacaufafia malefica. 

Tutte lejiifiicoltà , che il Bayle ha ripetuto in 
mHJemairiere nel fuo Dizionario , e nelle rifpo- 
fte ai dubbj di un Provinciale fi riducono a que- 
lli principi , che noi fiamo pei^ efaminare , Egli 
è chiaro , che tutta la forza di quefta replica fi 
fonda in ciò, eh' è impoflibìle, che un Ente fom* 
inamente buono , fommamente fanto , fomma* 
mente poflente permetta, che vi fia del male nel 
Mondo , perchè è di eflenza della fomma bontà 
togliere qualunque fpezie di male. Ma per fenci- 
re la falfità di quefto raziocinio , procuriamo di 
formarci una fgiufta idea della fomma bontà . La 
bontà d'un EfTere Supremo , di cui parliamo , è 
la fua benevolenza . Quefta è tanto maggiore , 
ifuanto meno ha bifogno di fare il bene, che fa : 

quiii« 



M A 151 

quindi } ficcome l'EITere Supremo baftapienameDCe 
a fé fteflb , così egli è, per^fprimermi così, in. 
finirarnente lontano dairaver bifogno per la fua fe- 
licità di creare altri Eflèri , e di far loro del be* 
ne • La fua benevolenza riguardo alle creature è 
dunque infinita , qualunque fiafi il bene 9 che loro 
fa; ed ecco in qual fenfo la bontà di Dio è infi- 
nita > e non già nel fenfo « che debba fare alla 
creatura tutto il bene polTibile , poiché la bontà 
infinita in tale fenfq è inrjpolTibile, nqentre in tal 
cafo converebbe, che V El$erc Suprenaodefseatut» 
ce le Tue Creature tutti i gradi di perfezione poflj^ 
bili > lochè è afsurdo » mentre nop v' è fommo 
grado di perfezione nelle creature. L'idea della 
fomma bontà non cfige dunque , cbe Iddio fac- 
cia alle fue creature tutto il bene poflibilc • 
Affine ch'egli confervi pienamente la qualità d* 
un EfTere fommamente benefico^' bada, che metta 
le fue creature in tino (lato , in cui preferxfcano 
r«(ìftenza al niente, ed in cui fia meglio eflere , 
che non eflfere nulla affatto: e non è punto pecef-* 
fa rio, che queQo OatQ fia il più felice poffibile. 

Crear l'uomo col defiderio della felicità smet- 
terlo nel mezzo di tutti i modi poflibili per prò* 
curarfi la felicità , dargli tutte le facoltà neceflfa- 
rie per far buon ufo di tali modi , quefli'è certo 
far air Homo un gran bene • Far dipendere la fé* 
licita da certe leggi , che l'uomo può ofifervare» 
ma che può tuttavia abbandonare , e che abban» 
donando incontra il difpiacere, ed il dolore, non 
coglie , che 1* efifienza non fia ancora Mn grande 
benefizio degno della fovrana Bontà » e della ri* 
conofcenza dell* uomo • La qualità di eflere fom- 
mamente buono non efigeva dunque , che Iddio 
preyenifle l' abufo , che l'uomo poteva fare delle 
fue facoltàj poiché la fomma bontà rende Dioia-^ 
capace di far il male , e lo Jafcia afiTolutamente 
libero riguardo all' efiftenza delle fue creature, e ai 
gradi di perfezione , e di felicità , che loro con- 
cede . L*idea della fomma bontà non efige dun* 
que in niuno modo » che Iddi9 prevenga tutti i 

flia* 



Ì$i MA 

iiaàii , che derlrano dalla imperfezione cJelf* ùrfi^ 

èura, o dall' abufo, che fa delie fue facolti^ fou 
che ii> tal cafo Iddio farebbe ftaco obbligato 4i 
dare ad cfTa un tal determioaco jgr^do di perfezi(K; 
ne, piuttofto che. uh altro, lochè tìon Ci contiene 
in niun modo itella idea della (bmma E^rontà • Se 
Iddio non fi fofl'e propofto nella creazione del Moi|« 
do fé non Ìì rendere gii aomini feliqi a q,ualunquC 
prèzzo, ed in qualunque modo fi foUe, avrebbe 
certamente tofco via dal ]y[a7)do tutti ,i mafry e 
fpogliato l'uomo del potere di abufarfi delle fue 
«colti; ma è forfè contrario alla bqntà dì Dio,' 
èìy*egì\ abbia voluto., che 1* uornb foffe felice, ma 
àbe non lo forfè , fé non a certe condizioni ^ 690!- 
Torfervaré cèrte Leggi y cui oflerVare y a violare 
forfè a fua difpofirione? . j 

Iddio vedendo nella f'ua Ònntpotenzft. un' fnn- 
tiità di Nfondi poffì-bilt, tra quefti Mondi non njS 
poteva edere uno' in cui la felicità delle^ creature 
Abh formarfe iT fine principale, né v- entrarfe thè 
fer feconcfario/ Non è egH poflibile , che, fia fta- 
fa una delle Leggi di queftp IVlondo , che Iddio' 
non avrebbe accordato la felicità fé ncyn al buon' 
ufo, che Tuomo fofte per fare delfe jfue facoltà,' 
é che iddio noti avrebbe prievenuto 1* abufo , che 
fé creature potevano ifare di cótafi lorp facoltà? 
Ed in tal cafo forfè che non poteva Iddio,: fen- 
za violare le Leggi della ^ua bontà > traftcegliere 
tìn tal' Moiìdo, fenza che la creatura avefte di- 
ritto di dolerfene ì Accordand'o ancfie al Bayle 
Quello, ch'egli ha così Cpefso ripetuto, e non mài 
l^rovat^o, che Iddio non. abbia potato determinar- 
fi a creare il Mondo, fé non coU' oggetto d'i far 
eolie creature felici, .é egli ben certo, cHè la fa-' 
^ienia, e la fintita di D'io non gli prcrcriveirerp 
Leggi nelìa' dìftribuzìpne dejla felicità? L^a bontà- 
di Dici è forfè una fpezae d' iftinto, che lo porti' 
i fare del tene len;Ja rególa» e ciecamente? La 
cor dòtta dì t>)oy (e poììp efprimermi cosi , ^noa 
debbe portare il carattere degli attributi dell' Éf-; 
ftre Supremo? Il carattere delU fìia Sapienza, f 

1 AjlW'^ 



M A ij^ 

deila fila intelligenza ? Ora un Mondo , nel qìia.f« 
jfddio non avefle refo felici che degli Automi, o a- 
ye/Te ubbidito a tutti i capriccj , ed a tutte le biz- 
zarrie della fna Creatura, farebbe forfè fluito con- 
forme all' idea della fapienza , e della grandezza^ 
dell' Eflere Supremo ? La bontà di Dio jion debb^ 
élla agire unifórme colle Leggi della fapiens^a , C 
rendere ogni fiato felice, a mifura ch*è più o mCr» 
no perfe-tto f Non fi efigeva ciò , che la creatura 
folle libera ? E un tal piano del lyiondo^ ^P^^? 
contrario all'idea della fòmma bontà? 

Finalmente io chieggip al Bayle , s' egli ha an| 
cognizioìie tanfo perftta dell natura dell'uomo , 
onde provare , che Iddio nìpn 1* abbia creato nello 
(lato ir pia Of^portuno per renderlo felice? Gli di- 
liiando , f^ ha baftancé cognizione dei difegni di 
pio per fentenzare, che il Mondo non abbia fine; 
è non fia per avere imo fcioglimento , che ci far| 
rilevare anche la bontS di Dio ne' maH fteflì , chcj 
fanno nafcere le noftre mormorazioni ? La permif- 
(ìone del male è un inirtero, e non una contraddi* 
2;ione colia fomma bontà di D^'o, e non 6 può di- 
re , che in forza della fua fomma bontà fddjo do- 
vefl^e prevenire tutti i mali , e Oabilirè un ordine 
di cofe , in €1)1 1' uomo non avefle potuto divenir 
iiifelice . 

La fantità è pure, come la bontà, una forgente 
di obbiezioni in favore del Manicheifmo • Iddiq 
non è forfè infinitamente fanto , dicono f la fanti^ 
tà non lo rende fommamente avverto al male? Nòi^ 
è forza dire, che Ha (lato fenza potenza per Impe- 
dirlo , o fenza fapienza per fcegliere i mezzi prò* 
pr) a prevenirlo ? 

Per rifpondere a quefta diflGcoltà , bada formarfi 
idee giufte della fantità di Dio , della fua. fapien- 
za , e della fua potenza . La fantità di Dfo non è 
che una volontà colante di non far cofa , che 
fia indegna di lui : ora non è indegno di Itii crea- 
re uomini , che poflkno aèufarfi della loro liber- 
tà , poiché una tal potere è di efienza della crea* 
tura medefima , e non è indegno in nlun modo 
- r di 



if4 ^ U A 

éi Dio il creare V marno colla Già tSfmzM , qmmiQ 
dir nom fi vo^ìa , che £a isiegao di Dìo creare 
4^1 Enti lìmìuti. 

I« raoo fi ^euod^ehbt col Rajle f che la fas- 
cici di Dio doveva almeao preveoire l'abafo» cbe 
fa rifoiDo della fcu liberti; poiché soo elTeodo la 
raotiei io Dio alerò , che la volooci coffance di 
nulla fare > cbe fia iodegoo di lai , converrebbe » 
cbe lotte iniegoo di Dio ooo prereoire la caduta 
dell' uomo; e qciefio è quello , che non fi può di. 
re« Non è indegno di Dio lo ftarfi immobile quan* 
io pecca, V uomo , poiché colla foa immobilità e(l 
prime di non aver egli bifogno degli omaggi dell' 
uomo ; efprime per ul mezzo il giudizio , che fa 
mIì medefimo , cioè di eflTcre indipendente dalla 
uia creatura • La permìilione del male non é dun* 

?tue contraria alla (antiti di Dio, e tutte le fimi* 
irudini del B^^le , tra le quali quella di una ma- 
dre» cbe conduce fWa figlia al ballo, e hfcia, cbe 
tenga fedotta , mentre potrebbe impedirlo , fono 
(offifmi f cbe naicono tutti da an falfo piano deffa 
quedione» il quale dal Bayle é Tempre tenuto nell' 
offerir al fuo leggitore le caufe .dell* origine del 
male. Poiché la madre non ba alcuna r^ione, che 
la impedifca dall' ovviare al feducimento delta fi» 
(liti laddove non può dirfi così di Dio , rapportai 
il peccato dell* uomo. 

L* idea della bontjk umana non é già 1* idea di 
una bonti pura » poiché é iempre unita co/i* idea 
defila giufliiia » ed il dovere fempre v* ha quai- 
che parte nella Tua compofizione , per dir così ; 
td é una Tpesie di commercio i e V olTervanza di 
quella Legge generale , che vuole , che noi fic^ 
clamo per gli altri , quel che vorremmo che fof* 
fé fatto per noi , quando foflimo nelle circoflan^é 
Ae s in cui fono gli altri • La felicità fociale di. 
peode dair oflVrvanaa di quella legge » e la So. 
cieca è pi^ o meno felice , a mifura che quefta 
l(*i?He é pia negletta o meglio ofiTervata : Laonde 
ogni membro di Società è tenuto per gìu/liaia di 
00» fare ad altri quello ch# non vorrebbe fatto a 

lui 



MA 15^ 

iui RèfCo y qualóra fi crovafTe nelle circoftanse me- 
defime • Quefta^ea della bontà umana non è pe-^ 
jò applicabile alla bontà di Dio, il quale per ef- 
fere felice non ha di meftieri , né dell' efifiensa j 
né degli ommaggi delle fue creature. 

Quefti principi dimoftrano » che per le Leggi 
della Tua Bontà Iddio non era maggiormente tenu- 
to a creare Tuomo nello ftato dei beati > né dare 
agli uomini delle grazie efficaci , affine di mante- 
nerli infallibilmente nelle virtù'« Si vede anche da 
tali priocipj, che Iddio pub, fenza violare [eleg- 
gi della fua bontà punir l'uomo, che Viola le leg- 
gi ftabilite da lui , ed accordargli un tempo di 
pròva , in cui perdoni af peccatore penitente , fi 
dopo dt cui l'uomo diventa incorreggìbile > eDioy 
Giudice fevero ed infleffiblle. 

§. V. 

Dei diverji Aèiori , €^e ^MnM riffofto mIU 
dìfic$ltM dil BMyle . 

Avendofi propofto il Bayle di piantare un Pir^ 
rcnifmo univerfale , pretefé, che le opinioni piOf 
afTurde fofTero ftabilite fopra principi capaci d'im- 
porre alla più illuminaca ragione, e che i dommi* 
più certi fofTero erpofti ad infuperabili difficoltà » 
e conduceflero a conféguenze aflfurde . In efecu- 
zioiie di tale progetto , pretefe , che una Sete;* 
tanto ridicola come quella dei Manichei potefTe 
formare delle obbiezioni , che fciorre non fi pò- 
refsero da qualunque Filofofo o Teologo di qaaif!^ 
fìa Setta. Il fuo Diz^iosario fu tanto in voga , e 
le fue difficoltà contro la bontà di Dio fecero tan- 
to ftrepito , che gli uomini celebri e zelanti per 
la verità fi affrettarono di rifpondergli ; e non è 
forfè tÀnto inutile ri far qui conofcere i principe 
che fi oppongono a quei del Bayle. 



Ffk^ 



\ 



#96 MA. 

Principi di Gioysìmi CUre . 

Siccome il Bayle nelle fue obbiezioni contro li 
bontà di Dio infidetce mo'co /'ulia lunga durata del 
male morale e fifìco in quatta vira, e fuU'etcrni. 
tà neir altra, cr>si il Clero nafcodo fotCo il nome 
di Teodoro Parrafio pofe in ifcena un*Origenifta 
che pretende , che i beni e i mali di quirfta vita 
non fiano che mezzi dellinati ad elevar l'uomo 
alla perfezione , e ad una felicità eterna (i). Il 
Bayle conobbe, che rOrigenifta facendo fuccede- 
re un'eterna beatitudine ai tormenti che foflFrono 
i dannati , avea tolto la pii!l grave tra le difficol- 
Cà del Manicheifmo, ma che non aveva tuttavia 
confutati i Manichei, i quali replicavano, ch'era 
f:ontrario alla fua bontà il trarre le fue creature 
alla felicità per mezzo delle fofferenze delle pe, 
ne. Ecco a che fi fia ridotta elTenzialmente la que. 
ftione tra il Bayle ed^ il Cjerc > il <;uale trovofli 
immerfo in una folla d'incìdenti e di perfonalità, 
che fecero afToIutamente fparire lo Àato £bnda. 
mentale della queftione (x). 

2ti/>ajf# di D. Gnadi» alh diJgc§ltÀ dei 

Nel 1704. un Certofino di Parigi , nominato. 
D. Aleflandro Quadin pubblicò un'Opera, col ti- 
tolo : Lm difiin zi0ne e Im natura d^i hne dei. ms» 
U , in €ui fi combatti /* efron di! M^nichti , /r 
t^inioni del Menisene , dei ChAtron y e dsj Bayle.. 
Il Bayle pretefe , che queft' Autore abbia molto 
ben provato» che il fiSema dei di}e Principi Ga 

di 



■^^r 



(i) Parrhafiana. Tom. I. pag. 109. 
(i)2«>/e. Art. Origene. Refponf. aux Quell. 
4*1111 Provincial, Tom. HI. e, 171. Ledere c« 6*ec. 



M> A- *57 

il fua natura ÙlKo ed aflfurdo $ e principalmeato 
nelle particolarità cut difceodevano i Manichei » 
ma che con ciò non veniva punto confutato eflb 
Bayle , il quale riconofceva cotali verità 9 e pre- 
tendeva folamente , che 1* Ipotefi Manichea , per 
quanto afTurda fi fofle , attaccale il domma dell* 
Mnità di pio con obbiezioni j ^cbe la ragione noa 
poteva risolvere ; non fece ulteriore rifpófta alT 
Opera del Certofino i e la queftione non andò pi{|^ 
avanti ( i). 

Frincifi del King > full* origine del msU , 

Il Signor King pretefe , che Iddio non avefTe 
creato il Mondo per fua gloria , ma folo affine d^ 
efercitare la fua potenza e comunicare ia fua bon* 
tà. Ch'efTendo infinitamente buono, niuna cofa a» 
vea potuto eflfergli di motivo, onde creare il Mon- 
do, che niun obbietto eft^rno e«a buono, rapporto 
a lui ; ma che la fua fceJta unicamente I avea fat- 
to buono: rigetta i opinione di quelli , che preten« 
dono, avere Iddio tra/ceke certe cofe, perchè fo- 
no buone , e foftiene , che la bontà delle cofe di* 
penda al contrario unicamente dalla fcelta che Id- 
dio ne fa • Crede , che fé Iddio fofTe ftato deter- 
minato dalla bontà delle cofe medefime ad agire ^ 
farebbe un agente del tutto neceffìtato nelle fue à- 
zioni. Iddio dunque non era foggetto per niuna ra* 
gione a fcegliere un Mondo « piucchè /un altro $ e 
quello ch'egli ha fcelto è perciò buono ^ perchè egli 
rha fcelto. 

Quella indifferenza di Dio, rapporto agli ogget* 
ti diftinti da lui , non ha luogo che nelle fue pri. 
me azioni; polche palio una volta > che Iddio to. 
glia qualche cofa , non può più non volerla • Di 
più , ficcome iddio è buono nel volere 1"^ efiften. 
za del mondo , cesi ha in ciò pur voluto il van- 
taggio di qualunque particoiare i ma inguanto que- 
Tomo III. R (lo 



>»^. 



( I ) Hlft, de Ouvragcs ({es Savans • Aout 17^5* 
Art, 7. 



%ii M A ^ 

Ilo s* è potuto accordare col difegno » t eòi mézti 
che avea crafcelti , aifioe ^*eferciure h fua poteo- 
2a. Non era dunque contrario aMa bontà dì Dio » 
che creafle un Mondo > in cui vi fofle del male 5 
qsalora quefto mate fofle effenz^ralooeivte legato col 
inea^zo che ha fcelto per efercitare la fua potenza.* 
era il King pretende % che tutti i mali fifici ùza^ 
attaccati alle leggi , che Idi'fo ha ftabilite per e* 
lercitare la fua potenza, e che la creatura noorak 
bia perciò a lagnarfi y perchè Iddio non* era obbli- 
gato di creare un Mondo fenza mali , giacché uni 
cai Mondo non farebbe ftato mighore , ifappcNTto a 
Dio , del Mondo q^uaTè il noftro. 

Il m»le nK)raleèttnaconfeguenza della^lifaertàdeir 
nomo; male, che Iddio non era obbligato in oim moi^ 
do a prevenire, mentre, rapporto a Dio, non è me- 
glio il prevenire cotateabufi:) , che permetterlo. Dtill** 
altra parte Iddio non avrebbe potuto (xrevenire. tate 
^bufo, che collo' fpogfiare Tuomo diella fua libertà^ 
iochè avrebbe fatto (K tutto il^Mòtido unii pur a^ mac- 
china y ed il King pretende, che ^ un Mondo iti cor 
Cutco foflTenecefTario emacchinale, non farebbe fiato' 
molt'opportunoper efercitare /a potenza egli aceri» 
boti di Dio, quanto è il Mondo, in cui l'uomo fia li^ 
bero. Finalmente avendo fcelto Iddio , per eferci- 
tare la fua potenza , un Mondo in cd4 vi feflero' 
creature libere, non ha dovuto cangiare il fiiopia^ 
no per la ragione che abufàté fi &rehbero della lot. 
ro libertà , nel modo ifieflfo , che n<^n ha dovuto" 
cangiare le Leggi che ha ftabrlite per la fifica , » 
titolo,, che Ci tiravano dietro dfe^i dìfprdìni. 

Iddio pote^, è veroy prevenire Tabofo,, che V 
uomo fa della fua liber.t2^;;ma non- Tàvrebbe pteve-" 
nuto , fé non facendo intervenire la fuà onoipoA 
fanza con cui- determinare infallibilmente V uoiaa 
al bene;> ma in tal cafò fi farebbe dilungato darpia^ 
no che fi avea prefiflo, di non condurre alla vori- 
cà le perfone libere, fé non per via dèlie pene» e 
de'premj. 

Il King confèfTa , che r abufb coffante ed'ofti- 
nato >. (ée avrifiicta 1* uomo dttii fua libercàv 



MA iii . 

trarrà ad etCrnfi pene ì pèÌ£iitor! incorreggibili.; 
Dia per conctluré le pene colla booti di Dio , le 
fminuìree quanto può , e le inette in codCo delle 
creature, {apponendo,' che faranno coafeguenze na- 
turali delt'o/lj'nazione dei peccatori , e che 1 dan* 
nati faranno come tanti pa^2i , cbe (entiranno vi> 
•iimetits le loro miftrie^ ma fi faranno tLictatia ap>' 
pl»tifo della for.o direilionÈ, ed ameranno più d'ef- 
ferc quel che firann'o , che di non efleré nuli' af- 
fatto e^fteiiti; ed ameranno il loro Aito benché in- 
felice, come le' perfone in collera^, gì' inan^otati ,' 
gli amttizioS ) tcurioG godontf di (]ueile cofe niede- 
hnie, che oón fanno cb'e crefcere la loro miferia.' 
QuefTo .fl^to farà C^tfa confeguenZa naturale delta 
perver&^à ée't peccatori ; é gli emp) faranno tanto 
avvezzi « formare de'falfi ^axicrcinj, cfie non ne far 
ranno più di altra force ; ma palT'el'aoQo ad un etr, 
rore ad un aliro errore , né potranno frenirC di 
braOiare perpetuameli te cofe di cui non potranno' 
godere, e di cui la privazione li gitteri in difpe* 
razione incomprenfibile > fenza c^e I* esperienza It 
^ènda mai io arvcnire piiV faggi , perché per lori^ 
proporla colpa avranno interamente corrotp il iota' 
ìjitelletto é refo^ incapace d'i gìudictr fanamea. 

, ri Bayle pKr confutare il King fa ufo de'prìnci- 
p) medefi'itii di fui ,' e rfconofce con luì , che Id- 
dio trovando in fé deffo ^na gloria ed una felici- 
tà inri^nìta , non fia pbtu'to crCare il Mondo pct 
fua gloria ;' e da ci& conclude il Bajle, che Iddio 
efìendo btiìono i, avrebbe dovuto nella creazione 
del M'ondo dare tutto alla bontà , e4 rnipedire ft 
Qualunque collo ,, che s' introdducelTe nel M'ondo( 
4bilfiGi fperie d'i nifle . ElTeadb tutto egualmente 
ftnóiio rapporto i Dio « non t dito' portxtct dalP 
R a «more 



(r) De Origine Mali * .Aurore Ciilltlm» &*t^' 
Lond. 1701. in %.6t 1, Sedìon. i, Append* ^ iJt^ 



tfio MA 

indora di lui ffeflbo. della (uà gloria a fcègliér ut{ 
I^Dodó anEÌchè un altro, ed una Légge anziché lio 
'ailtra , per goveriiarè quèfto Mondo giucche un al-! 
tro ,' eflendo tutte egualmente buoiié rap^porto a 
lui ; e perciò doveva fceglìére quelle ch'erano più 
opportune per pròccurare il bene delle créature \ 
è itiutii'is f ncorà tutte quelle leggi i a mifura chri 
ir eiigevà il bene della creatura : giacché non era 
iniglipré , rapporto a Dio ; fcegliéré piuci:ofto il 
óiano clie aVea fégùi^o, che un altro (l). ' 
^ 0ù\ il Bayle I? yede fémprc fiffq nello ftefso fwo 
fomirma > poiché pretende /che non offendo il, Mondo' 
^untp nèdeflario alla glòria' di t)io , non avrebbèr 
dovuto cbnfultare che la Tua bontà. Ma Iddio noti 
ha forfè altri Attributi che la" bontà f ISIoh "é fag- 
gio ) ed imniutabile ? ET corali attributi dovranno 
teflere feri? '^influénza nei Decreti è nella condotta 
di^ Dio , mentre agirà unicamente ìa fua fo fa boa- 
ti? \J^ bontà di Qio'è forfe'una beneficenza d^in- 
(tinto; cieca» fcnza luce » fenza fapiénza > che ten- 
da al bene dell^ creatura, ren2:*aIcuD riguardò à'g^i 
altri Attributi dell' Èflere fu premo j|- Ecco quello 
jche il Bayle (uppófe nella fui rifpofta a) King. Jo 
ion parlo punto delle altre quèftioni che inciden- 
temente entrarono in tale difputa, e che fono tut- 
te iiitérelTanti • Quefte fi 'pofTono v^4^rè nell' Ope- 
ra dèi kifig!^ nella rifpo^aalle ouelìioni di uh Pro- 
vinrialeV e pèlle Note, che ha fatte il Bernard alla 
rifpofta del Bayle (2). ;" " ' '^ ' ^ 

"Tra tali quefttpni ihcidenti , ye |i* ha upa , che 

Jrerfa'fui male morale. Il King pretende , che vi 
la più bene morale nel Mondò , che male , e ciò^ 
anche fuila tèrra j né s* è mar perfuafp della dot- 
ìprinà dell'Hobbes', cl?e tutti gli' uomini^ fianó Qrfi, 
tuoi, cTigrii dbc prefi uno per Taltrp fiano liat? 
y - - ' ■ nimi- 



lA^ 



(i) Repbnfes aux Quefiions d*un Provincial. T« 
li. cap. 74. * 

(^) Republiq. des Lettresi7o5. Janyier«pag«57« 



\ 



/ 



MA. ai^^ 

nimici tradì loro ^ chefiànò naturalménte falGepetC 
£di> e che tutto il bene che fanno fia per timore^ 



dipinge gli altri ^ ma fé (i difaminaflero gli uomip^ 
ad uno ad uno 9 forfè non fé ne troverebbe id 
cento mille Uno «che fi poteife dire T originale di 
tale ritratto. Quelli ite (11 > che piantano una Mie ca» 
(untila ) quando fi yoleiTe efaminareil loro caratt&f 
ce» metterebbero tutto in opera per allontanare da 
loro untale fofpetto^ e direb3>er0) che parlano del 
luppolo , e della maggior paste dfel. genere .umano J* 
ma non diioro; eaè pur (^erto,» che non giudicanq/ 
cosi dei lóro parenti e di quelli, co*quaÌi hanno re* 
lezione; e. le |o faceffero^ pochi fé ne n^/lrerebbe<» 
ro pertuaè • Olt^rvate qualcheduno éi quefti , cli^, 

-♦ - - j.^ ^ 

rmipi,^ 

cigJCjL 

, — , Y'-" -'— .— ..- . c-4njìci^ 

I^ loro fam^glj^ > il lofo Pa^fe , ^lavorare , fo^erire ^ 
arrifchiare anche la vita per p^ere fedeli., jifuaodf 
non hanno alc.un motivo di timore che U.muQVa i 
né correrebtiero rifcniodcunq, ò, pericolo nel itiS 
fcurare fiflfatti doveri, r Quefto nafce j. voi direte ij 
dal coftome e 4all' educazione • Supponiamo cbL9^ 
fia vero. Punque, forza è , che il, genere ùaia«' 



éantó sbandita , .coCicchè non croy! appoggio. ^ fof^* 
ftègno f lode ,^ /eguito.ner conÌen(o. generale §' 
nell'approvazione d|sl^pub(>licò^ e, che ri vizio fi# 
ancora turpe e.tergcy^fo. Di fatt^ aìp^^na fi crò«^^ 
va un uomo folo» quando non fia ftrej^to dalla ncj 
ceflirì o provòcalfo con ipgiurie , il qiiaJe fia tan». 




>«> MA 

^*parenci9 e non (sa diligente nelPefèguiré i dove» 
ri civili con cucci ; che non p^ofeflì di rifpìetcarè 
la virtù , e non riguardi com^ affronco reffer cac- 
ciaco da visioJTo. Se iS yirol prenderG il faftidio d^ 
efami nare per un giorno le fué ationi e quelle de- 
jgli altri 9 forfè fé he troveranno an^ o due di yil 
fuperèvoli} e cucce le altre innocenti e buone. 

Si deve oifcrvare it\ (econdo luo^go > che fi parla chof- 
tocji un folp delicco grave» coinè farebbe di qnorpici- 
ixoy di un furto ec« il quale (i rende più noto* ère^ 
Ita più nella rpemoria jQppco parìa di mille boane 
è gencrofe albioni chignon Fanno ftrepìcp bel ^Tondo• 
uè fi manifèltano nella pubblica r inerii a nza; > anzi ^ 
Ignorano univerfalmencè, e cedano Teppeilicenel fi» 
jenzio e nell'obblivlohe: equefto prpya> ciré i gran 
^elicci fono pia rari che le buor^e azioni, lé qua^ 
ie non fi vedefl*erQ>ì>itua|mence> noti recliereUteriif 
ì gran delitti tanca Yùrprefa e Catic'^fW^. 

Egli è da ofl'ervarfi in itr^^o luogo ^ che niolte 
cofe > che fono innocentj ) fémbranq ree 9 quelli 
che non fanno le ìcfee di chi opera \ è là circi)- 
lanari in cui fi croya; pòlche egli e cértOj» chénoq 
lodiamo giudicare del bene o del ixiaié di i|n*a^id« 
ie fulle feniplici apparenze » ihj^ foto per I* incen» 

{lon^cleiranima, eper I^ yifte che può >^ vere queL 
> cne opera, o per JÌ g;iudiziQ ch'egli fornai dclfci 
liatura dèlie cpfe. 

In quarto luogo, n^olte azioni fi fanno per igno* 
ranza *, cioficch^ quegli che le praticano non faq- 
|io che fianb vif^iòfq, efpeflfo anèh^ fi prendono per 
virtù . In Cai vifta S. Paolo pctfeguirò ^ Chiefa 
ed egli ft'flb con fèda di averlo fatcq per ignorair^ 
n i e ch(> perciir ni. aveva ottenuto, il perdono 
Quance cófe di eguàl nacqm non fi l^ono^ tutto* 
dì da coloro ehfi profetano vacié Religioni ì Goé.' 
feflb che fono tuttavia peccati , nia peccati ^*igiio. 
rani^a , che appena- pqQono edere annoverati tr^ i 
àali morali ,' poiché non procedono da^ csittiva iii. 
tenzione» né da volontà corrotta. Ogni uomo che 

Sratica yioleaz;e cóntro di un altro, per amore 
blla virtù % -per odio coatro il vizio > per zela 

della 



^ 



M A 26) 

della gloria di Dio > fa male , non v* ha dubbio ; 
ma 1' ignoranza 9 ed un cuore onefto e biiono Io 
fcufanò aflai, Quefto folo rifleflb bafta ad ifminuU 
re il numero de malvagi » e quefta fcufa non fi li. 
mica foiamence a ciò che riguarda la Religione: i 
pregiudizi del partito debbono eflere pefati , quei 
pregiudìzi» che impegnano fpeflb gli uomini ad u. 
fare il ferro e il fUoco contro coloro che giudica* 
no pubblici nimicie traditori delia Patria.. Non v"* 
è più fatale errore nella fpeaie umana» e che abbia 
fatto nafcere maggiori e pia numerofi delieti ; e 
tuttavia pur procede da un cuore che ha fine ree* 
co. L'abbaglio fta nel dinienticarfi^ che debbefi di. 
fendere lo Stato per vie gìufte e legittime >, e noi» 
^ a fpefe dell' umanità. 

Rer quinta ragione > i pregiudizi ed" i fofpetti fan* 
no rigùardafre come malvagie molte perfone ^ che- 
realmente non lo fono. Lacorrifpondenza tra unuo^ 
mò edima fèmmina dàal nruligno argomento di fof^ 
pettate e di calunniare; ed una fi)!a circoftanza d» 
quelle», che accompagnano ordinariamente 1* azione 
rea» fa dichiarare colpevole dall' azione; medefim» 
la perfona di cui fi* ha fofpetto ;. una fola cattiva aw. 
zione bafta per difonorare V intera vita di un uo- 
mo» e per adunare in quella tutte le azioni che ha< 
^tto . Se un folo membro di ona Società, cade in 
qualch 'errore» fubito fiprefume» che tutti gli altri 
fiano nello ftelTo cafo^ ed è quafi incredibile, come 
vi fiano di quelli » i quali con fomifi^lianti titoli 
fono tenuti per affai malvagi » benché fiano div'erfr 
aflai da quel che fi crede ^ ì Confèfllori ed i Giu^ 
dici » allorché fi tratta di cafi criminali » fanno^ 
quanto poco di vero fi trovi nelle voci popolari , 
e quanCa poco cafo fé n' àt>bia a fare • 

In fello luogo dobbiamo diftinguere » lòchè fi fa- 
dalia liegge medefima » tra le azioni che procedo- 
no da malizia premeditata» e quelle alle qualitra£^ 
porca qualche paflione violenta » o qualche altera^ 
aione di fpirito. Quando Toffenfore è provocato » 
e che un lubitano furore la fa ufcir di féfteflb «. 
egli è cerco ^ che molta minore è la gravità^ dfer 

R^ 4 TuQ 



164 Ma 

fuò fallo • Quèfte cofe fono coQofciute dal noftfó^ 
gìuftiffìmo Giudice, il quale ci giudicherà! con mi. 
fericordia, e non a rigore; e per tale ragione ap.. 
punto ci ha comandato di non giudicar innan^' iì 
tempo; poiché noi noh veggiamo che ta corteccia 
delle cofc) ed è molto pofTibile, che qtfello ckenoi 
confideriamo <;ome un maflinx) deli eco ^^ et appari* 
relibe comedi natura ad eflere pofto tra i ^niioorii 
quando fólTimo Incefi di tuttocrò.che v*ba rappor* 
to, econfiderailimo bene tutto^ Mo}te virtù .e mol- 
ti viz) rifiedono ndll* anima / e fopo inviabili agir 
occhi umani , ond'è un parlare a àafo il voler de* 
finire fui numero degli uni. e degli altri » e ipre^ 
tendere da ciò di trar contègueaza, che fia nece£i 
fario b OabiJire un malvagio Principio. £gli*è un 
voter effcte condannato come giudica .temerario e 
reo di precipitata azione > ed un uiìirparfi Ja giu^ 
rìfdfzione del Giudice fupremo.' ;•,. 

Finalmente la confervazione ed accreflciìnetHodel 
genere umano è una molta ficura prova:, che v' è 
bel bene e del male nel Mondo, mentre una odue 
azioni pò (fona avere un'influenza funeft.a ioprapìA* 
perfone; e v'èdi più-. Tutte le azioni viziofe ten- 
dono alla di/lruzione del genere umano ,' e almeno 
ad ifminuirlo e danneggiarlo, laddove è neceflTario 
il concorfo d'infinite azioni buone pel mantenimen^' 
to di qualunque individuo : fé dunque il numero 
delle azioni cattive forpaflafle quello defilé buone >' 
il genere umano dovrebbe finire • Di ,cì^ veggonfi 
prove molto fenfibili ne'Paefi, ne'q^ali fi moltipli- 
cano f vizj} mentre in efii ij numero degli uomini 
fi fminuifce di dì in dì, e fifpppplanoa pocoapocoi 
e fé la virtù fi riflabilifce, gliabitanti pure ne ven- 
gono in cbnfèguenza • Quella è prova, che il gene- 
re umano non potrebbe fufliftere , qualora li vizi* 
foflfe dominante , mentre ci vuole un conqprfo di 
molte buone azaon) a riparare i danni recati da una 
fola. Non c'è meftieri che di Mn folodelito per to- 
gliere la vita ad un uomo o a più, ma quanti atti' 
di bontà e di umanità noo fonò necelTarj per eie* 
e coafetvare ogni particolaref 

Dar 



., . Ni A, 265 

Da tuttocib mi lufmgo , che ttUì dimoftrito» di« 
4e il King» che fi rileva eflTervi più bene che ma* 
le tra gli uomini » e che il Móndo può eflereopé*. 
fa di un Dio buono; non oftance fjfrgomenco che 
fuppone effere 1^ male rupertóre al bene» pure tan* 
to non è neceflar io;. mentre vi potrebbe eflere pe/ 
diecimiile volte pia bene che male nel móndo, 
quaiido aoclK^ihiunibene vi fofle in ^uefta terra; che 
noi abitiamo, impercifìcchè ella, è stroppo picciola 
Gofa per entrare hV; porzione col (iftema intero i e 
il noilro giudizio noìf^ può eflere che imperfetto^, 
argomentando del tatt^ da quefta parte • Quefto può. 
éffere rofpitale.o! là prigione deiruniverFo * (i^ 
ed in tal cafoy fi potrebbe giudicare della puritàe : 
bontà deli* aria di qUafcbe clima )VÌa vifta di ìitt. 
ofpitale, dove non, vi folTerachea'mm'alati? oppure 
della faviezza d'un Goveriiadorej^l Vedere una^. 
Ca(à deftinau^ a perfone alteraté^^ doVe non vi fia« 
Ào che pazzi? oppure della vittàf 4*ùoa Nazione ^r 
in Vida d*una prigione» in cui non vi fiano che 
malfattori? Non, è già che io creda , che la Terra 
(ja realmente tale, maidico, che ù può fupporlojT 
ed ogni fnppofiiioné 9 che mofiri come laopiapofla' 
édere, abbatte l'argomento de* Manichei} fondato 
full' impofTibiiità che y*è, di renderne ragióne. 
Trattaoco io riguardo fa terra, come un foggiorno 
piacevole, dove fi puir vivere con' diletto e gioia» 
ed ertere felice. Cóhfefla colla ;rnaggior gratitudi- 
ne verfo di Dio, ch'io ho paflato la mia vita io. 
tal maniìsra y e fono perfuafo, che i .miei parenti y 
i miei amici 9 i miei, domeftici abbiado fatto al* 
trettanto; e. non credo, che vi fia male nell^ vi-- 

/ ta. 



* (1) Quefte efpreliioni dell' loglefe King non 
reggono certajnente alla feverità della Teologia , 
poiché parche fuppongano una tacita trafmigraziòne 
Pittagorica. Sr debbono pertanto pr^iendere qmli im-* 
magihi Poetiche;^ e uo di pia fuUe ragipnr allaga^- 
ter e come IpotcQ* 




%6i MA 

li quale non fia affai ai£6voIe d^i fòpporurfi, 
cipalmente da quelli, che hantio fpcransàd'un^ 
futuro (i)» 

Di/futd dil jMCjMil$t f.g del Bm^U 
cir^s l'origini dti m^h. 

Iljacquelot per rifpo&dere alla diiScoltàdelBayw 
le pianta per principio fondamenufb , che Iddio ha^ 
avuto difegno di formare una creatura intelligente 
e libbra, p^r efler eonofciutoi ed adorato! e fé non 
ibfie liberai ed intelligente non facebbe che una 
ina*cchina y la quale agirebbe per via di mole /e per 
COnfeguenij^a non potrebbe contribuire alla gloria di 
Dio. Si debbe concepire, dic>gb:, chelddioavea»^» 
èbi Voluto farfi conofcere colle fue opere è reftata 
còme nafcofto dietro i fuoi laìVori > come fìrebbe 
un Pittore, il ^uaie fi tenefle naifcododietroi fiìoi 
qulidri per udire il giudizio, che ne verrebbe far- 
ro ; co^ gli uomini fono fiati creanti liberi a tal 
fine» perchè fi giudichi ddlla grandezza di Dio dal*. 
le fue opere. 

Non fi può accufare iddio , che fia Tautore del 
i^ale, perchè ha; creato un effere libero, che fi 
9|busb del be^efieio di Dio, ed inclinò al male per 
effetto della fu^r libertà ; qubfta libertà dell* uomo 
rende il Mondo degno diDio^ e mancherebbe qual* 
ch6 cofa alla perfezione dell* Univerfo, fé Iddio' 
liòn Tavefle così creato; ed eeco^ fècoudo il ^« 
quelot, Tarme, che fi debbe ufaré per rifpingere 
gli attacfthi de^nimtci della Provvidenza . U'n fif* 
fere intelligente, e libero è il pia eccellente ed. 
ìi pia perfetto degli eflferi j che la potenza di Dio 

pò* 



I I \ f 



(i) Qiieftd tratto del Signor King è cavato dkl^ 
le note, che ha fatto il Lavv all'Opera dì quedo 
Arcivefcovò, nella traduzione Ingleìe^ equantuo» 
que fia un poco lungo, ho giudicato opportuno di 
riferirlo intero. Vedete il Contiouatore del Bayle 
Articolo S.ing. 



MA i6f 

potefle formare p6r quanto infinita fi fia • StabiliV 
ta lina volta la libertà dell'uomo, la permiflìone 
del male non ha nulla più di contrario s^lla botiti 
di Dio , e gr inconvenienti , (:he ne derivano » non 



de oe^ci non u queiia ai||]iC9ic|i, cne luppone i| 
Bayle, poiché èflì fono in iftato di ricompenfai ^ 
gli uomini fulla terra fono in ifliàto di prova(i)^ 
Il Bayle rirpofe al Jacquelo^, che loftatode*Bea^ 
^i elTendo (lato di ricomp^n^^)^^? pi jk perfetto » e 
per confeguénza pii!^ degno della fapienza di Dió^ 
che io (latp di prova» in cui aveva creato 1* uomo « 
Finalmeoté il Bayle gli oppofe il Tuo grande ar«. 

{'sonqieqto, poè) che Iddio poteva confervare inUf^^ 
jbilmentè, ^ li|>eramente T uomo nel béne(ij. / 
il Jaquélót replici^i ed il Bayle tornii i riipba*. 
der^^ n\^ tutti due fi s^ttaccarooQ ad una qt)aptit4 
ili picàÌQli Incidenti , i quali ofcùrarono il priniiit 
^ivo (tato della q'uetlione > e fi ìanciaronq dei ritn-, 
roveri perfonaii, i quali lion intéVefiaDÒ alcunq 
3). (^a molate dèi Bayle ^n\ l^.^uei^elaj ma ooj^. 
U tenuto per vinto. 






Il "iifìh in tutta qtiefia ji^pitta fi era forti^ficii^ 
to coli un (Principio ; cioè, che Iddio non abli^ 
fiotutQ creare i( Moodo per la Tua gloria , e' ch^ 
noi) fia Aatb determinato a crearlo fé non delU 
ma bònt^. Iddio animato da quefto folo liaotivQ 
doveva , fecondo il Bayle rifiorire tutto alla felici^ 
i\ qelle creatiire , e per cpnf^g^énza qon produrr 

ti 



(i) Conformitè de la Foi, ic de la raifon. 
{^\ Rèp.auxqueft. d*un Provincial Tom.IIf. 
(sVÉxameri de la Theolog^ie de M. Ba)rle« %^ 
fretiens d'AriCej ^ de TBcnift^t 



ICS M A 

tt nel Moa;}o che. bene , e ninna md (Io?eTa difio< 
|(lierIo da tale oggetto . li Bayle , chiufo in tale 
Rato della quedione, come denteo d' una fortezza 
ìnefpiigriabile , sfidava tutti ì fitoi oimicii e faceva 
ricadere coatro di loro tutti i colpì , che gli laii* 
ciaVano. II Placcete s'accorfe delSofSfma del Bayle, 
élafciò da partctutti gl'incideuti, coi qualìltaveva 
imbarazzata la quedione: attaccò il priacipio fon- 
dartienctte del Bayle > e fece vederci cfie ^elCri. 
tìcorion aveva provato, eoOn poteva provare, cbé 
Iddio non avetl^ potbto creare il Mondo , fé qoo. 
per rendere le fue creature felici, ^efìtrvvi., die* 
tfgli, aualcfie coU , cbe Ila impénetraliile • fòao i 
difegnr di 0io;' e-lv^ngiòne è , pefcbè q'ueftirfipen- 
4oao p'rtncipalmeote diMn fda libera ed atrottitavq. 
lótrtà' : e^li fì ciò,. che. vuole , e per codfeguenEa 

SrerfdeUrffoIuzionè, che piit gli piace, e neljayj- 
i, chi pii gli pia£e, e' come dungue ^ptremon'oi 
indovinath? Cbi iv^ebbepaiuCo, per efempió, aver' 
un menomò fofpetto delmiderio dell'Incarnazione, 
({uando Iddio non lì fotTe mai fplegaCo? feiddio a- 
vefTe potuto liTón proporli per uni;:ofuo Rne ilren- 
4ere le' Tue creature felici , tutte le difficolti' del 
^ylefvanirebhero, né apparirebbe contrarion'èalla 
Capienza, nialla bontà cheavelfe periKicflo il male. 
II Piacerle ncfn' lì ìviiHiò' ìi più, enòb imitò queL' 
li , i quali avevano Volufò determinare il fine , 
che iddìo s'era propollò nella Creazione del Mon- 
do .■ Tu'iiti- gli avvcrfarj del fijyìe , ou'ptfó dì far- 
lo , s' erano gictarli déntro' abiflì , ne' quali qtiet 
Critico li atf'eva combattuti con molti e {randf 
Vantaggi (i). Il Ba^le mori in tempo, che lì tMa* 
£ette faceva Rampare la fùa Opera . Il ^lacecte 
^era contentato di rovinare' ì fondamenti delle ob-' 
Bleiioni' del Bayle , pe/ iti vedére > dhé le confet»' 
guen- 



( I ) Rèfponfe i deux Ob)eaioai' Ì9 M. 9»jU pàc' 



MA if% 

ga^tìztf ch'egli traeva conerò la b^ontà di Dio dal. 
Ta permiflìontf del male , erano appoggiate a prin« 
cipj non punto dimoftrati , né fi voleva di più pe|f 
foddisfare all'oggetto p^ropoftofi » cioè di far vede- 
re , che il Bayle non aye^a oppofto alla Religione 
difficoltà iqdìfl'olubili • 

^ptgfi del Leìhnhzh per /piegare 
r eriime del male • 

Il Leibnitaio credette, che perdiffipare glìfcri^. 



^utifi per giugneré a tal fine;^ gM parvero imperfec* 
ir, ecbiiducentli a nÉoIefte confegùenze/ondeprerq 
un'altra (Irada per giuftificare U Provvidènza» Gre» 
ììette, che tutto quello , che fuccede nei Mondo , 
éfleiidp una confeguenza della fcélta^ che Iddio ha 
facto dei Mondò attuale, conveniva elevarti a qac^ 
primo ìftante, ne! quale Iddip formò iV Decreto di 
|>rodurré il Mondd, Un' infinità di Mondi poiffìbili 
lerano prefenti aU'InteHi^enzà ÌDivina, e la Tua pò* 
ffenzà poteva' e^ùafmente produrli tutti i giacché 
dunque ha creato ii Mondo attuale, convien dire» 
chel*abbia. fcelto. Iddio non ha dun<it]e pòtutocrea- 
ire il Mondò prefente, (enya preferirlo 'a tutti gli 
altri: ora è contraddittorio, che Iddio avendo dato 
Teifere ad uno dicotalt Mondi, lion abbia preferi- 
to il più conforme a* Aioi attributi , il più dègno^ 
di lui'. Il ihigliore: unMondo in fomma , clie nella 
fila creazione abbia Toggeitò il maggiore, ed il più' 
eccellente,' che s'abbia potuto prefiggere c^uèirEC 
fere perfettifllmo. Noi non poflìamo aflolutameacet 
decidérequale fia (lato un tale fine dei Creatore » 
poiché fiamp tròppo' /imitati per conofcòre la Aia' 
iiatura .* tuttavia , (ìccome fappiamo , che (a fua 
bontà r ha portato a dare 1* efiftenza alle creatu* 
re , e che oggetto della fua bontà non póflTono 
èfTere che le creature intelligenti , così pòflian^o 
dire > ragionando a naiitira de' lumi che ci ha dato 

per 



ita MA 

jffit copo(c6rIo9 cht fi è propello ^i crì^ar^il mtf* 
gior oamero di creature, intélligenci ) e dì izxvi^ 
to tutte le cognizioni, cutc« fa feficitay tutta la 
fceUe^xa» 4i cui l'ÙniverTQerafqifcettibilé) e cotuk 
iatle a tale Àato felice i^el modo piùf convenréote 
atla luto natura > e pia conforme al T ordine. 

Imperciocché la bontà di D^io non può etifer ma! 
«tiretta cóntro le Leggi ddrorcfine» le ({uali fono 
regote'invariabiti deUa fua^ direziione; e la Bontà fi 
trova unita in ciòr colta faprenza. Per tal motivo 
ta itfaggiot felicità dèlie creature intelligeoH nella 
eo^pjzione e oell* amore dì Dio, qaf^ft'Euer^ Sui 
^iwò per farfi nteglio^ conofcere ^ e portarle 9,i 
adpfarlo^ fi è propoffo di m^nifeffar loròifaòi tìU 
fini ^ttri^ti 9 e p^r confeguenzà éì traicegliere 
Àp Mondo; in cui vi foflTe il maggior .ixtttoe'rodi ctf» 
rattèri d*una fomma fapienza 9 e d'una;p9teùzara« 
mica in tà'tra la Aia amminitlraziode > e partico* 
farmente nelle cofe materiali la nfeggior varietà 
iol magg^iof ordine , il terréno > il tempo ^ il" luogo 
|iftribuitr nel n9Ìgfior mocfo, ed il maggiornuoj^ro^ 
^ eletti prodotti da Leggi le più fedÀplici • . 

|1 JVlondo attutale, peTeircteil migJioi^ede'Mo». 
^i poffibili debb* effe re, quello, cBé cor/'ifpoi^da pi$ 
^ttanilente z tale .óigge^tp magnifico d^l Creatore» 
éi>podòccbè tutte le iule parti > fenza e^^ettuarae 
ak:una» con' tutte le toro mutazioni, erioirdìnfinftei^ 
ii co^irioo colta niaggipr elettezza alfa viAa gè-' 
librale. Poiclìà quefVo fi^ondo^ è un tutto } le {iartf' 
i^ fono' talmence concatenate , che oiuna parte pcK 
irebbe toglierli, fenza che ttitto il redo non'fofl» 
iintera niènte mtit^o. ti migliore Sfondo cootc^neyz. 
dV^ue le .Legg\ attukli del moto, le ttg^ d^ir 
Qqiooe detr anin^a col corpo .ftabìlitedaU* Autor deU 
ÙNatuta, r imperfezione delje creatore attfui^i, e 
]^ Leggi, a norma delle quali Wd io fcòmparte loro lé 
grazie ,; che accorda alle raedefime . 1 1 niàle n?etafifico>- 
n male morale, ed irmal£fico dovevano dunque eq^ 
trarc nel piano del migliore de* Mondi . Tuttavia noa' 
npuò dire, che Iddioabbia voluto il péccai;o, ma bèn^^ 
ii Mondo ) nel qdal^ puòréntrare il peccato , Quiod i W 



I 



Ho na foUtnetite pérmeflb il peccato, è^a fua vciu 
ionCà non è in quefto patito che permiiliva , pe^ 
dir codi ', poiché la permiflìone ooo è altro ^ chel 
una fofpenfione , o fia negazione d* on potere, il 
quaJe melRt in opera impedirebbe l'aasiorte, di cai 
U pTLxh i ti il ptieOetttre t 1* ammettere una cofa 
legata ad attre^, (enZA pròporfeta direttamente $ 
benché fia in poter noftro l' impedirla w 

Non conviene pe>ciò già concludere, che ilpec* 
caco fia quel, che renda queffo Mondò pia perfetto' 
di tutti gli altri ; poiché non fono giàf i peccati , 
ma fono ttftte le inniimerabìfi perifezioni di qtiefta 
Monrdo quelle, cui il peccato i unito, e che fenzà 
ifl peccato non avrebbero c^ell* alto grado di per* 
fazione: quefie perfe^ionri fono quelle, che innal- 
zano il Mondo attuale fopra tutti i Mondi poflìbilir 
4ae(lo Mondo non è- dunque il pia perfetto , poi- 
ehé il peccato vi fi rit^rova; ma il Mondo pia per* 
fetto è quello , in' cui v' entra il peccatp; e per 
eonfegu^oza Iddio non ha Voluto' i( mille, come mav 
le, né ha predeftinato alcuno al peccato, ed alli^ 
disgrazie, ma ha voluto un- Mondo, in cuidovevk 
trovarti il peccato* Quefti fono i prìncip; , che il 
Lei!>nizio pianta nella fua TeodifTea . 

L- ordine, l'armonia , le virtdì naTcoiio dai cfi* 
Ibrdi'r^i , che fi mettono in vifla per ofcui'are i( 
£>omma della Proviri'denza . Lorenzo Valla ha* 
dritto un Diìilogo > in cui finge , che Setto , fi- 
gliuolo dì Tarquinio Superbo , vada a con fui tare 
Apollo b Detto in torik) il fiio dettino* Apollo glt 
pred'ice , che violerà Lucrezia , e Sedò fi lamen* 
fa di tale predizione ; Apollo gli rifonde , che 
quefHi, non é colpa fua , chVegli non é (fh'e indo-' 
Vino ,' e che Giove ha regolato tutto , e che vada 
a lagnarti con lui. Con ciò fihifce il Dialogo > in' 
cm fi vede , che il ^alla falva la prefcieiiza di 
Dio ar fpefe della fua bontà : ma non fi è limita^-' 
to a ciò il Leibnitziò , il quà/e ha continuato ^^ 
favola del Valla, fecondo il fuo Cftema . Sefto va 
a Dodona a lagtiarfi Con Giove del delitto , pii ^ 
deftinaio , e Giove fili rifpontfe , che batta , cBe^ 



«Il M A 

M« v*d«» Rotta* Ma* Sefto dichiara apertaóstnlé, 
ck^ ooa può rìnuaxiare alla fperapza d'eflferRe» e 
vi va labico, OoRoIafua partenza il gran Sacerdote 
Te#ÌQf« domanda a Giove, perchè non abbia dato 
àSedp uo*alcra volontà; eQiove lo maqda in Ace* 
^e a confiiUare Mincrya, U quale gli molerà il Pa« 
lasco dei Delbni , dove fono dipinti (utti gli Ù- 
n^erfi poflibili dal peggiore fino ai migliore. Teck 
doro vede nel migliore i delitti di Sedo , donde 
fiafce la libertà di Roma » un Governo fecondo in 
yirtù I e un Impero utile alla maggio^ parte del 
geoefe umano. Quelli vantaggj, che nafcono dalla 
folpa di Sello, liberamente viziofo > (pno un mxV^ 
ai paragone del tonale di quello Mondo > quando noi 
poceffimo cqnofoerloin tutu lafua efteolion^ (i)^. 

B,'fpofi0 del T* MélUhréinehi siU 
difficélti del Bayle . 

(I P. Bouhours nella Tua Vita di S. FrancefcoSa- 
verio narrai che un 0onzo fece al Santo delle ^\u 
ficoltà circa Torigi ne del male s edefpQne talidif^ 
colta , dicendo che il Santp ridulTe il Bonzo a 
non faper che. dire con ragioni eccellenti , dell? 
quali ne rapporta qualchedyna • yn. antico dt\ Fa. 
dre Mallebranche ^ imbarazzato dalle obbezio^ni 
del Bonzo , a cui non trovava rifpolla adattata 
nel Bouhours; lo pregò che I9 cavalle d' intrico , 
ed il P* Malebranche pubblicò V obbiezione , e la 
rifpolla nelle fue Converfaùoni CùfUne . (i) Ma 
(iccome vide, che ie difficoltà avevano fatto grand* 
imprelfione in molti , così intraprefe di giullifica- 
ire la Provvidenza , e far vedere > che Iddio è in- 

fiai- 



( I ) Eflais de Thèodisèe Part. HI. n.405. e fegg. 
Si trovano quelli IlelIL principi in un picciolo feri- 
to pollo alla fine della Tepdilfea , con quedo tito^ 
lof C««/« X>eì apertM per ^fiitlMm . 

(2) Rèflexions,fur la Premot. PbyC pag. %%$. 



M -A iis 

finitamente faggio^ tnfinicameftce giallo', infinita- 
mente buono > e che fa loro tutco il bene 9 che ad 
eflì può fare (i)« Quando fu pubblicato il Dizio. 
nario del fiiyle , le difficoltà contro la bontà di 
Dio fecero molto ftrepito ; onde il Mallebranche 
non fece altro , che applicare a tali difficoltà t 
principi ) che aveva piantati neile ftie Converlazio- 
ni Crifiiane > e nel fuo Trattato della Natura , e 
della Grazia. 

Iddio y eflendo un Eflere fommamen^te perfetto 
ama l'ordine , ed ama le cofe a proporzione , che 
fono amabili ; onde per confeguenza ama fé (leflo ^ 
e fi .a Ola con amore infinito : Quindi è , che nella 
Creazione del Mondo non ha potuto propoi-H per 
oggetto principale che la fua gloria . ElFendo il 
Mondo > e tutte le creature finite , non avrebbe- 
potuto eflervi , tra tutte le creature poflTrbili , \eU 
gloria di Dio , alcun rapporto , e non fi farebbe 
perciò mai determinato a creare il Mondo > quan* 
do non avefT'e avuto un mezzo di dare in qualche 
modo a quello Mondo un merito infinito , e quello 
modo è r Incarnazione òt\ Verbo > la quale agli o- 
maggi della creatura unifce un prèzzo infinito. L* 
Incarnazione è dunque i* oggetto , che Id^io s' ^ 
propollo nella Creazione del Mondo. 

Non elTendo in niun modo contiugrio ail* Incar- 
nazione il peccato deli' uomo > la Sapienza di Dio 
non efigeva di fare una Legge particolare > affi. 
ne di prevenire il peccato : onde tutto ciò > che 
fi può conchiudere) ed anzi debbefi necelTariamen* 
ce conchiudel'e circa la permiffione del peccato 
di Adamo è > che il primo > e principale difegna 
di Dio non era fua opera tal qua! fu nella fua 
prima illituzione )- ma che Iddio ne aveva in vi^ 
(la un altra più perfetta ) e degna della fua jTa* 
Turno ///. S pien- 



(i) Traitè de la Nature , & de la Grate]. 



176 MA 

pienza, e ie* Tuoi attriiiotl • Per eil mock la fM 
fnoda la difficoltà, e robbiesione fi molta iapr»» 
va della verità della Religione , mentre la RelU 
gione Criftiana fuppone rincarnazicne 4el yerbor 
e c'infegna» che Gesà Grido, e la /tia Cbiefa (ém 
no il primo ed il principale difégno di Dio. 

Siccome peri^ Iddio è iné^nifaménte fàggio, e la 
fapienza vuole , che ogni éflere agifca conforma 
alla Tua natura , così Iddio debb' efpHfiiere nella 
fu% condotta il giudizio ^ che fa di fé ftefib : noit 
debbe dunque agire con voloiitil parrrcotarì i im 
con volontà generati; poiché^ fé agifce ton voion* 
tà particolari , agirebbe come fé nohr avefle preve-^ 
dute le confegqenée della iua azione r ^ còllie ft 
h fua fé I reità , e la fua gloria dipòndelTero da un 
picciolo particolare avveùiniento^ La bontà di Dio^ 
non efigeva dunque i che prevenilTe tutti i mali 
delle creature, poiché quefti fono^ confeguenze del- 
le Leggr generali , eh* egli* ba (labilità ^ e la bon-s 
tà di Dio non efigeva tota atcù^n» contrarh alla fa# 
fapienza. , . . . 

Iddio non foltamente 6a Aabifito iellt Leggi 
generali per la difiriburione" àei moti , ma ha do- 
vuto feguire ié Leggf genei^afi óella difiribBaio* 
ne d'elle grazie , e degli- ajutì ^ c^e Jeftinava air 
HOOK) • La fapienza ,. e* la bontà" di' Dio non efi- 
geva na adunque' ,^^ che prevenifle' tutti i difordisi: 
delt' uomo „ e tutte le confèguenze del Omo pec-* 
cato , o fia i» qoeft* Vita > o fia' neir altra ^ Per 
rendere tutti gli uoinint ion^ocenti y> e Vfrtùofi fa* 
rebbe flato- .necefFaria y. che' Idcfió liella diftribo* 
2<fone delle grasfie inrerrompelTe [e Leggi gèoeta- 
li y e (eguifle delle Leggi partkro&ri ^ ed? agifce ia 
una- maniera^ indegna di lui,^ e contrariala fueiat* 
tributi. 

D^ quefli principi it P.Maflebraitche coiiciiitide, 
che Iddio facciir alle' fue creature tutto il bene » 
che può far loro , non afTolutaniehte; ma operan- 
do fecondo ch'egli è ,. fecondo fa- vera ed iisvaria^ 
tikitle giuftizia , e che vuole finctramente la fafutr 

eh 



MA 177 . 

il tutti gli u'omiiii , t dei btfnbini medefimi , che 
fono nel (e0o della Madre (x; • 

I prifUtìfl del P. Malfélrranche fullé Leggi gene- 
rali della. Natura , e disili Gra^U fdrio (lati imt>u* 
guai;! dall* Arnaldo» ^ da^H'AotcIr^ delii Pròmosio* 
119 Fifica (*)... 

MARCIONE fi4 alla prifn4 lìn Crifliitno impe- 
gntftif&m» y mi lina debolezza in cui éadde lo fe- 
ce rconluaicar^ • ^cci^to egli dàlU Chi^fii s' at« 

$ t tacco 

^ 11» « .im^n" ■^ ■ n > I II I ^« H i I ■■ piM >!■ <»ii < | ^ Il ".^M i ■ — .1 ■ - 

1»%,- *. -" , •■» «»•.• 

• (x) Conmfiiiv Cftrètieii; Traitè de li Notare » 
& de la Qrace : JEl^flei(iofis far la Prfsm^» Phfù 
Abrégé du,.Traicé.de li| l^acure, & de 'a Grace «: 

V (a) Rèflèxion* PHifof. * TA'èolvfarle Traitè W 
la Nature,' 2c de la Gmtce jf.VoI* in^xi. AAion de 
pieU faV iei O'eVtiiW, in 4, Voi^ %.% of^ii Voi* 
in ili* ./■.;.. .^ ► <: j ' ' ' > ■ *. '.-,... 
_La queftione defP ovigme del male è ftatai trat-' 
rau in ini] nhi libri ^ ne'cjuaii non G /«i che fl^li« 
éàre qualchedano dei priflci p; che, abbiafltor iteri ti* 
Ved. fLHUeil. iti Sff meni fn^f iàfiUdéifin Ì9'M.àmf^ 
U: Ùofniologia Sacriti del Grevv\U yh Ouefto few 
(lo. Libro cantjetie dcftó cofe eccellenti, itrlleniite 
della Provvidenza, fultó L^i^^ naturale eè.; ma fa,.* 
rebbìe troppo lungo réfpc^re i fnoi Priécipj io uà* 
ÙTpera irf cui uii (»ropohgo Jbfaniri^l^ di^ cono.' 
fcei^e I mìgiii^i Autori che fi ^ebbbno (eg(i;ere • In' 
taf elafe è d'annòvefarfi l'Opera del Vifcdnte d' 
àidii fù'ircyrigine M nule ; 

* Oftre gli Attori dMfforia Ecclffibftica ,■ tr^ i 
quali 1 Centuriatdri MUiékxidi Cmt. f; putf ve. 
Jerfi, la Storra de* Manichei di iéderigù $pdni$ni^tr^ 
ti7(. iti 4. [a ^toria de* Manichei di Éfifrtco tìdriiff 
Argentina 1670. in 4^ molte tìifTérfaf lant di Ét^^' 
^MiAli^iindro St&. MI. ÈgidU , Si^é^ndìo Étòni de* 
M'anichei. Vittcmb: 1661. L'Ottinrero Hift. Eécfo' 
t. i. M. 5. p. ùj. cita la' Storia de* Mrtiìiter 
f^iica da mn^ tf^f Atibb éi4 



^ccò a Cerdone, imparò da lui il Sifléma dei dai 
Principi , che accaccò con quel Domma del Cri* 
(lianefidio, e col!* idee della Filofofia Pitcagorica » 
Platonica, e Sco'ca (i). Piccagora, flacone » egli 
Scoici avevano riconofciuco nell' uomo un nfiifcu* 
glio di forza e di debolezza , di grandezza e di 
baflezza , di mi fé ria e di felicità , che li aveva de* 
terminaci 9 fupporre > che 1* Anima um^ina traefle 
U (uà origiiie da una Intelligenza faggia e benefit 
czy noa che quell'Anima degradata dalla fua digni* 
tà naturale , o (IrafcinaCa dalla Legge del Deftina 
s' unifTe alla materia 1 e reftafTe incatenata negli 
organi grolfolani , e terreOri . Si aveva penato 4 
cpncepire in che knodo qoèQe Anime aveflTera pò- 
tuta degradarfi , o che cofà fofTequel Deftino, che 
le univa colla materia ; né fi poteva agevolmente. 
immaginare 9 come una femplice Torzt motrice a» 
veflV potuto produrre deg^i organi, che invUuppaf- < 
fero le Aninie , cornei infegntv^ no gli Stoici , né 
cornei fi potefTe fupporre) che.* J-IncelKgenza Supre- 
ma, conofcendò la dignità dell* Anima , avefle po^ 
tuto. fornice gli organi) n&* quali era inviluppata. 
I CriAìiani » che fupponev,ano , che 1* Intelligenza 
SMPt<^n:)& aveflfe creato 1* uomo felice , ed innocen» 
te» e che Tuomo fo0e divenuto reo» e fi foflFeav* 
yiUtò per fua propria colpa, non i^fcioglievano co/t 
tìK^agione naturale qaefte difficoltà) poiché i. noa 
fi ybdevà , CQme 1* Intelligenza Suprema aveflfe po- 
tuto unire un^ foftanza fpirituale ^d un corpo ter# 
reilre. 1^ Pareva, afiurdo il dire, che quefta Intel-, 
ligenza efiendo infinitamente faggia , e tutto pof<* 
fente non aveflfe preveduto , ed impedito la cadu- 
ca dell* uomo , e non T aveflfe confervato nello fia- 
to, d* Innocenza , nel q,uale V aveva creato , e udì 
quale voleva , cl^^ fi msantenefl:^, 
.. ■ ' . Mar- 



■ i • 



« 



t 



(l) Tènui, ^oh Marci. Ir^nus Lib. L cap. ^7^ 
fd^ffuet Difiert» Pr^l. ^4 Ir8Q9^uip« 



M A 17^ 

• MarcioRC tredete $ che Cercfoiie fommìniftrafsè 
rifppflcplà cònciadenci a^uefte difficoltà maflìc* 
eie. Cerdooe fapponeva^ che l' intelligenza fìipre* 
ma , a cui i* Anima doveva la Tua efiftenza , fofTe di. 
verfa dal Dio QreaCote^ che aveva formatoli Mon- 
do» ed.il C9r|;ye dell* uomo ; e credette di poter 
conciliare con quefto Siftema i Pfincìpj di Pittago. 
t^i ed i Donami &ndanietltialidelCrìftiahenmoi Stfp« 
pofe, che Tuomo Fofle -operi de' due Princip;oppo« 
ìkii che la fua Anidra (offe un'enianaàsiohe deli*Ef. 
fere bene6to> ìed il fuo corpo opera d*uà Principiò! 
malefico^ ed «èco come fòpfa quefte idee piantai! 
fuo Siftéma; Vi fono due Priiicipf eterni e nece(« 
iarj; uno. eflTenzMmente buònof ; 1' altro eflTenziill- 
itieatc «malvagio: il Principio éflènziaimente btìoilà 
per <dmuniear«Ji. fiia botifà ha fatto lifcired^I fud 
feno una moltitudine di Spiriti , od* Inteliigenzef 
illEkmiilale'e iy^rl; ba il malvagio Pfiticiptòi per 
t^irb/ire la loro Félic?tà ha creato .la materia ^ hi 
prodotta gli &(ehienti 9 ha lavorato degli organi à 
ile;* quali ha' itvoÀtenratò le Anime, che ufci^aiìodàf 
&fu>detl'(bte||ig«n«à benefica 9 e le ha per tàlmò^' 
d^ afl^ogge£tafi6^4t tAiMemali: itìa ficcoìne nonhapò^ 
co^diQruggere Tittività , che le Aniln^ hanno ri-^ 
cavato dall'lhteiiigenjta benefica^ né forftfar lord' 
degli organi , e de*corpi inalterabili ^ col^ì ha pfo<^' 
ciirarto di fiflkrle fottò il fuo Impera 9 dzpdo ìòrdF 
delle Leggi: hit propòfto lord dellel ricòmpenffé > W' 
bii miaacciate de'piàgran mali, a fine di eenferleat'^ 
tacorte.alla cèrcsj e d! impedire vxiift fi riùnifle^^.* 
airinteiligenza (x). Llftoria medefima diMòsènò^ 
ne lafcia alcon ijBfÒgo il dobiure»' lioichè tuittb fé 
Leggi dei Giud;^ , tutti i caftighi che temevano ^ 
ed i prem; che Tpefavano , tendono ad attaccar* 
le alla terra # ed a ki^fth^ gli uomini djmenciw* 

$ i chino 



^^ I T il r i r ' '-^^ ii ■ '^-f *■ - - ^ » ■ ' I ' < 

.(i> Iréufeus ibi* Maff0éi ibi; TnMit^n^r^ . 

Marcioa , ' 



it^ MA 

chino la loro origiasi cd U Ipv» ilcftiiis. Pef flift 
fipare 1' ìIluGooc , in cai il Principio Creatore ót\ 
^oodo, tenera gli uoq^ini > F loteUigoiiBa benefi- 
ca aveyj lìvéQito Crifto delle ^pparéiiue ieìì'aio^ 
niiài e l'Meva fpeilico in tetn, jifiqc|ii iafegaaC. 
ie agli uoiilini, che 1* lofro Aaima yewir»' ilklCic- 
lo , nè'potéVl eOete feUre fennoosi ciuBend^fi' |l 
ilio Prificipio. Siccome'!' |tir^(:c cceatoie nodi uyt^ 
va potuto fpogliare l'ADÌaia OBll'auivitì) che à«^ 
va ricevuto dall' {dtèjli^a|)eiiéfica, cnì gliu*^ 
mini dovpv^o^i p potcvUio~ ocFPPIT^ a combatter^ 
tutte le'iaclinaSioni i c(iè' li attacckao fila to-ca » 
Marciòne condaDak' dunque tutti' i piacm , ohe 
non folTero puramente fpirìtiyilt ; fece della conii^ 
scn^à '{in (loyerp eflèniiiJe > ed inditffrOÉiUle ; il 
matrìmoòio per lui era uà delitto) e dava il RaN 
CeGnip'nwIte'vplte, (»).' 

Pretendeva egli di prowirc la VCliti del fu» Sit 
flema coi princìpi ancora ^el Crìfiianefin» , e 4 
far vedere, che il Creatore aveva tutti i parattl4 
<|el Principio DHlvàgiB. Si sfoifava'^i nódraff 
na' efìenziale oppofizione tra V anttcq efl jl oovn, 
Teflamcnto ,. e deflnrie t (^ >^ Sìy«VfiiÀ' fuppo^ 
l^e, che realmente ^1 ve» b io ed il nuoyb ^eftì» 
IMntp aveR'ero due Rriaèip) doverli, l'uno dei qm- 
ji era efTenzialmente buonot t l'altro, ef^oyi^lme»; 
te malvagio (^) . QuéRa ^.P*"'» > fecondo lui ,' 
fra la fola, che fotTs-yéfài'^ aggii^fe , tDÌ4e,-« 
tputéi net nuovo ^elbuBento tutto qùllo , obe g(i 
l^urrc ^he conbatteffii' la Au Ipotsb dii Jbe Priu- 

NUrcion*- iategoM» U luk Qottrùie eoi qiolc^ 



( I > Ttrtml. adrerf. Marci, e. x». s^/M< Hxrcf. 
l4.' y»ff!i" Pi^^^l. de Bapiif. The-prima. ' ' 

(a)'Lera9'u>ni dìMa^ciooe «canae^{>oae.aO«i tlb 
lunga' in un libro intitolato le Ccntr'dixJmi . ^ 

(]} Jtrtmi. faftntt Mfit^ ibi. , AnnUm not.h 
f«Ml, 



M ^ 2ll 

^kire f t veemòoi;a, onde fi fece- qaeld difce^li; 
(^ ToppofixiQoe r dbe pfeteii.deii[a di ccovare tra it 

Ìlio dei vecchip Teftara^oco e quello, del onovo fé-- 
iifle ^r»a. iHimero.di perfotte. Egli godeva di una^ 
graii4* e(lLinaigioa<& > ed i fuol difcepoii credevano , 
ch'egli Colo conoCi^efle U v.ericà > ed. avevano molt9 
difprejszp per ci^(i^ quelli. ^ che non ammiravano 
iKlarci^n^ ». e aoa (^nfavano come lui . Pare » eh' 
egli stjbbia foruca ,. c^ j^ahìlica la. Tua Dottrina in 
P^erGa (ij. • I difcéppli di Mar^icHie^ teafivaao in 
gran, dirpreszo k vijta» ed avevano grandma rverfio* 
ne al Dia Creatore. Tcodoreto conobbe- ini Mar* 
cionlta io età. di nov«^nt*a^ni>.il quaPerait penetra- 
fo dal pia vivo, dolomie ogni votta , che i|: bifogno 
d'i nudfi:;Àtfi l'obbliga v.a. ad ufare delie cofis pi^odotto 
dal Djo. Creatore ; e la. neceflità, di mangiare del* 
le fri|tu » che il Ciiiratpre &ceva naicere» era^ una 
Mimiliaaij^^ s, a cui il. Mi|i,rciooi.ta nonagenario non 
ayev^. potuto. ayveaEarfi.», I. MarcLpnit.i er^no. tanto 
peae^rAtia dalla dignità, della loro Anima, che cor. 
revano al matwipi,.e cer^avaiiocla. m^rte:,, cometa 
IToe del loro avv.i|Jmi?nto, ed ij p.rui(iipio.,dcllA lo? 
XQ gloria » e. della. Ipro . libertà . (%)r 

l Cattolici. , che a:(itaccayano i Marcioaiti nei, 
(oro. I^incii^} paedefimi. »^ c^cbe moftra vani», toro ^^ 

5^ 4, co- 



i ' . '' m ■' 



(i)/i»jli».Apol. Efipà, ibi:. 

ityT^p9dpr0tpH^et. Fab. Lib. H; e. %^.2pfft. 
LifoV. ۥ is. Lib. IV.c. rf. Eufebio cita refem* 
pb d* u^ M;ircioiiita y JJ' qtial era itato attaccato 
vìvo %é ira paeifaoto CTO de'chiodi , ed abbrucciato 
vivo« ÌXjurhu, ha megbJn dubbio, de^fatti fena'at* 
cuna ragione 1 ed ht Qce^to. ai fuo. folito di fup* 



Hift. du PontiC: cte S, Greg; Li5. IV. WfrtMniiJkt^ 
pottf* ai r Apòlogt de fuf ieu M»yh Are. Méfihm no» 
U E. 



come fi pub rtitre in Tertullitnb , che nel lò^d 
proprio Siftema il male , ed il bene erano impofE^ 
bili, Dciracto di combàtterli li obbligarono a va- 
riaref ed ammettere ora uno, ora due, ed oratrd 
Principi . ApeUe non ne ammetteira che un folo , 
Potìto , e Bafiiifco ne ammettevano tre > cioè il 
Buono, il Giuflo , ed il Malvagio. 

Marcioneaveva conciliato il fuo Siftema cp5pTÌii* 
cipj dei Valentiniani fulla produzióne degli Spiri- 
ti , o degli Eoni, o aveva adottato alcun! ^rinciw 
pi di Magia , o almeno il fuo Siftema non v* era 
oppofto (i). Egli ebbe mólti difcepoli, tra i qua* 
li molti furono celebrif di tal numero furono A- 
pelle, Potito, Bafiiifco, Prepone, Pitone, Blafto, 
e Teodozione {t)% 

ConfutmxJme de'friHetp] 'dt lÀMVctené e deiU 

diffieohÀ del Bayh centrò le ri/fofie di 

Tertulliano M Marcimi. 

-■#■'»• 

Le difficoltà de' Marcioniti fi riducevanó a: tre 
Capi. I. L'impofllbilità , che vi fia del male, fup^. 
porto un folo Principio . 2. ftetendevano* , che il 
Dio deiranttco Teftamento foffe malvagio. 3. So- 
(tenevano, che Gesù Griffo forfè venuto pet'dilVrugJ" 
gerc t'opera del Dio deirantico Teftamento , lochè 
fuppone neceffariamente , che il vecchio e nMovo^ 
Teftamento fiano opera dei due Principi oppofti. Ij 
Bayle ha dato molta forza alla prima obbiezione d* 

Marcvone, e non ha avuto difficoltà di dire > C"® 
i Padri r hanno mal rifolta. Gonvien dire «ne " 
Bayle non abbia letto Tertulliano , P^'^V n 
Padre diftrugge'^ffblutamente i principi fenoamc^' 

tali di Mìircione . r ' ' ' 

Voi confeflite coit tutto il Mondo , egli dice i^ 

•Mar"--- ■ 



,(i), Grejf. NMzisn. Orat. IV. ili Pcfntecoft. Ittig^ 
de Hàgreuar. e. 7. TeftuL loc. cit, 

(i) Eféfth. Lìb. V. e. IJ. Xheédmt. Hsret.Fab. 



hflitctàtie s 6 conf ten oeceflariaménté riconofceré 
uji EflPere Eterno , fenza principio , e (enza iimU* 
ti nella Tua durata , nelU fua potenza , belle (uè 
perfezioni ; dunque è contraddizione il fqppòi^óV 
d.ue, che fi con e rad dicano incelfanteiliente , ed in. 
c^fTantetneilte diftrUggano la loro opera • Il Mon^ 
do, che fi attrìbuiTce al malvagio (Principio y con- 
tiene dei tratti di bontà tanto incompatibili Colla 
intura dèi mai vagiti Principio, quanto i mali, chef 
vi veggono fonò contrarj alla natura del buòil 
Principio. L* antico feftamento me^defimo , che i 
Marci.dniti riguardavano come òpera del malvagia 
Principiò, èra pieno di quefti tratti di bontà « lof 
non Voglio fa morte del peccatore, dice Id^, for* 
fé che iT> bramo , che il peccatore muoja ? o npir 
bramò piuttofto, ch'egli viva, e che fi Converta ? 
It Principio benefico non rigetta egli folfe nel' 
nt^vo Teftamento gii' Empj/? Percjhè dttnquiJ ilùe^' 
fio PrJn'ctpiò ha tardato' tanto a foccòrrère il gt- ' 
nfr« amano, Quando &k vèrb, eh* egli é buono ed» 
oiioìpdfleÉTte , e chi un Principio eflfenZiaiiiiéfnte- 
buono ed ònnipofTei^tè produca tutto il bene , che" 
può -produrre ? Pefla'qua.1 cofa , ftantio' ai ^rinciw 
pi mdìtfimi ieì M'xràìóniti^ , i[ l3ip buono hoif fo- 
tutta i( bene ,,ché può faVe, è punifce qualchef 
volta le cólpe: ofa tutti i mali, che il Dio Crea-» 
tore fa nel!' antico TcnamenCo fono caftighi dell" 
iftefla fpfezie • * 

Ma fé il Principio beneficò e ònn'ìpoflcnte è Pa-^ 
d^onc aflbiuto della natura,, perchè , diceva. Mar-^ 
ciope , ha permeffb , che V uomo peccaffe ? Non èr* 
eèli igiiorafnte fénonf Tba preveduto, o, malvagio ^ 
fé avendolo preveduto, nort l'ha im^dito? 

L'Eflere berrefico, rifponde Tertulliano, ha po^ 
tnto volere, che l* uomo gli rendefle un omaggici 
libero , e meritaffe /iberanaiénte i premj , che de- 
ftinava alla Virtù . Egli ha éreatò V uòmo io un*" 
perfetta libertà } quello piano non aveva cofa y 
che non fofle conforme alla bontà di Óio , e fta- 
bilito urta volta uìi piano , Iddio ha preveduto k, 
^teiuta dieliliòmo , e noà b* dovuto fpogliarc V uoi- 

ma 



%t4 ^ M A 

IWDO idh bu libertà per gwiesìie h fai c^. 

il BÈfl€ tu precefo 9 che t Marctoairi bob mve£- 
Iec0 ùfom Um ginocare b p^iocipale iiucdbÌBa4cl 
loro SiSema ; it ooa fi fede , die' ^i » ch^ abbà- 
,«' ao incalsaco molco le difficolti foli* origiae od 
99 male i poicbi pare» che qaaiwfo. fi ri^^oodera lo. 
99 ffOt eflere proTenotb il ouledal cacivo olb» d^ 
^ feccia r aqmo del libero arbjtrio » «oo^ làpev». 
,9 ao piil^ cbe cofa repli^re i' o (eppure ftc^^ 
,9 ao qualche refiftenza coii^tro la permiffiooc di . 
,t cale ^ttifo ufo > s' appagsfaoo della priou riH 
» polb » per qvanto (^ttii^a ella fi. fySc . Origeae 
9t afeodp rifpofto» che una cceatura iacelligence » 
99 la qaÀle noq ayefle goduta del libero arbitrio 



99 f^tpAc ftau immnuluie ^ ed immorule 9 
99 Dio 9 chiude la bocca ai Marciopiti 9 giacché 
99 quefti oulla replicano di pii^. Sarebbe però Ila» 
9A co molto £icile il confutare niu tale riipQAa ; 
99 poicU^ noo' fi voleva altro 9 che chiedere adOri- 
99 geae» (e i beati del ParacQro Caaq. eguali a Dìql 
99 aejsli attributi dell' immuuhiliti. e dell' immor- 
99 ulità : egÙ certangieojte avrebbe Viotto di nò ; 
99 fd io cooiegqeaa^ fc gli avrebbe potuto repUca» 
H f^ » ^^^ creatura non divieoe Dio 9 benché Ga 
99 4eif rmiaata M bene j^ e privata^ di queUo. , che 
99 Voi denominate libero, arbitrio. 9 dunque voi oon 
99 fo^isfiite air obbjesiooe i poiché vi fi. dinuodaL 
99 per^b^ Iddio 9 avendo preveduto, che 1^ creata* 
99 ra peccherebbe 9 quando fofle aUMo.donau alla. 
'99 Tui^ buona fede» non l'abbia, rlvol^ verfo il ho- 
99 ne 9 come rivolge cootiuuameoie le Anime dei 
99 beati VK paradifo. Voi rifpoadete la uà mpdo 9, 
99 che fa c<UiQ(cere9 che pretendjete , che vi fi ri- 
99 cerchi 1 perchè (ddìo noa abbia dato alla crea* 
99 cura un eflere così, immuubiie 9 e cosi iodipeo^ 
99 dente com' i ^i medéfimo / Mai fi ha. prec.e(A 
99 di &rvi una tal domanda ^ 

99 S.Bafilio ha dato un* altriL dipofta 9 che ha la 
99 fteflb difetto. Iddio 9 die' egli 9/ non ha voluto 9 
n (he noi r aouflima per forca ^ ^ nok medefimi 

99 noa 



i, B^o cndUiB»! cbe i aoAri Ceivt fiaa» iffi^j^ioti^t 
,i ti' al noftro fervigio , mentre li tenìami» io c%> 
i, ftaik t n» foÌ»èneote qna*(Ia ubbidi^eo* yoloiit 
M tiérì.' ^r convincere {I. Baglio > che i^Oò pen- 
» per? i iilAlTum» , bafts fargli (ovveaire ì^ A»t^ 
>, del PàrftdìRi: Iddi» t'^ amato, jchlic> v'^ fervf- 
ji to perfettameote bene ', "e tuttavia i ^ati nsii 
ì, èodqqo de^ I intera aft^ttfio > e nqp lianka il iq. 
„ Bcfto pfivitegió'di fotet pecfarf '„ ( i J,' 
'Per foBofcere )' ingiuftisia' , e Te ofo dire r |t 
debolusa dcfe difficoltà del Bayle i balla riaetteq 
re alla Hfto della ' queflieiic ,' che ^i^ìdeya \ OtV 
colici 1 e i Màrcioptti. Óae&ì ultimi ^etfìn^a. 
noj ^s refu^aatle alla (lìtura dì pio l'il produr- 
re tina ef«aiqr« capace dì' commetter^ il awl« * 
pfigeni rìlponds , che 1* uon^o non era efitiwìalw 
neotsiramuiaitile '; poiché iioii era pio, ^ per 
confeilUEnEa ^oii' repùgoava ni alla ^^a tutura di 
elfere capace dì peccare \, né alta bvmà ^i Dio di 
crearlo, benché fipeflè , che abuserebbe dell» fa* 
libertà. Ecco il fondam«ito''defIa' què^ione , ed ìk 
Marcionita del Dialogo ^'Origene ìò tocc» cotìhe- 
hs come jl Bayle , ed ^anwnzio h» (Rolt». ì^u^ 
^ilciólta la difficoltà : poiché fé l'uomo pw> i iB|. 
mutabile di natura , Iddi» ha pomo fsoxa ìng^Q* 
|>ìcia, e fensa nilvagìtà crearlo capace' d.i pMC*^ 
;•", t làpvedo ancora che peccherebbe ; poieliè I^i 
^nttixià j 9 la bontà non efigono già , olle ^ (kl^- 
ad uo'eflne eutte le perfesioni polTìbìlv , v'aef^. 
pure f^^ie quelle , ii cui ^ futcettibile r che^ 
gacaotif» ^ tuMc |e dilgrazie , ma clw noa 09. 
wffià fé 'ma di quelle , che fono coafegupu^^,. 
(leUa ft» natura.', « efletti dclf* fiia piopila (fa*- 
pravaajoiie . |b Y>no il M^'cionit^ )tvrelib^ i«* 
pKcato ad AdamantA , ' ebs petr f(l<r t,mptccabi)«. 
PO» era neceftrio i' cffere immutàbile di !■» mu. 
fu», psiche ì beaci f»ao 'impeccabili t e toj^Sam- 



{t} atffl^ art, Mirci nota f. 



iÌ6 ^ ; M A 

Immurabili * cioè per nHvtrà, eflTendoId follmente 
t>er grazia * ^ 

Adamanzio gli avrebbe rifpofto i. che Tefempio de 
beati pjrova bene» che Iddio può fare delle creata 
re impeccabili > ma non èi che noa ne poflfa fare 
dei capaci di peccare, locchèè il pcinto delU qui- 
flione. 

., La rifpofta di S. Bafilio non è meglio impugnata 
dal E^ylc. S» Bafilio fpftienei che non-Ca indegno 
di Dio volere, che gli ucfmini vadano liberamente 
a, loi^.e per Confeguepza » che non è indegno di 
Dio> ch'egli abbia Aabilito un ordine di cofe, nel- 
le quali Tuomo teftafle libero , e Iddio prevsdefTe» 
che. Tiiomo peccherebbe ^ Ì*efempiodei beaci prqva 
al piai com^ ho detto, che Iddio avrebbe potuto 
produrrà delle creature determinate invariabiloien^ 
te aiU vircà^ e non già^ che npn le abbia potute 
crear libere^ 

^, Ma, dice il Bayle ^ egli è effetto, della, saziai y 
if che i figtiMoIi.di Dio- neIIo*:Aato di TtaiggiatDric,' 
a cioè il» quefto Mpndoi aminfo'il lo ro~ Padre Oe^l 
.f ledei e facciano delle buone o{(ere.' La graffia: 
^1 di Dio riduce forfè i .Fedefi alla condizione d' 
^y uno (chiavo , il quale non obbedifce fé! non per 
„ fenfa^ impo^ifee fprfc>, cVeflTi non amino Diof 
>, volontariametife, e hoji gli, qbbidifcano con V9*J 
3, iontà franca e (incera? Se & avefTe fatta que(l« 
yf dimaifdii a & BaAlio t ed agli atcri Padri >^ che* 
9^.COti6itaroho tMareioqitij non. farebbero (lati, co» 
,y,Ièréeti di rifpondere negativamente? Ma qtial'è 
^y la confeguenza naturale e*d immediata d*una tal 
,|.rifpofta? NoQ è già quella di dire, chefeiizaof* 
^,w fendere la libertà della Creatura, Iddio uòfTà ri- 
yf volgeva infallibilmente al bene: poiché il pecca* 
9,* to non è provenuto dall'impotenza, io cui pofla; 
„• eflere fiato ^1 Creatore di -prevenirlo , fenza di« 
9r Araggere la li'bert^ della ereattirai dunque con» 
^ viev cercare un'altra ragione» 

,, Non fi può comprendere né che i Padri della' 
^,'Chiefa non abbiano veduta la debolezza dedar 
^ rifpofia , che formavano i né che i loro awer* 



Il fàrj non ['abbiano avvercico . So benfe , che que%' 
3, (!e oiaterie non erano ancor pafl'ace pef tutte Id 
„ difcuflioni I che (i foao vedute nel fedicefimoSé* 
3, colo ) e nel feguente y ma egli è certo , che It 
yy primitiva Chiela ha diftintamente conofciuto la 
3> concordia della libertà umana colla grazia dello 
3, SpiritoflTanto • Le Sette Criftiane le più rigide 
3, riconofcono oggidì , che i decreti di Dio non 
3, hanno ìmpofto al primo uomo necellìtà di pecca* 
93 re 3 e che la grazia la pia efficace non toglie 
3, punto la libertà ali* uomo: fi confeflfa dunque ^■ 
>> che- il decreto di conservare il genere umano co* 
3> Aantemente , ed invariabilmente nelTinnocenztt 
3, per quanto adduco fi fofTe (lato , avrebbe per* 
32 meiTo a tutti gli uomini di adempiere perfetta* 
3) mente a tutti i loro doveri 99 (i). 

Queft* è fempre lo fteffb vizio, che fi trova nel* 
le difficoltà dei Bayle. Prova egli bene, che lidio, 
poteva confervare i*uomo liberamente , ed infalli* 
bilmente nell* innocenza i ma non prova già chere^ 
pugni alla bontà di Dio lo fiabilire un ordine di 
cofe, in cui non accordafle puma alPuomo que'foc- 
corfii che lo fanno perfeverare infallibilmente nel 
bene 3' e quefto era il puhto della queftione era i 
Marcioniti 3 e i Cattolici , onde quefte difficoltà 
cotanto formidabili, che il Bayle avrebbe fommi* 
nldrato ai Marcioniti , non fono ch& Soffifmi 9 i 
quali punto non avrebbero imbarazzato i Padri . 

Il Marcioniti pretendevano , che 1* antico Te* 
(lamento ci rapprefentafie il Creatore come un Ef* 
fere malefico , perchè punì gP Ifraeliti , perchè 
comandò loro di fare la guerra alle Nazioni vi- 
cine , ed interamente didruggerle • Ma nella fup- 
pofizione , che Iddio abbia voluto , che 1* uoma 
fofl'e libero , era contrario forfè alla fua bontà 9 
che punifle la colpa, f Non è egli poffihile che tut^ 

tp. 



■T''«-r''~*pt*""».->"— "•■■^^**'''»**"^*^'*'?"^*"'^** w I ' I rt 



( < } Msj^li ivi nota G« 



*■* 



iti MA 

tQCiò, cf)*è (acceduto al Popolo G^'inleoi è le gìAr^ 
tty ch'egli ha fatto fiaoo eatrate nel piano « cbeT 
IntelUjgeazà Suprema hi formato f Chi puèfaperefe 
le giìerre dei Cìiudei tvoai téiidaaa alla fine, che Id* 
dio s'è projfc>fto j . ,.,..,_ v 

^ Noa fi puè^ iiegaicei che per qiùnéo abbiano pìii 
ingegni rift^ofto air ardua diflicólcà, ch'eflendo li. 
I>cr« il predeSiiiatO], poteva iddio pc^re predeftiaa- 
re tactrgliuominial bene; ef laiciW^f tuè^arla ii. 
berif' atèiano, diflfi^ rifpoftd^colU ragioritiétUraie, 
noli redi tuttavia qualche for^it nei (epiàcMei Iwf arw 
cionid 9 e di Manete, canaTe pub rilefarfi . qt^tl* 
Articolo; Qti{ per^o^Ot dove noti ^iugììè riat«(. 
letto CMVÌeaé iìiiàtCi ne'priiicipi if^iveiatiif aUSné 
di fcioglierÙ per^étàmente. La ftoflfrà|(di^lonfeè 
fondala fu piS Mifterj; per lo icià^limecito dei 
gufali non fi può rifpOndcre iphe eome^ l' Apposolo ;' 
ò ami iu chi ftii ebt vogU metter ra^img mi Òhi 
e fullt difficolti appi^otOf^ che ricd^baccia;cofpiiii^ 
Cipì dei ÌÌ%hi6niti , ^ dei Manicai 1* i(^0^o lo 
fia fifpotto' cosi; e niolfó' pia dimifamènte ^. Ago- 
ffino»' die ne fo Tiii^prece^ E* dunque qneflFoiiM 
di qae'Mifterjr cui tddio ha voJi^to fog^etta 1* io- 
telli^eni^a umana y' In' oiì^dfenea d^^a fiMt, F^éej 
tk^ ìiiiaì n^ abrbia iK»luto {ortna^ tiittì giiighpiìì^ 
rri/ chfe infalUbìlmeirt^ o^eraflero' li tene» ereÀa& 
fero vloti pertanto liberi * ^■ 

Final|]Éenc'e dico y che cien v* è alcuna' ifipoiìzkh' 
he tra' fiTntico'e il.nub^ Teftamento;^ poiché te 
Leggi defr, antico' Tefiamento fono^ accomodare al 
taraifitei'e dé^<iiuder> ed alle circoflfanze iiì(He'qua* 
li allora il rìtrov'ava la cerila. La* Lég^ Ciu'cfa'ica' 
Àon era che l'ombra,' e la figura" delia Rd^glon» 
<Iriflfiana'y ne^ v*.è cà'ntraddikione areuina di afìrnuU' 
fare la Legge figufra'iiva,' qokndo'fiaiìogiunti rremr« 
pi deftinraci dalla Provv^rdenza alla «afcita del Cri. 
ftlandìmo •' ... 

La natura di qìierte opere non permetti; d'fn- 
^rare nelle pàrtìcolariti delle con traddii^ ioni , che 
i' fiilarcionUi pretendevano di trovare tra rAntt«> 
é& e' il N^vo^ TpHiimento. Noterà folo che 1*^ 



.^ 



Hìèggior ^ite ^tl6 difficolti (parfe netl* Òpere moi 
derne contro I» Religione 9 non fono che repeci- 
zioni delle difficoltà ^ che (odo (late pieaanienté 
difciolre dai Padti ^ e che fono liiolco bene rpieg»* 
te dai Cònìmètita tori alnticKi^^e modeì'nii e cragR 
altri ì daTertidlianò conrrrd Marcione Libro 17. ^ 
e Libro V; > j 

* La htÉÀ di qìieftó ÉreCarcà » contro del qutlel 
fi trovano tante Opere fcritte da' Padri , e che ani- 
mò una Setta tantd petnitiofa ì c* invoglia, dì ajj» 
giagnere alcune oòtiiSie particolari della (ui vita. 
Tertiiifiaàò che fcrifle cdnti^ di lui^ lo fa ^i Na. 
«ione Scita, e S. Epifanio )d fa nafceré ili Pronta 
nella Città di Sirrope fui principio del fecondo Se» 
colo. Da Roderne è daTertullia^nó fiamà certificati 
che itila fui prima età èfercitif Tartè di Marina. 
}o , lócfiè da alcuni critici ^, Creduto ,^ daaltri ne* 
gato (i): e pafsÒ pòi m réàderfi Monaco j' latqual 
cofa ancori, benché aflerita da $.£pifaoiOjLfi vuol 
negare diagli Eteródoffi , e^^rinc^palmeAte dal Bi- 
fnage, dairEttigiòi dal VvaIc6io y è dal C^anzio* 
( 2) j forfè perchè difpracevalord che aqu'el^mpp 
vi foile^unaf édtaie iofticuzione di vita; Beoj^veroy 
éhe forfè anche aI>&ondaronoili^tf/iit//V ed.ìf é^JÉa^i» 
nel giudicare, che foflfe anche afceib a ^It órdini Sa^ 
cri , poiché tal cofa fètòbr*^aliéna dallà^tato cui & 
facravàno i primitivi Mònaci ofiaCéiiobiti. La^^^cMp* 
per cui fu: Icaeciato dati» Chiefa^ ci viene oa^Ter**; 

y- ■ 

li— ^■'■'« I ■ ■ I r ii ■ ■■ I I < I I I I I I I •ii^iiriai^HM«BMiMi^*">*-^MMH||^Ma«ApiÉaM«i[VMl 



^(i) Approva che fia (latoMarina)ò ìÌTUiemont^ 
ed il Cé^ccUriy ed hanno impegno di nobilitiirlo i 
Critici Proteftanti, tra i quali ilD4jȎ#'ia HCa^rcf. 
S. Auguft. p. 127., ed il CshiùrioDc var. Orb«R^ 
lig. pag. 123. Vedi il ÉdfàMgiy che, accorda' qiie(b 
gran difputa , cof fùpporre , che i fuoi maggiori fia* 
no (lati Marina) ,^»; tom.^ 2. p. ig'. 

* (a) litigio De Hfieref. Siculi IL C. VII. n.jV 
yVMltBlo HitL EccT. Tom, L p. «4t not. Bs/04gf 
AnnaL Tom. IL p. 6f. Crii»»fHHift. Eccl.p. rj^r- 



%fp M A • 

tuHiano e dar S. Epifanio tndtcato effere fiata ilrcor». 
rompimento di una Vergine, ioch*è medb in dulw 
bio come tante altre coredalBeaufobre(i ). Quel-. 
Io eh* è notabile in fiffatto avvenimeotoè lacoUan» 
za del P^dre di Marcione e gli effetti, che pro-^ 
dufle nel figliuolo. Poiché il Padre di Marcione 
era Vefcovo di Sinope» è punto non riguardando il 
fangue» o l'affetto difcaccìò il proprio figliuolo dal. 
laChiefa (2)» fenza voler rallentare la fevera dif- 
ciplina Ecclefiaftica; e Marcione fcacciato» invece 
d* imitare tutti gli altri Erefiarchi, i quali per giù* 
flific^re le proprie laidezze le infegnarooQ ed ap* 
provarono nei difcepoli, pafsò in un' oppofto errore >. 
condannando non folamente qualunque piacere» ma 
dichiarando reo Tifteflo matrimonio. 

Condannato Marcione dal Padre » andò a Roma^ 
donde alcuni» tra i quali il Bellarmino ^ ìILm^^» Io 
Sickelefiratg traggono argomento di provare 9 che fin 
da quel tempo» cioè di Papa Aniceto» fi daflerole 
appellazioni al Romano Pontefice, la quale confe« 

Suenza è fommamente derifa da Natale A leflandro, 
a Pietro de Marca » dal Dupin, dal Launojo ec* 
Infatti quei primi Teologi » che giudicarono efìfère 
flato il viaggio di Marcione ver{b di Roma ad og« 
getto di appellare > non confìderarono » che per voler 
idabitire quello dirittodéllaRomana Sede,il quale cer« 
tamente non godeva allora che nelleCaufe maggiori , 
come fi dimodra con ianumerabìli prove, pregiudicano 
alla Santità della Chiefa Romana » che niuno mette in 
difputa» riguardo a que* primi fecoli. Imperciocché 1*^ 
appellazione di Marcione contro il proprio Padre, [.er 

un 



* (i) Hift. du Manicheifme. Tom, II.L. 4. e. $. 

p. 77. 

* (2} Quefto fatto da S. Epifanio e da tutta l'an- 
tichità narrato nella perfona di Marcione, venne 
in penfiero ttlT Eterodoflo ElU Friehh nel fuo Li- 
bro De curs Veterum eircs hàre/es §, 37. pag. 136, 

i attrib uirlo ad Apelle • 



M A a^t 

mtì Aelitto Hnto grave fupporrebbe un rallentameli- 
to grafldiflimo della difciplin» Ecclefiaftìca , le dei 
X]anoni Penitenziali > che cpilringevanoi notorj Pec* 
cacori a ftarfene fuor della Chieia} finché averterò 
foddisfatco pienamencc alla (labilità penitenza. Né 
v'erano, in quel Secolo le Indulgenze, fancaiìieate 
e neceflfariamente iftituite dappoi, che cre&bero a 
.difinifura col merito delie qual fi difciogliefle a Mar- 
clone il debito della dovuta penitenza. 

Quel penfiero dunque di entrare* nella Ghiefa na- 
que probabilmente a Marcione , poiché trovò va« 
cante la Sede Romana per la morte d* Igino, e fi 
Jufingò forfè, che nelGlero turbato da varj ereti- 
ci', ed agitato nella nuova elezione , avrebbe potu^ 
to trovare minor reilftenza, ed in tal fenfo fi può 
fpiegar Sant'Epifanio. Gli errofi di Marcione , che 
abbiamo narrati , furono for/e uniti ad altri di mU 
«or conto, come giudicò l'erudito P. Travsfa iìqU 
Ja Vita di Marcione (t). 

£'noto a tutti quel fimofo incontro ch'ebbe in 
Roma con S. Policarpo, che a lui chiedente fé /o 
conofceflTe , rifpofe di conofcere il primogeoito di 
•Satana. 

Marcione vagò quafj per tutta la terra conofciu- 
Xa , e fi fece un gran numero di difcepoli , i quali 
•mantennero la Setta per molti Svicoli , e fi ciira- 
fiaarono in altre minori . 

MARGO era difcepo^o di Valentino , e fece 
jiel fillema del fuo Maeftro qualche .«nutazione di 
poco conto. Q'ielJo che ci dice S. Ireneo di tali 
mutazioni, non s'accorda con ciò, che Filaftrio 
fi Teodore.to ne hanno fcritto: non potrebbe fors' 
icfl'ere che quefti due ci aveifero dato le opinioni 
di qualche difcepolo di Marco, per quelle di Mar» 
^o medeCmo? I^e opinioni di Marco riferiteci da 
S. Ireneo, par che fiano fondate fui principi della 
Cabala, che. fyppone qualche virtù annciTa alte 
Tm'> -^V* T paro. 



H »> I n I ■ ii)»i»^if 



(x) Cjp. X. 3$I. H.IÌ. 



«9» MA 

fir^e , hiiort fecondo Filaftrio t Teoéoréto h thHé 

frìoa di Marco parf*a fondata (a quella fpeanech Teo-i^ 
logta aritmetica, delli qmle fi faceva grancafo net' 
fecondo e oel terzo Secolo. Egli è almeno certo che 
vi furono dei Valentiniani ,* i quali oltre i principi 
Jtlla Cabala fitppokro trenta Botti , ed afeltf i veotii' 
quattro 9 e fondarono la loro opinione fulìa fuppofi^ 
9Ìone che vi feflfe nei numeri una virtà particola^ 
TCr che regolava la fiscondità degli Boni. 

L* efpoGziooe de*' principi di quelle diie clafli^cK 
Talentiniani può ntorto fervire alla Storia del tri* 
viamento dello Spirita umano* Valentino fuppone» 
▼a nel Mondo uno Spirit)^ eterno eé infinito »; ck 
aveva prodotto il penfiero ; queflo arsa prodotto aoo^ 
l^irito r ed allora il Penfiero e lo Spirito , aveano 
prodotti degli altri Enti f dimodoché per la prod»^ 
Mone dei Tuoi Boni Valentino faceva fempre eoo* 
correre molti Boni , e un tale concordo dk Ini no« 
minavafi il maritaggio degli Eoni • Confiderando 
• Klarco , che quel Tuo primo Plrincipio nor| era- nit 
mafchio » i>è- femori na , e ch*era folb prima della 
{produzione degli Boni > giudicò che fbfTe capace di 
produrre da fé ttc(ro tutti gli BfTeri, edabmnd^n^ 
<|uella lunga ferie di n>atrimonj degli Eoni, ch*era 
(lata immaginata d^i Valentino. Giudicò» che i*£a« 
ce fupremo efl'endo folo non avefle prodotto alcrr 
Enti, che coirimprelTione della Tua valonta^eqne^ 
ito è il modo con cUf'IaGènefi ci rapprefenta Dio 
creante il Mondo: DiflTe Iddio, fi faccia la luce >^ e 
la luce fu fatta . Quefto dum^uer avveniva per la 
forza della fua parola , e pronunziando , per dir 
così , certe determinate- parole , 1* EfTer fuprenia 
aveva prodotto degli Efleri da lui di0inti » Quefle 
pardle pertanto non erano fuoni vagbi e di zM»' 
traria fignificazione; poiché in tal cafb non avreb- 
bero pro/lotto piutrof^o un* BflTere pfie un ahr# : 
Ma levf^arole che V BflTere fupremo pronunziò per 
creace^egli Efleri fuori di lui , efprimevano cocali 
E'iTeri, evia pronunzia di quelle parole aveva for» 
za di produrli . Per la qual cofa TEfi^re ftiprenoa' 
avendo voltico prodarre ud akr»< Sfière che gli fófTr 

finii» 



M A iii 

fìmilei aveva pronunziaci la pztahy eh* efprime I 
Eflfenza di un tal EOere^ e qfteffa parola ì Archi i 
cioè principio • 

Siccome però le parole allevano una forza proda- 
Citrice , e le parole erano còmpofte di lettere > 
così ie ietcere pui'e delt'AÌfabetco contenevano un* 
egtiai ÌqxZì, eflenziàlmenté producitrice, E ficco'mi; 
tutte le parole noiì erano formate che dalla cbm* 
binazione delle lettere dell' Alfabetto , coisfV Marco' 
concludeva , che le ventiquattro lettere dell' Alfa- 
bectò conténeirerd tutte le forzei le qualità , e le 
virtù poflìbili i onde per tale ragione av'eva detto 
tefucritlo di eflfere 1' Alfa e \\Oitk^^ . 

Giacché dunque fé lettere ^ve^ano ciafcheduna 
la lord forza produdittrice» cos^rElTere fuprenio a- 
vea immediatamente prodotto' tanti Enti , quante 
lettere avea pronunziato • Marco pretendeva , che 
fecondo il Gened fddio aVelTe pròhunziato quattro 
parole, le qufàri contenevano trenta lettere , dopo 
di che era rientrato , per dir così , nel ripofo dia 
cui era ufcito , affine ai produrre trenta Efleri di- 
pinti da lui • Òa ciò concludeva , effervi trenta) 
Eoni prodotti iìiimedia.ta niente dall' . Elìere fupre* 
me, e «icm quefto'Eflete aveva abbandonato il Moo^ 
da . QUeSó > fecondo S. Ireneo , era il fifiema del 
VaienCinìano Marco. 

Secondo ^i1a(lrio e Teodoreto ^ Marco faceva* 
egualmente nafcere tutti gli Eoni iltomediàtaitiente 
dall' EfTere fupremo ; ma fupponeva , che queftdf 
non ne avetfe prodotti che ventiquattro , perche" 
quefto iHHnfero è pi& perfetto , ed ecco il modo , 
onde Marco , o qualche fuo difcepolo , fu indotto 
a tafe opinione • Valentrino aveva immaginato gli' 
Eoni y afH^e di ipiegare i fenoitìini ^ e li aveva' 
moltiplicati a mifura che V ergevano i fendoiéni' 
ftelli y onde i fiioi dffcepoli ùfarono la fleffa Iibefr- 
tà > ed alcuni ammettevano trenta Eoni, altri or» 
co 9 ed altri un numero indefinito • Ma filnalmen* 
ce» ficconoe il numero dei Fenomeni è realmente 
limitato , così cpnveniva ^eterminarfi piire i^o \W 
Imitato nubero i'i Eoni i nia non (i poteVa rènd^j; 

T % fag»o« 



^? 



%9Ì ^ ^ A 

jFagione, perchè la potenza degli Eoni non effenJo 
^faurica per la produzione dei Fenomeni, fi foflb 
iiiireccata la loro fecondità tutto ad un tratto, e 
{\ fofle circofcritta, per dir così, nei limici del 
Mondo. Marco giudicò che un total numero pia- 
cefle agli Eoni, o che fofTe il più opportuno per 
produrre nella natura l'ordine e l'armonia; o fi- 
nalmente che gli Eoni fodero determinati di Ìpro 
patura a un tal nùmero di produzioni ; e credet- 
te che fi fofTe nei numeri una perfezione, ctìe de< 
perminaiTe e redola Qe la fecQndjtà degli Eoni, o 
che limita/Te la loro potenza. Dopo quefte ìmma* 
ginazioni » lì pensò chfé conyehilTe determinare il 
IQupiero degli Eopi .^non perjbhè (e iie avefTe bifo- 
gno per ifpiegar i Fenomen/; ma per quell'idea di 
virtù o di perfezione, che fi avea penlato eflere 
anneifa ai imperi; e fi avea immaginato numero 
maggiore ajninore di Eoni, a mifur<i che fi avea 
creduto , ch^ un numero fode più o meno pérfec« 
to di un altro. 

Si Y^de dai Franimenti.di Eracleone, efirattidat- 
le Opere di Prigjepe dal Graie y che quefta fpezie 
di Teologi^ aritmètica era fiata adottata dai Va- 
lent/niani ; e fopra un tale tondatijento. Marco li" 
^itò if numero degli foni a veniquattrp. Ed ec* 
co come s* abbia determinato a Sfidare un tale numero. 

Fra i Greci , le liettere dell' iWiAtto fervono a 
Regnare i numeri , onde l'efprefilQne di tutti i nq. 
meri poffìbili è contenuta nell* Alfabeto CJreco, 
]yfarco da ciò concìufe, che qqefio fia il numero 
più perfetto di tutti , e che perciò appunto abbi^ 
detto Gefucrijfto di eflere V Alf^y e VOmegf^ lo- 
chè (upponeva che quefio nutpero conteneHe tut- 
te le virtù, e perfezioni ppnibili: onde non du^ 
bitQ per confeguenza , che il numero degli Eoni 
noli tbife' di ventiquattro (i). E non aveva egli 

folo 



( I ) Hlléifir. De Haer, e. M. Th0odoretm Hxitt^ 
^ab, ^. I.c.>. - > ^ ^ ' - 



MA m \ 

folo creduto di avere fcop&rtó, che foflfero venti- 
quattro gli Boni che governavano il Mondo ; ma. 
di pia avea creduto fcuoprire nei numeri una for,, 
za capace di determinare Ja potenza degli Eoni , 9. 
di operare per loro mezzo tutti i prodig| poOfìbiJi : 
né a ciò efigerfi altro, che fcuoprire i huriieri zìì^, 
virtù dei quali gli Eoni npn potefvaiio far riGften» 
za . Egli pofe tutto li fuo ftudio in tafe chime- 
ra , e non avendo potuto trovare nei ntfmeri le virtù, 
che vi avea rapporto, ebbe l'afte di operare alcune co- 
fe fingoiari, fé quali Teppe fpacpiare còme miracoli ^'- 

Trovò , per éfempio , il fegreto ài cangiare dU^ 
Danzi 4^)1 occhi degli fpettatorì il Vino che ferve| 
nel Sagrffizio della MelFii ,' in ftngue *' poiché ave*^ 
va due Vafi , trno più grande , jC i*' altro più pie- 
ciolo; e metteva il Vino deftinatcf a'ISagrifizio del-»' 
la MeflTa nel più picciolo , e faceV,a un' orazione: 
un momento 'dopo , lì liquore bolliva nel vafo- 
grande, .e fi vedeva fàngue , [nvéce di Vino . Qua*', 
ftp vafo ndn era probabilmente che ciò , che vul. 
galnilente denominafi là fontana delle nozze di 'Ca^, 
na , eh* è un vafo in ci^i fi mette delT acqua , ^ * 
J* acqua fa {àfire il vìn'o, che vi fi avea poftopri- 
ma, e con cui fi riempie, ^iccóh^é Marco noa Fa»' 
ceva conofcere if me'ccanifiho del fuo vafo grandév, 
così credevafi , che irf fatti V acqua fi rì^jLrùfle i^ 
fangue, e venfa ri^uar'data Cale itìutaiitJne , come 
uri miracolo. Averìdd'egIT aduncjue trovato il mo- 
do di far credere ^ che mtìttafli V acqua in faqV 
gue , fpacclavTadi^ avere la pianezza def SaccrJd.' 
zio, e di averne egli foto if carattere.' 

Le femmine più ifluftrl , più ricche e pfù beL 
le amnfrifavano fa poten;B^^a di Marcój^ ond*^^li di(^",. 
fé foro, che aveVi fi poterle rfi comunicar ad cflV' 
la facoltà di fer miracoli, def cRe elfeiiò voliera^ 
faroe Tefpferiebz^. Perciò Marco fatfèVa , chéver»*' 
faflcro cfel vino del picciolo vafo nel grande , e ìd 
tal atto pronunziava le fcguenti parole .• c^e la 
gfMKJs Ìm Dloy ^S*} sventi t fitte h còfe^ § f%t nonf^ * 
fi può ni concepire ni fpjtg^re y Jérfèt)onlÌnnoì 
/* nomo inurton ^ ed ÀumeiìiT li fue cognizioni f 



19C M A 

àttt^ndo ti gruno delU femtnte In buon timkó « Ap« 
pena avev*egli pronunziate fi facce parole ^ che il 
liquore ch*era nel calice bolliva 9 ed il fanguefcor^ 
l'èva ede.ai(iiva il vafb. LaProfelita (orprefa» ere* 
ideva di av/sr fatto un miracolo i e reftava trafpor- 
Itaca dalla gioja» fi agitava» fi turbava , fi rifcalda- 
va fin al furore j credeva di elTere riempiuta del- 
lo Spiritoflanto 9 e profetissava » Marco tirando 
profitto da tale impr/sfliope» diceva alla profelita , 
che la forgente della grazia era in lui ^ e che la 
comunicava con tutta pienez9(aa quelle cui volava* 
Comunicarla ; ne fi dubitava punto del Tuo potere t 
ed egti aveva poi la libertà di fcegliere i mezzi 
che giudicava pi& propr j a comunicarla ( i ) • Tue- 
fé le femmine ricche» belle » ed illuUri fi attacca* 
irono a Marco ; e la fua Setta fece dei progrefll 
Sorprendenti peli* Afia^ » e lungo il Rodano ; dov* 
era molto confiderabilè a tempo di $• Ireneo e di 
/S.Epifanio. Per tal motira forfè S.Ireneo ha trat- 
tato dell' erefia dei Valentiniani tanto diffufamen* 
ce (z). Per apparecchiar le femmine a ricevere lo 
Jtpiritoflanto • Marco faceva che prendeflero delle 
pozioni proprie ad infpirar loro difpofizioni favore- 
voli alle fue paiQoni ( 3 )• 

I difcepoli di Marco perpetuarono la fua dottri- 
na col mejszo dei predigli e colla licenziofità del» 
la loro morale e dei loro cofiumi . Infegnavano e(- 
fére tutto pérnoieflQ ai difcepoli di Marco , e |>er- 
fuadevano, ch'efli in forza ai certi fcongiliri fi pò» 
cevano reiider inyxfibili ed impalpabili* Queft' ulti- 
mo preftigio pare, che fia ftatot infegnato per cal- 
mare i timori di ilcjui^e femmine > che da un r&> 
fto di pudore erano trattenute dati* abbandpoarfi 
pienamente ai Marcofliani» Sant'Ireneo ci ha con* 
Servato un*^orai:ioQe che facevano al Silenzio» pri« 
ma di rilàfciarfi nelle diflfoluteize ; ed erano per- 

fuaC 9 



"" ' ' <m 



% 



( f ) Mpip^M. HacreC 

(x) Bflpb. ivi. JréniHs ivi, 

()) »s9€tts^ iyi« 



t 



ìfL A 297 

fuafi , che dopo di averla recitata , il?(ilensìo e It 
fapienza ftendeflero fopra di loro an velo impenew 
crabile ( i). 

Marco non 6ra Prete» onde volendo ingerirfi net 
e funzioni del Sacerdozio» inventò 1* artifizio di 
far credere » eh' egli isutafle V acqua in vino • Il 
Domma della tranfuftanziazione era dunque allora 
ftabilito nella Chiefa tutta , e formava parte della 
foa Dottrina e del ftio culco.« Poiché fé non fi fof- 
ie creduto» che in forza delle parole della confe* 
crazione il vino doveflfe mutarli nel fangue di Ge- 
fucrifto 4 il Valentiniano Mirco , per provare che 
aveva Tecceilenza del Sacerdozio» non avrebbe cer- 
cato il mezzo di mutare il vino in fangue • Se fi 
UYefTc creduto » che 1* Eocariftia non fofle che un 
fimbolo» Marco non avrebbe voluto far credere cV 
era Prete , giacché murtava quefli (ìnaboli in altri 
corpi » ma fi farebbe iervito di quel fuo fe^reto , 
|ier provare di aver il dono dei (nìracoli » e noi 
già per provare» che aveva 1* eccellenza del Sacer- 
dozio^ 

Quello Marco Valentiniano à diverfod^ quelPaJ^ 
ero Marco» di cui gli errori fecero nafcer^ in 1 fi- 
lagna la Setta de* Prifcilianidi. S. GiroUmÌKli h» 
confufi (2). ^federe circa il fiftema immaginato 
4la Marco » gli Articoli CABALA » BASILIDE , 
EUFILATE 

MARCOSIANI furono detti i difcepoM di 
MARCO. 

* MARONITI furono detti da Marone ^ che 
fecondo Giofua Arndrì9 ( 3 ) verfo il 69^. inftitui 
dei Monafteri in P^aleftina » nei quali fi profef- 
fava r Eutichianifmo » il Monotelifm9 ed altri 
errori • Noi ne abbiamo ragionato in quegli Arct- 
coli« A tempi di Gregorio X(II. e di Clemente Vllk 

T 4 fi ritt- 

\ 



(f ) /ra»« ivi« 

(a) Comment. ad Ifaiam 44« f^g* ad a-nn. jSf. 

"* ( 3 ) A^r»dh Lexic Antiquit* Ecdcf. pag« 4f U 



\ 
\ 



29^ MA 

fi riunirono colla Chiefa Romana , e férbaoo fohA 
mente di riti Joro particolari 9 s*è da crederfi a) 
PofTevino (i). Sodo Aabìliti nel monte Libano e 
nelle vicinanze > e benché quelli che pafTano a Ro- 
ma facciano una profeffione ortodoifa y egli ò cut^ 
Ifavia incerto fé tale fia in tutti gii altri nella Pa-< 
leflina. Ha rlluftrato a nodri tempi le cofe dei Ma^ 
foniti 1* erudito Monfi^nor jiJfemMnmo, 

MASSfLlESf, o MÀSSiUANi * (2.) Setta dr 
finaticiy dei quali ecco ^origine, giierroriv le 
Aravaganze. Il Vangelo infegna , che per eflere 
perfetto conviene rinunziare a feftefTo, vendere i 
fuoi beni e darli ai poveri» flaccandoG da tutto» 
Un certO) nominato SabbaS) accefo di ardente vo« 
glia di glugnere alla perfezione £vangelica, prefe 
letteralmente tutti quelli paflì del Vangelo , fi fé* 
ce eunuco> vendette i fuoi beni e ne diftribuì il 
ritratto ai poveri. Gefacrìfit) difle ancora ai fuoi 
difcepoli; non v'affaticate punto pdl nhdrimentocbe 
perifce, ma per quello che dura nella vita eterna 
C3); e Sabbas conclufe da quello pall'o» che il la* 
vorare fofle peccato, e fi fece rina legge di ^ftarfe- 
ne nella più' rigorofa oziofità; onde diede i fuoi 
beni a r poveri , perchè il Vangelo prefcrive di ri» 
nunziar »\\e ricchezze) e non lavorava per nudrir* 
fi, perchè il Vangelo proibifce di alFaticarfi peruo 
Dudrimeoco che perifce. Fondato in quefti ed altri 
paffi della Scrittura*, femfpre intefi letteralmente, 
Sabbas avea formato giudizio, che noi foffimo cìù 
condatì da Demonj, e che tutti i iioflri peccati 
procedeflero dalla faggeftione di quei Spiriti per;» 
verfi; e credeva, che al nafcer^ di ciafchedunUo^ 
mo, un CVemonio fé' ne impoffelTafle , Io flrafcinaf-^ 
fé nei vizj, e g^i facefife commettere tutt'i pec^ 
aàei , nei quali cadeva. 

Dal 



* ( 1) Tojfevìnp BibL Tit. Mé^roniW. 

* (2) Dalia voce Siriaca n^« /iir vrmKimé 
{ì) j^han- If. 27^' 



MA 19^ 

bai primo atto di rinunzia cfie pratici^ Sabbas | 
ff vede bene che probabilmente era foggetto a ten- 
taziooi carnali; e la Scrittura c*infegna, che fidiC 
caccia il Demonio dell'impurità ccU'orazione^ ma 
Sabbas giudicò > che quello (oiTe il foio mezzo di 
trionfare delie tentazioni e diconfervarfì fenza pec- 
cato. I Sacramenti fcanceilavanobene i peccati, fé* 
€ondo Sabbas, ma non ne didruggevano la caufa » 
ond'egli li riguardava come pratiche indiflFerentij é 
diceva eiTere 'il Sacramento come un rafojo, chetai* 
glia la barba, e ne lafcia intere le radici. Quando 
coir orazione ,1* Uomo s* era liberato dal Demonio 
che i*afl'ediava , non conteneva pia catifa di pecca* 
to , e Io SpiritofTanto diTcendeva nell'anima purifi. 
cata. Lia Scrittura ci rapprefenta il Demonio com$ 
un Leone aSammato , che .gira inceflantemente in* 
torno a noi , onde Sabbas fi credeva ad ogni ntomen* 
to attaccato dagli fpiriti infernali, e fi vedeva ne{ 
mezzo delle Tue orazioni agitarfi violentemente ^ 
Janciarfi in aria, e credere di faltare fopra un*ar«^ 
mata diDemomj, o in atto di bacterfi contro di Io» 
ro, e far dei motti, come chi tira coIParco, poi- 
ché fi penfava di lanciar delle freccie contro i De* 
monj. La fua immaginazione non era più tranquil* 
la in tempo del fonno , poiché credea di vedere 
realmente tutti i fanCafimi ch^efla gli preientava» 
e non aveva dubbio, che le fue vifioni non fbflferq 
rivelazioni, perlocchè fi credette eflere Profeta ^ 
Con ciò fi attirò la curiofità della moltitudine, ri- 
fcaldò le immaginazioni fiacche, infpirò i fuoi fen- 
tirtienti, e fi vide una folla d'Uomini e di Donne 
vendere i loro Beni, menar vita oziofa e va^abòn* 
da, far Tempre orazione, e dormire alla riofufa per 
le ftrade. 

Quefti fciagurati credevano che , P atmosfera fofl 
fé piena di Demoni, e non avevano dubbio di tèL 
pira ri i col l'aria ; onde per libera rfene , fi foffiaW 
vano il nafo e Iputavano incefrantementè : or fif 
vedevano far alla lòtta coi Diemonj e lanciar con- 
tro di loro de/ le freccie , ora cadevano in eftàfi ^■ 
J» facevano da profeti j e i^mmagioavano dir vói 

/ dcjrcr 



I 



3«e M A 

4ere Ja Trinità • Noo fi fepararoso perh dalla «So- 
niiaioiie dei Caccolici» che riguardavano come pò* 
fera gente igooraote e groflolana , la quale cercaf* 
ie nei Sacramenti le forse «ode refiftere agli at- 
tacchi dei Demoni* 

I Maffiliaai fi erano dilatati in Edefla» onde fa^ 
tono difcacciatì da FlaTiano Vefcovo di Antiochia 
e fi ritirarono nella Panfilia* Ivi furono condanna» 
ti da un Concilio) e paflàrono in Armenia ^ dove 
infettarono più Monafterjdet loro errori. Lettorio 
VtCcoro di Melitene li fece abbruciare in quei 
MonaRerjg ed i pochi che fcapparono dalle fiamime 
fi ritirarono preflb un'altro Vefcovo d' Armenia » 
che n'ebbe pietà e li trattò con dolcesea. 

^ Di quefti fi ha una defcrisione efatta preflb i 
Centuriatori Maddeburgefi Centur. IV. C« 5* num^ 
^o* ì quali hanno raccolto tuttociòt che ne aveva* 
no detto gli Scrittori Greci • Furono quefti pazzi 
denominati ancora JidtcUki % SMtmniei , iffifii , Zmm- 
$Mf% ec, 

MASSOTEO Difcepolo di Simone > fu uno dei 
fette Eretici 9 che corruppero! primi la purità del- 
la fede. Egli negava la Provvidenza i e la Refur« 
tejsione dei Morti « TePéUntù luref. Fm^uL L. /. «, 
I. Cm/f. Ap9fi9l. L. VI. €. 6. JI»M Hift. ZctUf. L. 

MATERIALISTI » o fia MATERIALI furono 
detti da Tertulliano coloro , che credevano » che 
f anima ufciffe dal feno della materia. 

Ermogeoe s* erano gictato in queft' errore» aflioe 
di conciliare colla bontà di Dio le difgrazie ed i 
vizf degli Uomini » come pure i difordini fifici • 
Vedete 1* Articolo ERMOGENE. 

L'abituazione che hanno gli uomini di non anr- 
mettere fé non fé quello» che poflfbno immaginarfi 
li difpone a ^ueft* errore ; e fi pretende anche di 
app^Sgiarla colle opinioni dì Uomini rifpectabrliper 
le loro cognizioni e per il loro attacco alla Reli« 
S^ne» i quali temendo di limitare la potenza Ou 
vinai hanno creduto di non poter negare» che Id- 
dio non abbia il potere di elerare la materia fia 

alla 



atta Capsicità di penCire. Così tianno fcritto Loektp 
il tahìxiù ec. (i). Badò^uefto per elevare il Ma« 
terìalifmoin Setta» efotcq quefla marcheradt Scec« 
ticifmo viene oggidì cof^munemente riguardato» 
DilTi comunemente) poiché vi fono dei Mareri«ii«- 
(li 9 che andarono più avanti de) Locke e del Fa* 
brizio, e pretefero, che U, Dottrina deli* immate» 
rialità} della femplicità» édelU foftanza che pen(a 
fia un yero Ateirmo» unicamente proprio a forti!!* 
car lo iSpioofifmo (i). Noi opporremo a tati Ma* 
terialifli due cofe i. Che il Materialifmo non è 
fentenza che abbia probabilità: x* che Timmateria^ 
lità deir anima k una verità dimofirata^ 

§• f. 

// l/li'UfìMfmù non t optnhnt eh§ 
mhbU frob abilita % 

Quando apprendiamo una cofa immediatamett* 
te , o che vediamo un' oggetto ^ che fia neceflà« 
riamente legato con quefla cofa » abbiamo certe«» 
za eh' efifle • Perloccbè apprendo immediatamente 
la relazione che v* ha tra due volte due e quat- 
tro , e fono certo , che due volte due fanno qnat* 
tro • Così pure vedo un uomo fiefo , cogli occhi 
chiufi e fenza moto > ma vedo che refpira » e foli 
certo che vive , perchè la refpirazione è anneda 
neeelTariamente alla vita . Ma fé vedefl» lo fieflb 
uomo flefo , fenza moto , fenza refpire , eoi vifo^ 
pallido é contraffatto > farei moflb a credere cbar 

fo& 



i«* 



(x)F«^r«ftia Delefius argumentorum 9 quas veri- 
tatem JBLeligionis afl'eruot • C xS* Lock^ VL^iwf Iwt 
TEntendement Hunuio. 

(i) Traitè furia iSrature Humaine» dans leq^et 
OD Ifflaie d'^introduire la mòthode de raifoncv par 
experience dans los fujets do Morale» T,LPart«4# 



3«» M A 

jpofle motto; ma non ne avref-cf rtezka , perchè ìi 
rerpira2^one di queiruomo potrebV.e(rere infenfibi- 
ie, ma pur badante a vivere; né la pallidezza ola 
deformità fono neceflariamente annefle alla morjte. 
Sarei dunque difpofto a credere che fofTe^nrorto i 
ma noa ne farei ficuro, ed il mio giudizio circa la 
morte di tale uomo farebbe (blamentp probabile , 
eh' è quanto dire , vedrei in lui qualche cofà che 
potrebb' eflTere effetto della morte, ma che potr^b* 
be pure provenire da altra caufa , e che per con- 
ièguenza non mi rende certo della fua morte, la 
quale mi retta Solamente probabile . 

Per la qual cofit la probabilità fla dimezzo tra la 
certezza , per cui non abbiamo più alcun modo di' 
reffar dubbiofi, e T ignoranza afToluta , per cui non 
abbiamo alcuna ragione di crederlo. Unaco(à è dun. 
que deflituita da ogni probabilità, quando non ab* 
biamo alcuna ragione per crederla. 

Le ragioni per credere una cofa fi traggono dalla 
natura medefima della cofa , dalle noftre efperien- 
ze, dalle nollre oflervazioni| o finalmente dall'opl^ 
nione e teftimonianza degli altri uomini, e quefti 
uomini fono nella quelliope prefente i Filofofi o w 
Padri della Chiefa , i quali citano i Materialifti a 
lor favore, e coi quali pretendono di provate, che 
prima del quarto Secolo non fi avea qelia Chiefa 
un'idea netta della Spiritualità dell'anima* 

I. Niuns e$/s fi tr$vM nella Nstara nelV eff'enz.é^'^ 
dilU materia > che autorittt s €redfr^ , f ^* efféi fo£m 

X. Noi non vediamo nelTeflenza della materia ^ 
ch^eflTa debba penfare, né nella natura del penffe-^ 
io^ che debba effer materiale , poiché farebbe così 
6irideiTte, che la materia penfa , com'è evidelite 
che due, e due fanno quattro , e farebbe cos) evi** 
dente che un tronco d'arbore, edup pezzo di mar-*- 
rao penf^no, com'è evidente, ch*è eftefo , e {^Wm, 
xb^aflTuhlità ohe niflun mateìrialiOa fin qiià ha ofa^^ 
f^ xji dire. 

%. Noi' 



/ 



M A ' * jòi 

t, Nbi R(fh, vediamo nella natura della material 
ch'efTa poffi penfare, poiché perciò converrebbe! 
che noi nella materia conofceflìmo qualche attribu* 
to, o qualche proprietà, eh' aveflTe analogia col pen- 
dere, locbè non avviene. Tutto quello cheooico^ 
nofciamo chiaramente nella materia (i riduce al mo* 
tò ed alla figura: ora noi * non veggiamo nelmo^ 
tp, e nella figura alcuna analogia col penHero, poi^ 
che la figura I ed il moto non mutano né l'effenz» 
aè la natura dalla materia; e (ìccome non veggia- 
mo analogia tra il penfiero e la natura della ma- 
teria, così non ne potiamo vedere tra il penfiero 
e la materia in moto, o figurata in certo determw 
nato modo. Il penfìero è un* affezione interna del- 
l' effe re penfante, il moto, e la figura non mutano 
niente nell'affezioni interne della materia, quindi 
non fi vede tra il moto della materia, edilpenfie- 
ro alcun* analogia • 

E per dir vero, qual analogia può vedere tra U 
égura quadrata o ritonda, che fi dà ad un pezzo di 
marmo, ed il feotimento interno di piacere, odo« 
lore^ che l'Anima provai li giudizio che io pro- 
nun^rio fulla diverfità di «n globo di un piede 5 da 
un cubo di due piedi, e forfè riftefifo quadato^ un 
cubo , un moto celere o lento ? Egl' è dunque cer- 
to, che noi nonveggiamo nella materia alcuna prò» 
prietà o alcun attributo che abbia qualche analo^ 
già, o qualche //rapporto col penfiero, e pereiò noi 
non veggiamo nella natura , o nel!' effenza dell^ 
materia a Icunaf ragione che ci autorizzi a credere # 
ch'effa può penfare. Ma, dicono, la fcoperta del-, 
r attrazione non può far fofpettare , che vi po(l 
fa effere n^lla materia qualche proprietà fcono-^ 
fcluta I quale farebbe la faèoltà di fentire ì 
Rifpot)do a quelli , che fann\> que(l<^ difficolp 
ti. .■ \ 

|. Che Nevytcm non ha mai riguardato V attc^s^y 
zione come una proprietà della materia, ma come 
upa Legge generale delU Natura, per la quale Id^ 
dio ha (tabilit0;i c|)e un cor|^o s'avyiqini ad u^a|i^ 
trq corpo, 

^' I 



^64 M A 

1. I N6?vConiani > cb* hanno rìgtiaréato f' attrae 
iione come una proprietà delia maceria ^ tion hao^ 
ào potuto fin qua darne qualche idea • 

}. ÌFxIdfo6, i quali fanno profelTione di non ere» 
dere fé non quello che Veggono chiaramente y e che 
pretendono di non atfrnrrettere cóme vero ie non 
quello, cb*è fondata i^ fatti ccfrti y cfadoufo in una 
contraddfsion'e manifefta ^ quando amrfiectono nella 
mtterfa una proprietà 9 della quale non hanno alcu*' 
iia idei 9 e che > fecondo Nevvtoue medefimOy non 
è neceflaria per jfpiegare i fenonfeni. 

4. Dico» chfe l'attrarione riguardata còtfl^ ptù* 
fìriecà eflTenfiiale della m'iàteria è un'afTufdità': poi- 
ché quelP attrazione è lina foria motrice » ine- 
rente, ed elTenziaie alla materia, di ft)òdo che fi 
crovefebbe in lina maflai di materia , cKe fofle fo« 
Ja nelP Univerfo > opinire ^ urffi forza motrice t 
che fi produce , o che' nafce nefla m'aterùr per la 
l^refenza d' urf altro corpo • L* attrazione non ò 
i/nfa forza m(KriCe eflettziale alla ni'iiteria , di mo*- 
do' che Ci trov\ neceflariamente in un corpo t— che 
fofle foio neli'Univerf<^, poiché ógni forza motri- 
ce tendendo verfo un luogo deteriblnaio ,■ quefto» 
èorpo nel merzo del vuòto NevVtdtViano dovrete 
he tendere verfò urt luògo » piuttofta che verfo 
àH altro : lochè è aflurdó y poiché V attrazione , 
Cronfiderata come proprietà éflenriaie della materia,^ 
ivon tende piuttdOto verfò un luogo , che verfo 
iln altro. E* dunque un'àfTurdità il dire, che ^at- 
frazióne fia una proprietà effeniiàle della mFia>te- 
#ia. Né fi pu^ dire, che V attrazione fia uns» fiyr- 
2a motrice, là quale nafca netta maderra alia pfe« 
fenica d' un* ahro corpo , poiché queui' due corpi 
che fi mettono uno in faccia iti* altro ^ e che iron 
fi toccano , non provana alcuna ntutaziòne , né 
l^ofifono per conféguenza acquiffare colla loro nju- 
nta ptefenza una forza matrice r che non aveva- 
écf • V attraifione non è dunque né un attribucd 
èflTentiale della matèria !%é una proprretà, cli^'éf^ 
ut pc/fh acquiftare , mi é 9 come penfava New* 
tooe 9 aoa Legge generale > per cui Iddio ha ttàf 

bili*' 



hititoj ctìtiviè corpi cendeflbro uno verfo dell'altro? 
l'attrazione dunque non è altro che il mòto di unh 
corpo, ovvero la f uà tendenza verfounhiog0 9 e^ut^ 
fta tendenza non ha maggior analogia colpenfiero» 
che tutti gli altri mfoti. Chefi giudichi alprefenttf 
fé l'atrriiieioRe , che Newton haffcoperto, polla faf 
fbfpettare , che la maceria ^fla divemire capace di 
fentire » e fé quelli i^ehe fodengono tal cofa, non 
abbiano' fondata la toro ail^ra^ìone fopra una parolai 
che non intendono , e fopra una proprietà chimeri* 
ca della materia . Moi non troviamo dunq4]e nelhf 
natura > o nella efTenza della materia ragione > on- 
de giudicare, ch'effa poflfa penfa^e« 

1. ifeffuma ejfgrientd ci aatifrhu6s a eftdire f clkt 
U mmtefU féffn fen/dre • 

Le offervazloni , e Tefperienze fidile qUali fi ap- 
poggia il fentiinento, dhe fappone, che la matèria; 
pofl'a penfare» fi riducono a due Capi; r.alle pro- 
digiofe diverfitài che producono nell'uomo i divei^* 
fi flati dei corpo; 2. alle offervasfioni , ìt quali haa« 
no fateo vedere , che le fi&re delle carni contengo^ 
na un principio dì mota» i4 quale non ,è punto di-* 
(linto dalla fibra medefima. Ma le differenze y che 
producono le due operazioni dell' Anima , e i dl^. 
verfi ftati det corpo provano molta* bene » che i* 
Anima è unita al corpo > e non che fia corporea ^ 
poiché qutile mutazioni dell' Anima nate dalle mu« 
cazioni y che prova it corpo , fi piegano nel Sifté-. 
iiUy che (kippone 1* immaterialità dell' A-iìimà: eci 
il materialifmo anche in quello oggetto fodiiisék' 
meno del Sifl^ma che fuppone l' Anima immatènV 
tè. fi) concepifco quefta mutazione nelle operazio- 
ni dell'Agnina, quando fuppongo j^ che l'Anima fi>r-' 
mi elTa flefia 1' idee proprie col liieafzo, e air oc* 
cafione dell' imprefiione, che riceve • Ma le aiutai^ 
rioni, che l'Anima prova fono impoflìbili, ^joafiioi' 
il penfiero fia una proprietà elfenziale della maffe. 
ria ; poiché allora tutti i miei penfierì dc^b&>n»' 
nafcere dal fondo médefimo dtll^ materia > e le 



( 



T 



Vacazioni che clrcondaDQ h porzione ddla aiit^ 
Iria^ eh* è la mia Ànima» non cangiando la porzir» 
he delia maceria» non debbono pur cangiare l'ordi- 
ne delle Tue idee* In qualunque maniera io didrir 
bili Tea le porzioni della òiateria, che circondano li 
u^olecula» che penfa net nìio cervello « quefta fareb- 
be Tempre incrinfecamence quello, ch'era, e le Cut 
affezioni interne , ed i Tuoi peniieri non debbono prò* 
vare mutazione » giacché efla penfa effenzialmente. 

I materialifti diranno forfè» che la materia no|i 
penfa effenzialmente, ma che acqui/la tale facoltà 
aatr organizzazione del corpo umano < ma ih talea» 
fo quefta organizzazione non è neceitaria aifiiichè U 
materia divenga penj[ài)te, fé non perchè trafmetre 
nella fede dell* Anima Timpredìone dei corpi Ara* 
hieri , o gli urti > che ricevono i noOri organi » ci 
in tal cafo conviene neceflariamence fupporre, che 
il penfiero non fia che un urto , che la maceria ri- 
ceve, cioè che la niateria divenga penTante , quan- 
do riceve un tal urto ^ onde il ferrajo » che bat- 
te il fer^ó , faccia ad ogni colpo Mn* infinità di 
efferi penfanti ; la qual cpfa t]iòn è qui poda per 
dedurre una confeguenza atta a rendere il materia- 
lifmo ridicolo , ma è tratta dal fondo niedefìrpo 
del Siftema, tal quale 1* Hobbes Tt^a CQncepiro,p 
djfefo . 

Ma fi può fuppprre» che ux\ corpo tratto fopra 
Ikina porzione di n)ateria n^ faccia un* É (te re pen- 
fante? Un'urto dato alla niateria qon fa che .fpi!|- 
]gerla verfo una determinata parte : or la niiatèrià 
lìon può divenijr penfan^e, perchè ella ten^e q^ 
fofpinta verfo una determinata parte i almeno i 
Materialifti non negheranno, che non poflTano epa- 
cepirlo: dalTaltra parte io chieggo lorO} quale (Ja 

?[uella parte | vérfo la quale è neceflar^^ ^^^ ^^ 
pinta la materia afl|ìne che penfi f Se ce(Terà di 
benfare > quando fia RiqfTa verfo la parte contra- 
ria f Non è ella un^aflTurdit^, che la materia mof- 
fa e fofpinta verfo una tal parte , divenga pea« 
fante? Ò.uarè il iilòrofo dei due; il materialità t 
tht amniQtte nella n)<^teria una qualità ed i^qa 

prò. 



MA jAt 

ph>prfetà ch*egli noji può concepire né pu8fupi>or* 
re fcnz'efler tratto ad afTurdità , o ti difenlbr^ 
dell* immaterialità deiranima, che non vuotrlcono* 
fcere nella materia quefta m<?de(ima proprietà? 

%• L'irritabilità che fi è fcoperta nelle fibbre de- 
gli animali è un principio puramente meccanico » 
ed una difpofizione organica, che produce dette vib- 
bf azioni nelle fibbre, or quefla dirpoiizione mec* 
canica delle fibbre non ha alcuna analogia col peo« 
tieroi un penfiero non è una vibrazione; e fé que- 
llo foflèi un^ colpo d'arco» o h mano che folleti» 
ca la corda di un Liuto produrrebbe infiniti pen^ 
fieri nelle corde, o piuttofto infiniti Efleri penfa». 
ci. Quanto gufterebbero i Materialiftidi poter rim- 
proverare ai difenfori dell* immaterialità deli*ani« 
ma di fitfatte confeguenze! La materialità dell'ani^ 
ma è dunque deftituita di ogni probabilità, o fiefa'. 
mini per vìa delle esperienze i o delle oflervazio* 
ni. 

V^inioné dei Ftlo/ofi , i fumiS hMm»$crfdt0é 

shé té^niméi fti €§rf§r9» , nM formio f^é$» 

miti in févwùTÈ dti mmf9riMUfmo. 

<^uando fi tratta di fatti , che non pofliamo ve- 
4ere, la teftimonianza degli altri uomini è la for* 
gente della probabilità, ed anche della eertezsa^ 
Quando pere fi tratta di fempliciOpinioni, la Iota 
autorità produce una fpezie di probabilità, perchè 
non efifeodovi cos'alcuoa fenza la fua ragione, fi|- 
biro che intendevano quello che fi dicevano, aon 
potevano determinare alla loro opinione fenia* aver 
fondamento di ragione. Ma non è men certo, cbe 
la probabilità , che i^fce dal loro opinare dipende 
dalla forza delle ragioni , che li hanno determina«^ 
ti al giudizio. Efaminiamo dunque le ragioni dei 
Filofofi Materialifti, 

Molti Filofofi hanno detto, che T anima è ma« 

teriale o fia corporea , ma non fi (bno determina* 

ci a tale giudizio, fé non perchè non potevano 

immaginare né una foftanza incorporea ^d liama* 

X«/»f Ut. V ceria^ 



sot M A 

teliate > né coinè poteflTe agire fui còrpo » On ^t 
i/iipofl^bilicà .<i*iininaginare una cofa» non è una ra« 
f^ione^idance onde crederla imponibile , poicbèftao» 
do ai loro principi medefimi, neppure fi può imou* 
ginarecome la maceria pò Afa peti farei ne fi puècon* 
cepirlo: o per tal naocivo alcuni riguardano! corpi» 
jièi quali rifiede U fa coirà di penfare » come ub 
piccioio corpo fonnnamcnce fcioìco ^ altri credoie 
che Ga il fangue, altri il cuore ec. (i^ 

Quefti Filofofi fi apprcflavano per quanto poteva- 
no ainnimacerialità dell'aniniai quando non efam>» 
navanoche ìì penfiero, poiché riguardavano ]*aninia 
come un corpo di eccepiva fottigbVcza , onde la 
ragione li elevava alT isìmaterialità dell'anima, e 
rimaiaginasione )è riteneva nel marerialifmo* Duo* 
que il loro voto non accrefce probabilità alcuna ia 
favore del materialirtno. Ofo dir con francbezsa » 
clfe in que(^o punto non farè> contradetto d* alcun 
di quelli, i qoali nella lettura degli antichi fi foBo 
ap' licati a feguire il elimino dello Spirito umano 
nella ricerca della verità. 

Il Locke pi& circofpetto degli antichi Ika pr^ 
tefoi ch'effondo due attributi della foftanza 1* et- 
tenfione ed il penfiero , Iddio abbia potuto conna- 
nicare la facoltà di penfare alla medefima (bn'àD- 
za , a cui aveva comunicato V eftenfione • Ma JU 
quefto raaiociivio del Locke non vale meglio di 
quel eh* ufafl'è chi dicefl'e ; Ci può di un pejrso di 
marmo formare un cubo o un globo ,. dunque la 
fieffo pe^zo di marmo può^ eflere nel tempo ftei^ 
£0 rotondo e quadrato, ^offifma infelice , che non 
può rendere intelligibile la poSihiIit» dell' aoioot 
dei penfiero e deli' eftenfione io una medefiM 
fi»ftad«a . %. Egli è certo » ^he i priocip) del Lo. 



t(i) Vedete le differenti opiaionr dei Filoibfiao- 
cichi fuiPAnima in Cicerone , De tegrèus , e Oil 
Libro intitolato, Exjtmt» dtt Si^fsdìfmi^ T. L 
> NellXncicl^edia , Articolo JUim^ 






; M A 3^9 

ckà fulla polTibìliti ieiy unione del penGéro colU 
maceria fono aflToIiitamence ponjtrailitorj con quello 
che ha detto, circa la fpiritualità di Dio. Or un* 
uomo » chiari contradice • niente prova in vantag« 
gfo della opiqiani'contradittorie ì che abl^raccii y 
dunque te Tue opinioni non formano alcuna proba- 
bilità io favore del materialifmo • Finalmente » fé' 
j[a materialità delF anima ha avuto i Tuoi difenforif 
e la immaterialità i fuoi» i voti formano una pfo-^ 
babilità oppofia a quella ch^ fi produce dai Mate- 
rialifti, 

in talp conflitto di probabilità > conviene con- 
frontare ìt autorità oppofte ^ fi fé fono' eguali ; la 
probabilità^ phe & prete^d.e eflTervi in cali autorità 
,é nulla i e quando fiano ineguali le probabilità fi 
detrae dalia più grande l'equivalente della più pic« 
ciola^ e quel che refta è quello appunto, che for- 
ila la probabilità. Confrontiamo dunque 1* autorità 
dei Fiiorofi pa|*tigiani dell'immaterialità dell'anima 
coir autorità dei FiJofofi raaterialjftié 

Io trovo tr^ gli antichi , Platone 9 Ariftotole f_- 
Parmenide ec,. e tra i raod/eroi ^^cone , Gaflendi , 
Defcarte^, Leibni^^t Vvolf, Clarck, Eulerio ec.» 
che tutti b^ni}p creduto T immaterialità dell'ani* 
Ola- ì e ^he non i* hanno infegnata fé non dopo 
lunghe Qjieditaxiqni fopra quefta veriti^ ;.e dppo a- 
ver ben pefate tutte le difficoltà che vi fi oppon- 
gono .. Che fi faccia il confronto tra qtiefti voti ^ 
.4^ qujeili dei filosofi materialifti , e fi decida in fa- 
vor di chi rtf^i la probabilità • Ijoi 4bbandoniam9 
4|uello computo all' equità del leggitore , e faremo 
toJaipA^e due ri^eiS fi^f^ <miPft« oppofizìone dì 
QpinioDJ 4^i Materi#}i(|i ^ e dei Seguaci dell- ìm» 
materialità ^. 

I. l'f^lofofi ) che haSAo creduto V anim^ n^atev 
riale ^ noti hanno fauo chf, cedere all' inclinasioy 
ne > cbfs porta gli uomini ad immaginar tutto , ed 
alla pigrizia che impedifce la ragione d' innalza^- 
fi (opra i feofi ; oè avevano bilogno di ragiona- 
re per fupporre i' anima inat<iriale , né di efamir 

V % hPtf 



> 



4ro M A 

z. Per lo contrario i Filofofi che hanno credulo 
{'anima immateriale hanno fuperato un raleoftacOi 
lo, per elevare il loro fpirito fino all' ide» di uoa 
Ibftanza femplice ed immateriale • 

Dunque v' ha più appareiira » che abbiano avato 
delle ragioni più forti per adottare un tal princ}« 
pio, e che vi fiano (lati forsati dall' evidenza; polii 
che quando T evidenza non è intera, l'immagina* 
^ione e la pigrizia trionfano degli sforzi della ra- 
gione. Almeno non fi può metter in dubbio, che i 
filofofi, che hanno infegnaco l'imniaterìaliti^ delP 
anima, non abbiano avuto bifogno nell' efame di 
quefta materia di fare maggiore sforzo di fpirito , 
e maggior ufo della ragione» dei Filofofi Materia* 
lidi. La prefunzione è dunque in favore dei pri« 
mi; ed un'Uomo che in quefta difputa firegola'per 
Yia d* autorità, non ha più mode di poterfi deeernii* 
Dare in favore del Materialifmo, 

/ Psdri ksnn9 etimhMttmf $1 MstirliUifmà. 

I Filoib^ che ayevanp cercatola natura deiraoi* 
ma, i'aveano ravvifata in fen^bianti del tutto di* 
yerfi; alcuni come A naffimandro) AnaflSmene » Lea» 
cippo avevano fiflata la loro attenzione fbgli eiftli 
ci dell* anima nel corpo qmane, equefteoflervazi»» 
ni forn^aróno la bafe del loro Siftenia Culla mitvn 
dell'anima, onde non la credettero ^ che una fpe* 
^\t di forze motrice » e giudicarono che fofle aa 
corpo ( i)« Ma quando dalle operazioni delI'aniBa 
fi|l fuo corpo, paflarono alle operazioni potamente 
latellettuali , fcuopr irono che quelle fiipponevaiio sa 
principio femplice ed immateriale, onde fecero del- 
i' anima un corpo il più fottile che loro fu poflGbi* 
le, ed accoftantefi alla maggior femplicità* Demo» 
prttò ifteffo non pot^ far a ipeno di dire» che la 

ftcol* 



■ili .11 MtB^I^T— ipi t i l—f I ■ l^« 



(i) V. Examen dq Fatalifmct Tom» I. SeoonA 
fi{^e . 



/ 



hcohìt di ptnùrt riMedevt ib un' atomo , e che 
quefto era femplice e indivifibìle, 

I Piccagorici aU' incóntro» che ricooofcévflio. in 
natura un' intelligensa fuprema ed Ininliateriale » 
aveano favvifato ranima nelle fue operasióni. put- 
jamente intellettuali, ed avevano giudicato, chedf 
quefta fi dovea prender giudizio della natura dell* 
animai e ficcome quelle operazioni fufppongdno évi* 
dentemente un principio femplice » così avevanC^ 
giudicato, che l'anima fo0e una fothinsa fempiicd 
ed immateriale. Ma ficcome vedevano quefta fo* 
danza unita a un corpo, né fi poteva ignorare U 
/uà Influenza in diverfi movimeAci dei corpo umaiw 
no, 9osl fé le diede itn picciolo corpo, il più foc« 
tile che fu poflibile, quanto mai accoftaotefi alla 
fempiicità dell'anima 4 Quefto picciolo corpo, chel* 
Immaginazione non può rapprefentarfi diftintameo^K 
te, era il corpo Eflensiale deiranima, ilquale era 
indivifibile e dall'anima ftefla infeparabile. Quefto 
picciolo còrpo unito ali* anima era per y im- 
maginazione uoa fpe^iie di punto fiflo che Tim^ 
pediva di cadere nel materialifmo , e di rivuoi* 
gerfi contro la femplicità dell'anima^ che la pu* 
ira ragione ammetteva • Ma ficcome quefto era 
inieparabile dall' anima ,. e non fi poteva immagU 
«are in qual modo quel corpo co^ tenue prodnz 
poteflTe i movimenti del corpiò umano , fi ravvia 
luppò dentro una fpekie di corpo a^reo più Ibtcile 
de* corpi groflblani , che fervJvKno di mezzo di 
comunicazione tra 'I còrpo efènziale dell' animar 
e gli organi groffblaal del corpo umana. Ecco l» 
fpezie di fcola , per cui i Platonici £icevano diw 
fcendere T anima fino al corpo, e fe^ne trova te 
ffova nel Commenfariò di ferocie » iopra gli ao/ 
tei verfi , e in quel che dice Virgilio: , ciitca l^ Ih^ 
to delle anime ree nell'Infèrno,, Alcune, die* egli, 
„ di tali anime i fono £bfpefe ed efpofb^at venti, 
^ e i delitti degli attri fono pur^ti' io un vafta 
^, golfo, in cui l^no purgati col fuoco, fin a che 
,) col teoTpo vi fiab9 fcaotelkre tutte le* micjrltiè » 
^yobc avevano contrMM, e fia itfta<»o loro £>la«^ 



^s mentre il puro fenfo aero > é 1 pUro fpiricua* 
5, le (i).,, 

• i Padri che vedevano , che quefta Dottrina ifon 
^ra punto contraria all' immaterialità dell' anilina 
né ai dommi del Criftianefrmo , V adottarono pet 
condifcendehEa verfo di quelli i che volevano con- 
vertire» onde quella efprefljone fi ftabilì tra i Crr. 
ftiani. Si credette , che le anime do{^o ntCfrteayef^ 
fero dei corpi , rba fi fuppofe > che foflTero foltan* 
t% immateriali fituate in cali còrpi » ed unire con 
eifi iodiflolubilmente • Siccome gli Angeli fono 
comparfi agli uomini ili corpo umafoo ; così fi fu« 
rorto dei Padri» che in conieguenz^a di quefta^Fito* 
fofia Pitta^orica , credettero , che pare aveflcfi'e 
dei corpi aerii. (a). 

I Padri dunque hanno potuto dire , che 1* asima 
fofle corporea» e hon eflere tuttavia materialifti ^ 
Si può aggiugnere » che difputavano qualche volta 
contro dei Filofo^» i quali credevano» che Taoima 
umana fofle porzione deiraninfa univerfale» un'om- 
bra» una cerDa virtà o qualità occulta» e non una 
foftanza. Perciocché volendp.eflì èrprlmere che 1* 
anima era una foftanza » e non una porzione dell* 
•nima univérfaie» dicei^ano che era an còrpo ^ éieè 
una foAanta diftinta » la quale aveva un* efiftenza 
the le era propria e feparacaad ogn* altra» comitlt 
è un corpo da un'altro corpo (3 )• 

Finalmente é certo eh* efli hanno denominato 
corpo tiittociò che credevano compofto » quantun^ 
<|ue fofTe immateriale» en^e ammettendo nelT af»i« 
ma diverfe facoltà » che riguarilavano còtiie fue 
parti i perciò hanno potuto dire , che I* aiirim't 
èia un Còrpo- » che Iddio fflo é efetite da qualun- 
que compofiaione » ti è Mo incorporeo » e rutti 
%ueAe cole ìuiftno potate «tire » fenta intendete 

•♦ »^ 1I0II« 



«ì<mN*— Il •m04t^m$, 



(I) Eneide Lib. Vt. ^Tert ?%$. e fegg. 

Ì%) cudvvmh Syftem. Intéllecé SqU 3* cap» 54 

( S ) A9$gmfl»nHs UxnU té^ 



Mftdimeóo ii aderire , che F fuittlir' fif uà cocfl^ 
ma(eriale ( i) • Applicliùmo qiiefti principi ai^à* 
dri| dei quali i Macerialifti producono il voto. 



«V 



cki /« msieris p(JfM fen/art • 

» -• ■-•••. 

* Si pretende s che .S;;lfeoe<» abbia credtito » che V 
«niniA fia corporea» perchè ha detcò che>i*i^ma è 
un foUios che noft è .iiicdrporea fe'hbn ^tcònipif* 
raxiòaecoi corpi pifà^i^réfibla ni, ttht è fonl^iìai* 
te al corpo umiinb , "Qaefta confegnenaa è affaturt* 
mente coocraria allo'fì^irito di S.Ifeneo; pk>ichèquel 
Padre oel IttogcP ctt^ttf còttibatte U cr^fìnigràaioiie 
dfll« anime , epretend« di provare colla parabola 
di. L^zjaro, che le anime <topò morte Aon hanno 
'meftiere di riunirfi al corfo per fu^Ac^re , perchè 
'iiannó figura umana, e non' fono incorporee, fenon 
rotativamente ai corpi material' (z). I (è^uacidel* 
la Mete mdco i prereodevano , che renimi uniana HM 
potefle ìufliftere fenza HT^rre unita ad un corpo>» 
perchè era uiì foAo , che fi diflipava , quando non 
(ode ritenuto da^li organi. S.lreneo rifpondeaque* 
fta diffitolrà, che l'anima dopo la morte del corpo 
ba una efiftenza reale e folida , fé può dirfi coil: » 
ferchè ha una figura umana, e dopo mòrte non è 
incorporea , fé non rapporto ai corpi groffolani • E 
ciò fuppone , che 5, Ireneo folamente credefle che 
le anime fodero unite ad un corpo Tortile , da cui 
dopo morte non fi fé pa raderò , la quale rifpoda non 
è punto favorevole ai Materialifti . Il paflb di 
•S. Ireneo dtmoftra , eh* egli riconofceva delle (e* 
-ftance i'dimateriali , e dice che }* anima non è 
incorporea , fé non relativamente ai corpi groth^ 
lèni , loccbè fuppone , che fia corporea , rappor» 

V 4 co 



( I ) Cnicr. Moral. L. II. c^ 3. J^umétfu ii« lU 

(a) ifABiut. L^V, Caj^ 7« ^^ •- 



I 



t< MA 

r finite eie » che fpeecà ni Ori^e , ftvvertii 
ib», che l'Aucoce deJi» ÈUrfélU dei Bu9» Stwfi 
Iftvoraco fopra qualche onginalé, che citava Orij 
M iofedelnieote 9 meatYeqneOo ne) paflo medetil 
isftiene diametràlnueote il contrario diqueNo, ci 
iH actfikniifce queir Autore, loccbè farebbe ti\ 
comprefo da/qualunque leggitore, ogni volta , ( 
H Màrebefe d'Argent avefle ciuto tutto iocefO^ 
fnfb y die prodatfe ( O 

TttfUlUaoo aveva provato cfotroErmogene) chi 
k nateria non è increacu* e* fece poi uhO^erapel 
provare» che t'anima non è^ tratta dalla materiali 
cMie lo pretendeva Ermogene, ma che procedevi! 
immediatamente da Dìo, poiché la Scrittura ci A\\ 
ce erpreflfamente » che Iddio aveva infpirataneltW 
mo un foiiio di vita (i). Finalmente egli p^cod* 
fiitart pienamente quelli che pretendevano ,* che 7 
ftttima ufciflTe dal feno della maceria* é che non w\ 
Ibfle fé non una porzione* intraprefe di efanainait' 
le diverfe opinioni iti Piioiòfi, ch'erano contraiì 
ft quanto e* in(ègna la |leligione fuila natura dctt 
anima f e quefto é 1* argomento dei fuo Libro étX 
ittiAia.' Dice > che itkllci Ftioibfi hanno credut^i 
4^e r anima fia corpovea^ che alcuni l'hanno fard 
«fcire dal corpo vifibile» altri dal fuoco, dai faii. 
g^e ec. che gli Stoici pie fi accodano al fentimea- 
ro dei Criftianif mentre riguardano Tanim* eiadR 
f]^irito; perchè lo fpiritoè unaf^siedifofio. 5eé> 
Stcttn' égH , che gli Stoici crediirano , ehe ra^e Àlflo 

9^-M^ y -^^ -. ^1 ^mI^>^^:>S -II»! ^^_ J^ 



. dòrpi .— — , r— 

re, che ranimaftireun corpo animato, né che fot 



• •• ..■....- • I 



• • 






} 



1 ) In Jòhan. Tooii It p» a}4* Sdif. Huietii. 
%) lu dnfu imimé. QMtlto Ùbro i'pnf dottf» 



MA Bt< 

lui immitèmlicà i Quando lipiMUttoeaii pr incipit 
Gbc cofa può opporre Monufnor Hoer a tali.pai& 
fi» per provare! che Origene non abbia avuto Sur* 
messa full' articolo dell' immaterialità diDioedeil* 
animai Un paflTo del Tuo Libro dei Principi r i^^l 

Suale Origene dice > che coqvlen efaminarei fe I^ 
io fia corporeo , o fé abbia qualehe forma , o fé fia 
in natura diverfa da quella degli altri corpi ; fé ^ 
abbia a dire Io (ieflb dello Spiri toflantOf e dì tut- 
ti gli altri EfTeri ragionevoli (i). In quel luogo 
Aeob Origene diccs ch'i per rrartare rutti quelli 
argomenti con modo diver(oda quello che ha tenu* 
fO nelle altre fne Opere > in cui non ba trattata 
quefta materia a fendo» ed efpreflamente* Quefio 
paffb non vuol già direi eh* egli non fappia a che 
flcterminarfi in tale argomento, poiché nel Libro 
tnedefimo iiiMmìtj ftabilifce formalmente rimma» 
f erialità di Dio , e dell* anima « Come dunque ha pò» 
auto concludere l'Ue^io da un tak paffb , che la 
Cbiefa nulla avea nel Secolo di Origene definito^ 
intorno T immaterialità dell'anima (a)/ E* vero » 
che Origeiie dice in quel fuo Libro » che la nat^;^ 
del folo Dio, cioè del t^adre» del Figliuolo, deÙo 
SpiritoOanto ha quefto di proprio, cht fistftniC àU 
tui^m fpfié^nibm mAtèrish , # /mt^ ftinà di Mitre nr* 
f§ , €Ìhé /# Jts MfiìtKi I ) ) ma Origene almeno fuppo> 
AC , che le anime fiano unite a un corpo f da cui 
tuttavia fono dlftintCf né perciò coneludOf ch'effe 
fiano matjM'iaii* È come avrebbe deno che Tani^i» 
i corporea e materiale , mentre riconobbe per. fo* 
ftanse immateriali quelle che non potevano effert 
difciolte o brucciate» edatteftÒ, che ranima uma- 
m non poteva e0er. ridotta io cenere, non meno 
che If fodante degli AogeU e dei Troni (4)^ 

Per 



■ ■ i»'J 'ii'ii I r I Tmtf Vi ■ • I i f 1 1 • i^ybMi*fa»<— 

é) jProem. Libr. de Principii» P« 4to. 

1 ) Origeni an. L. II. quftft. de Anima n« ih P^ff^ 
( 3 ) L. de PrittCipiif p. 4M, 
(4) i«t CoaCffik GilfiUB è 



\ 



Sit M A 

Ecco» hcx>nio Tertulliano , qu(!llo che i Plato^ 
bici poiifono capire pervia di ragione: ma la Serie- 
tura , fecoo.do lui, ci rifchiara mólto ai pia fu^pró- 
pofito deiraHima» poiché ci fa fapere, che leani^ 
me feparate dai corpi fono chiufè dentro te prigio» 
nif che penano, locchè farebbe iropoffibile , dice 
TertoJliano, quando non foflfero niente , come Io 
pretende Platone: poiché, die* egli, non fono nien* 
tf (e non fono corpii mentre quello eh' è ineorpo* 
reo, non è fufcettibile di alcuna di quelle aifeàio. 
ni» cui ci fa fapere laScritcuira, che le anima vati* 
no fogge t te. 

Egli è dunque certo, che Tertulliano ha credu* 
Co, che r anima avefleo fofle un corpo i ma, x. noa 
Ila in niun modo detto , che fia né un corpo trat* 
co della materia informe, come Taiete, Empedoi. 
eie ec* né dal fuoco com' Eraclito i né che (offe V 
Etere, come gli Stoici i l'anima non, fi giudicava 
dunque da lui un corpo materiale, poiché i* Etere 
era l'ultimo grado dtlla fottiglieissa poifibile della 
materia. 

2. Tercùilianofoftenne, chela diyi(Ìonedi corpi, 
tnnanimati ed in difaniniati, to(Ì^e difettofa , e che 
non fi poteva dire, che l'anima fofle, né un corpo 
animato, né ^n corpo difanimato, tocche farebbe 
aflurdo, quando fofle verb, ch^ egli ave fle infegna* 
co, che Tanin^a fofl« corpo, o porzione deiU ma. 
ceria » poiché fé JFofle tale , dovrebbe di neceffità et 
fere un corpo animato o un corpo difanimato, men- 
tre la materia^ o é informe edifanimaca, o viven- 
te, organizsata ed animata* 

3. Ègii foftienepoTicivamente, che vi fia unmei« 
to, tra il corpo animato e il di (animato , cioè ia 
cauta, cht anima il corpo, la quale none, né cor- 

$0 animato, né còrpo difanimato, e quefta caufa 
Taniniai onde fecondo eflb 1* anima ^ un princi- 
pio, di cui la proprietà é di animare un corpo, e 
tbe tuttavia non é corpo. Dunque, fecóndo Ter- 
tulliano^ l'anima é didinta dafla materia. 

4^ Tertulliano dice, che l'anima é così denomi* 
nata a motivo ìleìla fua foflaosai e nega tuttavia , 

f he 



che r anima flafìioco, o Tevere: danqué fappoirex 
che l'aaima fia una fonanza- immateriale • 

5. Tertulliano qui combatte le opinioni dei Pia» ^ 
tonici) i quali pretendevano, che l'Anima foiTe una 
certa virtù, ed unafpecfeéiaftrazionei di cuii>oii 
fi poteva formare alcuna ìdeV> ^ che non era nie»^ 
ce, fecondo Tertulliana, Egli^on dice , che TAni* 
ma (fa lui ^orpo, fé non per efprimere , eh* è una 
foftanza , e perciò dice , eh* è un corpo » ma un 
corpo del fuo ^nere: onde quando difputa coatro 
Ermoge^ne, il quale pretendeva , che la materia noii, 
fofle né corporea, né incorporea, perché è dotata 
ài moto, ed il moto ò incorporeo, T^f^ulliano rid 
ponde , che il moto non è k non una relazione 
eftern^ del" corpo , e che non è foftanifiale perche 
non è corporea (i). 

6. Tertulliano <Hco ttkr vero, che T Anima fia 
un corpo in quefto lenfb, perchè ha le dimenfioni,, 
che i Filofofi attribuiscono af coppi ,, e perchè è 
figurata ; ma egli 'è certo , che fi può credere 1^ 
animav inymateriale , e itipporfai efleia: quefta opi^ 
nìone è foftefiuta da Teologi e J^ilofoG molto Otm 
todoffi. 

7. TertulKaM^ nel Libfo delKanima eottfàta Topi;, 
«iòne, che diftirigue lo fpirito dalFanima 9 e io» 

'ftiene , che fia afinrdo t) fuppocre neH*anima dn» 
foftaoae } e che il nome' di fpi rito non fia che uni. 
nome dato ad un'azione dell'Anima» e non ad un 
efler^,'th« le fia unito, poich^e0a è fempjice té 
imlivifibile. L'anima è una, die' egli, ma ha- dlelle 
opinioni varie emoltiplici: perlocchè, quandoTeiS; 
tulliano dice, che l'anima è un corpa, egli è evi* 
dente , che non intende di dir altro H non cho 1*^ 
anima è una ibftanza ibirituat^ ed itamatetiafo 9 nm 
efteia (i). • ^' 

1^. Tefc 



(1) Adver. Hermog. C. 3^* 
( >) De Anima C aa« ^3t e «4* 



3»o MA' 

. 9. TertuIHiiiG in quefto {lt(ro Librcr deilUmnai 
dite, che ha ditnotlraco conert> Ermogene i* anima 
prorenìre da Dio, e non dalla material e che ha 
provato» eh* è libera» imn)9rcale 9 corporf^, figu- 
rata} (èmp)ice (i). Egli è dunque cerco,, che Ter- 
tulliano non ha dato aÙ'anin^a un corpo materia- 
ì^f ma un corpo fpirìtMale, cioè un' eilenfione fpi« 
Tjcuale, quale molti Filòroéf e 1?^ologì hanno at- 
tiribuito a Dio» e quedi non fonn accufàti di Ma- 
terialifoio da chicchefia • Tertulliano ^ che ayevji 
molta immaginazione s riguarda gli Enti inefteGdei 
platonici» eopne chioderei e crede, che rutto quel- 
Jo, ch*efii{e, fiaedefo, e corporeo, perchè ha eflen* 
ùoja$ f, ^rché noi non copofciamo i corpi fé non 
dalla loro ^Renfione; ma non credeva già» che tut- 
to ciò» eh* è eftefo» fofie materiale » poiché am- 
mette delle feftan^e (empiici» ed inyìfibili. Nx>n 
era Tercuiiiano dunque Materiatifta, e non Co con'» 
cepire» come i Tuoi Como^eotacori » e altri dotti di 
gran di^linsion^ npn abbiano dubitato di mettere 
quell'Aurore t^el numero dei Materialifti. 

* ÒiieQ'.Autore per difeiulerf Tertulliano adotta 
una chimera 6 lofolica» ammettendo» che lo fpirito 
po(Ia;aver parti ^ e^n^o.eiHi&derando» che un Efle- 
re» che ha parti è divifiiiile , 4» per >confeguen«a 
mtfriale. Tutti queUit che hunno difefo la Spi* 
xituallt;^ deU'^^nifiu» l'hanno provato in foriEadelr 
h fui^ iodivifibiliifi, ed ineftenfione. Egli > meglio 
accordare liberamente » che qiM^lclie Autore 4fi\V 
Aoti^hit^ ahbia etratp» che difenderlo con fo|Bf- 
UH • QjK^fto Articolo del Mat^rjalirnio non è il pi4 
fplice de il.' 4.utore ii quello Dizionario. * .■■ 

C'i4ea^ cbe Ti bardato dell'opinione di TertuU 
liaooJ^lUmiiirA delranima^ diÀrifgge» per quan- 
to credo» le difficoltà» che u traggono dai pafli dji 
quefio Padrip, nei quali dice» ch$ Iddio è un cor* 

poi 



mm . 



(f) I?iC. >»» 



MA Stt ^ 

p0# enoì flOB Urtmo ^\ die femrfi. della fpiega»« 
ziont di S. Agoftiao», T«rCuIilaao» dice quel Pa*. 
9) dre> (bftienet che 1* Anima è ue^eorpo égarato^' 
,» e che Iddio è uo corpo» ma eof figurate • Téh»^ 
„ tulliano cuccaTia non è ftato tenuto i quefio d» 
„ colo per eretico ; poiché fi ha potato credere p 
), che vóle&e dire» eflfere Iddio un corpo m eppo^ 
3, Azione del niente) perchè none iJ aientei perw- 
»} che non è il vaerò ^ èè altra «oalità del corpo» 
„ e dell' Animai ma perchè egli e tutto intero chip» 
», pertutto» riempie tutti i luoghi feasa eflèr dU; 
», vifo, e rella immutabile iella fua natura» e ntU 
„ la fua ibAansa ( i^* », 

$e Tetrtuiliano non è fiato rignardato cocae uti 
Eretico , perchè ha detto , che Iddio o V Anima era»* 
no un corpo , il motivo fi fu » non gU perchè b 
Chiefa ^ofle incerta circa l' immaterialità di Dio « 
o fu quella dell* Animji, ma perchè fi credeva » che 
dicendo Tertulliano efiere Iddio un corpo» non ave* 
ya incelo, che fbfle còrpo materiale, ma folamen- 
te, ch'era una fofian^a » o un Eflert efiRente de. 
fc Sieffo» Come dunque l'Autore della Pi lofofia del 
buon fenfo ha potuto concludere dal paflb di S» 
Agoftioo, che non fi era eretico, a tempo di Ter^* 
tulliano, iCoMIoflenere efiGrre Iddio materiale, qua! 
idea dovremo noi prendere del Aio fpìrito s' egli 
cade in ciò in tal errore dì Letica f Perchè net 
citare il pafTo di S* AgoOino ha fopprelTa la ragie* 
ne, che recò S. Agoftino, per cui Tertulliano non 
è ftato confiderato com* Eretico, quando fècelddi^ 
corporeo? Se 1' Autore è in buona lede» la fua Pi« 
lofofia non è la Filofofia del buon fenfo* 

9. ìimU c¥tÌ9^M rimmMiridiH éktl'JnimB. 

Ninno infegnò pii chiaramente » e piA formi|«> 
«lente i*imnuterialità dell' Aoinu che 5. Ilario,^ 

qnefli 



( i) AU110. 9c ms$ttC. C.^^ 



^mt*m^ 



Jt» .. MA 

^e(hi non è un opinione» ma un principio » a' cut- 
egli ricorn* ogni Tolta » che ragiona dell'Anima* 
filando fpiega quelle parole del Salmo itS. U 
oi^f m0wif • SifMTf 9 m* èsnmfl f9rmMt9 y defcrivela 
formazione deiraomo« e dice» clie gli elementi di 
tutti gii altri efleri fono flati prodotti quali fono» 
nUo^effo iftantcì nel quale Iddio volle, eh'efiftei^ 
fero» onde non fi vede nella loro formanione né 
principio, né progrefso, né perfesione, perchè an 
£>lo atto della volontà Divina li ha fatti qual fo- 
no, ma che non fi può dir così dell* uomo; poiché 
conveniva, fecondo S. Ilario, che Iddio per for^» 
marloi unifse due nature oppofte, o quefta unione 
•figgeva due operasioni diverfe. Iddio ha dettoal. 
la-prìnn* formiamo l'uomo ad immagine, e fimi- 
gliansa noRra, e dippoi prefe della polvere, efor« 
mò Puomo. Nella prima operazione Iddio prodnf* 
fé la natura interiore dell* uomo, cioè la foa Ani* 
ma, e queAa non è (lata prodotta nell'atto di la- 
vorare una diverfa natura* Tutto ciò, che il con* 
figlio della Divinità produfse in queir iftanto, inia« 
Corporeo , poiché produfise un* Efsere ad immagi, 
oe di Dio; e nella foftansa ragionevole, edincor. 
porea rifieoe propriahiente lanoftra fimlglianea coK 
la Divinità. Che differensa tra quefta prima prò» 
duiione della Divinità, o la feconda ! Iddio pren* 
de della polvere, e ferma così l'uomo, lavorandola 
ferra , e la materia ; ma non ha prèfoJn^un luo- 
go eoa' alcuna per la prima produsione, bei^sì P 
ha creata: in quanto al corpo, non io fa, non lo 
crea, ma lo fùirma nella materni édeMa^ mafaadi 
terra (i). 

Se quefto Padre parla delta immenfità Divina t 
e della prefehsa di Dio , in tutti i luoghi 'dice 
che l'Eisere fupremo è tutto intero dappertutto, 
come r Anima unita ad un corpo è in tatto le 
farti del eorpo. L' Anima , quantunque fparfa ìli 
lutee le parti del corpo umano , e prefcnte a tut« 

te 

(i ) HiUr. In PC; ut. Ufi. ibi «• <, 



W A ^ 311 

fé le fue partii non è perciò divifibile ceaie icor^ 
pi: oè i membri guattii tagliati, o paralitici aJte- 
rano in alcun modo T integrità dell* Anima (i). fi- 
glio non èj fecondo queflo Padre i n^ corporeo, né 
unito ad un corpo» e non ba già refo (imile a $h 
Tuomo nel formargli il corpo, oja bensì nel dargli 
t'Anima. Per lai motivo la QeneG non deferì ve la 
formajtsione del corpo umano, fé non jpolco dopo 
averci decco» cbe Iddio aveva fatto l'uomo ad im* 
magine fua; e per tale Gmiglianea dell' Anima cqU 
la natura Divina, efla è ragionevole, incorporea» 
eterna^ Efla nuli' ha di terrcllre, nulla di corpo* 
reo; e fu quefti principi fempre infide S. Ilario 
quando parla dell'Anima (i). 

Un Padre, che fi è fpiegato tanto chiaramente, 
ed efpreffamente ÌàxÌV immaterialità dell* Anima , noa 
poteva effer pofto tra i Materialifti, che coli* op*- 
porre a tati pafli degi' altri contrarj j e conveniva 
trarre dall'opere di lui delle difficolcà confiderabi» 
li contro rimmajterialità dell* Anima. Tuttavia I* 
Uezio , per provare « che S. Ilario credette l'Ani» 
ma n^ateriale^ non ci addulfe che un pafl'o <ii que- 
Ro Padre, in cai difle, che non v'è cofa alcuna, 
che non fia corporea nella fua fodanza e nella fua 
creazione, e che V Anime, unite ai loro corpi o 
difciolte, h^nno una foftan^a corporea conforme al* 
la loro natura ( ))» 

Ma fé r Uezio , e quelli ^ che T hanno copiato 
aveflero letto interamente tutto il paffo di 5. Ila* 
rio , avrebbero veduto , cbe la parola forpona | 
non ba qui alcun fenfo favorevole ai materialifti . 
Poiché S. Ilario efamina in quel pafl'o le difficoltà 
d'alcuni uomini groflolani, che modravano di du« 
bitare della lefurrezione, perchè non concepiva* 
Temo ///• X no. 



( I ) Ivi. Lit. if . n. Ì2 

(2) lo Pf. I2f. 

( 3) In Matth« pag, ^3% 6 %Cit 



3t4 MA 

no, com6 (i poflTa nudrire un corpo in CìtÌQmS^ 
Ilario rifponde loro alla prima, che le promeflet^i 
Dio debbano rogHere oc^ni inqui^ttrdine in quatto 
proposto- Procura: poi di far foro comprendèc^t 
con^e potranno vivere in Cielo? per quéfior die' 
egli y non v*è cofa che non fia corporea nella Tua 
(oRznziye neìh fua creazione y locchè vuol dire^ 
che Iddio nuli* ha creato ^ cui non abbia pure dac^ 
un'efiftenza folida,. e tutte le qualità neceflfarie, 
perchè duri quanto ha promelTo. Que/Ta fpie^zio. 
ne è relativa al 6tie, che S. Ilario s'aera propoftp, 
e la parola corporeo, ccrf^ium , Ti rrt)va qnj^lch^ 
voFta in tale (Ign i Reazione appreHoS. Mario ,■ il qna. 
fé dice, che tuttociò-, eh' è comporto, ha avuto un 
principio ,^ per cui è incorporato, affinchè fuflTiftaf 
ed in tal fcnfo debbe intenderfiquefto P^dre inquely 
che dice nello ftéffb luogocircale /\mnie, cioè eh 
feparate dal corpo, hanno tuttavia una foftanifa cor- 
porea conforme alla loro natura. 5e 5. Ilarioavc(- 
fé voluto dire in quel paflo^ che no« v'è co&, h 
quale non fia materiale, ecco a che fi ridurrebbe If 
fua rifpoft'à : voi fi e te inqtrieti nel penfar come vi* 
vrete dopo la refurrezione, ma avete torto, pcrcl^ 
non v*è cofa, che non fn mati^alè.- 

Parche S. Ilario abbandonafTe in queft'occàfibojtil 
fuoi principjicirca i'immaterialitàdeir'Anima , con- 
veniva, che il Matef'ialirmo-corrif^ndeflre allèdit 
facoltà,. che fi proponeva- dr rifchisy-^re, e che non 
foffe poflfibil% di rifpondere in altra maniera.. Qn^ 
egl'è certo, che il materìalifmo dèlT Anìm^ n90. 
rifòlve tali difficoltà, e cKe anzi per contrario le 
fortifica. Se l'Anima è materiale, fidelibe trovare 
maggior imbarazzo per vivere in Cielo , cbe ft-ibf^- 
ft' immateriale come gli^ Angeli .. 



\ 



^ jtimL. 



H A in 

fi trovm in quel f^dre fs* MUunt^^ chq 
féìkvm/cn il i44UrkéUifmp ^ 

S. Ansbrogio fpiega t& {pre^zioqe^piruQmQ come 
5. Ilario f |u.a vi(a delPiioino ha comin^U^Q^ clic* 
Cglii quando Iddio l^i fòffiato fopra di lt|i : quefla 
vita finifce colia fep^ra^iope dell' 4nin|Ma{ corpo ^ 
ma il fòfBo, che riceve c)a Dio non è diftructoaU 
lor ch^ fi divide dal corpo; e 44 ci^ compuendia- 
fno| come quel) che Iddio h? Cil^to immediautnenT 
te neil'uprfio (m diverfo d4 queìloi che h^ forma- 
to, e figurato» 9 perciii» la Scrittura dice> che Id-^ 
dio ha farlo Tuo^fio ^ fua itpm^giqei e narra poi» 
^he prefe della polvere, e formò l!upino. Quel» 
che npn è (lato foripato di polvere non è &è ter- 
ra , né pateriai ma è una foAanij^a incorporea » am» 
mirabile, immateriale; oqde non conviene cercare 
la fimigli^nza dell'uomo con Dio, nèpel corpo, né 
nella material ma^eli* AQÌ<^^''4gion6Vote; dt^nqu^ 
l'Anima non t un^. vile materia , e non è corporea 
( i), FondatQ in quefto Donima d^lT immaterialità 
Bell'Anima, egli innal:i;a l'uomo, Io confai dell^ 
difgrai!ie della vita; }o fo(liene contro gf orrori 
della morte, ed appoggia in fomnia tutta la* fiii^' 
morale fqir immaterialità dall'Anima (%), 

Con qual fondamento iofpetti^no, che que(l« Pa« 
4re fi4 (iato Materialida? Si fondano in Qa pa(rof 
in cui dice quefto Padre, ch^ non v'è cofa^ chQ 
(iz efente dalla co^po(!zione material^ fuor delU 
Trinità (|}. Intendendo qyel pafTo (lacca^Q 4^^ut^ 



'^11 M n" ^ Ma ' il- ' ^ '' ■ ■ I. ' ■■ . ■ i l 'ifi 1 1 I ■ > i 



(1) PC 11%. $erm. %, 0.ij|#pag»i^$r.n. tf^r^ 
l|.H?Xameron (^iibt VI•C•^ n, i^, e 4^, 

(» ) De Nùe , & Atea <J, 2^ p4g.2^f. pg fj^x^ 
Mort^ C. n. n. jg, 

(|>P9 Abraham Uh. IKCI. ^^1%^t^pìì%4 



i^$ M A 

lo ciò ) che Io precede » e che lo fifrgue > fi PO* 
tfebbe al più concludere, che S. Ambrogio av^ 
creduto 9 che tutti gli fpiriti fiatio uniti con uà 
^picciolo corpo } et ciie ne fiano' inrépai-abili. Egli ( 
fpiega tanto chiaramente circa rimcnaterialitàder 
l'Anima, che non fi può iriterpretafe divérfamén 
te quello pa^o • Ma S. Ambrogio di più nepptir 
dice qitel^ che gli vieh faVtodirè. Poiché, parlan* 
do dei Sacrifizj, dice, che fervono 9 ricbia.rnare 1* 
nomo a Dio, ed a far^i cón9fdere , elle Iddio, 
quatttun^ìe fia fopra il Mondo', né hi étictavìa di-' 
Aribuite le parti. Dallo fpèctacolo ddfa natura, 
in cui trova le tracce, o per meglio dire, il ca- 
jrattere della Povyidenza,' pafla <^gli alle di ver fé 
parli del Mondo, e delia certa, e |à vedere,' die 
Iddio ha diftribui'te le dìvet-fe parti della tèrra; e 
poi pa(Ta al jèorpo umano*, e dic6,' ch*è Iddio, che 
ha pofto in tutti i Tuoi membri l'armonia, che ?i 
i ammira. ' ' - ' 

' Inguanto ali* Anima, efla ha pure te Aiedivifio* 
ni, e quelle divifioni fono le Tue' diverte azioni; 
~4K)ichèT Anima, fecondo quetlo Padre, èindivifibi- 
le, ptiù leggèra degli uccelli, fé fué virtù rinomi- 
sano fópra 1 Cieli, e Iddio' non l'ha divifa in parti 
iome tutti gli ialtri Enti \ pérch'è unita collaTti 
ijhà, la qu^le fòla indiirifibile ha diVifo tutto. Per 
ta| motivo^ i Filófofi avevano creduto, che' la foftan^ 
kz fUj^éfìore dei Móndo, la quale denominavano T 
Bteré, 'non foiffe comperila degli Elementi ,' che fer- 
jbano* gli altri còi^i, ma che fofle una Iute pura, 
la quale nui?abbia^ de* Tali della eerra, deiruiAiditi 
dell*>dqiraS delle nubi dell'irla,' deTla li^cbdèlfuo^ 
co;' ma che fia unì quinta natùr)a, la quale infinita- 
inente più rapida, e più leggerà dell* altre partì de/- 
la natura, da còme ranjma^ del j^^ondio) perchè 1' 
altre parti fono m'efchiaté a corpi (Iranieri e groi 
folani. Ma in quanto a noi, continua S. Ambrogio, 
prediamo , che nron vi fia còs' aljpuna eféiìte dsula <foÌD^ 
bofizione materiale, óltre laTòftàbza della Triniti! 
n qua! è di' uria trattura ferripncé, e fenza mèfco'iin* 
|:a, quantui^que aljéuni credono , che quella qui ntaeC 
iii.^ •.. •.■•*••. ■■%•<■' l^'» -..« .;. ^'-fciiia'' 



MA S^7 

Jl!ien;ea fia quella luce» che Dav!dt{e dfeóomina il V4^« 
rtimenco del Signore. ^ ' 

. Egli è evidente» cl\e S. Ambrogio qui conferlifa. 
r iimnacerialità dell'Anima, poiché dice ,cni* è in- 
divifibiie ^ ur>ica alla, Santa Trinità , ch'^ (empii- 
ci; e. pet^ciò non ba potuto dire due Ijne.e. prima, 
che- qu^d* A nir^ia fia^ materiaTe, quando non fi vo* 
glia {(^pporlo (ìupido, ed infenfato». , . . 

, Non è meno erideijte, che in quel TeftóS. Am- 
brogio ha per oggetto dicombatter^ ilSifteroa.deir 
Anima univerfale, enei I^ilo&fit fuppoocvanq fparfa 
nel iVlondo, come i^i quinto Eleménto, epe.f confe- 
guenza non Q trattava ioqu^Ipaflbdell i^nima uma<^ 
i:ra , ma d'una delle parti delMo^dos^ c^éiFilofofi 
riguarctavano come fpirito. Ivi S. AmDrokiorifpon* 
de fpro di, non riconóicere oel governo;. del Mondo 
altra natura femprice ,che (ddie, e che tutti gli 
clementi) che fervono a mantenere ^'armonia della 
natura, fono corporei, locchè non. ha alcuna rela- 
zione ,colJ* Anima . Ecco il,, fenfo, naturale ((elpafTo 
^i S. Ambrc^^'o , il quale prdbabilménte non |^ ftjjfto let« 
Co intero da quelli, che 1* ba ano creduto ma tefiali(ia« 
. I Secoli pofteriori ai Padri, che abbia pio efaipi- 
iiati^ non. fomminiftraao, cofa , con cu» fi iacciarta 
Corti i Materialifti, o pure fono paiir ifolatì^cbft^ 
godono fpiei^^rfi con afcimo dei diverfi fenfi,. nei 
4uaii fono fiate prefe le parole i$rpo , forforeV. 

L* ifhmaterUiitÀ iffl" AftimM ì unii 
vifitÀ JimofirÀta* 

i t, Filofofi , che prostendono $ c^e la materia' ac« 
quifiar poìTa la/ jfacpltà di penfare , fuppo^^np •' 
eomef CoI(é, che fddio ppATa' comubicarafla inàtìeriV 
r attività, che. pr^diKe il pe^ifiero ; o. come Hoj^ 
bes, dna la fiieoltà;. di' péoUr^ Oon fia^é una,c^O>; 
ta facokàr'pafiiva di' ricei^re le, iepiazlpni,. Neft*. 
una 4 e, nell'altra Aippofi.isiQnè. la ipateria de^bbe n&,. 
ctt^Tarìamènte efler il {oggetto del penfiero ;' Of^^ 

:è y d^ 



iti MA 

et contro una tale cònfeguenzii bafta , che fi erpon- 
^ano le prove « 

Quando noi riflettiamo fopra noi medeHitii » veg* 
giamo» che tutte TimpreATioni degl'oggetti efler* 
DÌ dei noftri òrgani sMncamctìiHano al cervello, eli 
riunifcono nel pHncipiò penfante^ di rhodo che que- 
llo è quello, che appf'enJe i colori, ì fuoili j te 
£gare 9 e la dtireisza dei corpi, poiché confronta 
corali iiflpì'eiriòni, bè potrebbe confrontarle , quan- 
do non folte per via dello (lefTo principio, eh'ap- 
l^ende i colorì , ed ì fuoni • 

Se queilo principiò fofle compòfto di parti, le 
percezioni ricevute fi didribuiirebbero a tali parti, 
e niuna di elTe vedrebbe tutte Timpreltioni, che 
fanno i tortai edemi fiigl^ òrgani, e per confegueo- 
za niuna dellt parti del principio penfante potrek 
be confrontal-le^ Dunque la f^toiti, che ha TAni- 
Ina di giudicare , fuppone y cheiìon bbbia parti , ma 
che fia femplice. Poniamo, per efempio, l'idead' 
un circolò in un corpo compofto di quattro parti; 
iiccotìae qUeftò corpo òòq efide^ fé iioò peir le fot 

Sarti ; così non fi può apprendere , fé non ptt vii 
elle medefime; non potrebbe dùnque t|A corpo 
4fcompo{to di òuattro parti apprèndere un tircelo, 
le non perchè ognuna di quelle parti apprenderete 
un quarto di circolo*^ ora un cot-po, che ha quat* 
tro partii ognuna delle quali rileva un duarco Ji 
circolo, non pu^ rilevare Un circolo, poiché 1* idea 
del circolo contiene qual^trè parti di circolo ^ e nel, 
corpo coimpodo di quattro parti non ve n* è alca* 
»a, che rilevi i quattro quarti dei circolo. La 
femplicità dell* Anima t dunque fondata fulle Tue 
operalsioni medefime, equefl^operazioni fonoimpef- 
iibili » quando l'Anima fia compoQa di parti) e fia 
materiale i 

I Filòfòfi I che attribuifconòallamaferiilafacoitji 

dipenfare^ lilppòtagono dunque, che T Anima Bacom- 

.poftat « non iiacòmpoflas dunque il Maeerittifnaoi 

yifurdo, e riinmaterialità deirAnitkiaedimt^ftratik 

tiVhnpollibilità di concepite come un priocipio 
l^l^plìce agifca fui torpo» e gli fit uiiitoì ma è 

ima 



nti Jifficolci contro rìmtnacèrulità dell* Animai 
ficcome l'impoffibilità di coocepirei come nói pen- 
fiamo> non è una ragione pex dubitare del refiUenza 
del noftro pennero« 

Il Macerialifta non -ba dunque alcuna ragiobe on» 
de dubicaredeir immaterialità de)P Animai epercii 
quefto Scetticifmo , cheafléctano i pretèfi difcepoll 
del Locke, non tende a tenere Io fpirito fluttuan- 
te tn un^afTurdicà) ed una verità dimoftraca; e fé 
il (lendefTero delle tavoJe di probabilità péir des- 
crivere le nofire cognizioni, il Materiaiifmo non 
y* avrebbe luogo > né corrifponderebbe pare al pia 
teiiueggrado di probabilità; e J* immaterialità délT 
Anima farebbe podaa cantodelle verità le piacer* 
te. Non $* intende dunque neppure Io (lato della 
queftioiiei quando fi pretende ^ cbe la materialità ^ 
o rin)materialità dell* Anima fìi un*opinrone, di 
cui fa maggioreo minor probabilità abbia a dipende- 
rò dalle (coperte , che fi faranno circa le proprie* 
tà della materia: poiché non folaménte noi noli 
conofciaitio cos* alcuna, che pof$* autorizza re una 
tale congbiet:ura , locchè bada per rendente ildubv. 
ìbiode*M#terialini irragionevole, ma ancora veggia- 
xHo, clie in fatti la materia non può mai efTere ca- 
pace di penfare, tocche dimoftra edere il Materia- 
Jifmo un ;$iftema afTurdo, 



M E 



MÉLCHISEDECIANI furono detti i teodozÌJu 
ni, che negavano la DivÌBità di Géfucr»fto> 
e pretendevano, (ihé foBe flato inferiore aMelchi- 
fedecco. Inodoro Banchiere fu 1* autore di quéfta 
£re(ia«.EgIi €ra di Bifanzio, ed aveva rinegato 
Gefucriflo : onde per ifminuire renormitàdellafua 
apoftafià, foflenne di non aver rinegato che un* uo- 
mo, giacché Gefucriflo non era altroché un*ttomo, 
Teodoro Banchiere adottò quefto errore, eprecefe, 
che Melchifedecco lode più eccellente di Gefucriflo « 

X 4 C!i 



Gli 6rroFi fono d* ordinario molto {empiici nttfà 
fero prima origine, ed appoggiati a> pochi argomen»' 
ri^ ma (Ruanda un'errore diviene opinione di Stc* 
Ui i feguaci fanno ogni sforzo per fotte ne r la , e 
riguardandola da tutti gli afpetti', che fono loro 
favorevoli I colgono quelli > eli rinforzano eon-nuo* 
vi argomenti; cfoficcBè le più lègljere apparènze di' 
p'rova diventano' pridcipj. Per tal ragione TeodOi»' 
to Banchiere» veggendo che fi applicavano aCefii*^ 
crifto te parole del Salmo Td fii s-acerdott, f^toni^ 
F ordine di Uilchìftdfif^ credette dì trovare io quel' 
teflo una ragione definitiva contro la divinità di*^ 
Gefucriftò, e rivolte tutto Io sforzo del fuofpirito' 
a provare, che ^^elchifedecco fede maggiore Ài Ge- 
fucriflo. Qdeftor puntò divenne il principio fonda- 
itieotale di lui, ede'fuoidìfcepoli. Si rintracci aro-^ 
no tutt'ipafl! della Scrittura , che trattalTero dt- 
Melchi/èdecco ; e fi trovò) che Moisè lo rappre» 
Tentava còme Sacerdote deirAltiffimo, cBe aveva 
i^nedettb AVramoj che S. Paolo atteftava ellerefia^* 
to Mèlchifedècco leoini padre, fenz^ madre, fen* 
za genealogia > fentfa principio di giorni , e féos» 
fine di vita, Sa^riffcatoìre in eterno. DaciòTeodo^ 
to ed i fùol difc^poli concfufero, non effere eg;li 
(lato uomo come gli altri, ma fiiperiore aGÌefucri^ 
fio, il quale av^va conriinciato , ed era morto; 1^ 
finalmente che MelchifedecCò era iP primo Pontéfi- 
ce del Sacerdozio eterno , per cui abbiamo acceflo' 
dinanzi a Dio, e dUe perciò *dt>ve '/a efle re 1* ogget- 
to del culto degli uòmini . f^difcepoli di Teodoto^' 
fecero dunque le loro obblazioni e preci in nome' 
d4 Mèlchifedècco , rigtKird«to da loro ,^come il^ero 
mediatore tra Òio e gli uomini, e chedoveab^oe^ 
dirli , .com*avea benedetto Abramo ( i ) • 

Jerace, verfo la fine dèi terzo Secolo, adottò ili' 
parte l'errore dì Teodoto , e pi^te^ >. cbeMelchiw> 
(Sdeccó foffe' lo Spirrtoflanto. 

S. GU 

* ■' «■^— ■ ' . — *^ — ■* - I n * Il '• Il ^ > " VJf 

M Epìp^aniHs. Hàercf/55# 



ut .Hi. 

Ìj Cifolamo confutò un^Opéra uftita* a fòotemp^ 
^èr provare, cKe filelchifedecco era un^ngeloi e 
terfo la &ne del ^^afTato Secolo un* amonirào ravvivò^ 
in parte l'errare rfi Tcodoto. 

S. Paclo dice, c&e il primo uom^ era terreftree' 
nàto di terra , e cte il lecond* uomo era celefte e . 
nato dal Cielo (i). (>a quefto paflb quell'autore 
eonclttfe ,' eflervi uomini terreftriy ed uomini cele- 
fli ; é che ficcome S. Paolo dice , clie MelcMredec«\ 
co fu fatto fimile a GefucriAd, cosV convien diré^' 
ch'egli (la ffa-to pure uoìnp Celefte j foccliè molto 
felicerriente Spiega, feconJo queir Autore, ciocché' 
la Scrittura ci fa fapere cfei tre Ite msigi che ai^» 
darono ad adorare Gefucrifto • Poiché ficcome |av 
Scrittura niuna cofa ci fa fape/e ìntòrna ad eifi ^ 
còtì queff* Autore tì\ cVeduto di rilevare, che fie- 
no ftati tre uomini celefl^i > echequeftjfbfifèroMeU 
chifedeccò, Enoc, ed Elia (n). P^nalrpentenelno- 
(fro Secolo, alcuni eluditi, che fi diftin(e^o,..6an», 
nò pretefo, che Melchifedeecò fia ftatol'ifteiraper-» 
fona di Gefucrifto { j). 

Queft'Érefia dunque degli antichi Melchi/edecia-' 
lii fi prova da noi totalmente contraria alla ^rit- 
tHira , ed alteft'o di Sì Paolo, al quale veline appoggiata •' 

f. Mosé non ci dice altro di ^4elchi^edecco, che', 
ci faccia formare idea d| lui, forch' egli fu uo''. 
Ile vicino, che s'ìnterefsò nella ^vittoria riporta-' 
ta, e fé ne rallegrò, perchè riufciya 9^ lui mède»i^ 
fimo vantagigiofa . 5e SI Paolo aveffe dedotte dall* 
azione dì Melcliifedecco delle cònfeguense mifti-^ 
cijie, e noh avefife rilevato in quel R^ un tipo de( 
Meffia, non fi farebbe veduto in* qjuel. Sovrano,».^ 
<ì^h'e 1* un ione del Saceirdozio , e del Regno , chV 

acco- 



!><> 



■^^ > I * I «1* m- - I LL— L ^- 



(i)Ì. Cor. ÌLV*. 44. 

('2) PetM^us Dogmat. theolog. L. III. DeOt)U^ 
i^cio fex die rum. 
il) Ch7^h$ Refpubl. Hebra^orum. Tom. I. hi ji* 



)}i Ma 

accoppava nella fua perfona, com'era allora molto 
wurerfaie coftume: e per tale ragione i Giudei, 
cte punto non ricevevano la lettera agli Ebrei» s' 
raccordano a riconolcerequefti tutti Melchifedecco per 
un Re di CanaaiKi; ed anzi alcuni hanno (bftenuto 
cR'era baftardoi mentre altri opinarono t che fiafia* 

CO Sem (x). 

1. ti paflb del Salmo kio.» che dice che Cefa- 
crifto è Sacerdote fecondo l'ordine di Melchifedec^ 
tò%.ptQ9^ ehe il Sacerdozio di Gefucrifto £u di u« 
Qlraiiie diverfo dal Sacerdozio de* Giudei « e che il 
Saterdòzio di Melchifedecco ne fu la &gura o il 
iGmbolo di Gefucri(Ì0| ed in tal modo Io fpiega S. 
Flolo medefimo. Poich^egli fi propone di fiaccare! 
Giudei dal Sacerdozio della Legge, del quale erand 
Jbmmaaieote intesati; e perciò dice, elTervi un 
Sl^tetdo^io fuperiore a quello dei Giudei, elopro^ 
va^ perchè Melchiefedecco il quale 1* efercitava , he* 
liediue Abramo , e decimò le fpoglie» che qtiefto 
atea riportate fui Re debbellati , ed aveva eferci- 
tato fopra di lui, e ifopra la di lui pofterità ttiia 
vfera (uperiorità; donde conclude, cheGefucriftQed 
fendo denominato da Davidde, Prete fecondo Tor» 
dine di Melchifedecco, il Sacerdozio di GeAicrifto 
età fuperiore al Sacerdozio della Legge. Da ciò 
eVidentefitente rilevafi l'unico fine di San Paolo, che 
per giut^nervi non v^era punto nece/licà di farò di 
IjHélchifedeceo un'Eflere fupetiore a Gefucrifto* 
Coi) debbonfi fpiegare le/parole dìS. Paolo, le qua- 
li formano tutto il nodo della difficoltà oUiiettata 
dal Melchifedeciani , e da quelli , che poi precefew 
ip^ effere (lato Melchifedecco lo SpiritòfTantp , uà 
Angelo, Gefucrifto medefimo • 

San Paolo dice primieramente , che Melchife. 
decco fu fenza padre, fenza madre > e fenza genea- 
logia. Poiché avendo egli intenzione di modrate , 
che il Sacerdozio di Gefucrìdo era più eccellente 

di 



(i } Jofififts de Bello Judaico, Lib. VII» C il* 



M È Ht 

di quello di Aronne, lo provò col verfètto del SiU 
mono. , dove fi dice, che ilMeflia farà facrifica^ 
tore fecondo Tòrdine di Meichifedecco • Fece vede* 
re, che fi efigeva dalla Legge, che il fagrificacore 
fede i non rolaioente della Tribù di Levi , m'ancora 
della famiglia di Aronne, ed oltre di ciò, che do» 
veva eflere nato da una femmina Ifraelita, la qua* 
le marStahdofi ad un fagrificatore, divebifle della fa* 
miglia di Arònbe. Non conveniva, che fofTe ftact 
maritata, madovéa eflere vergine, poiché Te foffe 
(lata vedova o di cattiva vita^ non poteva il Sagri* 
ficatore fpofarla; e per tal motivo appunto ifagri«> 
ficatori confervavano diligentemente le loro geneu 
logie j pei: mancanza delle quali erano efdufi dal 
Sacerdozio. 

S.Paolo dicej che Melchifedecco fu fenza ì'adre 
fagrificatore > fenza madre, cheaveflTe lequaliticfae 
la Legge efigeVa nella moglie di un fagrincatore, t 
fenza genealogia Sacerdotale, Siccome Noftro Signo- 
re non era della raìeza Sacerdotale , e che i Giudei po- 
tevano perciò obiettargli, cheper tale motivo noQ 
poteva efiere (agrificatore , cos) S.ÌPaofo fa vedere» 
xhelo era ciò noooftantej conforme il vaticinio del 
-Salmo iiot, fecondò l'orduie di Melchifedeto , pe( 
cui non vieta una tale òbbligaisione legale.' 

Ma, dicono, la Scrittura afierìfce, che Mélcht* 
fedecco non ha avuto , n^ principio , né fine dei 
giorni della fua vita, Quefto ancora efprime fola* 
mente la diverfità tra il Sacerdojcio della Legge è 
quello di Melchifedecco . Poiché i Leviti (erviva* 
no nel Tempio dai trent* anni , fino ai felfania » 

r pc 
. . fagri. 

Va un principio ed un fine di vita , rapporto all<^ 
fnnìKìoni del Sommo Sacerdozio , poiché non cu* 
minctava ad efercitarlo, fé non dopo la morte dot 
fuo predeceifTore , e ceflava di efercitarlo , quando 
moriva » Non era però (lato lo flelfo di Melchife«i 
decco , il quale non aveva avuto limiti determi^ 
nati nelle ftinìBioni del fi|0 Saceìdotio» e nonave* 



}}4 M È — 

Va avuto ^ né pre^eceffori , né rucceftbri; di moo^ 

che dir ben fi px>tevav che non avev* avuto né prio^ 

éipio, né fTne della fti^a vita Sacerdptale^ ^ . , 

Quando dunque S. Paolo dic§ , che Melchiie<}éCf 

?':o era fimiie al Figliuojt) di Dio, e, reftò Tempre 
agrifkracore , vuol dire , che (iccome. il Figliudl^Q 
dfi Dìo non ebbe né prece (ìori , né fucc^ffbri nel 
fuo Sacerdozio, cosi avvenne di Mekhifedec;co» che 
fu fagrificacore per lungo tempo, quanto lopermir 
fé la durata del (uo BLegno^: P.ójchè , la ^parola /• 
iefpftu^y per Jefhpre Ci prende fpefTo in tal fenfoda^ 
gii Scrittori Sacri ( i). 

1^ .Noi abbiamo oUre a ciò, che fcriflTero contilo 
i' Melcbiledecianì, 5. Agoftino, S. Giovan Dama* 
(ceno, Filaftrio e Teodoreto, una DifT^rtazìone J^ 
flèttici A^UJIÌMn^o. ( z ); ed un' alrra di Crififforp Sch^ 
UgtUQ (3)9 ch'é alla fine del decimo Tomo dtfi 
Critici Sacri. Vedete' «ncbe V lutgh\ de Hà,refiMU 
ibis pag. 216. ^ J ' ^ ' 

MEN ANDRO era Samarieano, di uaa^ Villadei- 
ta Capartaii'e% e fu difcepolo di Siipon Mago ,r 00- 
4e fece grandi progreffi nella. Magia , e diopo.ii fup 
Maeftro tornio una Setta nbvej la. ;Simooe^veva pre» 
dicato, ch'era la gran Virtil^di Dio , e r.Qnriipoiì 
lente, e Mena nd co prefe un titolo, pia oiodefto , e. 
()i minor impegno, aflerendo dieflere rinviato dr 

Dìo.. , . 
J^glI riconofceva còme Simone un* EfTere eterno 

é neceflario^ ch*era la .forgénte delTefiftensa; ma 

infegnava, che la Maeftà dell.* E fiere fnpr^mo era 

celata ed ignpta a tutto il Mondo j, e .che; non fi 

fapeva di e(to aftro, fé non eh* era la forgénte 

deire)j(lenxa,.e .la forza per cui, tutto era. Una' 

moltitud^ine di tìenii , ufciti dall* Edere fuprem^ ». 

avevano, fecondo Mena ndro ^ formato. il ipondo e, 

gli ùòniini.Gli Angeli creatori del Mondo 9 .opér 

in>po^" 

(i) Exodi XXL 6. Jerem. V. ^. 
* (*) ì^titi^L Alex. Sancii. Parte a. 
C3}'De Per fon» Mélchifedécfai.^' 



f^pòtenjca , o per tnalvagicà, cbiucievano rahiiq| 
Wrhana negli organi, ne* quali provava una perpetua 
alternativa di bene e di male; tutti i tifali aveva- 
no la loro origine dalla frajgilitàdegifx)rgajii^ enoa 
iSnivano che col maggiore cfc' mali , cVè laihorte. 
Alcuni Gepii benefici) molli della difgrazla degli 
nomini, av<pvano pofti 'fui la terra degliajuci contro 
tali mali, ma gli uomini Kighoravano; eMenandro 
aificurava di eiTere (lato fpedito dai Qenii benefici^ 
t)er infegnarld agii uonaini, e adirar \orcl il modo 
di trtónfare degli Angeli Creatori , 

Qiiefto era un'fegrèto di fendere gli organi degl' 
nomini inalterabili > e confifteva in una tpezie dì 
bagno magico, che faceva prendere ai fitpi difcept- 
li) e fi denoniinava la vera reffurrezione , perchè 
quelli che lo prendeva ?><) non invecchiavano mai*. 
^gli ebbe dei difcepoU in Antiochia, ed anche a 
tempo di S.Giufiino fi troy^vapo dei Menandrkni * 
che non dubitavano punto di eflere immortali • Gli 
uomini amano con paflione la vita, e tanCopocone 
Veggono ia decadenza, che non ci vuol molto k 
^erluaderli , che fia poliiblle di renderli inimortalì 
in terra, e' di làr loro credere, fin al pun'fo della 
inorte, che abbiano ricevuto il privilegio deirim^ 
mortalità (x )• 

' Per tal motivo in tutti i Secoli vi fono (tati dej 
Ménandriani, che prétefeTo guarentirti dalla mor- 
te, óra coi mei(zi della Religione, ora coi fegreti 
^eir Alchimia, ed ora còlle chimere della Gabbai 
la . Nel principio del n'oftro Secolo , un'tnglefe 
pretefe) che fé l'uomo moriva ^ ciò non foflTe fé 
non per Tufo introddotto, mentre fé yolefle, po« 
trebbe vivere in terra fé nza punto temer' la mor« 
^e, ed eflTere poi trasferito in Cielo, cótné Enoc 
^d Elia* Coftui , nominato Afgil » diceva > che V 

j • • ' ^ - ' •'■'•■ •' • ■ ucb^: 



(i) Ireìidus L. IL C. 21. TertultUn. De Pr«fcr. 
c;. % lùftUui L. II|. e* %€^Jnfiw. Apofog, t^Aifgnfi^ 
De Hseret, e, 2. * . " • 



|3< M E 

ttt^mo i fttco p6r vivere) e cfceiJdio non da fattii 
U ìQDorcet f<^ non dopo che Tuomo fé Tavea actU 
ratXcol peccato; cheGoTucrìfto eraveoqto a ripat 
tare) nel Mondo ì dani che vi avea recato il pecca* 
%oJtd 4 procurare agP uomini rimnx)rta|ità fpiri** 
tnaley t corporea; che ricevevano il pegno dellMm* 
mortatità corporea nel Bactefimo, e che fé i Cri* 
fiiani muofono» il motivoèfolamente) perchè inaa« 
Cano di fede ( i ). 

* Oltre S« Giuftino Màrtire » fcriiTero contro i 
Menandrlani S. Ireneo, Origene, e Tertulliano , 
che ha un" Incero Opo nel Libro d^lVAnimM^ indi- 
finato contro di loro. L'Autore del Predefiinato 
anefta , che anche S. Lino Papa fcriOe contro di 
loro. Poftono leggerfi tra più efatti Scrittori, q\x* 
cai Meoandro, Vlttigìf^ il Tn^vif» 9c* 

M I 

MILLENARI furono detti eoloro, che crecler. 
tero , che Gefucrifto foflfe per regnare ful^ 
ferra fui Santi in una nuova Gerufalemme permii*' 
fu «noi prima del giorno del Giudinio: ed ecco il 
fondannento i\ tale opinione. 

I Pro/eti avevano promeflb ai Giudei , che Iddio 
fi ndistunerebbe tra tutte leNaeioni, e che quando 
avoflfe efercJtato il fuo Giudizio fopra tutte le Na- 
ciooi lora nimiche » che goderebbero fulla terrai di 
tin piacere perfetto; e Iddio prooiife per Efaia » 
^he xtearebbe nuovi Cieli , ed una nuova Terra. Tue. 
co quello, che è (lato prima, dice Iddio per ftocca 
del Profeta Ifaia, fi diftruggerà dalla memoria, n^ 
(c ne farà pi& menzione, voi ne goderete , e fiire« 
ce eternamente pieni di gioia per lecofe che creò 9 
pcffcb^ voglio rendere Gerufatemme una Città d*al« 



(a) Eepublifiie dei^ iectrcf 1700^ Nofcnk h^u 



\ 



tegc^Zii ed il Tuo Popolo, un P^^I^ lieto» lopr^Oi^ 
(terè le mie delizie io Qeru(aleinrae>croyer^ la v^^ 
gio;a nel mio Popoloi non fi udiranop pia vqqì <ii 
lamento 9 né trifti grida; fabbrichjei^anno delle cs^ 
e le godranijio > pianteranno delle Vigin^y 9 ne 0^9*^ 
gieranno le frutta; né punto fucceoerà Ior<r^ ch<| 
fabbrichino cafe» ed altri le abitino f né che pian«» 
rinoVigney ed altri ne mangi il frutto: poichéi l9^ 
tira del mio Popolo ^gguaglierà quella de* grandi 
arbori^ e fé opere delle loro cafe faranno di lunga 
durata. I miei eletti non (1 affati^beranno vao^meun 
tei non genereranno figliuoli, che fiano toro di p9«t 
Ita, perchè faranno la razi^a benedetta dal Signore y 
ed i loro bambini faranno cotn'elfif ìt lupa e l'a- 
gnello andaranno a pafcere ui^itamente > il Leòn^ 
ed il Sue mangeranno la paglia; ìs^ polvere farà il 
cibo del Serpente, il quale non nuocerà punto, né 
ammazi^erà per quanto eftend^fi il (anta monte y 
dice il Signore ( i ). 

Ezechietla non fa promeflTe meno magnifiiche. Io 
foncf già per aprire i vollri fepolcri, dice Iddio, 
farò ufcire il mio Fopolodiai Sepolcri, vi renderò f» 
vita, e vi riftabilirò nel voilroPaefe, td allora voi 
conofcerete, eh* io fono il Sig'nore, Aounerò gllA 
raeliti,! traendoli da tiu te le Nazioni , tra le quali 
fono (lati difperfi, farò fantificato* in n^ez^^ di lo^ 
ro a Vida di tutte le Nazioni; ed abiteranno la ter- 
ra , che ho donata ai mio fervo Giacobbe • Vi abi-^ 
reranno fenz^a timore, vi fabbricheranno delle cafe r 
vi pi!anteranno delle Vigne, vi remeranno con cut* 
t^ ficurezz^ , in tempo ch*efj?rciterò' la mia giufii- 
jsia contro quelli ,» ch'erano '^rima;' intorno» loro, ^' 
che li hanno maltrattati, e fi conofceràallòra, ch^ 
iono iail Signore e il DÌQr de' loro Padjri (2). 

t Giudei > che ricònobbelfo y c^e Gefuiyiilo ctx 
il Me(Iia> non perdettero p^nto di tiAa SQSÌ lòfi» 
ginificbe promelTe ,- e ye ne furono tr» di roror di 

^ ' ' quel. 

Ci) Ifai* LV. 17. 

(>> £<«chiel. XXXVII. s. if^ tt^ 



U% MI 

JfaefU^ che credettero, che foflero pereffereeffet^ 
otte aHa feconda venuta dìGefucrifto. Qi;ienimc« 1 
jeà Giudei e metà Criftfani credettero, c^e dopoli 
jrenuta dell' Anticriffo e la royioadi tutte leNa^ìOf 
ai che lo feguicaflero, (accederebbe ci^a prima ref- 
furresione, la quale non doveva eflfere chjs peri 
giuftì ; ma che quelli , che allora fi foflTero trovati 
io terra, o buoni o malvagi; farebbero ftatj con- 
fervati in vitai i buoni per ubbidire ai giudi refu- 
jfeitati , come ai loro foyrani , ed i malvagi per eff 
fere vinti dai giufti , ed afloggettati loro; cheGe« 
fucrifto difcenderebbe allora dal Cielo nella fuagioii 
ria , e che (ubito la Cittì di Gerufalemme fareb- 
be rifabbricata di nuovo, aumentata ed abbellita, è 
rialzato il Tempio, l Millenari moftravaoo anche 
il luogo precifo, dove Tunae 1* altro dovrano jrifab- 
bricarfi , e Peftenfione che dovevano avere t aggiu« 
gnevano , che le mura di Gerufalmme dovevaof 
jeflere fabbricate dalle Nazioni edere dirette dai lo* 
ITO Re; che tutto quello > eh* era de&rto, eprincN 
palmentè il Tempio farebbe riveftitodiCipreffi, di 
Pini , ài Cedri , che le porte delia Citt^ faranno 
fempre aperse, che giprnp e notte ci faranno fera- 
prè portate nuove ricchezze. Applicavano a queOi 
Clerufalemme quello eh* è detto nel yentunefimo Ca- 
pitolo dell^Apocaliffi , ed al Tempio tutcociò , cb^ 
è fcrltto inEzechielle; in quel luogo, dicevano che 
Gefucriftp dovea regnaire mille anni fuila terra; 6 
(di un Regno corporeo; e che nel tempo di quelli 
mille anni, i Santi, i Patriarchi ed i Profeti fareb- 
bero viflfuti con lui in una perfetta gioja, ed ivi 
fpieravano , ch'Iddio, fofTe per rendere ai Santi il ceor 
tÀpIo di tutto quello, che avevano'^fciatqper luii, 
altri pretendevano, che avrebbero paflTato quel tem- 
po in feftini, e che nel bere e nel mangiare avreb- 
bero anche ecceduto , fino a giugnere ad ecceflì in« 
credibili; dicevano che in quel Regno di Gefucrt* 
fto ti terebbe di quel vino nuovo rimembrato neir 
ultima cena, e pretendevano ancora, che vifireb* 
bero ftati dei maritaggi, almeno per quelli , che fof- 
iferq flati vivi nel tempo in chì dove^ (accedere 

: ■ ^ "-■'■ ■ falò* 



MI 5J9 

nie venuta di Gefucrifto » che farebbero otti de'fi. 
gliiiofi> che tutte le Nazioni avrebbero ubbidito ad 
Ifraello » e cutce le creature avrebbero fervito ai 
giufti con fomma prontezza: che vi farebbero tut* 
uvta però (late deile guerre} dei trionfi delie vitro. 
rie 9 e dei vinti», ai quali ù avrebbe fatto foffrir la 
morte. Si prometteva in quella nuova Gerufalemme 
una inaceeflibiie abbondanz» d'oro, d'argento, dia-^ 
niraaiif d'ogni fpesiedi beni, e generalmente tutto*^ 
ciò, cbe Cridiani fioDiti ai Giudei, eche non cerca. 
no fé aoo'la voluttàvdei coppo, poffo no immaginare e 
bramare^ A^iugnevano a ciò , che tutti farebbero 
circoncifi, cbe vi farebbe un Sabbato- univerfale e 
perpetuo-, che s'immolerebberedelle Vittime, eche: 
tutti gliuomini verrebbero- ad adorare Dio in Geru-^ 
ikiemme,. alcuni ad ogni Sabbato, aJtri ad ogni me-^ 
fé, ei pia lontani una volta l'anno r che fi oflerve- 
lebbe tuttala Legge, e ch'intece di nxitarei Giù** 
dei in €rilliani , tutt' i^Criftiani diverrebbero anzi 
Giudèi. Per tal motivo 5^ Girolamo denomina fped^ 
fo l'opinione dei Millenari, una Tradizione e fava^ 
laEbraica,. edi Crifliani cbe la credevano» Criftia« 
ni Giudaizzanti e femigiuder. 

Narravano meraviglie della fertilità della terra» 
la quale», fecond'eflì produr doveva tutte le cofein^ 
tutti Paefi ». end& non' vi dovea elFere piàbifogno 
di trafficare • Dicevano che dopo che kftc paflato*^^ 
il Regno di mille anni» il Diavolo- adunerebbe tut- 
ti i Popoli della Scizia» notati nella Scrittura fot-» 
fo il nome di Goge di Magog, i quali unitamente 
con altre Nazioni ritenute negli ultimi confini dek 
la* Terra, verrebbero a fnggefttone del Demonio ad- 
attaccare i Santi nella Giudea , ma Mdk> li arre-> 
(lerebbe e li diftruggerebbe con una pioggia di fuo- 
co, dopo di cbe i malvagi refufcitarebbero , e per- 
tal modo il Regno di mille anni farebbe feijuito 
dalla Refurrezione generale ed eterna e dal giu- 
dizio, ed allora fi accompirebbe la parola del Sal- 
vatore» che non vi faranno più matrimoni! ». per* 
cbè tutti faremo eguali agli ^A^ngeli-, efleodo i fi*- 
gliuoli della Refurreiiooe • 

Tom» Ili. Y ¥àt 



!40 MI 

Par che Cerioto abbia meffo in cr6aiCo queft- d^ 
pinione , la quale lufinga V iramaginasione di mo- 
do, che dee avere de*partigiani. Si credette dive- 
derla nelTApocalide di S.Giovanni, che dice 9 che 
i giudi regneranno per mille anni fopra la terra 
con Gefucrifto. Si credette, che queA* Apposolo 
altro non aveflè fatto, che fpiegare qUéllo , cliea- 
vea detto Esechiello. Molti CriSiani tolferodaqiiel 
Regno temporale quelle voluttà^ che i Criftianipià 
groflblani vi facevano entrare per formare la feli- 
cità dei Santi; E in tal guìfa Papia fpiegava ilven- 
tjefimo Capitolo dell' Apocalifle. • QueSa opinione 
(gombrata dall'idee groffolane^ delle quali Taveane 
caricata i Criftiani carnali, fu adottata da molti 
Padri, quali furono S.Giuftino,' Sant'Ireneo' ec. 

Il gran numero degli Autori Eccrefiaftici e dti 
Martiri, che hanno tenuta Toi^ihione dei Millena- 
rj ha facto , che S. Girolamo non abbia ofato di 
condannarla apertamente.. Egli ama meglio di ri- 
fervare ogni cofa al giudizio di Dio, e di permea 
tere ad ognuno , che tenga Topinione che pia gli 
piace ;• locchè tuttavia non toglie, eh' egli non b 
condanni come contraria alfa Scrittura , come W 
favola tanto' pericolofà quanto ridicola, e che èi 
inciampo a quelli che vi preffano fede • San Fi'^ 
Ario la qualifica com'Erefia'. Gli Orientali fcriteo- 
do contro S.Cirillo, trattano dà favole e' dar follie 
ì mille anni d' Appollinare; e S.Cirillo rifp<iadeO" 
do loro, dichiara di non eflerfi in niun modo fiffi* 
to in quello,' che avea creduto Apollinare. Lamag* 
gior parte dei Padri ha combattuto queft* errore 9 
il quale non' aveva pia feguaci aperti a tempo di 
S. Girolamo, e di S. Agoftino ( f ) . Si rinnovò poi 
quello tra i Pietifti di Germania (2). 

* I Milléhar) furono detti anche ChìlUfii\ daFi- 

laftrio 



\ / 



( I ) Vedete il Tillemont Tom. IL Art, Milleoa^ 
r) pag. 300. 
(a) stùckman Lexicon*- 



M I 341 

laftrlo Chilionitltl^ da S.Agoftino lélharj^ da Ifido*: 
ro Sivjgiiano MiìlUJH \ ec« Quello errore fu il pidt 
diffufo nella Cbiefa i poiché non folamente teoutof 
da. Qioltì Dottori ficclefiàllici < tra i quali dà Gio-> 
vanni XXIL, nia ravvivato in va^ie StULt • Negli 
ultimi Secoli veggUmoancora che fi tentò da molti 
di foftenerlo. NeTono accufati gli Anabattifti nell* 
Articola 17. deija Goofeflìone Augudana , e Varie 
Sette a loro affini > della Tsétglia di Cétrità , della 
Rofea Crocè j dei ^acker/ ec. e fé ne pofsono rile- 
vare i Siftemi Millenai\). negli Scritti di irrigo Wc^ 
cùUii e di àsovanni tnhudie. Moftiflimi tra 1 Ri<^ 
formati fcrifiero per il Regno dei Mille anni > tr» 
i quali Cìeiio Secondò 9 l^ amplitudine iiatt Regni % 
Errigo Biderfeldio ) Myfterium PietatJs tt9ntrn CreU 
liumt Giovanni Alftedio, Ut mille annis Jpeealypti-. 
eis, G Iacopo Bfocardò Myfifca éy Vropkeùcn Interf. 
Gene/ees ; I^ietiro Launeo , col nóme 6nto di Pe- 
rico i Òe Regne mille annérum ; Errigo Moro De 
magnn Vifienuv* Apeenlyptienrum utilitate f. Glufeppe 
Medo^ cUvis Apot^lyptien (i),, Varemoodo ( nome 
fittizio ) Chiliafmus SanSfust Amflerdam'. i66o« e 
167^. Tra i Sociniatiti) molti tengono 1* errore del 
Millenari, come cohfefla lo'AefTo Faufto Socino In 
Mì/célUneis ìDqì Luterani pure molti' fi dimoftra-. 
rono Millenari , tra i quali è celebre il, nome di 
Giatf Guglielmo J^eter/eni ma tra i Cattolici aA/c^o- 
ra f .nonofiante , che la opinione dei Millenar} fia 
ftata condannata prima da Damafo Papa, e poi dal* 
la Chiefa , fi moiìratono alcuni Millenàri nei loro 
Commenti fuirAppocaliffe, tra i quali Affonfo C^r* 
rade , Matteo Cetturie ; Ubertino' dà Cafali ; il P. 
Serrarle^ 1* Abbate GioMcMmo ed altri • / 

Vane e curiore Iftorie delle opióì|oni de* Mille- 
nar) abbiamo icrltte 9 tra le quali di Criftiano Sco« 
cani Diatribe de Errore ckilinflarum & mille an^ 

Y » nis 



* (1) E'aìnnefsa col Libro involato Trigag J)iJ* 
fertationum icchfiafticarum ^ Loiidra 165 ft 



341 M t 

ph AfùSMlypiìeìs Franequera i6^t; di Gran Qugtiel. 
lD«Bajero> De Bi^g^^ Ck^ifiUmorum SpiritmMiì^ Jena»^ 
1^9 1. di Criftoforo Gebardo , De Chili»fmo soi uif>éeM^ 
f/pfiJenM 169 1 I di Giovanni Vaodalini > CbilUfmi VtK 
(ÉrNevl Ortùdx^Conf. Hafnia 1691. di Ulrico Calliftoj 

p9 GkilUfm0 snti^uù e^ novo. Helmft*i^93, ec« 

M O 

MOLTIPLIGANTì • Quefto nome (ii d^to acer* 
ci Eretici) prodotti dai nuovi Adamici > per« 
/ehè pretendevano, che la nioJcipIicaziooe degli ne» 
mini fofTe oeceffaria ed ordinaca. Quefti fì coofu» 
fero cogli Anabaccifti* 

MONOTELITI Eretici , cbe non riconofcevano 
pile una fola volontà ed unla fola operazione in'Ge» 
fucrifto; Queft' errore fu uÀa confeguenza- del Ne* 
ftorianifmo e dell'Cutichianifmo: e noi a'efaiBioe* 
remo la fua origine , i Cuoi principi 1 1 Tm^ì pio- 
grefli > ed il Tuo fine » 

9. I. 
Beii' angine è dei principi del MenoteUfmw . 

« 

Neflprio per non confondere in^efucrìfto fasi» 
tura Divina e T umana ^ aveva fofìenuco , che fiiSe» 
ITO coralmence diftinre » che formalTero due Perfo* 
ne* Euciche per contrario a fine di difendere 1*0^ 
nirà dei l/*'per fona in Ge(ìicri(lo , aveva talnaente o* 
nito la natura divina, e la natura umana, che Ta» 
▼èva confuse» La Chi^fa aveva definito contro Ne« 
ftorio, che v^ è una fola perfona in Gefucrifto» t 
contro Eutiche, che vi fono due nature; tuttavia 
Verano ancora dei Neftoriani, e degli Eutichiani» 
fi qaefti precendevano , che non fi potefle condan» 
nare Eutiche , fènza rinnovare il Neftorianifmo > 
ed ammettere due Perfone in Gefucrifto; ed iNe* 
(loriani ali* incontro foftenevano non poterficondeov 
m/C .Neftorio I fenza^ cadere ne) Sibeliianifoio , 

Aron 



/ 



M O ui 

fenza confondere^ com'Eutictef la natura Dìvinif 
(E? la natura umana > e fcniBa fame una fola foftanri 
zV. Tutta l'attività dello fpirito era fidata in^uc^ 
fto "punto capitafe^ la decifionedel %uale pareva do&r* 
veiTexiunire tu^ti i Partiti > e fi cercarono i mez«^ 
zi per ifpiegare come in fatti le due sature com* 
pongono una fola perfona » quantunque fikno diftiov 
tKTitne • Si credette rifotvere quefta difficoltà cot 
fupporre> due la natura umana è realmente diflin- 
. ta dalia natura Divina , ma eh' è talmente unita »' 
che non ha azione propria: che il Verbo è il Colcf 
principio attivo in Gefucrifto; che la volontà urna* 
na è aflbiutamente paffiva f come uno ftroinento iw 
usano dell'Artica^ 

£cco in che confida ìì Monoteiifmò j ri qtfale f 
ficcome fi vede, tton è nella fua origine pia un ra- 
mo di Eutichianifmo y che»di NeRorranìfmo ; naa 
tuttavia fi accorda meglio coirEutichìanifma, epe* 
xò non debbe confonderfi'ColFEutichianifmo ( x ) •' 
il Monotelifmo ha dunquQ per bafe il* DommadeK' 
la unità per fonale di Gefticrifto ^ che la Ghieià a- 
veva definito contro Neilorio , e V impoflìbilità dr 
concepire mol^ asiooi , o principi agenti,* ne'qua^ 
li non vi fia cbe una fola perfona , ed' un eale er- 
rore fi riduce a quefto raziocinio. ^ 

Y r Nofl^ 



rtl I II I li ■ ■ » • ■ ■! 1^1 



(i) Realmente r Monoteli tr rigettavano T «-' 
rere degli Euticbianiy non negavano che vr fottetif 
due nature in GeKfcrifto > ed in qualche manie- 
ra due volontà , cioè fa volontà Divina , e la vo^' 
lontà umana; ma ingegnavano , chela volontà^ unfm-^ 
na di Gefucriffo non hffe che come un organo , o' 
come uno ftromento , di cui fi fervivi^ la- voJontì^ 
Divina' i. di modo che k volontàr umanar di Gefu* 
crifta non voleva t e non faceva cos' alcuna da fs? 
medefima » e non agfva^ fé noYi ccfen^ la v.olòoetirr 
Divina^ la moveva , eh fpigneva $ nel' modo iftef* 
fo y che quando un uomo tiene in mano u>n ant^' 
cello- e con quefto batte , non fi attribuifce ^eUto^ 
fdpo al martelIaKRKaalla mana» efae i^ fa-agii^ /' 



\ 



344 M O 

• Non vi può eflere in una fola peifona che un 
folo principio » che vuole , e fi decernnaa ; poiché 
la peribna elfendo un indiyiduo ^ eh* efifte per fé 
ftelìb) che contiene un principio d* arsione» che ha 
una volontà) ed una intelligenza dipinta dalla voi> 
lontà 9 ed intelligenza di qualunque altro ~princi« 
pio, egl* è evidente , dicevano i Monoteiici , che 
non fi poflfono fupporre molte intelligenze , e vo- 
lontà diftinte» fenza fupporre più perfone ; ora la 
(ChieGi definifce , che non vi fu in Gefucrifto che 

Mna 



Tuttavia v*è quella difTerenza, che l'uomo^ ed il 
martello che colpifcono, non fono una fola e me- 
defima per fona . 

I Mondteliti dicevano pure, che non v* era ^hc 
una fola voloptà perfonale , pd una fola operazio- 
ne in Gefucrifto , perchè non v* era che la naturi 
Divida, la quale, come padrona, volefle, ed ope- 
ir^iTe; ma che la natuM, e volontà umana non agi- 
vano propriamente , ^ non erano confiderate che 
come puramente paffiye; di modo che non voleva* 
Ao da loro Retk , ma (olarnente volevano , perchè 
la volontà Divina le faceva yofóre* 

Per tal motivo dicevano, che non v'era in Ge- 
fucrifto che una fola energia (vedete le Lettere di 
Giros'^di Sergio, diOfio negrAtti del VI. Concilio 
Generale Aziope xx. e 13. Colloquiu^m Tyrrkl^um 
fnMXtmo , Mfud Bsronium Tom. VIK. pag. 68i. ) In 
quedg modo il Suarez > il de Lugo , e molti altri 
Teologi hanno {Concepito il Moifotelifmo , e queft* 
opioipne mi pare molto meglio fondata di quella 
degli altri Teologi, i quali riguardano il Monote- 
lifmo come un ranio di Eutlchianifmo . ( Vedete 
intorno queft^ ultima opinione il Petavip 
TbioUg. T. y. Lib. S, e. 4« ) 

Provano però bene queffi Theologi , che il Mo* 
notelifmo conduce all' Euticbianifpio , e che per 
fali {Confeguenze fu combattuto ; ma i Monotelìti 
negavano tali confeguenze , e non piredevano > che 
I4 loro opinione ve li conducefiCf 



M O 14ÌJ 

una fola perfona ; dunque non v* è in Gerucrifto 
che uni folo principio d'azione, una fola volontà » 
ed una foia intelligenza: dunque la natura Divina, 
e la natura umana fono talmente unite in Gefu* 
crifto I che non vi pofTono eflfere due azioni , e due 
volontà; poiché in tal cafo vi farebbero due prin- 
cipi agenti, e due perfone. I CattolieK rifpoferoai 
Monoteliti ;i. Che v'erano in Dio tre perlone, c4 
una fola volontà, perchè non ha che uila fola na** 
tura, e per confeguenza dall' unità delia. natura fi 
debbe dedurre l'unità della volontà, Q non dall'u. 
nità della perfona. In fatti fé V unità della perfo- 
na portafle feco in confeguen^sa V unità della yo- 
lontà , la moltiplicità. delle perfone porterebbe in 
confeguenza la moltiplicità delte volontà, e fidovv 
rebbero riconofcere in Dio tre volontà , locchè è 
falfo, 

2. Egli è eflfenziale alla natura umana di eflerQ 
capace di volere, di fentire, di agire, di conofce* 
re, di aver fentimento della fua efiftenza ; fé non 
vi foffe In^Gefucrifto che un folo principio , che 
fentifle, che cojiofcefle, che volcflTe , e che av^ffe 
fentimento. della (uà efiftenza , e delle fue azioni , 
l'anima umana farebbe annichilata, e coofufa nella 
natura Divina, con cui non farebbe che unafoftaa- 
za; o converebbe, che la natura bimana foflfe fola, 
e per confeguenza, che il Verbo non fi fofTe incar- 
nato • Il Mono^elifmo , che non fuppone che una 
fola volontà in Gefucrido, o ricade nelPEutiichia- 
nifmo , o nega 1* Incarnazione (i) , Perlocchè » 
quantunque non vi fia in Gefucrifto cheuna folaper- 
lona, che agifce, vi fono tuttavia più operazioni» 
e le due nature che compongono U fua perfona, e 
conferirono ad un'azione, hanno le loro operazioni 
proprie di ciafcheduna, e perciò furono dette Te- 
andriche, o fia divinamente umane. L' azioni Te« 
andrlche non fono dunque una fola operazione, ma 
fono due operazioni, una divina, e l'altra umana,» 

Y 4 le 



'mmm j mt 



(i) Ada Conci]} Sexci. 



346 M O 

le quali concorrono ad un méclefimo effetto» épéfì 
ciò) quando Gefucrìfto Cicera dei miracoli col fao 
titto, Tuoianìtà toccava i corpi , e la Divinità li 
guariva. Queft' è la vera nosione dell* asioni Te* 
aodriche; ù può dire tuttavia in un feafo più ge- 
nerale 9 che tutte V azioni j e tutti i movimenti 
dell' ununità di Gefucrifto fofTero Teandriche 9 cioè 
divioamente umane 9 tanto perch' erano azioni di 
un Dio, che ricevevano una dignità infinita dalla 
perfona del Verbo 1 cbe le operava per messo del- 
la tua umanirà ; quanto perchè 1* umanità dì Gè* 
fucri(to nulla operava fola feparatameote , ed era 
Tempre governata $ e regolata dall' impresone del 
Verbo , a cui ferviva di llromento 4 Se i* umanità 
di Gefucrifto voleva qualche cofa , il Verbo vole- 
va che voleiTe , e la fpigneva a volere fecondo il 
decreto della fua fapienza • Nel modo Ùcffo dun- 
que» con cui fi debbe fempre concepire Tamairrtà 
di Gefucriflo come unita colla fua Divinità^ eco^ 
me formante una medeGma perfona con euk j i 
debbono pure fempre concepire nel modo fteflb T 
operazioni delT umanità come vnite a <|[iieile delh 
Divinità , e non formanti per tal unione > che na 
folo e medefimo agente» (é poffo efixrìmerrai co^* 
Quindi quelle operazioni fono adorabili nello Mk 
modo, com* è adorabile F umanità di GefHcrifio » 
cioè come fi adora con iKia medefima adorazione ìt 
Verbo fatto carne > cos^ fi adora egualmente colla 
medefima adorazione 4i Verbo operaote^per la ttìt 
dioppia natura Divina >, ed umana ^i )^ 



i. ir: 



!■*< ■!<■ é\\ Il 



(i> Nicola fopra il Simbolo Inftruzione tersr. 
Vedete il Dama/^enù^ de duabus in Ckrifte pùlumtM^ 
iibus. Vafquez Volume V.T.I. difp. 7*. C. I. Cmih 
hefii. Uift. Ha^ref, Monotel. Petatriù D^gmac; The** 
t«g._T.V.LiL.t 



i §. II. 

t 

I 

2 Prdgrijjl dii Monófiit/m». 

I - 

! . Noi abbiamo veduto j che il Monotelifmo ^ra feit? 

) dato fopra quefto fpeziofo principio, che non fi pof* 
fano fupporre due operazioni dove non vi fia che un 
I principio agente 1 e che per conseguenza non vi è 
I che un'operazione in Gefucrifto^ mentre non v'è 
i che una pefrfona. Si confutò fod a melRe quello prin- 
I icipipi e fpezialraente perle falfe confeguenzei cui 
conduceva; ma i Monoteliti negavano tali confèi^ 
guenze, é pretendevano, chequaadofi ricotìofceflé* 
ro due volontà, fi dovrebbero fupporre j}ue princit 
p) di azione^ e due perfone, come aveva inlegnalo 
Neftoriot II Monotelifmo^ ed i fentimentt dei Gai« 
eolici dovettero dunque alla prima apparire come 
due opinioni Teologiche, ed in tale fiato di queAiò- 
ne ognuno avvalorava la fua opinione , traendo le 
confeguenze più vantaggiofe, che poteva; ed iMo» 
nptelici pretendevano con un modo afTai fpeziofo ^ 
^he la loro opinione fofie oipportaha per ^rùcurrkte 
h riunione dei Neftorfani , e diagli Eutichianì alta 
Ghiefa. In fatti il Monotelifmo, che fupponeva:9 
che la matura umana foflTé ta Indiente unita alla natu- 
ra Divina , coficcbè le fofTe fubordiitata in tutte 1' 
aizioni , e. che non àgifca per fé medefinuty ma per 
volontà, Divina , parca, ch^ togllefifé le diliicóltà 
dei Neftoriant, e degli Eutrcbfàni,» poiché fuppo» 
nèva in' Gefucriflo due nature diflintiflTime, ed un 
iblo principio di azione, o un Colo eflTere di agen- 
te. Infuna parola, i Nefiori'anr n'otf potevano thù* 
proverate ai Monotelici che confondeflero le due 
nature, poiché le fupponevano diftinte, e fubordi- 
nate;, dall'altra parte gli Eutichiani non potevano 
rimproverare ai Monoteli tr , che fupponeflero con 
Nefiorio due perfone in Gefucrifl-o , poiché non 
fiipponevano in lui che un fol principio agente, o 
una fola azione* Ecco, per quanto mi paure, 1* af« 
petto favorevole ^ con cui i Mt>noceIiti pitfentàva^ 

09' 



/• 



U.9 ^ Ò 

gradare i pubblicare una formula di Fède i tU 
ftoteflTe ii)anten,ere la pace nella Chiefa j e queftì 
formula ebbe il famofo noqie di Tipo • In quefto . 
'Tipo dichiarava Tlmperadore» che per confervare \ 
lieila Chiefa la pace» e l'Unione comandava a tut- 
ti i V'efcoyi , Preci ., e Dottori 4i llar in filenzìo 
circa la volontà di CefucriÀó, e di no.n difputare> 
uè prO) né conerà, per fapere Te in Gefueri(h> ti 
fia Aata una volontà» o ve ne fianò ftate due (i ), 

SupitOj che il Tipo fu notoin Occidente, Marti- 
no I/fece adunare un Concìlio» compoftodi 105. Ve* 
fcovi» il quale) dopò aver efanìinato^ e difcufTo 1* 
affare del Mpnotelìfmo., condannò queft*errore, l'J^ 
^efi di Eraclio, ed il tipo di Coftante (%). Il gin. 
dizio di quefto Concilio i adunato da Marcino I., irritò 
Coftante , il quale Io confiderò come un'attentato con- 
tro lafua autorità v ónde rilegò Martino iiiCfaerfbne^ 
fó) fec*eiéggeré in fiip luogo Eugenio, il quale non 
approvò apertamente l'errore dei Monoteliti , ma t 
fuoi Apocrifarj furono coftretti adunirfi aiMoooie^ 
Jitì^ i quali mutarono linguaggio, ediflefo, cbe v' 
era inGelùcriAo una e due. nature. Mentre Coftaifta 
iettava così contro rinneflìbìte fermezza dei Papi, 
e dei Vefcovi, i Saraceni penetrarono da tutte le par. 
iti nell'Impero i er)mperadore« chj: non aveva fòrze 
atte sa far loro refiftenza, ù vide obbligato acbiede^ 
Ire» é comperare ìa pace; e morì lafci^ndo la Ghie* 
(àdivifa, e l'impero lacerato da fazioni, ed ateae^ 
Càto da un numero infinito di nimicié 

4. lil; 

Mfifmticnè del Monotelifméi 

Cofìàntino figliuolo di Coft^^te reprefle i nimici 
dell'Impero^ e fi afFacticd per riflabilire la pace, 
e 1' unione nella Chiefa • Non v' era piil^ comuni^ 

ca- 

jg^wi—i<ft H H i > ■■■■■I ■■ ' ta li I ■■! ■ I H i'i>w ■ I !■ I ■■ 

( i) An»fi»f> Siroa, Anno 694/ 



M 3jt 

caziofle era la Chiefa di CofianemopoK e quelU di 

Roma , ond*egli per far ceflare quefto Scifma aduQ& 

il VI. Concilio generate )t che {u il iH. Codaneino* 

pellicano 5 e che fi aprV Tanno ^8o., credicefimo di 

Coftancino* I Monotelicl vi diiefero vivamente U 

loro opinione }, e vifuronofodameqte confutati. Ma* 

cario Vefcovo d'Antiocfaia. difefe il Monotelifma» 

con tutto Io sforzo deJlo fpij-ico y e deH' erudizior 

ne, ma non Tempre con tutta h buoqa fede: pro^^ 

teftò y che fi lafciarebbe far a pezzi prima di rico^ 

nofcere due volontà > o due operazioni in Gefucri-» 

ilo; giuAificò k fua refiftenza coni^i^a folla dei pad 

fi de* Padri > che furono e&minati , e trovati per la 

maggior parte tronchi, ed aiterati: dil che fi pu& 

rilevare} che la fermezza, o piuttofto l'oftina^ione 

inflelfibile non è Tempre effetto deireflèr convinto > 

1)^ una pruova di buona fede, e di fincerità negii 

Eretici. Il Concilio, dopo aver meffo in chiaro tur^ 

te 1^ difficoltà dei MonoteHtl, propoiè Una defini» 

zione di Fede che fu letta ed approvata da tutti « 

In queAa definizione vi fi riconofcono l'altre dei V« 

anteriori Conci!} Generali; fi dichiara, che vi fona 

in Gefucrifto due volontà, e due operazioni e àm 

quelle due volontà fi trovano in una fola perfòna fen* 

sa divifione, fenza mefchianza , e fem^amutai^ione} 

che queft« due volontà non fono in niun modo con* 

trarie, ma che la volontà umana fiegue b volontà 

Divina, e Tè interamente feggetta: fi vieta info» 

gnare il contrario fotto pena di depofiziooe per i 

Vefcovi, e per i Chierici, e di fcummunica pe^i 

Laici • La definizione del Concilio fu unaaime , e 

Macario vi fi oppofe folo (i). L'imperadore fu* 

bitò dopo il Concilio pubblicò un^ Editto contro i 

. Mo. 



u^ 



^f I'' 



( I ) Furono condannati nel Concilio Sergio % 
Pirro, Paolo, e Papa Onorio come Moootelici, a 
come fautori del Monotelifmo • Quell'ultimo pan* 
tQ è (1910 fflol;o difcuflo dai difemiitori deirinfak 



35» , , M O 

Monotelit!) t decretò pena diJepofizionft» o piut- 
tofto afportazione per ì Chierici, e per iMonacii 
ièoteofSa di bando, e privaziooe d'impiego contro 
le peripne in dignità « e di bando da tutte le Cit- 
tà contro i particolari, 

GiuftiHiano, chefuccedetteaCo(tantino j confer- 
mò le Leggi di Tuo Padre contro i Monotelici ; ma 
eflfendo (lato cacciato da Leonzio, e riftabilico da 
Trebellioi volle vendicarfi degli abitanti del Cher- 
fonefo, che l'avevano nialtrattato in tempo della 
fua rilegazione tra di loro: ne fece paflare a 61 di 
fpada la maggior parte; ma alcuni Ut&ciali efTen* 
dofi rifusati nel Paefe dei Chazarij impegnarono 
quei popolai a vendicarli, onde $*unironQaIui> for- 
marono un armata , con cui attaccarono te truppe 
di GiuSiniano; e lo disfecero, e proclamarono Fì- 
lippico per tmperadore. Q|ue(lo marchiò ^ dirictn- 
ià a Coftantinopoli , dove noti trovò refiQenza, e 
di là fpedl delle truppe contro Giuftiniano , del 

quale 



libilità del Papa • Un tale argomento noti s appar* 
tiene al mio Tema. Si troverà trattato dal P. A* 
leflandro DiJJert. 2. in Sac. 7., dai Combefis^ HiJI* 
li9n9uL dal Bellarmino J^Summi Pontif.LìL JV,C* 
II. dal Gretfero De Sùmm. Pomtif. iìb^ IV» Cm ii]» 
da Onof. Pan vi n. In Honoriunii da Scoto 9 In C$i% 
kX. BUflioth. Photil^ Ì9Ì Baronio,'daI Binio. Ntitis 
in vham^ ér epifiolasHonorìi Pafd in Stx.CcnciliOtcu^ 
menitum ; in vitum Aguthonis TapA , in vitsm £e«- 
nis. Nel Peravio Dogm. ThtoL T. V. Lib. i^ G. r^ 
pag, 113- Nel Du Tin Bibliot. T. V. in tida Difc 
fertazione fopra ilMonotelifmo delP^iif^ Cargne» 
I Protedànti hanno trattato lo (leflb argomento ; 
CifMmier Tom. l. , Forhejtus Tom. IL Lib. $• SpAhein 
lotrodudio ad Hift. Sacramen. T. H. Bs/n^gg Hi* 
(loiré de TEglife. * Martino^ Chaldenio impugnò 
gli Apologifii di Onorio Papa con una Difler razio- 
ne intitolata: De Moneteli/mo Henorii VapA^ in Con» 
iilìó OeeUmenico VI. dmmnnti , adverfus Binium & 
C^^Mjfutium. Vitteo^berg* 1710* ix4# 



qùate inviiTonoIatéfta aFilippico ( i ) «. Quefto ImJ' . 
peradore affìcurato appena del Trono fposò aperta*' 
mente la caufa dei Monoteliti, e convocò uoCon^. 
cilio di Vefcovi tutti Monotel iti occulti , e perciòf* . 
difpoftiflìmi a rivocare il giudizio del IV. Concilio .. 
Generale • LMmperi^dore fu tratto a qUefta rifolu^^ 
zione%da un Monaco Monoteli ta ì il quale^ie mc« - 
rita fede Cedreno, gF.aveva predetto I* Impero y e 
gli aveva di pia predetto,' che f^ebbe lungo $ e fé* . 
lice quando voleffe abolire 1* autorità, ed il.giudi»- 
zio, del VI. Concilio, e ftabilire il Monotelìfmo: 
e PImperadore credulo eccitò nuove turbolenze 
nella Chlefa, e nell'Impero per efeguir lei. Ma la 
predizione del Monaco nótt ù avverrò, poiché !Fi« 
lippico iafciò facheggiare Ift terre dell* Impero 9 
mentre fi occupava in difpute di Bleligione, onde . 
gli furono cavati gli occhi i e dato 1' impero ad 
Anaftafio, che non ne godette i lungd, poiché fa 
detronizzat;o da Teodofio, e queQo pure da Leo«> 
ne, il qual'i^ra (lato fatto da Anaftafio^ Generale 
di tutte le truppe dell* Impero. Quefto Leone fii 1* 
iTatfrico, che volle abolire le Immagini,' e fu capo 
degV Iconoclafti , confie abbiamo detto in quell* Ar- 
ticolo. La difputa del culto delMmmigini fece di- 
menticare il Monòtelifmo , il quale tuttavia ebbe 
alcuni partigiani, che d riunirono e fi confufero 
cogrEutichianr. ,. . . * 

MONTANO era d* una villa d*Ardabao nella: 
Frigia, epoco dopo la fua converfione formò il prò* 
getto di farfi capo del Criftianefimo. OfTervò, che 
Gefucrifto nella Scrittura aveva promeflo ai Cri**- 
ftiani di fpedif loro lo Spiritoflanto/ ónde formò 
fbpra una tal promefla il fiftema della fua eleva- 
zione, e pretefe d' efleré il Profèta proméflb da 
Gefucrifto (z). E' facile, diceva egli in fé fteflo»* 
di far vedere, che Iddio non ha voluto raanifeftare 

i fuoi 



( t ) L*anno 611. 

(z) Mu/ehh Uh. V«C« 16. 



S54 M O. 

i fuoi difegoi tatc*a nn tratto fopra il genere vnk 
JIO9 egli 000 disenfi che a gradi , e eoo una (pe- 
xie di economia le verità.» ed i precetti che deb- 
bono elevarlo alia perfezione : fui principio diede 
delle Leggi femplìci agl*Ifcaeliti, e le fece ofler- 
varcjcol meszo di pene» e di prem) temporali , e 
pare che Iddio tratuflfe allora iL genere umano » c<w 
me fi cratu un fanciullo, cbp fi fit ubbidire > mi- 
nacciandolo della sferza, o prométtendogli deiZua. 
cberini; e dopo fpedl i Profeti^ ch'elevarono iofpi* 
rito degli Ifiraeliti. Ma quando i Profeti ebbero ^ 
per dir così, fortificato l'infanzia degrifraeltti, e 
Ti ebbero quaG elevati fino alla, gioventù., Gefucri- 
ftò (copri agl'uomini i. principe della Religione , foa 
n gradi , e fempre con una fpezie di economia , di 
coi par che la Provvidenza s'abbia fatto. una Legge 
nella diQcibuzione delle verità rivelate. Ge£ucriAo. 
diceva fpe0b a fuoi DifcepoU, che aveva delie co^ 
fé importanti da dir ancora alora, nuche non eri-, 
no fino allora in iftato d'intenderle* Dopo d'aver- 
li Cùù preparati , promife di fpi^ire ad effi lo Spi- 
ritoflanto, ed afcefe in Cielo. 

GÌ* Appoftoli , ed i loro Succeflbri fparfero la. 
Dottrina di Gefucrifto, ed anche la fvilupparooo >. 
e con tal mezzo trafToro la Cbiefa a quel grado di 
luce, che dovea. a fufiìcienza.rifchiarare gli uomini |. 
onde Géfiicrifto potefle fpedire ilParaclito, e qae% 
fto infegnar loro le grandi verità rifervace pisr b 
nutuirità della Cbiefa. lo annunzierò , diceva tri 
fé Montano, che quell'Epoca è venuta,^ e dirò.» 
che fono U Profeta fceito dallo Spitoflanco per 
annunziare agi* uonùni queAe forti verità* , che 
non erano in iftato d'intendere nella gioventù, del» 
la Cbiefa 2 fingerò dell'eftafi; annunzierò una mo* 
rale pia auftera di quella , che Ci pratica ; dirò d.^ 
eflere tra le mani di Dio come uno ftromento ,. da 
cui cava il fuono quando vuole , e come vuole 1 
e per tal mezzo la mia qualità di Profeta muoverà 
n^no Tamor proprio degl'altri s io non farò terni» 
to a giuftificar la mia Dottrina col mezzo di ra- 
gionamenti» e per vi4 di difpute i non fkth pare 



•bbli^ato • -praticare la morale, cheihregnerò, sCut* 
to obbedirà a miei oracoli, ed avrò nella Ghiefa 
un'autorità fuprema ( i). Quefto è il piano, che 
fi prefif&e Tambiziofo Montano, e che inuraprefe 
di efeguire« Egli par^e agitato da movimenti eftra- 
ordinarj; molti di quell^, cheTafcoftavano^ iopre- 
fero per un oGefso , p per un pazzo; altri Scre- 
dettero veramente ifpirato, quefti lo (limolavano a 
profetizzare, mentre quelli gli proibivano di parla* 
re . I primi pretendevano , che V entufiafmo di 
Montano non fofse che un furore, che glitoglief^ 
fé il libero ufo della ragione, /occhè non (ì aveva 
ofservato in alcun vero Profeta dell* antico o del 
nuQvo Teftamcnto, almeno fecondo la comune opi* 
mo^ne dei -Padri: altri all' incontro foftencvano , che 
la Profezia provenifse da una violenza fpirituale, 
che denominavano follia, o demensia , e di quella 
opinione era Tertulliano iz). 

Montano pretendeva di non essere infpirato fé 
non per infegnare una morale più pura e pia per- 
fetta di quella, che s'infegnava, e che (1 pratica- 
va. Non Ci ricufava nella Ghiefa di dare il perdo, 
no ai gran delieti e ai pubblici peccatori , quando 
avevano fatto penitenza! Montano infegnò , che (i 
doveva fempre ricufar loro la Comunione, e che la 
Chiefa non aveva ja facoltà di afsolverli . Siofser. 
vava la Quarefimae diverti altri digiuni nella Gh|e* 
fa,^ Montano prefcrifse tre (^uaredmedi (Iraordi. 
narj digiuni, e due fettimatie di XerofagU , ìncui 
fi dovea non folo aftenerfi dalle carni, ma ancora da 
tuttociò, che avea fucco. La Ghiefa non aveva mai 
condannate le feconde nozze, e Montano le riguardi* 
dd come adultere* La Qhiefa non aveva mai (lima- 
to che fofse delitto Io sfuggire la perfecuzione , e 
Montano vietò la fuga , e di prendere qualunque 
mifura per involarfi alle perfecuzioni <3). 

Téms m Z Gli 



<.i) Epif. Eref. 98. 

(2) Eufibìo Lib. V. Gap. 17. AtsnMf. Oraz. IV. 
TertmL De Monogamia. 

(,ì) Tiftul, Dt Pudicilia,I>eMonogamU,D6 JejuiiiQ. 



V 



93é ^ ^ M O 

Gli aomini hinno oaturalmenr^ no ctrtoiottriur 
fifpetto airiuftericà dei coftumi, ed habno non fa 
^aile innico piacere di ubbidire ad un Ptofe^ca ; poi* 
che il meraTÌgiiofo della Profezia piace all' imma- 
ginazione f e r immaginaiione de*^!* ignoranti pren- 
de facilmente le convalfioni o conrorcinnenti per 
eftafi fbpranaturaii ; onde non è da meravigliarfi 
che reOa (serodi vi fi' Te opinioni fopra Mo ora no y ech' 
abbia fubito trovati dei (éguacf^ Due femmine no- 
te fotto il nome di Prifcilfa e diMaflrmilla abbaa- 
donarono i loro marici per fègnirlo^ e ben prefto 
profetizzarono com'efsoj e il vide in un momento 
una moltitudine di Profeti Mootanifti deli* una H 
dell'altro fefso (i). 

Dopolunghe proliflTiti ed un fungoe(ame, t Vel^ 
covi dell* Adi dichiararono efsere le nuove Profei^ 
zie falfe^ profane ed empie, le condannarono, if 
privarono della comunione quelli» cBe n'erano gli 
Autori « f Montaniftr in tal modo feparatiifaUa co- 
munione dellaChiefa» formardno una Sòcfetà novel- 
la ) cb^era principalmente governata da quelli) che 
fi dicevano Profeti .^ Montano ne itr i( capo» e i 
afsociò^ neifa carica Prifcilfa e Maflimilla^ 

I Montaniftr pervertirono interamente fa Cbie* 
fa diTiatira, e la Religione Cattolica virenòeSio- 
ta prefsocbè cento venti anni\ Effi fi fparfero pe^ 
tutta la Frigia e nella Galazia ^ ù ftabilirono aGo» 
ilanrinopoli, penetrarono (ino in Africa e fedtif$efir' 
Tertulliano, che fui fine fifeparò poi da foro y ni 
per quanto apparifce» fenza condannare i foro ei* 
rori., Còfforo fi accordarono tutti nel conPefsarer 
che lo Spirito&sinto aveva infpirato gli Appoftolii 
ma diftingnevano lo Spìritof^aoto* dal' Paraclito,! 
dicevano, cbe quedo aveva infpirato MòntiaDOs 3 
quale aveva detto di fua bocca delle cofe qttilro fì^ 
eccellentf di quelle che avefsti Gefiicrift<r nel V^ 
gelo infegnate. Qaeffa* diftìnzione dei P^'rtfclito, a' 
delfo Spiritofsanto condbfse uà dìfte(o|^ di Monta- 
no 



I III I ■*<»^— .^1— ^— ^w 

/ 



(i) MufiUo Lib* V« cap« |r 



no per nofts6 Echine» •» riflettere fullepÉrfone del- 
la Trinità» ed a cercare la loro differwa | od4^ 
•egli cadde nel SabelliaoifmOp 

Quefti due ranni fi dryifero poi iiidiy^(e pitcio- 
le Sopierà, te quali iioq differì vano'» che io /alcune 
•pratiche ridicole , le qjiali pgnuao iei Ptokti pre« 
rendeva, che gii foTser^» fta^e rivelate^ ed ebbero 
la forte di tqt^e le a|(r«^Setce piantate iuirj^QCttCaf. 
4no, e Separate daU*«ioità della Chiefaj oefufcopertia 
iTimpoQura, feirDno odlofe, djfvetmero ridicale, e fi 
cftinfero. Tali furono le Sette di Tafcorduogiri, 
^egli Afcadurpiti » dei Paisaloridcbiti^ edegli Arto*. 
tiriM» iMontaniflifuronocondaniiati da un Condito 
•dijerapoli iinitamenie conTeodoto itCoriario( i ). 
Montano lafciò un Li^ro diProfeieie) ePrifciilta 
■eMaArimillalafciarono pure alcune Sentenze fcritte, 
Milziade ed Appollopio IcriiTero contro i Mon* 
tanifti » né refla delle loro Opere j che qualcio? 
^Frammento, (a) 

Egli è facile di abbaj^tere cu(ta la Dottrina di 
Monuno, , 

!• Non fi fcorge in Montalo cofa» che fofTe fo« 
4>ra r ordinar io degP Innpoftori; le convuIGoni e le 
-Eftafi non efigono cjne efercizio e deprezza ^ qual. 
«he volta fono effetto del tenaperamento , ;e ifuando 
^ uniica un* iqamaginazione vivaadunfpiritodebile , 
fi puicrederfi infpirato e perfuaderloagli altri* L* 
•Ifioria foraminidra oiille efempli di taliimpoRure» 
a. Egli è falfof che vi debbano edere fempre dei 
Profeti nella Chiefa, ochefianonecefTarjpèr tfvilup. 
^re le verità del Grifiianerihio » poiché Gefucrifló 
in proo^effo alla ici#/Chiefa di aflifterla fempre col 
ioo fpirito. 

Ì. I Profeti annunziavano gli Oracoli divini con 
. fio ftile: il Signwi b^ ittt^i ma all'incontra 
io Montano Iddio paria immediatemente , di modo 
•che femfcraf che Montano fia Dio fljredefimo. 

X a ^. Mon» 

( \) ittiff» Diflèrc. de Hierefiarc. Ssc. II. e. i3« 
(*) MkìM». Hift. Eccicf. Lib. V. e. iS, 



I 



Gii uomini hanno flaturainaenré no c«i^ 
rifpetto all'iuftcrità dei coftumi, ed Iw.- «avaro 

«lualc innato pi^icere di ubbidircadiin V* . o"«'\"»- 
che il fneraris?iiofo della Profezia p" Jelie loro 

FJnazione, e 1' iniinas;inasione dc^ '- \ Catcoiici 
de facilmente le convulfioni o - -^ ^* ^^^^ ^" 

ellafi fopranatura^i; onde non tratto di pri. 

che refUrsfrodivifcIeopiaior ' i altro nomini* 

abL*^ fubito crofati dei (ér ""*^^ comeCn- 

re fotto W nome di Prifc "°^* '®'® ^"^^ 

donarono i loro mariti ' G'U^ei a titoloni 

profetizzarono com'e^ ...• r m 

wna moltitudine di •"* ChieU il potere di ri. 

deir altro fefso (r > ^^^^^hè era contrario alle 

Dopo lunghe p ^,» ^^ *'** credenza univerfa- 

covr dell* Afia /»)«chè q.iando fofTe vero , che fol- 

zie falfcf pr'' ^ l'afl'oluzione a que' eh* erano caduti 
privarono i* ò^ ^ ^f^'^ omicidi, non fi era fatto ciò 
Autori # ' ^dei potere della Chiefa, ma per una iV 
munioiK '""'^À^ laChiefa permetteva di ufare» manco 

fi di /."'^foncano condjnnava le feconde nozze, eie 

afir .{jfdava come adulterj, locchè era contrario al!i 

^^rrinaefprefla di S. Paolo, ed all'ufo dellaCbiefa. 

^. E'un'afTurdità il vietare indiftintamente atuc- 

/ 1 Criftiani di fuggire la perfecuzione; poiché 

^dlti gran Santi erano fuggiti per non cadere nelle 

mani dei perfecutori. 

9. Montano non aveva alcun* autorità per inti- 
mare digiuni Araordinar); né s* appartiene che ai 
Primarj Paflori il fare fimiglianti Leggi. E quello 
fu il titolo, per cui fi condannò Montano, e non 
^^^ perchè la Gbiefa non credeflfe di aver facoltà 
di preferi vere digiuni* E^sli è certo, che farebbe 

^ uu 



(i) Mufihio. Hifl. Ecclef. Lib. V, e. i8. 

(x) sirmondù. Hill. Pcenit, cap. i. ^/^iiy]ft;if#d , L 
II. Obfeni^ c^. 11. 15* W* Morino L» IX. de Poe n. e. 
%o. foftcngono , che non fi è mai negata nella Ghie- 
fa Tafloluzione ai magc^iori delitti, anche pubblici 1 
o;^ni volta che i rei fi fpggettavaco alla penicenn 
nelle Chiefe Maggiori. 



un diflruggére totalmente I* aatoriéà legislativa tra" 
i Criftiani » il volere negare una tale autorità aliaT 
Chiefa . ENili* filtra parte, la pratica del digiuno e 
della Qiiarefima afcende fino ai primitivi tempìrdel'-^ 
la Chiefa. Dunque niuna cofa è più ingiufta del 
rimprovero che iProteftanti fanno ai Cattolici >'chei' 
rinnovano la Dottrina dei Montantfli facendo una. 
legge delToflervanza Quarefimale. La Dottrinai ifief-^ 
fa di Montano prova, che la Quarefima era fhbili» 
ta fin dal tempo di quelT Eresiarca , né Montano»' 
avrebbe prefcritte tre QuareCme a titolo di mag« ^ 
giore perfezione, quando non aveflfe trovata (labili- 
tà la Quarefima, ficcome non avrebbe combattutela 
feconde nozze, fé non avefle trovato qualche Auto-> 
re Ecclefiaftico, che nel combattere i Gnonici non 
aveffe moftractmdi difapprovarle; ficcome pure non - 
avrebbe fatto upa legge di ricufare Faffoluzione dei 
maggiori peccati, quando non avefle trovato nell' 
Ifloria qualche fatta, ond* apparile , che qualche « 
volta era (lata negala, in qualche particolar circo- 
Oanza, rafTohqzione a quelli , ch'erano caduti nell* 
idolatrìa. Poiché Ja fpirito umano non va mai afaU 
ti nel progreflTo de'fuoi errori, né nella fcopert»; 
delle verità, o frano pratiche, o fpeculative. 

* Abbiamo di Montano, e de*Montanifti , oltreC 
quello, che ne fcjrifle il Baronio, ed i Centuriato- 
ri Madderburge(r Centur. il, C. 5. e V Ittigh De 
HAtefiarchis Siculi Secundi Csp, 13., un Diatriba dir 
Giovanni Ruellio De Montano ó* MCntanifiis. Scr'iù 
fé una bella Diflertazione pure Natale Ale(randro 
SacuI. IL Dtjf^ iST. Stampa pure Gioachino Zent- 
gravio un* Eiercitazione IfJorica Teologica Dtlaps^ 
Ter full sani ad Mcntantfias &C. 

MOSCOVITI, RUSSI, o ROSSOLA hH, erano 
fenz'arti , o fcienae immerfi nel Paganefimo piìl gròf-. 
folano fottoil Regno di Rurik, il quale cominciò 1* 
anno 76%, Le guerre e le? paci di quei Popoli cogr 
Impcradori Greci fecero , che fotte loro nota laé.e-- 
li^ione Crifliana/e ferfo la fiìi^ del decimo 'Secolo' 
Woldomiro GfanDucadi Mofcovia fi fece battez; 
zare, e fposò la fbreila dell' ImperadoreBafilio' di 

It 3.. Ciò». 



' iio M Ò 

ÒoAantinopoIi • Gli Annali Ruffi riferifcono ^ che 
VvoldomirQ prinKt d/ella Tua converfione era seUn* 
te adoratore degi' Idloli » il principale de' quali fi 
denominava JPemi» »e che dopo il fuo Bactefimolo 
fèce'glccare nel fiume • Il Patriarca di C6(laiiti. 
nopoli fpsdì in Ruflia un Metropolita i il quale 
battezzò ì dodici figliuòli di Vvoldomiro e venti 
mille Ruffi in un giorno. 

Vvoldomiro fondò delle Chie(è e delle Scuole, t 
fcorfe poi i fuoi Stati c^ol Metropolita, affine d'im* 
pegnate i Popoli ad abbracciare il Cri(tianeGmo,e molte 
Provifìcie fi coovjertironoi edaltre fi oRiilarono neil' 
Idolatria. Da quel tempo la Mofcovia ha confevva- 
10 fenza interruzione la Religione Criftiana Greca. 
I Gran Duchi hanno tent%to più volte di riupirfi 
alla Cbiefa Romana, ed un tale progetto fi rinoo- 
vS nel 1717. , <t<^3Ddo il Czar Pietro il ^rande^Mrf- 
so in Francia, ma redo infruttuofo. L*occafione di 
quel progetto , la memòria dei Dottori della So^ho* 
na, eia rifpoAa'dei Vefcovl di Mofcovia fi trovano 
nel Tomo lU. delTAnalifi delle Opere del BoufieV, 
(lampare nel 2753 > e nel Tomoli, della DefcTÌlt|o- 
De deir Impero della R^uiTia flampata oel 1757. '^ 

* Il Signor Vàltmire. però nella Vita , che teilè 
fcrifTe deF Czar Pietro 9 non iblo deride col (uo 
mordace ftile il Cattolico zelo dei Dottori dèlia 
Sorbona, ma.^fTcrva , che quell* tmperadore dopo 
un tale telatadvo moflrò maggiore avverfione aju 
Chìtit Romana **. 

Avendo il Cri/lianefimo fatti di gran progrefi 
dopo Vvoldomiro , il numero degli Arcivefizovi i 
aurperrtò (Ino al numero di (ette • Quantunque i 
MòicQvi^ abbiano ricevuta la I^Hgiofie dai Greci, 
pure^i hanno £itto qualche muftiizione nel Govejp» 
00 EcclcfiaAico» ed anche nella Dottrina. 

$. I. 
I Mofcoviti ricevettero dai Greci la Religioal 




M O 361 

CriftUnt , ed il Patriarca di Coftaotinopoli ftabiit 
un Metropolitano ìnMovogrod, e per le tltreCtc* 
ti dei Vefcovi e dei Preti (i). Queflo Metropoli* 
taao fu dichiarato Patriarca nel 15SS. dai Patriar« 
ca diCoftantinopolì; e da quel tpnipo vi furono dei 
Patriarchi in Ruflìa , che vennero riconofciuri dai 
Patriarchi di AleflTandrit) di Antiochia» e di Gè* 
rufalemme » e cJie godettero dei medefimi onori § 
ch*ei1ì: ma conveniva, cheaveflero TapprovazIonO 
dà lorp , e ^he fofTero ponfermati da quello di Co# 
ftantinopoli. Un Patriarca di RufTia, nomiiuto Ni* 
IBone rapprefentj^ al Czar Al^^^^ìs Michele J/V ite » 
eh* era inutile, che in appredb fì eleggefle il Me* 
Cropolitanx^ coli* approvazione dei Patriarchi Orien» 
tali, e che fé ne dovefTe far venire l'approvazio- 
ne. Il Czar approvò T idea del Patriarca, il quale 
fcrifle a quello ()i Coftantinopoli^ eh* era ftato in- 
nalzato alla Tua dignità per oper^ dello SpiritoOan. 
to, e che non tra conveqiente , che un Patriarci 
dipendefle daIi*altro^ Nello fteflb tempo mutò tito- 
lo, ed in vece di quello, che ufavano i Tuoi Pre» 
deceflTori di $an tifica e KTktio ^ aiTunfe quello 4' S^'^- 
tiflìmo. A'imentò egli ancora il numero degli Ar- 
ci vefcovi e dei V 'Tcovi , ^ fondò quattro grandi 
Convenni nei quali ebbe ladeQre^za di accumula^ 
re imipenfe ricchezze, che gli fervirono a mante* 
nere i Tuoi quattro Metropolitani, dodici Arcive(^ 
covi, dodici Vefcovi, e quantità di altri ^cclpa* 
(liei, ch'egli creò^ Popò tale (labi li mento toutò le 
Leggi Ccclenadiche, rivolgendole a fuo vantaggio » 
col precedo, che 1^ antiche tradizioni erano piene 
di errori ; locch^ fece nafcer^ delle difpute p de* 
|li Scifmi nella Chiefa Ruffa. 

Riformate le Leggi della Chiefa» pretefe di aver 
luogo in Senato dopo il Czar, e dar il Tuo votonell* 
ammitiiftrazione delio Stato, e principalmente ne* 
^li affari, di giujllizia, 9 quando Q trattava di fornur 

?i ♦ n^o- 

(i) Defcription de TEmpire deRuflie par leBa- 
ron de Stralemberg» Tom* IL e. 9. Religion del 
JMofcovitcì f Gap. I« 



, tH M t 

Muove Leggi } col pretefto che il Patriarca FifarétH^ 
avea goduto del medefimo diricco9 ed aveva avuta 
una fpezie d* infpezione generale fopra Io Stato.' 

Rapprefentò poi al Czar, che non gli conveniva 
intimar la g-uerra ai Tuoi vicini » né far paòe cori> 
e/Iì » fenza confultare il Tuo Patriarca, di cui era 
dovere l'invigilare fulla falutedel Principe e della' 
Nazione 9 e che dovea rendere conto a Diodi tutte le 
anime dello Stato > edera capace diaflfìftere il Czar 
co!fi]oi f^nti configli f ma fi feuopr^poi , che il vera 
motivo di que(l*ultima rimoftranza era j perchè-ave- 
vaavuto grofle fomme dal Redi Polonia, per tener 
mano a tui^bare lo S^^to colla fua autorità, e per 
/'oddisfarealla Tua ambizione edai fuo orgoglio, li 
Czar ed i Senatori nTpofero a Nicone, che il Pa* 
trìarca Filarete era flato confultato oregH affari tem. 
potali, ciò nons*era fatto io riguardo della (uà di» 
gnitàEccléfraftica, ma perchè era padre e tutore del' 
Czar, ch'egli (lèflb era prima flato Senatore , im- 
piegato nell'Ambafcieria di Polonia, e meglio ver fa«^ 
to degli affari efteri di qualunque altro Senatore ; 
e che da Filaisete non s-'era in appretto chiefto con*- 
figlio ad altri Patriarchi circa gli affari temporali^ 
n^ alcuno dei Tuoi predeceflTof i Tàvea pretefb , né* 
tale novità poteva prodtirre allo Stato, che la fua 
rovina, Nicone però non volle difloglierfi dalle fue 
pretefe,ed eccitò il popolo a ribellione. La care- 
Aia, ch'aera' allora univerfaie nella Ruflia favorì* il 
fuo difegno , onde il popolo eh* era da molto tem^ 
pò malcontento, ed oppreflò dalla mrfèria 6 folle- 
rò, ed il' fuoco della ribellione non fi efHnfe, che 
nel fanguc dei Mofcoviti, 

E (Tendo poi il popolo tornato- al fuo Movere y 
non- perciò vi* fi riduffè il Patriarca , il quale non 
volle retrocedere da niuna delle foe pretefe , e 
dall'altra parte non fi ofava d'impiegare controdi 
Uii la violenza -e la^^rza , poichò il popolò er^ 
pjà difpoflo a nuova rivoluzione , ed il faziofòNi* 
c-one aveva faputo tirare nel fuo partito un gran- 
numero di Senatori malcontenti , e poteva faciU 
inente rivolgere lo Stato in^ouovi difordini. 



M O 3^Ì* , 

Ir. Czar Atefllo rifolvecre cfi finire la que(lioné\ 
con un Sinodo Generale; onde fi fecero venir dal, ' 
la Cxrecia a fpefe dello Stato tre Patriarchi, ven- 
tirecce Arcivefcovi e ceAto di^ci altri Prelati , ai 
qtiali fi unirono centq e cinquant^ altri Ecclefiafti*^ ^ 
CI Ruffiani (nel i66/. )• 

Il Sinodo avendo afcoltati ed efaHiinati i lamen^ 
tr del Czar, ordinò. 

1. Che Nìcone fofTe degradato dalla fua dignità» 
e chiufo in un Convento, nel quale vivefTe a pane 
ed acqua per tutto il refto della fua vita» 

2. Che il Patriarca di Ruffia fofTe eletto , noa . 
privativamente dagli Arcivefcovi, Vefcovi eClero, 
n)a^unitamente ancora dal Czar e dal Senato; e che 
in cafo che mancaffe al fuo dovere, orendendofi reo 
di qualche grave colpa , o altramente , fofl'e giudicato 
e punito dal Czar e dal Senato, a mifura che meritaffe» 

3. C6e il Patriarca di Coflantinopoli non fbfle 
coniìderato, come il falò Capo della Chiefa Gre» 
cà , né che a lui fi dovere render conto delle de« . 
cime della Chiefa Ruffa; e che il Czar avefle ù^ 
colta di accordarne quante ne giudicale necefla rie» 

4. Che in avvenire non farebbe permefTo ad aU / 
cuno, vendere, donare, olafciare in teftamento i 
fuoi beni ai Conventi ,^ o ad altri EccleGaflici • 

5. Che il Patriarca non potrebbe pia creare nuo*^ , 
vi Vefcovi > né fare altra nuova fondazione iènza 
ìt confenfo del Czar e del Senato. 

Ma i Decreti del Sinodo non arredarono perciò 
i' progetti ambiziofi dei Patriarchi , onde il Czar 
Pietro foppreffe una tale dignità , e fofiituV al Pa- 
triarca, per if Governo Ecclefìaftico , un Sinoda 
fempre permanente, ((abilito (opra buone regole > 
e munito dì tuttie le neceflarie indruzioni , per \ 
ogni cafo che potelfe avvenire. Quefto Sinodo, o 
Còlleggio Ecclefiaftico écompofto di un. PreGden- 
tè, dignità, che il Czar rifervò^ femede(imo, di 
un Vice Prefidente, eh* è uh Arcivefcovo , di fei' 
Configlieri Vefcovi , di fei Archimandriti in qualità- 
di Afltfflbri. Quando vaca qualche pofto di Pre(i« 
il&nte e Confi^liere, il Sinodo ed il Senato nooìU' 

nanor 



j54 M O 

n^no éxt perfone» ed il Csar elegge e confermi 
qoella» che gli piace. Vi fonò incora nel Sinodo 
alcuoi membri Secolari 9 coinè unProcurator Gene- 
rale i un primo Segretario» e<i altri Segretari fecon- 
ilarj» Quando fi tratta di affari d*in)por tamia, Q 
déìTono portare dinanzi i} Czar» e il Senato» do. 
ve in tali incontri il Sinodo fi porta in Corpo» e 
Cede difotto { Senatori , |l Sinodo ha pure fotto la 
(aa direzione il fuo Banco di Giu(ti;:ia» la fuaCa* 
mera delle Finanze» ed un Tribunale d'^nftruzior 
pe riguardante |e Scuole e la Stamperia • 

II Clero diRt|(fia tiene iti ogni Governo un Arci^ 
velcovo ed alcuni Vefcovi , e gli Archimandriti ooit 
ff'mefcolano che nei Conventi, ai quali fono prepoftii 

6. IL ^ 

ÙetU Sette fn/orti trjt $ Mo f coviti . 

Si fufcitò nella Chiefa (liRuffìa una certa Setta» 
denominata Steravverfi» o (!a degli antichi fedeli» 
U quale dà agli altri ^u(I! il nome diRòfcolchik;!» 
cioè Eretici ^ (^uefta non (i fepari^ interàmei|te fé 
non nel fedicefin^o Seco(o fotto ÌIPatrijarcaNilcoQef 
ina ha efiditp molto tempo prima. La n^aggiQf- parte 
di quefti Settari qoi) fa qè leggere né feri vere» e 
fono quafi tutti popolani o Paefani di gran Templi* 
cita» e famno |e loro adunanze nelle ^afe pactico* 
lari. La differeiiza tra. di loro egli altri ftuflj 
quanto s^Ila fede confifte qegli Ar^icpli feguenti , 

I. Pretendono cliefia un gran fallo il dire tre vok 
Ite ^llelujsi e not\ lo dicono /"che due volte fole, 

a. Che fi debbano portare fette pani ^Ila M^ffa ^ 
in |i;ogo dì cinque • 

3. Che la Croce» che s* imprime nel pane delU 
Mefla» debba eflere ottogona e non quadrata» per- 
chè il ceppo pollo nella Croce ^ fpftenere il ^orpQ 
di Gefucrifip avea tale figura. 

4, Che fiicicf i^dfi^ il fegqo della Croce , non con* 
veàn anir^ te tre prime dita, come fai^no gli altri 
B.uni » ma debbano unire jfdito annularei e 1* 
zuricoUre ^ot pollice per reftremitii» fen^Mncur* 
Tare rindic(^» fiè il dito di mezzo» ppichè i tre 
primi rappréfeqt;in9 le perfone dell» Trinità» e i 

due 



M Ò %ts 

due urtimi Gefìicrifto feconJo le dueNaeure aiDt0 
t di Uomo, 

5. Che i Libri ftampati dopo II Patriarca Nicone 
non debbono edere ricevuti» maché^coavengsitene^k 
re gli antichi) e riguard^^re il Nicone» come t\ 
Anticrifto. Sul qual punto egli è da nota r fi » chèi 
Libri comporti dopo il Patriarca Nicone, nullacan." 
giano rapporto alla Dottrini, ma fpiegano folamen* 
Ce alcune voci ofcuré. 

6. Siccome i Preti Rufli bevono deiracqu^iyitei 
cosi li credono incapaci di battezzare» dicoiifcATa^ 
re, di comunicare* 

7« Non riguardano il Governo temporale come 
Inftituto Criftiano, e pretendono» che tatto debb;| 
cflTere divifo » come tra' fratelli* 

t. Pretendono che fi4 permefTo il fuicldio per amo» 
re di Ge/iicrifto » e che per tal mez;Bo fi giunga a4 
un grado più eminente di beatitudine* 

Credono» che tutti quelli Articoli (ano necefn 
farj alla falifte» e quando fono coftituiti per la Io- 
^/T^'crédcnià , o che fi voglia forzarli a tenere U 
Re/igione Ruffa» fuccede fpe0b» chefi adunino per 
famigJie di quattra o cinquecento pelle loro cafe^ 
o grana), e vi fi abbruciano vivi» come avvenne ii| 
tempo» che il Barone^ diStralenberg erainSi{>eria » 
dove alcune centinaja di Sterverfi abbruciarono vo* 
lontariamente . Goftoro riguardano gli altri Ruflt^ 
e generalmente tutti quelli » che dtitentono dalle 
loro opinioni» conote impuri e.P>g*ni ; fuggono {e 
loro con ver fazioni » e noz mangiano » oàbevonécoo 
eifi ne^medefinni vafi^. Quajidp qualche (Iraniftreen* 
tra nelle loro caie » lavano i\ fito nel quale f *ò af. 
fifo; ed i più zelanti fpazzano^ncfae le 0anze» fu* 
biro che n*è ufcico* Vretendono di autorizzare (4* 
Ji ufanze con eetti Libri di $• Cirillo» iqualievin 
dentemenre fono fuppofiti^» ma che veogiono t^nil» 
cernente venerati daqueiSetfiarjfuper(liziofi» etan* 
to più fuperftizjofi.t qutneo fono più jgnorauU d^- 
gli altri Rufli • 

Pietro il Grande credette» che coli* i lluininarli » 
fi coovecAireUMtKb piùi fiottramoote j che coi rigori^ 

i qua* 



> • 



2Ì€ M O" 

1 quali avevano coftato allo Stato piìt migliaja di 
fuddici) onde ordinò chefi toIlerafTerO) purché non 
incraprendeflero di comunicar le ioroopinioni » co* 
mandò ai Vefcovi ed ai Preti, che proccurafTero 
di ricoridui-li alfa vera Dottrina con Sermoni edi» 
£canri> e con una vifa efemplare • 

§. III. 
Delle Religioni tollerate i» Mo/covia » 

Pietro il Grande (labili una piena libertà di co- 
fetenza ne*fuoi Stati; onde tutte le Religioni Cri- 
Oiane, il Maomettifmo ed anche il Paganefimo vi 
fono tollerati. La Setta Luterana ha il primo lua> 
go dopo la Greca, poiché fenca parlare^deile Pro- 
vincie conquiflare, come la Livonia, r£fthoniaed 
una parte della Finlanda o la Carelia , vi fono due 
Chiele Luterane in Petersbourg, duca Mofca , ed 
una a Bellogorod , fenza numerare le Adunanze 
particolari, delle quali ve n*ba una preflb ogni Ge- 
nerale efiero, e che hanno vicino l'abitazione dei 
loro refpettivi Miniftrr. Gli Svedefi prigioni ave- 
vano la loro Chiefa pubblica nella Città di Toboisk > 
ed un libero efercizio della loro Religione, cos) per 
loro, che per educazione dei loro figliuoli. La di- 
rezione delle Chrefe e Scuole Luterane di Ruflìaé 
affidata ad un Sopraintendente Generale, che abi- 
ta a Mofca e a due altri Sopraintendenti (labi liti , 
l'uno in Livonia, e l'altro nell' Edhonia. ICalvi- 
aidi ed i Cattolici Romani hanno pure le toro Ghie* 
fé pubbriche in Petersboarg ed io Mofca , ma a 
quell'ultimi é vietato di tirar nelPaefe qualunque 
fpe^iie di Refigiofi . Gli Armeni hanno una Chie- 
fa pubblica ed un Vefcovo inAftracan. fMaomet* 
tani formano la trentefima parte deHa Ruffia , ed 
hanno dappertutto^, nelle Città o Ville ove dimo« 
xano le loro AlTcmUee e Scuole pubbliche; vanno 
con tutta libertà ai luoghi confecrati alla loro di- 
vosfione, conte farebbero alla Meca, a Medina ec. 
Si permette loro la poligamia, ed ofni altro ufo 
della loro Religione. 

I Villani fono tre volte più nunierofi in Ruflfi» 
dei Maomettani > iqm fonò tra di loto nocabilmenw 



M O .^67 

te differenti, rapporto al culto, ed alle cerimonie 
della Religione* Queftì Villani, nonoftance la loro 
ignoranza, fono naturalmente buoni. Non (j vede 
tra di loro alcun libertinaggio, né furti, né fper- 
giuri, né ubbriacchezze , né altro vizio grofTolai^o» 
ed é rariflimo, che ù trovi tra di loro alcuno, che 
pofla edere accufato. Si veggono praticarli abituai, 
mente da elH azioni di probità, di dìdnterefle , di 
umanità, quali -noi ammireremmo nei Filofofi antichi* 
E*falfo dunque quel che alcuni pretendono , che 
gli uomini efcano dalle mani della natura crudeli 
ed avari ( x)» 



M U 



MtTNTZER fiaMaNSTER(Tommafo) Pre- 
te non a Zuikur , Città della Mifnia , Pro« 
vincia di Lamagna, io SafTonia* Vedete l'Articolo 
ANABATTISTI, dei quali fu egli il Capo. 

MUSCOLO ( Andrea ) era Luterano eProfeflo* 
re diTeologia in Francfortfuir Oderà. Pre tes' egli , 
che Cefucriflo non fofTe ftato mediatore , che ia 
qualità di Uomo , e che ia natura Divina fofTe mor* 
ta come la natura Umana , quando fu crocififTo 
Gefucrifto. Infegnava che Gefucrido non era po- 
fitivamente afcefo al Cielo, ma che aveva lafciaCp 
il fuo Corpo nella nuvola che io circondava; ma 
non (I vede, che abbia formato Setta. 

Egli s'era inventato tali errori per confutar me^ 
glio lo Stattlerio, il quale pretendeva, che Gefu- 
crifto non foiTe (lato mediatore , fé non in qualità 
di uomo, e non diUomo-Oio: onde ilMufculopér 
contradirgli aflferì, che la Diviniti^ avfsva fofferco 
ed era morta ( i ) ; 



(i) DeMfffhn de l* Empire Ruffien . Torti. II. C.9« 
Vedete pur^ il picciolo Trattato in 12. con figure 
del Picare, fulla Religione antica e moderna dèi 
^ofcoviti* La Relazione delle tre Ambafciate, A 
il Viaggio deir QlfMrff . 

Li)Ho/pinU. Hrft. Sacraipent. Pare, %$. V*Ì92f 
Ì^^H^* TrMtiùh Tir. Mufculus. 



-\ 



** 



INDICE 

DEI TOMO III, 



G 



Em'TiE pag. 5 

QlACOBEt \yì . 

QlACOElTl ivi • 

^ &Aì!^EìnSMO 1 f 

^ §« L Origene e prinu 

Spoca dclGanfenifmp^ 

i« 

* ^. If« Nuovo afpetto 
ad Gianfenifmo e fua 
feconda Epoca « iS 

* $. «L E«etti dell? pa- 
ce (ra idoe partiti* 30 

*Ì IV. RottHf* della 
pace, é\t forma la ter- 
za Epocfi dei Gianfe. 
nifmo in Franci^noal 
Hegno di luigi XV. 34 

^ $• V. Del (ilenzio im* 
pofto tlH Partiti y (ino 
all' efptrl(ione dei Gè- 
Aiti dalia Francia. 40 

HO 4| 

GÌOACHtMq 46 

elOACH^ktiTt f9 

♦ GIORGIO DAVJDDf 51 
CÌOVlNrAI^ \ 5j 

GiMrr/ci ivi « 

^QQUAKO 68 

i$OìSt$ALQ za 

0OBiTtO ivi, 

léO^TJESC^XCO ^$: 

<jfRirCI ivi. 

\ 1. Odio ftitoddliChie^ 

la Greca dopo la prela 4i 

jC(iAiii€Ìaop0tì • tft 



$. II. Dei t)igiunt dei 
Greci • "8^ 

$. III. Della Dottrixia del- 
la Chiefa Greca. €6 

$. IV. Dell' autorità liol 
Clero fili popolo* fz 

$• V. Di alcune opinioni 
e iuperilisioni parcicolari 
òti Greci. p4 

%, Vh Dei punti di Dot- 
tr'ma o di(cipliix4 , che 
fervono di prctefto allo 
'Sciim de Gred. 5^6 

^yVII. Del Primato 4fail 
papa proilb i Greci, iri^ 

§. VI IL DelPnfo dd Pa- 
ne Azzimo nell'Eucari- 
ftia* 100 

H 
^3^5 IO* 

jtvssnri Vedi xmin 11% 
I 

%. L Dell' Origine dci^' 
Iconoclafti . iyw 

$. IL Di quel « ckcfi pen- 
fafl'e in Occidente inter- 
no il culto delle Irnim* 
gini, mentre era fu mw- 
ito Articolo lurbtfo l0^ 
rieiite,. iftf 

S.IIL Dell'origina e delk 
natura del culto « ch^ la 
Chielà Itomana ren4e al- 
le Immagini. jiS 
iDHQPARAstz IH 

Impeccabile ivL 

i^D^nR^SrtJ ivi. 

* iHDlPENfDEWt I^ 
^HOMiltÈRf^A yti.iAìh 
GltA 157 



ivirf 
RI Ved. QIMXH- 

ivi. 

I 

\iASTt ivi- 

SAVKICÙ ivi. 

7i« ivi. 

•«/^KJ i35f 

O 14% 

>}gine del Lutera- 
>• ivi. 

Pregfeffl di Lutero 
il^fuo ritorno a V Vi- 
ci^ « (ino alla Dieta 
arenberg. 14S 

Il LQteraniffflo dal. 
letjt di Norimberga , 
alla Bieca di Aug- 

• Del luteranifma 
Dieta Ài Augsbo- 
lino alla none di 
To- 1^4 

Del luteranifinodal* 
orte di Lutero fino 
Pace Religiofa. ifS 
!• Dei Luteranifmo 
r la Pace Religiofa , 
alla pace di VVc- 
a • 161 

L 11 I-utcranilmoiiì 
aia. i6< 

1II« Del Loteraoifmo 
^nioiarca ^ 169^^ 

' Del luteraniiflio ia 
wia^ in Ungheria , 
tt Trantìl Vania, 170- 
Del Lutei;^nirfflo in 
i^Hi f e oe^li altri: l^aefi 
lolici.- 171 

;. SiAcffla Tfaeologico 
Lutero. 174 

LL Menu della /(lue- 



la Cattolita ] intorno U 
Giuftiiicaeione* 177 

$.XIIL Siftema della Chit^ 
fa Cattolica $ intorno le 
Indulgenze* i8a 

(. XIV. Siftem» della Chi<t 
fa Cattolica « intorno i 
Sacramenti . ^ iti 
Della Natura dei Sa- 
cramenti é ivi* 
Del numero dei Sacra- 
menti . 1Z2, 
Del Miniftro dei Sa- 
cramenti • 1 84 
Del Sacri&io della 
Mcffa^ ivi* 
§. XV. RifleiTIoni Gene- 
ralifulla Riforma Aabili« 
ta da luterò i8ft 
§. XVI. Delle S«tre fufci- 
tateli tra t lutterani • loa 
M 
MACEDONIO ^ ^ 107 
Della Divinità deiio 
Spiritoffanto contra ì Ma- 
cedoniani, iSociniani« li 
Clar Keil VVifthon,e 
gli Antitrinitari. 20& 
JdANETE xo« 
MANICHEI zig 
i, h Delle prime di(po(Ì- 
zionf dei Manichei , d^f 
loro principi ^ e delia lo- 
ro Morale. za^ 
SII* Dei projrefficdeil'' 
eftinzione dei Manichei . 

MANICHEISMO %%9 

%• h Deiprincipj del Mani* 
nicheiloio prima di ^)Aa- 
netcr ( txv 

$.11. Dell' uniootfdbefe* 
ce Manece del ^ftema dei 
due Principi fui Criftia* 
nefimo • xi& 

4v 1)1. Si dimoftrano a£^ 
■ forr 



.•.•'■ ' 

ibrdi i princìpi del Ma- 
' nichcifmo • 239 

5. IV. Dhfficoltà del Bay- 
' le in difefa del Manicheif-- 
mo , e contro la Bontà 
di Dio. X4^ 

DiHicoltà del Bayle 
tratte dalla permifTìone 
del male. ivi. 

- Le Difficoltà del Bay- 
le fono foiìfmi • 144 
Efame di una Reppii- 
ca dei Bayle. 150 
S, V. Dei diverfi Autori, 
che hanno rifpofto alle 
obbiezioni del Bayle . 25^ 
Giovanni Clcrc, i$6 
AlclfandroGaudiri. ivi. 
Guglielmo King. 257 

Ìaquelot • &6.6 

a Placette, 267 

Leibnitz. 269 

Mallebranche • 172 
M ARCIONE . 27P 

Confutazione do* prin- 
cipi di Marcione , e del- 
le difficoltà del Bayle 
contro le rifpofte di Ter. 
tulliano a Marcione. 2S2 
MARCO 291 

AJARCOS^ANl 297 

* MARONITI ivi. 

MASSILIESl o MAS SA- 
LI A NI 29 J 
MASBOTEO ?90 
MATERIALISTI ivi. 
§.- I. Il Materialifmo non 
é opinione $ che abbia pro- 
•babilità. , 391 
]. Perchè ninna cola fi 
<rovfl in natura , o nell' 
dknza della materia , che 
autorizzi a credere, eh* 
<Sbl polfa penfare. ?o2 
a. Perchè nelfun'cfpc. 



rienza- ci .iNtorizza a cre- 
dere « che Ai outerM pof^ 
la pensare. ^o^ 

3. Perchè l'opinione 
dei Filofofì 9 i quali han« 
no creduto^ che l' anima 
lia corportt , non forma 
probabilità in favore del 
Materialifmo. 307 

4. Perchè i Padri han- 
no combattuto il Mate- 
rialifmo. ^19 

Si efamina S. Ireneo. 

Si efamina Origene.314 
Si efamina Tertullia- 
no. 316 
Si efamina S. Illario.32 1 
Si efamiufi S. Ambro- 
gio . 3z6 
S* II. V Immaterialità deli' 
anima è una verità dimo- 
(Irata.. jif 

MELCHlSEDECIAm 519 
ME N ANDRO 33? 

MlLlENARII 3^6 

MOLTIPLICANTI 34* 
MONOTELITl ivi 

§. L Dell' Origine e dei 
principi del Monotelif 
mo . ivi, 

§. li. Progrcfli del Mono- 
te li fmo. 34; 
§. III. Edinzione del Mo- 
notelifmo. gyc 
MONTANDO 3j: 
MOSCOy^TI 36Ì 
%. I. Od Governo Ecclc- 
Vfiafticodci Mofcoviti- 36 
§. II. Delle Sette eleva 
teli tra i Mofcoviti. 36. 
§. lil. Delle Religioni tol 
lerate in Mofcovia, ^6i 
MUNTZERO 36! 
MTJSCOLÓ IVI 



Fine M Tomo Terzo, 



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